Taranto, giunta provinciale senza donne e il Tar annulla le nomine

Il presidente della Provincia Gianni Florido (Pd) ha trenta giorni per modificare l’esecutivo
Il ministro Carfagna: “Se manca la sensibilità dei politici ben venga la decisione del Tar”



TARANTO
– La giunta provinciale di Taranto è stata annullata perché non rispetta le quote rosa così come dispone il regolamento dell’ente. Lo ha deciso il Tar di Lecce accogliendo il ricorso di un comitato cittadino che ha chiesto l’annullamento delle nomine degli assessori perché tutti maschi.

I giudici della sezione amministrativa (presidente Aldo Ravalli) hanno ordinato al presidente della Provincia, Gianni Florido, del Pd, di modificare la giunta entro trenta giorni in modo da assicurare la presenza di entrambi i sessi nell’esecutivo, composto ora da dieci assessori, tutti maschi.

“Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa, alle quali sono sempre stata contraria” ha commentato il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. “Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”.

Il ricorso era stato presentato dall’avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino “Città futura”, promotore in passato di un referendum sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva. La Provincia di Taranto è stata difesa dall’avvocato Cesare Semeraro, mentre gli assessori non si sono costituiti in giudizio. Il ricorrente lamentava il mancato rispetto di alcune specifiche norme dello Statuto della Provincia di Taranto e dalla normativa sulle pari opportunità.


Fonte: Repubblica.it

Forse sarebbe stato preferibile che le leggi venissero rispettate a monte in maniera tale da evitare perdite di tempo che nella nostra città l’amministrazione non può nè deve permettersi. Per fortuna però c’è chi sta attento(quanti si erano accorti del mancato rispetto delle Quote Rosa nelle nomine? Quanti giornali si erano posti il problema?) e riesce a ristabilire le legalità.

Tumori e inquinamento: il caso-Taranto

Tumori e inquinamento ecco i dati-record di Taranto
di Marcello COMETTI
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La lettura del Registro Tumori è istruttiva. Ma svela subito un’insidia. Ma è possibile segnalare un nesso causa-effetto fra aumento delle patologie tumorali e inquinamento industriale? La lettura che fornisce lo studio del Registro Tumori è univoca, e la risposta è affermativa.

TARANTO – La conferma arriva dai dati ufficiali. A Taranto si muore più che in ogni altra città pugliese. E se la causa di morte è un tumore, a Taranto a prevalere sono quelle forme tumorali il cui nesso con l’inquinamento ambientale è più che documentato (polmone, pleura, vescica, ecc.).

Le cifre contenute nel Registro Tumori Jonico Salentino parlano chiaro: se la media regionale dei decessi è pari a 100, gli ultimi dati disponibili portano Taranto a quota 117 per tutte le cause di morte, a 129 per i tumori al polmone, a 474 per i tumori della pleura, a 124 per i tumori alla vescica.

In aumento rispetto alle medie regionali anche i tumori femmnili: per il tumore della mammella la mortalità dagli anni ’90 comincia a diminuire a livello regionale ma non per le donne residenti nel Comune di Taranto.

Il rapporto tra il numero di decessi osservati localmente e quelli attesi su base regionale per questo tumore presenta valori in crescita, e negli anni recenti raggiunge un +20%.

La mortalità per tumore all’utero si è invece ridotta notevolmente in questi trenta anni ma a Taranto i valori sono costantemente superiori a quelli regionali, nell’ultimo periodo del 20%. Per il tumore all’ovaio la mortalità risulta in aumento anche nella Regione, ma presenta valori più elevati tra le donne residenti a Taranto, dell’ordine di +30 %.

La lettura del Registro Tumori è istruttiva. Ma svela subito un’insidia. L’importante strumento di conoscenza e di monitoraggio sta acquisendo solo in questi mesi tutte le schede di dimissioni ospedaliera relative agli anni sino al 2007. Per rintracciare l’ultimo rapporto disponibile – curato dal prof. Giorgio Assennato – è necessario compiere un vero e proprio slalom, accedendo al sito di Arpa Puglia e di lì digitando le parole “Registro Tumori” nell’apposito motore di ricerca del portale.

Il rapporto che viene fuori è il più aggiornato, e contiene i dati sino al 2003. I dati confermano “la persistenza di una condizione di rischio aumentato di sviluppare patologie neoplastiche e specificamente quelle per cui è nota e ampiamente consolidata l’associazio – ne causale con fattori di rischio di tipo professionale e ambientale”.

Secondo l’analisi del Registro Tumori quei dati “ribadiscono la presenza di una condizione specificamente preoccupante a carico della cosiddetta area a rischio e, in particolare, del comune di Taranto. In quest’ultimo, infatti, per il sesso maschile, il tasso di incidenza dei tumori della cavità orale, del rinofaringe, del fegato, dell’apparato respiratorio nel suo complesso, di trachea, bronchi e polmoni, della pleura, dei tessuti molli e dei linfomi non Hodgkin è sistematicamente superiore al dato nazionale, nonché a quello osservato nel resto della provincia di Tarant o.

Ma è possibile segnalare un nesso causa-effetto fra aumento delle patologie tumorali e inquinamento industriale? La lettura che fornisce lo studio del Registro Tumori è univoca, e la risposta è affermativa.

“Gli eccessi evidenziati per entità e tipologia delle malattie interessate – afferma il prof. Assennato – suggeriscono un ruolo importante di pregresse esposizioni a fattori di rischio di natura professionale ed ambientale nella definizione della situazione epidemiologica.

Come è noto, dopo l’abitudine al fumo di sigaretta, i più importanti fattori di rischio per tumore polmonare sono le esposizioni ad inquinanti chimici di origine industriale, come gli idrocarburi policiclici aromatici.

Lo stesso discorso vale per il tumore alla vescica e ancora più incontestabile è l’associazione tra mesotelioma pleurico ed esposizione ad amianto. Anche per il linfoma non Hodgkin, in eccesso rispetto al dato nazionale nel sesso maschile a Taranto, è possibile individuare possibili fattori di rischio ambientale rappresentati dalle diossine e dai policlorobifenili, presenti come additivi in vernici e pesticidi ed emessi nell’aria da industrie quali inceneritori, cementifici e impianti di agglomerazione, come quello operante nello stabilimento siderurgico”.

Vent’anni fa il primo all’arme dell’Oms

L’area jonica fiu definita nel 1986 «ad elevato rischio ambientale»

Taranto aveva record di mortalità già negli anni Settanta, a conferma del fatto che il collegamento qualità della vita-qualità dell’ambiente è problema che non nasce certo oggi, e – purtroppo – a conferma anche del fatto che in troppi, per troppi anni, hanno fatto finta di non vedere o di non sapere che i veleni dell’aria stavano minando alla base u n’intera popolazione.
Esiste un ricco corredo di studi, tutti di fonte più che autorevole, a testimoniare questo dato inoppugnabile. Una serie di allarmi che probabilmente sono stati sottovalutati troppo a lungo.

E’ appena il caso di citare i due studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla mortalità dell’area tarantina (uno del 1997, l’altro del 2001) che già evidenziavano un eccesso di mortalità, sia per tutte le cause sia per le patologie tumorali. E va anche ricordato che sin dal 1986 l’area studiata dall’Oms era stata definita ufficialmente “ad elevato rischio ambientale” con legge dello Stato, e successivamente (nel 1998) inclusa fra i 14 siti ad interesse nazionale ove necessitavano interventi di bonifica. Provvedimenti legislativi, questi, palesemente rimasti lettera morta, o quasi, visto l’inutile trascorrere degli anni sino ai giorni nostri senza nessun radicale intervento di bonifica o di contenimento delle emissioni inquinanti.

Così come andrebbe anche ricordato uno studio condotto nel 1993 da Minerba, Annicchiarico e Mancino su soggetti fumatori (“Mortalità per carcinoma del polmone a Taranto”), che evidenzia una maggior incidenza di tumore al polmone nei residenti a ridosso dell’ area industriale, ex USL TA/4, rispetto ai residenti nell’area meno prossima alla zona industriale, ex USL TA/5.

Il Comune di Taranto ha poi partecipato allo studio MISA-2 che ha analizzato lungo l’arco 1996-2002 gli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei residenti in 15 città italiane valutando la relazione tra livelli giornalieri degli inquinanti atmosferici ed eventi sanitari rilevanti: dallo studio è emersa una associazione tra i livelli giornalieri degli inquinanti dell’aria e la mortalità per tutte le cause naturali, la mortalità e i ricoveri per cause respiratorie e cerebrovascolari.

Un’altra analisi di grande interesse sulla mortalità a Taranto dal 1970 a tutto il 2004 è quella effettuata per conto dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2007 dalla dott.ssa Maria Angela Vigotti, del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e dell’I f c-Cnr, sempre di Pisa.

La dott.ssa Vigotti, insieme a Domenica Cavone (del dipartimento di Medicina interna e Medicina Pubblica dell’Università di Bari), a Antonella Bruni e Sante Minerba (entrambi dell’unità di Statistica ed Epidemiologia della Asl Taranto) e a Michele Conversano (dirigente del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto), ha studiato il caso-Taranto, corredandolo di dati e cifre che lanciano ampi fasci di luce sullo stato di salute della popolazione ionica nell’ultimo trentennio.

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/27651.html

Eni: Precisazione dal Ministero “3.000 posti per tutta Italia”

Così come da noi segnalato i posti di lavoro che si creeranno nella nostra città saranno 20-30 a fronte di un aumento esponenziale delle Emissioni di CO e CO2.

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Ecco la confessione del Governo:

ROMA – Al di là degli aspetti ambientali, la nuova centrale Eni ha solleticato, soprattutto da parte del centro destra, l’aspetto occupazionale che l’investimento porterebbe al territorio, calcolando la presunta occupazione in circa 3.000 unità. A questo proposito è lo stesso ministero a fare chiarezza, in una nota pubblicata sul suo sito. “Sono stati firmati dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nove decreti di Valutazione d’impatto ambientale su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro paese. I pareri positivi – scrive il ministero – riguardano la realizzazione del primo impianto eolico offshore d’Italia, di fronte alla costa di Termoli, i permessi per la ricerca di idrocarburi nel mare italiano finalizzati a valorizzare le risorse energetiche naziona-li, la centrale termoelet-trica di Brindisi Nord (Edipower), quella di Falconara, la raffineria di Cremona e la centrale termoelettrica di Taranto nella raffineria Eni (progetto Enipower). L’entità complessiva degli investimenti – specifica il ministero – sarà pari a circa due miliardi e trecento milioni di euro. Il personale impiegato nelle opere di cantierizzazione potrà raggiungere le 3.000 unità, mentre l’incremento di organico per il funzionamento a regime sarà di oltre 300 unità. I tempi dei lavori – conclude il ministero – varieranno a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 34 mesi)”. Insomma, è vero che ci potrebbero essere 3.000 nuovi posti di lavoro, ma come sottolinea il ministero, saranno distribuiti in tutta Italia.

Fonte: http://www.tarantosera.com/dettaglioNews.asp?idN=9498

La Festa Nazionale del Riuso compie 11 anni: Cin Cin in tutti i Mercatini d’Italia

Un’Evento straordinario, si festeggia sabato 26 e domenica 27 settembre 2009, nei mercatini della nostra catena: L’11a Edizione della “Festa Nazionale del Riuso”.

La festa che invita tutti al riutilizzo degli oggetti, sensibilizza, educa e appassiona al riuso richiamando, ogni anno, oltre un milione di visitatori.

Si festeggia tra mobili, vestiti, divani, accessori per la casa, lampadari, libri e si brinda alla loro nuova vita con spettacoli, animazione, giochi, musica dal vivo, mostre d’arte dedicate al riutilizzo, degustazioni a tema, ricchi buffet e molte stravaganze:
comici, cabarettisti e tantissime sorprese per grandi e piccini.

Per l’importanza della manifestazione è partita, domenica 20 settembre, un’eclatante campagna promozionale: oltre 1000 spot sulle Reti Televisive Nazionali Gruppo Mediaset, LA7 e SKY.

Quest’anno, inoltre, la festa sarà il trampolino di lancio di “MONDO DA RI-USARE” la
prima Associazione Ambientalista Europea dedicata al riutilizzo, per
tutti i partecipanti alla festa l’adesione è gratuita e riceveranno in
omaggio la bellissima spilla “MONDO DA RI-USARE”.

La Festa è attesissima per la sua originalità e il suo tocco di colore, per conoscere i mercatini dell’usato in Italia che aderiscono alla festa si può contattare il numero verde 800 758 758.

La Festa sta per cominciare..Vi aspettiamo!

Tutto lo staff Mercatino

Fonte:

Ecomercatino

Comunicato Stampa in relazione al “Raddoppio Eni”

Sul giornale Tarantoggi di sabato 19 e Domenica 20 Settembre è stato pubblicato il nostro comunicato in risposta alla Via concessa dal Ministro dell’Ambiente Stefania Presigiacomo per il raddoppio della centrale Eni nella nostra città e alle conseguenti dichiarazioni del presidente della provincia Gianni Florido. Di seguito il testo del comunicato e l’immagine dello stesso. Buona Lettura :)

Amici di Beppe Grillo: Diciamo No!

Il movimento ionico se la prende soprattutto con il presidente della Provincia

Incredulo. Così si è dimostrato il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido di fronte alle perplessità, espresse dalla Regione Puglia nei confronti della VIA (valutazione di impatto ambientale) concessa dal Ministro per l’Ambiente Prestigiacomo per la sostituzione della vecchia centrale ad olio combustibile con una nuova a turbogas che inquinerebbe meno. “C’è forse solo un piccolo dettaglio che è sfuggito al presidente Florido – affermano gliAmici di Beppe Grillo di Taranto -: la centrale cambierà sì modo di produrre energia, ma raddoppierà le sue dimensioni con conseguente aumento esponenziale delle emissioni inquinanti. Si passerebbe infatti dalle attuali 87 tonnellate di CO (monossido di carbonio) a 456 tonnellate all’anno, mentre la produzione di CO2 arriverebbe addirittura a più di 100.000 tonnellate all’anno. Perchè quindi incrementare le dimensioni della centrale? L’attuale centrale produce l’83% dell’energia elettrica pugliese, di cui Taranto utilizza solo una minima parte. Ammodernarla soltanto non sarebbe possibile?” Il presidente Florido ha anche affermato che “la nuova centrale aumenterebbe la produzione di CO2, ma quest’ultima non sarebbe dannosa per la salute dei cittadini ma, al massimo, produrrebbe l’aumento delle dimensioni del buco dell’ozono, ma questo non è un problema solo tarantino”.
In questo caso “il capo della Provincia dimostra di non conoscere a sufficienza la materia poiché la CO2 non ha effetti sul buco dell’ozono, ma contribuisce ad aumentare l’effetto serra e il conseguente surriscaldamento globale. Senza contare che il rispetto dei limiti di CO2, così come imposti dal protocollo di Kyoto, sottoscritto dall’Italia, è interesse anche dei tarantini. Forse bisognerebbe ricordare alla nostra amministrazione che Taranto, malgrado sia la città più inquinata d’Europa, è una città civilizzata, che ha degli obblighi morali verso le generazioni future che si troveranno a vivere in un ambiente già fortemente penalizzato”. Oltretutto, stando ai dati dell’Adiconsum, il pagamento della penale per il mancato raggiungimento degli obiettivi imposti dal protocollo di Kyoto, porterà ad una spesa di 40 euro l’anno per ogni famiglia, cioè 916 milioni di euro a carico dell’intera Nazione!
Non ha di che preoccuparsi però il presidente della Provincia di Taranto “per l’opposizione della Regione Puglia, infatti l’assessore all’ambiente Introna ha affermato che vi è la possibilità di aprire un tavolo per le trattative perchè ‘l’Eni è una realtà importante e strategica per la Puglia e non possiamo non tenerne conto. Ecco perchè è necessario affrontare questa questione con il massimo della serenità possibile, tenendo conto che se da un lato pesano le motivazioni sacrosante del rispetto dell’ambiente e della vita, dall’altro dobbiamo confrontarci con le legittime aspirazioni di sviluppo del territorio’. All’assessore all’ambiente della Regione Introna “ricordiamo che per quanto sia giusto tenere conto delle aspirazioni di sviluppo del territorio, oltre al concetto economico di profitto esistono anche quelli di economia etica e di economia sociale. Pertanto il rispetto della vita e della salute sono al primo posto, sicuramente prima del profitto!
Senza se e senza ma!”

Non solo PIL: la UE propone un indicatore di sostenibilità ambientale

pilIl PIL non basta più. Per valutare il livello di ricchezza e l’effettiva crescita di un Paese c’è bisogno di un nuovo indice in grado di tenere conto anche della sostenibilità ambientale e delle incidenze sociali. Questo in breve il concetto che emerge dalla Comunicazione emanata dalla Commissione Europea “Non solo PIL. Misurare il progresso in un mondo in cambiamento”.

Il documento (scaricabile in pdf) mette nero su bianco le riflessioni già emerse nella Beyond GDP , – la conferenza organizzata per la prima volta nel 2007 dal Parlamento Europeo in collaborazione con la Commissione Europea, l’OCSE, il Club di Roma e il WWF – che, giunta in questi giorni alla terza edizione, era nata proprio con lo scopo di confrontarsi in merito ai criteri di misurazione della ricchezza e dello sviluppo.

L’opportunità di un nuovo indicatore in grado di tenere conto anche dei fattori più strettamente legati al benessere, alla qualità della vita e alla sostenibilità ambientale è ben illustrata nei due esempi portati ad argomentazione del commissario europeo per l’ambiente Stavros Dimas: “Dopo l’uragano Katrina, che causo’ 1300 morti e 80 miliardi di danni, nei paesi colpiti il Pil comincio’ a salire”. E ancora, “se un paese taglia foreste vende molto legno e il Pil cresce. E’ evidente che a lungo termine questo non dara’ beneficio al paese, eppure il PIL crescera’”.

Il Prodotto Interno Lordo, infatti, è l’unità di misura dell’attività macroeconomica istituita negli anni ‘30 che è diventata oggi il parametro standard per misurare tutte le attività economiche a livello mondiale e l’indicatore ufficiale del progresso in generale. A fronte però dei tanti cambiamenti avvenuti nella società contemporanea, necessita di una revisione che tenga conto anche di altri fattori, primo fra tutti quello della sostenibilità ambientale.

Vengono così proposte delle misure da prendere nel breve e nel medio periodo per migliorare la definizione delle politiche e dei dibattiti pubblici. Cinque le azioni principali individuate:

1.Completare il PIL con indicatori ambientali e sociali: nel 2010 verrà presentata una versione pilota di un indice ambientale globale e un indicatore sociale da integrare al PIL in grado di tener conto di fattori quali:

- cambiamenti climatici e il consumo d’energia

- natura e biodiversità

- inquinamento atmosferico e ripercussioni sulla salute

- utilizzo e inquinamento delle acque

- produzione di rifiuti e uso delle risorse

- reddito, i servizi pubblici, la salute, il tempo libero, la ricchezza, la mobilità

2.Intensificare gli sforzi per produrre più rapidamente i dati ambientali e sociali e attualizzare quasi in tempo reale queste informazione che, ad oggi, vengono pubblicate con una cadenza biennale o triennale.

3.Impegnarsi a fornire informazioni più precise su distribuzione e diseguaglianze con politiche che misurino e tengano conto, oltre ad aggregati quali il PIL o il PIL procapite, anche delle disparità tra i singoli cittadini.

4.Sviluppare una Tabella europea di valutazione dello sviluppo sostenibile, redatta in collaborazione con gli stati membri per permettere di determinare velocemete le tendenze ambientali ed elaborare strategie di intervento mirate.

5.Estendere i conti nazionali alle questioni ambientali e sociali: integrare i conti nazionali con una contabilità economico-ambientale che fornirà dati del tutto coerenti e aggiornati da completare a più lungo termine, da conti aggiuntivi relativi ad aspetti sociali.

di Simona Falasca

Fonte: Decrescita Felice

Buona centrale a tutti

Fonte: http://www.affaritaliani.it/energia/notizia.asp?codice=12021942092

ENERGIA: FEMCA CISL,BENE “VIA”

CENTRALE TERMOELETTRICA TARANTO

(AGI) – Roma, 16 set. – Il sindacato commenta positivamente il decreto “VIA” (valutazione impatto ambientale) per la centrale termoelettrica di Taranto, nell’ambito della raffineria Eni. E’ quanto afferma il segretario nazionale della Femca Cisl, Sergio Gigli, che ha partecipato ai lavori del consiglio generale dei chimici Cisl di Puglia per discutere la situazione dei rinnovi contrattuali in scadenza a fine anno. Gigli ha commentato positivamente il decreto di valutazione di impatto ambientale – da parte del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo – riguardante la centrale termoelettrica nell’ambito della raffineria Eni di Taranto. L’intervento, trattandosi di un impianto di cogenerazione a ciclo combinato – ha spiegato il sindacalista – permettera’ all’impianto stesso di essere maggiormente competitivo e , al contempo, migliorera’ complessivamente l’impatto ambientale.Complessivamente sono 9 i decreti VIA firmati nei giorni scorsi dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: nove decreti di Valutazione d’impatto ambientale su opere strategiche per lo sviluppo economico e ambientale del nostro paese. I pareri positivi riguardano la realizzazione del primo impianto eolico off-shore d’Italia, di fronte alla costa di Termoli (progetto proposto dalla Societa’ Effeventi), i permessi per la ricerca di idrocarburi nel mare italiano finalizzati a valorizzare le risorse energetiche nazionali (progetto Northem Petrolium), la centrale termoelettrica di Brindisi Nord (Edipower), quella di Falconara (Api Nova Energia), la raffineria di Cremona (Raffinazione Tamoil) e la centrale termoelettrica di Taranto nella raffineria Eni (progetto Enipower).L’entita’ complessiva degli investimenti sara’ pari a circa due miliardi e trecento milioni di euro. Il personale impiegato nelle opere di cantierizzazione potra’ raggiungere le 3.000 unita’, mentre l’incremento di organico per il funzionamento a regime sara’ di oltre 300 unita’. I tempi dei lavori varieranno a seconda del tipo di intervento (fino a un massimo di 34 mesi). (AGI)



mer, 16 set 2009 14.02.19

Sentiti complimenti alla FEMCA CISL, vorremmo sapere cosa intendono loro per la parola “complessivamente” riferita alla disastrata situazione ambientale tarantina.


Al via la differenziata porta a porta in una piccola area: ma che fine fà il frutto del nostro lavoro di differenziazione?

Ecco l’articolo apparso ieri sul Taranto Sera:

Rifiuti, al via il porta a porta

TARANTO – Il traguardo è lontano. Ma oggi si inizia a colmare la distanza tra l’obiettivo del 50% (da raggiungere una volta che il sistema sarà a regime) e lo sparuto 6, 632% (la percentuale di raccolta differenziata di rifiuti prodotta nel primo semestre del 2009 nel Comune di Taranto – i dati sono tratti da http://www.rifiutiebonifica. puglia.it). Parte infatti il prossimo primo ottobre in via sperimentale nel quartiere Tre Carrare Solito il progetto di raccolta differenziata porta a porta. Il piano è stato presentato oggi a Palazzo di città dal Comune, rappresentato dal vice sindaco Alfredo Cervellera a causa di una indisposizione del sindaco Stefàno e dall’Amiu (al tavolo dei relatori il presidente Gino Pucci). A suggellare la partenza dell’importante progetto c’erano l’Assessore Regionale all’Ecologia, Onofrio Introna, accompagnato dal Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifica, ing. Antonicelli. Prima però è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime italiane dell’attentato di oggi a kabul. Il progetto poggia su un verbale di intesa siglato tra Regione Puglia e Comune di Taranto per l’inserimento di quella che tecnicamente viene definita differenziata spinta, col porta a porta. Il protocollo prevede un finanziamento complessivo di un milione di euro. Oggi la Regione finanzia un primo stralcio da duecentomila euro impiegati per azionare il meccanismo virtuoso del porta a porta. «Solito – ha spiegato Cervellera – è stato scelto perchè ci sono stabili più alti (mentre a San Vito partirà un progetto dell’Ato).Ora sono in corso le assemblee all’interno dei condomini per spiegare le modalità della raccolta. Per il secondo stralcio di 800mila euro verrà bandita una gara europea, vista la consistenza delle somme che serviranno a finanziare la fase successiva che estenderà il porta a porta a buona parte della città”. Il sistema prevede la raccolta multimateriale attraverso i bidoni carrellati di colore blu che saranno sistemati nei pressi delle abitazioni o all’interno dei condomini. All’interno di questi bidoni si raccolgono plastica, carta e metalli (una brochure elenca nel dettaglio il tipo di rifiuto da conferire). Il prelievo avviene con cadenza settimanale. Il motto dell’operazione è “State comodi. I rifiuti di organico, plastica, carta e metalli li veniamo a prendere noi porta a porta). C’è un numero verde: l’800-642229. Per la raccolta dell’organico, ovvero la frazione umida dei rifiuti prodotti dalle famiglie, gli avanzi vanno inseriti in un apposito sacchetto. Ogni due giorni (lunedì, mercoledì e venerdì) o quando si raggiungono i tre quarti della capienza, il sacchetto va chiuso e messo nel contenitore della raccolta differenziata per il compost (bidoni di colore marrone). L’obiettivo è raggiungere – ha spiegato il dirigente regionale – gli standard europei. A pieno regime si punta al 50% di differenziata.
Anna Fornaro

Tutto bello, tutto positivo. L’unica cosa che non è stata detta in conferenza stampa nè specificata dal giornale è che i rifiuti differenziati, non avendo il comune stipulato accordi con i consorzi per il riuso perchè troppo impegnato a favorire la riattivazione dell’inceneritore a Statte per non far fallire l’Amiu(scelta non condivisibile, peraltro, inquanto altre strategie, come la Strategia Rifiuti Zero, porterebbero più posti di lavoro di quelli che si perderebbero con il fallimento Amiu), finiranno inceneriti nel predetto inceneritore. Ma ben differenziati eh! La cittadinanza non viene informata che la differenziazione non è necessariamente sinonimo di riuso, riciclo e riutilizzo. Malgrado quello che dicono i politici,  qui al sud siamo capaci, e anche in pochi mesi, di raggiungere il 60-80% di raccolta differenziata. Vi sono vari esempi come quello del Comune di Melpignano, in provincia di Lecce, noto per la Notte della Taranta.  Purtroppo la realtà è che tutto ciò che viene differenziato a Taranto finisce nell’inceneritore che inquina e produce ceneri tossiche che finiscono in discariche speciali di tipo B. Quindi niente “addio discariche”  ma, anzi, creazione di discariche ben più pericolose, costose e difficili da gestire.

Un’ulteriore mistificazione della realtà quindi. Un’ulteriore dimostrazione che quando le nostre amministrazioni fanno qualcosa di positivo non la fanno mai per creare reali vantaggi per il territorio ma solo per dare l’impressione di portare avanti una politica ambientale tanto desiderata dai cittadini che, in questo modo, convinti che  si stia lavorando per il loro bene, concederanno ancora il loro voto all’attuale amministrazione.

Rifiuti Zero: Progettazione e produzione intelligente—> acquisto consapevole—>differenziata porta a porta—>riuso e riciclo al 100%–>mondo migliore. Troppo complicato? Non mi pare proprio…

Errata corrige: Pare che esistano delle convenzioni con alcuni consorzi e un’impianto di selezione (di Pasquinelli) che si occupano del riciclo. Staremo a vedere….Sul sito del comune di queste convenzioni non si parla…Indagherò! Resta il fatto che Rifiuti Zero è l’unica strategia sensata

Tassa rifiuti: chiedete il rimborso dell’Iva

Ciao a tutti! Ecco un altro esborso che potevamo evitare e per il quale potremmo chiedere il rimborso:

Avete pagato l’Iva sulla tassa rifiuti? Potete chiedere il rimborso. Grazie alla Corte costituzionale che ha stabilito che sia la Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) sia la Tia (tariffa igiene ambientale) sono imposte e come tali l’Iva non deve essere applicata. Per ottenere il rimborso (limitato alle fatture degli ultimi 10 anni) da chi vi ha fatturato la Tia potete usare il nostro modulo

.

Prima di compilarlo verificate sulle fatture degli ultimi 10 anni se l’Iva è stata applicata. Se l’avete versata allegate al modulo le copie delle fatture ed elencate gli importi nella tabellina riepilogativa che trovate nel modulo stesso.
A cosa fare attenzione

* Se non avete nulla che provi il versamento dell’Iva perché avete solo I bollettini, usateli comunque senza indicare gli importi dell’Iva versata.
* Se negli ultimi 10 anni è cambiato il gestore del servizio, ad esempio siete passati dal versamento al comune a quello all’ente municipalizzato, inviate due richieste separate per i rispettivi periodi di competenza.
* La prescrizione per la richiesta di rimborso dell’Iva è di 10 anni, ma potete bloccare questo termine inviando il modulo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
* Il comune o gli altri enti a cui avete pagato la Tarsu hanno 90 giorni per rispondere alla vostra richiesta di rimborso. Se non rispondono vale il principio del “silenzio diniego”.
* Potete presentare la richiesta di rimborso fino al 24 luglio 2011, ovviamente più aspettate più slittano i termini di prescrizione. In pratica entro il 2009 potete chiedere il rimborso fino al 1999, dal 2010 potete risalire al 2000 e così via…

Cosa fare se negano il rimborso
Se l’Ente non riconosce la sentenza della Corte costituzionale e vi nega il rimborso, o non risponde, potete presentare un ricorso alla commissione tributaria provinciale. Potete farlo come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro. Al di sopra di questa cifra è necessario farsi assistere da un avvocato. Per fare ricorso alla commissione avete 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell’ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso.

Fonte articolo:

Altroconsumo.it

.

Certo che sui rifiuti c’è un bel business tra tarsu, iva di vario genere, cip6, certificati verdi….Facciamo valere i nostri diritti, mi raccomando!

Ciaoooooooooooooooo

Nasce il primo negozio tutto “alla spina”, dove a vincere è la filiera corta

Si chiama ‘Effecorta’ e si trova a Capannori (Lu). Aperto dal 29 agosto. In vendita 100 prodotti locali.

Cento prodotti di filiera corta venduti rigorosamente alla spina. Nasce a Capannori il primo negozio completamente dedicato alla sostenibilità ambientale ed economica. Vino, olio, pasta, farine, legumi, detersivi e molto altro, in grande prevalenza proveniente da un massimo di 100 km dal punto di vendita, sono esposti sugli scaffali di “Effecorta”, così si chiama il negozio, aperto dal 29 agosto.
Per fare la spesa nel negozio Effecorta si usano contenitori riutilizzabili e le vecchie “sporte lucchesi” (tradizionali borse di paglia della lucchesia) al posto delle consuete buste di plastica. «Effecorta nasce con lo scopo di ridurre i rifiuti provocati dai contenitori usa e getta – ha spiegato Pietro Angelini, della cooperativa costituita da sei giovani che gestisce l’attività – per mostrare che riutilizzando i contenitori si risparmia e si evitano disastri ambientali. Effecorta non usa sacchetti di plastica, usa borse di tela e di carta, e reintroduce la ’sporta lucchese’. Siamo un laboratorio di buone pratiche sostenibili. In un momento di crisi economica abbiamo deciso di guardare oltre l’ostacolo e di provare a cambiare le nostre abitudini e i nostri modi di consumare».
Il negozio è suddiviso in tre aree: in un settore si trovano i prodotti a caduta e i prodotti sfusi (tra cui anche prodotti ortofrutticoli biologici e formaggi portati da produttori locali ospiti del negozio), in un altro i prodotti a spillatura (tra cui 26 detergenti e detersivi, 8 tipi di vino, 3 di olio), infine il terzo settore è riservato ai partner e alla promozione e all’attivazione di progetti per la tutela ambientale, il consumo sostenibile e le energie rinnovabili.
«Effecorta rappresenta un nuovo modo più consapevole e responsabile di consumare – ha detto l’assessore regionale alla tutela dei consumatori Eugenio Baronti presentando l’iniziativa – un modo che non è aggressivo nei confronti dell’ambiente, ma è intelligente e centrato sulle esigenze della persona e del territorio, non su quelle del mercato. Questo negozio nasce dalla sensibilità di un gruppo di giovani alle tematiche sociali e ambientali e propone un modello positivo, che tutela l’ambiente, promuove i prodotti e dunque l’economia locale, consente alle famiglie di acquistare i prodotti nelle quantità che effettivamente servono e non in base a standard prefissati».
«Siamo felici – ha aggiunto l’assessore all’ambiente del Comune di Capannori, Alessio Ciacci – di poter festeggiare a Capannori l’inaugurazione di un nuovo tipo di commercio, con prodotti alla spina e di filiera corta. Effecorta rappresenta un modo intelligente di consumare, attento alla qualità, alla sostenibilità e al risparmio. Il Comune di Capannori ha investito molto su questi temi, puntando al riciclo di tutti i materiali e promuovendo la vendita alla spina del latte, dei detersivi e di altri prodotti. A Capannori abbiamo ridotto la tassa rifiuti per tutte le attività che commercializzano prodotti alla spina, riducendo così la produzione di imballaggi e contribuendo all’obiettivo “Verso Rifiuti zero al 2020”».
Il negozio si trova a Marlia di Capannori (LU), in viale Europa 224.
Info su http://www.effecorta.it.
[Fonte Toscana Notizie]

Io amo Capannori! Stanno viaggiando a vele spiegate verso Rifiuti Zero 2020. Spero le nostra amministrazione ci ascolti e ci permetta di fare lo stesso…In questo modo anche qui i giovani avranno un futuro, potranno realizzare cose nuove e avere una possibilita’ di lavorare anche qui. Diversamente….Tutti a vivere a Capannori! :D

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