La commissione IPPC: chi decide del nostro destino, ministro Prestigiacomo?

Vediamo un po’ chi dovrebbe concedere l’AIA all’Ilva e non solo…Visto che per alcuni ambientalisti il rilascio dell’Aia può essere di aiuto vediamo un po’ in che mani siamo e quanto davvero queste persone sono competenti.
Da notare questa frase nell’articolo del 2008:

la questione più spinosa, l’istruttoria per l’Aia all’Ilva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l’azienda potrà o meno continuare la sua attività)”

Siamo quasi al 31 Dicembre 2009 e l’AIA non è stata rilasciata…Che stiano studiando le prescrizioni migliori per l’azienda affinchè continui a produrre morte e non benessere per la citta di Taranto anzichè quelle per rispettare la nostra vita anche a costo di chiudere l’Ilva? Che abbiano paura di non poter produrre alcun documento che possa consentire la produzione a Taranto e non siano in grado di trovare una soluzione occupazionale(e non vogliano)? Che stiano dando il tempo a Riva di organizzare la fuga con comodo in maniera tale da lasciare i tarantini cornuti(morti) e mazziati con una bonifica da fare a proprie spese? Chissà…Fatto sta che qui c’è poco da aver fiducia…Il tempo stringe e bisogna PRETENDERE delle soluzioni economiche perchè questa città non sia più sotto scacco. Non vogliamo prescrizioni NOI! Vogliamo soluzioni alternative all’industria, e subito. Perchè fra poco rimarremo davvero con un pugno di mosche….

L’Espresso nr. 45 datato 13 novembre 2008 nella rubrica “Riservato – Ambiente ed industria” a pag. 19, è pubblicato l’articolo dal titolo “GIOCHI DI PRESTIGIACOMO” a firma S.A.. Tale articolo riguarda la nuova Commissione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) recentemente nominata dal Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo.

Tale Commissione ha il compito di preparare l’istruttoria tecnica relativa al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, di competenza statale, a circa 200 tra le maggiori aziende produttive italiane. La legge prevede che le aziende prive di AIA non siano autorizzate a produrre.
Come si può leggere dal comunicato dei Verdi di Modugno, tra queste aziende in attesa  di AIA vi è la celeberrima centrale turbogas di De Benedetti (pardon, Sorgenia), già quasi bell’e pronta nel territorio modugnese e ubicata a poche centinaia di metri dall’obbrobrio di Marcegaglia, un inceneritore appena posto sotto sequestro dalla magistratura con conseguente iscrizione di 4 persone nel registro degli indagati.
 
Sell’articolo dell’Espresso si riferisce testualmente che “Il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato il nuovo presidente della Commissione Ippc che, attraverso la concessione Aia (Autorizzazione integrata ambientale), decide il destino delle 200 più grandi aziende italiane e che, inoltre, si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto ‘clima-energia’ del Consiglio d’Europa. Il neopresidente è Dario Ticali, 33 anni, ingegnere e ricercatore all’università privata Kore di Enna. Ticali vanta pubblicazioni riguardanti il comportamento delle pavimentazioni stradali. Suo primo atto, quello di scegliere tra i 23 membri della Commissione voluti dalla ministra l’ingegnere Bonaventura Lamacchia come referente per la questione più spinosa, l’istruttoria per l’Aia all’Ilva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l’azienda potrà o meno continuare la sua attività)”.
 
Piccoli dettagli: Bonaventura Lamacchia vanta un fluviale curriculum di grane giudiziarie, mentre Dario Ticali è un ingegnere che finora si è solo occupato di pavimentazioni stradali (vedasi il suo curriculum qui–> http://sed.siiv.it/documenti/63_2850_20080108010714.pdf) e per la sua nomina , da quanto scritto da Giuliano Foschini su La Repubblica di Bari in data 29 ottobre 2008, “si sarebbero arrabbiati in Puglia”.
In un’intervista rilasciata ad Antonietta Podda di Radio Salento, il presidente Ticali , alla richiesta di quali siano le esperienze che giustificano la sua nomina, sgambetta e svicola senza rispondere.

Non meno stupefacente è la risposta alla domanda relativa alla straordinarietà del Caso Ilva di Taranto che potrebbe giustificare la non concessione dell’AIA: ” il Presidente della Regione Puglia e gli enti locali hanno ritenuto di far funzionare l’Ilva anche nei precedenti tre anni, quando la direttiva Aia era stata già recepita a livello nazionale. Allora, questa domanda la farei agli enti locali, al Presidente della Regione Vendola, al Presidente della Provincia e non so chi se ne debba occupare”.
 
Intanto, è dell’ultima ora la notizia che l’integerrimo ing. Bonaventura Lamacchia è stato buggerato dalla commissione IPCC. Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa di ieri, “Il Ministero dell’Ambiente ha avviato la procedura di sospensione dalla Commissione IPPC dell’ing. Bonaventura Lamacchia, gia’ componente della Commissione Via-Vas dall’ottobre 2007 al giugno 2008. Lo afferma una nota del ministero. ”La procedura di sospensione – spiega la nota – e’ stata avviata nelle more della definizione di accertamenti amministrativi sulla posizione dell’ing. Lamacchia in relazione al suo ruolo di componente della Commissione”.
 
Ciò non toglie che la situazione è seriamente sconcertante e non siamo assolutamente disposti a sorbirci le cantilene lagnose ed inutili della Prestigiacomo o a vederla impunemente distruggere la nostra terra.
 
In questo video l’onorevole Giuseppe Giulietti (Italia dei Valori), in un’intervista rilasciata a Radio Salento, preannuncia una interrogazione parlamentare per conoscere i criteri con cui il ministro Prestigiacomo ha nominato il presidente e i componenti della commissione IPPC.
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COMUNICATO STAMPA: AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E SPERANZE DI MODUGNO

I Verdi di Modugno lanciano un grido d’allarme per scuotere l’attenzione nazionale sulle nomine della nuova Commissione Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) nominata dal Ministro Stefania Prestigiacomo e che deciderà il destino di circa 200 grandi aziende italiane riguardo alla riduzione e al controllo delle emissioni inquinanti in atmosfera. Tra le aziende da sottoporre a revisione AIA anche la centrale turbogas Sorgenia di Modugno.

Il presidente della Commissione è tale Dario Ticali, 33  anni, ingegnere ed esperto in pavimentazioni stradali, niente a che vedere con gli obiettivi riguardanti l’ Autorizzazione Integrata Ambientale.

Tra i 23 membri nominati nella Commissione AIA spicca con il suo notevole curriculum giudiziario, come denunciato da Sandra Amurri nel suo pezzo sull’Espresso del 13 novembre 2008, cotal ing. Bonaventura Lamacchia, il quale ha ricevuto la carica di referente per la questione più delicata d’Italia: l’ILVA di Taranto e, di conseguenza, dovrà salvaguardare la critica situazione dei Cittadini della città ionica.

- nato in Calabria, ricopre la carica di deputato nella XIII legislatura per la lista Dini poi UPR con Cossiga e infine UDEUR
- è condannato a 2 anni e 5 mesi, pena patteggiata, come amministratore delegato e presidente del Cosenza calcio. La condanna patteggiata è riferita ai reati di false fatturazioni, costi inesistenti riferiti a documenti contabili mai esistiti, ricettazione, falso in bilancio e falso ideologico, evasione fiscale quantificata dalla Guardia di Finanza in oltre 30 miliardi di lire.
- è interdetto dalla Procura federale della Federcalcio per cinque anni da qualsiasi incarico di natura sportiva per irregolare iscrizione del Cosenza calcio ai campionati 1990/91 e 1994/95.
- durante il suo mandato di Sindaco del suo paese, è condannato ad un anno di reclusione per turbativa d’asta, ma viene arrestato dopo un anno di latitanza che trascorre tra Bratislava, Bari e Milano.
- nel 2004 prosegue nelle vicissitudini giudiziarie con una condanna a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione: aveva soltanto distratto, destinandoli ad altre società, circa 2 miliardi di lire dalla Edicom e dalla Edilrestauri. Inoltre come procacciatore d’affari della canadese Warner Lambert, produttrice di caramelle alla liquirizia, aveva tentato di costringere produttori calabresi a vendere le radici di liquirizia ad un prezzo inferiore al dovuto.
- la scorsa settimana la Procura di Cosenza lo ha rinviato a giudizio per calunnia per aver denunciato il furto di assegni, risultati scoperti, per 12 mila euro.
 


Tra gli altri membri della Commissione troviamo ben tre magistrati:
Umberto Realfonzo della 3° sezione Tar Lazio, sotto cui ricade la valutazione dei ricorsi dell’AIA, che lo stesso Realfonso contribuirà a redigere. Gli altri due magistrati sono Massimo Forciniti e Stefano Castiglione.

Appare più che conflittuale la nomina di Cinzia Albertazzi, dirigente Enel, azienda in attesa di almeno   50   AIA, e Maria Grazia Gerratana, socia di un’impresa di costruzioni.

Nel frattempo gli ex 21 membri della precedente Commissione AIA, che avevano chiuso ben 78 istruttorie in meno di un anno, hanno fatto ricorso al TAR contro la loro estromissione decisa dal Ministro Prestigiacomo (motivazione: scarsa produttività) la quale, incurante delle indiscusse capacità tecniche dei componenti dell’organismo precedente (erano tutti studiosi di chiara fama) e del notevole lavoro svolto, ha cancellato le aspettative di milioni di Cittadini che vedranno il loro futuro sempre più buio.

Modugno, 08 novembre 2008

Giancarlo Ragnini – Portavoce Verdi di Modugno

Fonte: http://gisa.splinder.com/post/18988436/L%27ambientalismo+creativo+della

Taranto non è da meno di Bagnoli!

Ecco quello che, come tarantini e sostenitori del referendum per la chiusura dell’Ilva, vogliamo sia fatto a Taranto. Senza la volontà politica non si può! Qui si vede cosa farebbero gli operai e noi rispetto a Bagnoli abbiamo molto più lavoro da fare, e l’area è più estesa.
SVEGLIA!

Intervista Presidente Bagnoli Futura

Luigi de Magistris: L’Ue non dimentichi la lezione di Taranto

A Taranto si produce, ma si muore anche. Città fra le più inquinate d’Europa, la condizione ambientale che caratterizza questo centro del Sud Italia pone un problema ancora oggi irrisolto: quello del ricatto inaccettabile che vuole la salute dell’ambiente e dei cittadini sacrificata per garantire il livello occupazionale. Il lavoro è un diritto e va sempre tutelato, ma un diritto altrettanto primario è quello alla vita, che non può essere compromesso dalle sole necessità economiche. Credo fermamente che si possa creare occupazione anche garantendo salute e tutela ambientale, basta praticare politiche economiche compatibili con la natura: lavoro e ambiente possono camminare insieme. Anzi devono farlo. Non è il caso di Taranto, purtroppo, che vede un incremento della mortalità del 20-40% rispetto alla media regionale, come accertato dalla relazione dell’Arpa Puglia (che riprende i dati rilevati dal Centro Europeo Ambiente e Salute dell’Oms), oltre che dall’Atlante comunale delle cause di morte prodotto dall’Osservatorio epidemiologico della Regione. La soluzione dunque è arrivare ad una riconversione delle attività produttive che garantisca un’alternativa di lavoro, mentre si deve sempre cercare di imporre il rispetto dei parametri europei per quel che riguarda l’inquinamento industriale. Un inquinamento che a Taranto è prodotto non esclusivamente dall’Ilva, ma da una serie di industrie dislocate nell’area. Non solo il Governo italiano, ma anche l’Europa devono quindi assumersi la responsabilità di porre fine ad un ingiusto ricatto che grava su Taranto e su tante altre città. Per questo ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea in merito al grave ritardo nell’aggiornamento degli standard europei della Brefs sull’impatto ambientale degli impianti industriali. Lo stabilimento siderurgico dell’Ilva ha da tempo avviato una procedura per ricevere l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dal Ministero dell’Ambiente. Si tratta di un nullaosta che autorizza l’esercizio di un impianto in rispetto degli standard di impatto ambientale stabiliti dalla direttiva europea Ippc. Per ricevere questo via libera è necessaria l’adozione delle Bat europee (Best avaible techniques), come previsto dalle Brefs (Best avaible techniques reference document): sono standard di impatto ambientale stabiliti da un network scientifico internazionale che comprende autorità ambientali dell’Ue, industrie, università, istituti di ricerca. Tutti coordinati dall’Ippc Bureau (Institute for prospective technological studies) della Commissione europea. Attualmente le brefs (gli standard) in vigore per il settore siderurgico (lo stesso dell’Ilva) risalgono alla fine degli anni ’90: perciò ho chiesto alla Commissione di spiegare il motivo del ritardo europeo nel varare parametri di riferimento più aggiornati, basilari per tutelare la salute di milioni di cittadini ed evitare ‘altre’ Taranto.

ANNUNCIÒ IL SISMA: “NESSUN ALLARME”

Prosciolto il geologo de L’Aquila che ora fa lezione negli Usa

IL FATTO QUOTIDIANO – 24 dicembre 2009 pag. 8

Giampaolo Giuliani, il ricercatore aquilano denunciato per procurato allarme per aver previsto il terremoto de L’Aquila, è stato prosciolto. Il gip di Sulmona Massimo Di Cesare usa parole chiare: “La relazione tra accumulo di radon e terremoti è ritenuta attendibile. L’evento sismico annunciato sulla scorta delle proprie indagini impedisce di considerare inesistente il pericolo di terremoto”. Dunque Giuliani non è un ciarlatano come era stato apostrofato. Ma non solo: oggi ha la certezza, che il suo metodo, assieme ad altri metodi di ricerca sui precursori sismici, permette di attivare un sistema di prevenzione grazie al quale è possibile intervenire in tempo per salvare vite umane. “Le case che non sono state costruite secondo criteri antisismici cadono ugualmente, ma le persone possono abbandonarle in tempo e restare vive” spiega Giampaolo Giuliani, che definisce la decisione del gip ragione di una gioia immensa che riconosce merito al suo lavoro e alla sua immensa passione. Seppure si tratti di una felicità interrotta dal ricordo di non essere stato creduto e di non aver potuto salvare tante vite.
E’ appena rientrato da San Francisco dove è stato invitato a presentare la sua relazione scientifica alla conferenza Agu Fall Meeting: “Ho illustrato tutti i dati ottenuti, tutte le osservazioni effettuate davanti a ricercatori internazionali. La mia relazione è stata accettata con molto interesse, poiché siamo stati gli unici a fare rilevamenti prima, durante e dopo un terremoto, mi riferisco a quello che ha colpito L’Aquila”.
E il suo studio è stato finanziato, ottenendo la collaborazione scientifica di un ricercatore giapponese e di uno americano e l’installazione dei suoi strumenti negli Stati Uniti e a Tokyo. Mentre l’Italia resta a guardare. “Il nostro studio non viene neppure preso in considerazione dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia” continua Giuliani, 62 anni, diplomato perito chimico, specializzazione in meccanica fine in Inghilterra, vincitore di concorso al Cnr, specializzazione in Scozia su fotografia astronomica. Ha lavorato presso l’osservatorio di Edimburgo e per 20 anni in quello di Campo Imperatore ,ed ora ha pubblicato il suo primo libro, “L’Aquila 2009, la mia verità sul terremoto”. “Dal 2000 portiamo avanti questa ricerca partendo dall’assunto scientifico che in prossimità di forti terremoti la scienza misurava forti incrementi di radon (gas inerte radioattivo, incolore, inodore, insapore) che nasce dal radio 226 per decadimento radioattivo. In prossimità del terremoto de L’Aquila, le nostre stazioni di osservazione in funzione sul Gran Sasso, a Coppito e alla scuola De Minicis de L’Aquila, dimostravano forti incrementi di radon. Dunque sapevamo che ci sarebbe stato un forte terremoto. Ma dopo che il 29 marzo il sindaco di Sulmona mi ha denunciato per procurato allarme e i suoi avvocati mi hanno diffidato dal continuare a dare informazioni, in quanto avrei rischiato l’arresto, ho smesso; nel frattempo però ho continuato a monitorare la situazione, che diceva chiaramente che vi era nell’aquilano un incremento di scosse sia come numero sia come intensità. Centinaia di persone a Paganica, a Poggio Picenze, a L’Aquila, quel 6 aprile, vedendo i nostri grafici su Internet, si sono messe in salvo. Sapevo che sarebbe arrivato, che sarebbe stato fortissimo intorno ai 5.8, 6. E’ stato di 6.3 ma con una potenza dieci volte maggiore per l’accelerazione delle onde sismiche, causata dalla natura del territorio. Ho fatto andare i miei familiari in auto ed io sono rimasto ad attenderlo a casa con la finestra e la porta aperte, impalato davanti al sismografo”. Il resto è cronaca di dolore e di amarezza.

(s.a.)

SOTTOPORREMO I TARANTINI ALL’ESAME DELLA DIOSSINA NEL SANGUE

Visto che qui si tendono ad analizzare solo le pecore a livello istituzionale è arrivato il momento di vedere cosa abbiamo noi, umani, nel sangue! Aiutati che dio ti aiuta insomma…

COMUNICATO STAMPA

FABIO MATACCHIERA CREERA’ UN FONDO VOLONTARIO
ACCESSIBILE A TUTTI ATTRAVERSO PASSWORD PUBBLICA

E’ ormai indubbio che la diossina a Taranto continui ad accumularsi nell’ambiente. Si ricordino i numerosi abbattimenti di bestiame allevato nelle aree prospicienti la grande industria siderurgica, perché fortemente contaminato da questa micidiale sostanza, ed il notevole aumento nella popolazione dei tumori che da qualcuno sono stati considerati “invenzioni popolari”.

Se non si riesce ancora ad ottenere un monitoraggio costante delle emissioni di diossina, tale da far prendere posizioni decise relative ad una sua diminuzione a livelli accettabili e legali, bisogna allora accertare, attraverso analisi specifiche, il tasso di diossina nell’organismo dei tarantini. Perseguendo questo obiettivo, ho sensibilizzato alcuni imprenditori jonici a devolvere fondi da investire in queste analisi. L’appello è stato raccolto con entusiasmo straordinario da concittadini che hanno a cuore le sorti della collettività e che si sono resi disponibili a versare direttamente in un apposito fondo la cifra che hanno deciso di offrire per questa causa. Non ci saranno passaggi di denaro a livello personale, tutto il percorso economico di questa operazione sarà limpida e permetterà di indirizzare il ricavato esclusivamente allo scopo previsto. Sarà aperto nei prossimi giorni un conto corrente postale, il cui movimento sarà visibile in tempo reale online attraverso una PASSWORD che verrà comunicata PUBBLICAMENTE A TUTTI. Chiunque potrà verificare le operazioni effettuate e, nel caso, contribuire con una propria offerta anche minima con le modalità che saranno successivamente indicate in maniera specifica.

Le analisi per quantificare la presenza di diossina nell’organismo umano sono estremamente elaborate e quindi costose (c.a 950 euro + Iva per l’esame di un solo campione). In Italia, sono solo pochissimi i centri universitari specializzati in grado di effettuarle e dare la garanzia di affidabilità del risultato. Sono stai da me individuati alcuni laboratori particolarmente qualificati, ai quale sarà affidato il compito di verificare in che misura la diossina si stia impadronendo della salute dei tarantini.

A mano a mano che il fondo si costituirà e prenderà consistenza, si procederà ad inviare, via via, i campioni di sangue ai laboratori prescelti. Più il fondo sarà cospicuo, maggiore sarà il numero dei cittadini volontari che potranno essere sottoposti all’esame della diossina. Saranno presi in considerazione gli abitanti che vivono nei vari quartieri della città, con particolare attenzione a coloro che risiedono al rione Tamburi, in quanto sono i più esposti all’incidenza di malattie tumorali. Il campione di cittadini verrà selezionato anche in base all’età ed al sesso, in modo da promuovere un’indagine che sia la più rappresentativa possibile. Il test sarà anonimo, tuttavia, solo su precisa richiesta e consenso del donatore, potranno essere fornite l’identità del soggetto ed il risultato dell’esame con rilascio della CERTIFICAZIONE UFFICIALE DEL CENTRO UNIVERSITARIO CHE AVRA’ EFFETTUATO LE ANALISI.

Questa indagine farà ulteriore luce sulla quantità di diossina presente nel sangue dei tarantini e quindi della probabile maggiore incidenza di malattie tumorali, in special modo di leucemie.

Non si intende, attraverso questa iniziativa, scavalcare le istituzioni che finora non hanno effettuato questo monitoraggio, bensì scuotere ulteriormente l’opinione pubblica su questa situazione critica che a Taranto si sta cronicizzando.

E’ giusto, però, ricordare che un paio di anni fa anche l’associazione Tarantoviva sottopose ad esame dieci tarantini per lo stesso monitoraggio, ma in quella circostanza, per problemi economici, il sangue di tutti i volontari fu mescolato in un unico campione ed il risultato ottenuto rappresentava solo un valore medio che, pur essendo notevolmente alto, non permetteva, tuttavia di distinguere i livelli di diossina presenti nel sangue di ciascuno. La differenza sostanziale fra il precedente monitoraggio e questo nuovo promosso da me, sta nel fatto che da quest’ultimo si otterranno dati individuali, più indicativi ed oggettivi per comprendere lo stato delle cose.

Ciò servirà per rendere noti a tutti, quei dati che ritengo potrebbero essere molto allarmanti, alla luce dell’indagine precedente, visto che ancora le istituzioni preposte ritardano a darci.

Presto, inoltre, renderò noti i nomi di alcuni cittadini di riconosciuta onorabilità e credibilità che insieme a me costituiranno il Comitato dei Garanti per la verifica di tutte le operazioni che riguarderanno questa mia iniziativa.

Taranto, 28 dicembre 2009

Prof. Fabio Matacchiera

Per ulteriori informazioni:
Fabio Matacchiera
099.7380700
320.0780197

Niente VIA prima di attivare un inceneritore? CONDANNATI!

Notizia del 2007 ma sempre attuale, purtroppo….

La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per l’inceneritore di Brescia, gestito dall’Asm. La causa e’ il mancato eseguimento della valutazione d’impatto ambientale prima dell’attivazione nel dicembre 2003 della ‘terza linea’, realizzata in via retroattiva solo nel 2004 dopo l’intervento della Commissione europea. Condanna anche per la mancata pubblicazione della comunicazione di inizio attivita’ della stessa ‘terza linea’. I giudici hanno ribadito che i cittadini devono essere sempre informati in merito alle domande di nuove autorizzazioni per gli inceneritori “al fine di consentire al pubblico di esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell’autorita’ competente”.
Spesso è possibile constatare l’ammirazione che la gente (e non di rado professori e studenti di ingegneria) ha per il Termovalorizzatore di Brescia, che è diventato il simbolo della città del futuro, attenta all’ambiente, geniale nel fare del rifiuto una fonte di energia e capace di creare un capolavoro di tecnologia industriale.
Rimanendo ammaliati dal camino con effetto cromatico dimenticano che l’impatto sul paesaggio non ha niente a che vedere con l’impatto sull’ambiente.

Il termovalorizzatore di Brescia, uno dei termovalorizzatori più grandi d’Europa (ca. 750 000 tonnellate l’anno: il triplo di quello di Vienna) che soddisfa da solo circa un terzo del fabbisogno di calore dell’intera città (1100 GWh/anno) è stato definito il migliore al mondo. Forse non tutti sanno che a definirlo tale è il suo costruttore. Nonostante sia stato oggetto di diverse procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea, nell’ottobre 2006 è stato proclamato «migliore impianto del mondo» dal Waste to Energy Research and Technology Council, un organismo indipendente formato da tecnici e scienziati di tutto il mondo e promosso dalla Columbia University di New York; ha suscitato però qualche perplessità il fatto che questo organismo annoveri tra gli “enti finanziatori e sostenitori” la Martin GmbH, che è tra i costruttori dell’inceneritore premiato.

IL termovalorizzatore di Brescia ha dei moderni filtri a manica, quelli che ripuliscono i fumi prima dell’immissione al camino. Forse non tutti sanno che i pori del filtro hanno un diametro di 6 micron, pertanto tutte le nanoparticelle di diametro inferiore ai 6 micron non vengono filtrate, e vanno in atmosfera prima e nei nostri polmoni poi.

La temperatura massima raggiunta è di 1150 gradi. Forse non tutti sanno che la griglia è inclinata, i rifiuti rotolano lungo la griglia a temperature inferiori, e si produce una quantità non nulla di tetraclorodibenzo-p-diossina (nel gergo comune: diossina). La quantità riferita di TCCD è di 0,1 nanogrammi/m3. Sembra poco. Forse non tutti sanno che i limiti imposti dalla UE sulle emissioni sono di 0,1 nanogrammi/m3. La molecola di diossina si rompe poco sopra gli 850 gradi. Dunque, negli inceneritori è vietato (per legge) che i fumi scendano sotto gli 850° C, che è poi il motivo per cui gli inceneritori non possono accettare materiale dal potere calorifico troppo basso oppure devono integrare la combustione con metano (sigh!). L’obiettivo di minimizzare le emissioni di diossina contrasta con il recupero dell’energia, in quanto una elevata temperatura di combustione e un veloce raffreddamento dei fumi (condizioni ideali per ridurre la formazione di diossina) sono incompatibili con una massima efficienza nel recupero dell’energia termica. Qualsiasi studente di ingegneria del 1° anno che ha sostenuto l’esame di Fisica tecnica o termodinamica potrebbe rendersi conto che dal punto di vista dell’efficienza energetica gli inceneritori sono dei giocattoli e non dei termovalorizzatori (finalmente è in preparazione da noi studenti di ingegneria ambientale un “pò di conti” che facciano chiarezza su cosa succede davvero in un inceneritore).

Gli inceneritori sono a norma di legge. Forse non tutti sanno che è la legge che non è a norma dell’ambiente. Infatti, i limiti di concentrazione degli inquinanti imposti dalla normativa sono riferiti al metro cubo di fumi e non all’emissione totale. Pertanto, bruciando più rifiuti si ottengono più fumi e quindi più emissioni inquinanti, ma percentualmente si rimane sempre nei parametri di legge. Le norme non garantiscono necessariamente un valore di concentrazione degli inquinanti “sicuro” in base a studi medici ed epidemiologici sull’effetto degli inquinanti, ma si riferiscono ai valori che è possibile ottenere tecnicamente con gli impianti migliori (che in termodinamica si chiama efficienza, ma che nulla ha che vedere con la salute). Per capirci: in inceneritori come quello di Brescia la concentrazione di diossina nei fumi può essere abbastanza bassa da risultare non rilevabile dagli strumenti adottati (a Brescia la soglia di misurabilità è di 0,04 ng/m3 di fumi, ovvero circa 240 ng/t di rifiuti). Quindi, se la concentrazione fosse di poco inferiore a tale soglia (e dunque non rilevata dagli strumenti), data un’emissione di 5 000 000 m3 di fumi al giorno(ogni tonnellata di rifiuto produce 6000mc di fumi(ultrasigh!)), la produzione di diossina sarebbe di 200 000 ng/giorno, cioè la massima dose giornaliera tollerabile (0,15 nanogrammi) per oltre 1,3 milioni di persone, ma non verrebbe rilevata.

L’inceneritore di Brescia è a norma di legge. Forse non tutti sanno che non è vero: in esso sono state rilevate alcune infrazioni per il mancato rispetto di normative e per il superamento del tonnellaggio di rifiuti inceneriti originariamente ammesso. È comunque difficile che l’accertamento di un’infrazione sfoci in provvedimenti molto severi come il sequestro dell’impianto, perché in tal caso si potrebbe creare un’emergenza rifiuti come quella della Campania (ritenuta la vergogna italiana perchè la popolazione non vuole inceneritori: beata ignoranza). Nel marzo del 2007, tuttavia, l’inceneritore di Trieste è stato posto sotto sequestro per il superamento dei limiti di legge riguardanti le emissioni di diossina, superiori anche di 10 volte il limite.

Produrre energia dai rifiuti è davvero la tecnologia del futuro. Forse non tutti sanno che in Italia la produzione di energia elettrica tramite incenerimento dei rifiuti è indirettamente sovvenzionata dallo Stato per sopperire alla sua antieconomicità: infatti questa modalità di produzione era considerata (in violazione delle norme europee), come “da fonte rinnovabile” (un attimo prima della presentazione della legge del ’92 fu aggiunta a “da fonte rinnovabile” la parola “e assimilate” che ha invece convogliato il 7% della bolletta degli italiani agli inceneritori, cioè circa 35 miliardi di euro, con i quali l’Italia sarebbe oggi la prima nazione al mondo per energia rinnovabile) alla stregua di idroelettrico, solare, eolico e geotermico.
Le modalità di finanziamento sono due, correlate ma diverse:
pagamento maggiorato dell’elettricità prodotta per 8 anni (incentivi cosiddetti CIP 6);
riconoscimento di “certificati verdi” che il gestore dell’impianto può rivendere (per 12 anni).

Per quanto riguarda gli incentivi CIP 6 (circolare 6 del Comitato Interministeriale Prezzi), chi gestisce l’inceneritore – per otto anni dalla sua costruzione – può vendere al GRTN (la società cui è affidato il compito di assicurare la fornitura di energia elettrica italiana) la propria produzione elettrica a un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio o carbone. A oggi l’incenetivazione CIP 6 è di circa 54 €/MWh. I costi di tali incentivi ricadono sulle bollette degli utenti, che comprendono una tassa per il sostegno delle fonti rinnovabili. Ad esempio nel 2004 il Grtn ha ritirato 56,7 TWh complessivi di elettricità da fonti “rinnovabili”, di cui il 76,5% proveniente da termovalorizzatori e altri fonti assimilate (fra cui il gas dai residui di raffineria), spendendo per questi circa 2,4 miliardi di euro. A titolo di confronto, nel 2006 a seguito dell’introduzione degli incentivi in conto energia per il fotovoltaico sono stati stanziati solamente 4,5 milioni di euro per 300 MW di potenza.
Per quanto riguarda i certificati verdi si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas, carbone ecc.) perché “da fonti rinnovabili”, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.

Fonte: http://etica.myblog.it/archive/2007/07/09/inceneritori-forse-non-tutti-sanno-che1.html

Fino alla fine il bavaglio ce lo hanno messo….

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/ ; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.
Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset

Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.

Fate girare questa informazione

CAPANNORI: In una settimana da terra al tetto, le nuove case popolari in bioedilizia

Ragazzi, se l’ilva non schioda: TUTTI A CAPANNORI! Diventerà un paese di 300000 abitanti :)

A Marlia (Capannori) in provincia di Lucca il primo esempio in Toscana. Comoda, graziosa e non inquina: la nuova casa popolare.
Baronti: «Esempio eccellente di buone pratiche per l’edilizia toscana»

di Laura Pugliesi

Firenze E’ una palazzina con 5 appartamenti ed è il primo esempio in Toscana di bioedilizia, uno dei primi in Italia, applicata alle case popolari. Si trova nella frazione di Marlia, comune di Capannori, ed è realizzata dall’Erp di Lucca.
L’intervento, ancora in costruzione ma in fase avanzata (si prevede l’ultimazione per la primavera), è stato presentato oggi durante una conferenza stampa tenuta in cantiere, alla quale ha partecipato
l’assessore regionale alla casa Eugenio Baronti. Presenti il vicesindaco di Capannori, Luca Menesini, il presidente e l’amministratore delegato dell’Erp di Lucca, Antonio Bertolucci e Massimo Checchia, i rappresentanti delle ditte che si sono aggiudicate i lavori. La casa è costruita sulla tipologia degli edifici a schiera. Dispone di 5 alloggi, due dei quali interamente a piano terra, mentre gli altri tre hanno la zona giorno a piano terra e quella notte al primo piano. Tre
degli alloggi, oltre la cucina e i servizi, hanno una camera matrimoniale e una doppia, gli altri due hanno una matrimoniale e una singola. Ciascuno ha un piccolo giardino esclusivo e due posti auto, uno coperto e uno scoperto. I pavimenti sono in ceramica gres nella zona giorno e in parquet nella zona notte. Fin qui, si tratta di graziosi appartamenti realizzati in un piccolo centro abitato con la campagna a pochi passi. Ma questi appartamenti hanno una marcia in più: sono certificati in classe energetica A. Significa che “consumano” solo 38 kw/h per metro quadrato contro le 170 della media delle abitazioni italiane, cioè meno di un quarto. La struttura portante è in legno e le
pareti esterne sono rivestite con strati multipli di pannelli isolanti di lana di roccia, legno mineralizzato e fibra vegetale di canapa, per complessivi 20,5 centimetri. Non sono utilizzati materiali nocivi e inquinanti, né solventi chimici o isolanti sintetici. Il riscaldamento è di tipo geotermico. L’acqua viene riscaldata attraverso una pompa di calore in modo da alimentare il riscaldamento a pavimento. L’acqua per usi idrotermosanitari è garantita da pannelli solari. Soltanto in caso eccezionale di freddo intenso una piccola caldaia a metano (da 30 kcal) di quelle che normalmente riscaldano un piccolo appartamento, sarà sufficiente per offrire temperatura confortevole a tutti e 5 gli alloggi. La casa viene realizzata da Sistem Costruzioni srl di
Castelvetro (Modena) per un importo di 680 mila euro, più iva. Insomma ogni appartamento costa, sempre al netto dell’iva, circa 135 mila euro. Anche i tempi di costruzione sono rapidi: basta una settimana per montarla e portarla al tetto dopo aver realizzato la platea in cemento.
L’assessore regionale Eugenio Baronti ha sottolineato come l’esempio di Marlia rappresenti un caso eccellente di “buone pratiche” da indicare come esempio per un’edilizia di qualità che sia al tempo stesso sostenibile ed ecoeficiente. «E’ la dimostrazione pratica che in breve tempo si possono costruire alloggi popolari di nuova concezione, che costano quanto quelli tradizionali, ma fanno risparmiare tanto in termini di sostenibilità ambientale. E’ su questa strada che la Toscana
vuole procedere con decisione e per questo tipo di interventi la Regione ha già introdotto una serie di incentivi». Baronti ha citato in proposito il riconoscimento del 15% in più sul costo di costruzione per gli alloggi realizzati con il pacchetto di misure straordinarie da 143 milioni di euro volti a garantire ecoefficienza energetica superiore del 30% rispetto a quella richiesta
dalla legge. L’assessore ha infine ricordato che la Regione ha stanziato 13 milioni di euro per buone pratiche nel campo dell’efficienza energetica e della sostenibilità. «La nuova legge sulla casa – ha
concluso Baronti – avrà al centro proprio l’ecoefficienza energetica e incentiverà le tecniche di bioarchitettura e di edilizia sociale sostenibile».

Fonte: http://www.ciaccimagazine.org/?p=2670

Se a Taranto non si ride anche in provincia c’è poco da stare allegri….

Articolo pubblicato dalla Dott.ssa Anna Maria Moschetti in relazione a un incontro tenutosi a Palagiano alla presenza del loro sindaco. Anche lì strani occultamenti di dati…E dati allarmanti se si pensa che a km dalla zona industriale si hanno dati più elevati che da noi in città…A quanto pare nessun comune del circondario è salvo….

Il sindaco nel corso del convegno recentemente svoltosi a Palagiano su ” Sostenibilità ambientale : connessioni tra ambiente e sviluppo” ha consegnato il documento dell’ARPA affermando quello che ha ribadito su questo stesso portale e cioè che tutto va bene

Cito da palnet “L’ambiente: Aria, Acqua, Terra. Negli ultimi due anni l’Amministrazione Comunale ha richiesto ed ottenuto un monitoraggio degli inquinanti dell’atmosfera atteso la vicinanza alla zona industriale di Taranto. I risultati sono stati pubblicati sul sito dell’Arpa e consegnati al Comune. Dalla loro lettura si evince che i valori degli agenti inquinanti sono abbondantemente al di sotto dei limiti.”

Intanto vorrei dire che quello che afferma è inesatto: Palagiano viene monitorata ,esattamente al contrario di quello che dice, proprio perché è distante dai siti inquinanti industriali e cioè come dice lo stesso documento , come sito di fondo, rispetto a Taranto nell’ambito del rilascio dell’AIA. Ed è Taranto che li ha richiesti. E’dunque monitorata per gli inquinanti provenienti dall’industria PROPRIO perché ci si aspetta che quei valori siano bassi .

Pertanto se cerchiamo i valori di diossina o sostanze diossino simili nel PM ovviamente sono bassi . Sotto quale fonte di emissione di diossina è Palagiano ?

Però c’è qualche dato che INDIRETTAMENTE può essere utile anche a noi ed è quello che riguarda agli IPA ( idrocarburi policiclici aromatici) tra cui si trova il temibile benzoapirene.

Questi dati si trovano a pag 7-e 8 del documento dell’ARPA ma ……che cosa capita ?

Il documento consegnato durante il convegno MANCA PROPRIO DI QUELLE DUE PAGINE e passa dalla pagina numero 6 a quella numero 9.

il link del documento integrale è pubblicato da palnet

Vediamo insieme che cosa c’è in quelle due pagine.. mancanti.

Cerchiamo di capire qualcosa . Si parla di dosaggio del benzo(a)pirene (IPA), sostanza cancerogena certa ( esiste una accertata evidenza che faccia venire i tumori alle persone )genotossica e neurotossica .

Esistono dati che indicano l’esistenza di un rischio certo per la vita futura per i bambini che nascono da donne che in gravidanza sono esposte ad alti livelli di IPA

Il benzoapirene è’ una sostanza tanto pericolosa che ai sensi nella direttiva 2004/107/CE del parlamento europeo si dice :” Dai dati scientifici disponibili risulta che l’arsenico, il cadmio, il nickel e alcuni IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) sono agenti genotossici e cancerogeni per l’uomo e che non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportino un rischio per la salute umana “

Fatte queste premesse la stessa direttiva pone come obiettivo il non superamento di 1 ng/mc a cui noi comunque ci avviciniamo pericolosamente ( e si tratta della rilevazione di 1 solo mese)

Gli IPA sono prodotti dalla combustione del carbon fossile e quindi lo emette la cokeria soprattutto sui Tamburi. Ma lo emettono anche i gas di scarico degli auto veicoli .Pertanto è anche un indicatore di inquinamento da traffico.

E che cosa scopriamo ?

Che dopo il sito di via Machiavelli sui Tamburi in cui l’inquinamento da IPA è dovuto all’ILVA ed è superiore al valore obiettivo determinato dalle leggi , svetta Palagiano con un non tranquillizzante 0,76 ng/mc valore più alto perfino di quello di via Alto Adige ( Taranto Città) e di quello Talsano

Questo dato va considerato con assoluta attenzione , vanno prese le dovute misure , non ultima quella dell’attuazione del promesso piano del traffico inteso non come lo spostare il traffico da una via all’altra ma come un piano per scoraggiare l’uso delle macchine in paese e di soprattutto dei mezzi pesanti. Prendiamo atto che i pullman dal centro sono statti spostati ma rimane troppo poco., è solo il riparare il grave errore di 7 anni fa . adesso bisogna andare avanti

Ma comunque non è questa la sede di questa obbligatoria e complessa discussione.

Tutti consiglieri e assessori di maggioranza ed opposizione che in paese vivono ed allevano figli e nipoti si facciano carico di questa questione nel loro proprio interesse.

Noi come cittadini che a Palagiano vivono chiediamo un sindaco competente , responsabile e soprattutto sincero che questi problemi li affronti seriamente e con senso di responsabilità .

Saluti a tutti

Annamaria Moschetti

Fonte: http://www.palagiano.net/modules.php?op=modload&name=News&file=article&thold=-1&mode=flat&order=0&sid=6799#17086

TAR LECCE:IL REFERENDUM SI FARA’ IN PRIMAVERA MA NON NECESSARIAMENTE CON LE REGIONALI

IL TAR HA STABILITO CHE IL REFERENDUM DOVRA’ SVOLGERSI NELLA PRIMAVERA DEL 2010 MA NON NECESSARIAMENTE IN CONCOMITANZA CON LE REGIONALI. QUESTA DECISIONE SPETTA AL SINDACO, DOPO LA VALUTAZIONE DA PARTE DEL COMITATO DEI GARANTI, DEI 5 QUESITI REFERENDARI, CHE HANNO 20 GIORNI DI TEMPO PER ESPRIMERSI A PARTIRE DALL’INSEDIAMENTO AVVENUTO L’11 DICEMBRE. NULLO QUINDI IL TENTATIVO DI FARLO SLITTARE AL 2011.

A questo punto staremo a vedere quanto il sindaco e il suo consiglio comunale tengono a cuore le casse del nostro Comune che, ricordiamo, è in dissesto. La non concomitanza con le regionali comporterà dei costi che, alla luce della sentenza del TAR, saranno uno spreco vero e proprio. Le elezioni regionali saranno in primavera: perchè non approfittarne? Se così non sarà avremo di che riflettere….

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