Nuovo attentato al direttore di Terra Nostra

Giovedi 23 luglio alcuni malintenzionati hanno pedinato per tutta la giornata il direttore di Terra Nostra. I freni della sua auto sono stati sabotati nottetempo da ignoti. Perché? Cos’è in gioco? Si resta in attesa di un’esecuzione per poi strapparsi i capelli? E’ in palio la qualità della vità di ognuno di noi e soprattutto dei nostri figli! E’ in discussione la democrazia e la libertà di espressione del libero pensiero. E’ a rischio l’economia agricola del Mezzogiorno. Quali potrebbero essere i moventi alla base delle intimidazioni di morte, soltanto a voler considerare lo spazio temporale degli ultimi 12 mesi? Proviamo ad elencare quelli più verosimili legati al lavoro del direttore. Dunque: 1) Ecomafie (inchieste per il quotidiano La Stampa, ottobre 2008); 2) Immigrati desaparecidos (La Stampa, novembre 2008); 3) Nato: colpito e affondato (La Stampa, 4 novembre 2008); 5) Eni: crimini ambientali (inchiesta in corso); 6) Terremoto in Abruzzo (La Stampa e L’unità, aprile 2009); 7) Perforazioni idrocarburi in Adriatico (La Stampa, autunno 2008); 8 ) Mafie di Stato (Terra Nostra, giugno 2009); 9) Inceneritori in Puglia (Terra Nostra, giugno-luglio 2009). 10) Nato: genocidi umanitari (inchiesta in corso). 11) Echelon: il grande fratello militare (inchiesta in corso). Berlusconi e Maroni quando risponderanno all’interrogazione di Orlando? Quale sarà il passo successivo: l’omicidio esemplare? Gianni Lannes non è un eroe e non intende suicidarsi ma semplicemente portare a termine il suo lavoro. L’ultima scoperta giornalistica è legata agli affari che Cosa Nostra e le multinazionali di Stato stanno intrecciando in Puglia. Un’idea non si può ammazzare poiché seguiterà a camminare con le gambe di tanti. A proposito: la società civile giace ancora in letargo o è in vacanza?

MASSIMA SOLIDARIETA’ A GIANNI LANNES

Le nostre Osservazioni al PPGRU e la nostra Proposta di Rifiuti Zero 2020

Le nostre Osservazioni al PPGRU e la nostra Proposta di Rifiuti Zero 2020

La procedura di V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) del “Piano Provinciale sulla Gestione dei Rifiuti Urbani”, vera perla di saggezza innovazione e tutela della salute e dell’ambiente, prevedeva per legge la possibilità di presentare “Osservazioni” sui suoi contenuti.
La possibilità per il pubblico interessato scadeva il giorno 14 Luglio scorso.
Noi le abbiamo presentate sottoscrivendole insieme al Comitato Taranto Futura e all’Associazione CicloAmici (Fiab) Sez. Taranto, che hanno anche collaborato parzialmente alla stesura.
Appoggiati tra l’altro da un nutrito numero di associazioni :
AIL, Comitato per Taranto, Peacelink, Libera, Uil, Associazione 12 Giugno.
Ma non ci siamo limitati a presentare delle osservazioni sui contenuti del PPGRU, in quanto lo abbiamo ritenuto nel suo complesso inadeguato, specialmente perché è imperniato su discariche e inceneritori.
Noi portiamo avanti con decisione la modifica completa, totale del loro Piano sui rifiuti.
Per questo abbiamo presentato come controproposta un Piano sui rifiuti valido e opportuno : Rifiuti Zero 2020

Queste sono le nostre Osservazioni e la nostra Proposta di Rifiuti Zero 2020
La notizia delle nostre Osservazioni è stata pubblicata da TarantoOggi il 18 Luglio
Adesso siamo parte integrante della discussione sui contenuti del loro PPGRU, e speriamo di poter esporre ben altro, visto che probabilmente saremo convocati a relazionare e che anche altre osservazioni si sarebbero potute inserire se ci fosse stato maggiore tempo.

Se avrete la pazienza di leggere la nostra proposta, se sperate in una gestione oculata e proficua delle risorse naturali ed economiche, se conoscete quanto basta dei rischi connessi alle combustioni, se volete anche voi che una delle 5 Stelle si possa accendere,
diffondete ai vostri contatti le nostre Osservazioni e il Piano Rifiuti Zero 2020.
Collaborate con noi, nei modi che potete o che ritenete giusti.
Abbiamo la possibilità di mettere in atto un passo fondamentale per la nostra salute.
Ma anche per la nostra economia, per l’ambiente, per il lavoro.
Chi non conosce Rifiuti Zero 2020, spero avrà interesse e la possibilità – previa piccola ricerca nel nostro meetup e su internet – di darsi una piccola “infarinatura” e appena ci saremo contati potremo realizzare una bella conferenza sul tema Zero Waste, alla quale far partecipare come “ospiti interessati”gli attuali amministratori (sindaci, vice etc..) e le autorità ambientali (ARPA) e sanitarie (ASL).
Insieme, col fiato sul collo, possiamo fare moltissimo.

Federico

P.s. : ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile la redazione di questo documento.

Manifestazione”Che fine ha fatto l’agenda rossa di Paolo Borsellino?”: RESISTENZA! RESISTENZA! RESISTENZA!

LETTERA DI SALVATORE BORSELLINO A TUTTI NOI ITALIANI CHE ANCORA CREDIAMO NEI VALORI

Veniamo alla partecipazione per il 19 luglio a Palermo. Innanzitutto non vorrei che quello che stiamo preparando venisse chiamato o inteso come “commemorazione”. Le commemorazioni si fanno in Via D’Amelio a Palermo ormai da 17 anni e quello che io voglio fare è proprio spezzare questa catena che sta diventando ormai una abitudine. Per alcuni, i palermitani, forse gli stessi che parteciparono alla cacciata dei politici dalla cattedrale di Palermo il giorno dei funerali dei ragazzi della scorta e che oggi sembrano avere dimenticato quei momenti di indignazione e di rivolta, è un momento per risollevarsi dall’indifferenza e dall’assuefazione nelle quali sono ricaduti e per giustificare davanti alla propria coscienza, con una sempre più stanca partecipazione di qualche ora di quel giorno, il loro silenzio di oggi, Per altri, i complici morali o materiali di quella strage, è un periodico ritornare sulla scena del delitto ed assicurarsi che le vittime siano state effettivamente eliminate; il mettere corone e sentire suonare il silenzio è qualcosa che psicologicamente li rassicura, è proprio il silenzio che vogliono fare calare sui veri motivi e i veri mandanti di quella strage.
Ma quel giorno il buio che questo sistema di potere ha fatto calare su tutto quanto riguarda Via D’Amelio, il centro del SISDE sul castello Utveggio, l’agenda rossa sottratta e per cui viene negato anche un dibattimento in un pubblico processo, si deve necessariamente interrompere e per un giorno i riflettori sono accesi e illuminano tutta la scena. E’ questo momento di pausa nelle tenebre che io voglio sfruttare per fare arrivare alla massa inerme dell’opinione pubblica il nostro grido di verità e di giustizia. E’ perché questo grido sia abbastanza forte e faccia tremare gli avvoltoi che come ogni anno caleranno in via D’Amelio è necessaria una massa di gente, che, ognuno con la sua agenda rossa levata in altro a simboleggiare la nostra voglia di Giustizia, gridi a questi impostori, a questi sciacalli, la proria rabbia.Ma non si potrà esprimere per questa iniziativa una solidarietà di massima, dire che Palermo è troppo lontana, che non si ha il tempo. E’ troppo spendere un giorno della nostra vita per chi ha dato la nostra vita per noi?: Questa non deve essere una manifestazione qualsiasi, deve essere quella scintilla che dovrà provocare un incendio nella massa amorfa di chi non sa, non si rende conto del baratro in cui è precipitato il nostro paese. Da Palermo è cominciato tutto e a partire da Palermo tutto deve cambiare. E’ la nostra ultima occasione o dobbiamo rassegnarci a vivere in un paese di schiavi. E non basterà neanche partecipare, bisognerà che ciascuno di noi si attivi al massimo delle proprie possibilità perché questa manifestazione abbia il massimo della partecipazione e il massimo della risonanza. O sarà ancora una occasione sprecata. E non credo che possiamo permettercene ancora.

Dirette Streaming

Informiamo tutti gli utenti del sito che sarà possibile seguire in diretta streaming le iniziative in programma per la manifestazione nazionale antimafia del 18-19-20 presso il link

Questo Blog aderisce allo sciopero dei Bloggers: NO BAVAGLIO-CONTRO IL DECRETO ALFANO

Il 14 luglio tutti imbavagliati, su You Tube e in piazza. Una protesta fortemente mediatica contro il bavaglio che il DDL Alfano vuole mettere all’informazione e alla Rete. Un gesto forte. Concreto. L’idea funziona così: inviate a Diritto alla Rete una vostro foto imbavagliati (attenzione: bavaglio di stoffa, pezzo di lenzuola, ecc, per essere tutti sincronici!). Noi prepareremo uno slideshow o un video con sottotitoli in inglese. Tutti imbavagliati in Italia, una notizia che rischia di fare il giro del mondo.
Allo stesso tempo, stiamo organizzando un gruppo almeno di 100 persone ( Piazza NAVONA – ore 19 -) tutti imbavagliati e anche in quel caso lo ducumenteremo con un video. Intanto arrivano le prime adesioni (vedi foto sotto). Forza ragazzi!! (enzo di frenna)

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NOBAVAGLIO

Eccezionale sentenza del T.A.R. di Lecce

Eccezionale sentenza del T.A.R. di Lecce :
Il sindaco DEVE entro 90 giorni intervenire a tutela della salute dei cittadini contro le industrie inquinanti

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
Lecce – Sezione Prima

ha pronunciato la presente

SENTENZA


Sul ricorso numero di registro generale 738 del 2009, proposto da:
Comitato Cittadino Referendario per la Tutela della Salute e del Lavoro Taranto Futura, rappresentato e difeso dall’avv. Nicola Russo, con domicilio eletto presso Tar Segreteria in Lecce, via F.Sco Rubichi 23;

contro


Comune di Taranto, non costituito;

per l’annullamento


previa sospensione dell’efficacia,

del silenzio rifiuto del Sindaco del Comune di Taranto formatosi in ordine all’atto di significazione e diffida notificato il 30/10/2008, inerente la mancata adozione, ai sensi degli artt. 50 e 54 del decreto legislativo 267/2000, di ordinanze contingibili ed urgenti, al fine di prevenire, limitare ed eliminare i gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e, quindi, la salute dei cittadini, ma, soprattutto, al fine di evitare ulteriori gravi danni in materia ambientale, di sicurezza alimentare ovvero in materia igienico – sanitaria;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 03/06/2009 il dott. Massimo Santini e uditi per le parti l’Avv. Russo;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO


Con istanza in data 30 ottobre 2008, il ricorrente comitato cittadino chiedeva al Sindaco del Comune di Taranto l’adozione di ogni atto utile ad evitare la grave situazione sanitaria dovuta all’inquinamento ambientale proveniente, in prevalenza, da lavorazioni di tipo industriali.

Dinanzi all’inerzia protratta del Sindaco, il predetto comitato interponeva gravame per la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato, in particolare per violazione del principio comunitario di massima precauzione degli artt. 50 e 54 del TUEL e dell’art. 217 del testo unico leggi sanitarie (TUS) e del conseguente obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.

Alla camera di consiglio del 3 giugno 2009, dopo la precisazione delle conclusioni di parte ricorrente, la causa veniva infine trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Il ricorso è fondato e va accolto nei sensi e per le ragioni che di seguito si esporranno.

2. Circoscritta l’indagine ad una verifica sulla ricorrenza di un obbligo per il Comune di provvedere sulla domanda di parte ricorrente (atteso che non è possibile invocare in questa sede un giudizio circa la fondatezza della pretesa parallelamente azionata, e ciò per l’ampia discrezionalità di cui è intriso, come si vedrà, il potere amministrativo che si intende attivare) l’esame del Tribunale dovrà quindi articolarsi in due momenti:

a) appurare se effettivamente ricorra nel caso in esame un comportamento inerte della p.a.;

b) verificare che lo stesso non sia giustificato dalla manifesta infondatezza dell’istanza predetta: unico limite che la giurisprudenza ravvisa all’obbligo di provvedere dell’Amministrazione, infatti, è quello della manifesta infondatezza – o assurdità, genericità, etc. – della pretesa del privato.

2.1 Quanto al punto sub a) deve rilevarsi come, a fronte dell’istanza notificatagli dal comitato ricorrente il 30 ottobre 2008, non risulta che il Comune abbia mai adottato al riguardo alcun provvedimento.

2.2 Quanto al punto sub b), il giudizio di non manifesta infondatezza si svolgerà invece attraverso l’analisi di tre particolari profili: a) l’esistenza di uno specifico “potere amministrativo” in capo al Comune onde intervenire nel senso indicato; b) la sussistenza di “legittimazione” in capo al comitato ricorrente al fine di poter invocare l’esercizio di siffatto potere; c) la sussistenza – sebbene in chiave latamente intesa – dei “presupposti” per l’esercizio del potere stesso.

3. In ordine al primo aspetto va subito detto che l’esistenza di uno specifico “potere amministrativo” in capo al Comune deve essere riconducibile non al potere di ordinanza di cui agli artt. 50 e 54 del TUEL quanto, piuttosto, all’art. 217 del testo unico leggi sanitarie di cui al R.D. n. 1265 del 1934. Il ricorso al suddetto potere di ordinanza è infatti ammesso nei soli casi in cui non è possibile attivare le normali procedure, qui ancora esperibili per mancanza di indizi di segno contrario.

Ebbene, a norma del citato art. 217 “quando vapori, gas o altre esalazioni … provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà (oggi il sindaco, ovviamente) prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno”.

Il sindaco agisce in questa veste quale autorità sanitaria locale chiamato ad esercitare poteri-doveri di controllo a tutela dell’ambiente e della salute pubblica, anche in caso di persistente inerzia dei competenti organismi regionali e statali nelle suddette materie: dunque, l’oggetto proprio dell’istanza di cui si chiede in questa sede l’adempimento.

Ai sensi degli art. 216 e 217 t.u. 27 luglio 1934 n. 1265, il sindaco è infatti titolare di un generale potere di vigilanza sulle industrie insalubri e pericolose che può anche concretarsi nella prescrizione di accorgimenti relativi allo svolgimento dell’attività, volti a prevenire, a tutela dell’igiene e della salute pubblica, situazioni di inquinamento, e tale potere è ampiamente discrezionale ed esercitabile in qualsiasi tempo, sia nel momento in cui è richiesta l’attivazione dell’impianto, sia in epoca successiva (T.A.R. Veneto, sez. II, 16 dicembre 1997, n. 1754).

Presupposto per l’esercizio di siffatto potere è la sussistenza di un concreto pericolo per l’ambiente e dunque per la salute pubblica, da valutare complessivamente a seguito di attenta ed approfondita istruttoria, e dunque previa consultazione ed avviso degli organismi competenti in materia sanitaria ed ambientale (ASL, ARPA, etc.), nei sensi ed alle condizioni previste dall’art. 16 della legge n. 241 del 1990.

Si sottolinea ancora come tale potere, il cui mancato esercizio in presenza dei prescritti presupposti (fenomeni di grave inquinamento ambientale e conseguente pericolo per la salute pubblica) determina tra l’altro i reati di danneggiamento e di omissione di atti d’ufficio ai sensi dell’art. 328, comma 1, c.p., sia tuttora esercitabile – per quieta giurisprudenza (T.A.R. Liguria, sez. I, 8 marzo 1996, n. 68; Cons. Stato, sez. V, 29 ottobre 1992, n. 1080) – anche in presenza di norme specifiche in materia di inquinamento come ad esempio il d.P.R. 24 maggio 1988 n. 203 (cfr. T.A.R. Piemonte, sez. II, 5 febbraio 1998 , n. 37).

Da quanto sopra detto deriva dunque la sussistenza del primo requisito (sussistenza di potere amministrativo).

4. Quanto al secondo aspetto, la “legittimazione” del comitato ricorrente a chiedere l’attivazione dei poteri sindacali di cui all’art. 217 TUS può essere ricavata, in primo luogo, dalla lettura dell’art. 3-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dell’ambiente), come introdotto dal decreto legislativo n. 4 del 2008.

Tale disposizione, rubricata “principio dell’azione ambientale”, prevede infatti che “la tutela dell’ambiente … deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche e private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, del’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente”.

Viene in questo modo consacrato il modello di “governance ambientale”, ossia di un modello di gestione dei beni ambientali non più ispirato al classico modello gerarchico ma ad un nuovo stile di governo diversamente caratterizzato da un maggior grado di cooperazione ed interazione tra poteri pubblici da una parte ed attori non statuali dall’altra parte (realtà economica e realtà sociale).

La governance ambientale presuppone, in chiave di progressiva democratizzazione dei processi decisionali in subiecta materia e nell’ottica del principio di sussidiarietà orizzontale di cui all’art., 118, quarto comma, Cost., necessità di visione comune intorno ad un problema, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati per raggiungere risultati migliori.

Ora, se si considera: da un lato, che la garanzia di un ambiente salubre costituisce condizione preliminare (e fondamentale) per consentire altresì un adeguato livello di tutela della salute pubblica; dall’altro lato, che lo stesso art. 217 TUS è sì preordinato al controllo della stessa salute pubblica ma, ancora più a monte, alla prevenzione o alla gestione di gravi fenomeni di inquinamento (cfr. Cass. Pen., sez. VI, 2 ottobre 1985, n. 8465), ecco che ben può riconoscersi ad un comitato come quello in esame la legittimazione ad agire nella direzione sopra indicata.

Alle stesse conclusioni (legittimazione a richiedere un provvedimento espresso) si perviene considerando che la giurisprudenza amministrativa ha tra l’altro riconosciuto l’obbligo di provvedere, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, anche nelle ipotesi in cui l’esercizio del potere amministrativo non richiede – come nella specie (art. 217 TUS) – che il relativo procedimento sia avviato ad iniziativa di parte privata.

Sussistono infatti casi in cui, per ragioni legate alla generale doverosità dell’azione amministrativa, nonché per ragioni di giustizia ed equità, si impone l’adozione di un provvedimento ad istanza di parte anche laddove tale iniziativa non sia prevista espressamente dalla legge (Cons. Stato, sez. IV, 14 dicembre 2004, n. 7975).

Secondo tale impostazione, “indipendentemente dall’esistenza di specifiche norme che impongano ai pubblici uffici di pronunciarsi su ogni istanza non palesemente abnorme dei privati, non può dubitarsi che, in regime di trasparenza e partecipazione, il relativo obbligo sussiste ogniqualvolta esigenze di giustizia sostanziale impongano l’adozione di un provvedimento espresso, in ossequio al dovere di correttezza e buona amministrazione, in rapporto al quale il privato vanta una legittima e qualificata aspettativa ad una esplicita pronuncia”.

Alla luce di quanto appena detto, se si considera anche qui che il suddetto modello di governance ambientale si fonda proprio sulla massima trasparenza dell’azione amministrativa e sulla più ampia partecipazione dei soggetti privati (preferibilmente organizzati mediante enti esponenziali) ai processi decisionali, deve giocoforza convenirsi sulla necessità che gli stessi soggetti privati possano agire, a tutela degli interessi della collettività in materia ambientale e sanitaria, anche mediante la richiesta di attivazione di determinati poteri pubblicistici.

Sussiste dunque per i motivi anzidetti anche il requisito della legittimazione, in capo al comitato ricorrente, a richiedere ed ottenere un provvedimento espresso in merito alla problematiche specificamente sollevate.

5. Quanto al terzo ed ultimo aspetto, la sussistenza dei “presupposti” – sebbene da intendersi in senso lato – può ben essere ricondotta alle analisi compiute da plurimi e qualificati organismi pubblici in materia sanitaria ed ambientale (ARPA, ASL di Brindisi, Lecce e Taranto, nonché Università di Bari) e prodotte nel presente giudizio: al riguardo sono stati forniti dati piuttosto allarmanti, costituiti in sostanza dalla presenza di patologie legate alla particolare incidenza di fattori di origine per l’appunto industriale.

Ciò non può che costituire, ovviamente, base di iniziale riflessione per l’attività che l’autorità comunale è chiamata nella specie ad esercitare, senza per questo precludere alla stessa la possibilità di attivare ulteriori canali istituzionali di consultazione a carattere tecnico-scientifico, nell’obiettivo condiviso di giungere ad una seria ed approfondita istruttoria.

6. Sulla scorta di questo sopra esposto, e nei sensi appena precisati, il presente ricorso merita dunque accoglimento, sebbene limitatamente al solo obbligo di provvedere, conseguendone l’ordine alla Amministrazione intimata di provvedere espressamente sull’istanza del comitato ricorrente, secondo quanto appena precisato, nel termine di giorni 90 dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza.

Le spese di giudizio vanno poste a carico dell’amministrazione soccombente e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Lecce, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 738/2009 indicato in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto assegna al Comune di Taranto il termine di 90 giorni, decorrente dalla comunicazione/notificazione della presente sentenza, per concludere con atto espresso il procedimento relativo alla diffida presentata dal comitato ricorrente il 30 ottobre 2008.

Liquida le spese di giudizio in euro 750 (settecentocinquanta), oltre IVA e CPA, da porre a carico dell’amministrazione soccombente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 03/06/2009 con l’intervento dei Magistrati:

Aldo Ravalli, Presidente

Carlo Dibello, Referendario

Massimo Santini, Referendario, Estensore

L’ESTENSORE

IL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 07/07/2009

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO

Polli alla diossina e contaminazione alimentare: Esposto alla Procura Generale della Repubblica

Vedi tu se per proteggere la nostra salute ci dobbiamo rivolgere direttamente noi alla Procura della Repubblica, come comuni cittadini. Mi chiedo: il Sindaco, gli assessori, il Presidente della Provincia e i suoi assessori lo stipendio per cosa lo prendono?!?

Il Forum Ambientalista Nazionale, assieme ai comitati e a semplici cittadini, si rivolge alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Firenze per chiederle di indagare se nella gestione del grave episodio di contaminazione alimentare siano da ravvisare ipotesi di reato, in particolare omissione e abuso di atti di ufficio, interesse privato in atti pubblici da parte degli organi preposti al controllo..

E mentre sulla ben nota vicenda della contaminazione da diossina e PCB, la ASL di Pistoia incassa le critiche di chi, dall’interno (un medico esperto e stimato), l’accusa di aver sottovalutato il problema e di non aver emesso le necessarie ordinanze di divieto di consumo e commercializzazione dei cibi, la ASL DI PRATO si nasconde dietro un PENOSO SILENZIO, il Forum Ambientalista Nazionale, assieme ai comitati e a semplici cittadini, si rivolge alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Firenze per chiederle di indagare se nella gestione del grave episodio di contaminazione alimentare siano da ravvisare ipotesi di reato, in particolare omissione e abuso di atti di ufficio, interesse privato in atti pubblici da parte degli organi preposti al controllo, e verifica di reato in concorso di avvelenamento , tenuto conto che la diossina è la sostanza chimica più tossica in assoluto, che persiste nell’ambiente per lunghissimi anni e che arrivando all’uomo proprio attraverso la catena alimentare.

Nell’esposto si chiede anche la chiusura ed il sequestro dei due impianti di incenerimento (Montale e Baciacavallo) che continuano ad immettere nell’ambiente circostante e quindi anche nei cibi, ulteriori quantità di veleni che non possono che accrescere la pesante contaminazione emersa proprio dalle indagini fatta dalle due ASL. Comunque indipendentemente dalla REALE causa della contaminazione, il dato di fatto è che i prodotti sono contaminati, quindi invece di promuovere la Filiera Corta e l’autoconsumo come fa il Comune di Prato è necessario invece di astenersi dal consumare tali prodotti.

Infine per tutelare nell’immediato la salute delle popolazioni chiedono che sia la stessa Procura ad emettere le ordinanze che le ASL non hanno proposto e che i Sindaci non hanno firmato, di sequestro delle derrate alimentari prodotte nelle zone interessate e di divieto di consumo e commercializzazione (vedi azione fatta dal Comune di Maglie) e che i danni subiti dai produttori siano risarciti da chi ha inquinato.

Per memoria ricordiamo che:

La diossina nei polli pratesi si è trovata per puro caso, grazie (si fa per dire) alle indagini sugli alimenti che la ASL di Pistoia, insieme a quella di Prato che le ha seguite per la parte di competenza territoriale, ha fatto per verificare se e quanto l’inceneritore di Montale abbia inquinato gli alimenti: carne, uova, latte ecc,.

Le indagini sono state fatte a seguito delle pressanti richieste di comitati e popolazione, preoccupate per la salute, dopo i ripetuti superamenti dei limiti di emissione (di quasi 7 volte) delle diossine da parte dell’inceneritore di Montale, situazione che si protratta per mesi e ha esposto la popolazione a massicce dosi di cancerogeni certi.

Da queste indagini ( se pur con immenso ritardo) è emerso che le diossine sono fuori legge oltre che nella carne di pollo, anche nella carne di manzo e nelle uova di gallina; della carne di maiale non si sa nulla solo perché non è stata indagata.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, nella relazione che ha accompagnato i dati sui campioni animali, ha riconosciuto che esiste una contaminazione preoccupante che per una quota parte è stata causata dall’inceneritore di Montale ma anche da altre fonti perché uno dei campioni di carne di pollo più inquinati 46,2 ng (contro un limite di legge di 4.0) proviene da un allevamento distante da Montale e fuori area di ricaduta.

Grazie a questo campione gli amministratori pistoiesi, sostenuti da ASL e ARPAT, hanno cercato di assolvere l’inceneritore di Montale trincerandosi nella tesi di un inquinamento pesante si!, ma ubiquitario, quindi non esclusivamente attribuibile all’inceneritore.

Ebbene non si erano accorti che il campione di pollo ad elevatissimo contenuto di diossina di Prato era lontano dall’inceneritore di Montale, ma vicinissimo a quello di Baciacavallo.

L’inceneritore di Baciacavallo non è nuovo a questi colpi di scena, è dal 1999 che periodicamente si fanno indagini epidemiologiche che puntualmente mettono in evidenza un progressivo incremento di rischio, statisticamente significativo, per tumore al polmone (l’unico indagato), al diminuire della distanza dall’inceneritore, nell’area di ricaduta dell’inceneritore si registrano più tumori rispetto alle aree più distanti.

Nonostante questi dati siano noti da oltre dieci anni, e siano puntualmente riconfermati da studi successivi, si continua a gettare “fumo” negli occhi e si dice che ancora c’è da studiare e da approfondire. Nel corso di questi anni si è detto che non era sufficiente aver trovato il cancro (e il suo collegamento con l’inceneritore), perché si doveva trovare anche il killer.

Adesso il killer c’è, sono le diossine (inclusi PCB dioxin-like) trovate in quantità esagerata (46,2 ng contro un limite di legge di 4,0 ) nei campioni di carne di pollo e che con tutta probabilità si trovano anche nel latte, nelle uova, in tutti i nostri cibi e sicuramente anche nelle nostre carni e in quelle dei nostri figli. Siamo un territorio ed una popolazione contaminata.

I Comitati ed i cittadini da tempo esprimono grande preoccupazione non solo per i gravi danni alla salute ma anche per i danni economici e di immagine che i produttori locali e tutta l’economia agroalimentare del territorio subiranno.

Chiedono, da ormai troppo tempo, che la ASL intervenga a far rispettare la legge, c’è un decreto legislativo specifico il n° 158 del 2006 che attua la direttiva europea 2003/74/CE che, in particolare agli articoli 22, 23 e 25 dispone precisi obblighi per le autorità competenti alla vigilanza degli alimenti e per l’incolumità della salute pubblica.

E qui a Taranto il Comune e la Provincia, non curanti della volontà dei cittadini, non preoccupandosi per niente della nostra salute, stanno ri-attivando un inceneritore che, se non lo sapete, sta facendo prove da 2 mesi ormai, spandendo nell’aria nubi di diossina e nanopolveri di cui nessuno parla…

Introna, il nuovo assessore all’ambiente….Complimenti, caro Vendola, per la scelta….

Il nuovo assessore all’Ambiente Introna, che subentra a Losappio:

‘ACQUA NON è un “semplice” DIRITTO, ma è un bisogno!!! è quanto ha dichiarato l’ass.re Regionale pugliese INTRONA al ritorno dal Fomum Mondiale dell’ACQUA di Istambul 2009. Dove la puglia ha presentato Bari per ospitare il Forum del 2015, nonostante il Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU abbia espresso “…. preoccupazioni circa il modo in cui si è costituito e i risultati ottenuti dal Forum Mondiale dell’Acqua (…) L’orientamento del Forum è profondamente influenzato dalle società private dell’acqua. E ciò è reso evidente dal fatto che sia il presidente che il vicepresidente del Consiglio Mondiale dell’Acqua sono strettamente legati a società a fini di lucro che gestiscono in base al diritto privato i servizi idrici. E’ importante il fatto che le Nazioni Unite insistano con maggiore chiarezza sulla questione della “mercificazione” dell’acqua e che propongano un approccio basato sul diritto di accesso ad essa.”

Per lui: BISOGNO>DIRITTO……Poveri noi! Complimentoni a Vendola per la scelta….Devo dire che si merita il ruolo vista la sua competenza, anche lessicale….

NON E’ VERO CHE LA NORMATIVA IMPONE DI PRIVATIZZARE IL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

Vi riportiamo un bell’articolo di Luca Martinelli (www.imbrocchiamola.org) e pubblicato sul numero numero 107 di luglio-agosto 2009 di ALTRECONOMIA (www.altreconomia.it) che contribuisce a far chiarezza sulle possibilità di gestione pubblica dell’acqua.

Dallo stesso ci provengono conferme che la strada intrapresa da L’ALTRASCIACCA e dal Comitato civico per l’acqua pubblica SCIACCA PER L’ACQUA è quella giusta. I cittadini saccensi, attraverso le oltre 5.000 firme raccolte dalla petizione popolare, hanno chiarito il loro pensiero sulla privatizzazione del bene comune acqua e sono decisamente contrari. La parola adesso passa al nostro Civico Consesso al quale è stato chiesto, attraverso il risultato di quella consultazione popolare, di inserire nello statuto comunale, tra le altre cose, la dicitura che “l’acqua è un bene privo di rilevanza economica“. Quello sarà un passaggio importante e decisivo nella determinazione di Sciacca verso la ripubblicizzazione del prezioso liquido. Al contempo risulterà importante il nostro sostegno, quello di tutti i cittadini e della nostra amministrazione, alla legge regionale di iniziativa popolare (che sarà discussa il prossimo 7 Luglio presso la Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, alla presenza del presidente dell’ARS On. Cascio) e la produzione di tutti quegli atti provinciali indispensabili affinchè il nostro Comune possa finalmente (ri)appropriarsi anche della gestione delle proprie risorse idriche.

Ecco l’articolo di Luca Martinelli http://www.laltrasciacca.it/pdf/Altreconomia_(numero_107,_luglio-agosto)_.pdf):

“L’acqua pubblica è possibile, per legge. Lo dimostra un’analisi puntuale della normativa”.

L’avvocato Maurizio Montalto è il vice-coordinatore della Commissione ambiente all’interno del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli. E l’analisi della normativa italiana ed europea è riassunta in un parere tecnico che la Commissione ha prodotto “con l’obiettivo di uscire dalla confusione che ha fatto seguito all’introduzione dell’articolo 23 bis della legge 133/2008” (vedi Ae 98). Un documento che entra in tackle scivolato, quasi sulla linea di porta, a fermare i progetti di privatizzazione del servizio idrico integrato, fornando argomenti a movimenti ed enti locali.

“L’obbligo di affidare il servizio attraverso una gara d’appalto non c’è. Ci sono due possibilità. Che derivano da una scelta di fondo cui sono chiamate le amministrazioni. Se decidono che il servizio idrico integrato ha ‘scopo di lucro’, allora si applica la legge 133 del 2008. In questo caso, resta una residua possibilità di non andare a gara, tramite l’affidamento diretto, o in house, ma pur sempre a una società per azioni. Diverso è il caso in cui le amministrazioni decidano di considerare il servizio ‘senza scopro di lucro’. In questo caso, l’ipotesi migliore è farlo gestire da un’azienda speciale”.

È una questione di commi: “L’articolo 23 bis sostituisce l’articolo 113 del Testo unico degli enti locali. Ma sulla sua applicazione c’è stata un po’ di confusione. Perché disciplina l’affidamento dei servizio solo nell’ipotesi dello ‘scopo di lucro’. C’era, però, un articolo, il 113bis del Testo unico degli enti locali, che stabiliva cosa si può fare quando non c’è ‘scopo di lucro’. È stato eliminato dalla Corte costituzionale”. Ciò non significa, come molti vorrebbero far credere, che l’unico sentiero possibile sia quello che porta alla privatizzazione: “La tendenza è di far rientrare tutto sotto il 23 bis. In realtà, il governo ha messo ordine tra le norme. Disciplina solo quando c’è ‘scopo di lucro’. Quando non c’è, non poteva e non doveva disciplinarlo il governo centrale. Le norme, in questo caso, le decidono gli enti locali”.

La conferma alle sue parole arriva dalla Corte dei Conti della Lombardia, che nel rispondere a una richiesta di parere del Comune di Malnate (Va) in merito all’articolo 23 bis scrive: “L’art. 23bis opera una scelta di fondo a favore del ricorso al mercato nell’esternalizzazione dei servizi pubblici a rilevanza economica. Tuttavia, non è possibile individuare a priori, in maniera definita e statica, una categoria di servizi pubblici a rilevanza economica, che va, invece, effettuata di volta in volta, con riferimento al singolo servizio da espletare, da parte dell’ente stesso”.

A fine giugno, a Torino, il Comitato “Acqua pubblica” ha consegnato al Comune 12.085 firme di cittadini a sostegno di una deliberazione di iniziativa popolare che vuole inserire nello Statuto della città il principio che l’acqua è un bene comune e non una merce, che il servizio idrico integrato non ha scopo di lucro, che la proprietà della rete di acquedotto e distribuzione è pubblica e inalienabile, che la gestione è attuata esclusivamente mediante enti o aziende interamente pubbliche (www.acquapubblicatorino.org).

L’avvocato Montalto spiega: “Un Comune può essere vincolato dai cittadini a dir la propria nell’assemblea dell’Ambito”. Sono gli Ambiti territoriali ottimali (Ato), infatti, gli organi decisori: lui ha la delega del sindaco di Napoli a rappresentarlo nell’Ato 2 Napoli-Volturno, ed è stato l’unico a votare contro la privatizzazione: “Dire che ‘la legge non ci consente di non privatizzare’, invita a spostare l’attenzione sul Parlamento. È una delega di responsabilità”. Una deroga alla democrazia nella gestione di un bene comune.

Come va con l’Acqua….Male purtroppo….

Aggiornamento tardivo, scusate. Visto il problema in Regione per lo scandalo legato alla sanità Vendola ha annullato l’incontro, ottenuto a fatica, con il Comitato Pugliese. Strano però che il giorno prima fosse presente a Taranto per l’inaugurazione dell’impianto ad urea. Una volta di più Vendola ha dimostrato che la campagna elettorale lo interessa più del bene comune. Poteva trovare il tempo anche per una cosa così importante come la Non privatizzazione dell’Acqua. Si vede che far vedere che la sua fantastica Legge/Bufala è attuata è più importante….Tra l’altro in maniera ridicola ha proposto al comitato di spostare l’incontro, dall’oggi al domani, a Roma dove ci sarebbe stato lui. Ma cosa crede, che noi abbiamo l’auto blu?!? O l’aereo di Stato?!? Una vera presa per i fondelli….Ridicolo….
Ecco la mail che mi avvisava dell’annullamento:

Ciao a tutti,

vi informo che oggi la segreteria di Vendola ci ha comunicato
dell’impossibilità del Presidente di partecipare all’incontro con i
rappresentanti del Forum nazionale dei Movimenti per l’Acqua e del Comitato
pugliese già fissato nei suoi uffiici per domani alle ore 15.00.
La motivazione che ci è stata riferita sta negli impegni istituzionali
sopraggiunti (Consiglio delle Regioni domani a Roma) unito alle ultime
“evoluzioni” della difficile situazione pugliese che ha portato all’azzeramento
- proprio ieri sera – della giunta regionale.

La segreteria di Presidenza
aveva proposto di spostare l’incontro a Roma (sempre domani nel pomeriggio),
proposta che abbiamo ritenuto di non poter accogliere a causa, fra le altre
cose, del brevissimo preavviso.

La segreteria ha cercato di “rassicurarci”
rispetto alle intenzioni del Presidente ad incontrarci e ci ha detto che verrà
fissato un nuovo incontro quanto prima.

Prendiamo atto di questo nuovo rinvio
e di quanto ci è stato detto e speriamo di potervi comunicarvi quanto prima i
nuovi sviluppi.

A presto e buona giornata

…Intanto la paura è passata.

L’INFERNO Un incendio di vaste dimensioni ha distrutto i depositi dalla Lubritalia
Un disastro scongiurato
Bruciate tonnellate di oli lubrificanti. Impegnati 40 Vigili

di ANNALISA LATARTARA
annalisa.latartara@ corgiorno.it

Un inferno scatenato da cause ancora poco chiare. Un inferno iniziato all’alba, contro cui hanno combattuto i Vigili del Fuoco per l’intera giornata.
Nelle prime ore di ieri mattina, i depositi di oli lubrificanti della Lubritalia di Palagiano sono andati a fuoco. La presenza di materiale altamente infiammabile ha provocato un incendio di vaste dimensioni. Le fiamme e soprattutto il fumo denso e scuro hanno fatto temere il peggio. Invece il massiccio spiegamento di Vigili del Fuoco ha consentito di circoscrivere e spegnere il rogo senza conseguenze catastrofiche.

Circa una quarantina di pompieri dei Comandi provinciali di Taranto, Brindisi e Bari, coadiuvati dalle squadre dell’Ilva e della Raffineria Eni, ha domato l’incendio. L’intervento di spegnimento ha richiesto oltre dieci ore.
Il materiale estremamente infiammabile le ha rese molto più impegnative. Inoltre, le esplosioni (“sbuffi” nel gergo dei Vigili del Fuoco) dei fusti contenenti oli e solventi, a causa del surriscaldamento e la fuoriuscita di altre sostanze infiammabili ha prolungato le operazioni.
Ma il lavoro dei Vigili del Fuoco è andato ancora avanti ancora per ore, fino a tarda sera, per eliminare ogni focolaio e mettere in sicurezza la vasta area interessata sia al rogo sia allo sversamento di fiumi di olio bruciato.
Le operazioni sono state coordinate dal comandante provinciale di Taranto, ingegner Maurizio Lucia, dalla centrale operativa di via Scoglio del Tonno. Il comandante ha sottolineato l’impegno dei suoi uomini e ha espresso il suo apprezzamento:
«Tutte le squadre sono intervenute con prontezza. Quando siamo giunti sul posto l’incendio purtroppo era già esteso e non si poteva fare più nulla per ridurre le dimensioni del disastro. Le difficoltà maggiori sono state determinate dalla presenza di materiali facilmente infiammabili, peraltro in quantità considerevoli.
Il nostro lavoro non è terminato con lo spegnimento ma è andato avanti per diverse ore per la messa in sicurezza della zona.
Siamo stati impegnati con assoluta intensità in un contesto operativo di particolare difficoltà anche per i dispositivi di protezione utilizzati che non consentono l’evaporazione sudore corporeo, con inevitabile perdita sali e in qualche caso anche delle energie».
Un vigile, a causa dell’elevata temperatura, ha accusato un malore ma si è ripreso presto.
Il fuoco, stando alle prime stime, ha divorato 200 tonnellate di olio combustibile e ha distrutto un capannone di 4.500 metri quadrati.

Enormi i danni per la Lubritalia spa, un’azienda nata nel 1980 che produce e commercializza in tutta Italia ausiliari chimici per l’industria e oli grassi per lavorazioni meccaniche.
Sulle cause del rogo sono in corso le di indagini dei tecnici del Corpo dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri. In questo momento, non viene esclusa alcuna ipotesi, compresa quella dolosa.
Anche se da un primo sopralluogo sembrerebbe di natura accidentale. Saranno le indagini a fare piena luce sulle cause.
Di aiuto per i militari potrebbero rivelarsi le immagini delle telecamere del sistema di sicurezza.
Intanto la paura è passata.

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