Il re dell’acciaio in un paese completamente arrugginito

Un articolo molto interessante che mostra un quadro chiaro di quella che e’ la situazione in cui versa la nostra citta’ e il nostro Paese…Mette in evidenza nella mani di chi e’ la nostra vita…DOVREBBE INVECE ESSERE NELLE NOSTRE!

Il gruppo fondato da Emilio Riva conquista altro tempo per la messa a norma degli impianti. La cecità delle istituzioni pubbliche lascia sbalorditi
di Luca Sansalone

Il gruppo Riva per i più distratti dirà poco o nulla. Il fondatore Emilio Riva è l’esempio vivente di chi ha costruito un impero, letteralmente d’acciaio. Alcuni dati: trentotto siti produttivi in tutto il mondo, un fatturato al 31 dicembre 2008 di oltre 11 miliardi di euro, un patrimonio netto di oltre 4 miliardi, una forza lavoro composta da 24 mila dipendenti e appalti garantiti per intere generazioni. Un impresa privata assolutamente unica nel suo genere, lontana dalla perversioni e dalle tentazioni dei mercati finanziari. Beneficiaria di non pochi aiuti statali e che non deve spartire nulla con nessuno.

Una cavalcata durata mezzo secolo quella del fondatore, trascorsa a conquistare giorno per giorno nuove fette di mercato e che hanno portato il proprio gruppo ai vertici assoluti della siderurgia mondiale.

Il racconto ha il sapore della favola, soprattutto per un uomo che è partito sostanzialmente da zero, un successo straordinario.

Il premio al merito, Emilio Riva l’ha conquistato insieme ad altri imprenditori quando è stato chiamato a “salvare” l’Alitalia dal tracollo attraverso l’operazione “fenice”. Un premio che l’ha portato a detenere il pacchetto azionario più rilevante. Una dismissione statale dubbia, costata in licenziamenti e soprattutto di uno scorporo dei capitoli di debito, sufficientemente emblematico. Le ceneri della “fenice”, definita “bad company”, ovvero l’insieme dei debiti della ex compagnia di bandiera, le hanno ingoiate gli italiani attraverso un ulteriore silente aggravio di debito pubblico. Nelle mani dei nuovi soci, solo ed esclusivamente il “sano” attivo.

Il fatto che il Gruppo Riva abbia raggiunto un successo planetario, è fuori di dubbio. Ciò che risulta inaccettabile è osservare un sostanziale esonero di responsabilità da parte della proprietà. A maggior ragione quando certi accadimenti, certe norme sulla sicurezza o certe informazioni scientifiche trascurate o taciute per decenni, oggi sono chiaramente regolamentate ed ineludibili. Al pari, anche le Istituzioni non possono continuare a tacere di fronte a certi scempi. L’amministrazione dei siti produttivi dell’Ilva presenti a Genova-Cornigliano e a Taranto, hanno superato abbondantemente quel confine entro il quale si distingue una saggia, compatibile e lungimirante gestione.

Diventa seriamente difficile contemplare nel Codice Etico Societario del Gruppo Riva, parole come:

· Tutela della persona

· Comportamento eticamente corretto e conforme alle norme di legge

· Protezione della salute e dell’ambiente

· Rispetto degli interessi di ogni interlocutore

· Lealtà

· Correttezza nei rapporti della pubblica amministrazione

L’osservazione nasce dal fatto che a Genova si utilizza l’olio di palma come combustibile per la centrale elettrica di produzione, che da un lato genera risparmio economico, ma pure annienta nel sud est asiatico i diritti di intere popolazioni.

A Taranto invece si fa spalluccia al referendum, faticato e sofferto per la chiusura parziale dell’area a caldo, responsabile di emissioni gravissime di diossina.

Allo stesso modo osservare il rigetto di certe responsabilità, verso chi solleva la questione delle morti, delle malformazioni natali, o delle morti massive di animali da allevamento a causa della diossina, è sinonimo si slealtà e scorrettezza, anzitutto morale.

Il Gruppo Riva ha le spalle sufficientemente grandi per riconvertire gli impianti nel giro di poco tempo. Mettere a norma, offrire condizioni lavorative sicure, manifestare una seria attenzione alle tematiche sociali ed ambientali, non sottrarranno l’azienda alla propria “mission” e soprattutto non incideranno sul conto economico aziendale. E’ un atto di civiltà, oltre che dovuto per legge. Questo dovrebbe valere, a maggior ragione, per chi è chiamato a rappresentare i cittadini presso le istituzioni, locali o nazionali che siano. Gli emendamenti approvati nel consiglio comunale di Taranto che modificano lo Statuto Comunale, solo per evitare che il referendum possa coincidere con le elezioni regionali, è stato un atto scorretto e vile nei confronti dell’intera comunità. Tutto ciò che può essere fatto con una maggioranza, non è detto che sia giusto farlo. Rimane la speranza del domani, affinché possa donarci una classe dirigente e politica all’altezza delle responsabilità collettive. Oggi l’acciaio riflette solo una ruggine che alimenta se stessa.

Fonte: http://www.newcitizenpress.com/LS009_ART42.htm

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Informazioni su letaizia

Sono una persona concreta e decisa. Mi piace la scienze. Ho iniziato per piacere personale a creare oggetti fatti a mano e ora è una delle mie passioni e chissà che non posso diventare qualcosa di più. Sono creativa e desiderosa di fare, molto sensibile e generosa(a volte troppo) Faccio tutto con entusiasmo. Adoro viaggiare e il mare. Mi piace la musica, un po' tutta.

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