Conferenza Stampa Bonifiche e Risanamento

Il 24 Aprile 2013 alle ore 16.30 (terminati i lavori della Cabina di Regia) i componenti della stessa hanno tenuto una conferenza stampa presso l’Aula didattica al primo piano del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Taranto. Vi hanno partecipato i rappresentanti dei  ministeri interessati (Infrastrutture e Trasporti, Sviluppo Economico, Ambiente e tutela del Territorio e del Mare, Coesione territoriale), della Provincia, del Comune, il  Commissario Straordinario del Porto di Taranto, il Commissario Straordinario per le Bonifiche Alfio Pini, il Soggetto Attuatore Antonio Strambaci, l’assessore alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro e l’assessore alle Risorse Agricole Fabrizio Nardoni.

Di seguito i video che abbiamo realizzato degli interventi salienti:

Di seguito il video con le domande della stampa e del nostro portavoce in quella sede:

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione

COMUNICATO STAMPA

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione
4 gennaio 2011
La mobilitazione di lunedi 3 gennaio 2011 davanti ai cancelli della discarica Italcave di Statte ha rappresentato un importante momento di partecipazione attiva da parte di numerosi cittadini.
Il blocco per cinque ore consecutive dei Tir provenienti dalla Campania è stato un atto concreto per dire NO alla gestione dei rifiuti mediante discariche, per denunciare controlli approssimativi sulla qualità dei rifiuti che giungono nelle discariche esistenti sul nostro territorio, per contrastare il loro ampliamento e per l’effettuazione di idonei carotaggi all’interno delle discariche.
Il presidio, oltre ad aver consegnato una prima importante vittoria ai manifestanti, è stato anche l’occasione per avanzare una immediata richiesta: il trasferimento del ‘tavolo tecnico’ sull’operazione ‘solidarietà Campania’ dalla sede di Bari alla sede di Taranto con discussione della stessa in presenza di una delegazione di cittadini. La richiesta è stata avanzata in Regione per intermediazione di un parlamentare presente al presidio che, dopo accordi verbali intercorsi con assessori, alla presenza di cittadini e giornalisti, ha confermato l’accoglimento della richiesta.
Oggi, 4 gennaio 2011, questa richiesta è stata disattesa. Nostro malgrado siamo costretti a confermare la nostra diffidenza nei confronti delle Istituzioni poiché la presenza di una delegazione di cittadini in sede di discussione non è stata ammessa.
Di fronte ad una pretestuosa giustificazione che chiama in causa le ‘ragioni di Stato’ non possiamo che mostrare sconcerto poiché, mentre democraticamente i cittadini sono stati disponibili al dialogo e largamente propositivi, come dimostrato nel corso della conferenza pubblica che ha preceduto il ‘tavolo tecnico’, in maniera non altrettanto democratica sono stati invece esclusi da un tavolo di confronto ufficiale. Pertanto, rigettiamo l’invito di una nostra partecipazione solo a conclusione della discussione svoltasi a ‘porte chiuse’ ritenendolo non pertinente, irrispettoso e strumentale al fine di avallare posizioni già concordate in nostra assenza.
Ancora una volta i rappresentanti istituzionali hanno perso un’occasione: acquisire credibilità e fiducia di fronte alla cittadinanza. Avremmo voluto sbagliarci ma grazie alla nostra determinazione è emerso un grave dato di fatto: non esiste alcuna volontà di includere ufficialmente i cittadini nei processi decisionali che riguardano la sicurezza pubblica.
Ne prendiamo atto ed aggiungiamo che non ci fermeremo.
Consapevoli che si tratta di una lunga battaglia, invitiamo, ogni cittadino a contribuire alla tutela dei nostri diritti, della nostra salute e del nostro territorio partecipando alla prossima Assemblea che si terrà in via Arco Paisiello G18, domenica 9 gennaio alle ore 17.00, in città vecchia a Taranto.

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione
Taranto è una provincia martoriata da decenni di inquinamento. Siamo stanchi di continui sopprusi e di chi non pensa alla nostra salute, al nostro futuro e ai nostri figli: BASTA!!! La nostra vita non ha prezzo e la vostra incompetenza non ha limiti!

50000 TONNELLATE DI RIFIUTI CAMPANI NELLA NOSTRA PROVINCIA IN CAMBIO DI 500 MILIONI PER LA SANITA’ PUGLIESE (UNA VERGOGNA!)

COMUNICATO STAMPA 29/11/10

La Puglia accetta 50.000 tonnellate di rifiuti speciali dalla Campania in Puglia per

avere lo sblocco di 500milioni trattenuti dal governo per la sanità pugliese: AttivaLizzano

non ci sta a questo patto IMMORALE e torna a mobilitarsi insieme agli altri 13 comitati

della provincia di Taranto che durante la conferenza stampa del 29 ottobre scorsolanciarono

l’allarme che rifiuti radioattivi provenienti dalla Campania potessero essere conferiti nella

discariche Vergine, Ecolevante e Italcave. Ancora più convinti a dire no sull’arrivo, ormai

confermato dal Presidente Vendola, di questi rifiuti nel nostro territorio già così

pesantemente compromesso,chiedono agli enti istituzionali di fare chiarezza e di prendere

finalmente coscienza che queste tre discariche creano già non pochi problemi ai paesi

limitrofi. Nel verbale del Comitatotecnico della Regione Puglia del 4/10/10 viene evidenziato

che “la discarica (Vergine) non può continuare a funzionare senza un impianto di estrazione e

distruzione delbiogas…

Questo implica la necessità della realizzazione di un impianto di estrazione del biogas…”,

a ciò si aggiungono le tante lamentele dei cittadini di Lizzano sui maleodori che attanagliano

il paese. Dopo la conferenza stampa del 29 ottobre molti rappresentanti politici ignorarono

completamente l’allarme mentre alcuni (assessore regionale Nicastro, sindaci di Lizzano,

Faggiano e Monteparano) si affannarono per sminuire il timore e l’agitazione dei 14 comitati

commentando la preoccupazione come infondata. AttivaLizzano vuole spiegazioni sulla

evidente noncuranza di molti e incoerenza degli altri chiedendosi che fine abbiamo fatto

questi politici oggi, quando l’arrivo di circa 200 camion è quasi imminente. Salviamo la

sanità regionale e continuiamo a ignorare i disagi e i malesseri dei cittadini della provincia di

Taranto? AttivaLizzano sta già preparano una manifestazione il 18 dicembre per

esprimere l’insopportabile situazione che da anni Lizzano è costretta a subire. Basta

con il silenzio!

Prima di decidere sulle emergenze degli altri risolviamo le nostre!

La Presidente

Veronica Leggieri

Ufficio Stampa

Annamaria Calasso

Fonte: http://cittadinanzaattivalizzano.blogspot.com/

Noi ci aggiungiamo che saremmo ben lieti di accogliere i rifiuti campani e non solo, così come vorrebbe il nostro governatore (a proposito, se qualcuno lo vede ci faccia sapere. In Puglia latita da mesi…), se qui ci fosse un centro di riciclo come a Vedelago. Poichè invece abbiamo una marea di inceneritori attivi che vorremmo venissero dismessi quanto prima e un bel po’ in fase di realizzazione su autorizzazione dello stesso Vendola, ci RIFIUTIAMO categoricamente di sottostare a questo becero scambio!!!!

VENDOLA, NOI NON CI STIAMO!!!!

Ci fà piacere constatare che il governatore della Puglia, per un gesto di solidarietà, prende i rifiuti della Campania, mentre si dimostra assolutamente disinteressato alla salute dei bambini che a causa dello smaltimento insensato degli stessi si ammalano e muoiono….Molto umano, davvero!

GLI INCENERITORI COME L’ETERNIT

Come con l’eternit, ci accorgeremo troppo tardi che gli inceneritori sono devastanti

L’eternit, materiale composito di amianto e cemento brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek, ha una storia lunga e tribolata. Salutato coma la scoperta del secolo, venne via via impiegato in ampi settori produttivi ed in particolare per le tubature degli acquedotti, come lastre di copertura dei tetti, o addirittura nel design, per una sedia da spiaggia.

Negli anni ’60 la scoperta che le fibre di amianto provocano il cancro.
Nonostante ciò, la produzione proseguì fino agli anni ’80, anche per le colpevole pressione delle industrie, affamate di profitti e disinteressate alla salute dei lavoratori.
In Italia, a Casale Monferrato, la produzione è proseguita fino al 1986, a Broni addirittura fino al 1992.
Il caso è emblematico.
La conclamata pericolosità di una sostanza non servì a bloccarne la produzione e ci vollero trent’anni per arrivare ad uno stop definitivo. Ora i processi, le opere di bonifica con costi elevatissimi, le morti che arriveranno a migliaia, in Italia in particolare nella zona di Casale Monferrato.

Il caso eternit assomiglia alla querelle sugli inceneritori.
Fanno male o no?
Sui vecchi impianti ormai nessuno mette dubbio sugli enormi danni sanitari provocati
Ora ci si affida alla tecnologia e alla mancanza di dati epidemiologici (malattie) per affermare che gli inceneritori di nuova generazione sono sicuri.
Il dubbio, purtroppo rimane.
Se un processo come quello di bruciare i rifiuti produce sostanze cancerogene molto pericolose, non è attraverso la tecnologia che possiamo impedirne la formazione, anzi. E’ il processo in sé a produrre queste sostanze. Bruciando rifiuti semplicemente ne cambiamo lo stato, li trasformiamo, disgregando le molecole che li compongono e immettendo in atmosfera i nuovi composti. Partiamo da una materia molto eterogenea, composta da una serie lunghissima di sostanze che bruciate insieme in un grande calderone crea nuove molecole, molto più pericolose delle sostanze introdotte a monte dell’impianto.

Ecco che gli inceneritori devono prevedere imponenti sistemi di filtrazione per cercare di bloccare a camino l’emissione di sostanze tossiche. Filtri che la pratica ha dimostrato di scarsa efficacia specie nel tempo. Filtri costosissimi che spesso non vengono sostituiti e la cui efficacia è molto limitata nel tempo.
Questi filtri, vista la mole di emissioni, si intasano ogni 2-3 secondi e un apposito soffio di aria compressa deve essere emesso in continuazione per recuperarne l’efficienza.
I nuovi impianti poi bruciano a temperature molto elevate nel tentativo di scongiurare la produzione di diossine e tenendo alte le temperature diminuisce la grandezza delle particelle emesse fino al punto da “passare” liberamente nelle maglie troppo larghe dei filtri stessi.

Un sistema sbagliato in fase di progettazione: bruciare non significa distruggere.
Quanto dovremo aspettare ancora per cambiare strada?
Si dice che gli inceneritori ci regaleranno l’indipendenza territoriale. Non è vero, visto che su una tonnellata di rifiuti bruciati si producono trecento chili di ceneri pesanti ricche, per modo di dire, di metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici. Dove le mettiamo? Si propone di utilizzarli nei cementifici e mischiarle con il cemento. Vogliamo forse costruire case malate nelle loro stesse componenti di base, i mattoni? Che pazzia.
Mischiare le ceneri ad altre sostanze e poi utilizzarle nelle costruzioni porta semplicemente a zonzo il problema. C’è infatti il problema della lisciviazione che porta a far disciogliere le sostanze aggregate a parti solide che vengono poi liberate in ambiente.
Oggi che ci sono sistemi alternativi all’incenerimento per la gestione dei rifiuti ha ancora senso perseguire la strada dell’incenerimento?
Efficaci, meno costosi, ma soprattutto non dannosi per l’uomo e per l’ambiente, i sistemi di trattamento meccanico a freddo stanno prendendo piede anche in Italia.
Insistere nell’errore degli inceneritori fa ricordare la storia dell’eternit.
A forza di negare il rischio abbiamo prodotto una catastrofe umanitaria che ci accompagnerà nei prossimi decenni.

http://www.unonotizie.it/9546-gli-inceneritori-come-l-eternit-come-con-l-eternit-ci-accorgeremo-troppo-tardi-che-gli-inceneritori-sono-devastanti.php

Inceneritore in avaria: ma non era un gioiellino di ultima generazione?!?

L’incenerimento dei rifiuti dimostra una volta di più, se mai fosse stato necessario, di essere una tecnologia obsoleta e non sicura di smaltimento dei rifiuti. Anche se di ultima generazione, anche se rimesso a nuovo, anche se osannato da tutti, il nuovo “fantastico” inceneritore inaugurato giorno 9 Aprile a Statte, è in avaria! Che sia la volontà divina di illuminare i nostri amministrazione?

Grazie al Comitato per Taranto per l’articolo!

“Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto” da Agoravox

Di Giovanni Macchia

Le politiche ambientali (con alcune lodevoli eccezioni come quella del Consorzio Priula e delle recenti iniziative della Provincia di Roma) in Italia hanno due parole chiave (per usare un termine della Rete): ampliamento delle discariche e termovalorizzatori.

Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto
Parlare di piani per la raccolta differenziata ai nostri amministratori è come parlare al diavolo dell’acqua santa. Non parliamo poi di business derivato dalla differenziata: quello neanche si sa che cosa sia. L’ultima iniziativa in Provincia di Taranto è stata la riapertura del termovalorizzatore dell’Azienda Multiservizi e Igiene Urbana (AMIU) di Taranto. Tutti sanno che Taranto è la città più martoriata d’Europa per l’inquinamento ambientale: Peacelink ha stimato che a Taranto sia concentrato il 90,3% delle emissioni nazionali di diossina nazionale, interi allevamenti sono stati chiusi per la presenza di diossina negli animali.
 
In questo contesto, cosa fa l’AMIU? Apre un termovalorizzatore. Ricordo ai più che il termovalorizzatore brucia rifiuti (trattati precedentemente) per generare energia elettrica. Sembrerebbe l’uovo di Colombo, se non fosse per delle “piccolissime” controindicazioni. La prima è relativa ad una legge chimica che si studia da tanto tempo, la legge di Lavoisier, che recita così: “In natura nulla si crea o si distrugge, ma tutto si trasforma”. La chimica stabilisce, infatti, la legge della conservazione della massa tra reagenti e prodotti. Tutto ciò che si brucia, quindi, non scompare, ma è soltanto trasformato. In cosa, si potrà chiedere il lettore, può essere trasformato il composto prodotto dai rifiuti? In polveri sottili ed ultrasottili. Due parole che tranquillizzerebbero, se non fosse per i loro effetti nocivi sulla salute (cancro, problemi respiratori, mortalità cardiopolmonare solo per citarne alcuni) che sono documentati da un’abbondante letteratura scientifica (gli scettici possono trovare una bibliografia alla fine dell’articolo dove regna imperioso il convegno organizzato nel 2006 dall’ARPA Emilia-Romagna. Esiste addirittura una branca che si occupa delle nanopatologie, ovvero delle patologie da polveri ultrasottili).
 
Questi studi dovrebbero far riflettere qualsiasi amministrazione, che dovrebbe tentare di investire in un processo virtuoso di riuso dei rifiuti invece che accettare un termovalorizzatore. Invece no, a Taranto decidono di riaccenderlo. Non si pongono un obiettivo, magari ambizioso, di fare una differenziata vera e raggiungere o superare la fatidica soglia del 65% di differenziata. Non si pongono l’obiettivo di creare occupazione con la raccolta differenziata, come avviene da altre parti, anche sollecitando la ricerca universitaria e di alta tecnologia associata all’ambiente. Niente di tutto questo. Si preferisce bruciare i rifiuti.
 
E pensare che la Regione Puglia è Regione Obiettivo 1, ovvero ha soldi dall’unione Europea tramite i progetti POR. Perchè non tentare di fare un progetto serio, usando i finanziamenti a disposizione della Regione Puglia, per far partire una seria differenziata, come nel Consorzio Priula? Dopo questo spunto di riflessione, ecco l’elenco promesso degli articoli scientifici:

 
[1] FRANCHINI M. ed altri, “Health effects of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies”, Ann Ist Super Sanità 2004;40(1):101-115

[2] GATTI A., “Nanopathology, The role of micro and nano particles in biomaterial induced pathology”, Progetto Europeo QLRT-2002-147 presentato al convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[3] COLACCI A., “Effetti cellulari e molecolari indotti da particelle ultrafini”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[4] DI VIRGILIO F., “Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare” , Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[5] FORASTIERE F., “Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall’esposizioni a polveri ultrafini e nanoparticelle”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[6] OBERDÖRSTER G. ed altri, “Nanotoxicology: An Emerging Discipline Evolving from Studies of Ultrafine Particles”, Environmental Health Perspectives, volume 113, numero 7, Luglio 2005

Fonte: Agoravox

INCENERITORE DI PARMA : Stop per 6 mesi…..MA ERA UN PESCE D’APRILE!


Emilia Romagna, ultime notizie inceneritore Parma

Il presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli ha riunito d’urgenza la Giunta provinciale per comunicare l’intenzione di rivedere il PPGR (Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti) alla luce delle nuove possibilità di trattamento alternativo dei rifiuti.Il progetto dell’inceneritore viene sospeso per 6 mesi a partire dalla data di oggi per poter esaminare tutte le proposte sul campo.
Pare che il risultato delle recenti elezioni amministrative regionali con la crescita dei voti di protesta e di sostegno a favore del movimento 5 stelle abbia influenzato la inaspettata decisione.
La prima risposta di Enia sarà quella di fornire a tutte le famiglie un piccolo inceneritore domestico da inserire sotto il lavello di cucina per poter eliminare direttamente a casa i rifiuti.
I fumi, a detta dell’Ausl, possono essere convogliati nella canna fumaria condominiale visto il basso impatto dell’impianto. Si tratta di un prodotto americano coperto da brevetto internazionale già testato efficacemente nell’Haddock.
Per quanto riguarda le ceneri di risulta un apposito contenitore provvederà alla loro raccolta: una volta pieno il materiale potrà essere utilizzato come concime in giardino.
Al repentino capovolgimento di fronte sembra abbia giocato anche la grande pressione popolare.
In ambito comunale lo sconcerto pare evidente anche se prevale la presa d’atto e il guardare oltre, per costruire una alternativa efficace di migliore gestione dei rifiuti.

Fonte: http://www.unonotizie.it/9521-inceneritore-di-parma-stop-per-6-mesi-ultim-ora-bloccato-l-inceneritore-a-parma-e-il-peso-delle-elezioni-regionali-2010.php

Si parla di inceneritore casalingo…Speriamo davvero non lo utilizzi nessuno perchè l’Asl può garantire ciò che vuole ma è un fatto che il processo di bruciatura in sè non produce aria pura…Se poi in quello che si brucia c’è il cloro si crea diossina…Non scherziamo! Spero la gente aumenti al massimo la differenziata per non bruciare nulla e non far riattiavare l’inceneritore. E’ un’occasione per i cittadini per bandire in toto l’incenerimento!!!!

EDIT DEL 7 APRILE 2010: Questo articolo era un pesce d’Aprile(la parte sull’inceneritore casalingo era assurda in effetti….) Qui la conferma: http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/04/01/news/l_inceneritore_non_si_fa_pi_ma_soltanto_un_pesce_d_aprile-3075977/

Ecco come si chiude il ciclo dei rifiuti a Taranto…

Cosa trovano i tarantini nell’uovo di Pasqua post elettorale? La riattivazione dell’inceneritore da parte dell’Amiu! Ecco come si chiude il ciclo dei “rifiuti”, che sono in realtà risorse preziose da non bruciare, in questa città! Nonostante le osservazioni presentate da parte nostra lo scorso Luglio(Le trovate qui: http://www.scribd.com/doc/17588650/Osservazioni-PPGRU-) non è stata presa in considerazione la possibilità di dare il via alla Strategia Rifiuti Zero investendo su un centro di riciclo Modello Vedelago che avrebbe dato respiro a questa città in tutti i sensi: a livello ambientale e a livello lavorativo(il rapporto dei lavoratori impiegati è di 1:30 a favore dei centri di riciclo…) Andremo a fondo di questa questione perchè è una scelta scellerata e assolutamente non nell’interesse dei cittadini che già tanto patiscono per via della grande industria. Ci si lamenta della bassa percentuale di raccolta differenziata? Certo! Finchè si porta avanti quella domiciliare con piccoli cassoni multi-materialesotto palazzi di 10 piani accanto a cassonetti per l’indifferenziata i cittadini non sono invogliati a farla(senza contare che in un paese civile se io ti dò plastica da vendere tu mi devi quantomeno abbassare la TARSU, cosa che qui non avviene) Inoltre una campagna informativa sulle Buone Pratiche sarebbe assolutamente essenziale per aumentare questa percentuale. Dell’inceneritore non avremmo alcun bisogno!!!
Questa scelta è l’ennesimo sopruso perpetrato ai danni di una cittadinanza stanca, malata e avvilita!!!
Stigmatizziamo anche l’utilizzo, da parte del giornale, della parola Termovalorizzatore. La Comunità Europea ha ritenuto inesistente tale termine, multando l’Italia per averlo utilizzato in più occasioni. I termovalorizzatori infatti non esistono ma in Italia si gioca sul principio di funzionamento di alcuni tipi di inceneritori che recuperano parte del calore prodotto dalla bruciatura sotto forma di energia. Il problema è che per creare quel minimo calore è necessaria molta più energia di quella che si recupera e quindi il conteggio, alla fine, è sempre in passivo!!! Non si valorizza assolutamente niente! Si sprecano solo risorse!

Un grazie a Daniela Spera per averci fornito il pdf dell’articolo.

Documento dei Sindaci di Taranto e Statte e delle associazioni(si, ma quali?)

Ricevo questa mail dall’Ing.Giancipoli e con piacere la pubblico. Un’unica osservazione personale: Questo documento è firmato dai sindaci di Taranto e Statte e dalle associazioni ambientaliste di Taranto, giusto? Bene, ma quali associazioni? Non è un po’ generica come definizione? Siamo certi che tutte le associazioni che nella nostra città si occupano di ambiente siano state invitate a leggere questo documento e se necessario ad apporvi la propria firma? Dubito…Magari sarebbe più opportuno elencare le associazioni per evitare fraintendimenti o di dare a un documento un’importanza che magari non possiede.
NOI, COSI’ COME IL COMITATO REFERENDARIO TARANTO FUTURA, NON ABBIAMO SOTTOSCRITTO QUESTO DOCUMENTO, ci teniamo a precisarlo. E pensiamo, così come l’ingegnere, che i tempi di attuazione di tutti i punti sottoscritti dai 2 sindaci siano assolutamente inaccettabili per Taranto. Siamo consapevoli che ogni giorno che passa senza far niente costa a questa città, in termini di vita umane, un prezzo non più sopportabile. L’economia di questa città, per il bene degli operai e di tutti coloro che meritano il rispetto del proprio lavoro, deve cambiare rotta. Ma non fra anni e anni ma nel tempo più breve possibile. E questo documento pare voler prendere un tempo che non abbiamo, che non ci è concesso.


SE AVRETE LA PAZIENZA DI LEGGERE IL SOTTOSTANTE DOCUMENTO FIRMATO DAI SINDACI DI TARANTO E STATTE, VI ACCORGERETE CHE, DOPO BEN 11 MESI DALLA SUA STESURA, E’ DA CONSIDERARE SOLO UNA PRESA PER IL FONDO SCHIENA. L’HO DETTO E LO RIBADISCO: ” IL SINDACO HA TUTTI I POTERI CHE LA LEGGE GLI CONCEDE PER INTERVENIRE E CHIUDERE SUBITO LA MACCHINA DELLA MORTE, CON L’AIUTO DEL PREFETTO E DELLA MAGISTRATURA”.  E’ IN GIOCO LA VITA DI 200.000 PERSONE. SOFFERMATEVI A GUARDARE IL COLORE DELL’ACQUEDOTTO ROMANO A RIDOSSO DELL’ILVA, OSSERVATE IN QUALE STATO E’ RIDOTTO IL RIONE TAMNURI E PENSATE UN ATTIMO CHE COSA SUCCEDE AI NOSTRI POLMONI E AL NOSTRO SANGUE SCORRENDO I SEGUENTI DATI:

 
DIOSSINA
2,3,7,8 –tetraclorodibenzo-p-diossina
 
Contaminante di acque e terreni per :
- incidenti ed emissioni industriali
- scarico indiscriminato di rifiuti
- sottoprodotto della combustione
- diserbanti contaminati

TOSSICITA’

E’ il composto più tossico che sia mai stato sintetizzato! 10.000 volte più potente del cianuro di sodio!

Effetto mutageno

Effetto cancerogeno

Effetto teratogeno

Gravi effeti sul sistema riproduttore (infertilità)

Effetti sulla tiroide (ipotiroidismo funzionale – iperplasia)

Epatotossicità (induttore enzimatico)

Immunotossicità

Effetti delle Diossine

• La Diossina (2,3,7,8-TCDD) è un accertato cancerogeno per l’uomo, mentre le altre diossine/furani sono potenziali cancerogeni

• Effetti neurocomportamentali: ridotta funzione cognitiva, aumentato comportamento iperattivo, effetti avversi sull’attenzione, aumentata depressione

• Alterata funzione del sistema immunitario

• Disturbi del sistema nervoso centrale

• Cloracne ed altre alterazioni epidermiche

• Disturbi della funzione epatica e renale

• Alterati livelli degli ormoni: tiroide, testosterone ed estrogeni

• Effetti sul sistema riproduttivo: rapporto dei sessi alterato, ridotta fertilità

• Difetti alla nascita: ipospadia (malformazione delle vie urinarie dell’uomo)

• Endometriosi (presenza di tessuto che riveste l’utero in sedi differenti dalla cavità uterina)

Ippazio Stefàno: Documento dei Sindaci di Taranto e Statte e delle associazioni ambientaliste

090129 Documento dei Sindaci di Taranto e Statte e delle associazioni

 lunedì 2 marzo 2009 alle ore 13.30


Le Amministrazioni Comunali di Taranto e Statte con le Associazioni ambientaliste di Taranto impegnate per la salvaguardia della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente, valutato il piano di adeguamento dello stabilimento ILVA di Taranto alle migliori tecniche disponibili (MTD) esprimono le seguenti posizioni:


• In linea generale, per ridurre i livelli di inquinamento si ritiene necessario assumere un’impostazione che miri ad incidere sui processi e sui livelli produttivi la cui misura deve essere sempre proporzionata alla capacità di controllo e contenimento delle emissioni e delle immissioni inquinanti, in aggiunta ai sistemi di depurazione, in applicazione del principio della prevenzione.


• Visto il quadro ambientale contraddistinto da significative e gravi criticità, si ritiene necessario adottare, per gli impianti maggiormente inquinanti, misure di risanamento ambientale più incisive e supplementari rispetto alle MTD, come previsto peraltro dal D.Lgs. 59/05, art. 8.


• Si ritiene necessario prevedere prescrizioni che impongano limiti di emissione molto più rigorosi e mirare a “ridurre al minimo l’inquinamento”, garantendo “un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo insieme”, in modo da consentire il rispetto degli standard di qualità ambientale dell’aria e delle altre matrici (D.Lgs. 59/05, art.7 comma 4).


Nel particolare, si annoverano di seguito alcuni interventi più specifici che si ritengono essenziali, relativi a impianti o gruppi di impianti dello stabilimento siderurgico ILVA.


• Riduzione dei tempi previsti per gli interventi di adeguamento, tecnicamente praticabili con gli impianti in esercizio, che porterebbero a dilazionare di anni gli adeguamenti, in particolare per gli altiforni.


• Verifica, da parte dell’ARPA e degli enti locali territorialmente competenti, sullo stato degli impianti e le modifiche introdotte, sia in rapporto a quanto dichiarato dall’azienda sui tempi di intervento, sia sull’efficacia degli interventi già realizzati.


• Adozione delle migliori tecniche disponibili in assoluto, prescindendo da logiche di “compatibilità economica”, con il pieno rispetto degli standard europei per le emissioni, al di là dei tempi previsti dalla legge 125/2006 per la loro osservanza.


• Risanamento ambientale delle acciaierie, con applicazione all’acciaieria n. 1 degli interventi di adeguamento previsti per l’acciaieria n. 2.


• Applicazione dei limiti per le concentrazioni delle polveri nei flussi convogliati emessi, conformi alle MTD, a tutte le fasi del ciclo delle acciaierie e, anche, all’impianto di aspirazione e depolverazione previsto per il taglio dei fondi acciaio e scriccatura delle paiole.


Riproposizione, all’interno delle prescrizioni dell’AIA, del Decreto Direttoriale del 28 febbraio 2008 relativo agli interventi di messa in sicurezza di emergenza delle acque di falda per l’area inquinata.


• Per quanto riguarda il reparto cokeria, inclusione nelle prescrizioni dell’AIA di procedure di salvaguardia ambientale sui tempi di distillazione del carbon fossile.


• Adozione delle tecniche più efficaci per il contenimento delle emissioni in atmosfera dell’impianto di sinterizzazione mirando, in prospettiva, alla concentrazione più bassa di diossine nei fumi prevista dal Protocollo alla Convenzione del 1979 sull’inquinamento atmosferico attraverso le frontiere a lunga distanza, relativo agli inquinanti organici persistenti (0,1 ng I-TE/Nm3) , con adozione nell’immediato ed in modo continuativo dell’additivazione di urea.


• Introduzione di un sistema di campionamento in continuo delle diossine nelle emissioni in aria sul camino E312 dell’impianto di sinterizzazione, con possibile operatività per tutto l’arco della giornata e dell’anno


• Revisione del “Rapporto di sicurezza” dell’ILVA con adeguamento alle prescrizioni imposte dalla Commissione Ministeriale; rilascio dell’AIA solo a condizione che l’Ilva regolarizzi la sua posizione rispetto agli adempimenti normativi ed atti amministrativi conseguenti, previsti dal D.Lgs. 334/99.


• Prescrizioni dell’AIA sulle modalità di stoccaggio e di deposito temporaneo dei rifiuti e delle materie prime, in riferimento alla normativa vigente.


• Prescrizioni dell’AIA sul monitoraggio della falda sottostante le discariche ILVA, con posizionamento di piezometri a monte e a valle, in modo adeguato a garantire tutta la falda.


• Piano di recupero paesaggistico di tutto il fronte delle discariche dismesse o attualmente in esercizio, del lato est della Gravina di Leucaspide, di zone interessate o che sono state interessate a stoccaggi provvisori di materiali e di altre aree nelle quali non insistono impianti, ma che versano in stato di degrado.


• Prescrizioni dell’AIA su adeguati sistemi di sicurezza anti-incendio e sistemi di monitoraggio delle sostanze tossiche emesse in seguito a eventi di incendio in aree di stoccaggio di materiale plastico e, più in generale, per il monitoraggio degli eventi incidentali con interessamento della matrice aria.


Piano di monitoraggio delle emissioni convogliate, diffuse e fuggitive dello stabilimento, allargato oltre che agli inquinanti “tradizionali” (polveri, SOx, NOx, ecc.) ai metalli, alle sostanze organiche e ai microinquinanti organici e inorganici (in riferimento, in particolare, agli inquinanti inseriti nell’allegato III del D. Lgs. 59/2005), effettuato da enti terzi, con adeguata pubblicizzazione dei dati.  (SIC!)


• Estensione del monitoraggio in continuo delle emissioni in aria ai camini dagli scarichi maggiormente inquinanti, in un tempo definito e condivisibile con istituzioni e pubblico interessato, con ampliamento dei parametri monitorati, comprensivi delle caratteristiche fluidodinamiche dei camini


• Valutazione di un più ampio ventaglio di soluzioni tecniche per la riduzione della dispersione di polvere da parte dei parchi minerali e fossili, che comprenda anche la possibilità di una copertura dei parchi o l’adozione di ambienti confinati per lo stoccaggio


• Copertura completa dei nastri trasportatori e adozione di misure più efficaci per la riduzione al minimo della dispersione di polveri derivante dallo scarico del minerale e del fossile nel porto mercantile



• Riduzione e contenimento delle emissioni in aria e nelle altre matrici del mercurio e degli altri metalli pesanti.


• Ristrutturazione degli schemi idraulici prima degli scarichi in mare, con monitoraggio degli inquinanti negli effluenti liquidi in uscita alle singole unità di impianto e campionamenti periodici dei sedimenti allo scarico


• Verifica delle emissioni di inquinanti da parte dell’impianto di zincatura a caldo


• Non introduzione nel ciclo siderurgico dell’uso del pet-coke.


• Eliminazione del riuso e/o riutilizzo delle polveri derivanti dagli impianti di abbattimento (elettrofiltri) nell’impianto di agglomerazione, con collocazione di tali materiali di rifiuto secondo normativa.


• Eliminazione di ogni forma di recupero, riuso e riutilizzo, di scarti di produzione, sia liquidi sia solidi, classificabili quali rifiuti pericolosi, in qualsiasi fase del processo produttivo se non preliminarmente assoggettati a studi di impatto ambientale e conseguente verifica, come previsto dalle vigenti leggi in materia. Ivi incluse le pratiche operative attualmente in atto all’interno dello stabilimento


• Riduzione degli emungimenti di acqua, anche in considerazione della carenza di acqua dolce disponibile a uso civile, e adozione di efficaci strategie di riutilizzo


• Inclusione nelle prescrizioni dell’AIA di procedure che prevedano l’eliminazione o la drastica riduzione dell’esposizione degli addetti a sostanze cancerogene per quanto riguarda, in particolare, gli inquinanti ambientali che possono interessare i lavoratori (diossine, IPA, amianto, metalli pesanti, benzene, PCB, ecc.); rilascio dell’AIA solo a condizione della completa applicazione della normativa in materia di igiene e sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/08).


Taranto 29 gennaio 2009 ore 12,15

Il Sindaco di Taranto Il Sindaco di Statte
F.to. Ippazio Stefàno F.to Angelo Miccoli

 

QUANTI ANNI DOVRANNO PASSARE PER GIUNGERE ALLA PIENA ATTUAZIONE DEI PUNTI SOTTOSCRITTI DAI DUE SINDACI NEL SUDDETTO DOCUMENTO? E NEL FRATTEMPO I CITTADINI COSA DOVREBBERO FARE? ASPETTARE CHE CRESCANO GLI ALBERELLI CHE IL NOSTRO SINDACO DOVREBBE FAR MATTERE A DIMORA PER ASSORBIRE L’ANIDRIDE CARBONICA? (SIC!)  (A SPESE DI CHI, POI? DI RIVA? MEGLIO NON VENDERSI A CHI DICE CHE LA STORIA DEI TUMORI E’ UN’INVENZIONE DEI TARANTINI E UCCIDE ANCHE IL DIRITTO D’INFORMAZIONE AGGREDENDO I GIORNALISTI!), ABBANDONARE LA CITTA’ E IL TERRITORIO? E GLI AGRICOLTORI, GLI ALLEVATORI, I PRODUTTORI DI PRODOTTI CASEARI, I NOSTRI ULIVETI E IL NOSTRO GRANO, LA PRODUZIONE DI AGRUMI DELLA CONCA D’ORO, CHE FINE FAREBBERO? SE IL POLO INDUSTRIALE CHE PRODUCE INQUINAMENTO E MORTE, MOLTI PROFITTI  E POCO LAVORO (10.000? 12.000? SI PUO’ SAPERE QUANTI SONO VERAMENTE?) NON VIENE SMANTELLATO E RICONVERTITO, QUANDO AVRA’ UN’OCCUPAZIONE “L’ESERCITO DEI 68.000 DISOCCUPATI E 40.000 INOCCUPATI DELLA PROVINCIA JONICA?” (PAROLE DELLA CGIL PUBBLICATE SUL CORRIERE DEL GIORNO DI VENERDI’ 23 OTTOBRE 2009 PAG.8), QUANDO RIFIORIRA’ IL COMMERCIO LOCALE? RIVOLGENDOMI AI CONCITTADINI, A TUTTI GLI ORGANI D’INFORMAZIONE, ALLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E A QUANTI SONO IN PRIMA LINEA PER IL DIRITTO ALLA VITA, DICO DI ESSERE FORTEMENTE COMPATTI E DI NON FARCI INFLUENZARE DALLA DISINFORMAZIONE E DALLE MINACCE. BATTIAMOCI TUTTI INSIEME PER IL RISORGIMENTO DI TARANTO.

PROF. LUIGI GIANCIPOLI

SOSTENITORE DEL REFERENDUM

C’è da uscire gli attributi!


Per l’articolo cliccare qui: http://beppegrillotaranto.files.wordpress.com/2009/12/bottiglioneattributi.pdf

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