Comunicato Stampa: Rettificato il “Refuso”, i Comuni risparmieranno sull’ecotassa

Con la Determinazione del Dirigente “Ufficio gestione rifiuti” del 1 marzo 2013, n. 31, “Tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti” la Regione Puglia rettifica la Determinazione Dirigenziale n. 177 del 28 dicembre 2012.

La rettifica consiste nel riformulare “l’ecotassa” per i comuni dell’ex ATO 3 di Taranto (tutti i comuni salentini della provincia tarantina).
In un primo momento era stata fissata a 15 euro a tonnellata smaltita in discarica, ma dopo una nostra segnalazione effettuata tramite posta certificata di un nostro attivista il 06/02/2012, in cui indicavamo un “refuso”, i dirigenti regionali hanno riconosciuto l’errore e hanno provveduto alla rettifica facendo scendere l’ecotassa a 7,5 euro per ogni tonnellata smaltita in discarica.

Questo riconoscimento farà risparmiare rispetto la quota fissata nel primo momento, circa 500 mila euro alle famiglie dei comuni interessati, poiché l’ecotassa viene scaricata direttamente sulla tarsu.

Purtroppo c’è da rimarcare che la quota sarebbe potuta scendere di molto se solo i comuni interessati avessero svolto dei servizi di gestione rifiuti corretti come, invece, ha svolto il comune di Monteparano che di fatto pagherà solo 1,87 euro per tonnellata smaltita in discarica viste le alte percentuali di raccolta differenziata.

Ci preme ricordare che, tra l’altro, il Comune di Monteparano è l’unico comune in provincia che risulta “a norma di legge”, rispettando l’art. 205 del D.Lgs 156/2006 in quanto la raccolta differenziata al 31/12/2012 superava il 65% dimostrando che solo la volontà politica riesce a far ottenere una buona raccolta differenziata.

Siamo soddisfatti di aver contribuito a segnalare e, quindi, a far abbassare la spesa per le famiglie rispetto l’ecotassa, ma siamo profondamente delusi dal servizio di raccolta differenziata dei Comuni della provincia di Taranto e dalla situazione impiantistica che vede l’esistenza di inceneritori, discariche e Trattamenti Meccanici Biologici finalizzati alla produzione di CDR.

Questo modello di gestione dei rifiuti non è corretto, per cui risultano ancora in difficoltà le attività che si basano sul riciclo e sul recupero della materia e, in termini ambientali, paghiamo un tasso di inquinamento troppo elevato che si va ad aggiungere al già spropositato inquinamento industriale.
Gli Amici di Beppe Grillo Taranto Meet Up 192 da sempre favorevoli ad una strategia della riduzione della produzione dei rifiuti, del riuso e del riciclo dei materiali, e contro l’incenerimento e lo smaltimento in discarica dei rifiuti, aderiscono insieme alla “Rete dei Comitati per i Beni Comuni in Puglia” alla campagna nazionale per la Legge d’iniziativa popolare “Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile”.
Invitano tutti i cittadini alla sottoscrizione della legge nazionale di iniziativa popolare presso i numerosi banchetti locali. Info su http://www.leggerifiutizero.it e http://www.benicomuni.org/

Taranto, 26 aprile 2013

INSIEME VERSO RIFIUTI ZERO. Manifestazione NAZIONALE a Massafra

 

  • Dopo un anno di attività di INFORMAZIONE, DENUNCIA, STIMOLO, VIGILANZA, COINVOLGIMENTO E MANIFESTAZIONI sulla questione Raddoppio dell’inceneritore APPIA ENERGY…
    In occasione della CAMPAGNA DI DIFFUSIONE DELLA LEGGE NAZIONALEDI INIZIATIVA POPOLARE “Rifiuti Zero”…
    il Comitato No Raddoppio/Per una Corretta Gestione dei Rifiuti a Massafra CHIAMA A RACCOLTA TUTTI:
    COMITATI, MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI, CITTADINI ATTIVI SUL TERRITORIO LOCALE E NAZIONALE, CHE HANNO A CUORE IL BENE DI NOSTRA MADRE TERRA!
    Manifestiamo INSIEME VERSO RIFIUTI ZERO, per la tutela della salute e dell’ambiente, contro l’incenerimento dei rifiuti.
    IL 17 APRILE SI SVOLGERA’ LA SECONDA (forse decisiva) UDIENZA DEL RICORSO AL TAR presentato dalla società Appia Energy contro la Determina Dirigenziale N. 1 del 7.01.2013, del Settore Ecologia della Provincia di Taranto, che:
    annullava la determina del 7.09.2012, di autorizzazione alla costruzione dell’impianto,
    riapriva la conferenza dei servizi,
    imponeva al proponente la presentazione del documento di deroga al PUTT/T, senza il quale nessuna autorizzazione di costruzione può essere emessa.
    PER TUTTO QUESTO RITENIAMO DI RILEVANZA NAZIONALE LA MOBILITAZIONE: una società civile che sceglie la strategia RIFIUTI ZERO non può avere spazio per altri impianti di incenerimento!
    Se si aggiunge la DISGRAZIA DEL TERRITORIO TARANTINO DI ESSERE UNO DEI SITI PIU’ INQUINATI DEL MONDO, diventa tragicamente scellerata la scelta di chi vuole aggiungere un altro impianto VENEFICO E INSALUBRE!
    NOI CI AUGURIAMO UNA GRANDE PARTECIPAZIONE PER UNA GRANDE MANIFESTAZIONE CHE LANCI UN CAMBIO DI STILE e UN CAMBIO DI MENTALITA’ simbolicamente rappresentati dalla LEGGE NAZIONALE RIFIUTI ZERO!
 Appuntamento alle 18 a Massafra in Piazza V.Emanuele. VI ASPETTIAMO!

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI

Comunicato Stampa

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI
Martedì 12 Febbraio, ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121.
Sarà occasione di dibattito, aperto a tutta la cittadinanza, sulle problematiche legate all’Ilva, Cementir, Eni, e sui ritardi e le assenze della politica sui temi “caldi” della nostra città.

 Il Meetup 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto”, martedì 12, alle ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121 a Taranto, presenterà alla cittadinanza e ai simpatizzanti, i candidati del MoVimento 5 Stelle di Taranto, Lecce, Bari, Andria e delle altri comuni della Regione Puglia alle prossime Elezioni Politiche.

L’incontro sarà un’occasione di dibattito con tutti gli attivisti sulle problematiche legate alle fasi concitate su Ilva, Cementir, Eni, inceneritori, acqua pubblica, rifiuti zero, energie rinnovabili, agricoltura, i ritardi e le assenze politiche ed istituzionali sui temi “caldi” della nostra città.

Sicuri che l’occasione di questo incontro sarà ampiamente condiviso, vista l’importanza dei temi in discussione, auspichiamo un’ampia partecipazione di tutti i candidati tarantini che, da futuri portavoce, avranno modo di accogliere le idee ed istanze dei cittadini.

 Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto

e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com
blog: http://beppegrillotaranto.wordpress.com/
MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/
Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn
Gruppo Facebookhttp://www.facebook.com/groups/38176539354/?fref=ts

 

 

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento:

una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

 

Comunicato stampa, 30 Gennaio 2013

 

Quanta fretta, ma dove corrono?

Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l’iter di approvazione dello “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”.

Il decreto – come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it – ha avuto, il 16 Gennaio scorso,  parere favorevole della 13° commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata appena due giorni lavorativi.

Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”.

Per questo, in vista del prossimo 11 Febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all’attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione “Comuni virtuosi”, Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, “Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali”, Associazione “Verso rifiuti zero”, Zero Waste Italy, Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato “Lasciateci respirare” di Monselice (Pd), “E noi?” di Monselice (Pd), Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all’Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole.

Non è vero che produciamo sempre più rifiuti!

Perché quella che consideriamo l’istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con la “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. I dati in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa impostazione. L’Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore.

Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?

A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all’applicazione del decreto: “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi”. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d’iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare  d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!

Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate.

Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati).

E infine: come mai ci serve più cemento?

Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un’analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l’iter d’approvazione del ddl promosso dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo.

 

Contatti e ufficio stampa:

Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130 
Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)

Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

“Ringraziamo” l’Assessore Nicastro per la risposta data a mezzo stampa dove sottolinea con un “come è noto” che “le conferenze di servizi sono contesti tecnici e non politici”. Eppure questa conferenza dei servizi si trova in un procedimento VIA (valutazione d’impatto ambientale)!
Troviamo difficile che l’Assessore ignori che “La valutazione d’impatto ambientale, anche con riferimento alla tutela dei siti di interesse naturalistico SIC e ZPS, non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera,…”.
Questo non lo dicono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” ma lo affermano le 4 sentenze del Consiglio di Stato e le  2 sentenze del Tar Puglia (Cons. Stato, sez. V, 22 Giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 Novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 Maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 Luglio 2005 n. 3917; TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 Maggio 2010 n. 1897 ; T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 23 Giugno 2011 n. 954).
E anche se la VIA deve esser rilasciata, per procedura stabilita, dalla Provincia di Taranto
, la Regione pensa di “lavarsi le mani” con tali affermazioni?
Eppure il dott. Nicastro è a capo dell’Assessorato alla Qualità dell’ambiente (Ecologia, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Politiche energetiche, Politiche di differenziazione, recupero e riuso dei rifiuti, Bonifiche, Foreste), possibile che non possa esprimersi pubblicamente su un raddoppio di inceneritore di rifiuti, che insieme agli altri già autorizzati, predispone il territorio jonico a “bruciare” più rifiuti di quelli prodotti dell’intera provincia? Tutto ciò avviene in un’area protetta, elemento “escludente” per il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali, ma non per l’ente Regione che quel piano lo ha redatto.  Inoltre, possibile che continui la miopia della dott.sa Barbanente a capo dell’assessorato “Qualità del territorio”  (Assetto del Territorio, Paesaggio, Aree Protette e Beni Culturali, Urbanistica, Politiche abitative, Biblioteche, Musei e Archivi). Eppure il raddoppio dell’inceneritore avverrebbe in un “Sito d’Interesse Comunitario”, in una “Zona a Protezione Speciale” e anche in un IBA (un’area considerata un habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli), confinante tra l’altro con il Parco delle Gravine? Dovrebbe essere vietato in tale luogo un nuovo inceneritore secondo il REGOLAMENTO REGIONALE 22 Dicembre 2008, n. 28 con le modifiche e integrazioni dei “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)”: ma forse questo regolamento non vale per la provincia di Taranto?
E l’avvocato Amati (assessorato alle Opere pubbliche e Protezione Civile – Lavori Pubblici, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Risorse Naturali, Tutela delle acque) non ha da dire nulla sull’aumento di prelievo di acqua dalla falda (in totale 150.000 mc/annui) in una zona soggetta a “contaminazione salina” aumentando il sovrasfruttamento della falda stessa e con il rischio di rendere l’acqua inutilizzabile per l’agricoltura (Piano di Tutela Acque)? Detto per inciso, la Regione potrà dire, nel pieno stile dello “scarica barile” che la procedura per questo nuovo inceneritore di rifiuti urbani spetta alla Provincia, ma ci duole ricordare, che quando le autorizzazioni spettano all’ente Regionale, le sorti dei tarantini non sono migliori. Infatti, ricordiamo che la Regione ha già rilasciato parere favorevole alla VIA  per un altro inceneritore di “rifiuti pericolosi e non”, “Ecodi” a pochi chilometri di distanza da quello di Massafra e dentro il “Sito di Interesse Nazionale” tristemente noto, precisamente il 12 gennaio con determina dirigenziale n. 5, dimostrando tutta la considerazione che ha del territorio jonico. Nei prossimi giorni la Provincia di Taranto si dovrà esprimere sull’AIA per l’inceneritore Ecodì.
Continueremo a Resistere a tali scempi e ad informare la popolazione.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

 Taranto 23 Maggio 2012

Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192:
Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Dopo la conferenza dei servizi del 18 Maggio 2012, assistiamo ancora una volta alla passività e all’inerzia delle istituzioni incapaci di servire la cittadinanza di un territorio come quello della Provincia di Taranto.
Infatti il Comune di Massafra e la stessa Provincia esprimono parere favorevole alla conferenza dei servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, contraria l’Arpa che, anche grazie al suo parere, mantiene ancora aperto l’iter autorizzativo.
Grande assente nel procedimento in corso è la Regione Puglia, che dimostra ancora una volta d’essere capace a “guardare da un’altra parte” quando interessi economici si scontrano con il benessere della cittadinanza jonica.
Nonostante il sito dove si costruirà questo nuovo raddoppio sia un’area SIC, ZPS, IBA e confinante con il Parco delle Gravine, l’assenza anche dell’assessore Nicastro (Qualità dell’ambiente) e il silenzio dell’Assessore Barbanente (Qualità del territorio) risultano di un imbarazzo inaudito per una coalizione che ha fatto dell’ecologia un cavallo di battaglia durante le campagne elettorali, ma che poi, nei fatti, se ne dimentica.
Nonostante la zona interessata sia stata dichiarata “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” e sia, per la grave situazione ambientale, all’interno della zona interdetta al pascolo poiché dista meno di 20 km dalla zona industriale di Taranto.
Non sono bastate a far meditare gli enti preposti le oltre 2000 firme raccolte in pochissimo tempo dal “Comitato cittadino gestione corretta dei rifiuti” di Massafra, non è bastata la contrarietà dell’Arpa in conferenza dei servizi, così come non è bastata la lettera che la “Commissione Ambiente Ordine dei Medici di Taranto” ha inviato al Comune di Massafra chiarendo l’inaccettabilità dell’introduzione di una nuova fonte inquinante su questo territorio sul piano della tutela della salute dei cittadini ed in particolare delle fasce di popolazione più fragili, così come non sono bastate le 28 pagine di osservazioni al progetto che abbiamo inviato, rispettando l’iter di quanto afferma la legislazione vigente, alla Provincia di Taranto, alle quali la società Appia Energy srl del gruppo Marcegaglia non ha dato risposta e che la Provincia di Taranto ha ignorato.
Eppure nelle osservazioni sono evidenziate tutte le motivazioni ostative a tale progetto secondo i vari piani regionali e provinciali costati ai contribuenti centinaia di migliaia di euro, dove è ben specificato, tra l’altro, che in una zona protetta non è possibile costruire tali impianti (aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti Speciali), in una zona dove la falda è soggetta a “contaminazione salina” è ostativo aumentare la quantità degli emungimenti di acqua prelevata dalla falda (Piano di Tutela delle Acque), che la zona interessata – ATO TA1- si ritiene già “chiuso” il ciclo dei rifiuti (Area Vasta Tarantina). Nelle osservazioni presentate sono anche messi
in evidenza i 4 impianti già autorizzati a bruciare rifiuti nella provincia di Taranto (tutti lungo la stessa strada che conduce da Taranto a Massafra) che risulta la provincia con il più altro numero di inceneritori in Italia predisponendosi a bruciare una quantità maggiore di rifiuti rispetto alla produzione attuale dei rifiuti urbani in provincia. Provincia che già detiene il triste primato di discariche di rifiuti speciali pericolosi e non, ben cinque, tra cui ci sono quelle più grandi d’Europa.
E non possiamo non sottolineare che partiti come il PD invece di esser contrari a questo ennesimo raddoppio, chiedono compensazioni e riduzioni di Tarsu come condizione, ignorando completamente che la riduzione dei costi della tariffa sui rifiuti avverrebbe se invece di bruciarli, si riciclassero portando anche uno sbocco lavorativo oltre che a una soluzione ambientalmente più sostenibile.
Nonostante ciò, i pareri favorevoli di Comune e Provincia e l’assenza della Regione Puglia ci portano a chiedere il perché?
Perché siete favorevoli a ridurre la nostra splendida terra a discarica e a smaltimento perpetuo?
Perché la popolazione non è considerata nelle vostre scelte politiche?
Perché ignorate quello che vi dicono i medici?
“Cui prodest?” A chi giova?
Invitiamo gli attivisti e la cittadinanza pugliese a recarsi giorno 26 Maggio 2012 ore 18:00 alla manifestazione indetta dal “Comitato Gestione Corretta dei rifiuti” a Massafra per ribadire ancora una volta, tutti insieme,
NO AL RADDOPPIO DELL’INCENERITORE.

Taranto 20 Maggio 2012.

Raddoppio inceneritore di Massafra : ultima “offesa” alla Terra Jonica

di Giovanni Vianello

Quando i cittadini attivisti della provincia di Foggia, che perseguono la strategia “Rifiuti Zero” cercando di informare le popolazioni e le amministrazioni locali dei vantaggi di questa strategia politica e contemporaneamente contro-informando sui rischi e sui danni che gli inceneritori provocano, mi avevano segnalato di un ennesimo inceneritore sul nostro territorio jonico, stentavo a crederci.
La Provincia di Taranto, la nostra provincia, che già paga un prezzo alto in termini ambientali ed economici del così detto “sviluppo” del resto del “Bel Paese”, è ancora il “bersaglio” di un vecchio e ormai obsoleto modo di intendere il ciclo dei rifiuti.
Ed è così che controllando sul Burp il Bol. n. 24 del 16-02-2012 della Regione Puglia, scopro che la società Appia Energy, per conto del gruppo Macegaglia, comunica di aver depositato presso la provincia di Taranto – 9° Settore Ecologia ed Ambiente – Aree Protette – Terra Parco delle Gravine – Protezione Civile, domanda di pronuncia di Compatibilità ambientale e Autorizzazione integrata ambientale (AIA) per il progetto di realizzazione della seconda linea della Centrale termoelettrica di Massafra alimentata a CDR e Biomasse: un nuovo inceneritore.
Si tratta di una “seconda linea” perché a Massafra in contrada Console, già esiste un inceneritore alimentato da una quantità di rifiuti pari a 100.000 t/a (tonnellate/anno) di CDR (combustibile da rifiuti) e delle così dette Biomasse.
Il nuovo progetto si affianca a quello esistente, un vero raddoppio, portando la capacità complessiva a 200.000 t/a.

La farsa del “termovalorizzatore”

Prima di scendere nei dettagli del progetto, è utile comprendere il significato e se esiste la parola “termovalorizzatore”. Le parole, infatti, non sono neutre e determinano nell’interlocutore, nel lettore, una predisposizione ad “accogliere” o “respingere” le tesi che propone l’argomentazione.
Termovalorizzatore vorrebbe significare “valorizzare il calore”, termini generalmente accettati dall’opinione pubblica perché si tende a “Valorizzare”, “Mettere in risalto, evidenziarne le qualità, Acquisire pregio, valore” (il Sabatini Coletti, Dizionario della Lingua Italiana) il calore prodotto dall’impianto. Sono tutti significati considerati positivi.
La parola inceneritore, invece, ha a che fare con “l’incenerire” e quindi vengono in mente termini distruttivi come “Bruciare qlco. riducendolo in cenere, carbonizzare” (il Sabatini Coletti), termini generalmente negativi nell’accezione generale soprattutto negli ultimi tempi dove le popolazioni incominciano ad imparare che spesso dietro una combustione vi è anche un impatto ambientale.m
La differenza dei termini è quindi sostanziale.
Il termine “termovalorizzatore” utilizzato per lo più da molti “politici di professione” e da presunti tecnici che sono interessati nella costruzione di tali macchinari, non esiste in Europa ed è utilizzato solo in Italia da quei soggetti.mInfatti, nella direttiva quadro 2008/98 CE relativa ai rifiuti, non vi è traccia di questo termine e l’azione che consiste nel “bruciare i rifiuti” viene descritta come, appunto, “Incenerimento”. Pertanto è stabilito che tale operazione è classificata come “smaltimento”. Tuttavia nella direttiva quadro vengono anche descritti gli “inceneritori con recupero energetico” ma non vi è mai menzionato il termine termovalorizzatore.
Nella fattispecie “la gerarchia” per la quale gli stati membri dell’Unione devono trattare i rifiuti è stabilita all’art.4:

“..La seguente gerarchia dei rifiuti si applica quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti:

a) prevenzione;

b) preparazione per il riutilizzo;

c) riciclaggio;

d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;

e) smaltimento”.

E’ importante specificare che nell’allegato II della direttiva sono indicate le operazioni di “recupero di energia” dove è espressamente descritto che si tratta di recupero energetico, solo se “l’efficienza energetica” è maggiore del 60% negli inceneritori costruiti prima del 2009 e maggiore del 65% in quelli costruiti dopo 1° gennaio 2009. Nel nostro caso, l’inceneritore di Massafra ha un’efficienza energetica inferiore e quindi è classificato SOLO come smaltimento.
Le direttive “parlano chiaro”, non esiste il “termovalorizzatore” che è una parola di fantasia inventata appunto per rendere più permeabili le popolazioni innanzi a questi “mostri” che bruciano i rifiuti e che creano ceneri ed emissioni in atmosfera.
Lo sanno il Governo e il Parlamento nazionale che recepiscono le direttive quadro UE sui rifiuti. Lo sa il Governo regionale e gli enti locali che dovrebbero attuare le direttive attraverso i recepimenti normativi dello Stato Italiano. Lo sanno i proponenti del progetto che all’interno dei documenti presentati per richiedere le autorizzazioni (nella fattispecie il SIA), descrivono e definiscono il progetto come inceneritore. Nonostante ciò, in questi anni, sentiamo spesso dai politici e dai giornalisti poco informati ancora l’utilizzo di questo termine frutto dell’immaginazione: “Termovalorizzatore”. Ci troviamo in quella situazione che Italo Calvino in “Lezioni Americane” descrive come “Peste del Linguaggio”.

“Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
Non mi interessa qui chiedermi se le origini di questa epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia, nell’uniformità burocratica, nell’omogeneizzazione dei mass media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio.”

A fronte di tutto ciò, sinceramente, come cittadino, mi dovrei sentire offeso per come alcuni che dovrebbero amministrare la “cosa pubblica” e altri che dovrebbero informare, si facciano promotori di questa “peste del linguaggio”, offendendo non solo la nostra intelligenza, ma anche prodigando ignoranza e confusione nella popolazione, già turbata da un diffuso senso di sfiducia verso chi è delegato ad amministrare, ed è anche per questo motivo che insieme con altri cittadini Massafresi e Tarantini, ho apportato delle osservazioni al progetto presentate alla provincia di Taranto secondo le procedure stabilite dalla legge.

La partecipazione dei cittadini

Dopo questa doverosa precisazione sul significato delle parole, entriamo nel merito sottolineando l’importanza del “sano attivismo civico” che deve esser presente e partecipare alle scelte che effettuano le amministrazioni, così come le normative e le convenzioni già stabiliscono. Perciò a maggior ragione in un territorio come quello jonico, la partecipazione cittadina deve essere il primo ed imprescindibile elemento che permetterebbe il “cambiamento” tanto auspicato.
Il continuo far ricorso alla “delega”, invece, su argomenti che riguardano il nostro presente e il futuro delle generazioni che verranno, è una pratica che già ci ha portato ad una situazione di stallo, crisi, recessione e precarietà, compromettendo le sorti del nostro territorio. Per cui è auspicabile che ognuno, ogni cittadino e cittadina, faccia la propria parte già nel piccolo contestando le decisioni assunte senza consultazione popolare e impegnandosi a contribuire a tali decisioni.
Ma per avere una partecipazione reale e non apparente, è di primaria importanza l’informazione: se non si è in “possesso” di un’informazione adeguata e completa, ogni tentativo di “partecipare” risulta vano e fittizio e si presta a speculazioni e a strumentalizzazioni. Ed è proprio questo che richiedono i cittadini del “Comitato gestione corretta dei rifiuti di Massafra”: una corretta informazione alla cittadinanza, in quanto solo gli “addetti ai lavori” o i più informati sono a conoscenza del raddoppio dell’inceneritore. Per questo, chiedono alle amministrazioni che le informazioni siano rese pubbliche coinvolgendo la popolazione e che la scelta del raddoppio sia soggetta a referendum popolare.

Il Territorio

Quando parliamo di Massafra, cittadina a ridosso del “Parco delle Gravine”, uno scrigno di tesori storico-naturalistici d’inestimabile valore, bisogna anche dire che la zona è inserita in uno splendido contesto naturale come la “Rete Ecologica della Biodiversità Principale”, ma soprattutto il sito dove dovrebbe essere costruito l’inceneritore, ricade in un’area SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona a protezione speciale). Oltre a ciò, il sito è anche un’area IBA (Important Bird Area) perché habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli.

Inoltre, in prossimità del confine sud-est dell’impianto, ad una distanza di circa 85 m, vi è un’area boscata vincolata. Un “tesoro” da preservare, un regalo che la Natura ha fatto nel corso del tempo al territorio e alle sue popolazioni. Ma gli incoscienti che non riconoscono la “Bellezza” e la “Ricchezza” di tali luoghi, spesso, favoriscono azioni antropiche che mettono a rischio questi doni. Infatti, l’area di Massafra, così come quella di Taranto, è stata dichiarata “area ad elevato rischio di crisi ambientale” con delibera del Consiglio dei ministri in data 30 novembre 1990 in base alla Legge n. 305 del 1989 e richiamata con delibera del Consiglio dei ministri dell’11 luglio 1997, nonché dal DPR del 23 aprile 2008, a causa della situazione di grave alterazione degli equilibri ambientali.

Non solo, il sito in oggetto dista meno di 20 km dall’area industriale di Taranto, area interdetta al pascolo dall’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n. 176/2010, a causa del forte impatto ambientale delle attività antropiche, per lo più a carattere industriale, ma occorre affermare che oltre a ciò, nella stessa area avvengono processi di trasformazione e trasporto delle merci, processi di produzione di energia e di smaltimento dei rifiuti che certo non sono neutri nell’impatto ambientale.

A fronte di tutto ciò, si auspicherebbero, quindi, azioni di contrasto a qualsiasi ulteriore opera invasiva per l’ambiente e si dovrebbe cercare di tutelare e preservare le zone in oggetto: è difficile pensare che questa preservazione avvenga con un nuovo inceneritore. Ma non solo la “Terra” e l’”Aria” sono gli elementi interessati, infatti, c’è anche l’”Acqua”. La località è inserita nel contesto dell’“Acquifero della Murgia Tarantina” e il sito in oggetto appartiene ad una zona detta a “contaminazione salina” che rischia a causa dell’azione del mare e dell’attività antropica di sovrasfruttamento tramite gli emungimenti, di aumentare la sua “contaminazione salina” con il rischio di rendere inutilizzabile l’acqua sotterranea. Il territorio occidentale della provincia di Taranto è già particolarmente interessato dai prelievi di acqua per le attività agricole ed industriali.

E’ quindi importante sapere che il raddoppio dell’inceneritore, comporterà un emungimento medio annuo previsto di 150.000 mc di acqua ed è difficile pensare che questo prelievo non inciderà sul sovrasfruttamento della falda. E’ interessante apprendere dalla “bozza del SIA” presente nella documentazione acquisibile dal sito della provincia, che l’area interessata è classificata come zona “Agricola” secondo il Piano di Fabbricazione del Comune di Massafra del 1973 e che solo a seguito della variante urbanistica al vigente P.di F. con delibera di Consiglio Comunale n.13 del 06/03/2000 “Approvazione definitiva ai sensi della L.R. 3/98 e 8/99 progetto di impianto produttivo termo-elettrico a C.D.R. e biomasse in località Console – Variante al P.d.F.”, e concernente la presa d’atto della dichiarazione di “pubblico interesse” del progetto di realizzazione della prima centrale, si è rilasciata la concessione edilizia. Il comune di Massafra non ha ancora un Piano Urbanistico Generale (PUG) che è previsto dalla L.R n. 20/2001.

In poche parole, il luogo non è adatto ad ospitare opere invasive e impattanti come un inceneritore di rifiuti, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche, come vedremo nella continuazione dell’articolo che verrà pubblicata su Siderlandia la settimana prossima, dal punto di vista impiantistico, economico e progettuale per una corretta gestione dei rifiuti.

SECONDA PARTE

Nel primo articolo abbiamo appurato che non esiste la parola “termovalorizzatore”, termine inventato dai politicanti italiani (gli stessi che oggi si chiedono perché la cittadinanza è così distante da loro), abbiamo sottolineato l’importanza di un’adeguata informazione per favorire la partecipazione popolare e in ultimo abbiamo trattato le peculiarità naturali e gli effetti antropici che caratterizzano il contesto della località dove dovrebbe sorgere la seconda linea dell’inceneritore.
Per comprendere meglio se il raddoppio dell’inceneritore di Massafra possa essere utile o meno (personalmente non ritengo utile e conveniente bruciare materie prime/seconde che invece potrebbero essere riciclate), partiamo da un’analisi degli impianti che trattano rifiuti nella provincia di Taranto. Nella fattispecie analizziamo quelli che trattano il così detto “residuo”, che non proviene dalle raccolte differenziate e che ovviamente sarà in percentuali tanto maggiori quanto minori sono le percentuali di raccolta differenziata.
La situazione generale in provincia di Taranto non è certo delle più incoraggianti in quanto difficilmente si potrà trovare in Italia una provincia adibita a “smaltimento” perpetuo che passa dalla “tirannia” delle discariche a quella degli inceneritori (mantenendo aperte le discariche già esistenti). E’ quindi importante comprendere la situazione in provincia per una reale e corretta programmazione della gestione dei rifiuti per ogni singolo comune del territorio jonico.

Le “8” discariche in provincia di Taranto e i Trattamenti Meccanici Biologici

I dati seguenti sono raccolti dai rapporti annuali che l’ISPRA pubblica in tema di rifiuti. Tuttavia a volte i dati sono incompleti perché i comuni, la provincia e la regione di sovente forniscono all’ISPRA dati parziali. Non aiuta allo scopo d’individuare quali impianti ci sono in Provincia di Taranto neanche il sito ufficiale della Regione Puglia attivo dal 2007.
Se si cercano nel sito ufficiale della Regione Puglia riferimenti sugli “Ato rifiuti” di Taranto si scopre un bel “Not Found”… alla faccia della trasparenza tanto decantata!!!
Nel seguente elenco sono esclusi gli impianti di deposito temporaneo e/o preliminare dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, le discariche in fase di procedura autorizzativa, le autodemolizioni e ovviamente non sono incluse le innumerevoli discariche abusive scoperte dai cittadini e dalle forze dell’ordine.
Nel nostro territorio vi sono le discariche di rifiuti speciali “più grandi d’Europa”:

La discarica Italcave spa a Statte (dove lo scorso anno comitati cittadini hanno bloccato gli smaltimenti dei rifiuti provenienti dagli impianti Stir della Campania dimostrando la perdita dai Tir di percolato).

La discarica Vergine spa, situata in quel paradosso geografico che si chiama “isola amministrativa di Taranto”, nei pressi di Lizzano, Fragagnano, Roccaforzata, più volte balzata alle cronache per esser stata recapito finale di giri “criminosi” di rifiuti sul territorio italiano (vedasi le operazioni coordinate dalla procura di Lanciano “Operazione Spiderman” e l’operazione condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e coordinata dalla procura di Napoli “Operazione Ragnatela”.

La discarica Ecolevante spa situata in agro di Grottaglie, confinante con San Marzano che da qualche tempo è oggetto di “attenzioni particolari” di una Holding del nord Italia. A Grottaglie vengono conferiti anche Rifiuti Urbani.

Per ognuna di queste discariche c’è almeno una storia che i comitati cittadini locali possono raccontare e che per motivi di spazio non possiamo trattare in questo articolo, ma invito i lettori ad approfondire l’argomento.
Le 3 discariche hanno un paio di peculiarità comuni in quanto accolgono rifiuti da tutta Italia, sono state aperte sotto amministrazioni di centro-destra e sono state ampliate sotto amministrazioni di centro-sinistra, con l’immancabile “tarantella” dello scarica/barile delle responsabilità rimbalzate di volta in volta tra Comuni, Provincia e Regione.
A queste 3 si aggiungono altre discariche presenti in provincia come quella in agro di Castellaneta, dove sono conferiti i fanghi provenienti dal potabilizzatore di AqP spa (Acquedotto Pugliese) ai piedi della Gravina di Laterza (attualmente in fase di VIA).
Vi sono poi, le 2 discariche di rifiuti speciali di cui una anche di rifiuti “pericolosi”, presenti all’interno dello stabilimento Ilva spa.
Nella parte più orientale della provincia c’è la discarica di Manduria gestita dalla “Manduriambiente spa” del gruppo “Unieco Ambiente” che raccoglie i “residui” del trattamento dei rifiuti della piattaforma già esistente.
L’impianto, infatti, secondo il “Rapporto Rifiuti 2011” dell’ISPRA, è anche un impianto di “Trattamento Meccanico Biologico” (TMB) con selezione e biostabilizzazione del residuo.
Sul sito della Provincia di Taranto si trova anche la richiesta in data 14/01/2011 da parte di Manduriambiente Spa per il rilascio della “VIA” al fine di adeguare l’impianto, tra cui anche la richiesta per la produzione di CDR da bruciare successivamente in altra località.
E’ importante comprendere che il TMB può essere un’ottima soluzione nella gestione del residuo se non è finalizzato alla produzione di CDR e quindi non favorendo le attività d’incenerimento dei rifiuti. Al contrario, questa politica di “coltivare monnezza” per bruciarla, sembra la scelta della Regione Puglia, come si evince da un interessante articolo di Altraeconomia a firma di Luca Martinelli.
Terminiamo il “Tour” della provincia con la discarica di Massafra da 1.280.000 mc di volumetrie.
E’ necessario rilevare che a Massafra, CISA spa, partner del gruppo Marcegaglia, gestisce non solo l’inceneritore in contrada Console, ma ha anche un impianto in contrada San Sergio che oltre alla selezione e biostabilizzazione, effettua anche la produzione di CDR da bruciare.

I “4” Inceneritori

In una provincia con un’ampia capacità adibita a discarica e smaltimento, si aggiungono anche gli inceneritori (anche questi sono considerati come “smaltimento” dalle direttive europee) che attualmente, al netto del raddoppio dell’Appia Energy di Massafra, si presentano con capacità autorizzative pari alla seguente tabella:

Tabella 1*

Appia Energy (linea esistente) 100.000 CDR e Biomasse
Ecodì S.r.l 8.500 rifiuti pericolosi e non pericolosi
AMIU S.p.A. – IMPIANTO INTEGRATO DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI URBANI DI TARANTO 73.000 RSU indifferenziato “tal quale”

+ 6.000 t/a di Rifiuti Ospedalieri.
Cementir Italia S.r.l 51.500 CDR (rectius CSS),

Anche se gli inceneritori sono considerati come impianti per lo “smaltimento”, si deve aggiungere che dalla combustione dei rifiuti si creano altri rifiuti frutto del processo d’incenerimento. I nuovi rifiuti prodotti devono essere stoccati nuovamente con l’aggiunta di nuovi costi.
Generalizzando si potrebbe affermare che da 3 tonnellate di rifiuti inceneriti, 1 tonnellata è il rifiuto che si crea come ceneri e condensato, come vedremo tra poco nel dettaglio il caso di Massafra.
Parte delle ceneri sono rifiuti pericolosi per cui con l’incenerimento assistiamo al “miracolo” della trasformazione del CDR o dei rifiuti urbani non pericolosi, in rifiuti speciali pericolosi.
Lo stoccaggio di quest’ultimi risulta economicamente gravoso e per inciso, con il meccanismo, dove viene applicato, della tariffa dei rifiuti urbani a “copertura integrale dei costi” che gli utenti pagano, ovviamente questo costo viene scaricato indirettamente sui cittadini. Ma quanto è il costo di questo smaltimento? Per fare un esempio, nel sito dell’AMIU di Taranto, erano presenti fino a qualche mese fa alcuni documenti sulla “Procedura aperta per l’affidamento del servizio di raccolta, trasporto, recupero e/o smaltimento di ceneri pesanti – leggere – acque di spegnimento ceneri – acque di percolazione e fanghi, provenienti dall’impianto integrato di smaltimento dei rifiuti “Città di Taranto” ubicato alla via Appia S.S. 7 km. 642.”

Tabella 2

Nel bando di gara si fa riferimento a questi costi di smaltimento dei rifiuti prodotti dall’impianto:
N.B. Le acque di percolazione e i fanghi sono prodotti dall’impianto di compostaggio di cui Amiu è proprietaria e non dall’inceneritore.

Tipo di rifiuto Codice CER costo unitario a tonnellata importo annuo stimato €
ceneri leggere (pericoloso) 190113*

Rifiuti Pericolosi
€ 265,00 545.915,90
ceneri pesanti e scorie 190112 € 105,00 1.460.067,53
acque di spegnimento scorie 190199 € 25,00 131.856,25
acque di percolazione fossa 190199 € 41,50 2.188,81
acque percolazione compostaggio 190199 € 41,50 96.565,31
fanghi delle fosse settiche 200304 € 15,00 791,14
Importo annuo stimato del servizio complessivo 2.237.384,94

Sono quindi costi molto elevati. Per quanto riguarda la quantità di rifiuti che produrrà l’Inceneritore di Massafra, se verrà autorizzato il raddoppio, qui di seguito sono riportati i dati estrapolati dalle “schede AIA”, documento scaricabile dal sito della Provincia di Taranto. Ricordo che l’impianto potrà bruciare 200.000t/a di rifiuti.

Tabella 3

Ceneri leggere contenenti sostanze pericolose 19.01.13*
Rifiuti Pericolosi 27.572 t/a
Concentrato Osmosi 19.09.99 27.568 t/a
Ceneri pesanti 19.01.12 8.178 t/a
Acque Reflue Pretrattate 19.08.99 5.712 t/a

Politica discutibile quella di trasformare 200.000 tonnellate di rifiuti che potenzialmente potrebbero essere riciclati, in circa 70.000 t/a di rifiuti non più recuperabili dei quali 27.572 t/a di Rifiuti Pericolosi. Il che richiederà una spesa non indifferente di smaltimento finale per lo stoccaggio in siti sicuri.
Non solo… Perché oltre ai costi scaricati in tariffa sui rifiuti, i cittadini pagano 2 volte gli inceneritori, ma questa volta con la componente A3 della bolletta dell’energia elettrica. “La domanda sorge spontanea”, direbbe qualcuno: “Cosa c’entra la bolletta dell’energia elettrica con gli inceneritori?”

I “CIP 6″

Per comprendere cos’è il CIP 6 e che ruolo ha nel sostegno degli inceneritori, riporto integralmente quello che l’associazione “Diritto al Futuro” (che comprende attivisti della Rete nazionale “Rifiuti Zero”) sta promuovendo, cioè la vertenza “contro l’incenerimento dei nostri diritti” e la richiesta di rimborso al GSE. A tal riguardo maggiori informazioni si possono trovare sul sito.

Tutto inizia con la Legge 10 del 9 gennaio 1991 “Norme per l’attuazione del Piano Energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili.” L’intento della legge è di recepire le politiche energetiche comunitarie. Purtroppo ciò accade solo in parte: infatti mentre l’Europa individua esattamente le fonti rinnovabili (solare, eolica, idraulica, geotermica e moto ondoso) nella versione italiana appare il termine “fonti assimilate alle rinnovabili”.
Una semplice parola che ha cambiato radicalmente sia il senso della politica europea in Italia, sia quello che poi è stato lo sviluppo energetico “pulito” nel nostro paese. Infatti, con “Assimilate”, il legislatore italiano ha incluso anche:

cogenerazione, intesa come produzione combinata di energia elettrica e di calore;
calore di risulta, fumi di scarico ed altre forme di energia recuperabile in processi ed impianti;
l’utilizzo di scarti di lavorazione e/o di processi.

Sulla scorta di queste indicazioni (Legge 10/91), il Comitato Interministeriale Prezzi (CIP)‏ con delibera n. 6 (Cip6)‏ del 29 aprile 1992, stabilisce che i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate, godranno di una maggiorazione di circa 3 volte il prezzo di mercato.
Ed è qui che vengono tirate in ballo le tasche dei cittadini… Infatti a pagare questa maggiorazione sono i cittadini col 7% della bolletta dell’energia elettrica (componente A3). Secondo il “Diritto al Futuro” dal 1992 abbiamo versato oltre tre miliardi di euro all’anno (3.076.923.077 euro), determinando un totale di oltre 50 miliardi di euro. Ovviamente si può solo immaginare cosa si sarebbe potuto fare con questo denaro se fosse stato utilizzato per le reali fonti di energia rinnovabile, favorendo la produzione di energia per scuole, ospedali, edifici pubblici, ecc…
L’Europa ci “osserva” e con la Direttiva UE 77 del 2001, incentiva e stimola l’uso di fonti rinnovabili individuandole: solare, eolica, idraulica, geotermica, biogas, la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani e le biomasse (residui dell’agricoltura).Un chiaro stop alle truffaldine fonti assimilate italiane. La Direttiva 77/2001 viene recepita “all’italiana”, col Decreto Legislativo 387 del dicembre 2003. L’art.17 esclude le fonti assimilate (cogenerazione, scarti petroliferi, ecc.)‏ ma include i rifiuti ed il CDR, in spregio alla Direttiva 77/2001. Ecco che scatta l’ennesima procedura di infrazione da parte dell’UE all’Italia. Come denunciato dalla procedura d’infrazione, dall’entrata in vigore del 387/03 le famose fonti assimilate non avrebbero dovuto più prendere gli incentivi. Ma una parte delle nostre bollette continua ad andare alle così dette fonti assimilate.
Nel corso di questi ultimi anni il CIP 6 è stato oggetto di modifiche continue: nella finanziaria 2007 si è proceduto con il non erogare più CIP6 agli inceneritori costruiti dopo il 2007 (mentre quelli costruiti prima continuano a prenderlo). Un’altra modifica viene stabilita dal “Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania” Guido Bertolaso che per le zone in “emergenza” come la Campania, reintroduce i CIP6 anche per i nuovi inceneritori in forza della conversione del decreto-legge n.97/2008 per la realizzazione degli inceneritori a Salerno, Napoli e Santa Maria La Fossa. Tutto ciò per risolvere i problemi campani sui rifiuti… ma come ben sappiamo, la storia ci racconta che quegli inceneritori non hanno risolto l’emergenza campana che anzi sta “procedendo” con la deportazione dei rifiuti in altre regioni e all’estero.
Si potrebbe concludere affermando che questi sono soldi bruciati!

Oltre ai CIP6, vi sono altri modi subdoli di finanziare gli inceneritori: ad esempio i “Certificati Verdi” (CV) per i quali approfondiremo in altro momento. Per comprendere meglio quanto “ci costa” un inceneritore, di seguito è riportata una tabella preparata da “Diritto al Futuro” sul famoso inceneritore di Brescia (al 2007 ha avuto incentivi per 424 milioni di euro), un mostro da 750.000 t/a che taluni hanno definito come “il miglior inceneritore al mondo”, nonostante sia coinvolto in due violazioni di direttive europee e una condanna per la mancanza di VIA per la terza linea da parte della Corte di Giustizia Europea il 5 luglio del 2007, fatto avvenuto durante un’amministrazione di centro sinistra con assessore all’ambiente, un esponente dei Verdi.

Tabella 4

Le emissioni degli inceneritori

La letteratura scientifica ha realizzato numerosissime ricerche e studi che dimostrano i danni che provocano le emissioni in atmosfera degli inceneritori.
Tecnicamente questo avviene anche in presenza delle Migliori Tecnologie Disponibili, in quanto attualmente non esiste filtro che possa bloccare “nanoparticelle” di diossina.
Dal documento della Dott.ssa Patrizia Gentilini “LATTE MATERNO, DIOSSINE E PCB” apprendiamo che “Diossine e PCB rientrano poi nel grande gruppo di sostanze denominate “endocrin disruptor”, ovvero inferenti o distruttori endocrini, nel senso che mimano l’azione degli ormoni naturali interferendo e disturbando funzioni complesse e delicatissime dell’organismo, quali quelle immunitarie, endocrine, metaboliche, neuropsichiche. Di fatto l’esposizione a diossine è correlata sia allo sviluppo di tumori (in particolare, per la TCDD, a linfomi, sarcomi, tumori a fegato, mammella, polmone, colon) ma anche a disturbi riproduttivi, endometriosi, anomalie dello sviluppo cerebrale, endocrinopatie (in particolare diabete e tiroide), disturbi polmonari, danni metabolici con innalzamento di colesterolo e trigliceridi, danni cardiovascolari, epatici, cutanei, deficit del sistema immunitario.”
Per citarne un altro studio, vi è ad esempio il Rapporto della Società Britannica di Medicina Ecologica. Nel documento si apprende che “gli inceneritori contravvengono ai diritti umani basilari”, come enunciato dalla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, in particolare al Diritto alla Vita nella Convenzione per i Diritti Umani Europea, ma anche nella Convenzione di Stoccolma e nella Legge di Protezione Ambientale del 1990. Il feto, il neonato e il bambino sono quelli più a rischio per le emissioni degli inceneritori: quindi si ignorano e si violano i loro diritti, il che non è in armonia con il concetto di una società giusta.”
La sintesi del rapporto conclude con “La rassegna della letteratura ci porta all’opinione che nuovi impianti che emettono quantità sostanziali di polveri fini, di metalli pesanti volatili e di inquinanti organici pericolosi non dovrebbero essere approvati e che andrebbero prese misure urgenti per ridurre le emissioni degli impianti che bruciano rifiuti attualmente in funzione e per effettuare un rigoroso monitoraggio biologico finché potranno essere dismessi e sostituiti con metodi più sicuri di smaltimento dei rifiuti…”
Ma la letteratura medica e scientifica ci riserva anche alcune notizie inquietanti. I medici dell’Isde (International Society Doctors for Environment) da anni impegnati ad informare sui rischi che gli inceneritori provocano alla salute umana, tra l’altro, hanno anche scoperto e reso pubblico il 25 novembre 2009 che sono stati taroccati alcuni studi per dimostrare l’innocuità degli inceneritori: “Possiamo affermare che sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle Amministrazioni.”
Tocca quindi alla cittadinanza vigilare e comprendere, in sostituzione delle amministrazioni “dormienti”, cos’è un inceneritore, cosa produce e se ci sono alternative.

C’è bisogno di un altro inceneritore in provincia di Taranto? Confronto dei dati

Spesso sentiamo, anche per bocca di alcuni parlamentari jonici, che gli inceneritori sono un modo efficiente di smaltire i rifiuti, anche perchè “da qualche parte i rifiuti dovranno pur esser messi”. Al di là del fatto, come abbiamo constatato, che gli inceneritori non risolvono il problema dei rifiuti ma al limite lo peggiorano producendo rifiuti anche pericolosi e creando emissioni in atmosfera, non si comprende perchè la provincia debba essere un territorio adibito a smaltimento e non un territorio dove vi siano attività di riciclo e recupero con innumerevoli vantaggi occupazionali, economici ed ambientali. Cerchiamo di capire se le strutture che trattano il residuo sono sufficienti in base alla produzione provinciale di rifiuti urbani. Per far questo, dobbiamo comprendere quanti rifiuti urbani produce la provincia.
Va anche detto che le normative (Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152 e s.m.i.) ci indicano chiaramente che al 31/12/2012 dovremmo arrivare a percentuali di raccolta differenziata pari al 65%, a meno di un ulteriore deroga che si trasformerebbe in un aumento di spesa per i Comuni e per i cittadini.
Attualmente la provincia è divisa in due ATO (Autorità Territoriali Ottimali) che pianificano la gestione dei RSU (Rifiuti Solidi Urbani), anche se la nuova normativa regionale obbligherà presto gli accorpamenti degli ATO, formando nuovi ATO di estensione pari a quella provinciale.
Secondo i dati del sito “Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia” http://www.rifiutiebonifica.puglia.it , la produzione di RSU nel 2011 si attesta a 217.947 t/a per ATO1 TA e 96.462 t/a per ATO 3 TA (mancano i dati di Avetrana e 7 mensilità di Monteiasi ), per un totale di 314.409 t/a.
La percentuale di RD (Raccolta Differenziata) si aggirano intorno al 15% per ATO 3 e intorno al 10% per ATO1. Nel totale la percentuale di RD della provincia è del 11,97%. Decisamente molto bassa, nonostante nel 2010, con delibera di giunta nr. 2989, la Regione Puglia avesse messo a disposizione dei comuni non capoluogo 23 milioni di euro per dare uno stimolo forte ai sistemi di raccolta nell’ottica di una differenziata spinta, all’interno di una serie di iniziative volte a migliorare il dato regionale.
Ma l’incapacità delle amministrazioni non è caratteristica di tutti i comuni. Infatti, Monteparano ha chiuso il 2011 con una percentuale di RD superiore al 77%. Questo è significativo, perchè ci indica che in un determinato territorio sono le amministrazioni le uniche responsabili di percentuali basse di RD e non, come a volte si sente dire, “l’inciviltà dei cittadini.” Che siano le amministrazioni a dare il primo “input” nella RD lo dimostra, ad esempio, anche il positivo dato di Rutigliano (BA) che in quattro mesi passa dal 14 al 78% di RD, diminuendo anche la produzione dei rifiuti, del 33%.

Tornando ai dati generali della provincia, la produzione totale di rifiuti si attesta a 314.409 t/a e se fosse rispettata la legge, almeno il 65% di questi rifiuti, pari a 204.365t/a, dovrebbero provenire dalle raccolte differenziate e quindi inviati a riciclo e recupero. Il restante 35%, pari a 110.044t/a, rappresenterebbe il residuo da smaltire.
Allo stato dei fatti della dura realtà, invece, il residuo è di circa 276.764t/a indirizzato a impianti per lo smaltimento tra cui anche gli inceneritori.
La capacità complessiva degli impianti adibiti all’incenerimento autorizzati in provincia di Taranto è pari a 233.000 t/a, che diventerebbero 333.000t/a se fosse concesso il raddoppio all’Appia Energy.

Tabella 5**

In conclusione, la provincia di Taranto avrebbe una capacità di incenerire rifiuti superiore alla produzione di rifiuti urbani. Per cui il raddoppio Appia Energy, rappresenterebbe ancora una volta, la condanna ad un destino provinciale che vede nello smaltimento di rifiuti prodotti in altre località, l’unico scenario di “sviluppo” possibile, con annessi tutti i rischi ambientali che ne conseguono.

Anomalia Massafrese

Apparentemente Massafra sembra un comune leggermente al di sopra della media provinciale di RD (ricordiamo media provinciale disastrosa). Sul sito “Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia” si attesta a una percentuale di RD nel 2011 pari al 18,56%… Sembrerebbe, nel marasma generale, un dato meno negativo. Ma esistono alcuni dati che dovrebbero destare particolare attenzione e che mai NESSUNO (Provincia, Regione Puglia e tanto meno le così dette “opposizioni” del governo dell’amministrazione locale) ha preso in considerazione in questi anni.

La media di produzione pro-capite di rifiuti nel 2011 si attesta al 49,84 kg a persona a Massafra, con punte mensili di 56,32 kg a persona nel marzo 2011, 61,76 kg a persona a luglio 2011 e 60,99 kg a persona nel settembre 2011. Generalmente, questo avviene in tutta la Puglia: sono i comuni più grandi ad avere maggior produzione pro-capite di rifiuti. Ma Massafra riesce a superare la produzione pro-capite di rifiuti del Comune di Taranto (47,56 kg a persona) pur essendo un comune inferiore come popolazione (di ben 1/6 rispetto al capoluogo) e come superficie su cui si estende la competenza comunale (circa poco più della metà rispetto a Taranto).
Ricordiamo che “prevenzione” (cioè la riduzione a monte della produzione di rifiuti) è la prima priorità stabilita dalle direttive europee. Questi dati ci indicano che Massafra, che ha il dato più alto di produzione di rifiuti pro-capite dell’intera Provincia, sta già sbagliando nella fase più importante che l’Europa indica (direttiva recepita dall’Italia).
Entrando nel merito, i mesi di marzo, luglio e settembre sono quelli con percentuali più alte di Raccolta Differenziata, arrivando addirittura al 30% di settembre. Allo stesso tempo, sono i mesi dove la produzione totale di rifiuti aumenta vertiginosamente, tant’è che Marzo ha circa 1/3 in più di rifiuti prodotti rispetto a Febbraio dello stesso anno, così come Settembre ha circa 1/3 in più rispetto ad Ottobre.
Come mai, la produzione di rifiuti è così alta?
Come mai nei mesi di produzione più alta di rifiuti, si hanno le maggiori percentuali di RD?
I conti non tornano…
Nel dettaglio si scopre il motivo, scaturito da errori che bonariamente possiamo definire “grossolani” del Comune di Massafra. Gli “inerti da C&D”, cioè i rifiuti provenienti da “Costruzioni e Demolizioni” sono stati conteggiati nelle percentuali di raccolta differenziata.
L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), afferma chiaramente nei “Rapporti Rifiuti Urbani” che elabora ogni anno, come si calcola la percentuale di Raccolta Differenziata e quali sono le tipologie dei rifiuti da conteggiare, chiarendo nel rapporto 2011 che:

“NB: non sono computati tra i rifiuti urbani e, pertanto, né al numeratore né al denominatore dell’equazione di calcolo della percentuale di RD, i rifiuti inerti, anche se derivanti da demolizioni in ambito domestico, in quanto rifiuti speciali ai sensi della normativa vigente.”

Non solo, secondo l’ISPRA : “…gli inerti da costruzione e demolizione, anche se derivanti da demolizioni in ambito domestico, in quanto esplicitamente annoverati tra i rifiuti speciali. Tali rifiuti sono quindi esclusi in toto dalla produzione dei rifiuti urbani.”

Sulla base di quello che afferma l’ISPRA si può procedere al reale calcolo della raccolta differenziata a Massafra, togliendo gli “Inerti da C&D” dal conteggio dei Rifiuti Urbani per cui la vera percentuale di RD è di poco superiore a un “misero” 5%, cioè il 5,05%.

Stando a questo dato, il Comune sarebbe dovuto essere Commissariato in quanto comune pugliese che non riesce a varcare la soglia del 15% in materia di raccolta differenziata dei rifiuti.
A dir la verità, l’anomalia degli “inerti da C&D” è propria della Regione Puglia che presenta, nel sito di riferimento, questa tipologia di rifiuto come materiale differenziato. Ma seppur nell’anomalia generale, Massafra ne raccoglie una quantità enorme e difficilmente spiegabile, che rappresenta da sola circa 1/7 degli “inerti da C&D” raccolti dall’intera Regione Puglia.
Nella sezione del sito è riportato che questi rifiuti prodotti da Massafra sono “recuperati” dalla ditta Castelli srl, che a scanso di omonimie, la Castelli srl possiede un impianto di frantumazione con una capacità produttiva di 2000 mc/8h di agglomerati per calcestruzzo e aggregati bituminosi a Grottaglie – Loc. Caprarica.
Sarebbe interessante comprendere se il Comune “incassi” o “spenda” denaro per far recuperare alla Castelli srl gli inerti da C&D. E sarebbe interessante comprendere, nel caso in cui quest’operazione rappresenti una spesa per il Comune, se questa venga o meno scaricata sulla tariffa rifiuti che pagano i cittadini.

L’alternativa proposta: la strategia “Rifiuti Zero”

L’alternativa a Discariche e Inceneritori esiste e si chiama strategia “Rifiuti Zero” (Zero Waste) – idea partorita dal prof. Paul Connett.
“Rifiuti Zero” inteso come Riciclo Totale della materia che attualmente viene definita rifiuto, ma che in realtà rappresenta una risorsa se riciclata o recuperata correttamente.
Qualche hanno fa, quando si parlava di “Rifiuti Zero”, molti, a destra e a sinistra, storcevano il naso compresi alcuni che oggi si stanno “ri-credendo”… Anche se non lo ammetteranno mai!
Questa strategia viene perseguita da diversi comuni italiani e all’estero, persino dallo Stato della California. Nei comuni dove si persegue realmente “Rifiuti Zero”, l’obbiettivo è di arrivare, tramite le raccolte differenziate porta a porta, tramite lo studio e la riduzione progressiva del residuo, tramite soprattutto la riduzione a monte della produzione di rifiuti a maggior ragione di quelli non riciclabili, a creare un ciclo completo che si chiuda totalmente con il riutilizzo della materia prima/seconda e che quindi non crei più rifiuto. La strategia si ispira alla “Natura” che non produce rifiuti ma ricicla ogni cosa.
A Capannori (LU), “comune virtuoso” che ultimamente in alcune frazioni ha raggiunto il 90% di raccolta differenziata, credono realmente che quest’obbiettivo possa essere raggiunto per il 2020 e per questo è stato creato il primo centro “Rifiuti Zero”, un’attività che studia il residuo per capire come poterlo sostituire o modificare, nell’ottica del riciclo totale.
Ma non solo gli amministratori di Capannori hanno compreso l’importanza di questa strategia. Ad oggi sono numerosi i comuni italiani, amministrati da lungimiranti sindaci, assessori e consiglieri con la partecipazione attiva della cittadinanza, che stanno perseguendo quest’obbiettivo con risultati interessantissimi.
I vantaggi sono ambientali (minor inquinamento), economici (vendere materie prime/seconde rende meglio che pagare i costosi smaltimenti in discarica o inceneritori), occupazionali (maggior numero di lavoratori nella raccolta differenziata), energetici (consumo minore di energia per produrre nuovi materiali).
A scanso di equivoci, “Rifiuti Zero” non considera l’incenerimento come parte della strategia. Purtroppo ci sono alcuni personaggi a volte amministratori, che continuano a considerare gli inceneritori come soluzione ideale, ma probabilmente molto presto, questi cederanno il passo e verranno ricordati dalle popolazioni come pessimi elementi dell’amministrazione pubblica.
Ovviamente tutto ciò potrà avvenire solo se le popolazioni smetteranno di avere atteggiamenti di sudditanza e si comporteranno da cittadini attivi e partecipi alla vita della “Cosa Pubblica”.

Note:

*: NOTA BENE:

-Ecodì srl: la VIA favorevole è stata rilasciata dalla Regione Puglia con determina 13/01/2012 pubblicata sul Burp N21 del 09/02/2012, dopo la comunicazione del servizio Ecologia della Provincia di Taranto che precisava la necessità di procedere all’acquisizione del parere favorevole di compatibilità ambientale, propedeutico alla definizione della procedura di A.I.A. che è di competenza della Provincia.

-Cementir Italia srl controllata dalla Cementir Holding Spa: attualmente in fase di costruzione, è un cementificio che potrà bruciare anche CDR/CSS. La Regione Puglia destina 20 milioni di euro a “fondo perduto” per contribuire alla sua realizzazione. La VIA favorevole è stata rilasciata dalla Provincia di Taranto con determinazione N° 105 del 13/09/2011 Dirigente del Servizio Ecologia ed Ambiente Provincia TA BURP – Bol. n. 175 del 10-11-2011 e che con nota prot. 117542 del 29/07/2011, acclarata al prot. prov.le n. 52161/A del 10.08.2011, il Comune di Taranto inviava il proprio parere favorevole.

-Impianto di incenerimento Amiu Spa: L’impianto è stato autorizzato dal decreto n° 124 del Commissario delegato all’emergenza rifiuti in Puglia (Vendola), con Decreto n.l24/CD/R del 22 maggio 2006, che ha rilasciato l’autorizzazione definitiva all’esercizio. (Scheda tecnica inceneritore pubblicata sul sito AMIU Spa nell’anno 2011).

-Appia Energy spa: La Centrale esistente opera in forza della Determina Dirigenziale n. 6 del 18/01/2008 rilasciata dalla Provincia di Taranto – Settore Ecologia Ambiente; attualmente è in fase di procedura VIA la richiesta di raddoppio della linea, per cui ad oggi, non è autorizzata!

**: per la produzione rifiuti fonte dati: Rifiuti e Bonifiche – Regione Puglia

per Cementir fonte dati: VIA favorevole -Determinazione N° 105 del 13/09/2011 Dirigente del Servizio Ecologia ed

Ambiente Provincia T BURP – Bol. n. 175 del 10-11-2011,

per Amiu Impianto di incenerimento fonte dati: SIA febbraio 2010

per Ecodì fonte dati: VIA favorevole – determina 13/01/2012 -Burp N21_09_02_12, E’ autorizzata la realizzazione di un nuovo inceneritore. che affiancherà quello esistente, comportando un aumento dei quantitativi di rifiuti pericolosi e non pericolosi in ingresso all’impianto. I due nuovi forni rotanti sono indicati con ROT 450 e ROT 600; l’impianto esistente operava come ‘Impianto di stoccaggio e inceneritore di rifiuti ospedalieri”, mentre dal quadro di riferimento progettuale sembrerebbe emergere una richiesta di incremento dei codici CER relativi ai rifiuti da prodotti agricoli, scarti alimentari, urbani da attività commerciale e da raccolta differenziata e da cascamì di giardini.

per Appia Energy esistente ed eventuale raddoppio, fonte dati: SIA in oggetto

elaborazione dati di Giovanni Vianello

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.