IL MONITORAGGIO IN CONTINUO NON ESISTE! Lo conferma il direttore dell’Arpa Dott.Assennato

L’Arpa è un organismo di garanzia? Dobbiamo credere a quello che ci dice? Bene, ecco cosa ci dice il Dott.Assennato in merito al monitoraggio in continuo h24 richiesto a gran voce da tanti:

Dott.Assennato-Direttore Arpa Puglia confema che il monitoraggio h24 non è fattibile

La Legge della Regione Puglia anti-diossina n. 44 del 19 dicembre 2008 prevedeva:

Articolo 3.
Vigilanza e Controllo
1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, i gestori di impianti di cui allarticolo 1, già esistenti e in esercizio, devono elaborare un piano per il campionamento in continuo dei gas di scarico e presentarlo allAgenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA Puglia) per la relativa validazione e definizione di idonea tempistica per ladozione dello stesso. Gli oneri connessi allesecuzione del predetto piano sono a totale carico dei soggetti gestori. Nellambito del piano lARPA Puglia provvede a effettuare verifiche a campione per valutare leffettiva attuazione dei piani di campionamento e la relativa efficacia. Per tutti gli impianti di cui allarticolo 1 di nuova realizzazione, lelaborazione del piano di campionamento e la validazione dello stesso da parte dellARPA Puglia è adempimento essenziale ai fini del conseguimento delle autorizzazioni necessarie per lentrata in esercizio.
POI PERO’
Il Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare,
il Ministero dell’Interno,
il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali,
il Ministero per i Rapporti con le Regioni,
il Ministero dello Sviluppo Economico,
la Regione Puglia,
la Provincia di Taranto,
il Comune di Statte,
il Comune di Taranto,
ILVA s.p.a.,
ISPRA e ARPA Puglia
convengono di integrare l’Accordo di Programma sottoscritto in Bari l’11 aprile 2008, con il Protocollo d’intesa il cui Articolo 2 dice:

1. In deroga a quanto previsto all’articolo 3 della Legge Regionale 19 dicembre 2008 n. 44, le parti convengono che,dopo la messa a regime dell’impianto urea, in corso di realizzazione presso l’ILVA di Taranto, verrà effettuato, da parte di ISPRA e di concerto con ARPA Puglia, e con oneri a carico del gestore, un monitoraggio delle emissioni di diossine. Detto monitoraggio avrà durata semestrale, con rilievi effettuati ai sensi della Norma UNI EN 1948:2006, ciascuna prova sarà articolata su tre misure effettuate in giorni consecutivi, con campionamenti di 8 ore ciascuna. Le prove saranno ripetute a settimane alterne. I dati rilevati costituiranno la banca dati utile alla verifica dell’effettivo comportamento dell’impianto, dell’efficienza, dei valori emissivi, nonché delle tecniche di ottimizzazione delle prestazioni ambientali delle due linee esistenti anche al fine di valutare l’effettiva possibilità, sotto il profilo tecnico-scientifico, di rispettare i limiti posti dalla legge regionale ed individuare, se necessario, soluzioni anche dal punto di vista normativo.

DI FATTO ATTUALMENTE NULLA OBBLIGA L’ILVA AL CAMPIONAMENTO/MONITORAGGIO IN CONTINUO.
MOLTI CITTADINI E ASSOCIAZIONI CHIEDONO A GRAN VOCE CHE SI TORNI ALL’ARTICOLO 3 DELLA LEGGE REGIONALE COSI’ COME ERA ALL’INIZIO, PRIMA DELLA FIRMA DEL PROTOCOLLO, CHE PERALTRO E’ SOTTOSCRITTO ANCHE DALLA REGIONE….IN QUESTO VIDEO IL DIRETTORE DELL’ARPA DI FATTO CI DICE CHE E’ INUTILE CHIEDERE IL MONITORAGGIO IN CONTINUO, NON ESISTE!!!! DI CHE STIAMO PARLANDO ALLORA? COSA STIAMO CHIEDENDO? SI CHIEDE IL CAMPIONAMENTO IN CONTINUO? BENE! MA PER CAMPIONARE IN CONTINUO BISOGNA PRIMA PERMETTERE L’EMISSIONE DELL’INQUINANTE, POI ANALIZZARLO, FARE UNA STIMA E INFINE STABILIRE CHE IN MEDIA SI SONO SUPERATI I LIMITI…POI SI CONCEDONO A RIVA 30 GG PER RIENTRARE NEI VALORI…CON CALMA PERO’…

BASTA CON LE LEGGI: CHIEDIAMO LE ALTERNATIVE ECONOMICHE E CHIUDIAMO QUEL MOSTRO! LA BONIFICA DOBBIAMO CHIEDERE, NON IL MONITORAGGIO! BASTEREBBE ANALIZZARE UNA SEMPLICE ZOLLA DI TERRENO NELLE VICINANZE PER AVERE I DATI DEL DISASTRO PROVOCATO! SE IO BUTTO DAL BALCONE LA POLVERE VENGO MULTATO, PERCHE’ L’ILVA NO?!?
SINGOLARE L’APPLAUSO DEI PRESENTI CHE NON SONO CONSAPEVOLI DELLA GRAVITA’ DI QUANTO DETTO…..

Pelillo fa una domanda? I cittadini rispondono!

La fortuna del principiante…Ero in giro con amici con la macchina fotografica e cosa scopro? Che nella notte i manifesti di cui Pelillo, consigliere regionale, aveva tappezzato la città, sono stati modificati da alcuni cittadini che hanno risposto alla domanda che gli era stata posta.Non poteva che partire la caccia al manifesto.
Quando si fà una domanda è giusto anche ricevere la risposta…
Vediamo se il politici capiscono che è finito il tempo di fare manifesti elettorali in cui loro se la cantano e se la suonano….
Ecco come l’Ilva sta lavorando per rispettare la Legge Anti-Diossina entro il 2010…

Ecco alcune foto di alcuni manifesti. Tra l’altro i manifesti hanno avuto una resa pessima e con la pioggia la faccia del consigliere è diventata butterata…Destino…


Prima foto piuttosto ironica…Non ricordo la zona, sorry!


Corso Umberto(Angolo Via R.Margherita)


Via Leonida(Zona Mercato Fadini)

Vicinanze Ex Caserma Vigili del Fuoco(via Laclos)

Viale Virgilio(Zona Lunapark)


Via Medaglie D’Oro Angolo Via Campania

Anche i 6×3!

Parco Pino Presente(vicinanze Giardini Virgilio)

Corso Italia angolo Viale Magna Grecia
Via Ancona (vicinanze Santa Rita)

Piccolo Aggiornamento sul Referendum

Piccolo aggiornamento:
Il Comitato Cittadino/Referendario Taranto Futura si vede costretto a ricorrere nuovamente al TAR dopo aver atteso invano che i garanti si esprimessero in merito all’ammissibilità dei quesiti. Stanno tentando in tutti i modi di mandare alle calende greche il referendum…

Malattie professionali, la Cassazione dà torto all’Ilva: «Processi da rifare»

Conosco bene questo danno procurato dall’Ilva per esperienza in famiglia…E sò anche che i medici si rifiutano di scrivere sul referto medico che la causa della sordità totale o parziale è il lavoro all’Ilva e state certi che arriveranno a dimostrare che era l’operaio a non mettere le cuffie in dotazione, non loro a costringerlo a non metterle con le loro pretese eccessive che con tutte le attrezzature di sicurezza non sarebbe stato possibile rispettare…Il problema è questo: se vuoi rientrare nelle tempistiche richieste dall’azienda non puoi rispettare il protocollo di sicurezza e sei tu stesso a scegliere di non proteggerti mettendo in pericolo la tua vita pure di non essere mandato via perchè non lavori quanto ti chiedono di fare….Sarebbe da modificare questo aspetto se vogliamo più sicurezza per gli operai…..

Senza valore le liberatorie fatte firmare dall’azienda
agli operai con cui si impegnavano a non chiedere danni

TARANTO— Non hanno alcun valore le dichiarazioni fatte firmare agli operai al momento della risoluzione del rapporto di lavoro con le quali si solleva l’Ilva dal risarcimento di eventuali danni alla salute. In produzione Un metalmeccanico al lavoro nel centro siderugico. Nella foto piccola, Emilio Riva, proprietario dello stabilimento Lo ha stabilito in questi giorni la Suprema Corte di Cassazione con sentenza della sezione lavoro che ha ribaltato completamente l’interpretazione data nei precedenti gradi di giudizio presso tribunale e Corte d’Appello di Taranto, ai tanti casi in cui ex dipendenti liquidati, venivano indotti a firmare dichiarazioni con le quali si impegnavano a non chiedere alcun risarcimento per eventuali danni alla salute omalattie sopraggiunte a causa del lavoro svolto nello stabilimento siderurgico.

E’ stato un coraggioso operaio rimasto sordo dopo anni di lavoro nell’industria pubblica dell’acc iaio a rompere una tendenza che ormai sembrava inarrestabile. Aveva lasciato la fabbrica nel 1995, qualche mese dopo che era diventata privata, acquistata dal gruppo Riva. Pur consapevole di essere diventato sordo a causa del lavoro, senza però rendersi conto di aver firmato la «famosa» quietanza che veniva proposta a tutti, l’operaio ha fatto causa all’Ilva spa. Come tanti sui colleghi di lavoro prima e dopo di lui, trovandosi davanti al fatidico assegno del trattamento di fine lavoro, aveva firmato quel foglio predisposto dall’azienda, nel quale si citava il misterioso articolo 2087. Nel 2003 il tribunale di Taranto gli ha dato torto. Due anni dopo, sempre in virtù del documento da lui sottoscritto, anche la Corte d’Appello ha bocciato la sua richiesta dando ragione all’Ilva.

Stessa amara sorte hanno avuto centinaia di lavoratori che non hanno ricevuto un centesimo per il danno biologico subìto. Si tratta di centinaia di operai ammalati di mesotelioma o morti di cancro al polmone o alla laringe ai quali oltre al danno, s’è unita la beffa della condanna a pagare fino anche a 2000 euro di spese processuali. In pochi, dopo aver subìto sconfitte e pagamenti, hanno portato avanti la battaglia fino alla Corte di Cassazione. Ieri la vittoria di Pirro, con l’annullamento di quella «maledetta» quietanza, l’annullamento della precedente sentenza ed il rinvio ad un nuovo processo in Corte d’Appello ma ormai, molti danni sono irreparabili e saranno pochi i lavoratori non risarciti che potranno ancora avvalersi di una sentenza giunta forse troppo tardi. Secondo la Suprema Corte quella quietanza che veniva fatta firmare al momento della liquidazione finale era fin troppo generica e non c’è prova che i lavoratori fossero consapevoli dei loro diritti ed intendessero volontariamente rinunciarvi.

Vittorio Ricapito
28 gennaio 2010

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Fondo Anti-Diossina a Taranto: servirà per analizzare il latte materno e il sangue dei tarantini

Sempre per la serie “Aiutati che dio ti aiuta” parte la raccolta fondi per finanziare le analisi sui tarantini. Analisi che dovrebbero essere obbligatorie e pagate da Riva ma che invece ci vediamo costretti a finanziare noi…

PRIVATI ED IMPRENDITORI FINANZIERANNO.  UN MAGISTRATO E UN COMMISSARIO DI POLIZIA VIGILERANNO. TUTTI CON PASSWORD PUBBLICA VERIFICHERANNO. LATTE MATERNO E SANGUE DEI TARANTINI AD ESSERE PER PRIMI ANALIZZATI


Come preannunciato nelle settimane scorse, si è costituita l’Associazione ONLUS “Fondo Antidiossina Taranto” che ha lo scopo di consentire, attraverso analisi specifiche, la ricerca delle sostanze dannose che si possono accumulare nell’organismo umano, negli animali e nei prodotti alimentari; l’indagine sarà circoscritta alla popolazione dell’area jonica di Taranto e Provincia.

La ricerca si focalizzerà, in particolare, sul rilevamento di diossine, sostanze  particolarmente dannose e letali. Il  Fondo Antidiossina Taranto è stato fortemente voluto dal prof. Fabio Matacchiera, poiché è riconosciuto che nell’area jonica le industrie, in particolare l’ILVA, producono il 90% della quantità totale nazionale di diossina, una percentuale spaventosa di una sostanza che ormai è entrata prepotentemente nella catena alimentare, minacciando seriamente la salute della gente che è sempre più esposta ai danni da inquinamento industriale e quindi sempre più a rischio di malattie oncologiche mortali.

Anche se solo adesso l’Arpa Puglia avrebbe deciso di provvedere ad uno screening della popolazione tarantina, soprattutto riguardante la presenza dei metalli pesanti nell’organismo umano, il Fondo Antidiossina Taranto non si muove in contrapposizione all’operato degli organi istituzionali e del Servizio Sanitario Nazionale, ma intende, pertanto, fornire un contributo alla ricerca scientifica, rivolto alla tutela della salute degli stessi cittadini di Taranto e del loro ambiente.  Fa sicuramente stranire il fatto che l’Arpa Puglia abbia proclamato di organizzare il predetto screening su un certo numero di volontari, dopo che il sottoscritto aveva preannunciato nelle settimane scorse che avrebbe costituito una cordata di imprenditori pronti a finanziare a proprie spese l’indagine per il rilevamento di diossine nella popolazione tarantina. E’ solo una coincidenza?

 

Ecco alcuni punti salienti dello Statuto della Onlus:

art.2 comma 1: Commissionare  esami  sul sangue e sulle sostanze organiche e fisiologiche di origine umana attraverso prelievi che saranno effettuati da personale infermieristico  o comunque professionale su cittadini volontari maggiorenni che vorranno sottoporsi al prelievo o su minorenni con l’assenso dei genitori o di chi ne esercita la patria potestà. Provvedere alla ricerca di sostanze nocive negli alimenti e negli animali.

 

Art.3 comma 1: Raccogliere fondi, contributi, lasciti, donazioni, da enti e privati, da destinarsi esclusivamente  all’indagine e alla ricerca delle sostanze dannose. A tale scopo, gli esami analitici saranno effettuati in laboratori universitari e/o specializzati che possano garantire l’attendibilità e la veridicità dei risultati.

comma 2: Far accreditare i proventi destinati al “ Fondo Antidiossina Taranto”  su un conto corrente postale/bancario, la cui rendicontazione potrà essere visibile sul web  attraverso una password aperta, che sarà resa pubblica tramite la rete internet ed i mezzi d’informazione, al fine di rendere accessibili i movimenti in entrata ed in uscita a tutte le persone che possano essere interessate.

comma 3: Garantire la trasparenza degli accrediti, non accettando donazioni effettuate “brevi manu” ed in contanti, ma solo quelle che possano essere visibili attraverso accrediti postali o bancari registrati.

comma 4: Garantire ulteriormente la trasparenza e la correttezza delle transazioni che prevedono il passaggio di denaro dal fondo ai centri di ricerca adibiti alle analisi di cui sopra, attraverso la nomina, da parte del  fondatore e promotore,  Fabio Matacchiera,  di un Comitato di Garanti costituito da persone conosciute nella città di Taranto per la loro professionalità e onorabilità.

Qui di seguito vengono riportati i nomi dei Soci e dei Garanti:

 

CONSIGLIO DIRETTIVO

Presidente: Prof. Fabio Matacchiera (insegnante ed imprenditore)

Vice Presidente: Prof. Fulvio Zavatto (medico e docente universitario)

Segratario: Prof.ssa Silvia Abeille (Vice Preside I.C. “Pascoli” di San Giorgio J.)

 

COMITATO DEI GARANTI:

Prof. Tommaso Anzoino ( Dirigente Scolastico)

Dott. Augusto Bruschi (Magistrato)

Prof. Piero Massafra (docente ed editore)

Sig. Giuseppe Walter Tomaselli (Sostituto Commissario della Polizia di Stato)

 

Nei prossimi giorni,  dopo la registrazione dell’Atto Costitutivo dell’Associazione presso l’Agenzia delle Entrate, sarà aperto ed attivato un conto corrente postale su cui destinare gli eventuali  versamenti. Come già detto, inoltre, inoltre,  tutti potranno visualizzare i movimenti in entrata ed in uscita, tramite una password che sarà resa pubblica attraverso tutti gli organi di stampa e dalla rete internet.

 
                                                  

                                                                                              Prof. Fabio Matacchiera

Fonte: http://www.tuttosporttaranto.com/journal/speciale-fuori-dal-campo/4664-fabio-matacchiera-costituisce-il-fondo-antidiossina-taranto.html

365000 Grazie Monsignore!

Sabato 16 Gennaio, in occasione della visita pastorale di Monsignor Benigno Luigi Papa, Arcivescovo della Diocesi di Taranto, presso la circoscrizione del Quartiere Tamburi, siamo stati parte di una contestazione. L’arcivescovo aveva infatti accettato un finanziamento pare di 365000 euro(mai accertato il reale importo, nessuno lo rende noto…) per il rifacimento della facciata della chiesa principale del quartiere in questione Gesù Divin Lavoratore (ironico che questa chiesa sia a neppure 100 metri dall’E312…Solo Gesù era Divin Lavoratore…Gli operai Ilva sono Martir Lavoratori…) da parte del Riva Group…Un vero schiaffo morale nei confronti del quartiere tanto danneggiato dall’Ilva e della cittadinanza tutti. Non sono questi i soldi che ci si aspetta vengano spesi da chi ci ammazza giorno dopo giorno e non ci si aspetta certo che la guida spirituale della nostra città ringrazi i nostri boia…Così come non ci si aspetta che il monsignore si rechi all’Ilva per benedire impianti non funzionanti che servono a prenderci in giro nè che tenga Messe di Natale e quant’altro senza sottolineare che l’amministrazione Ilva ha un dovere morale e pratico verso la comunità.
L’idea di contestare il Monsignore è venuta dall’ “Associazione 9 Luglio 1960″ del Quartiere Tamburi che ha raggruppato un po’ di giovani per far sapere al monsignore che in questa città ci saranno poche anime da guidare se non si penserà ai corpi da non uccidere…Nessuna risposta si è ricevuta dal monsignore alla lettura di una lettera scritta dai ragazzi del CSOA in merito ai finanziamenti per i quali nessun ringraziamento spetta a Riva&co che hanno solo dato un contentino a una città che merita un riscatto. Il vescovo nel suo discorso ha solo detto che è d’accordo che la situazione ambientale và migliorata ma che lo spirito dei cittadini di quel quartiere è forte e lui è contento di questo…Lo saprà che Benedetto XVI ha detto che chi inquina avvelena le creature di Dio e se nulla fà è da condannare?
Al termine dell’incontro è sorto un diverbio con uno dei consiglieri circoscrizionali, tal Pricci, con delega allo sport, che durante l’incontro con il Vescovo aveva evidenziato il suo buon lavoro portato avanti per portare via i ragazzi dalla strada organizzando tornei di calcetto. Gli ho fatto notare che così i ragazzi vengono sì tolti dalla strada, ma per essere mandati per direttissima al Camposanto limitrofo perchè mentre si fà sport, specie sport con dispendio energetico moderato come il calcio, si respira a pieni polmoni e il Quartiere Tamburi non è di certo un luogo dove poter fare attività all’aperto di questo tipo, per la quantità spropositata di polveri depositate sul terreno che durante la corsa si sollevano. Alla mia osservazione il consigliere mi ha guardata e mi ha detto: “Chi è lei? Con lei non parlo!” E si è girato…”Chi sono io?” gli ho detto. “Una cittadina alla quale lei deve dare conto delle sue affermazioni e di ciò che fà. Se non vuole parlare con me parli con i medici prima di danneggiare i giovani di questo quartiere”
Inutile dire che i presenti tutti si sono scandalizzati per l’affermazione del consigliere che di fatto ha posto un muro tra i comuni cittadini e i consiglieri. Si è difeso dicendo che se volevo parlare con lui potevo farlo in separata sede e non davanti a tutti. Non si capisce il perchè…Io non stavo di certo parlando di cose private. Gli altri consiglieri, probabilmente consapevoli dell’autogoal a livello elettorale fatto da questo consigliere, si sono affrettati a sottolineare che il suo atteggiamento non era espressione del consiglio circoscrizionale che era aperto al dialogo. Stranamente però ad un certo punto sono arrivati i carabinieri…Nessuno aveva usato termini eccessivi, nessuno aveva usato un atteggiamento aggressivo tra i contestatori, eppure sono state chiamate le forze dell’ordine…Si volevano mettere a tacere persone alle quali non si sapeva rispondere se non con una frase del tipo “Faccio volontariato da 15 anni” ?
Ci è stato detto che il sindaco sono 3 anni che rifiuta un incontro per la costruzione di una struttura sportiva al quartiere tamburi. PER FORTUNA! Ci manca solo una struttura simile dove magari andrebbero a giocare i giovani di tutta la città inconsapevoli dei grossi danni alla loro salute! Molti giovani vanno via in cerca di lavoro. Quello che manca a questa città è che quei pochi che restano vengano danneggiati a livello fisico per colpa della mancata competenza medica di alcuni amministratori. Ci sembra opportuno che i nostri amministratori, a tutti i livelli, prima di portare avanti determinate iniziative, si interfaccino con la classe medica. Altrimenti anzichè aiutarli i cittadini, si finisce per danneggiarli…




Il Monsignore saluta come se nulla fosse

L’AFO2 continua a spargere veleni: continuamo a parlare di ambientalizzazione?!?

Continuano gli sforamenti da parte dell’AFO2, quello dove è stato inaugurato il nuovo impianto di depolverazione pochi giorni fà. L’arpa parla di errore umano, alcuni ambientalisti incontrano Vendola. L’unico dato di fatto è che anche questa volta, fidandoci di presunte migliorie apportate agli impianti per andare incontro ad un’ambientalizzazione che, giorno dopo giorno, si dimostra irrealizzabile e non voluta da nessuno, abbiamo respirato (soprattutto gli operai hanno respirato) inquinanti e veleni in quantità impressionanti…Si continua a non vedere, a voler parlare, a voler ragionare…Per quanto ancora vogliamo farci prendere in giro? Solo se l’Ilva verrà chiusa, tutelando i posti di lavoro, potremo pensare che fatti simili non possano ripetersi e nessuno possa più sfruttare la nostra sensibilità sui temi ambientali per farsi campagna elettorale…

Altri fumi anomali dispersi dall’Acciaieria 2 dell’Ilva di Taranto

Centro di Raccolta Rifiuti in Via Blandamura: La giunta fà un passo indietro

Sabato 16 Gennaio presso il Quartiere Solito-Corvisea si è tenuto un incontro con i cittadini alla presenza del vice sindaco A.Cervellera e degli assessori Romeo e Mignogna. Al centro dell’incontro il centro di raccolta dei rifiuti di Via Blandamura. A margine dell’incontro il vice sindaco ha promesso che presenterà in consiglio una delibera per il ritiro della concessione. Vi terremo aggiornati perchè di promesse in questa città se ne fanno tante ma i fatti stanno quasi a zero…

Il cancro non si cura con i cerotti!

Ennesima passerella per i politici locali e non solo. Ieri è stato inaugurato un nuovo fantastico impianto che servirebbe a filtrare le polveri. Nessun avviso dell’inaugurazione è stato diffuso. Ci chiediamo: non ci avranno fatto sapere niente per impedire che i cittadini attivi facessero domande? Per impedire che, come accaduto a Luglio per l’inaugurazione dell’impianto a urea, facessimo un sit-in? Per evitare che sui giornali oltre alle belle chiacchiere dei politici presenti ci fossero anche osservazioni concrete e obiezioni valide alle quali non avrebbero saputo rispondere? Ma no, sempre a pensar male! Sarà stato un caso che Vendola fosse presente a questa inaugurazione a sorpresa(quando di solito si sà settimane prima dove andrà) a 2 mesi dalle elezioni regionali! Sarà un caso che ci fosse il nostro sindaco tutto contento…E parlando di casi ce n’è stato anche uno sfavorevole per loro: un bello sforamento, le cui foto sono apparse su tutti i giornali, che dimostrano, se fosse stato necessario, che questo impianto è l’ennesimo che non ci salverà….Si parla sempre dei grandi investimenti di Riva, dell’ottimo lavoro che fà l’Ilva per rispettare la famigerata Legge Anti-Diossina…Peccato che l’unica cosa che doveva fare era presentare un programma per il campionamento entro il 31 Dicembre e non lo ha fatta…
GLI UNICI SOLDI CHE VOGLIAMO RIVA INVESTA QUI SONO QUELLI PER LA BONIFICA! Così:
- il lavoro ci sarà per tutti, per 40 anni;
- interromperemo il danno che dura da 45 anni (abbiamo già dato, ORA BASTA!);
-  potremo seriamente pensare al futuro di questa città senza questa aura di morte che ci circonda;
- riusciremo a riportare la salubrità nella catena alimentare.
Basta cerotti, basta pezzette! VOGLIAMO I SOLDI VERI! RIVOGLIAMO LA NOSTRA CITTA’!
E i nostri amministratori che continuano a inaugurare strutture inutili e a stringere la mano a questa gente che ci sta uccidendo tutti e per generazioni, sono DIRETTI responsabili di quello che sarà il nostro futuro.

San Raffaele del Mediterraneo: quanti dubbi per il consiglio comunale!

Lunedì 11 Gennaio 2010 si è svolto il consiglio comunale per approvare la variante al piano regolatore e permettere alla Fintecna di costruire 250 alloggi nel quartiere Paolo VI in cambio della cessione di un terreno al  Comune di Taranto sul quale, ipoteticamente, verrà costruito il San Raffaele del Mediterraneo. Il consiglio comunale, durato 7 ore (!), si è trasformato nell’occasione, per molti consiglieri, di esprimere il proprio parere in merito al progetto e alle modifiche alla sanità locale che esso comporterebbe. A detta di molti consiglieri un consiglio comunale monotematico, piuttosto che un incontro con i responsabili regionali, non si è svolto prima che l’amministrazione regionale firmasse l’ accordo con la fondazione di Don Verzè difatto senza chiedere il parere dell’amministrazione di Taranto.

Un punto all’ordine del giorno, presentato dai 3 consiglieri della maggioranza Voccoli, Basile e Pugliese, chiedeva un rinvio della discussione per aver modo di affrontare la questione sanitaria prima di approvare una delibera al piano regolatore che, indipendentemente dalla costruzione o meno della nuova struttura ospedaliera, sarà concessa. Infatti è alquanto singolare che questa modifica del piano regolatore, così come è poi stata approvata, sia definitiva e non vincolata alla costruzione del San Raffaele del Mediterraneo che per ora è solo un progetto sulla carta.

Il consiglio comunale ha espresso parere negativo a tale rinvio inquanto il  Comune di Taranto, nella figura del sindaco Stefàno, aveva garantito all’amministrazione regionale una risposta in tal senso entro il 15 Gennaio. Non è risultato però chiaro se fosse solo una promessa informale o si fosse vincolati dalla perdita di eventuali finanziamenti…Si è quindi passati a discutere della variante e non solo. Molti consiglieri hanno espresso le loro perplessità soprattutto in relazione al reperimento dei fondi economici per la realizzazione del nuovo polo ospedaliero poiché si sa che l’investimento complessivo sarà pari a 210 milioni di euro di cui 80 milioni a testa dovrebbero garantirli Regione e Governo e 50 la fondazione di Don Verzè. Nessuno dei 3 soggetti in capo ha, ad oggi, garantito la copertura di tale somma.

Un’altra presunta irregolarità evidenziata da alcuni consiglieri è l’assenza di una gara di qualsivoglia tipo per stabilire chi avrebbe gestito il nuovo ospedale.  Ci sono in tutta Italia e nel mondo diversi esempi di eccellenza: perché far ricadere la scelta sulla Fondazione di Don Verzè? Sono state analizzate altre possibilità? Se si, da chi? Con quali risultati? Un procedimento inusuale per l’amministrazione pubblica che, da che mondo è mondo, procede sulla base di concorsi e gare d’appalto.

Entrando nel merito del progetto poi, molti sono stati i dubbi relativi al futuro delle attuali due strutture, l’ospedale SS.Annunziata e il G.Moscati, che verrebbero chiuse e riconvertite ad altre funzioni non necessariamente correlate alla sanità. Per molti consiglieri questo progetto, così come strutturato, farebbe di Taranto la prima città in Italia a non avere un ospedale pubblico privatizzando, di fatto, la sanità locale. E’ vero che l’ospedale sarebbe a gestione mista pubblico-privata ma l’accordo fra le parti prevede che la direzione sanitaria sia decisa dai privati per i primi 3 anni. Altro nodo cruciale è stato l’ubicazione scelta, al Quartiere Paolo VI, che risulterebbe inadatta per i paesi più lontani come Talsano, Lama e San Vito. I tempi di percorrenza delle ambulanze, in caso di emergenze quali ictus o infarti, ad esempio, potrebbero risultare eccessivi e mettere a rischio la vita dei pazienti. Il vice sindaco Cervellera ci ha tenuto a specificare che si sta provvedendo a una modifica anche per quel che riguarda le strade e alla costruzione di nuovi collegamenti che consentirebbero una riduzione dei tempi di percorrenza. Le perplessità restano poiché non essendoci ancora tali collegamenti l’efficacia è tutta da dimostrare e le distanze, oggettivamente, restano lunghe. E’ noto ad esempio che spesso sul Ponte Punta Penna si formino lunghe code che di certo in caso di emergenza sarebbero un vero problema. Alcuni consiglieri hanno sottolineato come sia necessario che il  Comune di Taranto venga maggiormente ascoltato dall’amministrazione regionale e che all’interno della fondazione che si andrebbe a costituire per gestire il San Raffaele sia necessaria anche una partecipazione diretta del  Comune di Taranto che l’accordo di programma non prevede. Inoltre è stato da più parti chiesto un incontro tra il Sindaco e il Governo centrale per chiedere la concessione in forma gratuita dei terreni necessari visto il “debito” che lo Stato ha nei confronti di questa città per tutto quello che essa ha dato da quando l’industria pesante si è qui insediata per mano dello stesso Stato.

Interessante è stato apprendere che vi sarebbe, in caso di approvazione del progetto e reperimento dei fondi, una riduzione dei posti letto di 76 unità. Questo è alquanto singolare se si considera che l’obiettivo di questo ospedale è quello di farne polo d’eccellenza del Mediterraneo tutto e non solo di Taranto. Se già gli attuali posti letto sono insufficienti per la popolazione locale ci si chiede come potranno essere accettate prenotazioni dal resto del territorio senza ledere le esigenze dei tarantini. Specie in una città dove l’aumento delle patologie, a causa del forte inquinamento, è in costante crescita e si dovrebbe tendere verso un aumento dei posti letto, non certo verso una riduzione.

Non è ancora chiaro se tutto il personale attualmente impiegato nei 2 ospedali già presenti in città sarà reimpiegato nel nuovo ospedale. L’ordine dei medici, nella figura del Dott. Nume, si è lamentato del mancato coinvolgimento dei responsabili della sanità locale e la stessa cosa ha fatto l’ordine degli architetti. La decisione insomma è venuta dall’alto, dalla Regione.

Il sindaco ha fatto un accorato appello affinchè il consiglio comunale deliberasse per cogliere questa occasione di far pervenire 210 milioni di euro a Taranto e ha sottolineato che bisogna procedere alla posa della prima pietra in tempi brevi. Il consigliere Basile ha fatto notare al sindaco che forse, prima di pensare alla posa della prima pietra, bisognerebbe accertarsi che vi sia la posa dell’ultima perché non è affatto certo che i soldi necessari saranno stanziati, e per intero, e si corre il rischio di assecondare quella che potrebbe semplicemente essere una manovra elettorale in vista delle elezioni regionali. Oltretutto prima di approvare una qualsivoglia cosa, in tutta fretta, sarebbe il caso di valutarne l’impatto sul territorio, i vantaggi e gli svantaggi. Cogliere le opportunità è giusto, ma sempre nei tempi giusti e dopo le dovute valutazioni e il doveroso confronto con tutte le parti.

Con l’approvazione della variante al piano regolatore il primo passo verso la costruzione di questo nuovo ospedale è stato fatto dal Comune di Taranto ma, la realizzazione di questo ospedale, per ora, pare ancora lontana e visti i tanti dubbi viene da dire: PER FORTUNA!

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