Le associazioni unite per dire No alla peggiore forma di smaltimento dei “rifiuti”

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

L’inceneritore dell’AMIU è stato riaperto alcuni giorni fa e da allora riversa sulla città il suo contributo di veleni (diossine, nanoparticelle, ceneri, ossido di carbonio, ecc.).

Il giorno dell’inaugurazione, il sindaco e quelli come lui che si sono sempre dichiarati contrari agli inceneritori e favorevoli alla raccolta differenziata hanno messo musica e stappato spumanti, protetti da un cospicuo numero di forze dell’ordine in assetto antisommossa. Avevano forse paura dei loro stessi concittadini?

Un giorno dopo l’inaugurazione l’inceneritore è stato spento perché i valori delle emissioni (CO, NOx, SO2, polveri totali, TOC, HCl e HF , ecc) erano fuori norma.

Dopo una serie di verifiche e controlli l’impianto è stato riaperto perché, secondo gli esperti, “non era l’inceneritore ad inquinare, ma le centraline di rilevamento a non funzionare bene”!

Dopo questa decisione, la città si trova sotto un’altra ciminiera attiva che, al pari di tutta la grande industria tarantina, brucia ed emette inquinanti senza alcun controllo. Sarebbe questo l’esempio che il Comune dovrebbe dare all’Ilva, all’ENI, alla Cementir ed a tutti coloro cui i tarantini chiedono di far rispettare la legge?

Tutti i cittadini e le associazioni che hanno a cuore la salute pubblica si sono sempre opposti, senza essere ascoltati, alla riapertura di questo ennesimo impianto di produzione di diossina e rifiuti speciali. Ed oggi accusano con profonda delusione la giunta comunale e l’AMIU di contribuire a devastare la qualità della vita degli abitanti, già gravemente compromessa. Inoltre, la stessa raccolta differenziata, più volte proclamata invano, ora serve quasi esclusivamente a raccogliere materiale secco da bruciare, polverizzare ed inalare nei nostri polmoni.

Gli inceneritori hanno anche un costo economico altissimo: un contributo importante e imparziale per la valutazione dei costi di gestione di un inceneritore di rifiuti lo fornisce la Regione Emilia Romagna, nel Bollettino Ufficiale N.8 del 28-01-2010 (al sito http://bur.regione. emilia-romagna. it/area-bolletti ni/bollettino- ufficiale- 28-gennaio- 2010-1/at_ download/ pdf_firmato) , in cui si calcola che un inceneritore medio da 200.000 tonnellate anno costa 34 milioni l’anno per tenerlo operativo (soldi che vengono in gran parte da tasse e contributi statali).

Ai più volte citati studi nazionali della dott.ssa Gentilini, e del dott. Montanari, si aggiungono ogni giorno ulteriori prove della tossicità di questi impianti, come si vede dallo studio dell’Istituto Britannico di Ricerca sulla Salute che ha correlato la mortalità infantile alla direzione del vento che passa sugli inceneritori (si vedano le immagini allegate ed il link http://www.ukhr. org/incineration /index.htm) . E’ incredibile come un sindaco pediatra possa mettere a rischio la vita di 8-9 bambini su mille nella sua città!

Il gruppo di associazioni sottoscritte rinnova, dunque, tutta la sua contrarietà verso questo impianto ed esige dal sindaco e dall’AMIU che:
* in attesa della chiusura definitiva, siano immediatamente riattivati tutti i monitoraggi obbligatori per legge;
* che i dati siano comunicati all’autorità competente e resi disponibili al pubblico.
Secondo il decreto legislativo n.133/2005, in caso di sforamento, l’impianto deve fermarsi in maniera automatica e non può essere riattivato senza monitoraggio. Può bruciare solo metano puro.

Per l’ennesima volta, infine, le associazioni e i cittadini sottoscritti condannano l’atteggiamento delle istituzioni pubbliche che, in barba alle leggi sulla trasparenza ed alle dichiarazioni di intenti, escludono i cittadini dalla partecipazione fattiva alle decisioni rilevanti per la collettività, ignorano la comunicazione istituzionale e osteggiano le osservazioni del pubblico previste dalla legge.

Comitato per Taranto, Taranto libera, Fondo antidiossina Taranto, Meet Up “i Grilli delle 100 masserie”, Amici di Beppe Grillo Taranto, Comitato di quartiere di Paolo VI.

La regione Veneto dice no,con voto trasversale ,alla costruzione di due inceneritori

Dal Blog di Beppe Grillo:

Qualunque cittadino informato vorrebbe l’immediata chiusura degli inceneritori. Per almeno due ragioni: provocano tumori e sono antieconomici, finanziati dalla bolletta Enel con il Cip6. Paghiamo persino per morire. La Regione Veneto ha bloccato in modo definitivo la costruzione di due inceneritori. Ora bisogna smantellare gli altri!

TREVISO INCENERITORI

Niente VIA prima di attivare un inceneritore? CONDANNATI!

Notizia del 2007 ma sempre attuale, purtroppo….

La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per l’inceneritore di Brescia, gestito dall’Asm. La causa e’ il mancato eseguimento della valutazione d’impatto ambientale prima dell’attivazione nel dicembre 2003 della ‘terza linea’, realizzata in via retroattiva solo nel 2004 dopo l’intervento della Commissione europea. Condanna anche per la mancata pubblicazione della comunicazione di inizio attivita’ della stessa ‘terza linea’. I giudici hanno ribadito che i cittadini devono essere sempre informati in merito alle domande di nuove autorizzazioni per gli inceneritori “al fine di consentire al pubblico di esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell’autorita’ competente”.
Spesso è possibile constatare l’ammirazione che la gente (e non di rado professori e studenti di ingegneria) ha per il Termovalorizzatore di Brescia, che è diventato il simbolo della città del futuro, attenta all’ambiente, geniale nel fare del rifiuto una fonte di energia e capace di creare un capolavoro di tecnologia industriale.
Rimanendo ammaliati dal camino con effetto cromatico dimenticano che l’impatto sul paesaggio non ha niente a che vedere con l’impatto sull’ambiente.

Il termovalorizzatore di Brescia, uno dei termovalorizzatori più grandi d’Europa (ca. 750 000 tonnellate l’anno: il triplo di quello di Vienna) che soddisfa da solo circa un terzo del fabbisogno di calore dell’intera città (1100 GWh/anno) è stato definito il migliore al mondo. Forse non tutti sanno che a definirlo tale è il suo costruttore. Nonostante sia stato oggetto di diverse procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea, nell’ottobre 2006 è stato proclamato «migliore impianto del mondo» dal Waste to Energy Research and Technology Council, un organismo indipendente formato da tecnici e scienziati di tutto il mondo e promosso dalla Columbia University di New York; ha suscitato però qualche perplessità il fatto che questo organismo annoveri tra gli “enti finanziatori e sostenitori” la Martin GmbH, che è tra i costruttori dell’inceneritore premiato.

IL termovalorizzatore di Brescia ha dei moderni filtri a manica, quelli che ripuliscono i fumi prima dell’immissione al camino. Forse non tutti sanno che i pori del filtro hanno un diametro di 6 micron, pertanto tutte le nanoparticelle di diametro inferiore ai 6 micron non vengono filtrate, e vanno in atmosfera prima e nei nostri polmoni poi.

La temperatura massima raggiunta è di 1150 gradi. Forse non tutti sanno che la griglia è inclinata, i rifiuti rotolano lungo la griglia a temperature inferiori, e si produce una quantità non nulla di tetraclorodibenzo-p-diossina (nel gergo comune: diossina). La quantità riferita di TCCD è di 0,1 nanogrammi/m3. Sembra poco. Forse non tutti sanno che i limiti imposti dalla UE sulle emissioni sono di 0,1 nanogrammi/m3. La molecola di diossina si rompe poco sopra gli 850 gradi. Dunque, negli inceneritori è vietato (per legge) che i fumi scendano sotto gli 850° C, che è poi il motivo per cui gli inceneritori non possono accettare materiale dal potere calorifico troppo basso oppure devono integrare la combustione con metano (sigh!). L’obiettivo di minimizzare le emissioni di diossina contrasta con il recupero dell’energia, in quanto una elevata temperatura di combustione e un veloce raffreddamento dei fumi (condizioni ideali per ridurre la formazione di diossina) sono incompatibili con una massima efficienza nel recupero dell’energia termica. Qualsiasi studente di ingegneria del 1° anno che ha sostenuto l’esame di Fisica tecnica o termodinamica potrebbe rendersi conto che dal punto di vista dell’efficienza energetica gli inceneritori sono dei giocattoli e non dei termovalorizzatori (finalmente è in preparazione da noi studenti di ingegneria ambientale un “pò di conti” che facciano chiarezza su cosa succede davvero in un inceneritore).

Gli inceneritori sono a norma di legge. Forse non tutti sanno che è la legge che non è a norma dell’ambiente. Infatti, i limiti di concentrazione degli inquinanti imposti dalla normativa sono riferiti al metro cubo di fumi e non all’emissione totale. Pertanto, bruciando più rifiuti si ottengono più fumi e quindi più emissioni inquinanti, ma percentualmente si rimane sempre nei parametri di legge. Le norme non garantiscono necessariamente un valore di concentrazione degli inquinanti “sicuro” in base a studi medici ed epidemiologici sull’effetto degli inquinanti, ma si riferiscono ai valori che è possibile ottenere tecnicamente con gli impianti migliori (che in termodinamica si chiama efficienza, ma che nulla ha che vedere con la salute). Per capirci: in inceneritori come quello di Brescia la concentrazione di diossina nei fumi può essere abbastanza bassa da risultare non rilevabile dagli strumenti adottati (a Brescia la soglia di misurabilità è di 0,04 ng/m3 di fumi, ovvero circa 240 ng/t di rifiuti). Quindi, se la concentrazione fosse di poco inferiore a tale soglia (e dunque non rilevata dagli strumenti), data un’emissione di 5 000 000 m3 di fumi al giorno(ogni tonnellata di rifiuto produce 6000mc di fumi(ultrasigh!)), la produzione di diossina sarebbe di 200 000 ng/giorno, cioè la massima dose giornaliera tollerabile (0,15 nanogrammi) per oltre 1,3 milioni di persone, ma non verrebbe rilevata.

L’inceneritore di Brescia è a norma di legge. Forse non tutti sanno che non è vero: in esso sono state rilevate alcune infrazioni per il mancato rispetto di normative e per il superamento del tonnellaggio di rifiuti inceneriti originariamente ammesso. È comunque difficile che l’accertamento di un’infrazione sfoci in provvedimenti molto severi come il sequestro dell’impianto, perché in tal caso si potrebbe creare un’emergenza rifiuti come quella della Campania (ritenuta la vergogna italiana perchè la popolazione non vuole inceneritori: beata ignoranza). Nel marzo del 2007, tuttavia, l’inceneritore di Trieste è stato posto sotto sequestro per il superamento dei limiti di legge riguardanti le emissioni di diossina, superiori anche di 10 volte il limite.

Produrre energia dai rifiuti è davvero la tecnologia del futuro. Forse non tutti sanno che in Italia la produzione di energia elettrica tramite incenerimento dei rifiuti è indirettamente sovvenzionata dallo Stato per sopperire alla sua antieconomicità: infatti questa modalità di produzione era considerata (in violazione delle norme europee), come “da fonte rinnovabile” (un attimo prima della presentazione della legge del ’92 fu aggiunta a “da fonte rinnovabile” la parola “e assimilate” che ha invece convogliato il 7% della bolletta degli italiani agli inceneritori, cioè circa 35 miliardi di euro, con i quali l’Italia sarebbe oggi la prima nazione al mondo per energia rinnovabile) alla stregua di idroelettrico, solare, eolico e geotermico.
Le modalità di finanziamento sono due, correlate ma diverse:
pagamento maggiorato dell’elettricità prodotta per 8 anni (incentivi cosiddetti CIP 6);
riconoscimento di “certificati verdi” che il gestore dell’impianto può rivendere (per 12 anni).

Per quanto riguarda gli incentivi CIP 6 (circolare 6 del Comitato Interministeriale Prezzi), chi gestisce l’inceneritore – per otto anni dalla sua costruzione – può vendere al GRTN (la società cui è affidato il compito di assicurare la fornitura di energia elettrica italiana) la propria produzione elettrica a un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio o carbone. A oggi l’incenetivazione CIP 6 è di circa 54 €/MWh. I costi di tali incentivi ricadono sulle bollette degli utenti, che comprendono una tassa per il sostegno delle fonti rinnovabili. Ad esempio nel 2004 il Grtn ha ritirato 56,7 TWh complessivi di elettricità da fonti “rinnovabili”, di cui il 76,5% proveniente da termovalorizzatori e altri fonti assimilate (fra cui il gas dai residui di raffineria), spendendo per questi circa 2,4 miliardi di euro. A titolo di confronto, nel 2006 a seguito dell’introduzione degli incentivi in conto energia per il fotovoltaico sono stati stanziati solamente 4,5 milioni di euro per 300 MW di potenza.
Per quanto riguarda i certificati verdi si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas, carbone ecc.) perché “da fonti rinnovabili”, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.

Fonte: http://etica.myblog.it/archive/2007/07/09/inceneritori-forse-non-tutti-sanno-che1.html

La folle corsa all’incenerimento…..


La notizia è del 25 novembre, divulgata dall’associazione dei medici per l’ambiente: è stato dimostrato che sono stati modificati dei testi scientifici, cioè tradotti volontariamente sbagliati, per avallare la tesi secondo cui gli inceneritori sarebbero innocui rispetto ai rischi sanitari.
Dal sito terranauta.it:

L’articolo è comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale – Parte II “L’Impatto Sanitario” N. 45 pag. 54-55, 2007, e successivamente è stato ripreso in un documento ufficiale della “Regione Sicilia – Agenzia Regionale per i Rifiuti e per le Acque” sul “Recupero di energia dai rifiuti – Parte II”. L’autore cita il lavoro di Elliot P. et al (Elliot P., Shaddick G, Kleinschmidt I. Cancer incidence near municipal solid waste incinerators in Great Britain, British Journal of Cancer 1996, 73,702-710), nel seguente modo: “La conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori…”.

Nel lavoro originale Elliot ha scritto: “Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km… Over the two stages of the study was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer”, quindi esattamente il contrario di quanto riportato dall’autore.

Il livello di attenzione sulla questione degli inceneritori va tenuta non alta: altissima! Oltre alla questione sanitaria, va affrontata quella economica: è importante, ma non sufficiente, diffondere la cultura della raccolta differenziata porta a porta e le informazioni relativi ai pericoli.
Il rifiuto è uno sbaglio nella progettazione di un oggetto. E’ folle distribuire prodotti con tre o quattro imballi. E’ folle riempire le discariche di pannolini per bimbi quando gli enti locali possono finanziare quelli riutilizzabili.

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