Rifiuti in Puglia, comunicato stampa

Per la chiarezza sull’operazione “Rifiuti in Puglia”

Quarantacinquemila tonnellate di rifiuti in un territorio già martoriato da una quantità di inquinamento equivalente, per Tossicità, a quello di intere nazioni viene accettato senza problemi dai parlamentari pugliesi.
Chiamando questo via libera “atto di solidarietà”, la responsabilità viene implicitamente addossata alle popolazioni campane. Ma quei cittadini esasperati, in lotta per tentare di proteggere la propria salute, nulla ci hanno chiesto; e non è possibile far credere che si tratti di una misura speciale per un’emergenza transitoria quando né il governo centrale né quello regionale hanno posto le condizioni per un superamento del problema. Si tratta invece dell’arrogante imposizione militare di una politica di affarismo sull’immonizia, finanziata coi soldi dei cittadini (CIP 6 ed equivalenti), fatta di discariche e di “termovalorizzatori” (inceneritori), che ignora volutamente le politiche più sensate di gestione dei rifiuti, basate sulla raccolta differenziata e sul riciclo finalizzato al riutilizzo e chieste dai comitati cittadini perché, in luogo di profitti e inquinamento, creerebbero risparmio ed anche occupazione.
Questa alternativa viene continuamente schiacciata
dalla produzione di un’emergenza che, come rilevato dagli organismi dell’Unione Europea, nulla si fa per scongiurare. “E’ sorprendente notare come nelle stesse ore che si sono lanciati proclami di solidarietà per i rifiuti Campani, contemporaneamente viene firmato il piano di rientro sanitario regionale pugliese”. In questo quadro si inserisce l’accordo dei due figli di Puglia, Vendola e Fitto: accettazione dei rifiuti in cambio del piano di rientro sanitario.
Una dimensione, quella sanitaria, in cui salute e inquinamento continuano a intrecciarsi a discapito della prima, visto che il San Raffaele, a favore del quale Vendola chiuderà diversi ospedali pubblici, già manda in Puglia dal nord i propri rifiuti tossici (proprio in questo periodo il giornalista Lannes ha chiesto a  Vendola delucidazioni su tali rifiuti, ma non ha avuto nessuna risposta).
Del resto, di fronte
alla decisione del ceto politico parlamentare di imporre con la forza tutte le politiche affaristiche così dette “economiche” che portano vantaggi a pochi e svantaggi a molti, comportanti devastazione territoriale, nessun amministratore locale conta nulla. Prima che in Campania, dove il governo Prodi fece manganellare inermi dimostranti di mezz’età seduti per terra, lo hanno sperimentato e filmato i cittadini della Val di Susa, mostrandoci un funzionario di polizia che dice a un sindaco: “Voi qui non rappresentate più lo stato. Lo rappresentiamo noi.”
Essendo nostra convinzione che non bisogna trattare sulla salute;
consapevoli, per l’andamento di analoghe situazioni italiane, che gli amministratori locali non possono sostituire l’organizzazione della popolazione sui propri problemi, chiediamo ai politici di non offendere l’intelligenza dei cittadini  chiamando “solidarietà” un’imposizione affaristica.
Solo una seria raccolta differenziata, finalizzata al riutilizzo, porta alla strada per la risoluzione dell’emergenza rifiuti, non solo in Campania, ma in ogni dove. Molti i politici ottusi che non voglio ne sentire, ne vedere avanti ad una collaborazione fattiva e di volontà popolare di fronte alla realtà dei fatti dimostrati in tante realtà italiane.  In tanti ci hanno provato. Lannes, Conte, gli stessi sindaci della provincia tarantina.
Lannes aspetta ancora una risposta, Conte addirittura è stato cacciato e poi interdetto dal manifestare un sit-in. I sindaci semplicemente ignorati.
Questa è democrazia da una persona che chiede solidarità?
A riprova dell’estrema consapevolezza dei cittadini in questi giorni circa 3000 persone sono scese nelle strade di Lizzano per ribadire che la ‘solidarietà’ è solo IPOCRISIA quando non porta soluzioni, è ipocrisia quando si finge che appalti stabiliti ad Agosto possano riferirsi ad emergenze scoppiate in Ottobre, è ipocrisia quando difronte ad un emergenza prodotta da 1000 tonnellate ( e circa 20000 nella provincia) di rifiuti ce ne mandano 45.000!
Quella stessa consapevolezza ha spinto le persone difronte alla discarica di Italcave per vedere di persona questi sicurissimi camion arrivare… e come da copione li ha trovati INQUIETANTI e maleodoranti visto che continuavano a perdere percolato!
E’  proprio per quest’ipocrisia che non ci fidiamo della tanto repentina ripartenza dei camion, non crederete davvero che questo teatrino possa tranquillizzarci?
Lo abbiamo già ribadito e continueremo a farlo l’unico vero atto di solidarietà verso la nazione intera è l’adozione reale di una politica che porti a Rifiuti Zero, e non ci fermeremo finchè non riusciremo ad attivarla, finchè tutte le discariche e gli inceneritori inutili che devastano questo territorio non verranno chiusi per sempre in ragione di un crescente indotto legato alla differenziata vera quella finalizzata al riutilizzo.

 

Comitato per Taranto,  AttivaLizzano,  Malati Infiammatori Cronici, CarosiNOdiscariche
Comitati di Quartiere,  Meetup 100 Masserie Taranto, Meetup Amici di Beppe Grillo Taranto, CORITA e WWF TARANTO


Siamo tutti cittadini di Taranto!

Concordiamo appieno con le parole e le intenzioni di Andrea Biggio, tarantino trapiantato a Firenze, esperto cuoco macrobiotico, apprezzato blogger e conferenziere in Italia sui temi dell’alimentazione, tra l’altro autore di un libro su  “Come Cucinare la Nostra Vita“.

Condividiamo e lanciamo l’idea di aprire un dibattito su questo tema fondamentale, l’alimentazione che ci protegge, da cui inizino a seguire delle azioni concrete : quelle che ognuno di noi può effettuare da subito.
Sono invitati tutti i cittadini e i gruppi che si attivano per l’ambiente e la salute.
Rimane ovvio e scontato che l’industria pesante e gli inceneritori (sotto qualunque veste o nome nascosti) devono essere eliminati per la tutela della nostra vita (con bonifica, riconversione, realizzazione di nuovi scenari economici che si adattino e sviluppino le attività locali).

Siamo tutti cittadini di Taranto!

Tutti, in diverse misure, siamo afflitti da inquinamenti grandi e piccoli, dentro e fuori di noi. Taranto è una città meravigliosa che, più di ogni altra nel nostro Paese, soffre della presenza di un siderurgico, l’ILVA, e di altre pesanti fonti d’inquinamento ambientale (soprattutto diossina).

Qui, ci sono arrivato da pochi giorni per trascorrere le festività di fine anno e ho ritrovato gli amici alle prese – ormai da anni – con comitati, associazioni, movimenti di lotta e denuncia di questa impraticabilità di vita. Bilbao, in Spagna, antica città industriale, prima fumosa e grigia, è adesso una delle città iberiche più all’avanguardia culturale e ambientale. Semplicemente hanno soppresso tutto quel mondo industriale, ci sono riusciti. La città è ricchissima e non a caso ha uno dei musei più importanti al mondo: quando ho visitato il Guggenheim ho compreso la grande impresa di quel fiero popolo basco.

Ma come possiamo limitare e circoscrivere i danni dell’inquinamento siderurgico (e di ogni altro), a Taranto e non solo, mentre le battaglie proseguono, nella noncuranza dei politici e degli industriali?
La risposta è che: dovremmo cercare di mantenere il nostro corpo più forte e resistente alle avversità ambientali.
Come? Mangiando in modo più sano e migliorando lo stile di vita! Semplice, ma non facile.
Le battaglie per migliorare la qualità della vita sono sempre lunghe e bisogna entrare in un’ottica di processualità, per la quale – nel presente – ciò che conta maggiormente è la direzione e non la destinazione, la meta cui prima o poi si perverrà … se vogliamo. Dico “vogliamo”, perché chi non vive a Taranto non può pensare che il problema non lo riguardi, così come riguarda, ognuno di noi, anche quello dei rifiuti nel napoletano. Tutti siamo tarantini e dovremmo fare molto di più per appoggiare i circoli virtuosi che, in queste città martoriate dall’inquinamento, vengono innestati dai movimenti, associazioni, comitati, di cui scrivevo più sopra.

Quando si parla di cibo tanti fanno “spallucce”: ma io mangio bene … faccio attenzione … mi limito … ogni tanto faccio una dieta (o ci provo) … pratico la dieta mediterranea … mi so regolare … il cibo non c’entra … l’origine dei mali è psicosomatica … vegetariani e vegan sono dei fissati, la macrobiotica puah … nessuno mi può venire a spiegare come si mangia … sono tanti altri i fattori di malattia … nella mia terra si mangia sano...

E invece no! Cari “tarantini” di tutto il Paese! Le cose stanno diversamente da quanto vi dicono dal parrucchiere, diversamente da ciò che ascoltate nelle varie prove del cuoco televisive, diversamente da ciò che leggete sulle mode gourmet e gourmand. Anche io, nella mia precedente vita (cioè fino a una quindicina di anni fa…), ero arrogante e non aperto ad una visione più complessa dell’esistenza, includente il fattore alimentare come base di vita più sana. Poi il mio corpo mi ha riproposto sempre più frequentemente degli aut aut: o cambi oppure starai sempre peggio. Sono cambiato e dunque …sono stato sempre meglio. Il cibo è medicina, si sa sin dalle antichità occidentali e orientali.
Oggi mangiamo troppi prodotti di origine animale (carne, latticini, burro e formaggi) e cibi raffinati (pane bianco, riso bianco, pasta bianca, farina bianca “00″ e zucchero) e così la nostra salute peggiora, senza che si possano avere sospetti su queste che sono le  cause principali. Se continuate a mangiare carne tutti i giorni, anche sotto forma d’insaccati, vi ammazzerete da soli … e neanche tanto lentamente.
Personalmente mangio carne e formaggi, farina bianca e pasta bianca, anche zucchero, MA NON TUTTI I GIORNI, solo saltuariamente e occasionalmente fuori di casa. Non sono un vegetariano, non sono  vegan, non sono un macrobiotico, anche se adotto i geniali principi macrobiotici per organizzarmi l’alimentazione di base, quella portante. Mangio prevalentemente e ordinariamente cereali integrali in chicco biologici, legumi e verdure e frutta. Quando è possibile scelgo il biologico, se la tasca e la presenza di relativi negozi sul territorio lo permettono. Mentre voi vi state facendo una fettina (stracolma di ormoni) ai ferri o state mangiando una coscia di pollo (di plastica), io mi sto godendo un meraviglioso tortino di miglio (per esempio) oppure una pasta e fagioli. Mentre trangugiate un dolce imbottito di burro, zucchero, uova, panna, latte, io me ne sto gustando un altro senza tutte queste “pesantezze”… ed ancora più buono per chi non ha il palato drogato dallo zucchero.
Il corpo, stordito e appesantito da cibi che i nostri avi si guardavano bene dal mangiare giornalmente, è diventato un ricettacolo di malattie. E’ chiaro che l’inquinamento – come anche il virus – quando trova un terreno debole e intossicato, ha più facile presa. Dico più facile, nel senso che se si mangiasse con più criterio e in maniera più “naturale” (parola usata e abusata, parola prostituta, ma non so quale altra usare) la nascita del tumore, indotto dal cattivo ambiente, sarebbe più difficile perché molto ostacolata da un “terreno” sano.

Immagino che molti di voi, leggendomi, obietteranno che vogliono una prova di quanto dico, come se tutto ciò che succede tra cielo e terra dovesse realmente essere sempre provato, altrimenti non è vero (il c.d. scientismo). Andate, piuttosto, a vedere quello che accade all’Istituto Tumori di Milano, dove – grazie alle aperte conoscenze del dott.Berrino – è stato introdotto un concetto di prevenzione basato anche sul cibo e sui principi della macrobiotica. Non si tratta solo di quella prevenzione, nota a tutti come la sola, che va sotto il nome di “diagnosi precoce”, ma proprio di quanto si deve fare per impedire che le malattie sorgano, anziché limitarsi ad individuarle quando sono già presenti, anche se allo stadio iniziale. Hanno scoperto che le donne mastectomizzate che mangiavano in modo macrobiotico reggevano molto meglio delle altre la chemioterapia e riducevano il rischio di recidiva in seguito.
Chiedo. Essendo la chemio molto più direttamente violenta e invasiva di quanto non sia l’inquinamento “tarantino”,  è consentito dedurre che chi mangia in un certo modo (diciamo, più tendente all’uso di cereali integrali in chicco, legumi, frutta e verdura), a maggior ragione, è in grado di opporre maggiore resistenza all’aggressione della diossina? Credo proprio di sì! Se i “tarantini” di tutto il Paese, cioè coloro che abitano nelle zone ad alto inquinamento, mangiassero meglio ridurrebbero drasticamente il problema (purtroppo senza eliminarlo, naturalmente!) e ciò consentirebbe loro di concludere meglio la battaglia (o la guerra?) per una anelata ecologia della loro terra.

Chi mi segue da Taranto o dalle altre Taranto che ci sono nel Paese, chi è insomma un “tarantino”, contribuisca ad avviare circoli virtuosi in cui si cominci a parlare anche di cibo “naturale”, anziché fare sacrosante battaglie per la salute e l’ecologia della propria terra, per poi sedersi a tavola e mettersi tutti i giorni nel piatto le peggiori nefandezze!

Facciamo come fece Kennedy a Berlino quando disse “Ich bin ein Berliner“: IO SONO UN TARANTINO!

Discariche ? No grazie. Figuriamoci gli inceneritori!

Come suggerito a più riprese dalla Sig.ra Carla Poli, imprenditrice del Centro Riciclo Vedelago, i rifiuti hanno un valore e non si devono chiamare rifiuti, ma risorse. RISORSE!
Con la differenziata porta a porta e con il riciclo di queste risorse, i rifiuti di Napoli e di tutta l’ITALIA non potrebbero mai essere un problema sanitario.
E nemmeno una forma di solidarietà : sarebbero soldi ben recuperati e risparmiati. E parliamo di somme a tanti zeri.
Ma ci vuole qualcuno diverso dalla maggior parte dei politici ed amministratori attuali perché questa possa diventare cosa comune.
SIAMO PRONTI A METTERCI IN TESTA UN ELMETTO?

 


Su cortese segnalazione della dottoressa Patrizia Gentilini pubblichiamo con piacere un articolo della ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente )

I RISCHI CONNESSI ALLE EMISSIONI DEGLI INCENERITORI


La pandemia silenziosa firmata diossina e Pcb

L incenerimento dei rifiuti, non solo non garantisce un risparmio né energetico né economico, ma è fra tutte le tecnologie la meno rispettosa per la salute. Oltre all’inevitabile produzione di ceneri leggere e di fondo e di fanghi, determina l’immissione sistematica e continua nell’atmosfera di enormi quantità di fumi inquinanti, di particolato Pm-10 e soprattutto di particolato fine e ultrafine (Pm-2,5 e Pm-0,1). La frazione ultrafine – tanto più elevata (fino all’80% del particolato emesso) quanto maggiori sono le temperature di combustione – è riconosciuta come quella più pericolosa per la salute umana. In questa frazione sono comprese le cosiddette nanoparticelle, aggregati di diametro variabile tra 1 e 25 nanometri, costituiti da migliaia di atomi. La loro pericolosità è dovuta all’elevato rapporto superficie/volume, all’elevata reattività chimica e alla capacità di superare i filtri impiantistici e quelli naturali delle vie respiratorie, penetrando negli alveoli polmonari e, attraverso le pareti alveolari e vascolari, nel torrente circolatorio dei vari organi e tessuti e nelle cellule e nei nuclei dell’organismo umano. Le nanoparticelle veicolano numerose sostanze epi(geno)tossiche e cancerogene prodotte negli inceneritori.

Tra esse vi sono sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili, alcune già classificate dalla lare come cancerogeni certi per l’uomo. In particolare, tra le oltre 200 sostanze, si riscontrano: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene, piombo, diossine, dibenzofurani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici.

Oltre ai tumori queste sostanze provocano:

- processi infiammatori in tutti gli organi ai quali giungono tramite il sistema vascolare;

- processi di arteriosclerosi che ostacolano il flusso ematico con rischio di infarto miocardico e di ictus cerebrale;

- interferenze endocrine particolarmente nocive nell’età evolutiva;

- modifiche genomiche che aumentano la suscettibilità agli inquinanti delle generazioni future.

Le diossine e i policlorobifenili (Pcb) costituiscono un gruppo di molecole riconosciute a livello internazionale come microinquinanti organici persistenti (Pops). Tali sostanze sono estremamente persistenti nell’ambiente e in grado di essere trasportate per lunghe distanze rispetto ai punti di emissione. In condizioni ambientali tipiche esse tendono alla bioconcentrazione e presentano un processo di biomagnificazione, raggiungendo concentrazioni potenzialmente rilevanti sul piano tossicologico e rappresentando, quindi, una minaccia per la salute urnana e per l’ambiente.

L’esposizione a lungo termine ai Pops può avere effetti cronici sugli organismi come, a esempio, alterazioni metaboliche degli ormoni, carcinogenesi, teratogenesi, effetti sul sistema immunitario.

È importante evidenziare che le diossine e i Pcb mostrano caratteristiche chimiche e di pericolosità analoghe, sebbene le loro fonti di origine siano spesso differenti.

I dati tossicologici indicano che più del 90% dell’esposizione umana alle diossine deriva dagli alimenti e tra questi, quelli di origine animale contribuiscono di norma all’80% circa dell’esposizione complessiva.

Una proprietà importante di questo tipo di composti è senza dubbio la loro grande stabilità fisica e chimica dovuta alla presenza degli atomi di cloro, che li rende resistenti alla biodegradazione. La conseguenza di questa stabilità, quindi la non distruzione e l’accumulo di questi prodotti in natura, in piante e animali, nella massa grassa dell’organismo, è rappresentata dalla lunghezza della catena alimentare, che è la principale via d’esposizione nell’uomo.

La conoscenza tossicologica è fondamentale per scelte industriali e politiche e merita una particolare attenzione per una sempre maggiore sostenibilità ambientale.

In Italia dati epidemiologici, particolarmente inquietanti, registrano un incremento complessivo di incidenza di cancro nelle donne, indipendentemente dall’età, dell’1% annuo e di cancro nell’infanzia del 2% annuo, esattamente doppio di quanto si registra in Europa.

Albert Einstein diceva: un uomo intelligente risolve un problema, un uomo saggio lo evita; queste parole ci devono far riflettere su ciò che può comportare la crescente pratica dell’incenerimento dei rifiuti. È stato calcolato che con le previsioni d’incenerimento previste complessivamente in Europa si andranno a immettere, utilizzando le migliori tecnologie disponibili (Bar) e nel rispetto dei limiti di legge, quantità assolutamente non trascurabili di inquinanti: ben 500 g per anno di diossina e composti diossina-simili.

Un concetto fondamentale è quindi che, di fronte a una contaminazione di cui nessuno può ipotizzare compiutamente effetti e conseguenze, dovrebbe essere assunto un atteggiamento di massima precauzione, evitando il più possibile l’immissione nell’ambiente di inquinanti pericolosissimi e persistenti quali la diossina. La contaminazione della catena alimentare può seriamente compromettere la salute umana con probabili danni addirittura trans-generazionali legati a modifiche epigenetiche. Questa interferenza può essere letta come una «pandemia silenziosa» che spiegherebbe la crescente incidenza di patologie cronico/degenerative, endocrinologiche e oncologiche che comportano enormi costi sociali, umani ed economici. Anche di recente è stata ribadita l’importanza di un approccio sistemico alla salute umana, che non può più contemplare solo il versante terapeutico ma deve riscoprire il ruolo della prevenzione primaria.

L’azione più utile che può essere presa per ridurre l’esposizione a queste sostanze indesiderabili è, per quanto possibile, identificare le maggiori fonti di diossine e prendere le appropriate misure per ridurre le emissioni a lungo termine nell’ambiente, con lo scopo di ridurre i livelli negli alimenti e nei tessuti umani. Poiché non è assolutamente obbligatorio incenerire i rifiuti industriali c/o urbani, e questa pratica non è neanche giustificata dal punto di vista energetico ed economico, l’applicazione del principio della precauzione alla gestione dei rifiuti obbligherebbe a rinunciare all’incenerimento e a puntare, in modo prioritario, sulla riduzione, il riuso e il riciclaggio dei materiali post consumo, in quanto queste pratiche inducono un impatto ambientale nettamente inferiore a quello degli inceneritori.

Questo giudizio rientra nella nuova politica di attivare misure precauzionali a tutela della salute pubblica, ovvero quella di prevenire il danno, invece di mitigarlo.

Pietro Carideo Isde – Medici per l’ambiente

Specialista in Anestesia e rianimazione, e in Farmacologia

Noi l’acqua la vogliamo PUBBLICA!!! Giornata Nazionale di Mobilitazione per l’Acqua Pubblica

In campagna elettorale, come ricorderete, l’attuale presidente (rieletto) della Regione Puglia aveva promesso che entro 100 giorni dalla sua eventuale rielezione avrebbe, con il consiglio, approvato un DDL che portava verso la ripubblicizzazione dell’Aqp che è, attualmente, una s.p.a. I 100 giorni sono passati ed è notizia di pochi giorni fà che l’iter è stato nuovamente bloccato a tempo indeterminato.

Questa la nota diffusa tramite la mail list del forum nazionale per il referendum:
Mentre tutto sembrava viaggiare molto bene verso una prossima presentazione e approvazione del DDL sulla ripubblicizzazione in Consiglio regionale, ecco che oggi a sorpresa “spunta” la proposta di Michele Losappio, capogruppo del SEL, che “ingessa il DDL”.

A quanto pare l’ufficio legislativo della Regione avrebbe emesso un parere che “non è stato proprio quello che ci aspettava” (altro non è dato di sapere al momento). A questo hanno fatto seguito “le sollecitazioni garbate” del capo groppo del PDL Rocco Palese che ha chiesto un “comportamento responsabile e cauto”.

E benché l’Ass.re Amati – da quello che si legge – abbia ben spiegato che “il tema fondamentale è quello della definizione del servizio fornito dall’Acquedotto pugliese: se è o non è “a rilevanza economica” da cui deriverebbe per principio costituzionale la potestà legislativa dello Stato (primo caso) o della Regione (secondo); il capogruppo del SEL, Michele Losappio, propone di “approvare la legge e contestualmente con un ordine del giorno proposto dalle commissioni in aula chiedere al governo una moratoria a tempo sugli effetti della legge”.
L’obiettivo a detta del Consigliere Losappio è di “preservarsi dall’eventuale effetto dirompente che potrebbe avere un esito negativo della Corte Costituzionale”!

In pratica si tratterebbe di approvare una legge che non potrà produrre i suoi effetti se non in un futuro non determinato!…..

Ovviamente è un modo come un altro per rinviare all’infinito. A parole sono tutti molto bravi ma i fatti sono questi: Il DDL doveva essere approvato prima dello scioglimento della giunta lo scorso Febbraio. Poi doveva essere approvato entro i primi 100 giorni dalla rielezione. Poi entro fine anno. Adesso non si sà!

Durante l’assemblea regionale di sabato scorso 27 Novembre si è deciso di utilizzare la giornata nazionale di mobilitazione del 4 Dicembre per l’acqua pubblica,

- sia a sostegno della richiesta di moratoria al Decreto Ronchi e ai processi di privatizzazione (in attesa che si svolga il referendum);

- sia per informare la cittadinanza sul DDL sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese e chiedere di riprendere l’iter di approvazione.

A Taranto l’incontro è alle 17:00 in Piazza Maria Immacolata con banchetti informativi

Alle 21:00 al Comitato di quartiere di “Città Vecchia” (arco Paisiello) si festeggierà con musica dal vivo con i “PUEBLO BORRACHO BLUES BAND” e proiezioni per l’Acqua Pubblica.

Perchè si scrive Acqua, ma si legge Democrazia!!!

50000 TONNELLATE DI RIFIUTI CAMPANI NELLA NOSTRA PROVINCIA IN CAMBIO DI 500 MILIONI PER LA SANITA’ PUGLIESE (UNA VERGOGNA!)

COMUNICATO STAMPA 29/11/10

La Puglia accetta 50.000 tonnellate di rifiuti speciali dalla Campania in Puglia per

avere lo sblocco di 500milioni trattenuti dal governo per la sanità pugliese: AttivaLizzano

non ci sta a questo patto IMMORALE e torna a mobilitarsi insieme agli altri 13 comitati

della provincia di Taranto che durante la conferenza stampa del 29 ottobre scorsolanciarono

l’allarme che rifiuti radioattivi provenienti dalla Campania potessero essere conferiti nella

discariche Vergine, Ecolevante e Italcave. Ancora più convinti a dire no sull’arrivo, ormai

confermato dal Presidente Vendola, di questi rifiuti nel nostro territorio già così

pesantemente compromesso,chiedono agli enti istituzionali di fare chiarezza e di prendere

finalmente coscienza che queste tre discariche creano già non pochi problemi ai paesi

limitrofi. Nel verbale del Comitatotecnico della Regione Puglia del 4/10/10 viene evidenziato

che “la discarica (Vergine) non può continuare a funzionare senza un impianto di estrazione e

distruzione delbiogas…

Questo implica la necessità della realizzazione di un impianto di estrazione del biogas…”,

a ciò si aggiungono le tante lamentele dei cittadini di Lizzano sui maleodori che attanagliano

il paese. Dopo la conferenza stampa del 29 ottobre molti rappresentanti politici ignorarono

completamente l’allarme mentre alcuni (assessore regionale Nicastro, sindaci di Lizzano,

Faggiano e Monteparano) si affannarono per sminuire il timore e l’agitazione dei 14 comitati

commentando la preoccupazione come infondata. AttivaLizzano vuole spiegazioni sulla

evidente noncuranza di molti e incoerenza degli altri chiedendosi che fine abbiamo fatto

questi politici oggi, quando l’arrivo di circa 200 camion è quasi imminente. Salviamo la

sanità regionale e continuiamo a ignorare i disagi e i malesseri dei cittadini della provincia di

Taranto? AttivaLizzano sta già preparano una manifestazione il 18 dicembre per

esprimere l’insopportabile situazione che da anni Lizzano è costretta a subire. Basta

con il silenzio!

Prima di decidere sulle emergenze degli altri risolviamo le nostre!

La Presidente

Veronica Leggieri

Ufficio Stampa

Annamaria Calasso

Fonte: http://cittadinanzaattivalizzano.blogspot.com/

Noi ci aggiungiamo che saremmo ben lieti di accogliere i rifiuti campani e non solo, così come vorrebbe il nostro governatore (a proposito, se qualcuno lo vede ci faccia sapere. In Puglia latita da mesi…), se qui ci fosse un centro di riciclo come a Vedelago. Poichè invece abbiamo una marea di inceneritori attivi che vorremmo venissero dismessi quanto prima e un bel po’ in fase di realizzazione su autorizzazione dello stesso Vendola, ci RIFIUTIAMO categoricamente di sottostare a questo becero scambio!!!!

VENDOLA, NOI NON CI STIAMO!!!!

Ci fà piacere constatare che il governatore della Puglia, per un gesto di solidarietà, prende i rifiuti della Campania, mentre si dimostra assolutamente disinteressato alla salute dei bambini che a causa dello smaltimento insensato degli stessi si ammalano e muoiono….Molto umano, davvero!

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