Comunicato Stampa:Inceneritore Massafra e TAR: ennesimo passo falso di Provincia e Regione.

Il 30/04/2013 il TAR sezione di Lecce, ha depositato la sentenza in merito alla vicenda dell’inceneritore Appia Energy di Massafra del gruppo Marcegaglia.

Il TAR, annulla le delibere della Provincia di Taranto e della Regione Puglia ritenendole viziate. Questi errori, di fatto riaprono, la strada al raddoppio dell’inceneritore di Massafra.

Una vicenda grottesca quella delle autorizzazioni del raddoppio, degne della migliore “soap opera” che queste amministrazioni hanno sfornato.

Una prima delibera di autorizzazione è stata imprudentemente rilasciata e poi goffamente ritrattata e annullata da una seconda delibera dalla stessa Provincia di Taranto che ha dato modo al gestore dell’impianto di impugnare le seconda delibera e ricorrere al TAR per annullare il provvedimento. Il TAR ha ritenuto fondate le motivazioni e ha bocciato la delibera per l’annullamento dell’autorizzazione.

“Sembrerebbe”, quindi, rimanere vigente il primo provvedimento di autorizzazione, provvedimento che rischia di regalare un ennesimo ed inutile inceneritore, per la gestione del ciclo dei rifiuti, e dannoso per l’ambiente e la salute del territorio provinciale, eche comporterà non solo l’aumento di emissioni in atmosfera ma anche un maggior emungimento di acqua dalla falda già sotto stress idrico, e la possibilità concreta di “attirare” rifiuti da fuori provincia.
Infatti giova ricordare che anche se l’incenerimento in provincia viene favorito dalle amministrazioni, contravvenendo alle direttive europee sui rifiuti, a causa delle basse percentuali di raccolta differenziata (inferiori al 20% mentre la legge ci obbligava ad arrivare al 65% al 31/12/2012), la capacità di combustione degli attuali 4 impianti già autorizzati a bruciare rifiuti è già più che sufficiente a bruciare più dei 2/3 dei rifiuti prodotti dall’intera provincia, un quinto inceneritore potrebbe essere “utile” solo a richiamare ulteriori rifiuti da altre località.
Poichè in queste settimane tramite la carta stampata e i media, la Regione Puglia si è affrettata a riferire l’esistenza di un solo inceneritore attivo in Puglia, per onestà intellettuale, vorremmo ricordare che la sola provincia di Taranto ha già 4 impianti autorizzati a bruciare rifiuti: Appia Energy, Amiu, Cementir, Ecodì.

Oltre a ciò, ci preme ricordare, che le Valutazioni d’Impatto Ambientali (VIA) e le Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) dei 4 impianti già autorizzati sono state rilasciate negli ambiti delle proprie competenze, dalle giunte di centrosinistra Vendola e Florido…. in contiguità con la gestione dell’ex governatore Fitto.

Qualora avvenisse il raddoppio dell’inceneritore di Massafra, questo sarebbe il quinto impianto che si affiancherebbe al già esistente inceneritore Appia Energy.

Il fallimento di una politica legata al ciclo dei rifiuti urbani ormai è evidente e tangibile anche per gli altissimi costi della tarsu scaricati sui cittadini della Puglia, tra le regioni con i costi più alti in Italia.
Situazione drammatica che diventa tragica quando si parla dei rifiuti speciali transregionali smaltiti nelle discariche del tarantino e dei rifiuti speciali transfrontalieri già abbondantemente trattati nel 2012 dalla relazione della “Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti in Puglia” che dipinge la Puglia come sede di smaltimento di rifiuti provenienti da tutta Italia e come trampolino di lancio dei rifiuti illecitamente inviati verso i cosiddetti paesi in via di sviluppo.

TARANTO

10/05/2013

Qui di seguito la sentenza

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Lecce/Sezione%201/2013/201300217/Provvedimenti/201300978_01.XML

INSIEME VERSO RIFIUTI ZERO. Manifestazione NAZIONALE a Massafra

 

  • Dopo un anno di attività di INFORMAZIONE, DENUNCIA, STIMOLO, VIGILANZA, COINVOLGIMENTO E MANIFESTAZIONI sulla questione Raddoppio dell’inceneritore APPIA ENERGY…
    In occasione della CAMPAGNA DI DIFFUSIONE DELLA LEGGE NAZIONALEDI INIZIATIVA POPOLARE “Rifiuti Zero”…
    il Comitato No Raddoppio/Per una Corretta Gestione dei Rifiuti a Massafra CHIAMA A RACCOLTA TUTTI:
    COMITATI, MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI, CITTADINI ATTIVI SUL TERRITORIO LOCALE E NAZIONALE, CHE HANNO A CUORE IL BENE DI NOSTRA MADRE TERRA!
    Manifestiamo INSIEME VERSO RIFIUTI ZERO, per la tutela della salute e dell’ambiente, contro l’incenerimento dei rifiuti.
    IL 17 APRILE SI SVOLGERA’ LA SECONDA (forse decisiva) UDIENZA DEL RICORSO AL TAR presentato dalla società Appia Energy contro la Determina Dirigenziale N. 1 del 7.01.2013, del Settore Ecologia della Provincia di Taranto, che:
    annullava la determina del 7.09.2012, di autorizzazione alla costruzione dell’impianto,
    riapriva la conferenza dei servizi,
    imponeva al proponente la presentazione del documento di deroga al PUTT/T, senza il quale nessuna autorizzazione di costruzione può essere emessa.
    PER TUTTO QUESTO RITENIAMO DI RILEVANZA NAZIONALE LA MOBILITAZIONE: una società civile che sceglie la strategia RIFIUTI ZERO non può avere spazio per altri impianti di incenerimento!
    Se si aggiunge la DISGRAZIA DEL TERRITORIO TARANTINO DI ESSERE UNO DEI SITI PIU’ INQUINATI DEL MONDO, diventa tragicamente scellerata la scelta di chi vuole aggiungere un altro impianto VENEFICO E INSALUBRE!
    NOI CI AUGURIAMO UNA GRANDE PARTECIPAZIONE PER UNA GRANDE MANIFESTAZIONE CHE LANCI UN CAMBIO DI STILE e UN CAMBIO DI MENTALITA’ simbolicamente rappresentati dalla LEGGE NAZIONALE RIFIUTI ZERO!
 Appuntamento alle 18 a Massafra in Piazza V.Emanuele. VI ASPETTIAMO!

La deriva inceneritorista di LEGAMBIENTE di Agostino Di Ciaula

In merito ad uno degli ultimi comunicati stampa di Legambiente che ci riguarda da vicino per via dell’insistenza sul territorio della Cementir che usufruirà dell’ennesimo decreto assassino, ci fa piacere condividere il commento di Agostino Di Ciaula che punto punto commenta il comunicato stampa. Condividiamo i contenuti da lui espressi e ci sentiamo indignati per l’ennesimo scempio.

Il decreto sulla combustione dei rifiuti nei cementifici è stato bocciato ieri dalla commissione ambiente alla Camera, grazie alla sensibilità di alcuni parlamentari adeguatamente informati sull’argomento.

Che l’abbia presa male Clini (ha minacciato oggi di fare immediatamente un decreto, come dichiarato quihttp://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2013/02/12/Clini-combustibili-cementifici-contro-emergenza-rifiuti_8235791.html) è comprensibile. Che l’abbia presa male Legambiente è cosa difficile da digerire.

 

Eppure la storia si ripete. Alcuni anni fa Legambiente si schierò a spada tratta a favore delle centrali termoelettriche alimentate a metano, favorendo il folle tsunami energetico originato nel nostro Paese dal famigerato “decreto sblocca-centrali” del governo Berlusconi e ignorando le conseguenze economiche, energetiche e sanitarie di tale orientamento. A Legambiente quella tendenza piaceva tanto da acquisire pacchetti azionari di società partecipate, che la rendono ancora oggi uno dei più fedeli partner di Sorgenia, azienda leader nel settore.

 

Oggi Legambiente si schiera con convinzione a sostegno del decreto legge di Clini (finalizzato a consentire una estrema facilitazione dell’iter necessario per bruciare rifiuti nei cementifici), critica la posizione di contrarietà espressa da ISDE Italia e da numerosi gruppi ambientalisti a livello nazionale e divulga un comunicato a firma del suo Direttore Generale e del suo Vicepresidente (http://www.legambienterivierabrenta.org/rifiuti-nei-cementifici-2/), che è interessante esaminare punto per punto:

 

comunicato Legambiente:

“Bruciare CSS nei cementifici:

- di per sé non peggiora le emissioni inquinanti. Al contrario impone a questi impianti limiti di legge piu’ restrittivi e quindi l’utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento. I combustibili “tradizionali” dei cementifici (come il petcoke o il polverino di carbone) sono porcherie ben peggiori del CSS. E purtroppo in base alla normativa vigente un cementificio che brucia questi combustibili tradizionali può emettere inquinanti in atmosfera entro limiti di legge molto più permissivi (quali sono quelli previsti per gli impianti industriali in generale), mentre quando bruciano anche il CSS quei limiti di emissione diventano più restrittivi, in quanto per essere autorizzati ad operare col combustibile da rifiuti gli impianti vengono assimilati ad inceneritori (tanto per fare un esempio secondo la legge vigente un impianto industriale in generale puo’ emettere diossine fino a 10mila nanogrammi per metro cubo, mentre per un inceneritore il limite e’ di 0,1 nanogrammi per m3. Se un cementificio e’ autorizzato a bruciare anche CSS, deve rispettare il limite di 0,1 per le diossine e questo impone un radicale miglioramento dell’impianto e di conseguenza delle sue emissioni) (lo stesso vale anche per metalli pesanti e altri microinquinanti);”

 

considerazioni:

È vero che i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti. Il problema è che lo sono con o senza l’uso dei rifiuti come combustibile e “assomigliare” agli inceneritori non è un vantaggio.  Il d.lgs. proposto non avrebbe variato, in merito ai limiti di emissione, la NORMATIVA GIA’ ESISTENTE, che prevede nel caso dei cementifici-inceneritori, per gli inquinanti gassosi limiti da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori, e per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) gli stessi limiti degli inceneritori “classici”. La differenza SOSTANZIALE è che il D.Lgs avrebbe semplificato enormemente gli iter autorizzativi per la combustione di rifiuti in questi impianti, con normativa sulle emissioni invariata. Le emissioni di inquinanti gassosi da parte dei cementifici-inceneritori sarebbero rimaste molto più alte di quelle degli inceneritori. Nel caso dei microinquinanti (metalli pesanti e diossine), a parità di concentrazioni nei fumi, i cementifici-inceneritori emettono volumi di fumi enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. Poiché la quantità assoluta di diossine e metalli pesanti è proporzionale sia alla quantità di rifiuti bruciati che al volume di fumi emessi, i cementifici-inceneritori, pur rispettando la parità di concentrazione espressa dai limiti di legge, emettono quantità assolute di microinquinanti (non biodegradabili e persistenti nell’ambiente) enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. L’incenerimento di rifiuti varia inoltre la tipologia emissiva dei cementifici, creando in particolare criticità aggiuntive soprattutto per i metalli pesanti (principalmente piombo, arsenico, mercurio).

Se l’obiettivo reale fosse stato quello di ridurre le emissioni inquinanti dei cementifici, sarebbe stato opportuno che Legambiente avesse proposto, in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di miglioramenti tecnologici e limiti produttivi ed emissivi in grado di garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ai residenti in prossimità di cementifici, con o senza co-combustione di rifiuti.

 

comunicato Legambiente:

- rende i cementifici piu’ controllati. I cementifici quando bruciano CSS sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibli tradizionali);

 

considerazioni:

La normativa per gli impianti di combustione di rifiuti (che siano inceneritori, cementifici o altro) prevede al massimo controlli quadrimestrali delle emissioni di diossine. Questi, a differenza del monitoraggio in continuo (che né la vecchia normativa né il d.lgs. in oggetto impongono) sottostimano fortemente le emissioni di diossine da parte di questi impianti. Anche quantità estremamente piccole di diossine sono pericolose per la salute umana, in quanto queste sostanze sono non biodegradabili e accumulabili nei tessuti umani e nei vegetali, con un tempo di dimezzamento che può superare il secolo.

Anche in questo caso sarebbe stata auspicabile una variazione della normativa vigente per i cementifici (a prescindere dalla possibilità di bruciarci rifiuti), con la previsione di monitoraggi in continuo e di periodici campionamenti su materiali biologici nei territori limitrofi a questi impianti.

 

comunicato Legambiente:

- a parità di risultati, bruciare CSS in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso infatti il css sostituisce un (pessimo) combustibile fossile che comunque verrebbe impiegato per la fabbricazione di cemento, nel secondo caso invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo

per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore inutilizzabile: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero

energetico, specie nei paesi caldi;

 

considerazioni:

Bruciare i rifiuti non è MAI “meglio”, sotto nessun profilo. Se si vogliono salvaguardare sostenibilità, salute, ambiente e “buone pratiche”, i rifiuti non vanno bruciati.

Detto questo, considerata la maggiore “libertà” emissiva di inquinanti gassosi dei cementifici-inceneritori, un cementificio che brucia rifiuti produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i dati  del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a oltre 21 milioni di tonnellate/anno. Basta un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono per gli imprenditori del cemento economicamente molto più vantaggiosi dei combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo all’aumento della produzione. Tale affermazione è dimostrabile con il confronto di emissioni tra gli impianti con o senza co-combustione di rifiuti che sono già operativi nel nostro paese.

 

comunicato Legambiente:

- e in ultimo, ma non per importanza (anzi è il contrario!), può evitare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Questa opzione di recupero energetico può essere utilizzata in modo temporaneo e in alternativa alla realizzazione di impianti dedicati di incenerimento da costruire ex novo (che invece, una volta realizzati, soprattutto se sovradimensionati, funzioneranno a pieno regime per almeno 15-20 anni vanficando ogni scenario di aumento del riciclaggio da raccolta differenziata, anche oltre il 65% previsto dalla legge, e di sviluppo delle politiche di prevenzione, ancora oggi ampiamente disattese).

E infatti, non a caso, questa opzione e’ da sempre osteggiata dalle aziende che costruiscono e gestiscono inceneritori.

Se c’è un aspetto negativo nell’impiego di CSS nei cementifici, è legato alle quantità in gioco: purtroppo (o meglio per fortuna) di cementifici non ce n’è abbastanza per bruciare tutto ciò che

oggi finisce in inceneritore o, peggio, in discariche per rifiuti. Quindi, i cementifici non sono la soluzione definitiva del problema rifiuti: per quello occorrono efficienti politiche di riduzione prima e di raccolta differenziata e riciclaggio poi. In ogni caso se servissero a chiudere qualche inceneritore o a non aprire qualche discarica in giro per l’Italia, non è un risultato disprezzabile. Anzi.

 

considerazioni:

Di cementifici “ce n’è abbastanza” eccome, perché l’Italia ha il maggior numero di cementifici in Europa. Inoltre, come ampiamente dimostrato, la combustione di rifiuti “per se” rappresenta un enorme disincentivo alle “buone pratiche” (riduzione, riuso, riciclo, riduzione della produzione dei rifiuti). L’Italia è, ad oggi, il terzo paese europeo per numero di inceneritori operativi. Il D. Lgs. in oggetto avrebbe di fatto raddoppiato la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive europee, che chiedono agli Stati membri l’abbandono dell’incenerimento nel prossimo decennio.

 

Mi auguro che la storia, la tradizione e la cultura ambientalista che Legambiente rappresenta nel nostro Paese la inducano a rivedere, magari sotto la spinta dei tanti associati, il suo concetto di sostenibilità e a correggere pericolose derive verso il potenziale vantaggio del bene privato rispetto all’interesse pubblico. Agevolare le lobby dei rifiuti e del cemento non aiuta né le buone pratiche né le condizioni ambientali e sanitarie dei territori limitrofi agli impianti di incenerimento.

La guerra contro l’incenerimento dei rifiuti non è finita. Legambiente decida da che parte stare.

 

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI

Comunicato Stampa

TARANTO. IL MOVIMENTO 5 STELLE PRESENTA I SUOI CANDIDATI
Martedì 12 Febbraio, ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121.
Sarà occasione di dibattito, aperto a tutta la cittadinanza, sulle problematiche legate all’Ilva, Cementir, Eni, e sui ritardi e le assenze della politica sui temi “caldi” della nostra città.

 Il Meetup 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto”, martedì 12, alle ore 18.00 presso il Centro Sportivo Magna Grecia in Via Zara 121 a Taranto, presenterà alla cittadinanza e ai simpatizzanti, i candidati del MoVimento 5 Stelle di Taranto, Lecce, Bari, Andria e delle altri comuni della Regione Puglia alle prossime Elezioni Politiche.

L’incontro sarà un’occasione di dibattito con tutti gli attivisti sulle problematiche legate alle fasi concitate su Ilva, Cementir, Eni, inceneritori, acqua pubblica, rifiuti zero, energie rinnovabili, agricoltura, i ritardi e le assenze politiche ed istituzionali sui temi “caldi” della nostra città.

Sicuri che l’occasione di questo incontro sarà ampiamente condiviso, vista l’importanza dei temi in discussione, auspichiamo un’ampia partecipazione di tutti i candidati tarantini che, da futuri portavoce, avranno modo di accogliere le idee ed istanze dei cittadini.

 Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto

e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com
blog: http://beppegrillotaranto.wordpress.com/
MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/
Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn
Gruppo Facebookhttp://www.facebook.com/groups/38176539354/?fref=ts

 

 

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento:

una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

 

Comunicato stampa, 30 Gennaio 2013

 

Quanta fretta, ma dove corrono?

Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l’iter di approvazione dello “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”.

Il decreto – come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it – ha avuto, il 16 Gennaio scorso,  parere favorevole della 13° commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata appena due giorni lavorativi.

Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”.

Per questo, in vista del prossimo 11 Febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all’attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione “Comuni virtuosi”, Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, “Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali”, Associazione “Verso rifiuti zero”, Zero Waste Italy, Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato “Lasciateci respirare” di Monselice (Pd), “E noi?” di Monselice (Pd), Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all’Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole.

Non è vero che produciamo sempre più rifiuti!

Perché quella che consideriamo l’istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con la “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. I dati in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa impostazione. L’Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore.

Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?

A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all’applicazione del decreto: “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi”. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d’iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare  d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!

Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate.

Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati).

E infine: come mai ci serve più cemento?

Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un’analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l’iter d’approvazione del ddl promosso dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo.

 

Contatti e ufficio stampa:

Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130 
Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)

Campagna Legge Rifiuti Zero banner

Rifiuti nei cementifici, un attacco alla salute

Un nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 Ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. E’ un provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 Luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola.
La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.
La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori è una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario. Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo.
Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori.
I cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più.

Diversi cementifici inoltre sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione.

La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”, con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse, chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito.
Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute.
25 Gennaio 2013

Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”
Piazza Vittorio Emanuele II, 2 – Roma
leggerifiutizero@gmail.com
Tel. 340 371 9350

http://www.zerowastelazio.it/1/campagna_nazionale_a_legge_rifiuti_zeroa_a_elenco_aderenti_1133975.html

Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

“Ringraziamo” l’Assessore Nicastro per la risposta data a mezzo stampa dove sottolinea con un “come è noto” che “le conferenze di servizi sono contesti tecnici e non politici”. Eppure questa conferenza dei servizi si trova in un procedimento VIA (valutazione d’impatto ambientale)!
Troviamo difficile che l’Assessore ignori che “La valutazione d’impatto ambientale, anche con riferimento alla tutela dei siti di interesse naturalistico SIC e ZPS, non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera,…”.
Questo non lo dicono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” ma lo affermano le 4 sentenze del Consiglio di Stato e le  2 sentenze del Tar Puglia (Cons. Stato, sez. V, 22 Giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 Novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 Maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 Luglio 2005 n. 3917; TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 Maggio 2010 n. 1897 ; T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 23 Giugno 2011 n. 954).
E anche se la VIA deve esser rilasciata, per procedura stabilita, dalla Provincia di Taranto
, la Regione pensa di “lavarsi le mani” con tali affermazioni?
Eppure il dott. Nicastro è a capo dell’Assessorato alla Qualità dell’ambiente (Ecologia, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Politiche energetiche, Politiche di differenziazione, recupero e riuso dei rifiuti, Bonifiche, Foreste), possibile che non possa esprimersi pubblicamente su un raddoppio di inceneritore di rifiuti, che insieme agli altri già autorizzati, predispone il territorio jonico a “bruciare” più rifiuti di quelli prodotti dell’intera provincia? Tutto ciò avviene in un’area protetta, elemento “escludente” per il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali, ma non per l’ente Regione che quel piano lo ha redatto.  Inoltre, possibile che continui la miopia della dott.sa Barbanente a capo dell’assessorato “Qualità del territorio”  (Assetto del Territorio, Paesaggio, Aree Protette e Beni Culturali, Urbanistica, Politiche abitative, Biblioteche, Musei e Archivi). Eppure il raddoppio dell’inceneritore avverrebbe in un “Sito d’Interesse Comunitario”, in una “Zona a Protezione Speciale” e anche in un IBA (un’area considerata un habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli), confinante tra l’altro con il Parco delle Gravine? Dovrebbe essere vietato in tale luogo un nuovo inceneritore secondo il REGOLAMENTO REGIONALE 22 Dicembre 2008, n. 28 con le modifiche e integrazioni dei “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)”: ma forse questo regolamento non vale per la provincia di Taranto?
E l’avvocato Amati (assessorato alle Opere pubbliche e Protezione Civile – Lavori Pubblici, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Risorse Naturali, Tutela delle acque) non ha da dire nulla sull’aumento di prelievo di acqua dalla falda (in totale 150.000 mc/annui) in una zona soggetta a “contaminazione salina” aumentando il sovrasfruttamento della falda stessa e con il rischio di rendere l’acqua inutilizzabile per l’agricoltura (Piano di Tutela Acque)? Detto per inciso, la Regione potrà dire, nel pieno stile dello “scarica barile” che la procedura per questo nuovo inceneritore di rifiuti urbani spetta alla Provincia, ma ci duole ricordare, che quando le autorizzazioni spettano all’ente Regionale, le sorti dei tarantini non sono migliori. Infatti, ricordiamo che la Regione ha già rilasciato parere favorevole alla VIA  per un altro inceneritore di “rifiuti pericolosi e non”, “Ecodi” a pochi chilometri di distanza da quello di Massafra e dentro il “Sito di Interesse Nazionale” tristemente noto, precisamente il 12 gennaio con determina dirigenziale n. 5, dimostrando tutta la considerazione che ha del territorio jonico. Nei prossimi giorni la Provincia di Taranto si dovrà esprimere sull’AIA per l’inceneritore Ecodì.
Continueremo a Resistere a tali scempi e ad informare la popolazione.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

 Taranto 23 Maggio 2012

Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192:
Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Dopo la conferenza dei servizi del 18 Maggio 2012, assistiamo ancora una volta alla passività e all’inerzia delle istituzioni incapaci di servire la cittadinanza di un territorio come quello della Provincia di Taranto.
Infatti il Comune di Massafra e la stessa Provincia esprimono parere favorevole alla conferenza dei servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, contraria l’Arpa che, anche grazie al suo parere, mantiene ancora aperto l’iter autorizzativo.
Grande assente nel procedimento in corso è la Regione Puglia, che dimostra ancora una volta d’essere capace a “guardare da un’altra parte” quando interessi economici si scontrano con il benessere della cittadinanza jonica.
Nonostante il sito dove si costruirà questo nuovo raddoppio sia un’area SIC, ZPS, IBA e confinante con il Parco delle Gravine, l’assenza anche dell’assessore Nicastro (Qualità dell’ambiente) e il silenzio dell’Assessore Barbanente (Qualità del territorio) risultano di un imbarazzo inaudito per una coalizione che ha fatto dell’ecologia un cavallo di battaglia durante le campagne elettorali, ma che poi, nei fatti, se ne dimentica.
Nonostante la zona interessata sia stata dichiarata “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” e sia, per la grave situazione ambientale, all’interno della zona interdetta al pascolo poiché dista meno di 20 km dalla zona industriale di Taranto.
Non sono bastate a far meditare gli enti preposti le oltre 2000 firme raccolte in pochissimo tempo dal “Comitato cittadino gestione corretta dei rifiuti” di Massafra, non è bastata la contrarietà dell’Arpa in conferenza dei servizi, così come non è bastata la lettera che la “Commissione Ambiente Ordine dei Medici di Taranto” ha inviato al Comune di Massafra chiarendo l’inaccettabilità dell’introduzione di una nuova fonte inquinante su questo territorio sul piano della tutela della salute dei cittadini ed in particolare delle fasce di popolazione più fragili, così come non sono bastate le 28 pagine di osservazioni al progetto che abbiamo inviato, rispettando l’iter di quanto afferma la legislazione vigente, alla Provincia di Taranto, alle quali la società Appia Energy srl del gruppo Marcegaglia non ha dato risposta e che la Provincia di Taranto ha ignorato.
Eppure nelle osservazioni sono evidenziate tutte le motivazioni ostative a tale progetto secondo i vari piani regionali e provinciali costati ai contribuenti centinaia di migliaia di euro, dove è ben specificato, tra l’altro, che in una zona protetta non è possibile costruire tali impianti (aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti Speciali), in una zona dove la falda è soggetta a “contaminazione salina” è ostativo aumentare la quantità degli emungimenti di acqua prelevata dalla falda (Piano di Tutela delle Acque), che la zona interessata – ATO TA1- si ritiene già “chiuso” il ciclo dei rifiuti (Area Vasta Tarantina). Nelle osservazioni presentate sono anche messi
in evidenza i 4 impianti già autorizzati a bruciare rifiuti nella provincia di Taranto (tutti lungo la stessa strada che conduce da Taranto a Massafra) che risulta la provincia con il più altro numero di inceneritori in Italia predisponendosi a bruciare una quantità maggiore di rifiuti rispetto alla produzione attuale dei rifiuti urbani in provincia. Provincia che già detiene il triste primato di discariche di rifiuti speciali pericolosi e non, ben cinque, tra cui ci sono quelle più grandi d’Europa.
E non possiamo non sottolineare che partiti come il PD invece di esser contrari a questo ennesimo raddoppio, chiedono compensazioni e riduzioni di Tarsu come condizione, ignorando completamente che la riduzione dei costi della tariffa sui rifiuti avverrebbe se invece di bruciarli, si riciclassero portando anche uno sbocco lavorativo oltre che a una soluzione ambientalmente più sostenibile.
Nonostante ciò, i pareri favorevoli di Comune e Provincia e l’assenza della Regione Puglia ci portano a chiedere il perché?
Perché siete favorevoli a ridurre la nostra splendida terra a discarica e a smaltimento perpetuo?
Perché la popolazione non è considerata nelle vostre scelte politiche?
Perché ignorate quello che vi dicono i medici?
“Cui prodest?” A chi giova?
Invitiamo gli attivisti e la cittadinanza pugliese a recarsi giorno 26 Maggio 2012 ore 18:00 alla manifestazione indetta dal “Comitato Gestione Corretta dei rifiuti” a Massafra per ribadire ancora una volta, tutti insieme,
NO AL RADDOPPIO DELL’INCENERITORE.

Taranto 20 Maggio 2012.

Comunicato Stampa: I rifiuti non si bruciano, si riciclano!

La Regione, ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale all’ Impianto di stoccaggio e incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da 8.500 tonellate/annue in contrada Santa Chiara, zona che si colloca nel mezzo delle attività industriali a poche migliaia di metri dal quartiere Tamburi.

Ci preme sottolineare che esistono già altri inceneritori operativi sul territorio tarantino, e questi hanno tutti il benestare regionale; l’inceneritore di Massafra di proprietà della società Appia Energy, del gruppo Marcegaglia, alimentata da una quantità di CDR e Agrocombustibili pari a  100.000 t/anno, avviato nel 2002 e autorizzato il 18-01-2008 (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) che attualmente sta richiedendo l’AIA e la compatibilità ambientale per il raddoppio di una nuova lineaper bruciare una quantità di rifiuti speciali pari ad altri 100.000 tonnelate/anno (Bol. n. 24 del 16-02-2012 Regione Puglia); l’inceneritore di Taranto, proprietà AMIU SpA, società a intero capitaledel Comune di Taranto ma che al pari di ogni SpA persegue le finalità di dividere gli utili a fine anno, per cui il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia (Vendola) ha rilasciato l’autorizzazione definitiva all’esercizio (Decreto n.l24/CD/R del 22 maggio 2006) con capacità autorizzata a 102.000t/a (Rapporto Rifiuti 2011 Ispra) il nuovo cementificio della Cementir Holding, gruppo Caltagirone, con l’autorizzazione a bruciare CDR fino a un quantitativo di 51.500tonnellate/anno (Bol. n. 175 del 10-11-2011 Regione Puglia) Tutto ciò a fronte di una produzione totale dei Rifiuti Urbani dell’intera provincia di circa 326.000tonnellate di rifiuti annui (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra).

I conti non tornano per cui ci apprestiamo ad avere impianti con capacità di bruciare molti più “rifiuti” rispetto a quanti ne producano i cittadini della provincia. Sarà forse per questo che la raccolta differenziata è a percentuali imbarazzanti e ben al di sotto del 15% (Dati raccolta R.S.U. per ATO – Anno 2011 )? Sarà forse per questo che la produzione pro-capite di rifiuti è di 563 kg/annue a cittadino (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) e non vi è nessuna iniziativa amministrativa votata alla diminuzione a monte della produzione dei rifiuti così come ci impongono le direttive quadro Europee? Va da se che se meno rifiuti si producono, più si differenzia, si ricicla e si recupera e quindi meno rifiuti sono diretti allo smaltimento in inceneritori e discariche. Ma a Taranto l’amministrazione comunale, provinciale e regionale sembra che vogliano relegare questo territorio a smaltimento perpetuo dando precedenza all’incenerimento e al conferimento in discarica; non dimentichiamo che in questa “terra jonica” vi sono anche le 3 discariche di rifiuti speciali a Statte, Lizzano e Grottaglie e quella di rifiuti speciali pericolosi all’interno dell’Ilva. I rifiuti di chi dobbiamo ancora accogliere? In questo scenario preoccupante dove sembra che non vengono considerate la somma degli impatti totali delle fonti di emissione, ci si aspetterebbe molto dagli enti locali, a maggior ragione quando ci professa come “ecologisti” e sensibili ai “problemi ambientali”. Il Comune e la Provincia dovevano (perchè il loro parere è stato richesto più volte) e potevano dare un segnale politico forte ma non avendo effettuato nessuna osservazione, ne tantomeno opposizione a tale progetto, l’iter è andato avanti comunque: Come mai questa “svista” da parte degli Enti Locali? Semplice negligenza? Incapacità di fare delle osservazioni al progetto?, Mancato coraggio nel difendere un territorio già devastato dalla miopia politica e dagli interessi privati o cosa altro?

Per questo i cittadini del Meetup “Amici di Beppe Grillo Taranto” accolgono e rilanciano la proposta di Peacelink di “concentrarel’intelligenza e l’indignazione collettiva della cittadinanza” a fare opposizione al rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Come da anni sosteniamo, al pari dei cittadini e associazioni consapevoli di Taranto tramite incontri, promuovendo convegni e diffondendo informazioni, la Strategia Rifiuti Zero deve essere perseguita in ogni settore che coinvolga la produzione di rifiuti. E’ il momento di dire basta “al destino di pattumiera” a cui ci hanno relegato le amministrazioni dell’ultimo ventennio. Il “presente” deve lavorare per pianificare il riciclo totale!!!

Taranto 24 febbraio 2012

“Meet Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto”

amicidibeppegrillotaranto@gmail.com

Ecco come si smaltiscono i rifiuti nella Terra dei Fuochi

Scarti di lavorazione del pellame, del tessile e copertoni di auto gettati in strada e pronti per essere dati alle fiamme. Il sistema più comodo ed economico per sversare rifiuti speciali, praticato nell’area a Nord di Napoli, tristemente ribattezzata la «Terra dei fuochi». (Guarda il video)
Un toccasana per le piccole fabbriche che operano nell’illegalità, un danno incalcolabile per l’ambiente e per la salute dei cittadini. «È da almeno un anno che va avanti questo stillicidio», dice Angelo Ferrillo, presidente della omonima associazione, che da 12 mesi raccoglie sul suo sito (www.laterradeifuochi.it) le segnalazioni dei residenti del triangolo Giugliano, Qualiano, Villaricca e dei quartieri cittadini di Scampia, Secondigliano e Piscinola. Quattrocento fino ad oggi i roghi censiti.
L’ultima video-denuncia recapitata all’associazione, prontamente presentata alla caserma dei carabinieri di Marianella, risale all’11 agosto. I fotogrammi non lasciano dubbi. Sono le 9 del mattino. Non lontano da viale della Resistenza, a Scampia, un uomo è alla guida della sua Fiat Uno verde metallizzata. Accosta all’altezza di via Cupa Perillo e inizia a sversare sacchi di immondizia e gomme d’auto.
Un’azione lampo, neanche due minuti, e per strada restano scarti di lavorazione del pellame e del tessile e i copertoni. Quando la strada sarà piena di rifiuti, basterà un po’ di benzina e un fiammifero per liberare l’area e fare posto ad altri rifiuti, in barba alla recente ordinanza del sindaco Iervolino che proibisce, tra l’altro, il rogo degli pneumatici sul territorio cittadino. «La comunità rom – prosegue Ferilli – si presta a svolgere queste mansioni.
Non è razzismo, ci tengo a sottolinearlo, ma bisogna intervenire. I rom sono l’anello debole della catena che parte dalle fabbriche e i primi a respirare questi veleni». Le strade più interessate dal fenomeno sono l’Asse Mediano, la strada provinciale 1, le statali 265, 268 e la 7 bis.
«I fuochi – prosegue Ferrillo – bruciano vicino al campo rom di Scampia e alle scuole, ma il fenomeno è molto più esteso. I Comuni più colpiti sono Giugliano, Qualiano e Villaricca: i fuochi bruciano vicino ai frutteti, in prossimità degli allevamenti e delle abitazioni. Si è fatto un gran parlare dell’inceneritore di Acerra e questo scandalo giornaliero dell’area a confine tra Napoli e Caserta sembra non interessare nessuno».
L’associazione ha anche presentato due esposti in Procura. Sulla vicenda interviene il consigliere Raffaele Ambrosino, che a luglio ha sollevato la questione in consiglio, in occasione della discussione sul bilancio. «Siamo di fronte ad una emergenza ambientale di grande proporzione colpevolmente sottovalutata da chi ha la responsabilità della salute dei cittadini, a partire dallo stesso sindaco cui la legge, la 267 del 2000, affida responsabilità specifiche su questi temi.
L’ordinanza emanata su mia proposta -spiega il consigliere del Pdl – è solo un piccolissimo passo avanti, ma non basta per risolvere questa tragedia. Si istituisca subito un coordinamento tra le istituzioni e le forze dell’ordine e si dia luogo ad una task force per aggredire e risolvere questo scandalo». Nel corso di quella riunione a via Verdi, il sindaco ha accettato anche l’invito del consigliere a svolgere un sopralluogo nell’area interessata. L’appuntamento è fissato per i primi di settembre. (Il Mattino)

http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2009/08/19/ecco-come-si-smaltiscono-i-rifiuti/

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