La pazienza è terminata da parecchio

Dear Ippazio,
il tempo passa e le cose si rimandano, o si fà finta di non sapere e di non avere il “Potere” di intervenire.
Ma quel “Potere” è anche e soprattutto un DOVERE!
Intanto tutti quanti possiamo, giorno dopo giorno, vedere nella sua inerzia un non so che di astratto, a volte vile, a volte vergognoso.
Si ricordi quello che disse prima della sua elezione, si ricordi le promesse sulla TUTELA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE.
Abbia, sia pure solo per qualche giorno, un moto di orgoglio.
Ne abbiamo tanto bisogno.

Sindaco, non perda tempo

Risarcimento 2005: perché la richiesta non è ancora stata presentata?
Risarcimento 2010: Provincia e Comune, dobbiamo aspettare l’ultimo minuto?

Lo scorso 18 maggio il Consiglio Comunale approvò un ordine del giorno con il quale obbligava il Sindaco a presentare la richiesta di risarcimento all’Ilva, a nome della città, in virtù della condanna del 2005. Il tutto, ovviamente, entro i termini di prescrizione che scadranno il prossimo 23 ottobre. Da diverse settimane, stando a fonti ben informate, l’intero carteggio è stato predisposto dall’ufficio legale del Comune e servito sulla scrivania del primo cittadino. Cosa impedisca a Stefàno di apporre quell’ultima firma, però, non è dato saperlo. Il timore di qualche consigliere comunale è che, ancora una volta, da Palazzo di Città si voglia prendere tempo. La legge prevede, infatti, che basta una semplice lettera del Sindaco per interrompere i termini prescrittivi della sentenza. Una iniziativa di questo genere, ad esempio il 22 ottobre, permetterebbe un ulteriore rinvio della presentazione ufficiale della richiesta di risarcimento. Un provvedimento, però, che mal si concilierebbe con i vincoli imposti dall’ordine del giorno del Consiglio. Qualsiasi consigliere, per intenderci, il giorno dopo potrebbe recarsi in Procura e presentare un esposto per omissione di atti d’ufficio. Quello che probabilmente, a Palazzo di Città, non hanno ancora compreso, è che non si tratta di un atto dell’amministrazione e, dunque, soggetto a possibili rivisitazioni. Il ruolo discriminante del primo cittadino, in questo caso, è pressoché nullo. Si tratta, semplicemente, di dare seguito a quanto il Consiglio, in nome dei cittadini, impone. L’auspicio è che entro ottobre, non solo il Comune abbia presentato ogni atto relativo alla sentenza del 2005, ma abbia in mano anche quello relativo alla recente sentenza sulla cokeria. Pur essendo stato dichiarato prescritto il reato in sede penale, sul piano civile c’è tanto ancora da dire. Entro cinque anni, infatti, sia Comune che Provincia possono inserirsi nel processo chiedendo il relativo risarcimento economico. O forse anche in questo caso intendono aspettare quattro anni e sei mesi prima di istruire la pratica? Il tempo è denaro e non va sprecato.

Gianluca Coviello
g.coviello@tarantoggi.it

ILVA PROGETTO SCUOLE : come tentano di fottere la nostra intelligenza, la nostra vita, i nostri figli

Dal nostro : meetup

Cliccate su questo link http://www.ilvaprogettoscuole.it/ e apparirà solo propaganda, squallida propaganda! Visite guidate nell’acciaieria, giochi ed un fumetto “La fabbrica delle cose”! dove tutto viene raccontato come se fosse un idillio! Ooops, qualcosa se la sono dimenticata : D “scusi, ma la Salute?” R “La salute? Non c’è, noi non produciamo salute!”… Sarebbe meglio avere bene in mente un altro fumetto (per bambini e no) che parla meglio di questa fabbrica : “Le sirene e il mostro d’acciaio”/  

o guardarsi un video a caso  

Dire che questi “signori” sono VERGOGNOSI è dire poco! E chi gli permette di portare avanti un simile progetto è anche peggio!!!

Mamme protestate! Sommergete la direzione della scuola dei vostri figli di lettere. Non devono permettersi di mettere il fumo negli occhi dei bambini di questa cittài! Con difficoltà stiamo cercando di eliminarlo dalla nostra aria e loro cercano di minare la consapevolezza che le nuove generazioni stanno acquisendo! Non c’è un bambino che sia desideroso di continuare a vedere quel mostro. Molti sono i bambini venuti al banchetto a dirci che sono felici che si voglia chiudere l’Ilva e trovare un “posto pulito” (così lo hanno definito) per i papà, perchè tutti si ammalano e muoiono qui(testuali parole di molti bambini venuti da noi a parlarci e che abbiamo ascoltato con somma gioia e un briciolo di speranza per il nostro e loro futuro).. E loro stanno cercando di annientare questo germoglio che è vitale per Taranto: E’ INACCETTABILE!

Ecco cosa ci potrebbe accadere fra non molto…

Usa, chiude l’ultima fabbrica
la città di Evansville resta senza lavoro

Dopo 50 anni la compagnia Whirlpool ha deciso di chiudere lo stabilimento e trasferirlo in Messico dove il costo del lavoro è più basso. Era l’ultimo polo industri

ale. Gli abitanti: “Come faremo a sopravvivere?”

Usa, chiude l'ultima fabbrica la città di Evansville resta senza lavoro

WASHINGTON – Chiude una fabbrica. E non solo. Chiude una città intera che da quella fabbrica traeva, da anni, sostegno e lavoro. Dopo 50 anni la compagnia Usa Whirlpool ha deciso di chiudere lo stabilimento di Evansville, aperto nel 1956 nell’Indiana, per trasferirlo in Messico. Costruire frigoriferi oltre il confine Usa è più conveniente, spiegano i dirigenti della Whirlpool dicendo che la fabbrica era diventata “assolutamente non competitiva dal punto di vista dei costi”. Perché, ribattono, pagare 18 dollari l’ora ai dipendenti americani quando in Messico il costo per lo stesso lavoro è di 4 dollari l’ora?

La decisione è un colpo fatale per gli abitanti che vedono sfumare l’ultima fabbrica rimasta in città e gli oltre mille posti di lavoro – senza contare l’indotto. In pratica la fine del sogno americano per gran parte delle famiglie di Evansville. “Eravamo la capitale mondiale dei frigoriferi”, ricorda Randall Reynolds, uno dei lavoratori licenziati. La storia della sua famiglia è strattamente legata a quella della fabbrica. Ci lavoravano il bisnonno, il nonno, il padre. Poi è toccato a lui. E la catena si è interrotta.

Prima della Whirlpool la strada della chiusura e dello spostamento della produzione era stata presa anche dalle altre fabbriche cittadine. “I miei genitori raccontano che quando erano giovani c’era lavoro dappertutto – dice Natalie Ford, un marito e un figlio in fabbrica – oltre alla Whirlpool c’erano la Bristol-Myers, la Mead Johnson, la Zenith. Adesso, se qualcuno cerca un lavoro qui in zona, trova il deserto”.

Le famiglie di Evansville si sentono tradite. “E’ una vergogna che Whirlpool abbia deciso di trasferire in Messico i suoi posti di lavoro mentre qui stiamo lottando per la sopravvivenza”, afferma Connie Brasel, che da 17 anni lavorava nella fabbrica. Così c’è chi attacca le amministrazioni Usa – da Bill Clinton a Barack Obama passando per George W. Bush – per l’accordo NAFTA che elimina i dazi commerciali per i paesi confinanti come il Messico e il Canada.

Ma accanto alla rabbia si fa strada la paura per il futuro. “Come faremo a sopravvivere?” si chiedono tutti, guardando le porte dello stabilimento sbarrate per sempre.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/20/news/chiude-fabbrica-5008302/?ref=HREC2-2

Lì nessuno ha pensato a un’alternativa economica nel caso in cui si fosse presentata una simile situazione…Esattamente come sta accadendo qui! Le istituzioni locali sono lì, inermi, ad osservare il nostro territorio andare verso un NON-FUTURO economico e sociale.
Crediamo forse che i proprietari dell’Ilva, che ha 45 anni, abbiano idee diverse dagli imprenditori americani che hanno pensato bene di spostare la loro produzione dove potevano costruire nuovi impianti (spendendo meno di quello che serviva per ammodernare quelli che già avevano) e pagare la manodopera molto meno?!?
Forse è il caso di evitare di fare la stessa fine di questi cittadini depredati di tutte le economie locali per poi restare con un pugno di mosche?!? Senza contare che ci stanno privando della salute e della vita e questa purtroppo niente e nessuno potrà restituircela…Prepariamoci a questa evenienza, sarà meglio per tutti!!!!

Mediterraneo Nero?

Mentre nel Golfo del Messico la situazione è sempre peggiore, e le dimensioni del disastroso incidente alla piattaforma Deepwater Horizon crescono inesorabilmente ogni giorno, a Taranto sono state autorizzate delle trivellazioni “esplorative” in Mar Grande da parte della Shell.
E la BP farà trivellazioni nel Mediterraneo davanti le coste della Libia!
NO ALLE TRIVELLAZIONI NEL GOLFO DI TARANTO E NEL MEDITERRANEO!
Quanto inquina la Deepwater Horizon

I maggiori disastri ambientali da petrolio riversato in mare, inn tonnellate.

Mare nero

di Marta Picciulin, 16 Giugno 2010

CRONACA – Non bastano 5.000 barili al giorno per totale stimato di circa 7000-10000 tonnellate di petrolio riversate in mare dal 20 Aprile scorso a oggi per fare dell’esplosione della piattaforma petroliferia Deepwater Horizon nel Golfo del Messico il peggior disastro ambientale legato all’industria del greggio negli ultimi 30 anni.

Il triste primato spetta alla Ixtoc 1 che nel giugno del 1979 fu responsabile di uno sversamento totale di 476 mila tonnellate di petrolio rilasciate nella baia di Campeche, proprio nel Golfo del Messico, nell’arco di 9 mesi. Migliaia di tartarughe marine furono sgomberate con gli aerei dalle spiagge messicane, pesantemente contaminate e la PeMex non pagò mai i danni arrecati.

Poco peggio andò alla Exxon Mobil dopo il disastro della Exxon Valdes (Prince William Sound, Alaska 1989). Condannata inizialmente a pagare 287 milioni di dollari di danni e 5 miliardi di dollari come ammenda (anche per risarcire i danni ambientali), dopo anni di appelli e perizie in tribunale, il 25 giugno 2008, alla Exxon fu chiesto di pagare solo 507,5 milioni di dollari di danni. Eppure a vent’anni da quella catastrofe, la fauna selvatica locale risente delle fuoriuscite di petrolio, secondo una recente ricerca di Daniel Esler e colleghi pubblicata su Environmental Toxicology and Chemistry. Secondo Esler “la durata della presenza di petrolio residuo e degli effetti associati non sono limitate a pochi anni dopo l’accaduto, ma per alcune specie il rischio può durare decenni”.

Intanto quella della Deepwater Horizon però non è una stima definitiva: se la BP ha dichiarato una perdita di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnellate) e la NOAA (National Oceanographic and Atmospheric Administration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate), da i i calcoli di cui sopra, il 2 maggio il Wall Street Journal parlava di 25.000 barili al giorno e la stessa BP aveva originariamente dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno.

Qui è possibile visualizzare una mappa che, sovrapposta a Google maps, aiuta a dare l’idea di quanto sia vasta l’area coinvolta dal disastro della piattaforma petrolifera della British Petroleum. Eppure le immagini tratte da satellite non visualizzano petrolio sulla superficie del mare. Come mai? Per ‘nascondere la polvere sotto il tappeto’ la BP ha usato dei disperdenti, tra cui uno chiamato Corexit considerato tossico dalle autorità statunitensi, che ne richiedono il ritiro, al fine di impedire che sull’acqua si formi lo strato nero e oleoso. Al suo posto si formano numerose, enormi e tossiche nuvole fluttuanti di colore marrone (guarda qui il video) dove il petrolio viene ridotto in goccioline e distribuito lungo tutta la colonna d’acqua. Nessuno è in grado di dire cosa accadrà ai pesci, delfini, tartarughe quando ci passeranno dentro… ma qui potreste averne un’idea.

Con la Deepwater Horizon, la BP mirava al cosiddetto ‘petrolio difficile’, il petrolio, cioè, che richiede alte tecnologie per essere estratto. Trivellare a 1800 metri di profondità è una sfida ingegneristica al limite delle conoscenze tecniche attuali, privo di pratiche consolidate. Ma metà dei nuovi giacimenti scoperti negli ultimi trent’anni si trova sotto i fondali oceanici, a profondità crescenti. In questo contesto il disastro ecologico sarebbe quasi un “rischio calcolato” a misura di Big Oil e persino i 30 miliardi di dollari che BP stima di dover sborsare nei prossimi 10-20 anni potrebbero essere una cifra assolutamente alla portata.

Intanto c’è chi pensa che si debba dar inizio alle le perforazioni della Bp nel nostro ‘piccolo’ e chiuso Mediterrano, dove per altro ogni anno ci sono già sversamenti di 500 mila tonnellate di greggio a causa di perdite croniche che si verificano durante operazioni di routine.

Clicca qui per vedere in tempo reale la fuoriuscita del petrolio.

Articolo tratto dal blog OggiScienza

Consegnata la prima parte delle firme per il Referendum Ilva

17 Giugno 2010:
Oggi è stata consegnata la prima parte delle firme per il referendum ilva.
Non ci fermiamo perchè c’è ancora tanta gente che vuol firmare e c’è ancora tanta gente da informare!
Ci sono voluti quasi 3 anni, ma ce l’abbiamo fatta.
LA DEMOCRAZIA STA SEGUENDO IL SUO CORSO !!!

E mentre nascono comitati contro il referendum (quindi contro la democrazia!) e i sindacati si sbracciano per dire che siamo folli,  noi ci diamo da fare!!!!

Bando di gara dell’Eni. Ma la Regione dov’è?

TARANTO – Un bando di gara per la realizzazione di una centrale elettrica.E’ l’iniziativa intrapresa dall’Eni di Taranto che ha stilato un concorso per scegliere una impresa disposta ad avviare i lavori per la creazione di una nuova centrale.Il bando, sconosciuto ai più, scade il 10 luglio.


L’intenzione dell’Eni di procedere alla realizzazione di una centrale elettrica ha lasciato dietro di sè perplessità e malumori che saranno difficilmente digeriti dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Secondo quanto appurato, nessuno sapeva nulla circa l’indizione del bando di gara. Chiaramente il pensiero corre subito alle Istituzioni ed in particolar modo all’attuale Giunta regionale che durante la campagna elettorale per il rinnovo della Presidenza ed il Consiglio aveva alzato barricate circa la volontà della Raffineria tarantina di voler dare seguito ai propri intenti. Proprio in merito alla realizzazione della centrale elettrica dell’Eni sarebbe utile capire quale azione abbia preso oppure (nel caso in cui, come supponiamo, la Regione fosse totalmente all’oscuro di tale bando di gara) intenda intraprendere l’Ente per evitare l’imple-mentazione di una nuova centrale sul territorio ionico. Sarebbe meritevole, da parte della Regione, fare piena luce su quanto sta accadendo, non foss’altro perché molti tarantini non hanno scordato che le tematiche ambientali tre mesi fa furono l’autentico cavallo di battaglia di chi oggi occupa uno scranno a Bari.

Fonte: http://www.tarantosera.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2542:bando-di-gara-delleni-ma-la-regione-dove&catid=36:giorno-e-notte&Itemid=1028

Siamo veramente, ma veramente, in ottime mani…L’Eni fa un bando per una nuova centrale e la Regione non ne sà niente?!? Eccellente…Fate come se noi tarantini non ci fossimo eh, con comodo…Tanto ci sono le nostre istituzioni a NON vigilare!

[MAIL BOMBING] Linea Notte Tg3 sulla questione ambientale a Taranto: Ospite solo l’Ilva!


Ieri notte c’è stato lo speciale del Tg3 Linea Notte che parlava della situazione ambientale a Taranto. L’unico ospite in studio era Buffo, responsabile del settore ambiente e sicurezza dell’Ilva. La presentatrice è stata in più occasioni messa in difficoltà da presunte smentite del suddetto ilva man e non era in grado di controbattere. L’assenza completa di un contraddittorio competente e di Taranto che potesse smentirlo è stata scandalosa a dir poco. Se hanno distorto o omesso la verità e l’assenza di un contraddittorio serio ci ha danneggiati, perchè non facciamo un mail bombing sul tg3?

tg3net@rai.it è la mail.
Oggetto: PENSAVO IL TG3 FOSSE SERIO
Testo: Grazie da Taranto

Purtroppo il video del programma non è ancora online ma il fatto stesso di invitare solo un rappresentante dell’Ilva può essere sufficiente a giustificare il nostro disappunto.

Ore 11, tutti una bella mail al tg3! Chi leggerà dopo questa mail la mandi comunque ;)

Se devono parlare di noi a livello nazionale, che lo facciano con competenza e cognizione di causa perchè con la nostra vita devono smetterla di giocare! Il 7 Luglio scade lo pseudo ultimatum del sindaco all’Ilva per la questione Benzo(a)pirene e cokerie e dovranno riparlare di noi al tg3, probabilmente. Forse è il caso di fargli capire che vogliamo un’informazione SERIA!!!!

A Sud, ladri di vita e di futuro

di Gianni Lannes

Immagine da www.blog.panorama.it

In nome del profitto economico a Sud sempre più morti con diagnosi sempre uguali. Nel Mezzogiorno non solo si vive male ma si vive meno. La scienza non ha dubbi: il 24 per cento delle patologie ha una causa ambientale. Nel Meridione più che altrove il potere mente spudoratamente ai cittadini tenendoli all’oscuro ed inquinando oltre agli ecosistemi anche le coscienze. I pennivendoli in circolazione fanno il lavoro sporco da cortigiani ossequiosi, sovente alimentando polemiche sterili e disorientando il discorso. In questo stagione del disamore per l’altro in cui è così viva la polemica sulla cura del cancro, troppo poco si parla dell’unica vera cura chiamata prevenzione. Vale a dire: la diminuzione dell’esposizione alle cause note e sospette di tumori. Insomma, non si misura la salute: quante indagini epidemiologiche sono state realizzate in Puglia o nello Stivale negli ultimi 30 anni? Perché distruggere il bene comune e il senso innato di comunità degli esseri umani? Semplice ingordigia a tutto spiano? In nome del profitto a tutti i costi e del potere a buon mercato avanzano gli inceneritori di rifiuti, variamente camuffati, comunque produttori in particolare di diossine cancerogene e veleni chimici a iosa. Il pericoloso impianto di Emma Marcegaglia in Capitanata (un’area tra le più fertili del belpaese) – un caso da Corte Europea di Giustizia – sarà costruito con denaro pubblico (15 milioni di euro), in barba alle più elementari norme di buon senso ecologico, ai vincoli ambientali, sanitari e sociali e alle leggi sia pure elastiche della penisola italica. Il progetto non è stato firmato da tecnici abilitati, non è stato sottoposto a necessaria valutazione di impatto ambientale né a valutazione ambientale strategica. Quanto agli espropri di questa terra ai contadini, forse sarebbe opportuno – se fosse possibile – resuscitare Peppino Di Vittorio per suscitare un pò di indignazione ed una lotta vera a questa morte decretata a tavolino dell’antica Daunia. Anche l’iter procedurale è stato analizzato da esperti super partes ed il responso parla di illegalità. Perché Vendola difende a spada tratta l’indifendibile? Nel dicembre scorso abbiamo chiamato in causa direttamente Nichi insieme ad Emma, ma entrambi non hanno fornito chiarimenti. Per mera miopia politica il problema dei rifiuti solidi urbani non è stato volutamente risolto in Puglia e meno che mai in Capitanata. Eppure la soluzione è a portata di mano: basta dare un’occhiata alle esperienze note. Allora se non esiste differenziata a livelli accettabili come si fa ad autorizzare addirittura un inceneritore? A Vendola raccomando la visione del documentario “Una montagna di balle”. Se poi ha tempo e curiosità vada a farsi un giro a Cutro in Calabria dove la Marcegaglia ha costruito un altro impianto che semina malattie e morte, grazie alla compiacenza di politicanti corrotti e alla zampa della n’drangheta. Progetti così deleteri si realizzano al Sud perché qui latitano gli anticorpi sociali e la politica è sovente sul libro paga. L’inceneritore della Marcegaglia era destinato inizialmente a Manfredonia, proprio in quel luogo dove negli anni ‘80 è stata sconfitta dai cittadini, soprattutto dalle donne, l’Anic-Enichem, ossia la chimica dei boiardi di Stato. Ma lì dove è morto l’amico operaio Nicola Lo vecchio il progetto è stato disintegrato. Dal solito cappello a cilindro – grazie all’operato dell’ex sindaco Paolo Campo, alle agevolazioni del contratto d’area (a quaranta chilometri di distanza), alla spinta di Roberto Garavaglia (factotum della Marcegaglia) e alla frenesia di Eliseo Zanasi (cementificatore a Mattinata) – è stato riproposto con qualche aggiustina a ridosso di un borgo con mille contadini, in gran parte vecchi, donne, ragazzi e bambini. Complimenti per il coraggio e l’alzata di genio. Gli spot funzionano magari in campagna elettorale ma quando si scontrano con l’esistenza reale le persone si rivoltano giustamente a difesa della vita. Vendola e Marcegaglia non sono divinità al di sopra della legge. Nichi non ha ancora l’aureola. A Nichi ricordiamo che gli elettori (una buona metà) solo qualche mese fa non hanno votato per rigetto questo modus operandi, intriso di demagogia e populismo. Infatti, al governatore sono venuti meno circa 700 mila voti rispetto al 2005, quando tuonava contro Fitto pro-inceneritori. Nichi se non hai smarrito la bussola un po’ di coerenza: dai un’occhiata al tuo programma di allora e alle video-interviste. Il dovere del giornalismo è informare, cercare fatti e fiutare notizie documentandole con dati oggettivi. Solo la comunicazione rende liberi. Un’altra lettura consigliata: La città delle nuvole dell’amico Carlo Vulpio. Forse Vendola e la Marcegaglia sognano un paese con giornalisti senza spina dorsale e possibilmente privi di cervello. Soggetti pronti e soprattutto proni a tutto pur di ossequiare la padrona. Nichi come sai mostrare i muscoli è un segno di latente debolezza. Chi credi di intimidire con il tuo proclama di ritorsioni legali? Sai bene che la censura non è altro che il modo concreto per il discorso dell’ordine di travestire, escludere, eludere o negare quei contenuti che rischierebbero di mettere in pericolo la sua legittimità, le sue certezze, il suo potere. Questo giornale nato dal nulla, senza padrini, nè padroni o sponsor ha scelto di stare dalla parte di chi non ha voce, di chi si danna l’anima onestamente per andare avanti, di chi cerca di lasciare un segno positivo, di chi coltiva il dono dell’interesse generale. Distinguere è la vera impresa. E talora si sbaglia. Mai come oggi ci rendiamo conto che l’intelligenza collettiva è dissolta, la voce della critica sociale è muta, la democrazia in agonia. Occorre continuare il più possibile a dire la verità. Quella scomoda, quella che urtica, quella che obbliga al realismo. Insieme possiamo lavorare al bene comune. Unire non dividere e piantare semi importanti per il mutamento di rotta. Tanto per cominciare Vendola dia una segno di discontinuità con uno stop definitivo agli inceneritori, una riconversione delle industrie inquinanti, una bonifica delle aree gravemente inquinate, a partire da Taranto e Brindisi. In Italia la memoria sociale ha le gambe corte: il dramma è la nostra passività. A nessuno però è consentito rubare il futuro delle giovani generazioni o ipotecare la qualità della vita. Su la testa…

Per saperne di più: www.italiaterranostra.it

Sinceramente in Vendola nutriamo poche speranze, purtroppo…Vedremo se ci smentirà…Lo speriamo.

Altro che lupini ci vorrebbero qui…Ora ci sono anche le molecole “vampire”

Giusto per farvi capire in che mani siamo…Il sindaco ha emesso un’ordinanza. Eccone il testo, integrale(lo specifico perchè è parziale e incompleta, ma è quella completa, purtroppo)
7 giugno 2010 – Ufficio Stampa Comune di Taranto
Si informa che il Sindaco Stefàno, a seguito dei risultati d’indagine effettuati dall’ARPA Puglia e trasmessi al Comune il 4 giugno u.s., recanti i dati delle misurazioni di benzo[a]pirene proveniente dall’area industriale, ha emanato una ordinanza sindacale, nei confronti dell’ILVA, affinché:
1. Predisponga nel termine di 30 gg. un piano di ottimizzazione degli impianti, secondo le migliori tecniche disponibili (BAT), finalizzato alla limitazione/minimizzazione delle ricadute in ambito urbano;
2. avvii con immediatezza un efficace controllo, attraverso il sistema di monitoraggio a videocamera, delle emissioni diffuse e quelle convogliate;
3. provveda all’istallazione di un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo tutto il perimetro dello stabilimento (Fence monitoring);
4. provveda con immediatezza all’istallazione di un impianto di monitoraggio in continuo di IPA e BTEX e campionamento polveri sulle macchine caricatrici e sfornatrici, il quale consenta un prelievo mediato lungo l’intero sviluppo delle batterie.
Fermo restando che è un copia+incolla delle richieste di alcuni ambientalisti moderati c’è da aggiungere che non si capisce che accade se entro 30 giorni l’Ilva non ottempera…L’Arpa ha diffuso un rapporto(che trovate  qui) in merito al benzo(a)pirene che non lascia dubbi sulla fonte. E questa è la risposta del sindaco! La massima autorità sanitaria locale dice che non può che c’è da vedere, da verificare, da valutare. A noi, e a quanto pare anche all’Arpa, non servono altre prove!

Sotto un articolo apparso su un giornale locale scritto a seguito di un’intervista, dai contenuti alquanto discutibili, rilasciata dal sindaco che ci ha lasciati tutti perplessi(il video purtroppo è solo su facebook)
La battuta sulla molecola “vampira” il giornalista l’ha rubata a me su facebook :D Mi ha avvisata eh! ;)

Stefàno tranquillizza i tarantini sul benzo(a)pirene: “Il sole in questo periodo è nostro alleato”

Secondo il Primo Cittadino il benzo(a)pirene sarebbe una molecola “vampira” che aggredisce solo di notte

Sole, sole e tanto sole per i cittadini di Taranto. Questa è la cura prescritta dal dottor Ippazio Stefàno, nonché Sindaco di Taranto, alla città più inquinata d’Europa. Che il sole facesse bene anche alla salute lo si sapeva dai tempi dei nostri nonni ma che avesse anche dei super poteri, onestamente, non lo sapevamo. Il sole sta al benzo(a)pirene come la criptonite sta a Superman. Questa potrebbe essere la giusta “equazione” per spiegare, con un esempio molto semplice, il concetto che ieri Stefàno ha espresso davanti alle telecamere di Studio100. Alla domanda della giornalista Rosalba De Giorgi : “Perché ha deciso di firmare questa ordinanza contro l’Ilva”, Stefàno risponde. “Perché ora c’è un documento preciso dell’Arpa che indica le conseguenze per lo sforamento del benzo(a)pirene.
Fin qui tutto sembra essere tecnicamente perfetto. Il Sindaco risponde in maniera congrua alla domanda. Ma poi si lascia scappare una rassicurazione. Il Sindaco continua : “ Vorrei tranquillizzare i cittadini per due motivi. Il primo, perché le istituzioni insieme lavorano per tutelare la salute”. Sei si fosse fermato qua, allora tutti saremmo stati più tranquilli ( sì sì sì) ed orgogliosi di vedere un Sindaco che finalmente ha deciso di tutelare il diritto alla saluta dei suoi cittadini. Ma Stefàno va oltre e si rovina con le sue stesse mani: “Seconda cosa, la natura in questi periodi estivi ci difende, perché la molecola del benzo(a)pirene viene dalla luce solare rotta e quindi, come dimostrato dai grafici, non raggiunge i livelli tossici.” Poi ancora : “Approfittando di questa pausa estiva abbiamo chiesto all’Ilva di rispettare ed attuare tutto quello che la legge dici di fare per garantire il diritto alla vita ed alla salute”. Ma chi passa queste informazioni a Stefàno facendogli fare questa magra figura davanti tutta la cittadinanza? Proprio lui che qualche settimana fa riferendosi a qualche giornalista ( forse abbiamo capito a ci si riferiva) diceva di “attenersi strettamente ai dati scientifici e non farci trasportare dalle scie emozionali”. Questa volta il Primo Cittadino si è fatto prendere dall’euforia del momento e l’ha sparata grossa. Sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territori e del Mare parlando della famiglia degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), a cui il benzo(a)pirene fa parte, si legge : “In presenza di luce solare gli IPA possono produrre composti a volte più tossici di quelli originali come succede per i nitro-IPA, formatasi dalla reazione con acido nitrico oppure per gli IPA ossidati derivanti dalla reazione con l’ozono”.
E menomale che la natura ci “difende”. Praticamente l’esatto contrario di quello che il Ministero dell’Ambiente dice! Il contrario! E poi, visto che il periodo estivo ci “tutela” che fretta c’era di emanare questa ordinanza e di farla rispettare entro 30 giorni? L’estate in Puglia dura almeno 90 giorni, forse è il caso di dare più tempo allo stabilimento per presentare un piano che elenchi le migliori tecniche disponibili…. Insomma ascoltando Stefàno ci sembra di rivedere un “film” girato qualche mese fa dove si vedevano tra i protagonisti un altro giornalista, Luigi Abbate di BluStar, ed il padron dell’acciaio, Emilio Riva. Abbate chiedeva se le morti di tumori a Taranto fossero invenzioni dei media locali e Riva rispondeva : “Ve le siete inventate”.
Qui c’è qualcuno che nega l’evidenza e omette informazioni importanti. Questo modo di agire non può essere fatto passare, soprattutto, quando questo qualcuno è il Sindaco di Taranto che, per tranquillizzare una città satura di chiacchiere, dice che il benzo(a)pirene non è tossico durante il periodo estivo. Falso. Niente di più falso! Così non si tranquillizza proprio nessuno. Anzi, aspettiamo con molta ansia di leggere l’ordinanza per intero con la quale si ordina all’Ilva di limitare le emissioni.
Antonello Corigliano (Puglia Press)

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