Un interessante studio della Valsugana su quello che è l’impatto sanitario delle industrie sul territorio e in particolare delle accieierie…Ci interessa molto da vicino…
Ringraziamo la Dott.ssa AnnaMaria Moschetti, dell’ACP, per aver condiviso con noi questo interessante studio.
Uno stralcio delle conclusioni:
Nel caso di popolazioni esposte ad impianti di incenerimento e di siderurgia, la letteratura scientifica internazionale documenta l‟esistenza di correlazione con gravi patologie.
Per quanto riguarda le emissioni atmosferiche, molto si ragiona in termini di PM10, attribuendo al traffico veicolare la preponderanza del problema.
Sarebbe invece importante che venisse considerata la totalità dei componenti le emissioni atmosferiche: in particolare diossine e composti diossinosimili (furani, PCB). La qualità del particolato, soprattutto se contenente metalli pesanti, può incidere in maniera più significativa nel causare patologie.
Tra i contaminanti ambientali abbiamo voluto occuparci soprattutto di diossine, furani e composti diossinosimili (PCB), poco considerati fino a questo momento, perché la presenza di una fonderia di rottame ferroso in una valle come la nostra, con particolari problemi di ristagno di inquinanti atmosferici per il fenomeno dell‟inversione termica, le caratteristiche morfologiche ed orografiche è motivo di preoccupazione. Questa è sostenuta anche dal fatto che fino al 2009 il valore limite fissato dall‟Autorizzazione Integrata Ambientale per l‟emissione di diossine (PCDD+PCDF) era ben 1000 volte più alto di quello riportato nelle BAT europee per il settore siderurgico. Questo valore è riportato e argomentato con giustificazioni che riteniamo criticabili essendo sempre auspicabile riferirsi alle BAT europee.
La prima raccomandazione che scaturisce da questo documento è la richiesta urgente di una valutazione di impatto ambientale e sanitario, che sia in grado di analizzare lo stato dell‟ambiente e le eventuali correlazioni con patologie determinate dall‟esposizione agli inquinanti.
Gli inquinanti emessi ricadono al suolo e vengono ad accumularsi in matrici ambientali quali acqua, suolo, vegetazione, etc; in particolare le concentrazioni che si riscontrano nei campioni di terreno rappresentano il risultato di processi di deposizione che hanno interessato lunghi periodi di tempo; al contrario, i livelli che si misurano nella vegetazione possono essere considerati come indicatori delle
emissioni di inquinanti in atmosfera durante il breve periodo (Davoli E., 2007).
Sarebbe bello se anche qui i medici si riunissero per uno studio simile e per fare delle richieste di questo tipo….

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