TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI

Comunicato Stampa

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI
Martedì 12 Febbraio, ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121.
Sarà occasione di dibattito, aperto a tutta la cittadinanza, sulle problematiche legate all’Ilva, Cementir, Eni, e sui ritardi e le assenze della politica sui temi “caldi” della nostra città.

 Il Meetup 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto”, martedì 12, alle ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121 a Taranto, presenterà alla cittadinanza e ai simpatizzanti, i candidati del MoVimento 5 Stelle di Taranto, Lecce, Bari, Andria e delle altri comuni della Regione Puglia alle prossime Elezioni Politiche.

L’incontro sarà un’occasione di dibattito con tutti gli attivisti sulle problematiche legate alle fasi concitate su Ilva, Cementir, Eni, inceneritori, acqua pubblica, rifiuti zero, energie rinnovabili, agricoltura, i ritardi e le assenze politiche ed istituzionali sui temi “caldi” della nostra città.

Sicuri che l’occasione di questo incontro sarà ampiamente condiviso, vista l’importanza dei temi in discussione, auspichiamo un’ampia partecipazione di tutti i candidati tarantini che, da futuri portavoce, avranno modo di accogliere le idee ed istanze dei cittadini.

 Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto

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Campagna Legge Rifiuti Zero banner

Rifiuti nei cementifici, un attacco alla salute

Un nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 Ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. E’ un provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 Luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola.
La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.
La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori è una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario. Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo.
Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori.
I cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più.

Diversi cementifici inoltre sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione.

La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”, con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse, chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito.
Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute.
25 Gennaio 2013

Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”
Piazza Vittorio Emanuele II, 2 – Roma
leggerifiutizero@gmail.com
Tel. 340 371 9350

http://www.zerowastelazio.it/1/campagna_nazionale_a_legge_rifiuti_zeroa_a_elenco_aderenti_1133975.html

LA RINASCITA DI TARANTO SECONDO GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

“Taranto versa in uno stato di disastro ambientale permanente, tra i più difficili da affrontare in Italia perché frutto di oltre 50 anni di scelte sbagliate che hanno immolato il territorio, avvelenato nelle acque, nella terra e nell’aria e depredato delle sue risorse, in nome di una vocazione industriale che non ha tenuto conto del più grande valore proprio dell’uomo: la vita”.
Lo affermiamo come cittadini e attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia in seguito al Decreto Legge del governo Monti, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre 2012, che sembra incurante degli esiti delle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate nell’incidente probatorio disposto dalla Procura.
Non c’è più spazio per le interpretazioni: a Taranto si muore e ci si ammala più che dalle altre parti a causa dei processi industriali, un dato di fatto che non si può ignorare.
Non si possono, perciò, “legalizzare” processi produttivi obsoleti solo per salvaguardare la produzione. Non si può consentire alla finanza di guardare solo agli indicatori economici e ai guadagni immediati trascurando la qualità delle attività industriali che, come in questo caso, determinano terribili effetti nelle condizioni di vita e di salute dei Tarantini.
Il Decreto, tra l’altro, amplia la possibilità di essere applicato a qualsiasi impianto in Italia che venga considerato “strategico” a patto che abbia un numero di dipendenti superiori alle 200 unità. Si tratta di un vero e proprio “ricatto occupazionale”, amplificato a livello nazionale, che dispiega tutti i suoi effetti nefasti nella vicenda dell’Ilva di Taranto.
Colpevole la politica, che si è dimostrata assente e che, quando interveniva, lo faceva in maniera inefficace e inefficiente, come nel caso della legge “antidiossina” del 2008/2009 del governo Vendola, o tardiva come la legge sulla “Valutazione di Danno Sanitario” sempre della Regione Puglia. Per non parlare delle leggi “ad aziendam” come quella dei limiti sul benzo(a)pirene del Governo Berlusconi. Tutte circostanze che hanno consentito e favorito il “ricatto occupazionale” della famiglia Riva, proprietaria dell’impianto siderurgico.
La società civile da anni denuncia queste circostanze in maniera civile e pacifica, mentre piange i propri morti, soccorre i propri ammalati e chiude le proprie attività commerciali.
Appare quindi evidente che la magistratura abbia svolto un ruolo di supplenza della politica, così come oggi assistiamo anche ad una azione incostituzionale del Governo che di fatto ostacola il lavoro degli inquirenti e accentua i contrasti tra i poteri dello Stato. La politica a più livelli è corresponsabile della attuale situazione di Taranto. Ingiustificabile la mancanza di garanzia dei diritti dei cittadini, come evidenzia l’indagine “Ambiente venduto”.
Nel 1971 relazioni scientifiche decretavano la pericolosità degli impianti industriali per la salute e l’ambiente tarantino. Ma, da allora è solo aumentata la produzione e si sono aggiunti altri impianti impattanti per l’ambiente: inceneritori, discariche, ampliamenti di raffinerie, cementifici e tutto in versione maxi e il tutto per il “bene” del Paese e del sistema Italia.
Si tratta di modello di sviluppo sbagliato, basato su un materiale, l’acciaio, che non solo sta lasciando il posto a nuovi materiali che soppianteranno le produzioni tarantine, minacciate, tra l’altro, anche, da nuove economie, basate su processi virtuosi di conversione industriale e sul benessere delle persone.
Taranto è stata importante per l’Italia e l’Europa ma è giunto il momento di tornare alle proprie vocazioni storiche, naturali ed economiche a “chilometro zero”, cui ha dovuto rinunciare.
Il Diritto alla vita non può soccombere a favore degli interessi economici e poiché il privato non dimostra volontà di ottemperare alle prescrizioni impartite dalla magistratura, deve intervenire la politica, che invece di ostacolare il lavoro dei magistrati deve pianificare le alternative per Taranto. Ma occorre fare presto.

Per questo esigiamo le dimissioni immediate dei politici coinvolti nella vicenda e chiediamo:
Il blocco dei beni patrimoniali ed economici del privato ovunque essi siano e delle aree di proprietà dei Riva a Taranto, al fine di effettuare una nuova caratterizzazione e successiva bonifica delle aree ricadenti all’interno dello stabilimento siderurgico.
Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono effettuare con i soldi dei Riva.

-  Di confiscare le proprietà del privato (eventualmente con l’indennizzo simbolico di 1 centesimo).

-  Di garantire il reddito (durante la formazione) per gli operai Ilva che, appena formati, dovranno essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica.

-  La caratterizzazione, Messa in Sicurezza e Bonifica dei terreni inquinati in provincia di Taranto che pagano lo scotto di esser luoghi di produzione o di smaltimento per l’Italia intera.

-  La messa in sicurezza delle Falde idriche Tarantine che risultano contaminate da inquinanti oltre che essere soggette a un forte stress idrico e a contaminazione salina a causa di un sovrasfruttamento.

Riqualificazione e Riconversione dell’ILVA

- Le aree di proprietà militare che la Difesa sta cedendo, devono necessariamente essere restituite gratuitamente alla città e alle comunità locali.

-  Garanzia di prestazioni sanitarie efficienti per la totalità della popolazione garantendo screening e visite gratuite e in tempi brevi a cominciare dai cittadini del quartiere tamburi e dai lavoratori del polo industriale, visite da effettuate a Taranto.

- Di bloccare ogni nuova autorizzazione di richiesta di AIA nella provincia di Taranto.

-  Di riesaminare le AIA di competenza provinciale, regionale e statale già concesse degli impianti in provincia di Taranto e valutare con commissioni formate da esperti diversi rispetto quelle già rilasciate, l’opportunità del rilascio definitivo.

-  Di creare a Taranto un polo Universitario, pubblico che dipenda unicamente da Taranto e non da Bari o Lecce, con individuazione delle aree adibite a tale scopo situate nel Centro Storico.

-  Il risarcimento completo dei danni subiti dagli allevatori e dai mitilicoltori poiché attività non salvaguardate dalle amministrazioni.

Parte dei denari siano attinti da un fondo appositamente creato per Taranto, costantemente controllato dalla popolazione, e ricavati dai fondi non ancora impiegati e destinati ad inutili opere, già pianificate dai governi di centro destra e centro sinistra, come:

  • l’acquisto di Caccia F 35 e ritiro dei militari in missione in Afghanistan, anche perché le forze armate occupano una parte sostanziale dei territori della provincia di Taranto
  • la realizzazione della Tav in Val Susa, per un costo di oltre 10 miliardi di euro. Questo per l’isolamento al quale è stata condannata la città di Taranto nel corso dei decenni;

Fondi ricavabili anche da :

  • la riduzione a 5.000 euro al mese delle “pensioni d’oro”, attualmente erogate a 100.000 persone, per un risparmio totale di oltre 7 miliardi di euro;
  • la cancellazione di tutte le province;
  • l’abolizione del rimborso elettorale a tutte le formazioni politiche;
  • il ritiro definitivo del progetto del Ponte sullo Stretto, recentemente riesumato dal governo Monti per evitare penali previste a salvaguardia di imprese private a spese dei contribuenti.

Crediamo che una parte dei denari impiegati in tutte queste azioni e opere che reputiamo inutili, possano essere destinate per la bonifica dei territori a cominciare da Taranto.
Una parte del Fondo dovrà esser impiegata per progetti, seguendo la consultazione della popolazione dei singoli quartieri e dei comitati impegnati nelle vertenze territoriali per comprendere quale vocazione economica debba assumere Taranto sviluppando economie locali.
Le risorse per Taranto dovranno sottostare a principi di trasparenza e soggetti a meccanismi di verifica della cittadinanza, tramite internet e siti web appositi e non potranno esser utilizzati per fini differenti che non siano stati decisi dalla cittadinanza.
Crediamo che Taranto possa essere il simbolo di una nuova svolta che dovrà ripercuotersi nel resto del territorio Italiano.

Ormai non abbiamo più scelta.

211892_100000018636515_8310713_n Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
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Comunicato Stampa: REGIONE PUGLIA, PRIVILEGI INTATTI. UNA BRUTTA PAGINA

Bocciata la proposta di legge di iniziativa popolare degli attivisti del MoVimento 5 Stelle per il dimezzamento dei costi della politica. 

Si è consumata questa mattina, una delle più brutte pagine della politica di casa nostra.
Dopo ben cinque mesi di resistenza attiva i consiglieri regionali, lo scorso 30 Novembre, in tutta fretta, hanno partorito la Legge Regionale n. 33 ‘Riduzione dei costi della politica’ che gli ha evitato di discutere la proposta di legge di iniziativa popolare conosciuta come ‘Zero Privilegi Puglia’ ma presentata dagli attivisti del MoVimento 5 Stelle, con la raccolta di 20.000 firme certificate, presso la sede del Consiglio di vizero-privilegi-pugliaa Capruzzi con la denominazione ‘Trattamento economico e previdenziale dei consiglieri regionali’.
Obiettivo, quello di ridurre sensibilmente i costi della politica della Regione Puglia e determinare il dimezzamento delle indennità dei consiglieri regionali, l’abolizione dell’assegno di fine mandato e del vitalizio e un risparmio di 10 milioni di euro all’anno e di ulteriori 10 milioni nel lungo periodo.
Ma la discussione di questa proposta di legge, voluta dai cittadini pugliesi, che secondo le norme vigenti in materia doveva essere iscritta all’ordine del giorno della seduta di Consiglio Regionale del 27- 28 Novembre 2012, con una artificio degno di Machiavelli è stata posposta e agevolmente superata mettendola in calendario dopo l’articolato diabolicamente studiato e architettato dai professionisti della politica.
Sbeffeggiati, quindi, gli attivisti del MoVimento che si ispira a Beppe Grillo ma soprattutto i 20.000 pugliesi che hanno avuto modo di firmare per spingere, con convinzione, il provvedimento di legge a Cinque Stelle.
Cosa strana è che la proposta sia stava respinta all’unanimità, da maggioranza e minoranza, destra e sinistra senza alcuno scontro politico a dimostrazione che quando l’argomento è di forte “interesse comune”, un accordo tra le forze politiche è sempre possibile.
Così, adesso, la Puglia potrà elargire 13.800 euro di compensi ai presidenti della Giunta e del Consiglio, 11.100 euro ai Consiglieri per indennità di carica e funzione, 5.000 euro a Consigliere per il finanziamento dei Gruppi Regionali, al netto delle spese per il personale. Inoltre, stabilisce la Legge Regionale n. 33, è fatto salvo il vitalizio dei consiglieri regionali attualmente in carica. Questione di non poco conto, in quanto dal presidente Onofrio Introna ai rappresentanti di tutti i gruppi politici che siedono attualmente in Consiglio Regionale, erano giunte trionfali dichiarazioni e rassicurazioni che lasciavano intendere che l’odioso privilegio era stato cancellato. Singolare, patetica e quasi burlesca la facoltà, offerta ai singoli consiglieri regionali, di rinunciare al diritto all’assegno vitalizio, così come l’aver convocato, per domani mattina, cioè a giochi fatti, i primi firmatari della proposta di legge popolare per una audizione presso la VII Commissione Consiliare competente in materia.
Forte l’indignazione degli attivisti del MoVimento 5 Stelle pugliese che dal Gargano al Salento scenderanno di nuovo per le strade della regione per incontrare e spiegare la vicenda ai cittadini ignari e fuorviati dalle dichiarazioni che la casta ha sparato a raffica raccontando parziali verità e vantando obiettivi mai veramente raggiunti.
Gli attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia da oggi sono in mobilitazione permanente con il fiato sul collo dei singoli consiglieri regionali, nei territori che li hanno espressi. I Firmatari della proposta e tutti gli aderenti al MoVimento non si arrendono e daranno battaglia. Si tratta di una decisione palesemente ingiusta nei confronti di tutti i cittadini, nei confronti dei quali la politica continua a scavare un fossato ormai incolmabile.

Zero Privilegi Puglia
http://pugliazeropriv.altervista.org/index.php?entry=entry121203-183256

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Taranto città a vocazione industriale? Non per “l’Acqua”.

In questi giorni, in cui l’attenzione del Governo, delle amministrazioni, dei media e della cittadinanza si concentra finalmente sui grandi e gravi problemi legati al reparto industriale di Taranto e nella fattispecie all’Ilva spa, probabilmente non sta assumendo il giusto risalto, l’utilizzo delle risorse idriche e i rischi legati al loro sfruttamento nei vari comparti industriali.
Va ricordato che la Puglia è una regione tristemente nota per il problema delle crisi idriche che creano notevoli disagi alla popolazione e alle attività legate all’allevamento e all’agricoltura. Le risorse idriche rappresentano un elemento vitale qualunque sia lo scenario presente o futuro del territorio.
Lo sfruttamento sconsiderato della risorsa “acqua” e l’inquinamento che le attività legate alla zona industriale hanno generato sulle falde sottostanti, evidenziano tutti i limiti e l’inopportunità di definire Taranto una città a vocazione industriale.
Gli impianti industriali, in primis l’Ilva, concorrono al forte “stress idrico” (rapporto tra emungimento di acqua dai pozzi e la ricarica naturale delle falde) degli acquiferi del tarantino. Secondo le stime pubblicate dall’Autorità di Bacino della Puglia e quelli presenti nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, il comparto industriale emunge oltre 27 milioni di metri cubi dalla falda (Murgia Tarantina). Solo l’ILVA è autorizzata a prelevare, tramite i suoi 29 pozzi, più di 20 milioni di metri cubi annui. Ma se la falda non riesce a “ricaricarsi naturalmente” vi è anche un l’aggravamento di un altro effetto, quello della “contaminazione salina”. In pratica l’eccessivo emungimento, non solo industriale, concorre ad aumentare “l’infiltrazione dell’acqua di mare nella falda” tanto che in agro di Taranto già ad una profondità di 50 metri vi é una salinità superiore ai 3 grammi per ogni litro, “salinità” che aumenta con l’aumentare della profondità. Con questo scenario viene da chiedersi quale futuro possano avere le altre attività come l’agricoltura e l’allevamento che necessitano di acqua dolce.
Per quanto riguarda l’Ilva spa, c’è da rilevare che attualmente è autorizzata anche ad attingere acqua dolce proveniente dal Sinni, dalla sorgente Tara e dal Fiumetto, per quantitativi enormi. Le autorizzazioni rilasciate nel corso degli anni riferiscono la possibilità di attingere da queste fonti per oltre 70 milioni di metri cubi annui. Oltre alle autorizzazioni limite, vi sono i consumi stimati di acqua dolce dichiarati dall’Ilva spa che per l’anno 2007 ammontano a poco più di 52 milioni di metri cubi. Per avere un paragone rispetto al quantitativo di acqua consumato dagli abitanti di Taranto, questi ultimi nel 2010 hanno complessivamente consumato per uso civile poco meno di 11 milioni di metri cubi di acqua potabile.
L’AIA rilasciata all’Ilva nel 2011 interviene parzialmente sul problema prescrivendo che entro 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’avviso, l’Ilva utilizzi nei propri impianti produttivi prioritariamente le acque reflue provenienti degli impianti di depurazione Gennarini e Bellavista (compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo) secondo accordi da stipulare con la Regione Puglia. Tali impianti hanno un volume annuo totale recuperabile di circa 38 milioni di metri cubi ed appare quindi evidente che a fronte delle autorizzazioni rilasciate vi saranno ancora dei notevoli utilizzi di acqua dolce da parte dell’ILVA spa dalle varie fonti oltre a quelle provenienti dagli impianti di depurazione. Al momento non ci risulta che l’Ilva abbia comunque provveduto alla prescrizione.
Il gestore avrebbe dovuto predisporre entro 6 mesi dal rilascio dell’AIA, uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell’AIA, ma attualmente non ci risulta che sia stato completato.
Oltre all’acqua dolce, il documento di sintesi del 2008 dell’Arpa per i “Dati conoscitivi dell’area industriale di Taranto e Statte” riporta che il polo industriale di Taranto preleva anche un enorme quantitativo di acqua di mare, valore stimato di circa 1,5 miliardi di m3/anno.
Le attività legate al reparto industriale nel corso del tempo hanno provocato anche un grave inquinamento dell’acqua di falda superficiale e profonda con Arsenico, Selenio, Alluminio, Ferro, Manganese, Nichel, Piombo, Cianuri, Cobalto, Cromo totale, Cromo esavalente, Solfati, Nitriti, BTEX, composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni, IPA singoli e totali, Idrocarburi tot, MTBE. Interventi di messa in sicurezza della falda sono stati più volte annunciati ma mai attuati.
Per quanto riguarda lo stato di qualità dei sedimenti marini delle zone dove sono presenti gli scarichi dei reparti industriali, che coincidono con l’area del porto, si registrano valori di concentrazione degli inquinanti superiori alla normativa vigente nel caso di zinco, PCCD/PCDF e PCB/DL.
A fronte di tutto ciò, considerando i consumi idrici, riteniamo che sia inesatto definire Taranto come una città a vocazione industriale, “vocazione” che in realtà è stata una “imposizione” ed ha prodotto solo scompensi e gravi problemi al territorio, compromettendo le attività tradizionali, vera fonte di ricchezza per Taranto. Attualmente sentiamo l’esigenza di affermare che Taranto rappresenti l’inspiegabile sacrificio di un territorio all’attuale e obsoleto modello di sviluppo ormai divenuto insostenibile e che presto, volente o nolente, finirà. Tocca quindi ai tarantini chiedersi “oggi”, cosa fare “domani”, pianificando nel rispetto delle risorse che il territorio ci offre.

 

Relazione sul prelevamento e l’uso dell’acqua dolce, a scopo domestico e produttivo (industriale e agricolo) di Giovanni Vianello

Emissioni di idrogeno solforato (H2S) dalla Raffineria ENI di Taranto: potenziali effetti sulla popolazione tarantina.

Emissioni di idrogeno solforato (H2S) dalla Raffineria ENI di Taranto:
potenziali effetti sulla popolazione tarantina.
In questa relazione sono descritti i potenziali effetti prodotti sulla salute umana dall’idrogeno solforato (H2S), gas altamente velenoso emesso in modo costante e incontrollato dalla Raffineria ENI di Taranto. Le emissioni di idrogeno solforato provengono dalle unità di desolforazione della Raffineria e dagli sfiatatoi non monitorati dei serbatoi di stoccaggio dello zolfo liquido.
Le informazioni medico‐scientifiche relative ai possibili danni prodotti sulla salute umana dall’idrogeno solforato, sono state estrapolate dallo studio del 2007 “Danni alla salute umana causati dall’idrogeno solforato” scritto dalla Dr.ssa Maria Rita D’Orsogna e dal Dr. Thomas Chou.
Dr.ssa Rossella Baldacconi
Dottore di Ricerca (PhD) in Scienze Ambientali

 

http://files.meetup.com/227352/relazione%20idrogeno%20solforato.pdf

E il riesame sentenziò: Sequestro senza possibilità d’uso!

Decisione del Tribunale del Riesame sulle ordinanze del G.I.P. Patrizia Todisco del 25 Luglio 2012 su sequestro aree a caldo Ilva e arresti domiciliari di dirigenti Ilva:

http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/files/

Questa sera alle 21 in Piazza della Vittoria incontro del Comitato di Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti: progettiamo il futuro di questa città!

 

26 Luglio 2012…La svolta?

Il gip di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. I sigilli sono previsti per i parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Disposti otto arresti per gli indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici del siderurgico. Gli operai sono usciti dallo stabilimento e hanno dato vita a una manifestazione sulle statali Appia e 106. Poi in corteo hanno raggiunto il centro della città per un presidio sul ponte giravole. Sono circa 5.000, 200 quelli in sit-in davanti alla Prefettura. “Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza”, fa sapere il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che nel frattempo a Roma ha firmato a Roma il patto per le boniche e il risanamento di Taranto: un accordo da 336 milioni di euro. Ma sulla vicenda interviene anche il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: “Governo e istituzioni locali faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino occupazione e sostenibilità produttiva. E’ necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al sequestro. Si tratta di uno dei più importanti impianti del Paese, la cui produzione è di grande importanza per diversi comparti del nostro sistema industriale”.
Fonte: Repubblica.it

Erano molti, ma non tutti, gli operai in attesa di risposte…Chiedono garanzie per l’occupazione di tutti…Alcuni credono bastino i fondi per le bonifiche a impianti ancora attivi…Probabilmente non gli è stato riferito che bonificare e continuare ad inquinare non serve a nulla e anche i 350 milioni che Vendola ha “miracolosamente” trovato oggi per le bonifiche, non sono assolutamente sufficenti…Che oggi sia solo l’inizio della svolta per questa città…E’ dopo i temporali che appare l’arcobaleno…Noi vogliamo vederlo!

Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

“Ringraziamo” l’Assessore Nicastro per la risposta data a mezzo stampa dove sottolinea con un “come è noto” che “le conferenze di servizi sono contesti tecnici e non politici”. Eppure questa conferenza dei servizi si trova in un procedimento VIA (valutazione d’impatto ambientale)!
Troviamo difficile che l’Assessore ignori che “La valutazione d’impatto ambientale, anche con riferimento alla tutela dei siti di interesse naturalistico SIC e ZPS, non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera,…”.
Questo non lo dicono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” ma lo affermano le 4 sentenze del Consiglio di Stato e le  2 sentenze del Tar Puglia (Cons. Stato, sez. V, 22 Giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 Novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 Maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 Luglio 2005 n. 3917; TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 Maggio 2010 n. 1897 ; T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 23 Giugno 2011 n. 954).
E anche se la VIA deve esser rilasciata, per procedura stabilita, dalla Provincia di Taranto
, la Regione pensa di “lavarsi le mani” con tali affermazioni?
Eppure il dott. Nicastro è a capo dell’Assessorato alla Qualità dell’ambiente (Ecologia, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Politiche energetiche, Politiche di differenziazione, recupero e riuso dei rifiuti, Bonifiche, Foreste), possibile che non possa esprimersi pubblicamente su un raddoppio di inceneritore di rifiuti, che insieme agli altri già autorizzati, predispone il territorio jonico a “bruciare” più rifiuti di quelli prodotti dell’intera provincia? Tutto ciò avviene in un’area protetta, elemento “escludente” per il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali, ma non per l’ente Regione che quel piano lo ha redatto.  Inoltre, possibile che continui la miopia della dott.sa Barbanente a capo dell’assessorato “Qualità del territorio”  (Assetto del Territorio, Paesaggio, Aree Protette e Beni Culturali, Urbanistica, Politiche abitative, Biblioteche, Musei e Archivi). Eppure il raddoppio dell’inceneritore avverrebbe in un “Sito d’Interesse Comunitario”, in una “Zona a Protezione Speciale” e anche in un IBA (un’area considerata un habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli), confinante tra l’altro con il Parco delle Gravine? Dovrebbe essere vietato in tale luogo un nuovo inceneritore secondo il REGOLAMENTO REGIONALE 22 Dicembre 2008, n. 28 con le modifiche e integrazioni dei “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)”: ma forse questo regolamento non vale per la provincia di Taranto?
E l’avvocato Amati (assessorato alle Opere pubbliche e Protezione Civile – Lavori Pubblici, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Risorse Naturali, Tutela delle acque) non ha da dire nulla sull’aumento di prelievo di acqua dalla falda (in totale 150.000 mc/annui) in una zona soggetta a “contaminazione salina” aumentando il sovrasfruttamento della falda stessa e con il rischio di rendere l’acqua inutilizzabile per l’agricoltura (Piano di Tutela Acque)? Detto per inciso, la Regione potrà dire, nel pieno stile dello “scarica barile” che la procedura per questo nuovo inceneritore di rifiuti urbani spetta alla Provincia, ma ci duole ricordare, che quando le autorizzazioni spettano all’ente Regionale, le sorti dei tarantini non sono migliori. Infatti, ricordiamo che la Regione ha già rilasciato parere favorevole alla VIA  per un altro inceneritore di “rifiuti pericolosi e non”, “Ecodi” a pochi chilometri di distanza da quello di Massafra e dentro il “Sito di Interesse Nazionale” tristemente noto, precisamente il 12 gennaio con determina dirigenziale n. 5, dimostrando tutta la considerazione che ha del territorio jonico. Nei prossimi giorni la Provincia di Taranto si dovrà esprimere sull’AIA per l’inceneritore Ecodì.
Continueremo a Resistere a tali scempi e ad informare la popolazione.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

 Taranto 23 Maggio 2012

Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192:
Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Dopo la conferenza dei servizi del 18 Maggio 2012, assistiamo ancora una volta alla passività e all’inerzia delle istituzioni incapaci di servire la cittadinanza di un territorio come quello della Provincia di Taranto.
Infatti il Comune di Massafra e la stessa Provincia esprimono parere favorevole alla conferenza dei servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, contraria l’Arpa che, anche grazie al suo parere, mantiene ancora aperto l’iter autorizzativo.
Grande assente nel procedimento in corso è la Regione Puglia, che dimostra ancora una volta d’essere capace a “guardare da un’altra parte” quando interessi economici si scontrano con il benessere della cittadinanza jonica.
Nonostante il sito dove si costruirà questo nuovo raddoppio sia un’area SIC, ZPS, IBA e confinante con il Parco delle Gravine, l’assenza anche dell’assessore Nicastro (Qualità dell’ambiente) e il silenzio dell’Assessore Barbanente (Qualità del territorio) risultano di un imbarazzo inaudito per una coalizione che ha fatto dell’ecologia un cavallo di battaglia durante le campagne elettorali, ma che poi, nei fatti, se ne dimentica.
Nonostante la zona interessata sia stata dichiarata “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” e sia, per la grave situazione ambientale, all’interno della zona interdetta al pascolo poiché dista meno di 20 km dalla zona industriale di Taranto.
Non sono bastate a far meditare gli enti preposti le oltre 2000 firme raccolte in pochissimo tempo dal “Comitato cittadino gestione corretta dei rifiuti” di Massafra, non è bastata la contrarietà dell’Arpa in conferenza dei servizi, così come non è bastata la lettera che la “Commissione Ambiente Ordine dei Medici di Taranto” ha inviato al Comune di Massafra chiarendo l’inaccettabilità dell’introduzione di una nuova fonte inquinante su questo territorio sul piano della tutela della salute dei cittadini ed in particolare delle fasce di popolazione più fragili, così come non sono bastate le 28 pagine di osservazioni al progetto che abbiamo inviato, rispettando l’iter di quanto afferma la legislazione vigente, alla Provincia di Taranto, alle quali la società Appia Energy srl del gruppo Marcegaglia non ha dato risposta e che la Provincia di Taranto ha ignorato.
Eppure nelle osservazioni sono evidenziate tutte le motivazioni ostative a tale progetto secondo i vari piani regionali e provinciali costati ai contribuenti centinaia di migliaia di euro, dove è ben specificato, tra l’altro, che in una zona protetta non è possibile costruire tali impianti (aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti Speciali), in una zona dove la falda è soggetta a “contaminazione salina” è ostativo aumentare la quantità degli emungimenti di acqua prelevata dalla falda (Piano di Tutela delle Acque), che la zona interessata – ATO TA1- si ritiene già “chiuso” il ciclo dei rifiuti (Area Vasta Tarantina). Nelle osservazioni presentate sono anche messi
in evidenza i 4 impianti già autorizzati a bruciare rifiuti nella provincia di Taranto (tutti lungo la stessa strada che conduce da Taranto a Massafra) che risulta la provincia con il più altro numero di inceneritori in Italia predisponendosi a bruciare una quantità maggiore di rifiuti rispetto alla produzione attuale dei rifiuti urbani in provincia. Provincia che già detiene il triste primato di discariche di rifiuti speciali pericolosi e non, ben cinque, tra cui ci sono quelle più grandi d’Europa.
E non possiamo non sottolineare che partiti come il PD invece di esser contrari a questo ennesimo raddoppio, chiedono compensazioni e riduzioni di Tarsu come condizione, ignorando completamente che la riduzione dei costi della tariffa sui rifiuti avverrebbe se invece di bruciarli, si riciclassero portando anche uno sbocco lavorativo oltre che a una soluzione ambientalmente più sostenibile.
Nonostante ciò, i pareri favorevoli di Comune e Provincia e l’assenza della Regione Puglia ci portano a chiedere il perché?
Perché siete favorevoli a ridurre la nostra splendida terra a discarica e a smaltimento perpetuo?
Perché la popolazione non è considerata nelle vostre scelte politiche?
Perché ignorate quello che vi dicono i medici?
“Cui prodest?” A chi giova?
Invitiamo gli attivisti e la cittadinanza pugliese a recarsi giorno 26 Maggio 2012 ore 18:00 alla manifestazione indetta dal “Comitato Gestione Corretta dei rifiuti” a Massafra per ribadire ancora una volta, tutti insieme,
NO AL RADDOPPIO DELL’INCENERITORE.

Taranto 20 Maggio 2012.

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