La deriva inceneritorista di LEGAMBIENTE di Agostino Di Ciaula

In merito ad uno degli ultimi comunicati stampa di Legambiente che ci riguarda da vicino per via dell’insistenza sul territorio della Cementir che usufruirà dell’ennesimo decreto assassino, ci fa piacere condividere il commento di Agostino Di Ciaula che punto punto commenta il comunicato stampa. Condividiamo i contenuti da lui espressi e ci sentiamo indignati per l’ennesimo scempio.

Il decreto sulla combustione dei rifiuti nei cementifici è stato bocciato ieri dalla commissione ambiente alla Camera, grazie alla sensibilità di alcuni parlamentari adeguatamente informati sull’argomento.

Che l’abbia presa male Clini (ha minacciato oggi di fare immediatamente un decreto, come dichiarato quihttp://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2013/02/12/Clini-combustibili-cementifici-contro-emergenza-rifiuti_8235791.html) è comprensibile. Che l’abbia presa male Legambiente è cosa difficile da digerire.

 

Eppure la storia si ripete. Alcuni anni fa Legambiente si schierò a spada tratta a favore delle centrali termoelettriche alimentate a metano, favorendo il folle tsunami energetico originato nel nostro Paese dal famigerato “decreto sblocca-centrali” del governo Berlusconi e ignorando le conseguenze economiche, energetiche e sanitarie di tale orientamento. A Legambiente quella tendenza piaceva tanto da acquisire pacchetti azionari di società partecipate, che la rendono ancora oggi uno dei più fedeli partner di Sorgenia, azienda leader nel settore.

 

Oggi Legambiente si schiera con convinzione a sostegno del decreto legge di Clini (finalizzato a consentire una estrema facilitazione dell’iter necessario per bruciare rifiuti nei cementifici), critica la posizione di contrarietà espressa da ISDE Italia e da numerosi gruppi ambientalisti a livello nazionale e divulga un comunicato a firma del suo Direttore Generale e del suo Vicepresidente (http://www.legambienterivierabrenta.org/rifiuti-nei-cementifici-2/), che è interessante esaminare punto per punto:

 

comunicato Legambiente:

“Bruciare CSS nei cementifici:

- di per sé non peggiora le emissioni inquinanti. Al contrario impone a questi impianti limiti di legge piu’ restrittivi e quindi l’utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento. I combustibili “tradizionali” dei cementifici (come il petcoke o il polverino di carbone) sono porcherie ben peggiori del CSS. E purtroppo in base alla normativa vigente un cementificio che brucia questi combustibili tradizionali può emettere inquinanti in atmosfera entro limiti di legge molto più permissivi (quali sono quelli previsti per gli impianti industriali in generale), mentre quando bruciano anche il CSS quei limiti di emissione diventano più restrittivi, in quanto per essere autorizzati ad operare col combustibile da rifiuti gli impianti vengono assimilati ad inceneritori (tanto per fare un esempio secondo la legge vigente un impianto industriale in generale puo’ emettere diossine fino a 10mila nanogrammi per metro cubo, mentre per un inceneritore il limite e’ di 0,1 nanogrammi per m3. Se un cementificio e’ autorizzato a bruciare anche CSS, deve rispettare il limite di 0,1 per le diossine e questo impone un radicale miglioramento dell’impianto e di conseguenza delle sue emissioni) (lo stesso vale anche per metalli pesanti e altri microinquinanti);”

 

considerazioni:

È vero che i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti. Il problema è che lo sono con o senza l’uso dei rifiuti come combustibile e “assomigliare” agli inceneritori non è un vantaggio.  Il d.lgs. proposto non avrebbe variato, in merito ai limiti di emissione, la NORMATIVA GIA’ ESISTENTE, che prevede nel caso dei cementifici-inceneritori, per gli inquinanti gassosi limiti da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori, e per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) gli stessi limiti degli inceneritori “classici”. La differenza SOSTANZIALE è che il D.Lgs avrebbe semplificato enormemente gli iter autorizzativi per la combustione di rifiuti in questi impianti, con normativa sulle emissioni invariata. Le emissioni di inquinanti gassosi da parte dei cementifici-inceneritori sarebbero rimaste molto più alte di quelle degli inceneritori. Nel caso dei microinquinanti (metalli pesanti e diossine), a parità di concentrazioni nei fumi, i cementifici-inceneritori emettono volumi di fumi enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. Poiché la quantità assoluta di diossine e metalli pesanti è proporzionale sia alla quantità di rifiuti bruciati che al volume di fumi emessi, i cementifici-inceneritori, pur rispettando la parità di concentrazione espressa dai limiti di legge, emettono quantità assolute di microinquinanti (non biodegradabili e persistenti nell’ambiente) enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. L’incenerimento di rifiuti varia inoltre la tipologia emissiva dei cementifici, creando in particolare criticità aggiuntive soprattutto per i metalli pesanti (principalmente piombo, arsenico, mercurio).

Se l’obiettivo reale fosse stato quello di ridurre le emissioni inquinanti dei cementifici, sarebbe stato opportuno che Legambiente avesse proposto, in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di miglioramenti tecnologici e limiti produttivi ed emissivi in grado di garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ai residenti in prossimità di cementifici, con o senza co-combustione di rifiuti.

 

comunicato Legambiente:

- rende i cementifici piu’ controllati. I cementifici quando bruciano CSS sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibli tradizionali);

 

considerazioni:

La normativa per gli impianti di combustione di rifiuti (che siano inceneritori, cementifici o altro) prevede al massimo controlli quadrimestrali delle emissioni di diossine. Questi, a differenza del monitoraggio in continuo (che né la vecchia normativa né il d.lgs. in oggetto impongono) sottostimano fortemente le emissioni di diossine da parte di questi impianti. Anche quantità estremamente piccole di diossine sono pericolose per la salute umana, in quanto queste sostanze sono non biodegradabili e accumulabili nei tessuti umani e nei vegetali, con un tempo di dimezzamento che può superare il secolo.

Anche in questo caso sarebbe stata auspicabile una variazione della normativa vigente per i cementifici (a prescindere dalla possibilità di bruciarci rifiuti), con la previsione di monitoraggi in continuo e di periodici campionamenti su materiali biologici nei territori limitrofi a questi impianti.

 

comunicato Legambiente:

- a parità di risultati, bruciare CSS in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso infatti il css sostituisce un (pessimo) combustibile fossile che comunque verrebbe impiegato per la fabbricazione di cemento, nel secondo caso invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo

per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore inutilizzabile: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero

energetico, specie nei paesi caldi;

 

considerazioni:

Bruciare i rifiuti non è MAI “meglio”, sotto nessun profilo. Se si vogliono salvaguardare sostenibilità, salute, ambiente e “buone pratiche”, i rifiuti non vanno bruciati.

Detto questo, considerata la maggiore “libertà” emissiva di inquinanti gassosi dei cementifici-inceneritori, un cementificio che brucia rifiuti produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i dati  del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a oltre 21 milioni di tonnellate/anno. Basta un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono per gli imprenditori del cemento economicamente molto più vantaggiosi dei combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo all’aumento della produzione. Tale affermazione è dimostrabile con il confronto di emissioni tra gli impianti con o senza co-combustione di rifiuti che sono già operativi nel nostro paese.

 

comunicato Legambiente:

- e in ultimo, ma non per importanza (anzi è il contrario!), può evitare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Questa opzione di recupero energetico può essere utilizzata in modo temporaneo e in alternativa alla realizzazione di impianti dedicati di incenerimento da costruire ex novo (che invece, una volta realizzati, soprattutto se sovradimensionati, funzioneranno a pieno regime per almeno 15-20 anni vanficando ogni scenario di aumento del riciclaggio da raccolta differenziata, anche oltre il 65% previsto dalla legge, e di sviluppo delle politiche di prevenzione, ancora oggi ampiamente disattese).

E infatti, non a caso, questa opzione e’ da sempre osteggiata dalle aziende che costruiscono e gestiscono inceneritori.

Se c’è un aspetto negativo nell’impiego di CSS nei cementifici, è legato alle quantità in gioco: purtroppo (o meglio per fortuna) di cementifici non ce n’è abbastanza per bruciare tutto ciò che

oggi finisce in inceneritore o, peggio, in discariche per rifiuti. Quindi, i cementifici non sono la soluzione definitiva del problema rifiuti: per quello occorrono efficienti politiche di riduzione prima e di raccolta differenziata e riciclaggio poi. In ogni caso se servissero a chiudere qualche inceneritore o a non aprire qualche discarica in giro per l’Italia, non è un risultato disprezzabile. Anzi.

 

considerazioni:

Di cementifici “ce n’è abbastanza” eccome, perché l’Italia ha il maggior numero di cementifici in Europa. Inoltre, come ampiamente dimostrato, la combustione di rifiuti “per se” rappresenta un enorme disincentivo alle “buone pratiche” (riduzione, riuso, riciclo, riduzione della produzione dei rifiuti). L’Italia è, ad oggi, il terzo paese europeo per numero di inceneritori operativi. Il D. Lgs. in oggetto avrebbe di fatto raddoppiato la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive europee, che chiedono agli Stati membri l’abbandono dell’incenerimento nel prossimo decennio.

 

Mi auguro che la storia, la tradizione e la cultura ambientalista che Legambiente rappresenta nel nostro Paese la inducano a rivedere, magari sotto la spinta dei tanti associati, il suo concetto di sostenibilità e a correggere pericolose derive verso il potenziale vantaggio del bene privato rispetto all’interesse pubblico. Agevolare le lobby dei rifiuti e del cemento non aiuta né le buone pratiche né le condizioni ambientali e sanitarie dei territori limitrofi agli impianti di incenerimento.

La guerra contro l’incenerimento dei rifiuti non è finita. Legambiente decida da che parte stare.

 

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento:

una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

 

Comunicato stampa, 30 Gennaio 2013

 

Quanta fretta, ma dove corrono?

Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l’iter di approvazione dello “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”.

Il decreto – come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it – ha avuto, il 16 Gennaio scorso,  parere favorevole della 13° commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata appena due giorni lavorativi.

Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”.

Per questo, in vista del prossimo 11 Febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all’attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione “Comuni virtuosi”, Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, “Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali”, Associazione “Verso rifiuti zero”, Zero Waste Italy, Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato “Lasciateci respirare” di Monselice (Pd), “E noi?” di Monselice (Pd), Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all’Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole.

Non è vero che produciamo sempre più rifiuti!

Perché quella che consideriamo l’istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con la “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. I dati in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa impostazione. L’Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore.

Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?

A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all’applicazione del decreto: “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi”. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d’iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare  d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!

Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate.

Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati).

E infine: come mai ci serve più cemento?

Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un’analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l’iter d’approvazione del ddl promosso dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo.

 

Contatti e ufficio stampa:

Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130 
Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)

Comunicato Stampa: I rifiuti non si bruciano, si riciclano!

La Regione, ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale all’ Impianto di stoccaggio e incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da 8.500 tonellate/annue in contrada Santa Chiara, zona che si colloca nel mezzo delle attività industriali a poche migliaia di metri dal quartiere Tamburi.

Ci preme sottolineare che esistono già altri inceneritori operativi sul territorio tarantino, e questi hanno tutti il benestare regionale; l’inceneritore di Massafra di proprietà della società Appia Energy, del gruppo Marcegaglia, alimentata da una quantità di CDR e Agrocombustibili pari a  100.000 t/anno, avviato nel 2002 e autorizzato il 18-01-2008 (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) che attualmente sta richiedendo l’AIA e la compatibilità ambientale per il raddoppio di una nuova lineaper bruciare una quantità di rifiuti speciali pari ad altri 100.000 tonnelate/anno (Bol. n. 24 del 16-02-2012 Regione Puglia); l’inceneritore di Taranto, proprietà AMIU SpA, società a intero capitaledel Comune di Taranto ma che al pari di ogni SpA persegue le finalità di dividere gli utili a fine anno, per cui il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia (Vendola) ha rilasciato l’autorizzazione definitiva all’esercizio (Decreto n.l24/CD/R del 22 maggio 2006) con capacità autorizzata a 102.000t/a (Rapporto Rifiuti 2011 Ispra) il nuovo cementificio della Cementir Holding, gruppo Caltagirone, con l’autorizzazione a bruciare CDR fino a un quantitativo di 51.500tonnellate/anno (Bol. n. 175 del 10-11-2011 Regione Puglia) Tutto ciò a fronte di una produzione totale dei Rifiuti Urbani dell’intera provincia di circa 326.000tonnellate di rifiuti annui (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra).

I conti non tornano per cui ci apprestiamo ad avere impianti con capacità di bruciare molti più “rifiuti” rispetto a quanti ne producano i cittadini della provincia. Sarà forse per questo che la raccolta differenziata è a percentuali imbarazzanti e ben al di sotto del 15% (Dati raccolta R.S.U. per ATO – Anno 2011 )? Sarà forse per questo che la produzione pro-capite di rifiuti è di 563 kg/annue a cittadino (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) e non vi è nessuna iniziativa amministrativa votata alla diminuzione a monte della produzione dei rifiuti così come ci impongono le direttive quadro Europee? Va da se che se meno rifiuti si producono, più si differenzia, si ricicla e si recupera e quindi meno rifiuti sono diretti allo smaltimento in inceneritori e discariche. Ma a Taranto l’amministrazione comunale, provinciale e regionale sembra che vogliano relegare questo territorio a smaltimento perpetuo dando precedenza all’incenerimento e al conferimento in discarica; non dimentichiamo che in questa “terra jonica” vi sono anche le 3 discariche di rifiuti speciali a Statte, Lizzano e Grottaglie e quella di rifiuti speciali pericolosi all’interno dell’Ilva. I rifiuti di chi dobbiamo ancora accogliere? In questo scenario preoccupante dove sembra che non vengono considerate la somma degli impatti totali delle fonti di emissione, ci si aspetterebbe molto dagli enti locali, a maggior ragione quando ci professa come “ecologisti” e sensibili ai “problemi ambientali”. Il Comune e la Provincia dovevano (perchè il loro parere è stato richesto più volte) e potevano dare un segnale politico forte ma non avendo effettuato nessuna osservazione, ne tantomeno opposizione a tale progetto, l’iter è andato avanti comunque: Come mai questa “svista” da parte degli Enti Locali? Semplice negligenza? Incapacità di fare delle osservazioni al progetto?, Mancato coraggio nel difendere un territorio già devastato dalla miopia politica e dagli interessi privati o cosa altro?

Per questo i cittadini del Meetup “Amici di Beppe Grillo Taranto” accolgono e rilanciano la proposta di Peacelink di “concentrarel’intelligenza e l’indignazione collettiva della cittadinanza” a fare opposizione al rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Come da anni sosteniamo, al pari dei cittadini e associazioni consapevoli di Taranto tramite incontri, promuovendo convegni e diffondendo informazioni, la Strategia Rifiuti Zero deve essere perseguita in ogni settore che coinvolga la produzione di rifiuti. E’ il momento di dire basta “al destino di pattumiera” a cui ci hanno relegato le amministrazioni dell’ultimo ventennio. Il “presente” deve lavorare per pianificare il riciclo totale!!!

Taranto 24 febbraio 2012

“Meet Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto”

amicidibeppegrillotaranto@gmail.com

La pazienza è terminata da parecchio

Dear Ippazio,
il tempo passa e le cose si rimandano, o si fà finta di non sapere e di non avere il “Potere” di intervenire.
Ma quel “Potere” è anche e soprattutto un DOVERE!
Intanto tutti quanti possiamo, giorno dopo giorno, vedere nella sua inerzia un non so che di astratto, a volte vile, a volte vergognoso.
Si ricordi quello che disse prima della sua elezione, si ricordi le promesse sulla TUTELA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE.
Abbia, sia pure solo per qualche giorno, un moto di orgoglio.
Ne abbiamo tanto bisogno.

Sindaco, non perda tempo

Risarcimento 2005: perché la richiesta non è ancora stata presentata?
Risarcimento 2010: Provincia e Comune, dobbiamo aspettare l’ultimo minuto?

Lo scorso 18 maggio il Consiglio Comunale approvò un ordine del giorno con il quale obbligava il Sindaco a presentare la richiesta di risarcimento all’Ilva, a nome della città, in virtù della condanna del 2005. Il tutto, ovviamente, entro i termini di prescrizione che scadranno il prossimo 23 ottobre. Da diverse settimane, stando a fonti ben informate, l’intero carteggio è stato predisposto dall’ufficio legale del Comune e servito sulla scrivania del primo cittadino. Cosa impedisca a Stefàno di apporre quell’ultima firma, però, non è dato saperlo. Il timore di qualche consigliere comunale è che, ancora una volta, da Palazzo di Città si voglia prendere tempo. La legge prevede, infatti, che basta una semplice lettera del Sindaco per interrompere i termini prescrittivi della sentenza. Una iniziativa di questo genere, ad esempio il 22 ottobre, permetterebbe un ulteriore rinvio della presentazione ufficiale della richiesta di risarcimento. Un provvedimento, però, che mal si concilierebbe con i vincoli imposti dall’ordine del giorno del Consiglio. Qualsiasi consigliere, per intenderci, il giorno dopo potrebbe recarsi in Procura e presentare un esposto per omissione di atti d’ufficio. Quello che probabilmente, a Palazzo di Città, non hanno ancora compreso, è che non si tratta di un atto dell’amministrazione e, dunque, soggetto a possibili rivisitazioni. Il ruolo discriminante del primo cittadino, in questo caso, è pressoché nullo. Si tratta, semplicemente, di dare seguito a quanto il Consiglio, in nome dei cittadini, impone. L’auspicio è che entro ottobre, non solo il Comune abbia presentato ogni atto relativo alla sentenza del 2005, ma abbia in mano anche quello relativo alla recente sentenza sulla cokeria. Pur essendo stato dichiarato prescritto il reato in sede penale, sul piano civile c’è tanto ancora da dire. Entro cinque anni, infatti, sia Comune che Provincia possono inserirsi nel processo chiedendo il relativo risarcimento economico. O forse anche in questo caso intendono aspettare quattro anni e sei mesi prima di istruire la pratica? Il tempo è denaro e non va sprecato.

Gianluca Coviello
g.coviello@tarantoggi.it

GLI INCENERITORI COME L’ETERNIT

Come con l’eternit, ci accorgeremo troppo tardi che gli inceneritori sono devastanti

L’eternit, materiale composito di amianto e cemento brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek, ha una storia lunga e tribolata. Salutato coma la scoperta del secolo, venne via via impiegato in ampi settori produttivi ed in particolare per le tubature degli acquedotti, come lastre di copertura dei tetti, o addirittura nel design, per una sedia da spiaggia.

Negli anni ’60 la scoperta che le fibre di amianto provocano il cancro.
Nonostante ciò, la produzione proseguì fino agli anni ’80, anche per le colpevole pressione delle industrie, affamate di profitti e disinteressate alla salute dei lavoratori.
In Italia, a Casale Monferrato, la produzione è proseguita fino al 1986, a Broni addirittura fino al 1992.
Il caso è emblematico.
La conclamata pericolosità di una sostanza non servì a bloccarne la produzione e ci vollero trent’anni per arrivare ad uno stop definitivo. Ora i processi, le opere di bonifica con costi elevatissimi, le morti che arriveranno a migliaia, in Italia in particolare nella zona di Casale Monferrato.

Il caso eternit assomiglia alla querelle sugli inceneritori.
Fanno male o no?
Sui vecchi impianti ormai nessuno mette dubbio sugli enormi danni sanitari provocati
Ora ci si affida alla tecnologia e alla mancanza di dati epidemiologici (malattie) per affermare che gli inceneritori di nuova generazione sono sicuri.
Il dubbio, purtroppo rimane.
Se un processo come quello di bruciare i rifiuti produce sostanze cancerogene molto pericolose, non è attraverso la tecnologia che possiamo impedirne la formazione, anzi. E’ il processo in sé a produrre queste sostanze. Bruciando rifiuti semplicemente ne cambiamo lo stato, li trasformiamo, disgregando le molecole che li compongono e immettendo in atmosfera i nuovi composti. Partiamo da una materia molto eterogenea, composta da una serie lunghissima di sostanze che bruciate insieme in un grande calderone crea nuove molecole, molto più pericolose delle sostanze introdotte a monte dell’impianto.

Ecco che gli inceneritori devono prevedere imponenti sistemi di filtrazione per cercare di bloccare a camino l’emissione di sostanze tossiche. Filtri che la pratica ha dimostrato di scarsa efficacia specie nel tempo. Filtri costosissimi che spesso non vengono sostituiti e la cui efficacia è molto limitata nel tempo.
Questi filtri, vista la mole di emissioni, si intasano ogni 2-3 secondi e un apposito soffio di aria compressa deve essere emesso in continuazione per recuperarne l’efficienza.
I nuovi impianti poi bruciano a temperature molto elevate nel tentativo di scongiurare la produzione di diossine e tenendo alte le temperature diminuisce la grandezza delle particelle emesse fino al punto da “passare” liberamente nelle maglie troppo larghe dei filtri stessi.

Un sistema sbagliato in fase di progettazione: bruciare non significa distruggere.
Quanto dovremo aspettare ancora per cambiare strada?
Si dice che gli inceneritori ci regaleranno l’indipendenza territoriale. Non è vero, visto che su una tonnellata di rifiuti bruciati si producono trecento chili di ceneri pesanti ricche, per modo di dire, di metalli pesanti, diossine, idrocarburi policiclici aromatici. Dove le mettiamo? Si propone di utilizzarli nei cementifici e mischiarle con il cemento. Vogliamo forse costruire case malate nelle loro stesse componenti di base, i mattoni? Che pazzia.
Mischiare le ceneri ad altre sostanze e poi utilizzarle nelle costruzioni porta semplicemente a zonzo il problema. C’è infatti il problema della lisciviazione che porta a far disciogliere le sostanze aggregate a parti solide che vengono poi liberate in ambiente.
Oggi che ci sono sistemi alternativi all’incenerimento per la gestione dei rifiuti ha ancora senso perseguire la strada dell’incenerimento?
Efficaci, meno costosi, ma soprattutto non dannosi per l’uomo e per l’ambiente, i sistemi di trattamento meccanico a freddo stanno prendendo piede anche in Italia.
Insistere nell’errore degli inceneritori fa ricordare la storia dell’eternit.
A forza di negare il rischio abbiamo prodotto una catastrofe umanitaria che ci accompagnerà nei prossimi decenni.

http://www.unonotizie.it/9546-gli-inceneritori-come-l-eternit-come-con-l-eternit-ci-accorgeremo-troppo-tardi-che-gli-inceneritori-sono-devastanti.php

Inceneritore in avaria: ma non era un gioiellino di ultima generazione?!?

L’incenerimento dei rifiuti dimostra una volta di più, se mai fosse stato necessario, di essere una tecnologia obsoleta e non sicura di smaltimento dei rifiuti. Anche se di ultima generazione, anche se rimesso a nuovo, anche se osannato da tutti, il nuovo “fantastico” inceneritore inaugurato giorno 9 Aprile a Statte, è in avaria! Che sia la volontà divina di illuminare i nostri amministrazione?

Grazie al Comitato per Taranto per l’articolo!

“Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto” da Agoravox

Di Giovanni Macchia

Le politiche ambientali (con alcune lodevoli eccezioni come quella del Consorzio Priula e delle recenti iniziative della Provincia di Roma) in Italia hanno due parole chiave (per usare un termine della Rete): ampliamento delle discariche e termovalorizzatori.

Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto
Parlare di piani per la raccolta differenziata ai nostri amministratori è come parlare al diavolo dell’acqua santa. Non parliamo poi di business derivato dalla differenziata: quello neanche si sa che cosa sia. L’ultima iniziativa in Provincia di Taranto è stata la riapertura del termovalorizzatore dell’Azienda Multiservizi e Igiene Urbana (AMIU) di Taranto. Tutti sanno che Taranto è la città più martoriata d’Europa per l’inquinamento ambientale: Peacelink ha stimato che a Taranto sia concentrato il 90,3% delle emissioni nazionali di diossina nazionale, interi allevamenti sono stati chiusi per la presenza di diossina negli animali.
 
In questo contesto, cosa fa l’AMIU? Apre un termovalorizzatore. Ricordo ai più che il termovalorizzatore brucia rifiuti (trattati precedentemente) per generare energia elettrica. Sembrerebbe l’uovo di Colombo, se non fosse per delle “piccolissime” controindicazioni. La prima è relativa ad una legge chimica che si studia da tanto tempo, la legge di Lavoisier, che recita così: “In natura nulla si crea o si distrugge, ma tutto si trasforma”. La chimica stabilisce, infatti, la legge della conservazione della massa tra reagenti e prodotti. Tutto ciò che si brucia, quindi, non scompare, ma è soltanto trasformato. In cosa, si potrà chiedere il lettore, può essere trasformato il composto prodotto dai rifiuti? In polveri sottili ed ultrasottili. Due parole che tranquillizzerebbero, se non fosse per i loro effetti nocivi sulla salute (cancro, problemi respiratori, mortalità cardiopolmonare solo per citarne alcuni) che sono documentati da un’abbondante letteratura scientifica (gli scettici possono trovare una bibliografia alla fine dell’articolo dove regna imperioso il convegno organizzato nel 2006 dall’ARPA Emilia-Romagna. Esiste addirittura una branca che si occupa delle nanopatologie, ovvero delle patologie da polveri ultrasottili).
 
Questi studi dovrebbero far riflettere qualsiasi amministrazione, che dovrebbe tentare di investire in un processo virtuoso di riuso dei rifiuti invece che accettare un termovalorizzatore. Invece no, a Taranto decidono di riaccenderlo. Non si pongono un obiettivo, magari ambizioso, di fare una differenziata vera e raggiungere o superare la fatidica soglia del 65% di differenziata. Non si pongono l’obiettivo di creare occupazione con la raccolta differenziata, come avviene da altre parti, anche sollecitando la ricerca universitaria e di alta tecnologia associata all’ambiente. Niente di tutto questo. Si preferisce bruciare i rifiuti.
 
E pensare che la Regione Puglia è Regione Obiettivo 1, ovvero ha soldi dall’unione Europea tramite i progetti POR. Perchè non tentare di fare un progetto serio, usando i finanziamenti a disposizione della Regione Puglia, per far partire una seria differenziata, come nel Consorzio Priula? Dopo questo spunto di riflessione, ecco l’elenco promesso degli articoli scientifici:

 
[1] FRANCHINI M. ed altri, “Health effects of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies”, Ann Ist Super Sanità 2004;40(1):101-115

[2] GATTI A., “Nanopathology, The role of micro and nano particles in biomaterial induced pathology”, Progetto Europeo QLRT-2002-147 presentato al convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[3] COLACCI A., “Effetti cellulari e molecolari indotti da particelle ultrafini”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[4] DI VIRGILIO F., “Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare” , Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[5] FORASTIERE F., “Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall’esposizioni a polveri ultrafini e nanoparticelle”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[6] OBERDÖRSTER G. ed altri, “Nanotoxicology: An Emerging Discipline Evolving from Studies of Ultrafine Particles”, Environmental Health Perspectives, volume 113, numero 7, Luglio 2005

Fonte: Agoravox

INCENERITORE DI PARMA : Stop per 6 mesi…..MA ERA UN PESCE D’APRILE!


Emilia Romagna, ultime notizie inceneritore Parma

Il presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli ha riunito d’urgenza la Giunta provinciale per comunicare l’intenzione di rivedere il PPGR (Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti) alla luce delle nuove possibilità di trattamento alternativo dei rifiuti.Il progetto dell’inceneritore viene sospeso per 6 mesi a partire dalla data di oggi per poter esaminare tutte le proposte sul campo.
Pare che il risultato delle recenti elezioni amministrative regionali con la crescita dei voti di protesta e di sostegno a favore del movimento 5 stelle abbia influenzato la inaspettata decisione.
La prima risposta di Enia sarà quella di fornire a tutte le famiglie un piccolo inceneritore domestico da inserire sotto il lavello di cucina per poter eliminare direttamente a casa i rifiuti.
I fumi, a detta dell’Ausl, possono essere convogliati nella canna fumaria condominiale visto il basso impatto dell’impianto. Si tratta di un prodotto americano coperto da brevetto internazionale già testato efficacemente nell’Haddock.
Per quanto riguarda le ceneri di risulta un apposito contenitore provvederà alla loro raccolta: una volta pieno il materiale potrà essere utilizzato come concime in giardino.
Al repentino capovolgimento di fronte sembra abbia giocato anche la grande pressione popolare.
In ambito comunale lo sconcerto pare evidente anche se prevale la presa d’atto e il guardare oltre, per costruire una alternativa efficace di migliore gestione dei rifiuti.

Fonte: http://www.unonotizie.it/9521-inceneritore-di-parma-stop-per-6-mesi-ultim-ora-bloccato-l-inceneritore-a-parma-e-il-peso-delle-elezioni-regionali-2010.php

Si parla di inceneritore casalingo…Speriamo davvero non lo utilizzi nessuno perchè l’Asl può garantire ciò che vuole ma è un fatto che il processo di bruciatura in sè non produce aria pura…Se poi in quello che si brucia c’è il cloro si crea diossina…Non scherziamo! Spero la gente aumenti al massimo la differenziata per non bruciare nulla e non far riattiavare l’inceneritore. E’ un’occasione per i cittadini per bandire in toto l’incenerimento!!!!

EDIT DEL 7 APRILE 2010: Questo articolo era un pesce d’Aprile(la parte sull’inceneritore casalingo era assurda in effetti….) Qui la conferma: http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/04/01/news/l_inceneritore_non_si_fa_pi_ma_soltanto_un_pesce_d_aprile-3075977/

Ecco come si chiude il ciclo dei rifiuti a Taranto…

Cosa trovano i tarantini nell’uovo di Pasqua post elettorale? La riattivazione dell’inceneritore da parte dell’Amiu! Ecco come si chiude il ciclo dei “rifiuti”, che sono in realtà risorse preziose da non bruciare, in questa città! Nonostante le osservazioni presentate da parte nostra lo scorso Luglio(Le trovate qui: http://www.scribd.com/doc/17588650/Osservazioni-PPGRU-) non è stata presa in considerazione la possibilità di dare il via alla Strategia Rifiuti Zero investendo su un centro di riciclo Modello Vedelago che avrebbe dato respiro a questa città in tutti i sensi: a livello ambientale e a livello lavorativo(il rapporto dei lavoratori impiegati è di 1:30 a favore dei centri di riciclo…) Andremo a fondo di questa questione perchè è una scelta scellerata e assolutamente non nell’interesse dei cittadini che già tanto patiscono per via della grande industria. Ci si lamenta della bassa percentuale di raccolta differenziata? Certo! Finchè si porta avanti quella domiciliare con piccoli cassoni multi-materialesotto palazzi di 10 piani accanto a cassonetti per l’indifferenziata i cittadini non sono invogliati a farla(senza contare che in un paese civile se io ti dò plastica da vendere tu mi devi quantomeno abbassare la TARSU, cosa che qui non avviene) Inoltre una campagna informativa sulle Buone Pratiche sarebbe assolutamente essenziale per aumentare questa percentuale. Dell’inceneritore non avremmo alcun bisogno!!!
Questa scelta è l’ennesimo sopruso perpetrato ai danni di una cittadinanza stanca, malata e avvilita!!!
Stigmatizziamo anche l’utilizzo, da parte del giornale, della parola Termovalorizzatore. La Comunità Europea ha ritenuto inesistente tale termine, multando l’Italia per averlo utilizzato in più occasioni. I termovalorizzatori infatti non esistono ma in Italia si gioca sul principio di funzionamento di alcuni tipi di inceneritori che recuperano parte del calore prodotto dalla bruciatura sotto forma di energia. Il problema è che per creare quel minimo calore è necessaria molta più energia di quella che si recupera e quindi il conteggio, alla fine, è sempre in passivo!!! Non si valorizza assolutamente niente! Si sprecano solo risorse!

Un grazie a Daniela Spera per averci fornito il pdf dell’articolo.

La regione Veneto dice no,con voto trasversale ,alla costruzione di due inceneritori

Dal Blog di Beppe Grillo:

Qualunque cittadino informato vorrebbe l’immediata chiusura degli inceneritori. Per almeno due ragioni: provocano tumori e sono antieconomici, finanziati dalla bolletta Enel con il Cip6. Paghiamo persino per morire. La Regione Veneto ha bloccato in modo definitivo la costruzione di due inceneritori. Ora bisogna smantellare gli altri!

TREVISO INCENERITORI

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