DEF e ILVA: Discussione in aula

Ieri in aula al Senato si è discusso del DEF. Il Documento di Economia e Finanza istituito con la legge n° 39 del 7 aprile 2011 è composto da tre sezioni e rappresenterebbe un punto nodale nella programmazione della politica economica e di bilancio del paese, il punto d’incontro tra politica nazionale e l’Unione Europea. Nell’intervento in aula al Senato la Cittadina a 5 Stelle Barbara Lezzi ha evidenziato che non vi è alcuna programmazione nel DEF che si andava ad approvare (e che poi è stato approvato a maggioranza sia alla camera che al Senato…)
L’intervento, soprattuto per quel che riguarda la parte relativa a Taranto e Ilva, è il frutto della collaborazione degli attivisti del Movimento 5 Stelle del meet up Amici di Beppe Grillo Taranto (Meetup 192) con il contributo della Dott.ssa PhD  in Scienze Farmaceutiche Daniela Spera e della Dott.ssa PhD in Scienze Ambientali Rossella Baldacconi.
Qui la dichiarazione di voto del M5S in Senato a cura di Barbara Lezzi:
 
Di seguito testo completo che doveva esser letto in Aula al Senato della Repubblica dal M5S e che poi per motivi di tempo a causa del comportamento del PD e PDL, si è dovuto leggere in forma abbreviata:
“Signor Presidente, il DEF che ci ha consegnato il Governo Monti da momento centrale del ciclo di programmazione della politica economica e di bilancio del Paese è divenuto un atto consolatorio, una relazione di fine mandato. Il Documento sottovaluta le criticità con cui si confrontano oggi famiglie, lavoratori ed imprese. I dati congiunturali relativi ai primi mesi di quest’anno smentiscono la suggestione che il peggio appartenga al passato e che nei prossimi mesi si osserverà un’inversione di tendenza: gli indici di fiducia relativi tanto alle imprese quanto alle famiglie stazionano su livelli storicamente depressi. Lo stress fiscale che imprese e contribuenti stanno subendo, per effetto delle politiche di rigore di bilancio, ha compromesso sia la competitività che i consumi e gli investimenti. Il previsto aumento dell’IVA farà ulteriormente lievitare il prelievo sulle fasce di reddito più deboli, contribuendo a deprimere ancora di più i consumi e andando così nella direzione contraria agli obiettivi di equità e di crescita che si dichiara di perseguire.
Disgraziatamente, come il Movimento 5 Stelle ha spesso esplicitato, il DEF è stato trattato nella Commissione speciale, mettendo quindi in ombra tutte le Commissioni permanenti che avrebbero potuto apportare un importante supporto tecnico su varie riforme che sono di fondamentale importanza per lo Stato in questo momento storico.
Iniziamo ad entrare nel merito di alcune questioni che in maniera più decisa segnano gli aspetti più salienti nel DEF in discussione, frutto di una programmazione economica accecata dai trattati e dalla rincorsa alla pianificazione dei conti unidirezionale.
Nel DEF una paginetta è destinata all’ILVA di Taranto, che si ricorda essere sito industriale di interesse strategico nazionale. Da quanto si apprende nel Documento, sembra che la questione ILVA sia stata affrontata nella passata legislatura con successo e che essa si avvii ad un prospero futuro, visti i due provvedimenti del Governo. Il primo è volto a fronteggiare la grave situazione di criticità ambientale e sanitaria nel sito di bonifica. La quota stanziata per le bonifiche risulta insufficiente e riguarda solo la messa in sicurezza e bonifica dei suoli contaminati del martoriato quartiere Tamburi di Taranto, delle zone PIP del Comune di Statte, della falda superficiale del SIN di Taranto e dei sedimenti contaminati da PCB nel Mar Piccolo.
Vi è poi un secondo provvedimento, il cosiddetto salva Ilva, di cui, del molto altro che ci sarebbe da dire, oltre al fatto che l’emergenza sanitaria è stata subordinata all’aspetto produttivo, si riporta il dato – per il Movimento 5 Stelle tra i più determinanti – che le associazioni ambientaliste e di categoria, i comitati di cittadini e lavoratori, i medici, i pediatri, le cittadine e i cittadini senza nessuna appartenenza né politica né associativa di Taranto sono scesi più volte in piazza a contestarlo. Risulta imbarazzante appartenere ad uno Stato che dovrebbe salvaguardare la salute dei propri cittadini più di qualsiasi produzione e, per giunta, non trovare nessuna citazione in merito alle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate dalla procura di Taranto nell’incidente probatorio. Citando dal testo di una delle due: «L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». E ancora: «Il quadro sanitario della popolazione di Taranto esposta alle emissioni industriali e impiegata in diversi comparti lavorativi appare gravemente compromesso».
Nel DEF, inoltre, non vi è una sola parola sull’acciaio e ciò risulta per lo meno grottesco in quanto nella legge di conversione del suddetto decreto salva Ilva si cita chiaramente, nel comma 1-bis dell’articolo 3, che «entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo adotta una strategia industriale per la filiera produttiva dell’acciaio». Ma a 113 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del rinominato salva Ilva di questa strategia industriale il DEF non prevede nulla.Sul versante dello sviluppo e della crescita dell’economia il DEF cita, come pietra miliare, la riforma del lavoro Fornero, riforma che ha avuto la straordinaria capacità di deprimere ancora di più il tessuto produttivo italiano, rappresentato dalla piccola e media impresa, che anziché fungere da stimolo alla ripresa economica ha prodotto risultati opposti, paralizzando imprese ed occupazione. Essa altro non è che un insieme di norme che ostacolano le assunzioni, limitano le scelte dei datori di lavoro e aggravano i costi facendo peggiorare i dati sull’occupazione. Colpa anche e soprattutto dei provvedimenti mancati e di quelli attuati senza tener conto delle reali esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti.
Tra le novità della legge Fornero c’è la mancata proroga delle norme che concedono sgravi per l’assunzione dei lavoratori iscritti alle liste di mobilità, decisione che sta causando una parte del blocco dell’occupazione. L’introduzione dell’ASPI finisce per pesare gravemente sulle aziende, con costi elevati, tanto più che è previsto il versamento del 41 per cento del massimale mensile nel caso di interruzione del contratto a tempo indeterminato per cause diverse dalle dimissioni. Le imprese devono farsi carico, quindi, di quegli ammortizzatori sociali che latitano nel nostro Paese.
Cresce poi il costo dei contratti a tempo indeterminato in termini di contribuzione INPS, elemento che contribuisce a limitare la conversione di molti lavoratori a tempo indeterminato.
L’aliquota della gestione separata INPS è stata inoltre aumentata dal 18 al 20 per cento e dal 2014 salirà anche di un punto l’aliquota ordinaria della gestione separata. Aumenta poi anche la contribuzione dovuta dai datori di lavoro che assumono apprendisti, che tra l’altro si applica anche a tutti i lavoratori assunti a partire dal 1° maggio del 2012, per i quali era stato invece previsto lo sgravio totale dei contributi.
Mancano i decreti attuativi per gli incentivi all’assunzione delle donne. Questi devono infatti definire i confini dell’agevolazione, chiarendo quali sono i territori ai quali si applica l’iniziativa, ma anche il concetto di «impiego non regolarmente retribuito» citato dalla norma.
Quelle citate rappresentano un elenco di criticità che fanno diventare illusorio l’aumento dell’occupazione e uno spot il più volte citato intervento per ridurre il cuneo fiscale e contributivo.Sul versante fiscale, agli italiani il DEF, e il Governo che lo ha prodotto, non ha fatto mancare nulla. L’IMU, che doveva essere inizialmente introdotta per il biennio 2013-2015, diventa imposta permanente, anche se sarà necessaria una legge che lo confermi. Ora la parola passa al nuovo Governo. Per Monti il taglio dell’IMU avrebbe comportato una perdita di gettito di 11 miliardi di euro e avrebbe reso necessaria un’altra manovra correttiva. Sarà curioso vedere come l’attuale Governo, che ha finalmente fatto emergere la “Santa Alleanza”, riuscirà a coniugare le esigenze montiane con le promesse elettorali della destra berlusconiana e soprattutto chi sarà chiamato a pagare i nuovi danni che si iniziano ad intravedere in una situazione di crisi profonda, senza fine, in cui versa il Paese.
La questione legata all’Imposta municipale unica avviata lo scorso anno è contorta e potrebbe ancora complicarsi, se non si dovesse optare per un intervento mirato. Le stime del gettito erano pari a 21 miliardi di euro, ma secondo la revisione del DEF del luglio 2012 sono scese a 20,1 miliardi di euro. Fin qui nulla di anomalo, se non fosse che alla fine i contribuenti hanno versato all’erario complessivamente 23,7 miliardi, dunque 3,6 miliardi in più rispetto alle previsioni iniziali.
Guardando al futuro e agli italiani, impariamo a dire la verità: un Governo tecnico non avrebbe potuto permettersi di sbagliare le previsioni per 3,6 miliardi di euro.
Il nuovo Governo sul capitolo IMU è confuso, anzi possiamo dire che abbiamo un Governo all’opposizione di se stesso, in cui si contrappongono le richieste di abolizione e restituzione di quanto versato del PdL, quella di riforma del PD e l’imbarazzo di Scelta Civica, che in un paio di giorni si sta vedendo smontare l’operato del Governo Monti e il DEF oggetto della nostra discussione.
In sostanza, Berlusconi e il PD ci stanno dicendo che Monti fino a questo momento ha scherzato con gli italiani: infatti, si parla di una riscrittura del DEF.
È avvilente ascoltare le dichiarazioni di chi supporta questo Governo. Brunetta dichiara: «La restituzione dell’IMU è elemento dirimente per il PdL», per Monti è «morboso interesse politico».
Sia il PD che il PdL puntano sul rinvio della decisione, giocando con i numeri e sperando che Dio gliela mandi buona, scherzando con la matematica e sulla pelle delle persone, perché nulla si dice in caso di abolizione o rimodulazione, da dove saranno prese le risorse per far quadrare i conti. La cosa che non dicono, in caso di abolizione dell’IMU, è che l’Europa dei banchieri valuterebbe l’introduzione dell’IMU come una misura una tantum e dunque da considerare al di fuori del piano di uscita dalla procedura di deficit eccessivo.
Il nuovo Governo dovrà chiarire il futuro dell’IMU, cessando di giocare al “Berluscon game” e, indicando la copertura finanziaria delle scelte operate, deve dirci se intende tagliare spese inutili o utili o, come al solito, trasferire il carico fiscale su lavoratori, pensionati o piccole imprese.
Per quanto riguarda la TARES, nel 2013 le famiglie italiane inoltre saranno gravate da un incremento medio, rispetto all’attuale imposta, di ben il 35 per cento. I maggiori aumenti, a causa della previsione normativa che impone la copertura integrale del costo di raccolta… (Richiami del Presidente).

Per quanto riguarda la Tares, nel 2013, le famiglie italiane, inoltre, saranno gravate da un incremento medio, rispetto all’attuale imposta, di ben il 35%. I maggiori aumenti, a causa della previsione normativa che impone la copertura integrale del costo di raccolta e smaltimento, colpiranno la gran parte dei comuni italiani, l’80% del totale, che ad oggi hanno applicato la tarsu e che, oltre a dover pagare la quota parte pari a 0,30 a mq, che, solo in apparenza, serviva a finanziare i servizi indivisibili, dovranno garantire la piena copertura del costo che finora non sono riusciti a raggiungere.
Per i circa 1300 comuni che adottano la tia gli aumenti, non essendo legati alla componente rifiuti ma esclusivamente all’introduzione del corrispettivo per i famigerati servizi indivisibili, saranno un disastro.
Il Movimento Cinque Stelle chiede nuovamente di orientarsi verso una totale revisione della disciplina del tributo in questione che preveda una riduzione della tassazione a carico dei cittadini virtuosi con il contemporaneo e graduale obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti in vantaggio del loro riutilizzo, unica fonte di risparmio qualificato e sostenibile che ci avvia ad un percorso per la realizzazione della società del riciclo.

Sul versante della lotta all’evasione fiscale emblematico, nel DEF, è il richiamo allo strumento principe con il quale la si vuole perseguire: il Redditometro. Si ricorda soltanto che è stato creato come strumento per controllare tutti i cittadini al fine di stanare gli evasori. In campagna elettorale siamo stati rassicurati sulla bontà unica di questo strumento che ci avrebbe fatto dormire tranquilli. Ora ci dicono che i controlli saranno limitati, che ne faranno solo 35.000 – 40.000 su un totale di circa 38.500.000 contribuenti. Nelle simulazioni che si trovano in rete e che vengono pubblicate dalle riviste specializzate ad essere congrui con tale strumento infernale sono solo i ricchi. Le persone che vivono di solo pane sono tutte potenzialmente accertabili. Non ha senso, peraltro, sostenere che si faranno pochi controlli, è ingiusto. La lotta che ha generato il redditometro non è contro tutti gli illeciti? Lo strumento ha in sé un vero e proprio difetto di fabbrica e la verità è una sola, lo si userà come strumento per fare cassa, per le statistiche sulle operazioni per il recupero dell’evasione, per mandare in televisione o sulle pagine dei giornali qualche sottosegretario o ministro per vantarsi sull’efficacia del proprio operato e sui risultati ottenuti.
Quando colpiranno con tale strumento sarà dura, inviteranno a “trattare” sul quantum, la gran parte delle persone colpite sarà formata da lavoratori dipendenti, piccoli artigiani, piccoli commercianti, piccoli professionisti, gente che non ha mezzi adeguati e risorse per difendersi.
Il redditometro è’ uno strumento inadeguato e inesatto, e tanto più severo quanto più il presunto evasore è economicamente meno robusto, al soggetto meno abbiente si presume ed impone una spesa anche maggiore di quella reale rilevando, quindi, un’evasione fiscale in caso di acquisto di taluni beni di valore eccedenti l’intervallo di tolleranza; il contribuente più economicamente benestante, invece, ne trae beneficio, in quanto sarà sufficiente evitare di acquistare la merce con sistemi tracciabili e potrà, quindi, spendere nella realtà molto di più di quanto gli sarà presuntivamente imputato.
Lo strumento di accertamento viola i principi di eguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità. In proposito il giudice di Napoli osserva come lo strumento induttivo è tanto più severo quanto più il presunto evasore è economicamente meno forte.
Sempre in tema di disuguaglianza il nuovo redditometro presenta grosse lacune anche circa la differenziazione geografica, in quanto i contribuenti delle zone più disagiate perderanno anche, per così dire, il vantaggio di poter usufruire di un costo della vita inferiore in quanto gli sarà imputato in ogni caso il valore medio Istat delle spese.

Con riferimento al pagamento dei debiti della PA, nel DEF, il Governo, quando descrive gli effetti che tale provvedimento ha sui conti pubblici, riconosce che aiuterà a ridurre il fenomeno della chiusura delle imprese, che servirà da stimolo alla domanda interna e all’incremento dell’occupazione rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza di tale intervento.
Non ci si spiega, quindi, come nel documento nulla si dica del debito nascosto, in particolare dei restanti 100 miliardi di euro dovuti alle imprese, al netto dei 40 miliardi che il governo si è deciso faticosamente a rimborsare (se nella stima fatta dalla Banca d’Italia si considerano anche le imprese creditrici con meno di 20 dipendenti) che, secondo la definizione Esa95, non è compreso nel nostro debito pubblico ufficiale.
Per il DEF gli ulteriori 100 miliardi di debito è come se non esistessero. Si programma ignorando la reale entità del debito.
Sarebbe opportuno che in un documento di programmazione qual è il DEF si inserisse questa parte di debito e si descrivessero gli effetti che un’attenta programmazione per la restituzione dello stesso produrebbero sul rapporto deficit/PIL e debito/PIL nei periodi considerati nel documento.
Questa valutazione ci consentirebbe di comprendere se lo sblocco dell’intero ammontare dei debiti, oltre a significare un atto doveroso nei confronti dei creditori ormai ad un passo dal baratro economico, possa essere decisivo a rimuovere lo stallo in cui versa il Paese generando effetti positivi sul PIL tali da indurre il Governo a rivedere il quantum e i tempi previsti nel piano rimborso.

Con riferimento all’azione di riequilibrio dei conti pubblici, in vista del raggiungimento del pareggio di bilancio, il DEF riporta che l’Italia ha conseguito un sostanziale miglioramento strutturale dei conti ed un ulteriore consolidamento è previsto per il 2013. Sempre nel DEF si legge che nel 2013 gli indicatori congiunturali segnano un andamento in flessione per la domanda interna, è un nuovo calo del PIL per il primo semestre.
Quindi da una parte si risana strozzando famiglie e imprese e dall’altra si distrugge ricchezza contraendo il PIL.
Se a questo scenario si aggiunge che l’export italiano sta mostrando preoccupanti segnali di rallentamento, colpisce la gestione di una crisi gestita malissimo che da finanziaria si è trasformata in un dramma economico e sociale di proporzioni gigantesche che si concretizza in un’autentica distruzione di massa di capacità produttiva faticosamente costruita in anni di lavoro.
Nel DEF non si fa cenno al fatto che l’Italia si è impoverita e non solo dal punto di vista politico e sociale, come hanno dimostrato gli ultimi eventi, quanto anche e soprattutto dal versante meramente economico. Viviamo in un Paese così tanto povero che spesso le famiglie non hanno risorse neanche per sostenere le spese mediche. Gli italiani hanno altresì ridotto la qualità e la quantità dei propri consumi, tant’è che più di sei famiglie su dieci, il 62,3% nel 2012, fanno abitualmente la spesa nei market discount.
La povertà è trasversale, ma vi sono dei territori più poveri di altri, malgrado le difficoltà comuni. Com’era da immaginarsi, il massimo livello di indigenza è stato riscontrato nelle regioni del sud di cui la programmazione non tiene in minima considerazione, dove la soglia oscilla dal 65% al 73%.; Nonostante il perpetrarsi di politiche economiche aggressive che generano progetti di distruzione ambientale e paesaggistica oltre che violentemente inquinanti, giustificati dalla necessità di creare lavoro e soddisfare bisogni di cosiddetto sviluppo, dalle agenzie rating arriva un nuovo affondo per l’Italia ed il suo PIL che si contrarrà dell’1.8% anziché dell’1%. Quindi, e non sono necessarie eccellenti competenze per comprendere che a PIL contratto corrisponde ulteriore perdita di occupazione.

Il Movimento Cinque Stelle invita ad una rivisitazione dei trattati Europei e dei patti interni anche in virtù del fatto che l’Italia pur avendo nominalmente il secondo debito pubblico più alto d’Europa, che sicuramente va ridotto tagliando le spese improduttive, gli sprechi e i costi della politica, di fatto se si guarda alla sua composizione si scopre che in valori assoluti e più basso di 150 miliardi di euro rispetto a quello tedesco e che Francia e Gran Bretagna, che agli inizi degli anni novanta avevano un debito pari alla metà del nostro, ora si stanno avvicinando ai nostri livelli di debito.
Inoltre, il debito Italiano è più sostenibile rispetto a quello di molti altri Paesi, Germania compresa, perché lo stock di ricchezza privata e sensibilmente superiore. Questo fa si che se il debito pubblico tenesse conto della ricchezza finanziaria netta delle famiglie e fosse rapportota ad essa il debito pubblico italiano scenderebbe dal 127% del PIL al 75.6% molto vicino ai livelli di Francia e Germania.

Dichiarando voto contrario, il Movimento chiede una nuova definizione del concetto di debito pubblico, anche al fine di una giusta rappresentazione in sede europea della situazione finanziaria italiana, dove dovremo pretendere giusti spazi di manovra per poter far ripartire la speranza per famiglie ed imprese ed accrescere gli investimenti in ricerca, cultura, istruzione pubblica, interventi per il ripristino dell’assetto idrogeologico, bonifiche e le altre tematiche contenute nel nostro programma, sintetizzato nei 20 punti che offriamo a questo nuovo Governo bipartisan, invitandolo a considerare nell’eventuale ed auspicata riscrittura del Documento, un confronto con il Movimento 5 Stelle, riconoscendo in tal modo dignità a più di 8 milioni di cittadini che chiedono con forza che la loro voce sia ascoltata”

 

 

COMUNICATO STAMPA : ISPRA e PREFETTO AGISCANO IMMEDIATAMENTE

Il Meetup 192’Amici di Beppe Grillo-Taranto’, scrive e diffida l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, affinchè invii, entro e non oltre la data del 15/05/2013, la contestazione dell’infrazione e tutto quanto necessario al fine di irrogare le sanzioni previste dal comma 3, art.1 della Legge 231/2012 nella misura massima del 10% del fatturato della società, risultante dall’ultimo bilancio approvato. La nostra richiesta è supportata dalle leggi secondo cui la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi naturali deve essere garantita dagli enti pubblici e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche, con azioni ispirate al principio di precauzione ed al principio di prevenzione e correzione alla fonte della causa dei danni e ancora per il principio «chi inquina paga».

L’azione del Meetup ‘192 nasce dopo avere avuto la conferma dal Garante per l’AIA, Dott. Vitaliano Esposito, con nota del 29/04/2013 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ISPRA e Prefetto di Taranto sono rispettivamente, competenti alla contestazione dell’infrazione ed all’irrogazione della sanzione.

L’operazione fiato sul collo continua!

Meetup 192 ‘Amici di Beppe Grillo Taranto

COMUNICATO STAMPA: MANCATO RISPETTO DELLE PRESCRIZIONI? E’ IL PREFETTO CHE DEVE IRROGARE LA SANZIONE A ILVA

IL GARANTE CONFERMA LA NOSTRA RICHIESTA E CI INFORMA CHE A GIORNI UNA VERA E PROPRIA COMMISSIONE INTERMINISTRIALE STABILIRA’ LA PROCEDURA DI EROGAZIONE DELLE SANZIONI PECUNIARIE AMMINISTRATIVE AD ILVA.
Siamo stati ricevuti dal Garante per l’AIA, dott. Vitaliano Esposito per chiedere:
• L’erogazione della sanzione amministrativa e pecuniaria fino al 10% del fatturato della società, risultante dall’ultimo bilancio approvato, come da comma 3 dell’art.1 della legge 231/2012,
• di sollecitare i Sindaci dei Comuni di Statte e Taranto affinchè inviino immediatamente la documentazione attestante gli oneri in parola sostenuti dagli stessi durante l’esercizio 2012, sì da garantire alle medesime autorità comunali il ristoro degli oneri derivanti ai comuni dalla pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche del quartiere Tamburi”, come da l’art.1, comma 22, del provvedimento di A.I.A. numero DVA-DEC-2011-0000450 del 04/08/2011 (G.U. n. 195 del 23/08/2011), come integrato dal provvedimento di riesame numero DVA-DEC-2012-0000547 del 26/10/2012 (G.U. n. 252 del 27/10/2012),
• di imporre ad ILVA Spa :
1.1. l’utilizzo nei propri impianti produttivi prioritariamente le acque reflue provenienti degli impianti di depurazione Gennarini e Bellavista (compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo), secondo l’AIA rilasciata nel 2011;
1.2. la predisposizione lo studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell’AIA, ma attualmente non ci risulta che sia stato completato;
1.3. ‘installazione di idonei contatori e registratori delle portate atti al fine di monitorare l’efficacia degli interventi volti alla riduzione dei consumi idrici.
IL Garante ha sottolineato che i suoi compiti sono di vigilanza dell’attuazione delle disposizioni della legge, e non di vigilare sull’esatta osservanza delle prescrizioni impartite all’Ilva, quindi le nostre domande sull’approvigionamento d’acqua sono dirottate ad ISPRA.
Il Dott Vitaliano ritiene altresì che sia ISPRA l’organo addetto all’accertamento della sanzione e che ci sono state interpretazioni diverse fra lui e l’ex Ministro Clini. Secondo il Garante è il Prefetto il soggetto investito dei poteri di contestazione e di quantificazione della sanzione, vista la relazione di accertamento da parte dell’ISPRA.
Pertanto abbiamo visto giusto : è il Prefetto, definito competente ai sensi del comma 3, che DEVE irrogare la sanzione applicando (vista l’assenza di una norma speciale) la disciplina generale, ovvero il suo principio di discrezionalità nello stabilire l’ammontare. Nell’applicazione del principio di discrezionalità va ricordato il vigente testo unico ambientale (D.Lgs. 152/06) il quale afferma (parte prima, art. 3 ter) il principio dell’azione ambientale, indicando che la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale. Sulla base di tale principio, appare quindi opportuno indicare in via perentoria la sanzione massima applicabile.
A giorni si saprà con certezza chi e quando sanzioneranno ILVA e cosa ancor più importante come sarà calcolata la sanzione: Ministero dell’Interno e dell’ambiente, Prefetto, ISPRA e Garante ci stanno lavorando. Attendiamo risposta scritta del Garante. E fra 3 giorni il Meetup 192’Amici di Beppe Grillo-Taranto’ non tarderà ad incontrare il Garante nuovamente.

Meetup 192 ‘Amici di Beppe Grillo Taranto’

Comunicato Stampa: Il DEF che “ dimentica “ dei problemi dell’Ilva di Taranto

Il Documento di Economia e Finanza (DEF) è il perno centrale del ciclo di programmazione economica e finanziaria di bilancio dello Stato e prepara i risultati che bisogna raggiungere al termine pluriennale, ci permette di capire che riforme possiamo supportare, che coperture finanziare abbiamo e come ragioneremo in merito.

Disgraziatamente, come esplicitato dai portavoce parlamentari del Movimento 5 Stelle, il DEF verrà trattato nella “Commissione Speciale” mettendo quindi in ombra tutte le “Commissioni Permanenti” che potrebbero apportare, invece, un importante supporto tecnico su varie riforme che sono fondamentali per lo Stato a maggior ragione in questo momento. Oltre a ciò, si riscontra come nel DEF 2013, influiscano negativamente la recente riforma Costituzionale del Governo Monti in merito al Pareggio di Bilancio e il Fiscal Compact che di fatto ne condizionano gli sviluppi futuri.

Nel DEF una paginetta è destinata all’ILVA di Taranto e da quanto si apprende dal documento, sembra che la “Questione Ilva” sia stata affrontata nella passata legislatura con successo e che essa si avvia ad un prosperoso futuro. Nulla di più inesatto!

Il primo dei provvedimenti che il DEF tratta, è proprio quel protocollo d’intesa firmato il 26 luglio 2012, tra il Governo e le autorità locali per gli “Interventi urgenti di bonifica, di ambientalizzazione e riqualifica di Taranto.”

A riguardo, in merito agli “interventi portuali” 187 milioni di euro, ricordiamo che questi stanziamenti prevedono anche i dragaggi (che avranno un forte impatto ambientale), ma non è stanziato nemmeno un euro per il Distripark, senza il quale riteniamo di scarsa utilità il porto di Taranto per lo sviluppo del territorio.

In merito agli stanziamenti per il “sostegno e la realizzazione degli investimenti produttivi” nulla è dato conoscere e non sappiamo chi beneficerà di questi 30 milioni di euro stanziati.

In merito agli “interventi per le bonifiche”, 119 milioni di euro, leggendo il DEF sembra che questi siano sufficienti a bonificare il territorio che invece ricordiamo essere ben più esteso delle zone comprese dal protocollo e che quest’ultimo non comprende la falda di profondità. Da tutto questo sembra svanire il principio per cui chi inquina paga.

Il secondo e ultimo provvedimento che il DEF tratta su Taranto e ILVA, è il tristemente famoso Decreto convertito in Legge n.231, il “Salva Ilva”. Nel merito riscontriamo delle considerazione non veritiere per cui è riportato che “vengono perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria”. Ci preme ricordare invece che la magistratura aveva sequestrato l’area a caldo senza facoltà d’uso, mettendo in evidenza l’emergenza sanitaria da salvaguardare con provvedimenti immediati e con il blocco dell’attività produttiva, mentre il “Salva Ilva” favorisce la produzione.

Risulta grottesco quindi leggere sul DEF che il “Salva Ilva” stia dando risultati positivi in ambito ambientale citando la sola relazione dell’ARPA di febbraio 2013 a riprova di tale tesi, relazione che afferma che la qualità dell’aria sia migliorata. Anche qui ci troviamo di fronte ad una mezza verità in quanto il DEF non mette in relazione questo miglioramento dell’aria a una diminuzione della produzione ma solo alla realizzazione delle opere previste dall’AIA. Ricordiamo che il garante nominato dal Governo ha comunicato alla Presidenza del Consiglio,al Ministero dell’ambiente e al Ministero della Salute che l’ILVA non è in regola con gli adempimenti dell’AIA,

L’Atteggiamento con cui il Governo uscente tratta la vicenda Ilva di Taranto nel DEF risulta estremamente superficiale e ci preoccupa particolarmente che vicende importanti per tutto il Paese vengano trattate dalla “Commissione Speciale” e non da tutte le Commissioni Permanenti. Di tutto questo insieme alla società civile, ai comitati e alle associazioni di Taranto, continueremo a vigilare, denunciare e ad informare.

Taranto 24 aprile 2013

Comunicato Stampa: Irrogare sanzioni alla grande industria è impresa ardua a Taranto

La legge 231/12 contiene un meccanismo sanzionatorio, mediante il rinvio alla Legge 689/81, estremamente farraginoso ed a nostro modo di vedere incompatibile con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini.

Venerdì 12 aprile gli attivisti del Meetup192’Amici di Beppe Grillo-Taranto, si sono recati in Prefettura e sono stati a colloquio con il capo di Gabinetto, Dott.ssa DiStani, e con la dirigente ufficio sanzioni, in seguito a nostra richiesta di chiarimenti relativamente ai compiti spettanti al Prefetto, come da art.1 comma 3 del Dlgs. 231/2012.

Fermo restando che per gli amici di Beppe Grillo di Taranto non ci sono sanzioni, limiti di emissioni, leggi “ad inquinantem” e tanto meno AIA che possano a Taranto tutelare la salute di cittadini e lavoratori , in base al su citato articolo della legge “salva-ILVA”, abbiamo cercato di far luce sulle azioni del Prefetto che sono in atto in seguito alla relazione dell’ISPRA e alla segnalazione del Garante per l’AIA.

Ebbene affinchè si giunga alla commissione della sanzione nella misura massima del 10% del fatturato della società, risultante dall’ultimo bilancio approvato, da parte del Prefetto a ILVA Spa, per via delle gravi e numerose prescrizioni disattese, bisogna che gli organi accertatori, organi sanzionatori e organi notificatori rispettino le procedure secondo la legge 689/81. Ma alle incalzanti domande degli attivisti sui ruoli e tempi precisi è stato chiaro che si naviga a vista e che il Garante sia in difficoltà se non in errore procedurale.

Non ci resta che incalzare con una “operazione fiato sul collo” sul Garante per l’AIA.

Inoltre l’operazione fiato sul collo è in atto anche nei confronti del Comune di Taranto e Statte che hanno diritto al ristoro degli oneri derivanti ai comuni dalla pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche del quartiere Tamburi. Ma a quanto dichiara ILVA all’ISPRA , Sindaci di Taranto e Statte non avrebbero ancora prodotto alcuna documentazione attestante gli oneri sostenuti dai comuni durante l’esercizio 2012.

Loro non si arrenderanno mai, noi neppure. Ma gli conviene?

 

Comunicato Stampa: Gli impegni dei cittadini di Taranto : Referendum Ilva e manifestazione

Come attivisti del “Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto” riteniamo che ogni evento che preveda la partecipazione attiva dei cittadini sia da apprezzare e valorizzare in ogni modo, convinti come siamo che le soluzioni alla vertenza Taranto possano nascere ed essere promosse solo dai cittadini stessi.

Nelle prossime settimane per Taranto e provincia verranno giorni importanti :
il 9 Aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla Legge “Salva Ilva”, e il 14 Aprile si svolgerà ilReferendum consultivo, che ricordiamo essere stato osteggiato fin dai primi momenti dai politici, da Confindustria e dai Sindacati. Qualunque sarà il risultato raggiunto, i cittadini dovranno continuare a pretendere di decidere il proprio futuro.

Alla luce della nostra proposta per la “Rinascita di Taranto”,
http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/messages/boards/thread/29435382#89425602
che prevede la riconversione e la bonifica dello stabilimento siderurgico nonché lo sviluppo di nuova economia che valorizzi le vere vocazioni del nostro territorio,
e poiché l’ILVA di Taranto ha comunque vita breve (2016) visto il 
termine del regime transitorio per la messa a norma imposto dall’Europa alle attività inquinanti, vista la crisi dell’acciaio, l’obsolescenza dello stabilimento, e la volontà, ormai chiara, di non effettuare i dovuti investimenti e il sempre più probabile “commissariamento” e successiva “liquidazione”,
sentiamo di rimanere coerenti con la nostra posizione da sempre sost
enuta e di promuovere 2 Si per ilReferendum Ilva del 14 Aprile.
Invitiamo pertanto la cittadinanza a partecipare al Referendum in modo da aggiungere un altro importante tassello che concretizzi la volontà dei tarantini a far rispettare il diritto alla vita, alla salute e ad avere un futuro differente che valorizzi le reali vocazioni economiche di Taranto e del suo territorio.

Inoltre, con riguardo alla manifestazione-corteo del 7 Aprile, i membri del Meet Up, non condividendone le modalità di convocazione e la piattaforma inferiore alle attese, parteciperanno, se vorranno, da liberi cittadini e manifesteranno per i diritti ineludibili della SALUTE, del LAVORO, dell’AMBIENTE, del REDDITO e della CULTURA e CONTRO il Decreto Legge “Salva-Ilva”, così come fu fatto in maniera condivisa il 15 Dicembre 2012.

 

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI

Comunicato Stampa

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI
Martedì 12 Febbraio, ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121.
Sarà occasione di dibattito, aperto a tutta la cittadinanza, sulle problematiche legate all’Ilva, Cementir, Eni, e sui ritardi e le assenze della politica sui temi “caldi” della nostra città.

 Il Meetup 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto”, martedì 12, alle ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121 a Taranto, presenterà alla cittadinanza e ai simpatizzanti, i candidati del MoVimento 5 Stelle di Taranto, Lecce, Bari, Andria e delle altri comuni della Regione Puglia alle prossime Elezioni Politiche.

L’incontro sarà un’occasione di dibattito con tutti gli attivisti sulle problematiche legate alle fasi concitate su Ilva, Cementir, Eni, inceneritori, acqua pubblica, rifiuti zero, energie rinnovabili, agricoltura, i ritardi e le assenze politiche ed istituzionali sui temi “caldi” della nostra città.

Sicuri che l’occasione di questo incontro sarà ampiamente condiviso, vista l’importanza dei temi in discussione, auspichiamo un’ampia partecipazione di tutti i candidati tarantini che, da futuri portavoce, avranno modo di accogliere le idee ed istanze dei cittadini.

 Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto

e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com
blog: http://beppegrillotaranto.wordpress.com/
MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/
Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn
Gruppo Facebookhttp://www.facebook.com/groups/38176539354/?fref=ts

 

 

LA RINASCITA DI TARANTO SECONDO GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

“Taranto versa in uno stato di disastro ambientale permanente, tra i più difficili da affrontare in Italia perché frutto di oltre 50 anni di scelte sbagliate che hanno immolato il territorio, avvelenato nelle acque, nella terra e nell’aria e depredato delle sue risorse, in nome di una vocazione industriale che non ha tenuto conto del più grande valore proprio dell’uomo: la vita”.
Lo affermiamo come cittadini e attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia in seguito al Decreto Legge del governo Monti, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre 2012, che sembra incurante degli esiti delle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate nell’incidente probatorio disposto dalla Procura.
Non c’è più spazio per le interpretazioni: a Taranto si muore e ci si ammala più che dalle altre parti a causa dei processi industriali, un dato di fatto che non si può ignorare.
Non si possono, perciò, “legalizzare” processi produttivi obsoleti solo per salvaguardare la produzione. Non si può consentire alla finanza di guardare solo agli indicatori economici e ai guadagni immediati trascurando la qualità delle attività industriali che, come in questo caso, determinano terribili effetti nelle condizioni di vita e di salute dei Tarantini.
Il Decreto, tra l’altro, amplia la possibilità di essere applicato a qualsiasi impianto in Italia che venga considerato “strategico” a patto che abbia un numero di dipendenti superiori alle 200 unità. Si tratta di un vero e proprio “ricatto occupazionale”, amplificato a livello nazionale, che dispiega tutti i suoi effetti nefasti nella vicenda dell’Ilva di Taranto.
Colpevole la politica, che si è dimostrata assente e che, quando interveniva, lo faceva in maniera inefficace e inefficiente, come nel caso della legge “antidiossina” del 2008/2009 del governo Vendola, o tardiva come la legge sulla “Valutazione di Danno Sanitario” sempre della Regione Puglia. Per non parlare delle leggi “ad aziendam” come quella dei limiti sul benzo(a)pirene del Governo Berlusconi. Tutte circostanze che hanno consentito e favorito il “ricatto occupazionale” della famiglia Riva, proprietaria dell’impianto siderurgico.
La società civile da anni denuncia queste circostanze in maniera civile e pacifica, mentre piange i propri morti, soccorre i propri ammalati e chiude le proprie attività commerciali.
Appare quindi evidente che la magistratura abbia svolto un ruolo di supplenza della politica, così come oggi assistiamo anche ad una azione incostituzionale del Governo che di fatto ostacola il lavoro degli inquirenti e accentua i contrasti tra i poteri dello Stato. La politica a più livelli è corresponsabile della attuale situazione di Taranto. Ingiustificabile la mancanza di garanzia dei diritti dei cittadini, come evidenzia l’indagine “Ambiente venduto”.
Nel 1971 relazioni scientifiche decretavano la pericolosità degli impianti industriali per la salute e l’ambiente tarantino. Ma, da allora è solo aumentata la produzione e si sono aggiunti altri impianti impattanti per l’ambiente: inceneritori, discariche, ampliamenti di raffinerie, cementifici e tutto in versione maxi e il tutto per il “bene” del Paese e del sistema Italia.
Si tratta di modello di sviluppo sbagliato, basato su un materiale, l’acciaio, che non solo sta lasciando il posto a nuovi materiali che soppianteranno le produzioni tarantine, minacciate, tra l’altro, anche, da nuove economie, basate su processi virtuosi di conversione industriale e sul benessere delle persone.
Taranto è stata importante per l’Italia e l’Europa ma è giunto il momento di tornare alle proprie vocazioni storiche, naturali ed economiche a “chilometro zero”, cui ha dovuto rinunciare.
Il Diritto alla vita non può soccombere a favore degli interessi economici e poiché il privato non dimostra volontà di ottemperare alle prescrizioni impartite dalla magistratura, deve intervenire la politica, che invece di ostacolare il lavoro dei magistrati deve pianificare le alternative per Taranto. Ma occorre fare presto.

Per questo esigiamo le dimissioni immediate dei politici coinvolti nella vicenda e chiediamo:
Il blocco dei beni patrimoniali ed economici del privato ovunque essi siano e delle aree di proprietà dei Riva a Taranto, al fine di effettuare una nuova caratterizzazione e successiva bonifica delle aree ricadenti all’interno dello stabilimento siderurgico.
Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono effettuare con i soldi dei Riva.

-  Di confiscare le proprietà del privato (eventualmente con l’indennizzo simbolico di 1 centesimo).

-  Di garantire il reddito (durante la formazione) per gli operai Ilva che, appena formati, dovranno essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica.

-  La caratterizzazione, Messa in Sicurezza e Bonifica dei terreni inquinati in provincia di Taranto che pagano lo scotto di esser luoghi di produzione o di smaltimento per l’Italia intera.

-  La messa in sicurezza delle Falde idriche Tarantine che risultano contaminate da inquinanti oltre che essere soggette a un forte stress idrico e a contaminazione salina a causa di un sovrasfruttamento.

Riqualificazione e Riconversione dell’ILVA

- Le aree di proprietà militare che la Difesa sta cedendo, devono necessariamente essere restituite gratuitamente alla città e alle comunità locali.

-  Garanzia di prestazioni sanitarie efficienti per la totalità della popolazione garantendo screening e visite gratuite e in tempi brevi a cominciare dai cittadini del quartiere tamburi e dai lavoratori del polo industriale, visite da effettuate a Taranto.

- Di bloccare ogni nuova autorizzazione di richiesta di AIA nella provincia di Taranto.

-  Di riesaminare le AIA di competenza provinciale, regionale e statale già concesse degli impianti in provincia di Taranto e valutare con commissioni formate da esperti diversi rispetto quelle già rilasciate, l’opportunità del rilascio definitivo.

-  Di creare a Taranto un polo Universitario, pubblico che dipenda unicamente da Taranto e non da Bari o Lecce, con individuazione delle aree adibite a tale scopo situate nel Centro Storico.

-  Il risarcimento completo dei danni subiti dagli allevatori e dai mitilicoltori poiché attività non salvaguardate dalle amministrazioni.

Parte dei denari siano attinti da un fondo appositamente creato per Taranto, costantemente controllato dalla popolazione, e ricavati dai fondi non ancora impiegati e destinati ad inutili opere, già pianificate dai governi di centro destra e centro sinistra, come:

  • l’acquisto di Caccia F 35 e ritiro dei militari in missione in Afghanistan, anche perché le forze armate occupano una parte sostanziale dei territori della provincia di Taranto
  • la realizzazione della Tav in Val Susa, per un costo di oltre 10 miliardi di euro. Questo per l’isolamento al quale è stata condannata la città di Taranto nel corso dei decenni;

Fondi ricavabili anche da :

  • la riduzione a 5.000 euro al mese delle “pensioni d’oro”, attualmente erogate a 100.000 persone, per un risparmio totale di oltre 7 miliardi di euro;
  • la cancellazione di tutte le province;
  • l’abolizione del rimborso elettorale a tutte le formazioni politiche;
  • il ritiro definitivo del progetto del Ponte sullo Stretto, recentemente riesumato dal governo Monti per evitare penali previste a salvaguardia di imprese private a spese dei contribuenti.

Crediamo che una parte dei denari impiegati in tutte queste azioni e opere che reputiamo inutili, possano essere destinate per la bonifica dei territori a cominciare da Taranto.
Una parte del Fondo dovrà esser impiegata per progetti, seguendo la consultazione della popolazione dei singoli quartieri e dei comitati impegnati nelle vertenze territoriali per comprendere quale vocazione economica debba assumere Taranto sviluppando economie locali.
Le risorse per Taranto dovranno sottostare a principi di trasparenza e soggetti a meccanismi di verifica della cittadinanza, tramite internet e siti web appositi e non potranno esser utilizzati per fini differenti che non siano stati decisi dalla cittadinanza.
Crediamo che Taranto possa essere il simbolo di una nuova svolta che dovrà ripercuotersi nel resto del territorio Italiano.

Ormai non abbiamo più scelta.

211892_100000018636515_8310713_n Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
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Maxi Processo contro l’Ilva di Taranto: Ci dobbiamo essere, silenziosi, ma presenti!

E’ notizia di questi giorni la condanna a Torino nel processo Eternit dei vertici aziendali. La sentenza ammette un’omissione nei controlli anti-infortunistici da parte dell’azienda che hanno in questo modo favorito il contatto dei lavoratori con materiali tossici che rilasciano lentamente nell’organismo sostanze dannose i cui effetti si hanno in alcuni casi anche a distanza di diversi anni. Ci sono voluti 16 anni…ma la giustizia almeno è stata ripristinata.
Forse è arrivato il momento della svolta anche qui a Taranto dove il 17 febbraio si aprirà il confronto fra la magistratura, i periti e le parti sull’incidente probatorio in merito all’inquinamento da diossina, pcb, furani, benzo(A)pirene e numerosi altri inquinanti che da anni persistono sul nostro territorio e hanno portato anche all’abbattimento di migliaia di capi di bestiame e al divieto di pascolo nel raggio di 20 km.
Si avvierà la discussione della maxiperizia. I periti nominati dalla Procura di Taranto hanno efficacemente indagato sull’inquinamento da diossina e sull’Ilva, individuando in quest’ultima una fonte significativa e determinante per comprendere quanto è accaduto. E così come per la diossina anche per altri tipi di inquinanti l’influenza dell’Ilva è risultata notevole.
Dopo il processo Eternit anche l’incidente probatorio a Taranto sull’Ilva è ora al centro dell’attenzione nazionale e se ne è parlato anche nei tg nazionali in questi ultimi giorni.
Ci si sta organizzando per presenziare tutti in tribunale, in maniera composta e silenziosa, con una fascia bianca legata a un braccio. Sarà necessario il silenzio e la compostezza per evitare che gli imputati chiedano l’incompatibilità ambientale e il trasferimento del processo ad altra sede.
Per chi potrà esserci ci si vede presso la sede del Tribunale di Taranto alle ore
11:30.
Questo un messaggio d Fabio Matacchiera che specifica perchè non bisogno fare caos:
N.B. ATTENZIONE: NON PORTATE STRISCIONI, NIENTE MEGAFONI E NIENTE SLOGAN… POTRESTE IRRIMEDIBILMENTE “DANNEGGIARE” LE FASI DELL’UDIENZA, FAVORENDO LA DIFESA DELL’ILVA CHE POTREBBE APPELLARSI AL COMMA 1 ART.5 ccp., per il quale la difesa dei Riva &Co potrebbe richiedere la “rimessione del processo”, già nel momento in cui si dovesse palesare un’atmosfera di evidente ostilità nei loro riguardi, accompagnata da azioni, anche minime, che possano creare disturbo e/o disagio all’andamento dei lavori in corso di udienza (dunque anche grida e cori a distanza). Che poi l’eventuale istanza possa essere accolta o meno dalla Suprema Corte, non possiamo saperlo. Dunque, non possiamo rischiare, questa volta, di fare un favore all’ILVA spa. Perchè il Il fazzoletto bianco? Perchè è facilmente reperibile e tutti lo possono mettere al braccio e, dato che dobbiamo sembrare/essere tantissimi, è il mezzo più semplice per farci riconoscere dalla massa di gente che entra, esce e staziona nell tribunale per altri motivi. Se qualcuno vuole indossare anche la mascherina, lo può fare.

I veleni di Taranto sul Blog di Grillo

Sulla prima pagina del Blog di Beppe Grillo, uno dei primi 10 per numeri di accesso al mondo, c’è un video su Taranto realizzato in collaborazione con lo staff. Grazie allo staff per averci aiutati a uscire dall’oscurità! Loro non molleranno mai? Noi neppure!!! Lo dobbiamo ai nostri cari malati, a quelli che non ci sono più, ai bambini di oggi e a quelli che potrebbero non esserci domani!
Qui il post: http://www.beppegrillo.it/2011/02/i_veleni_di_taranto/index.html

 

 

Qui il link diretto al video:

Grazie a chi si è alzato all’alba e poi è andato comunque a lavorare, a chi è andato a dormire tardissimo, a chi ha cercato il materiale documentativo, a chi è sempre con la videocamera… :)

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