Referendum : Il Comitato “Taranto Futura” ricorre al T.A.R.

Questa mattina  il Comitato “Taranto Futura”  ha presentato al T.A.R. di Lecce il ricorso contro il Regolamento Comunale sui referendum.

Di seguito il testo del ricorso :

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA PUGLIA

– SEZIONE DI LECCE-

RICORSO PER
Il Comitato cittadino Referendario per la tutela della salute e del lavoro “TARANTO FUTURA”, in persona del coordinatore Avv.. Nicola Russo, che agisce anche in qualità di cittadino di Taranto, procuratore di sé stesso, elettivamente domiciliato presso la Segreteria del Tar adito.
CONTRO
il Comune di Taranto, in persona del Sindaco in carica
PER L’ANNULLAMENTO
in parte qua, PREVIA SOSPENSIVA, della delibera del Consiglio Comunale di Taranto n. 10 del 6 febbraio 2009, di approvazione del Regolamento comunale di disciplina dell’Istituto del Referendum Consultivo in materia ambientale ,e di ogni atto presupposto, connesso e conseguenziale, anche non conosciuto-
premesso
– che in data 13.12.2007, Il Comitato ricorrente notificava al Comune di Taranto atto di diffida per l’attivazione e conclusione di un procedimento referendario su temi di carattere ambientale, per la tutela della salute dei cittadini di Taranto;
che, decorsi novanta giorni dal suddetto atto di diffida, il Comune di Taranto non provvedeva ad approvare il Regolamento per il referendum consultivo, tanto da costringere il comitato a ricorrere al Tar, il quale, con sentenza n. 2671/08 del 24 settembre 2008, intimava all’Ente di adempiere ovvero di provvedere all’approvazione- entro 90 giorni dalla comunicazione/notifica della sentenza de qua -del Regolamento, per l’effettuazione del Referendum consultivo in materia di ambiente;
-che il Comune di Taranto solo in data 6 febbraio 2009 provvedeva ad approvare detto Regolamento, oggi impugnato;
che la Convezione di Aarhuus, ratificata in Italia con Legge 108/2001, al fine di favorire il rispetto del principio di rendicontazione e la trasparenza del processo decisionale, nonché al fine di garantire un maggior appoggio del Pubblico alle decisioni prese nell’ambito ambientale, ha invitato gli organi legislativi ad applicare i principi della stessa Convenzione, con accesso alla Giustizia “per contestare la legalità, circa il merito e la procedura di qualsiasi decisione, di qualsiasi atto… ovvero per contestare gli atti o le omissioni…di autorità pubbliche che ostacolino le disposizioni del diritto ambientale nazionale(art. 9);
che l’art. 8 della citata Convenzione di Aarhuus statuisce che Ogni Parte s’impegna a promuovere una partecipazione effettiva del pubblico ad uno stadio adeguato- e finchè le opzioni sono ancora aperte- durate la fase di elaborazione da parte delle autorità pubbliche delle disposizioni regolamentari e di altre norme giuridicamente vincolanti di applicazione generale che possono avere un effetto considerevole sull’ambiente.
A tale scopo è opportuno prendere le disposizioni seguenti:
a) stabilire dei termini per consentire una partecipazione effettiva; b) pubblicare un progetto di norme o mettere quest’ultimo a disposizione del pubblico in altri modi;                                                     c) fornire al pubblico la possibilità di formulare le proprie osservazioni, sia direttamente che attraverso l’intermediario di organi consultivi rappresentativi..”;
–  che l’art. 2, comma 4), della Convezione statuisce che “Il termine “pubblico” indica una o più persone fisiche o morali e, conformemente alla legislazione o al costume del paese, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi costituiti da queste persone”; mentre il comma 5 statuisce che “L’espressione “pubblico interessato” indica il pubblico che è coinvolto, o rischia di essere coinvolto, dalle decisioni prese in ambito ambientale oppure che ha un interesse da far valere nei confronti del processo decisionale…”:
– che l’art. 9 della citata Convenzione statuisce al comma 4 il diritto dei ricorrenti ad una procedura giudiziaria rapida “compresa una correzione per ingiunzione se necessaria”;
-che nel preambolo della delibera comunale impugnata si fa riferimento all’iniziativa del Comitato “Taranto Futura”, in materia di ambiente e tutela della salute;
-che la delibera di approvazione del Regolamento de quo è ingiusta ed illegittima, unitamente al Regolamento stesso, per i seguenti

M O T I V I
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 2 e 118 della Costituzione – Violazione dell’art. 8 del Decreto Legislativo 267/2000(Testo Unico degli Enti locali) – Violazione e falsa applicazione dell’art. 8 della Convenzione di Aarhuus, ratificata dalla Legge nr. 108/2001- Violazione e falsa applicazione dell’art. 7.8.9.10 e 11 della Legge 241/90 e dell’art. 60 dello Statuto comunale- Violazione e falsa applicazione dell’art. 45, 52 e 54 dello Statuto del Comune di Taranto Eccesso di potere per : ingiustizia manifesta- illogicità e irrazionalità manifesta- sviamento di potere- violazione e vizio del procedimento- contraddittorietà di provvedimenti-
L’art. 118, ultimo comma, della Costituzione statuisce che:” Stato, Regioni…Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
L’art. 8 del decreto legislativo 267/2000 statuisce che:” I Comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale…” 2. Nel procedimento relativo all’adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati …nell’osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.
3. Nello statuto devono essere previste …procedure….. dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame “.
Gli artt. 7,8,9,10 e 11 della Legge 241/1990 permettono ai soggetti interessati ovvero al “Pubblico” la possibilità di intervenire nel procedimento e nella decisione finale del provvedimento in questione, così come peraltro previsto dall’art. 8 della Convenzione di Aarhuus, come riportato in epigrafe, nonché previsto dall’art. 60 dello Statuto comunale.
Ebbene, il Comune di Taranto, non solo ha approvato il Regolamento per il referendum consultivo in materia ambientale dopo due anni dalla richiesta legittima del Comitato e dopo la sentenza (n. 2671/08) del Tar Lecce, tanto da costringere addirittura il Comitato a chiedere nelle more la nomina di un Commissario ad acta, ma, addirittura, nell’approvare il regolamento sul referendum consultivo de quo, come da delibera impugnata, ha illegittimamente, illogicamente ed ingiustamente disatteso le aspettative derivanti dalle leggi e dai motivi riportati in epigrafe, non facendo partecipare al procedimento (nonostante la richiesta) il Comitato ricorrente per la redazione del Regolamento sul referendum de quo (ed in genere), a fronte di palesi illegittimità riscontrate nel Regolamento stesso, come quelle di cui all’art. 3 e 8, atteso che proprio l’art. 3- punto 1, in cui è prevista la costituzione di comitati promotori dei cittadini pari al n. di 100 (art. 3),  si contraddice con quanto statuito al successivo art. 4 (che prevede la costituzione del Comitato promotore composto da n. 3 componenti); come l’illegittimità evidenziatasi in tutto l’art. 8, nel vietare il referendum “nell’anno in cui si svolgono elezioni amministrative” o in concomitanza di elezioni politiche nazionali, europee o referendarie di carattere nazionale o regionale”; e così come l’illegittimità determinata nel prevedere determinati periodi per la richiesta referendaria (dal 1° giugno al 31 ottobre, ecc.) – [ la legge n. 352/1970, sul Referendum di cui all’art. 75 della Costituzione, all’art. 31, statuisce che la richiesta per l’effettuazione della consultazione può essere fatta dal 1° Gennaio al 30 Settembre di ciascun anno], e l’illegittimità data dall’interruzione delle procedure al 31 Dicembre dell’anno solare antecedente a quello di scadenza della durata in carica del consiglio comunale, nonché l’illegittimità nel prevedere illogicamente e genericamente eventi o decisioni tali “da rendere inutile la consultazione popolare”.
Tutti precetti assolutamente non previsti dall’art. 8 del decreto legislativo 267/2000, in cui si afferma solamente al comma 4° che il referendum non si può tenere “IN COINCIDENZA” con operazioni provinciali, comunali e circoscrizionali” (per interpretare meglio la frase “in coincidenza”, si riporta quanto statuito dall’art. 2, comma 5, della legge n. 212/1956, in cui si evidenzia che “In caso di coincidenza di elezioni, la Giunta municipale provvederà a delimitare gli spazi distintamente per ciascuna elezione con le modalità previste nei commi precedenti”), oltre al fatto che possono essere previsti Referendum su richiesta di un adeguato numero di cittadini(in seguito, quindi, alla raccolta delle firme), senza alcuna imposizione sul numero dei componenti del Comitato promotore(addirittura, per il referendum previsto dall’art. 138 della Costituzione, la legge 352/1970 prevede la costituzione del comitato promotore in numero di dieci persone, per la raccolta di 500.000 firme).
Così come è illegittimo e manifestamente illogico ed ingiusto quanto statuito all’art. 5 del regolamento nel determinare la costituzione di un Comitato di Garanti eletto dal Consiglio comunale a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta, con candidature presentante dal Sindaco, dai Consiglieri comunali , ecc. e non anche dal Comitato promotore, se è vero come è vero che detto Comitato, una volta legalmente costituito, unitamente al Consiglio comunale contribuisce in posizione paritaria(senza alcuna supremazia da parte dell’Ente) all’attuazione dell’Ordinamento(vedi Cass., Sez. Unite, 28.10.1998, n. 10735; Cass., Sez. Unite, 6.6.1994, n. 5490).
Così come è altresì illegittimo quanto statuito all’art. 13 del Regolamento, che permette al Consiglio comunale di discostarsi dal risultato del Referendum, quando, invece, l’art. 52 dello Statuto comunale, al comma 4), prevede l’accoglimento del quesito sottoposto a Referendum una volta raggiunta la maggioranza assoluta dei votanti, mentre il comma 5) statuisce che “Entro 60 giorni dalla proclamazione dell’esito favorevole del Referendum la Giunta propone al Consiglio comunale una proposta di provvedimento riferito all’oggetto del referendum”. Proposta che, naturalmente, deve adeguarsi all’esito favorevole del referendum, a cui il Consiglio comunale deve attenersi nel rispetto dell’art. 2 della Costituzione(se è vero come è vero che la sovranità appartiene al Popolo) e dell’art. 118 C, se è vero come è vero che il Comuni devono favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
D’altra parte, non prevedere all’art. 16 del Regolamento( così come peraltro evidenziato nell’emendamento n. 5 dal Consigliere Laruccia, non approvato dal Consiglio comunale- vedi delibera impugnata) la possibilità per i cittadini di utilizzare i locali delle Circoscrizioni e delle strutture comunali per dibattere i quesiti referendari, comporta sicuramente la piena violazione dell’art. 45, 52 e 54 dello Statuto comunale, dell’ art. 118 della Costituzione e dell’art. 8 del decreto legislativo 267/2000, dato che detti articoli statuiscono da una parte l’obbligo del Comune e delle Circoscrizioni di individuare criteri e processi atti a valorizzare le forme associative e di partecipazione(artt. 45 e 54 Statuto com.), dall’altra l’obbligo del Comune di favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati(art. 118 C.).,nonché l’obbligo di valorizzare le libere forme associative, promovendo organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale(art. 8 Decr. L.vo 267/2000).
ISTANZA DI SOSPENSIONE

La illegittima approvazione del Regolamento sul Referendum consultivo con la delibera impugnata, riferita esclusivamente agli articoli sopra evidenziati, determina un grave ed irreparabile danno al Comitato ricorrente, il quale, nell’intento di svolgere il referendum nell’anno 2009( si badi bene, dopo aver atteso ben due anni dalla legittima richiesta, per ottenere poi giudizialmente il relativo Regolamento), non può procedere nei termini e modi – giusti e legittimi –  per presentare il quesito referendario in materia ambientale, per la tutela della salute dei cittadini, con conseguente raccolta delle firme ( per la quale sono richiesti 90 giorni- vedi art. 6 del regolamento) e valutazioni del caso da parte degli organi competenti, a fronte proprio delle palesi illegittimità amministrative ostruzionistiche perpetrate dal Comune di Taranto.
Di contro, la concessione della sospensione del provvedimento impugnato, limitatamente agli artt. 3 (primo punto), 5, 8, 13 e 16 (favorendo nel contempo l’utilizzo dei locali delle Circoscrizioni e del Comune per dibattere sui quesiti referendari) del Regolamento de quo, nei termini e modi evidenziati, permetterebbe al Comitato ricorrente ed ai cittadini (si tenga presente che al Comitato “Taranto Futura” hanno aderito ben 2000 cittadini) di iniziare – nell’immediatezza -ad effettuare le procedure referendarie previste, per poter successivamente addivenire in tempo alla consultazione nell’anno 2009 ovvero in un periodo legittimamente ammesso dalla legge, non coincidente con le elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali.
Lasciare, invece, ogni decisione al giudizio di merito, con evidente ulteriore prolungarsi dei tempi, porterebbe inevitabilmente la legittima e autonoma iniziativa dei cittadini, così come costituzionalmente tutelata (art. 118 Cost.), ad essere gravemente affievolita, in piena violazione del principio di effettività del ricorso e del giudizio rapido,così come previsto dalla Convenzione di Aarhuus (art. 9).
Ed è proprio nel rispetto del principio comunitario di effettività (a fronte della collocazione sistematica degli artt. 185 e 186 del Trattato CEE) che il Giudice nazionale è legittimato ad adottare (anche per la mancata procedura adottata dalla P.A.) provvedimenti d’urgenza nei confronti della Pubblica Amministrazione, liberandosi da canoni di cui all’art. 4 della legge 20.3.1865/2248 All. E, nel rispetto proprio del diritto comunitario da applicarsi nel caso di specie.
Va detto che in materie di misure cautelari (vedi la relazione del Consigliere di Stato dott. Claudio Contessa- allegata in atti), la Corte di Giustizia (sentenza Factortame- causa C-213/89) ha stabilito le modalità di tutela dei diritti di origine comunitaria (cioè tutela cautelare da parte del giudice nazionale dei diritti vantati dal singolo in forza di norme comunitarie (in questo caso la Convenzione di Aarhus) direttamente efficaci.
Afferma infatti la Corte di Giustizia nella citata sentenza che il giudice nazionale “chiamato a dirimere una controversia disciplinata dal diritto comunitario” deve potere “concedere provvedimenti provvisori allo scopo di garantire la piena efficacia della pronuncia giurisdizionale sull’esistenza dei diritti invocati in forza del diritto comunitario” disapplicando “la norma di diritto nazionale che sola osti alla concessione di provvedimenti provvisori”.
In altra sentenza( Unibet- C.432/05), la Corte di Giustizia Europea ha evidenziato che i criteri che il giudice nazionale deve eseguire per poter fornire questa misura cautelare “non devono essere meno favorevoli di quelli concernenti domande simili di natura interna e non rendano praticamente impossibile o eccessivamente difficile la tutela giurisdizionale provvisoria di tali diritti”.
Per di più, con la sentenza (Zuckerfabrik Suderdithmarschen – Cause riunite C-143/88 e C-92/89), la Corte di Giustizia ha ritenuto che i giudici debbono potere “concedere la sospensione dell’esecuzione di un provvedimento amministrativo nazionale adottato a stregua di un regolamento comunitario”, dal momento che “la tutela cautelare garantita dal diritto comunitario ai singoli dinanzi ai giudici nazionali non può variare a seconda che essi contestino la compatibilità delle norme nazionali con il diritto comunitario oppure la validità di norme del diritto comunitario derivato, vertendo la contestazione, in entrambi casi, sul diritto comunitario medesimo”.
P.Q.M.
Si chiede, previa sospensiva, l’annullamento, in parte qua, della delibera del Consiglio Comunale di Taranto n. 10 del 6 febbraio 2009, unitamente all’annullamento in parte qua dell’allegato Regolamento sul Referendum consultivo , di cui all’art. 52 dello Statuto comunale, limitatamente agli artt. 3, primo punto), 5, 8, 13 e 16 del Regolamento stesso, con richiesta di risarcimento del danno esistenziale nei confronti del Comune di Taranto, da liquidare equitativamente in € 30.000 in favore dei ricorrenti, o nella misura maggiore o minore che il Tribunale adito vorrà riconoscere, avendo l’Ente in questione impedito ai ricorrenti stessi di partecipare al procedimento per l’attuazione del Regolamento comunale sul referendum consultivo, così come previsto per legge ovvero dagli artt 7.8.9.10 e 11 della legge 241/90, art. 60 dello Statuto del Comune di Taranto e dall’art. 8 della Convenzione di Aarhuus, ratificata in Italia con legge n. 108/2001, in violazione anche di un diritto costituzionalmente garantito portato dall’art. 118 C., nell’aver l’Ente comunale impedito l’autonoma iniziativa dei cittadini (anche in violazione del principio della libertà di pensiero, di cui all’art. 21 C.) . Con condanna del Comune di Taranto al pagamento delle spese e competenze legali del presente giudizio.
Si produce: delibera del Consiglio Comunale di Taranto n. 10 del 6 febbraio 2009; sentenza Tar Lecce n. 2671/08; Convenzione di Aarhuus; relazione del Consigliere di Stato- dott. Claudio Contessa; Statuto Comune di Taranto; provvedimento nomina Commissario ad acta.
Contributo Unificato
Il contributo unificato non è dovuto ai sensi della Convenzione di Aahruus, ratificata in Italia con la legge n. 108/2001, attesa la materia ambientale trattata, nel rispetto del diritto di partecipazione del “Pubblico” all’emanazione di Regolamenti e norme che possono incidere in materia ambientale(art. 8 Convenzione di Aarhuus).
Taranto-Lecce, 19.2.2009
Avv. Nicola Russo
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