Comunicato Stampa: Rettificato il “Refuso”, i Comuni risparmieranno sull’ecotassa

Con la Determinazione del Dirigente “Ufficio gestione rifiuti” del 1 marzo 2013, n. 31, “Tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti” la Regione Puglia rettifica la Determinazione Dirigenziale n. 177 del 28 dicembre 2012.

La rettifica consiste nel riformulare “l’ecotassa” per i comuni dell’ex ATO 3 di Taranto (tutti i comuni salentini della provincia tarantina).
In un primo momento era stata fissata a 15 euro a tonnellata smaltita in discarica, ma dopo una nostra segnalazione effettuata tramite posta certificata di un nostro attivista il 06/02/2012, in cui indicavamo un “refuso”, i dirigenti regionali hanno riconosciuto l’errore e hanno provveduto alla rettifica facendo scendere l’ecotassa a 7,5 euro per ogni tonnellata smaltita in discarica.

Questo riconoscimento farà risparmiare rispetto la quota fissata nel primo momento, circa 500 mila euro alle famiglie dei comuni interessati, poiché l’ecotassa viene scaricata direttamente sulla tarsu.

Purtroppo c’è da rimarcare che la quota sarebbe potuta scendere di molto se solo i comuni interessati avessero svolto dei servizi di gestione rifiuti corretti come, invece, ha svolto il comune di Monteparano che di fatto pagherà solo 1,87 euro per tonnellata smaltita in discarica viste le alte percentuali di raccolta differenziata.

Ci preme ricordare che, tra l’altro, il Comune di Monteparano è l’unico comune in provincia che risulta “a norma di legge”, rispettando l’art. 205 del D.Lgs 156/2006 in quanto la raccolta differenziata al 31/12/2012 superava il 65% dimostrando che solo la volontà politica riesce a far ottenere una buona raccolta differenziata.

Siamo soddisfatti di aver contribuito a segnalare e, quindi, a far abbassare la spesa per le famiglie rispetto l’ecotassa, ma siamo profondamente delusi dal servizio di raccolta differenziata dei Comuni della provincia di Taranto e dalla situazione impiantistica che vede l’esistenza di inceneritori, discariche e Trattamenti Meccanici Biologici finalizzati alla produzione di CDR.

Questo modello di gestione dei rifiuti non è corretto, per cui risultano ancora in difficoltà le attività che si basano sul riciclo e sul recupero della materia e, in termini ambientali, paghiamo un tasso di inquinamento troppo elevato che si va ad aggiungere al già spropositato inquinamento industriale.
Gli Amici di Beppe Grillo Taranto Meet Up 192 da sempre favorevoli ad una strategia della riduzione della produzione dei rifiuti, del riuso e del riciclo dei materiali, e contro l’incenerimento e lo smaltimento in discarica dei rifiuti, aderiscono insieme alla “Rete dei Comitati per i Beni Comuni in Puglia” alla campagna nazionale per la Legge d’iniziativa popolare “Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile”.
Invitano tutti i cittadini alla sottoscrizione della legge nazionale di iniziativa popolare presso i numerosi banchetti locali. Info su http://www.leggerifiutizero.it e http://www.benicomuni.org/

Taranto, 26 aprile 2013

Comunicato Stampa: Ecotassa, i dirigenti della regione Puglia riconoscono il “refuso”, ma non arrivano tutte le risposte

Comunicato Stampa

Ecotassa, i dirigenti della regione Puglia riconoscono il “refuso”, ma non arrivano tutte le risposte. Rispondano gli assessori responsabili sui rifiuti.

 

A poco più di un mese dalla nostra segnalazione e richiesta tramite posta certificata, in merito alla determinazione “dell’Ecotassa” per l’ex ATO TA 3, i dirigenti della regione Puglia del Servizio Rifiuti e Bonifica – ufficio Gestione Rifiuti, riconoscono che nella determinazione del 28 dicembre 2012, n. 177 c’è un “refuso”, rispondendo affermativamente alla segnalazione degli Amici di Beppe Grillo Taranto.

Tuttavia, non abbiamo ricevuto tutte le risposte alle domande poste e quindi ancora non sappiamo se il ciclo dei rifiuti si “chiude” nell’ex ATO TA 3 (la provincia orientale di Taranto).

Con la prima domanda si chiedeva:

<<se nella determina sia presente un “refuso” per cui si chiede di specificare se la chiusura del Ciclo dei rifiuti “avviene” oppure “NON avviene” nell’ATO TA3.>>

 

I dirigenti ci hanno risposto che:

<<In riscontro alla vostra nota, rappresentiamo che stiamo provvedendo alla rettifica del refuso riscontrato nella Determina relativa all’ecotassa 2013.>>

 

Con la seconda domanda invece chiedevamo:

<<Nel caso in cui “NON avviene” la chiusura del ciclo dei rifiuti nell’ATO TA3 e considerata la determina del 28 dicembre 2012, n. 177 a confronto con la determina del 27 dicembre 2011, n.186 cosa sia cambiato negli anni relativi alle determine in questione e il perchè il Ciclo dei Rifiuti nell’anno 2011 nell’ATO TA3 viene considerato chiuso e nell’anno successivo viene invece considerato “non chiuso”.>>

Quindi ancora non sappiamo se il ciclo dei rifiuti “si chiude” (come avveniva negli anni precedenti) oppure rimane aperto e cioè tutti i rifiuti prodotti non vengono smaltiti nello stesso ATO.

La differenza, ricordiamo, non è da poco, soprattutto sulle tasche dei cittadini.

Avevamo quantificato un risparmio sulla tariffa dei rifiuti 2013 (in caso di chiusura del ciclo dei rifiuti) di oltre 500 mila euro. Per l’esattezza se i rifiuti smaltiti dai comuni fossero in ugual misura al 2010, ci sarebbe un risparmio di 590 mila euro per tutti i cittadini dell’ex ATO TA 3 sulla tariffa dei rifiuti.

A questo punto chiediamo, tramite apposita richiesta inviata anche via pec agli assessori all’ambiente della Regione Puglia Nicastro e della Provincia di Taranto Mancarelli di chiarire in maniera esplicita:

Se il ciclo dei rifiuti “si chiude” nell’ex ATO TA3 e nel caso non si chiudesse, cosa sia cambiato rispetto gli anni precedenti e quindi a quanto dovrebbe ammontare il tributo dell’Ecotassa per i comuni dell’ ATO TA3 (in fase di liquidazione).

Taranto 12/03/2013

 

Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo Taranto

e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com

blog: http://beppegrillotaranto.wordpress.com/

MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/

Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn 

Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/groups/38176539354/?fref=ts

Ecotassa: Il refuso c’era, proprio come avevamo denunciato noi!

Avevamo ragione… il “refuso” c’è!!! I dirigenti della Regione Puglia hanno riconosciuto il refuso, non hanno risposto a tutte le nostre domande, ma hanno riscontrato il refuso!!! Aspetteremo la rettifica e come si evolverà la vicenda… operazione “fiato sul collo” e screening di tutte le delibere continua…

A cosa ci riferiamo? Clicca il link http://beppegrillotaranto.wordpress.com/2013/02/09/comunicato-stampa-ecotassa-quando-un-refuso-puo-costare-500mila-euro/

Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192:
Raddoppio Inceneritore Massafra, quando le istituzioni NON pensano al benessere dei cittadini e del territorio.

Dopo la conferenza dei servizi del 18 Maggio 2012, assistiamo ancora una volta alla passività e all’inerzia delle istituzioni incapaci di servire la cittadinanza di un territorio come quello della Provincia di Taranto.
Infatti il Comune di Massafra e la stessa Provincia esprimono parere favorevole alla conferenza dei servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale, contraria l’Arpa che, anche grazie al suo parere, mantiene ancora aperto l’iter autorizzativo.
Grande assente nel procedimento in corso è la Regione Puglia, che dimostra ancora una volta d’essere capace a “guardare da un’altra parte” quando interessi economici si scontrano con il benessere della cittadinanza jonica.
Nonostante il sito dove si costruirà questo nuovo raddoppio sia un’area SIC, ZPS, IBA e confinante con il Parco delle Gravine, l’assenza anche dell’assessore Nicastro (Qualità dell’ambiente) e il silenzio dell’Assessore Barbanente (Qualità del territorio) risultano di un imbarazzo inaudito per una coalizione che ha fatto dell’ecologia un cavallo di battaglia durante le campagne elettorali, ma che poi, nei fatti, se ne dimentica.
Nonostante la zona interessata sia stata dichiarata “Area ad elevato rischio di crisi ambientale” e sia, per la grave situazione ambientale, all’interno della zona interdetta al pascolo poiché dista meno di 20 km dalla zona industriale di Taranto.
Non sono bastate a far meditare gli enti preposti le oltre 2000 firme raccolte in pochissimo tempo dal “Comitato cittadino gestione corretta dei rifiuti” di Massafra, non è bastata la contrarietà dell’Arpa in conferenza dei servizi, così come non è bastata la lettera che la “Commissione Ambiente Ordine dei Medici di Taranto” ha inviato al Comune di Massafra chiarendo l’inaccettabilità dell’introduzione di una nuova fonte inquinante su questo territorio sul piano della tutela della salute dei cittadini ed in particolare delle fasce di popolazione più fragili, così come non sono bastate le 28 pagine di osservazioni al progetto che abbiamo inviato, rispettando l’iter di quanto afferma la legislazione vigente, alla Provincia di Taranto, alle quali la società Appia Energy srl del gruppo Marcegaglia non ha dato risposta e che la Provincia di Taranto ha ignorato.
Eppure nelle osservazioni sono evidenziate tutte le motivazioni ostative a tale progetto secondo i vari piani regionali e provinciali costati ai contribuenti centinaia di migliaia di euro, dove è ben specificato, tra l’altro, che in una zona protetta non è possibile costruire tali impianti (aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti Speciali), in una zona dove la falda è soggetta a “contaminazione salina” è ostativo aumentare la quantità degli emungimenti di acqua prelevata dalla falda (Piano di Tutela delle Acque), che la zona interessata – ATO TA1- si ritiene già “chiuso” il ciclo dei rifiuti (Area Vasta Tarantina). Nelle osservazioni presentate sono anche messi
in evidenza i 4 impianti già autorizzati a bruciare rifiuti nella provincia di Taranto (tutti lungo la stessa strada che conduce da Taranto a Massafra) che risulta la provincia con il più altro numero di inceneritori in Italia predisponendosi a bruciare una quantità maggiore di rifiuti rispetto alla produzione attuale dei rifiuti urbani in provincia. Provincia che già detiene il triste primato di discariche di rifiuti speciali pericolosi e non, ben cinque, tra cui ci sono quelle più grandi d’Europa.
E non possiamo non sottolineare che partiti come il PD invece di esser contrari a questo ennesimo raddoppio, chiedono compensazioni e riduzioni di Tarsu come condizione, ignorando completamente che la riduzione dei costi della tariffa sui rifiuti avverrebbe se invece di bruciarli, si riciclassero portando anche uno sbocco lavorativo oltre che a una soluzione ambientalmente più sostenibile.
Nonostante ciò, i pareri favorevoli di Comune e Provincia e l’assenza della Regione Puglia ci portano a chiedere il perché?
Perché siete favorevoli a ridurre la nostra splendida terra a discarica e a smaltimento perpetuo?
Perché la popolazione non è considerata nelle vostre scelte politiche?
Perché ignorate quello che vi dicono i medici?
“Cui prodest?” A chi giova?
Invitiamo gli attivisti e la cittadinanza pugliese a recarsi giorno 26 Maggio 2012 ore 18:00 alla manifestazione indetta dal “Comitato Gestione Corretta dei rifiuti” a Massafra per ribadire ancora una volta, tutti insieme,
NO AL RADDOPPIO DELL’INCENERITORE.

Taranto 20 Maggio 2012.

Sollecito all’Uff. di Presid. della Regione Puglia per l’esame di ammissibilità dell’I.L.P. regionale “Zero Privilegi Puglia”

Spettabile Ufficio di Presidenza della Regione Puglia,
il 7 novembre u.s., come a Voi noto, è stata depositato in Regione un testo di iniziativa di legge popolare che propone una nuova disciplina degli emolumenti dei Consiglieri Regionali, stabilendo l’abolizione del vitalizio e della liquidazione di fine mandato dei Consiglieri, il dimezzamento dell’indennità e riforme in tema di rimborso per le spese collegate all’espletamento del mandato consiliare.
I sottoscrittori e migliaia di altri cittadini pugliesi che sono al corrente dell’iniziativa (denominata dai promotori sulla Rete come “Zero Privilegi Puglia”) sono in paziente attesa della necessaria pronuncia di ammissibilità della predetta ILP da parte di codesto Ufficio di Presidenza (http://www.consiglio.puglia.it/organi/uffpres.asp).
Sappiamo che doveva essere messa all’ordine del giorno in data 28 Novembre 2011, ma ci risulta che l’esame sia stato postposto ad altra data.
Con la sottoscrizione e l’invio della presente, come cittadino pugliese, chiedo e sollecito il pronto esame dell’Iniziativa di Legge in parola, affinchè possa partire al più presto la raccolta delle firme necessarie per la presentazione del testo di legge innanzi al competente Organo regionale, come da Statuto.
Confidando che vorrete dare riscontro al presente sollecito e non abusare della citata pazienza, auguro buon lavoro.
FirmatoDa inviare a:
Pres. Onofrio Introna: presidente@consiglio.puglia.it
Vice Presid. Antonio Maniglio: maniglio.antonio@consiglio.puglia.it
Vice Presid. Nicola Marmo: marmo.nicola@consiglio.puglia.it
Cons. Segr. Giuseppe Longo: longo.giuseppe@consiglio.puglia.it
Cons. Segr. Andrea Caroppo:caroppo.andrea@consiglio.puglia.it

Bando di gara dell’Eni. Ma la Regione dov’è?

TARANTO – Un bando di gara per la realizzazione di una centrale elettrica.E’ l’iniziativa intrapresa dall’Eni di Taranto che ha stilato un concorso per scegliere una impresa disposta ad avviare i lavori per la creazione di una nuova centrale.Il bando, sconosciuto ai più, scade il 10 luglio.


L’intenzione dell’Eni di procedere alla realizzazione di una centrale elettrica ha lasciato dietro di sè perplessità e malumori che saranno difficilmente digeriti dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Secondo quanto appurato, nessuno sapeva nulla circa l’indizione del bando di gara. Chiaramente il pensiero corre subito alle Istituzioni ed in particolar modo all’attuale Giunta regionale che durante la campagna elettorale per il rinnovo della Presidenza ed il Consiglio aveva alzato barricate circa la volontà della Raffineria tarantina di voler dare seguito ai propri intenti. Proprio in merito alla realizzazione della centrale elettrica dell’Eni sarebbe utile capire quale azione abbia preso oppure (nel caso in cui, come supponiamo, la Regione fosse totalmente all’oscuro di tale bando di gara) intenda intraprendere l’Ente per evitare l’imple-mentazione di una nuova centrale sul territorio ionico. Sarebbe meritevole, da parte della Regione, fare piena luce su quanto sta accadendo, non foss’altro perché molti tarantini non hanno scordato che le tematiche ambientali tre mesi fa furono l’autentico cavallo di battaglia di chi oggi occupa uno scranno a Bari.

Fonte: http://www.tarantosera.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2542:bando-di-gara-delleni-ma-la-regione-dove&catid=36:giorno-e-notte&Itemid=1028

Siamo veramente, ma veramente, in ottime mani…L’Eni fa un bando per una nuova centrale e la Regione non ne sà niente?!? Eccellente…Fate come se noi tarantini non ci fossimo eh, con comodo…Tanto ci sono le nostre istituzioni a NON vigilare!

La Regione Puglia contro i cittadini in merito alla discarica di Corigliano…

Mi astengo dal commentare….

Pelillo fa una domanda? I cittadini rispondono!

La fortuna del principiante…Ero in giro con amici con la macchina fotografica e cosa scopro? Che nella notte i manifesti di cui Pelillo, consigliere regionale, aveva tappezzato la città, sono stati modificati da alcuni cittadini che hanno risposto alla domanda che gli era stata posta.Non poteva che partire la caccia al manifesto.
Quando si fà una domanda è giusto anche ricevere la risposta…
Vediamo se il politici capiscono che è finito il tempo di fare manifesti elettorali in cui loro se la cantano e se la suonano….
Ecco come l’Ilva sta lavorando per rispettare la Legge Anti-Diossina entro il 2010…

Ecco alcune foto di alcuni manifesti. Tra l’altro i manifesti hanno avuto una resa pessima e con la pioggia la faccia del consigliere è diventata butterata…Destino…


Prima foto piuttosto ironica…Non ricordo la zona, sorry!


Corso Umberto(Angolo Via R.Margherita)


Via Leonida(Zona Mercato Fadini)

Vicinanze Ex Caserma Vigili del Fuoco(via Laclos)

Viale Virgilio(Zona Lunapark)


Via Medaglie D’Oro Angolo Via Campania

Anche i 6×3!

Parco Pino Presente(vicinanze Giardini Virgilio)

Corso Italia angolo Viale Magna Grecia
Via Ancona (vicinanze Santa Rita)

La regione Puglia non ha ancora un candidato di Centro-Sinistra…

La visione molto interessante del giornalista Carlo Vulpio dei giochi di potere  in ballo per la candidatura alla regione per la coalizione di centro-sinistra….Molto interessante la parte in grassetto che parla del San Raffaele del Mediterraneo e che condivido al 100%.

Il “laboratorio politico” del centrosinistra che la Puglia, a torto, si vanta di essere, ha già consegnato il governo della Regione al centrodestra. Le elezioni di marzo serviranno soltanto a stabilire le cifre della sconfitta: 35 per cento a 65,oppure 40 a 60, o tutt’al più un 45 a 55.

Non che il centrodestra non sia favorito a prescindere, visto il disastroso risultato complessivo della giunta regionale uscente e, soprattutto, lo scandalo della Sanità (soffocato il più possibile, finora anche in sede giudiziaria, nonostante nei modi e nelle proporzioni si presenti come il più pesante d’Italia), ma insomma, con un po’ di buona volontà e facendo pulizia al suo interno forse il centrosinistra avrebbe potuto emendare se stesso e ripartire con il piede giusto.

Invece no. E tutto questo soprattutto per “merito” di un uomo solo al comando, quel Vendola Nicola da Terlizzi che sta dimostrando di essere ciò che è sempre stato: un lupo travestito da agnello, un membro di apparato sotto le mentite spoglie di politico naif, un commerciante levantino di parole finte e un politicante dalla doppia morale, un pifferaio che porta i topi a morire ma li accarezza prima di farli annegare.

Vendola non è il solo a essersi dimostrato attaccato al potere, è vero. Ma Vendola è peggiore degli altri perché giura e spergiura di non essersi fatto “stravolgere, né mangiare il cuore dal potere”. Lui, il più pagato presidente di giunta regionale d’Italia, con i suoi 25 mila euro al mese. Lui, “l’ambientalista” che vende come una conquista la legge-truffa sui limiti di emissione della diossina a Taranto (come ho dimostrato nel mio libro “La città delle nuvole”), dove si produce il 93 per cento della diossina italiana e dove ogni due settimane un bambino si ammala di leucemia. Lui, che ha firmato sei contratti ventennali per altrettante discariche con la Cogeam, in cui spiccano il gruppo Marcegaglia e la Tradeco, società, quest’ultima, leader nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti al Sud, ma anche grande elettrice di Vendola e dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco (Pd, indagato per gravi reati), e soprattutto società i cui vertici sono inquisiti in blocco per quella connection rifiuti-sanità che è il cuore nero delle inchieste sulla Sanità in Puglia.

Nonostante tutto questo e molto altro, compresa la elargizione di denari a pioggia nel periodo pre-elettorale (Con 150 milioni Vendola ha già vinto), il Vendola ligio osservante della democrazia parlamentare all’improvviso si scopre populista e per conservare la cadrega ora si appella direttamente al popolo. Anzi, come dice lui, “il mio popolo”. Ma sì, “mira il tuo popolo, o bella Signora…”, nemmeno fosse la Madonna.
Se c’era una speranza, anche piccola piccola, di poter contendere il governo regionale al centrodestra con una coalizione (Pd, Udc, Idv, Prc, Verdi, ecc.) che sembra la quadratura del cerchio, ma che aveva trovato un accordo sul nome del sindaco di Bari, Michele Emiliano (Pd), questa speranza è evaporata grazie all’accanimento terapeutico di Vendola su se stesso. Il quale magari spera di risuscitare grazie alla possibilità che l’Udc vada da sola e poi, se vince lui, dietro congrua ricompensa (che so, la vicepresidenza), l’Udc si butti a sinistra. Un ragionamento contorto e doppiogiochista? Certo, ma come credete che si ragioni dietro le quinte?

“Mi candido lo stesso, anche se Udc e Idv non sono d’accordo sul mio nome”, ha detto Vendola. Candidarsi a tutti i costi è un suo diritto, per carità, ma significherà pure qualcosa il fatto che, appresa la notizia, nel centrodestra abbiano stappato in anticipo lo spumante? E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi , è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”.

Se non sarà così, aggiunse il vegliardo, chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele. Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare.
Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto.
Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.

Ma torniamo alla cosiddetta “guerra fratricida” che Vendola ha ingaggiato con il suo ex sodale Michele Emiliano, per la candidatura alla presidenza della Regione Puglia.
Vendola ha cominciato con il mandare in giro per la Puglia una pattuglia di 40-50 persone, sempre le stesse, che “in suo nome” interrompono e disturbano le assemblee di altri gruppi politici – non solo del Pd, com’è accaduto a Bari, ma anche di altri gruppi del centrosinistra, quali Verdi, Prc, Idv, associazioni della società civile, com’è accaduto in diverse altre città pugliesi. Poi, con il sostegno di gran parte della stampa e della tv, ha intonato una lamentazione pubblica per dare di sé l’immagine di persona “al di fuori dei partiti” (!) e di politico partorito direttamente dal ventre del popolo. Infine, ha giocato a fare il candidato “anche” del Pd pur senza far parte del Pd. E questo grazie a una “sponda interna” del Pd, in cui si distinguono per l’alacrità dell’impegno a favore di Vendola il segretario regionale Pd, Sergio Blasi , e l’assessore regionale alla Trasparenza, Guglielmo Minervini .
Blasi è sindaco di un piccolo comune del Salento, Melpignano , noto per la “Notte della Taranta”, e non si capisce perché non abbia continuato a occuparsi di “pizzica”, visto che lo aveva fatto così bene. Mentre Minervini, come assessore regionale alla Trasparenza, si è distinto, nonostante i circa 20 mila euro al mese di stipendio per garantire, appunto, trasparenza, per aver sempre fatto orecchio da mercante (come Vendola) con le ventiquattro associazioni di Taranto che gli chiedevano di pubblicare online i risultati delle analisi (autofinanziate) sul latte e sul formaggio contaminati dalla diossina.

In tutta questa faccenda Michele Emiliano, che pure non è un ingenuotto, fa tutt’al più la figura dell’orso del luna park, tre palle un soldo e chi vuol colpire il bersaglio faccia pure, purché colpisca bene. Non che Emiliano sia una “vittima”, dal momento che si è infilato in una lotta di potere diventata ogni giorno più squallida. Ma, contrariamente alle apparenze, è lui l’anello debole adesso, anche perché non ha le malizie di Vendola.
Quest’ultimo, pensate, è riuscito a imporre in agenda il tema “primarie” , quella specie di elezioni che dovrebbero certificare la democraticità della scelta di un candidato. Scrivo “primarie” tra virgolette perché in Italia queste “elezioni” sono una pagliacciata: non c’entrano nulla con il nostro sistema costituzionale ed elettorale e nemmeno con il nostro bipolarismo forzato, che è soltanto una caricatura del bipartitismo americano.
Ma le “primarie” che vuole Vendola sono ancora peggiori. Poiché sono soltanto quelle che piacciono a lui. Come le “primarie” del 2005, per intenderci, quando – lo scrissi, in perfetta solitudine, sul Corriere della Sera – Vendola vinse con il fortissimo sospetto di brogli contro Francesco Boccia (attuale deputato Pd, che solo oggi denuncia pubblicamente quei brogli). Vendola in alcune sezioni raccolse anche percentuali del 90 per cento , con seggi e schede controllati e scrutinati dai suoi sostenitori.

Per la cronaca, anche le elezioni regionali che seguirono, Vendola le vinse sotto la nerissima ombra del sospetto di trucchi e di brogli. Raffaele Fitto , piaccia o no, le perse anche perché migliaia di schede e di verbali erano stati “ritoccati” a suo sfavore. Ci furono ricorsi e controricorsi, ma la decisione finale, contro una giurisprudenza che fino a quel momento si era regolata in senso opposto, bocciò Fitto e promosse Vendola e, soprattutto, stabilì che le schede sospette non dovessero essere ricontrollate.
Le uniche elezioni che le truppe cammellate di Vendola non sono riuscite a condizionare (com’è accaduto in Calabria , per esempio, dove per questi episodi ci sono state denunce degli stessi militanti) sono state quelle per la segreteria del Prc.
Vinse Paolo Ferrero , l’attuale segretario, una persona seria e per bene, ma Vendola non gradì e abbandonò il Prc. Come quelli che giocano a pallone ma se non vincono abbandonano la partita e si portano via pure il pallone.
E tuttavia Vendola invoca “primarie”. Ma di chi, e con chi, nessuno glielo chiede. “Primarie” di coalizione? E di quale coalizione, se nel centrosinistra non ce n’è lo straccio di una che sia una? “Primarie” interne al Pd? Ma allora perché non si iscrive al Pd e la fa finita?
L’idea che Vendola, da portavoce nazionale del suo nuovo partito, Sinistra e Libertà, possa imporre “primarie” a un altro partito, il Pd, e contemporaneamente alzi il ditino per giudicare l’Udc e l’Idv “cattivi” se non lo appoggiano, “buoni” se lo sostengono, o è un’idea da neurodeliri o, più probabilmente, è un modo per stare al centro della scena, per stare a galla comunque vada,. “O io, o nessun altro” insomma, oppure, se preferite, “Dopo di me, il diluvio”.

E Michele Emiliano? A questo punto, o lascia perdere e continua a fare il sindaco di Bari, dove è stato rieletto sei mesi fa, oppure, se ci crede davvero, spariglia le carte e si candida alla guida della Regione. Ma deve farlo senza chiedere di modificare la legge che impone al sindaco di dimettersi preventivamente. Legge che, per quanto fortemente dubbia dal punto di vista della sua costituzionalità, se venisse modificata in corsa apparirebbe come una misura “ad personam”.
Se Emiliano si candidasse senza questo “paracadute” si giocherebbe tutto. Ma andrebbe alla battaglia con argomenti non molto diversi – acqua pubblica, rifiuti, energia - da quelli ripescati da Vendola solo a tre mesi dalle elezioni. Emiliano potrebbe cioè giocarsi un programma elettorale che gli darebbe una statura politica di alto livello, sia per i contenuti, sia perché non sospettabile di essere stato dettato dall’alto o da altri (le ipotesi di “ mani sull’Acquedotto pugliese”, per intenderci, addebitate al quartetto D’Alema-Letta-Casini-Caltagirone).
La candidatura di Emiliano e il suo programma, inoltre, costringerebbero Vendola a uscire allo scoperto. Poiché se Vendola si candidasse lo stesso – come ripete ossessivamente – invece di appoggiare Emiliano, che avrebbe dalla sua la più ampia coalizione possibile, fornirebbe la prova che l’unica “Puglia migliore”, per Vendola, è quella che va meglio a lui. A quel punto, anche gli elettori più ingenui capirebbero e si comporterebbero di conseguenza.

Ma c’è un ma: affinché questo accada, Emiliano dovrebbe avere il coraggio di fare una mossa ardita e inusuale per la palude politica italiana. Che gli darebbe grande solidità e autonomia politica, se gli riuscisse, ma che potrebbe anche scontentare i suoi referenti romani.
Quindi, non se ne farà nulla. Il centrodestra vincerà (o vincerà Vendola, se funziona l’accordo sottobanco con l’Udc), ci saranno un po’ di polemiche post elettorali, e poi Vendola andrà in vacanza in un’isoletta dell’ Egeo. Magari insieme con Emiliano. Ma anche no. Chissà.

Fonte: Blog di Carlo Vulpio/

Comunicato stampa “ TARANTO FUTURA”

COMITATO CITTADINO PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DEL LAVORO


Non si può chiudere una fabbrica come si chiude la porta di casa” ; questo è il Vendola pensiero espresso qualche settimana fa in una convegno e ribadito in una conferenza molto movimentata l’altra sera nel salone degli specchi del comune. Perché lo citiamo? Perché come accade da un po di tempo siamo chiamati in causa come comitato promotore del referendum che si propone di chiedere ai cittadini di Taranto di esprimersi sull’argomento e decidere se vogliono che questo stabilimento da più parti  ritenuto il maggiore colpevole dell’inquinamento cittadino venga chiuso o almeno ridimensionato nella parte che emette più diossina e non solo. Abbiamo deciso di adoperare il mezzo più democratico che la legge ci mette a disposizione perché lo riteniamo la pietra angolare dove si poggiano i diritti degli abitanti della città riconosciuta come la più inquinata d’Europa, mezzo che dia voce a coloro che intendono liberarsi della presenza ingombrante di una industria che nella cultura dell’acciaio ha fissato l’ interesse del profitto, e di questo a dispetto della salute,  noto come diritto ineludibile  citato nell’atto costituzionale. Dopo questo necessario preambolo  siamo persuasi che le idee possano essere diverse da quelle citate all’inizio, espresse  da cotanto personaggio e che noi insieme a tanti altri contestiamo nel merito e nella sostanza. Paginate intere e fiumi d’inchiostro sono già versati e altri ne saranno impiegati per convincere, i più ignari e disinformati, che la chiusura dell’Ilva sarebbe una iattura per tante famiglie e la disoccupazione insieme alla povertà sarebbe per  tutti  il futuro dei più neri. Vorremmo a questo punto dare anche noi un’altra versione che si prospetterebbe in tale eventualità, ricordando che in due occasioni che vedeva l’Ilva protagonista di una decisione analoga, gli sfracelli prospettati non ci sono stati. Ci riferiamo ai due casi emblematici di Cornegliano in Liguria e Bagnoli in Campania.  Strano potrà sembrare, ma in ambedue la chiusura, peraltro richiesta legittimamente dalle popolazioni interessate, e per una dalla sezione di Legambiente regionale Ligure trovarono soluzioni soddisfacenti per tutti. A tuttoggi le operazioni di bonifica impegnano un cospicuo numero di occupati ancora per altri anni, come peraltro potrebbe essere necessario per la bonifica dell’area tarantina. Abbiamo sempre creduto che la volontà politica di trovare la soluzione, per esempio come per  il fallimento dell’Alitalia, ha avuto  l’impegno dello stato, e quand’anche fosse necessario per la chiusura dell’Ilva, crediamo di poterlo richiedere perché da cittadini di questa nazione non accettiamo di essere considerati di serie B, non per capriccio ma per il diritto sacrosanto, lo ribadiamo, alla salute. Se qualcuno, e non sono pochi chiedono in alternativa alla chiusura da noi richiesta, di costringere la proprietà ad impegnarsi a investire in quelle  soluzioni tecnologicamente avanzate, e noi aggiungiamo costose, per rendere gli impianti compatibili con l’ambiente , ci sembra di poter affermare che sono tentativi, se accettati, destinati ad essere proiettati con una scansione temporale di un futuro non certo prossimo, mentre la situazione richiede un impellente e urgente intervento risolutore. Infatti come comitato siamo stati costretti a ricorrere più volte alla magistratura amministrativa per vedere riconosciute le nostre richieste. Diversi accordi di programma sottoscritti, sentenze definitive passate in giudicato dalla corte di cassazione ( sez 3  n° 38936 del 24 ottobre 2005 con condanne per inquinamento atmosferico, dove è importante evidenziare, si affermava che agli imputati veniva sospesa la pena, subordinatamente  –però – alla eliminazione delle conseguenze dannose e pericolose dei reati entro due anni dal passaggio in giudicato della decisione” sono stati elusi e ci convincono che non possano essere rispettati a breve  dandoci la certezza della poco credibilità dell’interlocutore. Pertanto se si dovesse  ritornare a sottoscrivere altri accordi, siamo sicuri che potrebbero essere rispettati visti i precedenti ?  Per la diossina un primo intervento con l’impianto ad urea che a nostro avviso altro non è che un pannicello caldo, c’è voluta una legge regionale peraltro sostenuta proprio dal governatore Vendola con tutto l’impegno profuso e che oggi inspiegabilmente, se non rinnega, almeno, lo sostituisce con dichiarazioni più concilianti. Le varie dichiarazioni rilasciate dai dirigenti dei diversi sindacati, siamo persuasi nel riconoscerle come espressione del dovere, nel rispettare il ruolo che compete ai rappresentanti della classe operaia, come storicamente definita.  Ma a questi sarebbe da chiedere se sono convinti che un diritto alla salute sul posto di lavoro non sia rispettato e richiesto proprio a chi offre l’occupazione. E’ vero che anche in questo senso si muovono le loro istanze, ma secondo noi, non con la dovuta e riconosciuta esigenza di una certezza garantita. Non si può rischiare la vita per il lavoro e questo sappiamo che è un problema dibattuto al quale dare la priorità nelle trattative. Certamente non siamo noi quelli che possono consigliare ai sindacati quali sono gli argomenti oggetto d’attenzione, ma siamo invece attenti ad informare e non a disinformare proprio i lavoratori assicurandoli che abbiamo a cuore la loro salute e ad essi ci rivolgiamo perché comprendano che non intendiamo danneggiarli ma aiutarli e difenderli dalle  insidie alle quali sono sottoposti per tutte le ore che lavorano. Aiutateci proprio voi ad aiutarvi. Posti di lavoro non se ne perdono, sarebbe solo necessario il cambiare mansioni per la maggior parte degli attuali occupati che sarebbero adibiti a bonificare una immensa area .Per noi sarebbe una conquista che vorremmo  riconosciuta proprio da chi in questo momento crede in un pericolo di sopravvivenza per la propria famiglia.

Per il Comitato

Claudio Monteduro

12/novembre/2009

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