Comunicato stampa “ TARANTO FUTURA”

COMITATO CITTADINO PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DEL LAVORO


Non si può chiudere una fabbrica come si chiude la porta di casa” ; questo è il Vendola pensiero espresso qualche settimana fa in una convegno e ribadito in una conferenza molto movimentata l’altra sera nel salone degli specchi del comune. Perché lo citiamo? Perché come accade da un po di tempo siamo chiamati in causa come comitato promotore del referendum che si propone di chiedere ai cittadini di Taranto di esprimersi sull’argomento e decidere se vogliono che questo stabilimento da più parti  ritenuto il maggiore colpevole dell’inquinamento cittadino venga chiuso o almeno ridimensionato nella parte che emette più diossina e non solo. Abbiamo deciso di adoperare il mezzo più democratico che la legge ci mette a disposizione perché lo riteniamo la pietra angolare dove si poggiano i diritti degli abitanti della città riconosciuta come la più inquinata d’Europa, mezzo che dia voce a coloro che intendono liberarsi della presenza ingombrante di una industria che nella cultura dell’acciaio ha fissato l’ interesse del profitto, e di questo a dispetto della salute,  noto come diritto ineludibile  citato nell’atto costituzionale. Dopo questo necessario preambolo  siamo persuasi che le idee possano essere diverse da quelle citate all’inizio, espresse  da cotanto personaggio e che noi insieme a tanti altri contestiamo nel merito e nella sostanza. Paginate intere e fiumi d’inchiostro sono già versati e altri ne saranno impiegati per convincere, i più ignari e disinformati, che la chiusura dell’Ilva sarebbe una iattura per tante famiglie e la disoccupazione insieme alla povertà sarebbe per  tutti  il futuro dei più neri. Vorremmo a questo punto dare anche noi un’altra versione che si prospetterebbe in tale eventualità, ricordando che in due occasioni che vedeva l’Ilva protagonista di una decisione analoga, gli sfracelli prospettati non ci sono stati. Ci riferiamo ai due casi emblematici di Cornegliano in Liguria e Bagnoli in Campania.  Strano potrà sembrare, ma in ambedue la chiusura, peraltro richiesta legittimamente dalle popolazioni interessate, e per una dalla sezione di Legambiente regionale Ligure trovarono soluzioni soddisfacenti per tutti. A tuttoggi le operazioni di bonifica impegnano un cospicuo numero di occupati ancora per altri anni, come peraltro potrebbe essere necessario per la bonifica dell’area tarantina. Abbiamo sempre creduto che la volontà politica di trovare la soluzione, per esempio come per  il fallimento dell’Alitalia, ha avuto  l’impegno dello stato, e quand’anche fosse necessario per la chiusura dell’Ilva, crediamo di poterlo richiedere perché da cittadini di questa nazione non accettiamo di essere considerati di serie B, non per capriccio ma per il diritto sacrosanto, lo ribadiamo, alla salute. Se qualcuno, e non sono pochi chiedono in alternativa alla chiusura da noi richiesta, di costringere la proprietà ad impegnarsi a investire in quelle  soluzioni tecnologicamente avanzate, e noi aggiungiamo costose, per rendere gli impianti compatibili con l’ambiente , ci sembra di poter affermare che sono tentativi, se accettati, destinati ad essere proiettati con una scansione temporale di un futuro non certo prossimo, mentre la situazione richiede un impellente e urgente intervento risolutore. Infatti come comitato siamo stati costretti a ricorrere più volte alla magistratura amministrativa per vedere riconosciute le nostre richieste. Diversi accordi di programma sottoscritti, sentenze definitive passate in giudicato dalla corte di cassazione ( sez 3  n° 38936 del 24 ottobre 2005 con condanne per inquinamento atmosferico, dove è importante evidenziare, si affermava che agli imputati veniva sospesa la pena, subordinatamente  –però – alla eliminazione delle conseguenze dannose e pericolose dei reati entro due anni dal passaggio in giudicato della decisione” sono stati elusi e ci convincono che non possano essere rispettati a breve  dandoci la certezza della poco credibilità dell’interlocutore. Pertanto se si dovesse  ritornare a sottoscrivere altri accordi, siamo sicuri che potrebbero essere rispettati visti i precedenti ?  Per la diossina un primo intervento con l’impianto ad urea che a nostro avviso altro non è che un pannicello caldo, c’è voluta una legge regionale peraltro sostenuta proprio dal governatore Vendola con tutto l’impegno profuso e che oggi inspiegabilmente, se non rinnega, almeno, lo sostituisce con dichiarazioni più concilianti. Le varie dichiarazioni rilasciate dai dirigenti dei diversi sindacati, siamo persuasi nel riconoscerle come espressione del dovere, nel rispettare il ruolo che compete ai rappresentanti della classe operaia, come storicamente definita.  Ma a questi sarebbe da chiedere se sono convinti che un diritto alla salute sul posto di lavoro non sia rispettato e richiesto proprio a chi offre l’occupazione. E’ vero che anche in questo senso si muovono le loro istanze, ma secondo noi, non con la dovuta e riconosciuta esigenza di una certezza garantita. Non si può rischiare la vita per il lavoro e questo sappiamo che è un problema dibattuto al quale dare la priorità nelle trattative. Certamente non siamo noi quelli che possono consigliare ai sindacati quali sono gli argomenti oggetto d’attenzione, ma siamo invece attenti ad informare e non a disinformare proprio i lavoratori assicurandoli che abbiamo a cuore la loro salute e ad essi ci rivolgiamo perché comprendano che non intendiamo danneggiarli ma aiutarli e difenderli dalle  insidie alle quali sono sottoposti per tutte le ore che lavorano. Aiutateci proprio voi ad aiutarvi. Posti di lavoro non se ne perdono, sarebbe solo necessario il cambiare mansioni per la maggior parte degli attuali occupati che sarebbero adibiti a bonificare una immensa area .Per noi sarebbe una conquista che vorremmo  riconosciuta proprio da chi in questo momento crede in un pericolo di sopravvivenza per la propria famiglia.

Per il Comitato

Claudio Monteduro

12/novembre/2009

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Sono una persona concreta e decisa. Mi piace la scienze. Ho iniziato per piacere personale a creare oggetti fatti a mano e ora è una delle mie passioni e chissà che non posso diventare qualcosa di più. Sono creativa e desiderosa di fare, molto sensibile e generosa(a volte troppo) Faccio tutto con entusiasmo. Adoro viaggiare e il mare. Mi piace la musica, un po' tutta.

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