Riflessioni: Lista dei cancerogeni noti Marzo 1981

Correva l’anno del Signore 1981, quando la Federazione provinciale CGIL-CISL-UIL di Milano, promuoveva otto corsi monotematici di 150 ore sul tema:
“Sostanze cancerogene e processi produttivi”.

Sono passati 29 anni da allora.

In Lombardia gli operai divennero consapevoli.

A Taranto, anziché farla diventare la Sesto San Giovanni del Sud, in 29 anni non creando alternative hanno fatto impoverire ed ammalare il territorio. Tanto da produrre il 93% della diossina nazionale, solo per citare l’inquinante tristemente famosa perché trovata negli alimenti e peggio ancora nelle pecore della Famiglia Fornaro, che aspetta ancora di essere risarcita.

Chi inquina NON paga.

Tanto che nemmeno i bambini possono andare a giocare per strada, nelle piccolissime aree di verde (?) rimaste nel quartiere più a ridosso della grande industria.

Ma i bambini questo non lo sanno, e nemmeno i loro genitori, se non fosse per il passaparola tra i più informati.

Mica con i manifesti o annunci nelle TV locali, quelli servono per la campagna elettorale.

Gli operai sulla carta fanno tutti i corsi di sicurezza previsti per legge, ma in pratica….la paura di perdere il posto di lavoro, e così grande, che monetizzano anche la loro stessa salute, ignorando che oltre quella dei loro compagni di lavoro, c’è quella dei loro figli e nipoti.

Un esempio su tutti un bambino di 13 anni con il tumore del fumatore incallito.

Ma una rondine non fa primavera.

La primavera di morte la fanno le persone che ogni anno scoprono di avere una malattia oncologica.
E sono tanti, ma tanti.

Le USL lo sanno, indifferentemente se c’è, o no il registro tumori.

E se questo succede ad un bambino di soli 13 anni, immaginiamoci cosa succede agli operai che lavorano nella grande industria.

Il rischio oncologico di chi vive in un territorio ad alto rischio ambientale, è certamente molto più alto di chi vive in un territorio non ammorbato da un’industria siderurgica, un cementificio, una raffineria, e due inceneritori, senza dimenticare le discariche legali e a cielo aperto.

Le nanoparticelle dei microinquinanti non distinguono l’operaio, dalla casalinga, il bambino da un adulto, il politico, da un operatore ecologico.

Entrano nel sangue, si depositano nei nostri organi, e nessuno può prevedere dove finiranno.

Prima o poi ti compare una cisti, una macchia sulla pelle, o semplicemente ti cresce vicino ad un organo interno al nostro corpo come la bile, lo stomaco, il fegato, i polmoni. Ma non li vedi, non ti danno fastidio, fino al giorno che vai dal medico di famiglia, a farti controllare e si accorge che c’è qualcosa che non va nel tuo raffreddore, bruciore di stomaco, mal di testa continuo, il sangue nelle feci, nelle urine, o sputi sangue quando tossisci.

Il DPR 23 aprile 1998 “Approvazione del piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Taranto” ha definito questa città “area ad elevato rischio di crisi ambientale”.

Dall’esame dei dati sulla mortalità per neoplasie riportati nel Bollettino epidemiologico della ASL TA/1 (n.1 del maggio ’97, n.2 del settembre ’99, n.3 del dicembre’99/gennaio 2000) si rileva che a Taranto nel periodo 1992-1996 la mortalità per cancro ha rappresentato il 25% della mortalità generale, ponendosi a livelli sensibilmente superiori rispetto ai valori rilevati nelle altre province del sud dell’Italia.

I lavoratori addetti alla caricatrice e all’apertura coperchi, all’Ilva, il rischio cancerogeno è ancora più alto rispetto alle altre figure professionali.

Ma a noi cosa ce ne importa, tanto ci daranno 14 sale operatorie, anziché fare prevenzione.

Di che ci lamentiamo, se ci ammaliamo, abbiamo la struttura a due passi, un taglio e via, il tumore è sparito, con la benedizione di Don Verzé e la Chemio a go go come se fosse acqua fresca.

La gente che chiede solo di avere un lavoro rispettoso della propria e altrui salute, per fare poi una vita dignitosa, andare in pensione per godersela, magari portando a spasso i nipotini.

Come tutti i lavoratori e pensionati che vivono in nazioni dove il rispetto per la salute viene prima di tutto.

Si perché anche siamo in Europa, ogni nazione ha i suoi parametri, tanto che l’Italia vedasi le infrazioni comunitarie su http://www.politichecomunitarie.it

Ma a Taranto, città necessaria, è una utopia.

Se fra tutti i pensionati tarantini, si svolgesse un confronto fra quanti sono ex operai e non; e fra questi ex operai si contassero gli anni di vita media dalla pensione, ci accorgeremmo di come poco o nulla si godono la pensione, perché molti, a pochi anni dalla pensione lasciano questa città per fare compagnia agli Angeli.

I vecchi articoli 62 e 63 del D.Lgs. n. 626/94 sono diventati oggi un’utopia, perché intanto il D.Lgs. n. 626/94 è stato completamente trasfuso nel D.Lgs. 81/2008, recante il nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che è bellissimo per Confidustria, fino a che rimane sulla carta.

La grande industria a Taranto in 29 anni ha mai investito?

Sul territorio che lo ospita?

Nei suoi reparti?

Se si, allora rapportiamo il valore totale diviso per gli anni in cui si è insediata la grande industria.

Verrebbe fuori una miseria, in pratica nulla.

Lo dimostra il fatto che le grandi industrie non sono in possesso ancora dell’AIA conosciuta come Autorizzazione Integrata Ambientale, (qualche ignaro cittadino la confonderebbe con una nota marca di polli) e lo dimostrano gli sforamenti oltre quello dell’inquinamento per legge, delle centraline dislocate per tutta la città, i rilievi dell’Arpa.

Gli sforamenti oltre il consentito per legge ci sono, e allora?

Qualcuno si preoccupa di fermare le industrie che sforano per verificare che gli impianti siano in regola affinché la cosa non si ripeta più?

Ma siamo pazzi, se non produciamo malati che si devono curare, come possono i medici prescrivere farmaci, analisi?

Il Pil si fermerebbe.

Cosa avrebbero da dire i sindacati, se tutto funzionasse nella grande industria, cosa avrebbero da dire i politici quando hanno terminato le idee?

Allora ci devono pensare i cittadini edotti, che ci tengono alla propria e altrui salute o come si suol dire oggi, al bene comune.

A che servono gli assessori all’ambiente, alla salute, se poi ci sono i cittadini che per difendere la loro e altrui salute e quella dei propri cari, lo devono fare a colpi di marche da bollo e ricorsi al TAR?

Ma il diritto alla salute non è sancito dalla nostra costituzione?

E se è sancito dalla nostra costituzione, perché i politici preposti la ignorano?

Non vi prestano giuramento?

Ma gli operai e le loro famiglie ignari di tutto questo, credono che sia normale.

Certo a Taranto, città necessaria, la gente ignora anche che le malattie siano legate al lavoro, all’ambiente in cui si vive.

Quindi sembra normale, che un bambino a 13 anni abbia il tumore di un fumatore incallito.

Tanto è l’aria…

Quante persone si ammalano di neoplasie, per il profitto di pochi?

Ignorando il fatto che si possono fare dei test del capello, delle urine per scoprire i metalli pensanti.

Che siano o meno attendibili, lo dicano i medici. Si ma medici qualsiasi, lo dicano i medici che hanno fatto il giuramento di Ippocrate, non da ipocrate.

Se la gente si domandasse come i metalli pesanti, hanno fatto ad entrare nel proprio corpo, come anche le sostanze cancerogene che la grande industria produce, si potrebbe fare una CLASS ACTION, ma i nostri politici hanno pensato bene di tagliare le gambe ai cittadini, specialmente a quelli della provincia tarantina, così la richiesta di un risarcimento danni la debbono fare i singoli cittadini. E quelli che non possono mettere un primo con un secondo insieme come fanno?

Sono cittadini di serie B?

Ecco perché ora sulle sigarette ci sono le targhette che il fumo fa male. Un precedente c’è stato, ma nella lontana America.

Allora non si lamentino quando dei cittadini, fanno informazione, e bussano alle autorità politiche che hanno il compito di tutelare la salute pubblica, e non solo quella degli operai, nascondendosi con demagogia nella crisi, la tutela dei posti di lavoro se in 29 anni, i nostri amministratori non si sono preoccupati di creare una alternativa, per il territorio ed a fino ad ora nulla stanno facendo.

Qualcuno ha mai sentito dalla bocca di un politico parlare delle infrazioni comunitarie?

Fonte: http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx2009_2235

Numero di Procedura: 2010_0124

Oggetto: Mancato recepimento della direttiva 2009/29/CE che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas effetto serra.

Inadempienza: Mancato recepimento

Fase: Messa in mora Art. 258 TFUE (ex art. 226 TCE)

Numero di Procedura: 2009_2235

Oggetto:Non conformità della normativa nazionale con la direttiva 2001/42/CE relativa alla valutazione degli effetti di piani e programmi sull’ambiente.

Inadempienza:Violazione diritto comunitario

Fase: Messa in mora Art. 258 TFUE (ex art. 226 TCE)

Numero di Procedura:2009_2086

Oggetto:Valutazione d’ Impatto ambientale – Applicazione della direttiva 85/337/CEE. Dir. 85/337/CEE modificata dalle Dirr. 97/11/CE e 2003/35/CE

Inadempienza: Violazione diritto comunitario

Fase: Messa in mora Art. 258 TFUE (ex art. 226 TCE)

Questi sono solo alcuni piccoli esempi che nel totale delle procedure di infrazione sono 127, della quale la più numerosa è sull’ambiente, ben 36, mentre quelle sulla salute soltanto 14.

E chi paga queste infrazioni i politici hanno creato?

Sempre e soltanto il cittadino che non ha conflitti di interesse, il cittadino nostalgico della vera politica, l’operaio precario quando non è in cassa integrazione, ogni cittadino italiano onesto.

O forse i condannati in parlamento?

Peppe Cicala

Lista dei cancerogeni noti Marzo 1981

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