Taranto città a vocazione industriale? Non per “l’Acqua”.

In questi giorni, in cui l’attenzione del Governo, delle amministrazioni, dei media e della cittadinanza si concentra finalmente sui grandi e gravi problemi legati al reparto industriale di Taranto e nella fattispecie all’Ilva spa, probabilmente non sta assumendo il giusto risalto, l’utilizzo delle risorse idriche e i rischi legati al loro sfruttamento nei vari comparti industriali.
Va ricordato che la Puglia è una regione tristemente nota per il problema delle crisi idriche che creano notevoli disagi alla popolazione e alle attività legate all’allevamento e all’agricoltura. Le risorse idriche rappresentano un elemento vitale qualunque sia lo scenario presente o futuro del territorio.
Lo sfruttamento sconsiderato della risorsa “acqua” e l’inquinamento che le attività legate alla zona industriale hanno generato sulle falde sottostanti, evidenziano tutti i limiti e l’inopportunità di definire Taranto una città a vocazione industriale.
Gli impianti industriali, in primis l’Ilva, concorrono al forte “stress idrico” (rapporto tra emungimento di acqua dai pozzi e la ricarica naturale delle falde) degli acquiferi del tarantino. Secondo le stime pubblicate dall’Autorità di Bacino della Puglia e quelli presenti nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, il comparto industriale emunge oltre 27 milioni di metri cubi dalla falda (Murgia Tarantina). Solo l’ILVA è autorizzata a prelevare, tramite i suoi 29 pozzi, più di 20 milioni di metri cubi annui. Ma se la falda non riesce a “ricaricarsi naturalmente” vi è anche un l’aggravamento di un altro effetto, quello della “contaminazione salina”. In pratica l’eccessivo emungimento, non solo industriale, concorre ad aumentare “l’infiltrazione dell’acqua di mare nella falda” tanto che in agro di Taranto già ad una profondità di 50 metri vi é una salinità superiore ai 3 grammi per ogni litro, “salinità” che aumenta con l’aumentare della profondità. Con questo scenario viene da chiedersi quale futuro possano avere le altre attività come l’agricoltura e l’allevamento che necessitano di acqua dolce.
Per quanto riguarda l’Ilva spa, c’è da rilevare che attualmente è autorizzata anche ad attingere acqua dolce proveniente dal Sinni, dalla sorgente Tara e dal Fiumetto, per quantitativi enormi. Le autorizzazioni rilasciate nel corso degli anni riferiscono la possibilità di attingere da queste fonti per oltre 70 milioni di metri cubi annui. Oltre alle autorizzazioni limite, vi sono i consumi stimati di acqua dolce dichiarati dall’Ilva spa che per l’anno 2007 ammontano a poco più di 52 milioni di metri cubi. Per avere un paragone rispetto al quantitativo di acqua consumato dagli abitanti di Taranto, questi ultimi nel 2010 hanno complessivamente consumato per uso civile poco meno di 11 milioni di metri cubi di acqua potabile.
L’AIA rilasciata all’Ilva nel 2011 interviene parzialmente sul problema prescrivendo che entro 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’avviso, l’Ilva utilizzi nei propri impianti produttivi prioritariamente le acque reflue provenienti degli impianti di depurazione Gennarini e Bellavista (compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo) secondo accordi da stipulare con la Regione Puglia. Tali impianti hanno un volume annuo totale recuperabile di circa 38 milioni di metri cubi ed appare quindi evidente che a fronte delle autorizzazioni rilasciate vi saranno ancora dei notevoli utilizzi di acqua dolce da parte dell’ILVA spa dalle varie fonti oltre a quelle provenienti dagli impianti di depurazione. Al momento non ci risulta che l’Ilva abbia comunque provveduto alla prescrizione.
Il gestore avrebbe dovuto predisporre entro 6 mesi dal rilascio dell’AIA, uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell’AIA, ma attualmente non ci risulta che sia stato completato.
Oltre all’acqua dolce, il documento di sintesi del 2008 dell’Arpa per i “Dati conoscitivi dell’area industriale di Taranto e Statte” riporta che il polo industriale di Taranto preleva anche un enorme quantitativo di acqua di mare, valore stimato di circa 1,5 miliardi di m3/anno.
Le attività legate al reparto industriale nel corso del tempo hanno provocato anche un grave inquinamento dell’acqua di falda superficiale e profonda con Arsenico, Selenio, Alluminio, Ferro, Manganese, Nichel, Piombo, Cianuri, Cobalto, Cromo totale, Cromo esavalente, Solfati, Nitriti, BTEX, composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni, IPA singoli e totali, Idrocarburi tot, MTBE. Interventi di messa in sicurezza della falda sono stati più volte annunciati ma mai attuati.
Per quanto riguarda lo stato di qualità dei sedimenti marini delle zone dove sono presenti gli scarichi dei reparti industriali, che coincidono con l’area del porto, si registrano valori di concentrazione degli inquinanti superiori alla normativa vigente nel caso di zinco, PCCD/PCDF e PCB/DL.
A fronte di tutto ciò, considerando i consumi idrici, riteniamo che sia inesatto definire Taranto come una città a vocazione industriale, “vocazione” che in realtà è stata una “imposizione” ed ha prodotto solo scompensi e gravi problemi al territorio, compromettendo le attività tradizionali, vera fonte di ricchezza per Taranto. Attualmente sentiamo l’esigenza di affermare che Taranto rappresenti l’inspiegabile sacrificio di un territorio all’attuale e obsoleto modello di sviluppo ormai divenuto insostenibile e che presto, volente o nolente, finirà. Tocca quindi ai tarantini chiedersi “oggi”, cosa fare “domani”, pianificando nel rispetto delle risorse che il territorio ci offre.

 

Relazione sul prelevamento e l’uso dell’acqua dolce, a scopo domestico e produttivo (industriale e agricolo) di Giovanni Vianello

Advertisements

One thought on “Taranto città a vocazione industriale? Non per “l’Acqua”.

  1. Ottima analisi.Purtroppo,veritiera al 100%….La direzione ILVA cosa dice?
    (picche,suppongo…dopo tanti anni in cui nessuno si preoccupava dei danni fatti al territorio…).
    Vedremo gli sviluppi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...