L’agenzia mi liquida con un SMS dopo 34 mesi di lavoro nell’Ilva

Lettera di un ex-dipendente Ilva assunto da un agenzia con contratto a tempo determinato. La terribile realtà che affrontano i dipendenti precari in genere e soprattutto all’Ilva di Taranto dove ogni giorno rischiano la vita per incidenti sul posto di lavoro e dove inalano polveri contenenti sostanze nocive per la salute. E mentre migliaia di operai vengono messi in cassa integrazione o licenziati, lo stabilimento continua ad inquinare la nostra terra, un danno che pagheranno anche le prossime generazioni. Ilva non è più sinonimo di posto fisso; è solo la rappresentazione di una scelta politica basata sull’industria, sbagliata e sconsiderata che per decenni ha segnato il destino di Taranto a morire lentamente. E’ ora di finire con questo scempio che regge su un ricatto occupazionale, è ora di proporre progetti alternativi ed eco-sostenibili. E’ una responsabilità delle amministrazioni, è una responsabilità di ogni cittadino di Taranto.
Divulgate questa storia perchè tutti possano capire quale realtà affrontano i precari nell’Ilva di Taranto.

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Lettera:
Ho ricevuto il seguente messaggio sul cellulare 01/apr/09; ore 2:11:
“Le comunichiamo che il contratto in scadenza cessa in data odierna 31/03/ 2009 Cordiali saluti GIGROUP”

Dopo 34 mesi di lavoro interinale l’agenzia mi liquida con un SMS dove mi balza subito agli occhi la parola “cessa”. Mi reco al loro ufficio e chiedo chiarimenti. Perché non mi avete telefonato, pensavo fosse un pesce d’aprile. Tutto vero, noi mandiamo il messaggio.
Ora che faccio? Li chiedo. Dobbiamo sperare che vi richiamano. Devo stare a casa con la speranza che mi richiamano?!

Al che vengo ignorato come un importuno. In quel momento ho capito che la legge Biagi stravolta da Maroni, non fa altro che dividere in due i diritti dai doveri. Nell’Ilva, dove sono stato somministrato, facevo il dovere, mentre per i diritti devo rivolgermi all’agenzia. Qui nasce una contraddizione perché le due entità, venutesi a creare, possono rimpallarsi la responsabilità a seconda della convenienza: l’agenzia non ha colpa se l’azienda non rinnova la richiesta mentre l’azienda non ha responsabilità perché noi “apparteniamo” all’agenzia.

Non mi resta che fare la domanda di disoccupazione: ordinaria o ridotta? Mi sbattono in faccia un modulo per la disoccupazione ridotta. Nei 34 mesi c’è stato un buco di 30 giorni fra un contratto e l’altro per evitare di essere assunto con contratto indeterminato e, nello stesso tempo, di non aver diritto alla disoccupazione ordinaria o speciale. Tutto calcolato per fottere i lavoratori.
Anche il bonus famiglia non mi tocca perché supero il reddito di qualche centinaio di euro. Tu guarda che sfortuna, sarà calcolato anche quello?

In questi 3 anni di lavoro il mio reparto ha raggiunto un “record” di produzione dietro l’altro grazie anche al mio lavoro. A loro il record, a me la disoccupazione… ridotta.
A noi interinali il premio di produzione ci è stato concesso solo dall’estate scorsa perché, in precedenza, non avevamo diritto essendo operai “esterni”. Ci hanno spiegato che il premio consisteva in circa 1 euro in più a ora. Urra, abbiamo gridato, e tutti a fare i conti, salvo poi scoprire, nel leggere le buste paghe, che le tasse erano aumentate conseguentemente e il “premio” se lo è incamerato lo Stato.

Proviamo una forte sensazione di sfruttamento. Sfruttati dall’azienda che ci ha trattati come animali col miraggio, “l’illusione” (parola usata dalla Uilm in riferimento alla regolarizzazione dei precari) dell’ambito contratto indeterminato. Sfruttati dall’agenzia che ci ha fatto la cresta sugli stipendi e chissà quanti soldi ha ricevuto “per ogni ora” del nostro lavoro.
Sfruttati dallo Stato che si è mangiato i nostri stipendi tartassati e adesso ci liquida con un “datevi da fare”
F. Masciullo

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