GLI INQUINANTI IN GRAVIDANZA ABBASSANO IL QUOZIENTE INTELLETTIVO DEI BAMBINI

Alcuni degli inquinanti piu’ comuni abbassano il quoziente intellettivo dei bambini già a partire dal periodo della gravidanza. Lo hanno scoperto due studi paralleli, citati da Scientific American, che sottolinea come lo stesso risultato sia stato ottenuto a New York e a Cracovia, in condizioni molto diverse tra loro.
Nel mirino ci sono gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), uno dei principali sottoprodotti della combustione degli idrocarburi. Lo studio statunitense, condotto su 249 bimbi seguiti fino all’eta’ di quattro anni, ha dimostrato un abbassamento di circa 4 punti del Qi in quelli le cui mamme erano state esposte all’inquinante in gravidanza. Lo stesso risultato e’ stato ottenuto in Polonia, dove sono stati studiati 214 bambini. In entrambi i casi alle mamme e’ stato chiesto di indossare un dispositivo che misurava l’inquinamento per 48 ore, e la differenza e’ stata trovata fra i figli di quelle con l’esposizione maggiore e quelle con quella minima. La differenza nel quoziente intellettivo e’ simile a quella che si avrebbe con una bassa esposizione al piombo.

Fonte: http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=3937&sendid=607

Nessuno degli inquinanti che provocano questi effetti è assente nella Città di Taranto, e da decenni…E’ evidente un considerevole danno oltre che sanitario anche sociale. Oltre che malati ci stanno rendendo meno dotati a livello intellettivo e quindi sempre meno capaci di ribellarci al male che ci stanno facendo…Ci stanno privando del diritto di vivere una delle esperienze più importanti della vita con serenità…E’ INTOLLERABILE!!!!

Riflessioni: Lista dei cancerogeni noti Marzo 1981

Correva l’anno del Signore 1981, quando la Federazione provinciale CGIL-CISL-UIL di Milano, promuoveva otto corsi monotematici di 150 ore sul tema:
“Sostanze cancerogene e processi produttivi”.

Sono passati 29 anni da allora.

In Lombardia gli operai divennero consapevoli.

A Taranto, anziché farla diventare la Sesto San Giovanni del Sud, in 29 anni non creando alternative hanno fatto impoverire ed ammalare il territorio. Tanto da produrre il 93% della diossina nazionale, solo per citare l’inquinante tristemente famosa perché trovata negli alimenti e peggio ancora nelle pecore della Famiglia Fornaro, che aspetta ancora di essere risarcita.

Chi inquina NON paga.

Tanto che nemmeno i bambini possono andare a giocare per strada, nelle piccolissime aree di verde (?) rimaste nel quartiere più a ridosso della grande industria.

Ma i bambini questo non lo sanno, e nemmeno i loro genitori, se non fosse per il passaparola tra i più informati.

Mica con i manifesti o annunci nelle TV locali, quelli servono per la campagna elettorale.

Gli operai sulla carta fanno tutti i corsi di sicurezza previsti per legge, ma in pratica….la paura di perdere il posto di lavoro, e così grande, che monetizzano anche la loro stessa salute, ignorando che oltre quella dei loro compagni di lavoro, c’è quella dei loro figli e nipoti.

Un esempio su tutti un bambino di 13 anni con il tumore del fumatore incallito.

Ma una rondine non fa primavera.

La primavera di morte la fanno le persone che ogni anno scoprono di avere una malattia oncologica.
E sono tanti, ma tanti.

Le USL lo sanno, indifferentemente se c’è, o no il registro tumori.

E se questo succede ad un bambino di soli 13 anni, immaginiamoci cosa succede agli operai che lavorano nella grande industria.

Il rischio oncologico di chi vive in un territorio ad alto rischio ambientale, è certamente molto più alto di chi vive in un territorio non ammorbato da un’industria siderurgica, un cementificio, una raffineria, e due inceneritori, senza dimenticare le discariche legali e a cielo aperto.

Le nanoparticelle dei microinquinanti non distinguono l’operaio, dalla casalinga, il bambino da un adulto, il politico, da un operatore ecologico.

Entrano nel sangue, si depositano nei nostri organi, e nessuno può prevedere dove finiranno.

Prima o poi ti compare una cisti, una macchia sulla pelle, o semplicemente ti cresce vicino ad un organo interno al nostro corpo come la bile, lo stomaco, il fegato, i polmoni. Ma non li vedi, non ti danno fastidio, fino al giorno che vai dal medico di famiglia, a farti controllare e si accorge che c’è qualcosa che non va nel tuo raffreddore, bruciore di stomaco, mal di testa continuo, il sangue nelle feci, nelle urine, o sputi sangue quando tossisci.

Il DPR 23 aprile 1998 “Approvazione del piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto” ha definito questa città “area ad elevato rischio di crisi ambientale”.

Dall’esame dei dati sulla mortalità per neoplasie riportati nel Bollettino epidemiologico della ASL TA/1 (n.1 del maggio ’97, n.2 del settembre ’99, n.3 del dicembre’99/gennaio 2000) si rileva che a Taranto nel periodo 1992-1996 la mortalità per cancro ha rappresentato il 25% della mortalità generale, ponendosi a livelli sensibilmente superiori rispetto ai valori rilevati nelle altre province del sud dell’Italia.

I lavoratori addetti alla caricatrice e all’apertura coperchi, all’Ilva, il rischio cancerogeno è ancora più alto rispetto alle altre figure professionali.

Ma a noi cosa ce ne importa, tanto ci daranno 14 sale operatorie, anziché fare prevenzione.

Di che ci lamentiamo, se ci ammaliamo, abbiamo la struttura a due passi, un taglio e via, il tumore è sparito, con la benedizione di Don Verzé e la Chemio a go go come se fosse acqua fresca.

La gente che chiede solo di avere un lavoro rispettoso della propria e altrui salute, per fare poi una vita dignitosa, andare in pensione per godersela, magari portando a spasso i nipotini.

Come tutti i lavoratori e pensionati che vivono in nazioni dove il rispetto per la salute viene prima di tutto.

Si perché anche siamo in Europa, ogni nazione ha i suoi parametri, tanto che l’Italia vedasi le infrazioni comunitarie su http://www.politichecomunitarie.it

Ma a Taranto, città necessaria, è una utopia.

Se fra tutti i pensionati tarantini, si svolgesse un confronto fra quanti sono ex operai e non; e fra questi ex operai si contassero gli anni di vita media dalla pensione, ci accorgeremmo di come poco o nulla si godono la pensione, perché molti, a pochi anni dalla pensione lasciano questa città per fare compagnia agli Angeli.

I vecchi articoli 62 e 63 del D.Lgs. n. 626/94 sono diventati oggi un’utopia, perché intanto il D.Lgs. n. 626/94 è stato completamente trasfuso nel D.Lgs. 81/2008, recante il nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che è bellissimo per Confidustria, fino a che rimane sulla carta.

La grande industria a Taranto in 29 anni ha mai investito?

Sul territorio che lo ospita?

Nei suoi reparti?

Se si, allora rapportiamo il valore totale diviso per gli anni in cui si è insediata la grande industria.

Verrebbe fuori una miseria, in pratica nulla.

Lo dimostra il fatto che le grandi industrie non sono in possesso ancora dell’AIA conosciuta come Autorizzazione Integrata Ambientale, (qualche ignaro cittadino la confonderebbe con una nota marca di polli) e lo dimostrano gli sforamenti oltre quello dell’inquinamento per legge, delle centraline dislocate per tutta la città, i rilievi dell’Arpa.

Gli sforamenti oltre il consentito per legge ci sono, e allora?

Qualcuno si preoccupa di fermare le industrie che sforano per verificare che gli impianti siano in regola affinché la cosa non si ripeta più?

Ma siamo pazzi, se non produciamo malati che si devono curare, come possono i medici prescrivere farmaci, analisi?

Il Pil si fermerebbe.

Cosa avrebbero da dire i sindacati, se tutto funzionasse nella grande industria, cosa avrebbero da dire i politici quando hanno terminato le idee?

Allora ci devono pensare i cittadini edotti, che ci tengono alla propria e altrui salute o come si suol dire oggi, al bene comune.

A che servono gli assessori all’ambiente, alla salute, se poi ci sono i cittadini che per difendere la loro e altrui salute e quella dei propri cari, lo devono fare a colpi di marche da bollo e ricorsi al TAR?

Ma il diritto alla salute non è sancito dalla nostra costituzione?

E se è sancito dalla nostra costituzione, perché i politici preposti la ignorano?

Non vi prestano giuramento?

Ma gli operai e le loro famiglie ignari di tutto questo, credono che sia normale.

Certo a Taranto, città necessaria, la gente ignora anche che le malattie siano legate al lavoro, all’ambiente in cui si vive.

Quindi sembra normale, che un bambino a 13 anni abbia il tumore di un fumatore incallito.

Tanto è l’aria…

Quante persone si ammalano di neoplasie, per il profitto di pochi?

Ignorando il fatto che si possono fare dei test del capello, delle urine per scoprire i metalli pensanti.

Che siano o meno attendibili, lo dicano i medici. Si ma medici qualsiasi, lo dicano i medici che hanno fatto il giuramento di Ippocrate, non da ipocrate.

Se la gente si domandasse come i metalli pesanti, hanno fatto ad entrare nel proprio corpo, come anche le sostanze cancerogene che la grande industria produce, si potrebbe fare una CLASS ACTION, ma i nostri politici hanno pensato bene di tagliare le gambe ai cittadini, specialmente a quelli della provincia tarantina, così la richiesta di un risarcimento danni la debbono fare i singoli cittadini. E quelli che non possono mettere un primo con un secondo insieme come fanno?

Sono cittadini di serie B?

Ecco perché ora sulle sigarette ci sono le targhette che il fumo fa male. Un precedente c’è stato, ma nella lontana America.

Allora non si lamentino quando dei cittadini, fanno informazione, e bussano alle autorità politiche che hanno il compito di tutelare la salute pubblica, e non solo quella degli operai, nascondendosi con demagogia nella crisi, la tutela dei posti di lavoro se in 29 anni, i nostri amministratori non si sono preoccupati di creare una alternativa, per il territorio ed a fino ad ora nulla stanno facendo.

Qualcuno ha mai sentito dalla bocca di un politico parlare delle infrazioni comunitarie?

Fonte: http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx2009_2235

Numero di Procedura: 2010_0124

Oggetto: Mancato recepimento della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas effetto serra.

Inadempienza: Mancato recepimento

Fase: Messa in mora Art. 258 TFUE (ex art. 226 TCE)

Numero di Procedura: 2009_2235

Oggetto:Non conformità della normativa nazionale con la direttiva 2001/42/CE relativa alla valutazione degli effetti di piani e programmi sull’ambiente.

Inadempienza:Violazione diritto comunitario

Fase: Messa in mora Art. 258 TFUE (ex art. 226 TCE)

Numero di Procedura:2009_2086

Oggetto:Valutazione d’ Impatto ambientale – Applicazione della direttiva 85/337/CEE. Dir. 85/337/CEE modificata dalle Dirr. 97/11/CE e 2003/35/CE

Inadempienza: Violazione diritto comunitario

Fase: Messa in mora Art. 258 TFUE (ex art. 226 TCE)

Questi sono solo alcuni piccoli esempi che nel totale delle procedure di infrazione sono 127, della quale la più numerosa è sull’ambiente, ben 36, mentre quelle sulla salute soltanto 14.

E chi paga queste infrazioni i politici hanno creato?

Sempre e soltanto il cittadino che non ha conflitti di interesse, il cittadino nostalgico della vera politica, l’operaio precario quando non è in cassa integrazione, ogni cittadino italiano onesto.

O forse i condannati in parlamento?

Peppe Cicala

Lista dei cancerogeni noti Marzo 1981

Al quartiere Tamburi per rischio cancro sindaco vieta ai bambini giuoco all’aria aperta


Questa estate i bambini del quartiere Tamburi di Taranto non potranno giocare nelle loro aree verdi perché inquinate da sostanze cancerogene. A stabilirlo è stata un’ordinanza del sindaco Ippazio Stefàno. A seguito di analisi condotte sui terreni del quartiere, è stata riscontrata una contaminazione chimica che oltrepassa i valori di legge per il berillio e i Pcb, sostanze cancerogene. A questo proposito la relazione tecnica del Progetto Coordinato per il risanamento del Quartiere Tamburi è chiara nel definire che “i risultati dell’analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo “scenario bambini”. Alla luce della relazione tecnica il pericolo per i più piccoli è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il berillio.

I bambini potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei PCB, venire contaminati per via del solo contatto dermico.
Altamarea, un coordinamento di cittadini e associazioni locali, ha già scritto al direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, affinché chiarisca la provenienza delle sostanze che hanno inquinato il suolo del quartiere Tamburi. Sulla base delle ricerche dello IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro, Monografia Volume N. 58) il berillio “fin dai primi anni del ventesimo secolo, è stato prodotto e utilizzato in una varietà di applicazioni come metallo in leghe”. I lavoratori delle aziende siderurgiche possono essere esposti “ad elevati livelli di berillio, soprattutto nella raffinazione e lavorazione dei metalli”.

Il quartiere Tamburi è già noto per essere sottoposto alla pressione di inquinanti come la diossina e il benzo(a)pirene, entrambi cancerogeni. Quest’ultimo ha superato nel 2008 e nel 2009 il valore fissato dalla legge. L’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) ha indicato nella cokeria dell’Ilva la sorgente del 98% di tale emissione cancerogena, fornendo al sindaco di Taranto gli elementi per emanare un mese fa un’altra ordinanza finalizzata a ridurre le emissioni e a tutelare la salute della popolazione. La Regione Puglia ha già disposto attorno all’area industriale una fascia di 20 chilometri in cui è fatto divieto di pascolo per le aree incolte, a causa della contaminazione da diossina. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto, da parte sua, ha inoltre disposto per i prossimi giorni l’abbattimento di altri mille capi di bestiame nelle cui carni è stata rinvenuta una concentrazione di diossina superiore ai limiti di legge. Erano già stati abbattuti in precedenza 1.200 capi di bestiame per la stessa ragione.

Fonte: http://www.lamiaaria.it/news/aria-in-italia/al-quartiere-tamburi-per-rischio-cancro-sindaco-vieta-ai-bambini-giuoco-all’aria-aperta-10105.aspx

ATTENZIONE! ATTENZIONE! Il sindaco si è svegliato! Forse…

Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell’Ilva

di PAMELA GIUFRÈ

«Viviamo ai Tamburi dagli anni ’50 e siamo davvero stanchi di respirare tutti i giorni le polveri dell’Ilva mettendo a rischio la salute nostra e dei nostri figli e nipoti». E’ questa la motivazione che ha spinto Alfonso Tranquillino e sua moglie Francesca Viesti, residenti in via Merodio ai Tamburi, a denunciare l’Ilva di Taranto per getto pericoloso di polveri e minerali. E il sostituto procuratore Daniela Putignano (si veda la «Gazzetta» di ieri ha raccolto questa denuncia e quella di altre due famiglie e ha indagato Emilio Riva . Lo stabile in cui vive la famiglia Tranquillino appare sporco e danneggiato anche se è già stato sottoposto ad un radicale intervento di ristrutturazione negli anni ’90 come raccontano gli stessi inquilini. «Il materiale proveniente dal siderurgico – spiega Tranquillino – si deposita sulle ringhiere e sui pavimenti dei nostri balconi e finisce in tutte le stanze, dalla camera da letto alla cucina. Non ne possiamo davvero più, ecco perchè abbiamo deciso di prendere provvedimenti legali».

La famiglia Tranquillino non è stata la sola ad imbarcarsi in quest’avventura. Anche altre due famiglie di via Manzoni e di via Mar Piccolo hanno deciso di rivolgersi alla Magistratura per far valere i loro diritti. Si tratta di tre famiglie che si sono stabilite nel rione Tamburi quando era una zona residenziale della città. E invece si sono ritrovate a dover convivere con l’inquinamento, indipendentemente dall’esposizione dei loro appartamenti. Via Merodio e via Mar Piccolo, ad esempio, si trovano in due traverse opposte di via Galeso. Via Manzoni, invece, è nei pressi del cimitero. Ma tutti devono quotidianamente affrontare gli stessi problemi. «Parlando con altri residenti del rione – dice Tranquillino -, anche distanti da casa nostra, abbiamo appreso della loro intenzione di presentare ricorso. Così, condividendo l’iniziativa, ci siamo informati da un avvocato, il quale ci ha consigliato di sottoscrivere la denuncia personalmente in quanto questi reati possono essere contestati all’Ilva solo se viene presentata querela da parte della persona offesa. E noi non abbiamo avuto dubbi a firmare quella denuncia».

Eppure, le perplessità cominciano ad affiorare proprio ora che il sostituto procuratore, Daniela Putignano, ha dato loro ragione contestando a Emilio Riva, che dell’Ilva è stato presidente sino a maggio scorso (ora gli è succeduto il figlio Nicola), che «mediante l’immissione dell’ambiente di fumi, minerali e polveri prodotti dallo stabilimento, gettava cose idonee ad offendere, imbrattare e molestare persone perché deturpava ed imbrattava le unità abitative dei denuncianti, tutte ubicate nel quartiere Tamburi, nelle immediate vicinanze del parco minerali e fossili».

«L’avvocato – dice Francesca Viesti – ci ha informato dell’esito del ricorso, ma chissà se davvero cambierà qualcosa. Sono anche anni che ci viene promessa la riduzione dell’inquinamento ma finora senza esito. Perché mai questa volta dovrebbe essere diversa dalle altre?» Il marito è più ottimista: «Noi ci abbiamo messo tutta la buona volontà esponendoci in prima persona in questa battaglia giudiziaria e abbiamo già superato un primo ostacolo. Del resto, nessun giudice avrebbe potuto darci torto. I cattivi odori provenienti dall’Ilva si sentono fino a Castellaneta».

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=350180

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