LA RINASCITA DI TARANTO SECONDO GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

“Taranto versa in uno stato di disastro ambientale permanente, tra i più difficili da affrontare in Italia perché frutto di oltre 50 anni di scelte sbagliate che hanno immolato il territorio, avvelenato nelle acque, nella terra e nell’aria e depredato delle sue risorse, in nome di una vocazione industriale che non ha tenuto conto del più grande valore proprio dell’uomo: la vita”.
Lo affermiamo come cittadini e attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia in seguito al Decreto Legge del governo Monti, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre 2012, che sembra incurante degli esiti delle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate nell’incidente probatorio disposto dalla Procura.
Non c’è più spazio per le interpretazioni: a Taranto si muore e ci si ammala più che dalle altre parti a causa dei processi industriali, un dato di fatto che non si può ignorare.
Non si possono, perciò, “legalizzare” processi produttivi obsoleti solo per salvaguardare la produzione. Non si può consentire alla finanza di guardare solo agli indicatori economici e ai guadagni immediati trascurando la qualità delle attività industriali che, come in questo caso, determinano terribili effetti nelle condizioni di vita e di salute dei Tarantini.
Il Decreto, tra l’altro, amplia la possibilità di essere applicato a qualsiasi impianto in Italia che venga considerato “strategico” a patto che abbia un numero di dipendenti superiori alle 200 unità. Si tratta di un vero e proprio “ricatto occupazionale”, amplificato a livello nazionale, che dispiega tutti i suoi effetti nefasti nella vicenda dell’Ilva di Taranto.
Colpevole la politica, che si è dimostrata assente e che, quando interveniva, lo faceva in maniera inefficace e inefficiente, come nel caso della legge “antidiossina” del 2008/2009 del governo Vendola, o tardiva come la legge sulla “Valutazione di Danno Sanitario” sempre della Regione Puglia. Per non parlare delle leggi “ad aziendam” come quella dei limiti sul benzo(a)pirene del Governo Berlusconi. Tutte circostanze che hanno consentito e favorito il “ricatto occupazionale” della famiglia Riva, proprietaria dell’impianto siderurgico.
La società civile da anni denuncia queste circostanze in maniera civile e pacifica, mentre piange i propri morti, soccorre i propri ammalati e chiude le proprie attività commerciali.
Appare quindi evidente che la magistratura abbia svolto un ruolo di supplenza della politica, così come oggi assistiamo anche ad una azione incostituzionale del Governo che di fatto ostacola il lavoro degli inquirenti e accentua i contrasti tra i poteri dello Stato. La politica a più livelli è corresponsabile della attuale situazione di Taranto. Ingiustificabile la mancanza di garanzia dei diritti dei cittadini, come evidenzia l’indagine “Ambiente venduto”.
Nel 1971 relazioni scientifiche decretavano la pericolosità degli impianti industriali per la salute e l’ambiente tarantino. Ma, da allora è solo aumentata la produzione e si sono aggiunti altri impianti impattanti per l’ambiente: inceneritori, discariche, ampliamenti di raffinerie, cementifici e tutto in versione maxi e il tutto per il “bene” del Paese e del sistema Italia.
Si tratta di modello di sviluppo sbagliato, basato su un materiale, l’acciaio, che non solo sta lasciando il posto a nuovi materiali che soppianteranno le produzioni tarantine, minacciate, tra l’altro, anche, da nuove economie, basate su processi virtuosi di conversione industriale e sul benessere delle persone.
Taranto è stata importante per l’Italia e l’Europa ma è giunto il momento di tornare alle proprie vocazioni storiche, naturali ed economiche a “chilometro zero”, cui ha dovuto rinunciare.
Il Diritto alla vita non può soccombere a favore degli interessi economici e poiché il privato non dimostra volontà di ottemperare alle prescrizioni impartite dalla magistratura, deve intervenire la politica, che invece di ostacolare il lavoro dei magistrati deve pianificare le alternative per Taranto. Ma occorre fare presto.

Per questo esigiamo le dimissioni immediate dei politici coinvolti nella vicenda e chiediamo:
Il blocco dei beni patrimoniali ed economici del privato ovunque essi siano e delle aree di proprietà dei Riva a Taranto, al fine di effettuare una nuova caratterizzazione e successiva bonifica delle aree ricadenti all’interno dello stabilimento siderurgico.
Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono effettuare con i soldi dei Riva.

-  Di confiscare le proprietà del privato (eventualmente con l’indennizzo simbolico di 1 centesimo).

-  Di garantire il reddito (durante la formazione) per gli operai Ilva che, appena formati, dovranno essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica.

-  La caratterizzazione, Messa in Sicurezza e Bonifica dei terreni inquinati in provincia di Taranto che pagano lo scotto di esser luoghi di produzione o di smaltimento per l’Italia intera.

-  La messa in sicurezza delle Falde idriche Tarantine che risultano contaminate da inquinanti oltre che essere soggette a un forte stress idrico e a contaminazione salina a causa di un sovrasfruttamento.

Riqualificazione e Riconversione dell’ILVA

- Le aree di proprietà militare che la Difesa sta cedendo, devono necessariamente essere restituite gratuitamente alla città e alle comunità locali.

-  Garanzia di prestazioni sanitarie efficienti per la totalità della popolazione garantendo screening e visite gratuite e in tempi brevi a cominciare dai cittadini del quartiere tamburi e dai lavoratori del polo industriale, visite da effettuate a Taranto.

- Di bloccare ogni nuova autorizzazione di richiesta di AIA nella provincia di Taranto.

-  Di riesaminare le AIA di competenza provinciale, regionale e statale già concesse degli impianti in provincia di Taranto e valutare con commissioni formate da esperti diversi rispetto quelle già rilasciate, l’opportunità del rilascio definitivo.

-  Di creare a Taranto un polo Universitario, pubblico che dipenda unicamente da Taranto e non da Bari o Lecce, con individuazione delle aree adibite a tale scopo situate nel Centro Storico.

-  Il risarcimento completo dei danni subiti dagli allevatori e dai mitilicoltori poiché attività non salvaguardate dalle amministrazioni.

Parte dei denari siano attinti da un fondo appositamente creato per Taranto, costantemente controllato dalla popolazione, e ricavati dai fondi non ancora impiegati e destinati ad inutili opere, già pianificate dai governi di centro destra e centro sinistra, come:

  • l’acquisto di Caccia F 35 e ritiro dei militari in missione in Afghanistan, anche perché le forze armate occupano una parte sostanziale dei territori della provincia di Taranto
  • la realizzazione della Tav in Val Susa, per un costo di oltre 10 miliardi di euro. Questo per l’isolamento al quale è stata condannata la città di Taranto nel corso dei decenni;

Fondi ricavabili anche da :

  • la riduzione a 5.000 euro al mese delle “pensioni d’oro”, attualmente erogate a 100.000 persone, per un risparmio totale di oltre 7 miliardi di euro;
  • la cancellazione di tutte le province;
  • l’abolizione del rimborso elettorale a tutte le formazioni politiche;
  • il ritiro definitivo del progetto del Ponte sullo Stretto, recentemente riesumato dal governo Monti per evitare penali previste a salvaguardia di imprese private a spese dei contribuenti.

Crediamo che una parte dei denari impiegati in tutte queste azioni e opere che reputiamo inutili, possano essere destinate per la bonifica dei territori a cominciare da Taranto.
Una parte del Fondo dovrà esser impiegata per progetti, seguendo la consultazione della popolazione dei singoli quartieri e dei comitati impegnati nelle vertenze territoriali per comprendere quale vocazione economica debba assumere Taranto sviluppando economie locali.
Le risorse per Taranto dovranno sottostare a principi di trasparenza e soggetti a meccanismi di verifica della cittadinanza, tramite internet e siti web appositi e non potranno esser utilizzati per fini differenti che non siano stati decisi dalla cittadinanza.
Crediamo che Taranto possa essere il simbolo di una nuova svolta che dovrà ripercuotersi nel resto del territorio Italiano.

Ormai non abbiamo più scelta.

211892_100000018636515_8310713_n Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
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Taranto città a vocazione industriale? Non per “l’Acqua”.

In questi giorni, in cui l’attenzione del Governo, delle amministrazioni, dei media e della cittadinanza si concentra finalmente sui grandi e gravi problemi legati al reparto industriale di Taranto e nella fattispecie all’Ilva spa, probabilmente non sta assumendo il giusto risalto, l’utilizzo delle risorse idriche e i rischi legati al loro sfruttamento nei vari comparti industriali.
Va ricordato che la Puglia è una regione tristemente nota per il problema delle crisi idriche che creano notevoli disagi alla popolazione e alle attività legate all’allevamento e all’agricoltura. Le risorse idriche rappresentano un elemento vitale qualunque sia lo scenario presente o futuro del territorio.
Lo sfruttamento sconsiderato della risorsa “acqua” e l’inquinamento che le attività legate alla zona industriale hanno generato sulle falde sottostanti, evidenziano tutti i limiti e l’inopportunità di definire Taranto una città a vocazione industriale.
Gli impianti industriali, in primis l’Ilva, concorrono al forte “stress idrico” (rapporto tra emungimento di acqua dai pozzi e la ricarica naturale delle falde) degli acquiferi del tarantino. Secondo le stime pubblicate dall’Autorità di Bacino della Puglia e quelli presenti nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, il comparto industriale emunge oltre 27 milioni di metri cubi dalla falda (Murgia Tarantina). Solo l’ILVA è autorizzata a prelevare, tramite i suoi 29 pozzi, più di 20 milioni di metri cubi annui. Ma se la falda non riesce a “ricaricarsi naturalmente” vi è anche un l’aggravamento di un altro effetto, quello della “contaminazione salina”. In pratica l’eccessivo emungimento, non solo industriale, concorre ad aumentare “l’infiltrazione dell’acqua di mare nella falda” tanto che in agro di Taranto già ad una profondità di 50 metri vi é una salinità superiore ai 3 grammi per ogni litro, “salinità” che aumenta con l’aumentare della profondità. Con questo scenario viene da chiedersi quale futuro possano avere le altre attività come l’agricoltura e l’allevamento che necessitano di acqua dolce.
Per quanto riguarda l’Ilva spa, c’è da rilevare che attualmente è autorizzata anche ad attingere acqua dolce proveniente dal Sinni, dalla sorgente Tara e dal Fiumetto, per quantitativi enormi. Le autorizzazioni rilasciate nel corso degli anni riferiscono la possibilità di attingere da queste fonti per oltre 70 milioni di metri cubi annui. Oltre alle autorizzazioni limite, vi sono i consumi stimati di acqua dolce dichiarati dall’Ilva spa che per l’anno 2007 ammontano a poco più di 52 milioni di metri cubi. Per avere un paragone rispetto al quantitativo di acqua consumato dagli abitanti di Taranto, questi ultimi nel 2010 hanno complessivamente consumato per uso civile poco meno di 11 milioni di metri cubi di acqua potabile.
L’AIA rilasciata all’Ilva nel 2011 interviene parzialmente sul problema prescrivendo che entro 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’avviso, l’Ilva utilizzi nei propri impianti produttivi prioritariamente le acque reflue provenienti degli impianti di depurazione Gennarini e Bellavista (compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo) secondo accordi da stipulare con la Regione Puglia. Tali impianti hanno un volume annuo totale recuperabile di circa 38 milioni di metri cubi ed appare quindi evidente che a fronte delle autorizzazioni rilasciate vi saranno ancora dei notevoli utilizzi di acqua dolce da parte dell’ILVA spa dalle varie fonti oltre a quelle provenienti dagli impianti di depurazione. Al momento non ci risulta che l’Ilva abbia comunque provveduto alla prescrizione.
Il gestore avrebbe dovuto predisporre entro 6 mesi dal rilascio dell’AIA, uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell’AIA, ma attualmente non ci risulta che sia stato completato.
Oltre all’acqua dolce, il documento di sintesi del 2008 dell’Arpa per i “Dati conoscitivi dell’area industriale di Taranto e Statte” riporta che il polo industriale di Taranto preleva anche un enorme quantitativo di acqua di mare, valore stimato di circa 1,5 miliardi di m3/anno.
Le attività legate al reparto industriale nel corso del tempo hanno provocato anche un grave inquinamento dell’acqua di falda superficiale e profonda con Arsenico, Selenio, Alluminio, Ferro, Manganese, Nichel, Piombo, Cianuri, Cobalto, Cromo totale, Cromo esavalente, Solfati, Nitriti, BTEX, composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni, IPA singoli e totali, Idrocarburi tot, MTBE. Interventi di messa in sicurezza della falda sono stati più volte annunciati ma mai attuati.
Per quanto riguarda lo stato di qualità dei sedimenti marini delle zone dove sono presenti gli scarichi dei reparti industriali, che coincidono con l’area del porto, si registrano valori di concentrazione degli inquinanti superiori alla normativa vigente nel caso di zinco, PCCD/PCDF e PCB/DL.
A fronte di tutto ciò, considerando i consumi idrici, riteniamo che sia inesatto definire Taranto come una città a vocazione industriale, “vocazione” che in realtà è stata una “imposizione” ed ha prodotto solo scompensi e gravi problemi al territorio, compromettendo le attività tradizionali, vera fonte di ricchezza per Taranto. Attualmente sentiamo l’esigenza di affermare che Taranto rappresenti l’inspiegabile sacrificio di un territorio all’attuale e obsoleto modello di sviluppo ormai divenuto insostenibile e che presto, volente o nolente, finirà. Tocca quindi ai tarantini chiedersi “oggi”, cosa fare “domani”, pianificando nel rispetto delle risorse che il territorio ci offre.

 

Relazione sul prelevamento e l’uso dell’acqua dolce, a scopo domestico e produttivo (industriale e agricolo) di Giovanni Vianello

Lavoro Sì! Morte No! Uniti per un futuro diverso

Oggi Manifestazione spontanea di Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Questo il comunicato:

Oggi, Venerdì 17 agosto, dopo 50 anni di devastazione sociale, ambientale e territoriale, per la prima volta tre ministri della Repubblica italiana sono a Taranto non per tutelare i diritti dei cittadini e dei lavoratori ma per salvaguardare gli interessi dell’Ilva, continuando a fare pressioni antidemocratiche nei confronti della Magistratura per preservare il PIL italiano.
Se Riva è in grado di ottemperare alle oltre 400 legittime prescrizioni, imposte dal Gip per la messa a norma dello stabilimento, lo faccia subito e senza indugi.
Ciò non avverrà poiché significherebbe, considerato l’andamento del mercato mondiale, non poter mantenere gli stessi profitti , in quanto dovrebbe investire tutti gli utili accumulati in questi anni nel rimmodernamento della fabbrica.
Il pool di esperti scelti dal Gip ha evidenziato che l’incidenza tumorale ed epidemiologica a Taranto è la più alta d’Italia, a farne maggiormente le spese sono i lavoratori della fabbrica e gli abitanti che vivono più vicini alla stessa.
Non consentiremo più a nessuno di poter giocare con la vita di una città intera, tantomeno ai politicanti ed ai sindacati che in questi anni hanno fatto solo i propri interessi. Chi ha usurpato e derubato deve far fronte alla spesa necessaria a risarcire il territorio, i suoi abitanti ed i lavoratori coinvolti.
Un futuro diverso è possibile solo attraverso l’unità tra cittadini e lavoratori che devono essere protagonisti di questo cambiamento, pretendendo un’alternativa sostenibile per la città di Taranto svincolata dal ricatto occupazionale e dalla devastazione in nome del profitto. Le decisioni che riguardano il nostro avvenire dovranno esser prese esclusivamente nella nostra città con la partecipazione attiva dei cittadini. Questo non si discute.

Basta con i giochetti, basta con i ricatti! Il diritto al lavoro non và barattato con il diritto alla vita e chi ha sbagliato deve pagare e deve aiutare questa città a rialzarsi, costi quel che costi!


26 Luglio 2012…La svolta?

Il gip di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. I sigilli sono previsti per i parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Disposti otto arresti per gli indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici del siderurgico. Gli operai sono usciti dallo stabilimento e hanno dato vita a una manifestazione sulle statali Appia e 106. Poi in corteo hanno raggiunto il centro della città per un presidio sul ponte giravole. Sono circa 5.000, 200 quelli in sit-in davanti alla Prefettura. “Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza”, fa sapere il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che nel frattempo a Roma ha firmato a Roma il patto per le boniche e il risanamento di Taranto: un accordo da 336 milioni di euro. Ma sulla vicenda interviene anche il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: “Governo e istituzioni locali faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino occupazione e sostenibilità produttiva. E’ necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al sequestro. Si tratta di uno dei più importanti impianti del Paese, la cui produzione è di grande importanza per diversi comparti del nostro sistema industriale”.
Fonte: Repubblica.it

Erano molti, ma non tutti, gli operai in attesa di risposte…Chiedono garanzie per l’occupazione di tutti…Alcuni credono bastino i fondi per le bonifiche a impianti ancora attivi…Probabilmente non gli è stato riferito che bonificare e continuare ad inquinare non serve a nulla e anche i 350 milioni che Vendola ha “miracolosamente” trovato oggi per le bonifiche, non sono assolutamente sufficenti…Che oggi sia solo l’inizio della svolta per questa città…E’ dopo i temporali che appare l’arcobaleno…Noi vogliamo vederlo!

Riunione Amici di Beppe Grillo Taranto : continuiamo sulle 5 stelle

 

In Molise un bel 5 e passa % alle regionali…Che si fà, ci diamo da fare anche qui?!? Le facciamo brillare assieme queste 5 stelle a Taranto? Serve il contributo di tutti! Ormai appare chiaro che è dalle stanze dei bottoni che si cambiano le cose. Non deleghiamo a chi ha fatto scelte scellerate per decenni…Cittadini al lavoro per i cittadini!In Molise un bel 5 e passa % alle regionali…Che si fà, ci diamo da fare anche qui?!? Le facciamo brillare assieme queste 5 stelle a Taranto? Serve il contributo di tutti! Ormai appare chiaro che è dalle stanze dei bottoni che si cambiano le cose. Non deleghiamo a chi ha fatto scelte scellerate per decenni…Cittadini al lavoro per i cittadini!

http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/events/37019222/

Nella scorsa riunione sono state proposte diverse idee piuttosto interessanti e fattibili, avendo un consigliere a 5 stelle a disposizione :)
Diciamo che anche senza possiamo proporre queste idee al nostro comune ma sappiamo che con le cose convenienti per i cittadini i nostri amministratori hanno sempre fatto orecchie da mercante…Sarebbe bello poter elaborare queste idee assieme e poterne aggiungere di altre. Ne verrà fuori un bel programma per la Lista Civica a 5 Stelle!

Ci rivedremo Venerdì 21 Ottobre alle 20:30. Ricordiamo che c’è sempre la disponibilità di posti in auto per raggiungere il luogo della riunione che è vicino alla Casa di Cura San Camillo presso il Quartiere Tamburi, in via Leopardi, 60. Per ora purtroppo, o per fortuna, visto che senza non potremmo riunirci, l’unico luogo a disposizione, gratuitamente, per le riunioni resta un po’ fuori mano. Se qualcuno ha un luogo più agevole da mettere a disposizione, ben venga!
Se volete un recapito telefonico per riuscire a raggiungerci se siete in ritardo, basta chiedere! In messaggio privato, ovviamente ;)

Vi aspettiamo!

L’ambiente malato

“Una delle obiezioni che viene mossa più di frequente ai medici “allarmisti” come noi, che puntiamo il dito contro i rischi ambientali, è che la speranza di vita nei paesi occidentali è in costante aumento. Sembrerebbe che metalli pesanti, cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni, non fossero poi così pericolosi né in grado di danneggiarci più di tanto. Se però visitiamo il sito della Commissione Europea della Salute, avremo la sgradita sorpresa di scoprire che mentre la vita si allunga, l’aspettativa di vita in salute dalla nascita (Health life years at birth), dal 2003 sta accorciandosi in entrambi i sessi, con un crollo specie per le donne. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumento di patologie cronico-degenerative tra cui, in primo luogo il cancro, ma anche di patologie metaboliche, autoimmuni, neurodegenerative. Questo carico di sofferenza è ben testimoniato dall’aumento, dal 2000 al 2009, del 60% di aumento del consumo di farmaci di classe A (cioé i farmaci salvavita).

Questo crollo della speranza di vita in salute è stato definito dal Professor Ugo Bardi, il “picco della salute” con analogie con il picco del petrolio : esso dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo tra i medici, ma anche ai più alti livelli istituzionali, se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. Come oncologo mi pongo alcuni interrogativi : abbiamo dimenticato che la miglior qualità di vita si gode quando non abbiamo bisogno di nostre cure? Pensiamo davvero che la strada da battere per sconfiggere il cancro sia quella di terapie sempre più sofisticate e costose o non sarà che così puntiamo solo a cronicizzarlo, ma non a debellarlo?
Quando il presidente Nixon firmò nel 1971 il Nation Cancer Act, con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, Gaylor Nelson fu l’unico membro del Senato a votargli contro : “Semplicemente – disse Nelson – pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione? Se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumori, come quelli polmonari nei maschi (perché si fuma meno), dall’altro ci si ammala sempre più per tumori a prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi, melanoma, pancreas, fegato e soprattutto si ammalano i giovani, giovanissimi e bambini. Guardiamoci intorno e chiediamoci che ruolo hanno in tutto ciò i vari agenti tossici presenti ormai non solo nell’aria, nell’acqua nel cibo, ma nel nostro stesso corpo e perfino nel latte materno.”

Patrizia Gentilini, oncologo, Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE)

Tamburi by night

Si tratta solo di effetti ottici?

I veleni di Taranto sul Blog di Grillo

Sulla prima pagina del Blog di Beppe Grillo, uno dei primi 10 per numeri di accesso al mondo, c’è un video su Taranto realizzato in collaborazione con lo staff. Grazie allo staff per averci aiutati a uscire dall’oscurità! Loro non molleranno mai? Noi neppure!!! Lo dobbiamo ai nostri cari malati, a quelli che non ci sono più, ai bambini di oggi e a quelli che potrebbero non esserci domani!
Qui il post: http://www.beppegrillo.it/2011/02/i_veleni_di_taranto/index.html

 

 

Qui il link diretto al video:

Grazie a chi si è alzato all’alba e poi è andato comunque a lavorare, a chi è andato a dormire tardissimo, a chi ha cercato il materiale documentativo, a chi è sempre con la videocamera… :)

Siamo tutti cittadini di Taranto!

Concordiamo appieno con le parole e le intenzioni di Andrea Biggio, tarantino trapiantato a Firenze, esperto cuoco macrobiotico, apprezzato blogger e conferenziere in Italia sui temi dell’alimentazione, tra l’altro autore di un libro su  “Come Cucinare la Nostra Vita“.

Condividiamo e lanciamo l’idea di aprire un dibattito su questo tema fondamentale, l’alimentazione che ci protegge, da cui inizino a seguire delle azioni concrete : quelle che ognuno di noi può effettuare da subito.
Sono invitati tutti i cittadini e i gruppi che si attivano per l’ambiente e la salute.
Rimane ovvio e scontato che l’industria pesante e gli inceneritori (sotto qualunque veste o nome nascosti) devono essere eliminati per la tutela della nostra vita (con bonifica, riconversione, realizzazione di nuovi scenari economici che si adattino e sviluppino le attività locali).

Siamo tutti cittadini di Taranto!

Tutti, in diverse misure, siamo afflitti da inquinamenti grandi e piccoli, dentro e fuori di noi. Taranto è una città meravigliosa che, più di ogni altra nel nostro Paese, soffre della presenza di un siderurgico, l’ILVA, e di altre pesanti fonti d’inquinamento ambientale (soprattutto diossina).

Qui, ci sono arrivato da pochi giorni per trascorrere le festività di fine anno e ho ritrovato gli amici alle prese – ormai da anni – con comitati, associazioni, movimenti di lotta e denuncia di questa impraticabilità di vita. Bilbao, in Spagna, antica città industriale, prima fumosa e grigia, è adesso una delle città iberiche più all’avanguardia culturale e ambientale. Semplicemente hanno soppresso tutto quel mondo industriale, ci sono riusciti. La città è ricchissima e non a caso ha uno dei musei più importanti al mondo: quando ho visitato il Guggenheim ho compreso la grande impresa di quel fiero popolo basco.

Ma come possiamo limitare e circoscrivere i danni dell’inquinamento siderurgico (e di ogni altro), a Taranto e non solo, mentre le battaglie proseguono, nella noncuranza dei politici e degli industriali?
La risposta è che: dovremmo cercare di mantenere il nostro corpo più forte e resistente alle avversità ambientali.
Come? Mangiando in modo più sano e migliorando lo stile di vita! Semplice, ma non facile.
Le battaglie per migliorare la qualità della vita sono sempre lunghe e bisogna entrare in un’ottica di processualità, per la quale – nel presente – ciò che conta maggiormente è la direzione e non la destinazione, la meta cui prima o poi si perverrà … se vogliamo. Dico “vogliamo”, perché chi non vive a Taranto non può pensare che il problema non lo riguardi, così come riguarda, ognuno di noi, anche quello dei rifiuti nel napoletano. Tutti siamo tarantini e dovremmo fare molto di più per appoggiare i circoli virtuosi che, in queste città martoriate dall’inquinamento, vengono innestati dai movimenti, associazioni, comitati, di cui scrivevo più sopra.

Quando si parla di cibo tanti fanno “spallucce”: ma io mangio bene … faccio attenzione … mi limito … ogni tanto faccio una dieta (o ci provo) … pratico la dieta mediterranea … mi so regolare … il cibo non c’entra … l’origine dei mali è psicosomatica … vegetariani e vegan sono dei fissati, la macrobiotica puah … nessuno mi può venire a spiegare come si mangia … sono tanti altri i fattori di malattia … nella mia terra si mangia sano...

E invece no! Cari “tarantini” di tutto il Paese! Le cose stanno diversamente da quanto vi dicono dal parrucchiere, diversamente da ciò che ascoltate nelle varie prove del cuoco televisive, diversamente da ciò che leggete sulle mode gourmet e gourmand. Anche io, nella mia precedente vita (cioè fino a una quindicina di anni fa…), ero arrogante e non aperto ad una visione più complessa dell’esistenza, includente il fattore alimentare come base di vita più sana. Poi il mio corpo mi ha riproposto sempre più frequentemente degli aut aut: o cambi oppure starai sempre peggio. Sono cambiato e dunque …sono stato sempre meglio. Il cibo è medicina, si sa sin dalle antichità occidentali e orientali.
Oggi mangiamo troppi prodotti di origine animale (carne, latticini, burro e formaggi) e cibi raffinati (pane bianco, riso bianco, pasta bianca, farina bianca “00″ e zucchero) e così la nostra salute peggiora, senza che si possano avere sospetti su queste che sono le  cause principali. Se continuate a mangiare carne tutti i giorni, anche sotto forma d’insaccati, vi ammazzerete da soli … e neanche tanto lentamente.
Personalmente mangio carne e formaggi, farina bianca e pasta bianca, anche zucchero, MA NON TUTTI I GIORNI, solo saltuariamente e occasionalmente fuori di casa. Non sono un vegetariano, non sono  vegan, non sono un macrobiotico, anche se adotto i geniali principi macrobiotici per organizzarmi l’alimentazione di base, quella portante. Mangio prevalentemente e ordinariamente cereali integrali in chicco biologici, legumi e verdure e frutta. Quando è possibile scelgo il biologico, se la tasca e la presenza di relativi negozi sul territorio lo permettono. Mentre voi vi state facendo una fettina (stracolma di ormoni) ai ferri o state mangiando una coscia di pollo (di plastica), io mi sto godendo un meraviglioso tortino di miglio (per esempio) oppure una pasta e fagioli. Mentre trangugiate un dolce imbottito di burro, zucchero, uova, panna, latte, io me ne sto gustando un altro senza tutte queste “pesantezze”… ed ancora più buono per chi non ha il palato drogato dallo zucchero.
Il corpo, stordito e appesantito da cibi che i nostri avi si guardavano bene dal mangiare giornalmente, è diventato un ricettacolo di malattie. E’ chiaro che l’inquinamento – come anche il virus – quando trova un terreno debole e intossicato, ha più facile presa. Dico più facile, nel senso che se si mangiasse con più criterio e in maniera più “naturale” (parola usata e abusata, parola prostituta, ma non so quale altra usare) la nascita del tumore, indotto dal cattivo ambiente, sarebbe più difficile perché molto ostacolata da un “terreno” sano.

Immagino che molti di voi, leggendomi, obietteranno che vogliono una prova di quanto dico, come se tutto ciò che succede tra cielo e terra dovesse realmente essere sempre provato, altrimenti non è vero (il c.d. scientismo). Andate, piuttosto, a vedere quello che accade all’Istituto Tumori di Milano, dove – grazie alle aperte conoscenze del dott.Berrino – è stato introdotto un concetto di prevenzione basato anche sul cibo e sui principi della macrobiotica. Non si tratta solo di quella prevenzione, nota a tutti come la sola, che va sotto il nome di “diagnosi precoce”, ma proprio di quanto si deve fare per impedire che le malattie sorgano, anziché limitarsi ad individuarle quando sono già presenti, anche se allo stadio iniziale. Hanno scoperto che le donne mastectomizzate che mangiavano in modo macrobiotico reggevano molto meglio delle altre la chemioterapia e riducevano il rischio di recidiva in seguito.
Chiedo. Essendo la chemio molto più direttamente violenta e invasiva di quanto non sia l’inquinamento “tarantino”,  è consentito dedurre che chi mangia in un certo modo (diciamo, più tendente all’uso di cereali integrali in chicco, legumi, frutta e verdura), a maggior ragione, è in grado di opporre maggiore resistenza all’aggressione della diossina? Credo proprio di sì! Se i “tarantini” di tutto il Paese, cioè coloro che abitano nelle zone ad alto inquinamento, mangiassero meglio ridurrebbero drasticamente il problema (purtroppo senza eliminarlo, naturalmente!) e ciò consentirebbe loro di concludere meglio la battaglia (o la guerra?) per una anelata ecologia della loro terra.

Chi mi segue da Taranto o dalle altre Taranto che ci sono nel Paese, chi è insomma un “tarantino”, contribuisca ad avviare circoli virtuosi in cui si cominci a parlare anche di cibo “naturale”, anziché fare sacrosante battaglie per la salute e l’ecologia della propria terra, per poi sedersi a tavola e mettersi tutti i giorni nel piatto le peggiori nefandezze!

Facciamo come fece Kennedy a Berlino quando disse “Ich bin ein Berliner“: IO SONO UN TARANTINO!

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