Maxi Processo contro l’Ilva di Taranto: Ci dobbiamo essere, silenziosi, ma presenti!

E’ notizia di questi giorni la condanna a Torino nel processo Eternit dei vertici aziendali. La sentenza ammette un’omissione nei controlli anti-infortunistici da parte dell’azienda che hanno in questo modo favorito il contatto dei lavoratori con materiali tossici che rilasciano lentamente nell’organismo sostanze dannose i cui effetti si hanno in alcuni casi anche a distanza di diversi anni. Ci sono voluti 16 anni…ma la giustizia almeno è stata ripristinata.
Forse è arrivato il momento della svolta anche qui a Taranto dove il 17 febbraio si aprirà il confronto fra la magistratura, i periti e le parti sull’incidente probatorio in merito all’inquinamento da diossina, pcb, furani, benzo(A)pirene e numerosi altri inquinanti che da anni persistono sul nostro territorio e hanno portato anche all’abbattimento di migliaia di capi di bestiame e al divieto di pascolo nel raggio di 20 km.
Si avvierà la discussione della maxiperizia. I periti nominati dalla Procura di Taranto hanno efficacemente indagato sull’inquinamento da diossina e sull’Ilva, individuando in quest’ultima una fonte significativa e determinante per comprendere quanto è accaduto. E così come per la diossina anche per altri tipi di inquinanti l’influenza dell’Ilva è risultata notevole.
Dopo il processo Eternit anche l’incidente probatorio a Taranto sull’Ilva è ora al centro dell’attenzione nazionale e se ne è parlato anche nei tg nazionali in questi ultimi giorni.
Ci si sta organizzando per presenziare tutti in tribunale, in maniera composta e silenziosa, con una fascia bianca legata a un braccio. Sarà necessario il silenzio e la compostezza per evitare che gli imputati chiedano l’incompatibilità ambientale e il trasferimento del processo ad altra sede.
Per chi potrà esserci ci si vede presso la sede del Tribunale di Taranto alle ore
11:30.
Questo un messaggio d Fabio Matacchiera che specifica perchè non bisogno fare caos:
N.B. ATTENZIONE: NON PORTATE STRISCIONI, NIENTE MEGAFONI E NIENTE SLOGAN… POTRESTE IRRIMEDIBILMENTE “DANNEGGIARE” LE FASI DELL’UDIENZA, FAVORENDO LA DIFESA DELL’ILVA CHE POTREBBE APPELLARSI AL COMMA 1 ART.5 ccp., per il quale la difesa dei Riva &Co potrebbe richiedere la “rimessione del processo”, già nel momento in cui si dovesse palesare un’atmosfera di evidente ostilità nei loro riguardi, accompagnata da azioni, anche minime, che possano creare disturbo e/o disagio all’andamento dei lavori in corso di udienza (dunque anche grida e cori a distanza). Che poi l’eventuale istanza possa essere accolta o meno dalla Suprema Corte, non possiamo saperlo. Dunque, non possiamo rischiare, questa volta, di fare un favore all’ILVA spa. Perchè il Il fazzoletto bianco? Perchè è facilmente reperibile e tutti lo possono mettere al braccio e, dato che dobbiamo sembrare/essere tantissimi, è il mezzo più semplice per farci riconoscere dalla massa di gente che entra, esce e staziona nell tribunale per altri motivi. Se qualcuno vuole indossare anche la mascherina, lo può fare.

Studio sull’impatto sanitario delle industrie 2010

Un interessante studio della Valsugana su quello che è l’impatto sanitario delle industrie sul territorio e in particolare delle accieierie…Ci interessa molto da vicino…
Ringraziamo la Dott.ssa AnnaMaria Moschetti, dell’ACP, per aver condiviso con noi questo interessante studio.
Uno stralcio delle conclusioni:

Nel caso di popolazioni esposte ad impianti di incenerimento e di siderurgia, la letteratura scientifica internazionale documenta l‟esistenza di correlazione con gravi patologie.
Per quanto riguarda le emissioni atmosferiche, molto si ragiona in termini di PM10, attribuendo al traffico veicolare la preponderanza del problema.
Sarebbe invece importante che venisse considerata la totalità dei componenti le emissioni atmosferiche: in particolare diossine e composti diossinosimili (furani, PCB). La qualità del particolato, soprattutto se contenente metalli pesanti, può incidere in maniera più significativa nel causare patologie.
Tra i contaminanti ambientali abbiamo voluto occuparci soprattutto di diossine, furani e composti diossinosimili (PCB), poco considerati fino a questo momento, perché la presenza di una fonderia di rottame ferroso in una valle come la nostra, con particolari problemi di ristagno di inquinanti atmosferici per il fenomeno dell‟inversione termica, le caratteristiche morfologiche ed orografiche è motivo di preoccupazione. Questa è sostenuta anche dal fatto che fino al 2009 il valore limite fissato dall‟Autorizzazione Integrata Ambientale per l‟emissione di diossine (PCDD+PCDF) era ben 1000 volte più alto di quello riportato nelle BAT europee per il settore siderurgico. Questo valore è riportato e argomentato con giustificazioni che riteniamo criticabili essendo sempre auspicabile riferirsi alle BAT europee.
La prima raccomandazione che scaturisce da questo documento è la richiesta urgente di una valutazione di impatto ambientale e sanitario, che sia in grado di analizzare lo stato dell‟ambiente e le eventuali correlazioni con patologie determinate dall‟esposizione agli inquinanti.
Gli inquinanti emessi ricadono al suolo e vengono ad accumularsi in matrici ambientali quali acqua, suolo, vegetazione, etc; in particolare le concentrazioni che si riscontrano nei campioni di terreno rappresentano il risultato di processi di deposizione che hanno interessato lunghi periodi di tempo; al contrario, i livelli che si misurano nella vegetazione possono essere considerati come indicatori delle
emissioni di inquinanti in atmosfera durante il breve periodo (Davoli E., 2007).

Sarebbe bello se anche qui i medici si riunissero per uno studio simile e per fare delle richieste di questo tipo….

Le irregolarità dell’Ilva pare non si limitino alla gestione delle ciminiere….

NOTA STAMPA 


Oggetto: nave SIDERCASTOR (la Capitaneria di Porto fa accertamenti e rileva irregolarità)
Relativamente alle delucidazioni ed alle assicurazioni richieste nei giorni scorsi dal sottoscritto alla Capitaneria di Porto di Taranto, circa il possesso, da parte della nave SIDERCASTOR, di proprietà Ilva, delle certificazioni ed autorizzazioni previste, in materia di sicurezza marittima e di prevenzione dell’inquinamento marino, ricevo con soddisfazione e prontezza la risposta da parte del C.te C.V. Paolo Zumbo. Desidero rammentare che la mia segnalazione alle autorità marittime scaturiva dall’aver rilevato che la suddetta M/N navigava nella rada di Mar Grande con vistosi danni sullo scafo (zona prodiera), a cui si aggiungeva anche la mancanza delle linee di riferimento e delle indicazioni numeriche, previste per legge, che risultavano ricoperte dalla diffusa ruggine su tutta la”opera morta” dello stesso scafo. La risposta del Comando della Capitaneria, ci riferisce, pur confermando l’idoneità alla navigazione per quella nave, che la stessa è sottoposta alla sorveglianza da parte dell’ “ORGANO TECNICO” per alcune irregolarità effettivamente riscontrate, relativamente al “Regolamento per la Sicurezza della Navigazione e della Vita Umana” e per il danno subito nella parte prodiera a causa di un urto con un rimorchiatore, nel corso di una manovra. L’ORGANO TECNICO ha, pertanto, stabilito alla data del 31 marzo p.v. il termine ultimo per le riparazioni necessarie. Ringrazio il C.te P.Zumbo per la Sua cortese risposta. Taranto, li 26 febbraio 2010

Prof. Fabio Matacchiera

La commissione IPPC: chi decide del nostro destino, ministro Prestigiacomo?

Vediamo un po’ chi dovrebbe concedere l’AIA all’Ilva e non solo…Visto che per alcuni ambientalisti il rilascio dell’Aia può essere di aiuto vediamo un po’ in che mani siamo e quanto davvero queste persone sono competenti.
Da notare questa frase nell’articolo del 2008:

la questione più spinosa, l’istruttoria per l’Aia all’Ilva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l’azienda potrà o meno continuare la sua attività)”

Siamo quasi al 31 Dicembre 2009 e l’AIA non è stata rilasciata…Che stiano studiando le prescrizioni migliori per l’azienda affinchè continui a produrre morte e non benessere per la citta di Taranto anzichè quelle per rispettare la nostra vita anche a costo di chiudere l’Ilva? Che abbiano paura di non poter produrre alcun documento che possa consentire la produzione a Taranto e non siano in grado di trovare una soluzione occupazionale(e non vogliano)? Che stiano dando il tempo a Riva di organizzare la fuga con comodo in maniera tale da lasciare i tarantini cornuti(morti) e mazziati con una bonifica da fare a proprie spese? Chissà…Fatto sta che qui c’è poco da aver fiducia…Il tempo stringe e bisogna PRETENDERE delle soluzioni economiche perchè questa città non sia più sotto scacco. Non vogliamo prescrizioni NOI! Vogliamo soluzioni alternative all’industria, e subito. Perchè fra poco rimarremo davvero con un pugno di mosche….

L’Espresso nr. 45 datato 13 novembre 2008 nella rubrica “Riservato – Ambiente ed industria” a pag. 19, è pubblicato l’articolo dal titolo “GIOCHI DI PRESTIGIACOMO” a firma S.A.. Tale articolo riguarda la nuova Commissione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) recentemente nominata dal Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo.

Tale Commissione ha il compito di preparare l’istruttoria tecnica relativa al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, di competenza statale, a circa 200 tra le maggiori aziende produttive italiane. La legge prevede che le aziende prive di AIA non siano autorizzate a produrre.
Come si può leggere dal comunicato dei Verdi di Modugno, tra queste aziende in attesa  di AIA vi è la celeberrima centrale turbogas di De Benedetti (pardon, Sorgenia), già quasi bell’e pronta nel territorio modugnese e ubicata a poche centinaia di metri dall’obbrobrio di Marcegaglia, un inceneritore appena posto sotto sequestro dalla magistratura con conseguente iscrizione di 4 persone nel registro degli indagati.
 
Sell’articolo dell’Espresso si riferisce testualmente che “Il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato il nuovo presidente della Commissione Ippc che, attraverso la concessione Aia (Autorizzazione integrata ambientale), decide il destino delle 200 più grandi aziende italiane e che, inoltre, si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto ‘clima-energia’ del Consiglio d’Europa. Il neopresidente è Dario Ticali, 33 anni, ingegnere e ricercatore all’università privata Kore di Enna. Ticali vanta pubblicazioni riguardanti il comportamento delle pavimentazioni stradali. Suo primo atto, quello di scegliere tra i 23 membri della Commissione voluti dalla ministra l’ingegnere Bonaventura Lamacchia come referente per la questione più spinosa, l’istruttoria per l’Aia all’Ilva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l’azienda potrà o meno continuare la sua attività)”.
 
Piccoli dettagli: Bonaventura Lamacchia vanta un fluviale curriculum di grane giudiziarie, mentre Dario Ticali è un ingegnere che finora si è solo occupato di pavimentazioni stradali (vedasi il suo curriculum qui–> http://sed.siiv.it/documenti/63_2850_20080108010714.pdf) e per la sua nomina , da quanto scritto da Giuliano Foschini su La Repubblica di Bari in data 29 ottobre 2008, “si sarebbero arrabbiati in Puglia”.
In un’intervista rilasciata ad Antonietta Podda di Radio Salento, il presidente Ticali , alla richiesta di quali siano le esperienze che giustificano la sua nomina, sgambetta e svicola senza rispondere.

Non meno stupefacente è la risposta alla domanda relativa alla straordinarietà del Caso Ilva di Taranto che potrebbe giustificare la non concessione dell’AIA: ” il Presidente della Regione Puglia e gli enti locali hanno ritenuto di far funzionare l’Ilva anche nei precedenti tre anni, quando la direttiva Aia era stata già recepita a livello nazionale. Allora, questa domanda la farei agli enti locali, al Presidente della Regione Vendola, al Presidente della Provincia e non so chi se ne debba occupare”.
 
Intanto, è dell’ultima ora la notizia che l’integerrimo ing. Bonaventura Lamacchia è stato buggerato dalla commissione IPCC. Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa di ieri, “Il Ministero dell’Ambiente ha avviato la procedura di sospensione dalla Commissione IPPC dell’ing. Bonaventura Lamacchia, gia’ componente della Commissione Via-Vas dall’ottobre 2007 al giugno 2008. Lo afferma una nota del ministero. ”La procedura di sospensione – spiega la nota – e’ stata avviata nelle more della definizione di accertamenti amministrativi sulla posizione dell’ing. Lamacchia in relazione al suo ruolo di componente della Commissione”.
 
Ciò non toglie che la situazione è seriamente sconcertante e non siamo assolutamente disposti a sorbirci le cantilene lagnose ed inutili della Prestigiacomo o a vederla impunemente distruggere la nostra terra.
 
In questo video l’onorevole Giuseppe Giulietti (Italia dei Valori), in un’intervista rilasciata a Radio Salento, preannuncia una interrogazione parlamentare per conoscere i criteri con cui il ministro Prestigiacomo ha nominato il presidente e i componenti della commissione IPPC.
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COMUNICATO STAMPA: AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E SPERANZE DI MODUGNO

I Verdi di Modugno lanciano un grido d’allarme per scuotere l’attenzione nazionale sulle nomine della nuova Commissione Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) nominata dal Ministro Stefania Prestigiacomo e che deciderà il destino di circa 200 grandi aziende italiane riguardo alla riduzione e al controllo delle emissioni inquinanti in atmosfera. Tra le aziende da sottoporre a revisione AIA anche la centrale turbogas Sorgenia di Modugno.

Il presidente della Commissione è tale Dario Ticali, 33  anni, ingegnere ed esperto in pavimentazioni stradali, niente a che vedere con gli obiettivi riguardanti l’ Autorizzazione Integrata Ambientale.

Tra i 23 membri nominati nella Commissione AIA spicca con il suo notevole curriculum giudiziario, come denunciato da Sandra Amurri nel suo pezzo sull’Espresso del 13 novembre 2008, cotal ing. Bonaventura Lamacchia, il quale ha ricevuto la carica di referente per la questione più delicata d’Italia: l’ILVA di Taranto e, di conseguenza, dovrà salvaguardare la critica situazione dei Cittadini della città ionica.

- nato in Calabria, ricopre la carica di deputato nella XIII legislatura per la lista Dini poi UPR con Cossiga e infine UDEUR
- è condannato a 2 anni e 5 mesi, pena patteggiata, come amministratore delegato e presidente del Cosenza calcio. La condanna patteggiata è riferita ai reati di false fatturazioni, costi inesistenti riferiti a documenti contabili mai esistiti, ricettazione, falso in bilancio e falso ideologico, evasione fiscale quantificata dalla Guardia di Finanza in oltre 30 miliardi di lire.
- è interdetto dalla Procura federale della Federcalcio per cinque anni da qualsiasi incarico di natura sportiva per irregolare iscrizione del Cosenza calcio ai campionati 1990/91 e 1994/95.
- durante il suo mandato di Sindaco del suo paese, è condannato ad un anno di reclusione per turbativa d’asta, ma viene arrestato dopo un anno di latitanza che trascorre tra Bratislava, Bari e Milano.
- nel 2004 prosegue nelle vicissitudini giudiziarie con una condanna a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione: aveva soltanto distratto, destinandoli ad altre società, circa 2 miliardi di lire dalla Edicom e dalla Edilrestauri. Inoltre come procacciatore d’affari della canadese Warner Lambert, produttrice di caramelle alla liquirizia, aveva tentato di costringere produttori calabresi a vendere le radici di liquirizia ad un prezzo inferiore al dovuto.
- la scorsa settimana la Procura di Cosenza lo ha rinviato a giudizio per calunnia per aver denunciato il furto di assegni, risultati scoperti, per 12 mila euro.
 


Tra gli altri membri della Commissione troviamo ben tre magistrati:
Umberto Realfonzo della 3° sezione Tar Lazio, sotto cui ricade la valutazione dei ricorsi dell’AIA, che lo stesso Realfonso contribuirà a redigere. Gli altri due magistrati sono Massimo Forciniti e Stefano Castiglione.

Appare più che conflittuale la nomina di Cinzia Albertazzi, dirigente Enel, azienda in attesa di almeno   50   AIA, e Maria Grazia Gerratana, socia di un’impresa di costruzioni.

Nel frattempo gli ex 21 membri della precedente Commissione AIA, che avevano chiuso ben 78 istruttorie in meno di un anno, hanno fatto ricorso al TAR contro la loro estromissione decisa dal Ministro Prestigiacomo (motivazione: scarsa produttività) la quale, incurante delle indiscusse capacità tecniche dei componenti dell’organismo precedente (erano tutti studiosi di chiara fama) e del notevole lavoro svolto, ha cancellato le aspettative di milioni di Cittadini che vedranno il loro futuro sempre più buio.

Modugno, 08 novembre 2008

Giancarlo Ragnini – Portavoce Verdi di Modugno

Fonte: http://gisa.splinder.com/post/18988436/L%27ambientalismo+creativo+della

L’Aia assegnata all’Ilva grazie al ritardo delle BREFs, mentre a Taranto si continua a morire…

Purtroppo è accaduto quello che tutti temevano…L’AIA è stata rilasciata non in contemporanea a quelle per gli altri impianti e non con le prescrizioni più strittive. Coloro che chiedevano a gran voce il rilascio dell’AIA in tempi brevi sono stati accontentati però…E noi continuiamo a morire.


BRUXELLES-
La notizia positiva è che recentemente l’Ilva di Taranto (la più grande acciaieria d’Europa e tra le più grandi al mondo) ha ricevuto dal ministero dell’Ambiente l’ Aia (Autorizzazione integrata ambientale), il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto secondo i requisiti garantiti dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.56, di recepimento della direttiva comunitaria 96/61 CE, relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC).

La notizia negativa è che a Taranto ci si continua ad ammalare per inquinamento dell’aria e delle acque. L’area metropolitana, insieme a Brindisi, è stata definita “ad elevato rischio ambientale” dal Consiglio dei Ministri: «Gli ambiti territoriali e i tratti marittimi prospicienti sono caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ambientali nei corpi idrici, nell’atmosfera o nel suolo, che comportano rischio per l’ambiente e la popolazione».

Questa condizione di rischio per la popolazione è stata accertata da indagini epidemiologiche condotte dal Centro europeo ambiente e salute dell’Organizzazione mondiale della sanità.

A Taranto vivono circa 280.000 abitanti (circa il 39% dei residenti della provincia). Nel capoluogo risiede circa l’83% della popolazione dell’intera area a rischio.

Il rapporto sui dati ambientali pubblicato a novembre 2009 da ARPA Puglia ha riscontrato una mortalità generale per gli uomini del 10,6% in più della media regionale e dell’11,6% sui casi tumorali.
Riscontrato un eccesso di mortalità significativo per:
• malattie del sistema cardiocircolatorio (eccesso del 7%),
• dell’apparato digerente (eccesso del 17%),
• del sistema nervoso (eccesso del 48%),
• per tumore del polmone (eccesso del 33%),
• per mesotelioma (rischio più di 4 volte superiore ai dati regionali).

Nel 1998, per la presenza di imponenti insediamenti industriali nella zona, è stato istituito il Registro tumori dell’area ionico-salentina sotto la responsabilità scientifica del prof. Giorgio Assennato, direttore Generale ARPA Puglia, e in collaborazione con le AASSLL di Brindisi e Taranto

Un’ulteriore conferma del rischio è data da uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Azienda sanitaria locale di Taranto. I siti considerati sono l’impianto e il deposito Ip, il cementificio, le acciaierie, il deposito minerario e i cantieri navali.

Per il tumore del polmone è stata evidenziata un’associazione con la distanza della residenza dei casi di 58 malati dalle acciaierie (numero di casi tanto maggiore quanto la residenza era prossima al sito) e dai cantieri navali.
Elementi critici anche per quanto riguarda le patologie non associate direttamente all’inquinamento atmosferico, come le malattie respiratorie e le broncopneumopatie cronico-ostruttive.

Secondo Arpa Puglia, la qualità delle acque è preoccupante. La presenza di elevati valori di ammoniaca durante l’anno evidenzia l’impatto generato da scarichi civili ed industriali. La situazione peggiora se si analizzano i dati dei sedimenti di idrocarburi ed altre sostanze organiche.

Ma allora, com’è possibile che allo stabilimento Ilva sia stata accordata l’ Autorizzazione integrata ambientale?

L’Aia è il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto imponendo misure tali da evitare oppure ridurre le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. L’autorizzazione integrata ambientale sostituisce ad ogni effetto ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta o parere in materia ambientale previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione. Sono fatte salve le disposizioni relative al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

Affinché venga rilasciata l’AIA, un dato impianto industriale si deve dotare delle cosiddette BREFs (Best Available Techniques Reference Document) che, a loro volta, contengono le BAT (Best Available Techniques) volte a limitare al massimo l’impatto ambientale. Queste BREFs vengono stabilite a livello europeo da un gruppo di lavoro internazionale composto dalle autorità ambientali dei 27 Paesi membri, industrie, università, NGOs, istituti di ricerca e tecnici specializzati, il tutto coordinato dall’Institute for Prospective Technological Studies (IPPC Bureau) dipendente dalla DG Environment della Commissione europea e con sede a Siviglia (Spagna). Le BREFs sono in totale 33, ognuna per ogni settore industriale produttivo. Le Best Available Techniques vengono stabilite per un periodo che va dai 5 ai 10 anni. Nel caso degli stabilimenti siderurgici, una nuova “lista di tecnologie”era attesa per i primi mesi del 2008, ma ad oggi – Novembre 2009 – siamo ancora in alto mare.

Questo vuol dire che l’ILVA, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, sarà tenuta ad adeguarsi a delle tecnologie che sono “datate”.

Di chi è la colpa di questo ritardo? A quanto pare non dell’ IPPC Bureau, che non può fare altro che lavorare sui dati forniti dai componenti del panel di esperti (Stati membri, industrie, NGOs….). A quanto pare, a qualcuno fa comodo ritardare la messa a punto e, quindi, l’entrata in vigore, delle nuove BREFs. Inutile sottolineare che il mercato siderurgico, e di conseguenza le lobbies e gli interessi che ci stanno dietro, sono tra i più potenti d’Europa.

di Andrea Pisano

Fonte: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=2346

Non solo PIL: la UE propone un indicatore di sostenibilità ambientale

pilIl PIL non basta più. Per valutare il livello di ricchezza e l’effettiva crescita di un Paese c’è bisogno di un nuovo indice in grado di tenere conto anche della sostenibilità ambientale e delle incidenze sociali. Questo in breve il concetto che emerge dalla Comunicazione emanata dalla Commissione Europea “Non solo PIL. Misurare il progresso in un mondo in cambiamento”.

Il documento (scaricabile in pdf) mette nero su bianco le riflessioni già emerse nella Beyond GDP , – la conferenza organizzata per la prima volta nel 2007 dal Parlamento Europeo in collaborazione con la Commissione Europea, l’OCSE, il Club di Roma e il WWF – che, giunta in questi giorni alla terza edizione, era nata proprio con lo scopo di confrontarsi in merito ai criteri di misurazione della ricchezza e dello sviluppo.

L’opportunità di un nuovo indicatore in grado di tenere conto anche dei fattori più strettamente legati al benessere, alla qualità della vita e alla sostenibilità ambientale è ben illustrata nei due esempi portati ad argomentazione del commissario europeo per l’ambiente Stavros Dimas: “Dopo l’uragano Katrina, che causo’ 1300 morti e 80 miliardi di danni, nei paesi colpiti il Pil comincio’ a salire”. E ancora, “se un paese taglia foreste vende molto legno e il Pil cresce. E’ evidente che a lungo termine questo non dara’ beneficio al paese, eppure il PIL crescera’”.

Il Prodotto Interno Lordo, infatti, è l’unità di misura dell’attività macroeconomica istituita negli anni ‘30 che è diventata oggi il parametro standard per misurare tutte le attività economiche a livello mondiale e l’indicatore ufficiale del progresso in generale. A fronte però dei tanti cambiamenti avvenuti nella società contemporanea, necessita di una revisione che tenga conto anche di altri fattori, primo fra tutti quello della sostenibilità ambientale.

Vengono così proposte delle misure da prendere nel breve e nel medio periodo per migliorare la definizione delle politiche e dei dibattiti pubblici. Cinque le azioni principali individuate:

1.Completare il PIL con indicatori ambientali e sociali: nel 2010 verrà presentata una versione pilota di un indice ambientale globale e un indicatore sociale da integrare al PIL in grado di tener conto di fattori quali:

- cambiamenti climatici e il consumo d’energia

- natura e biodiversità

- inquinamento atmosferico e ripercussioni sulla salute

- utilizzo e inquinamento delle acque

- produzione di rifiuti e uso delle risorse

- reddito, i servizi pubblici, la salute, il tempo libero, la ricchezza, la mobilità

2.Intensificare gli sforzi per produrre più rapidamente i dati ambientali e sociali e attualizzare quasi in tempo reale queste informazione che, ad oggi, vengono pubblicate con una cadenza biennale o triennale.

3.Impegnarsi a fornire informazioni più precise su distribuzione e diseguaglianze con politiche che misurino e tengano conto, oltre ad aggregati quali il PIL o il PIL procapite, anche delle disparità tra i singoli cittadini.

4.Sviluppare una Tabella europea di valutazione dello sviluppo sostenibile, redatta in collaborazione con gli stati membri per permettere di determinare velocemete le tendenze ambientali ed elaborare strategie di intervento mirate.

5.Estendere i conti nazionali alle questioni ambientali e sociali: integrare i conti nazionali con una contabilità economico-ambientale che fornirà dati del tutto coerenti e aggiornati da completare a più lungo termine, da conti aggiuntivi relativi ad aspetti sociali.

di Simona Falasca

Fonte: Decrescita Felice

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