Comunicato Stampa: Il DEF che “ dimentica “ dei problemi dell’Ilva di Taranto

Il Documento di Economia e Finanza (DEF) è il perno centrale del ciclo di programmazione economica e finanziaria di bilancio dello Stato e prepara i risultati che bisogna raggiungere al termine pluriennale, ci permette di capire che riforme possiamo supportare, che coperture finanziare abbiamo e come ragioneremo in merito.

Disgraziatamente, come esplicitato dai portavoce parlamentari del Movimento 5 Stelle, il DEF verrà trattato nella “Commissione Speciale” mettendo quindi in ombra tutte le “Commissioni Permanenti” che potrebbero apportare, invece, un importante supporto tecnico su varie riforme che sono fondamentali per lo Stato a maggior ragione in questo momento. Oltre a ciò, si riscontra come nel DEF 2013, influiscano negativamente la recente riforma Costituzionale del Governo Monti in merito al Pareggio di Bilancio e il Fiscal Compact che di fatto ne condizionano gli sviluppi futuri.

Nel DEF una paginetta è destinata all’ILVA di Taranto e da quanto si apprende dal documento, sembra che la “Questione Ilva” sia stata affrontata nella passata legislatura con successo e che essa si avvia ad un prosperoso futuro. Nulla di più inesatto!

Il primo dei provvedimenti che il DEF tratta, è proprio quel protocollo d’intesa firmato il 26 luglio 2012, tra il Governo e le autorità locali per gli “Interventi urgenti di bonifica, di ambientalizzazione e riqualifica di Taranto.”

A riguardo, in merito agli “interventi portuali” 187 milioni di euro, ricordiamo che questi stanziamenti prevedono anche i dragaggi (che avranno un forte impatto ambientale), ma non è stanziato nemmeno un euro per il Distripark, senza il quale riteniamo di scarsa utilità il porto di Taranto per lo sviluppo del territorio.

In merito agli stanziamenti per il “sostegno e la realizzazione degli investimenti produttivi” nulla è dato conoscere e non sappiamo chi beneficerà di questi 30 milioni di euro stanziati.

In merito agli “interventi per le bonifiche”, 119 milioni di euro, leggendo il DEF sembra che questi siano sufficienti a bonificare il territorio che invece ricordiamo essere ben più esteso delle zone comprese dal protocollo e che quest’ultimo non comprende la falda di profondità. Da tutto questo sembra svanire il principio per cui chi inquina paga.

Il secondo e ultimo provvedimento che il DEF tratta su Taranto e ILVA, è il tristemente famoso Decreto convertito in Legge n.231, il “Salva Ilva”. Nel merito riscontriamo delle considerazione non veritiere per cui è riportato che “vengono perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria”. Ci preme ricordare invece che la magistratura aveva sequestrato l’area a caldo senza facoltà d’uso, mettendo in evidenza l’emergenza sanitaria da salvaguardare con provvedimenti immediati e con il blocco dell’attività produttiva, mentre il “Salva Ilva” favorisce la produzione.

Risulta grottesco quindi leggere sul DEF che il “Salva Ilva” stia dando risultati positivi in ambito ambientale citando la sola relazione dell’ARPA di febbraio 2013 a riprova di tale tesi, relazione che afferma che la qualità dell’aria sia migliorata. Anche qui ci troviamo di fronte ad una mezza verità in quanto il DEF non mette in relazione questo miglioramento dell’aria a una diminuzione della produzione ma solo alla realizzazione delle opere previste dall’AIA. Ricordiamo che il garante nominato dal Governo ha comunicato alla Presidenza del Consiglio,al Ministero dell’ambiente e al Ministero della Salute che l’ILVA non è in regola con gli adempimenti dell’AIA,

L’Atteggiamento con cui il Governo uscente tratta la vicenda Ilva di Taranto nel DEF risulta estremamente superficiale e ci preoccupa particolarmente che vicende importanti per tutto il Paese vengano trattate dalla “Commissione Speciale” e non da tutte le Commissioni Permanenti. Di tutto questo insieme alla società civile, ai comitati e alle associazioni di Taranto, continueremo a vigilare, denunciare e ad informare.

Taranto 24 aprile 2013

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