DEF e ILVA: Discussione in aula

Ieri in aula al Senato si è discusso del DEF. Il Documento di Economia e Finanza istituito con la legge n° 39 del 7 aprile 2011 è composto da tre sezioni e rappresenterebbe un punto nodale nella programmazione della politica economica e di bilancio del paese, il punto d’incontro tra politica nazionale e l’Unione Europea. Nell’intervento in aula al Senato la Cittadina a 5 Stelle Barbara Lezzi ha evidenziato che non vi è alcuna programmazione nel DEF che si andava ad approvare (e che poi è stato approvato a maggioranza sia alla camera che al Senato…)
L’intervento, soprattuto per quel che riguarda la parte relativa a Taranto e Ilva, è il frutto della collaborazione degli attivisti del Movimento 5 Stelle del meet up Amici di Beppe Grillo Taranto (Meetup 192) con il contributo della Dott.ssa PhD  in Scienze Farmaceutiche Daniela Spera e della Dott.ssa PhD in Scienze Ambientali Rossella Baldacconi.
Qui la dichiarazione di voto del M5S in Senato a cura di Barbara Lezzi:
 
Di seguito testo completo che doveva esser letto in Aula al Senato della Repubblica dal M5S e che poi per motivi di tempo a causa del comportamento del PD e PDL, si è dovuto leggere in forma abbreviata:
“Signor Presidente, il DEF che ci ha consegnato il Governo Monti da momento centrale del ciclo di programmazione della politica economica e di bilancio del Paese è divenuto un atto consolatorio, una relazione di fine mandato. Il Documento sottovaluta le criticità con cui si confrontano oggi famiglie, lavoratori ed imprese. I dati congiunturali relativi ai primi mesi di quest’anno smentiscono la suggestione che il peggio appartenga al passato e che nei prossimi mesi si osserverà un’inversione di tendenza: gli indici di fiducia relativi tanto alle imprese quanto alle famiglie stazionano su livelli storicamente depressi. Lo stress fiscale che imprese e contribuenti stanno subendo, per effetto delle politiche di rigore di bilancio, ha compromesso sia la competitività che i consumi e gli investimenti. Il previsto aumento dell’IVA farà ulteriormente lievitare il prelievo sulle fasce di reddito più deboli, contribuendo a deprimere ancora di più i consumi e andando così nella direzione contraria agli obiettivi di equità e di crescita che si dichiara di perseguire.
Disgraziatamente, come il Movimento 5 Stelle ha spesso esplicitato, il DEF è stato trattato nella Commissione speciale, mettendo quindi in ombra tutte le Commissioni permanenti che avrebbero potuto apportare un importante supporto tecnico su varie riforme che sono di fondamentale importanza per lo Stato in questo momento storico.
Iniziamo ad entrare nel merito di alcune questioni che in maniera più decisa segnano gli aspetti più salienti nel DEF in discussione, frutto di una programmazione economica accecata dai trattati e dalla rincorsa alla pianificazione dei conti unidirezionale.
Nel DEF una paginetta è destinata all’ILVA di Taranto, che si ricorda essere sito industriale di interesse strategico nazionale. Da quanto si apprende nel Documento, sembra che la questione ILVA sia stata affrontata nella passata legislatura con successo e che essa si avvii ad un prospero futuro, visti i due provvedimenti del Governo. Il primo è volto a fronteggiare la grave situazione di criticità ambientale e sanitaria nel sito di bonifica. La quota stanziata per le bonifiche risulta insufficiente e riguarda solo la messa in sicurezza e bonifica dei suoli contaminati del martoriato quartiere Tamburi di Taranto, delle zone PIP del Comune di Statte, della falda superficiale del SIN di Taranto e dei sedimenti contaminati da PCB nel Mar Piccolo.
Vi è poi un secondo provvedimento, il cosiddetto salva Ilva, di cui, del molto altro che ci sarebbe da dire, oltre al fatto che l’emergenza sanitaria è stata subordinata all’aspetto produttivo, si riporta il dato – per il Movimento 5 Stelle tra i più determinanti – che le associazioni ambientaliste e di categoria, i comitati di cittadini e lavoratori, i medici, i pediatri, le cittadine e i cittadini senza nessuna appartenenza né politica né associativa di Taranto sono scesi più volte in piazza a contestarlo. Risulta imbarazzante appartenere ad uno Stato che dovrebbe salvaguardare la salute dei propri cittadini più di qualsiasi produzione e, per giunta, non trovare nessuna citazione in merito alle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate dalla procura di Taranto nell’incidente probatorio. Citando dal testo di una delle due: «L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». E ancora: «Il quadro sanitario della popolazione di Taranto esposta alle emissioni industriali e impiegata in diversi comparti lavorativi appare gravemente compromesso».
Nel DEF, inoltre, non vi è una sola parola sull’acciaio e ciò risulta per lo meno grottesco in quanto nella legge di conversione del suddetto decreto salva Ilva si cita chiaramente, nel comma 1-bis dell’articolo 3, che «entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo adotta una strategia industriale per la filiera produttiva dell’acciaio». Ma a 113 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del rinominato salva Ilva di questa strategia industriale il DEF non prevede nulla.Sul versante dello sviluppo e della crescita dell’economia il DEF cita, come pietra miliare, la riforma del lavoro Fornero, riforma che ha avuto la straordinaria capacità di deprimere ancora di più il tessuto produttivo italiano, rappresentato dalla piccola e media impresa, che anziché fungere da stimolo alla ripresa economica ha prodotto risultati opposti, paralizzando imprese ed occupazione. Essa altro non è che un insieme di norme che ostacolano le assunzioni, limitano le scelte dei datori di lavoro e aggravano i costi facendo peggiorare i dati sull’occupazione. Colpa anche e soprattutto dei provvedimenti mancati e di quelli attuati senza tener conto delle reali esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti.
Tra le novità della legge Fornero c’è la mancata proroga delle norme che concedono sgravi per l’assunzione dei lavoratori iscritti alle liste di mobilità, decisione che sta causando una parte del blocco dell’occupazione. L’introduzione dell’ASPI finisce per pesare gravemente sulle aziende, con costi elevati, tanto più che è previsto il versamento del 41 per cento del massimale mensile nel caso di interruzione del contratto a tempo indeterminato per cause diverse dalle dimissioni. Le imprese devono farsi carico, quindi, di quegli ammortizzatori sociali che latitano nel nostro Paese.
Cresce poi il costo dei contratti a tempo indeterminato in termini di contribuzione INPS, elemento che contribuisce a limitare la conversione di molti lavoratori a tempo indeterminato.
L’aliquota della gestione separata INPS è stata inoltre aumentata dal 18 al 20 per cento e dal 2014 salirà anche di un punto l’aliquota ordinaria della gestione separata. Aumenta poi anche la contribuzione dovuta dai datori di lavoro che assumono apprendisti, che tra l’altro si applica anche a tutti i lavoratori assunti a partire dal 1° maggio del 2012, per i quali era stato invece previsto lo sgravio totale dei contributi.
Mancano i decreti attuativi per gli incentivi all’assunzione delle donne. Questi devono infatti definire i confini dell’agevolazione, chiarendo quali sono i territori ai quali si applica l’iniziativa, ma anche il concetto di «impiego non regolarmente retribuito» citato dalla norma.
Quelle citate rappresentano un elenco di criticità che fanno diventare illusorio l’aumento dell’occupazione e uno spot il più volte citato intervento per ridurre il cuneo fiscale e contributivo.Sul versante fiscale, agli italiani il DEF, e il Governo che lo ha prodotto, non ha fatto mancare nulla. L’IMU, che doveva essere inizialmente introdotta per il biennio 2013-2015, diventa imposta permanente, anche se sarà necessaria una legge che lo confermi. Ora la parola passa al nuovo Governo. Per Monti il taglio dell’IMU avrebbe comportato una perdita di gettito di 11 miliardi di euro e avrebbe reso necessaria un’altra manovra correttiva. Sarà curioso vedere come l’attuale Governo, che ha finalmente fatto emergere la “Santa Alleanza”, riuscirà a coniugare le esigenze montiane con le promesse elettorali della destra berlusconiana e soprattutto chi sarà chiamato a pagare i nuovi danni che si iniziano ad intravedere in una situazione di crisi profonda, senza fine, in cui versa il Paese.
La questione legata all’Imposta municipale unica avviata lo scorso anno è contorta e potrebbe ancora complicarsi, se non si dovesse optare per un intervento mirato. Le stime del gettito erano pari a 21 miliardi di euro, ma secondo la revisione del DEF del luglio 2012 sono scese a 20,1 miliardi di euro. Fin qui nulla di anomalo, se non fosse che alla fine i contribuenti hanno versato all’erario complessivamente 23,7 miliardi, dunque 3,6 miliardi in più rispetto alle previsioni iniziali.
Guardando al futuro e agli italiani, impariamo a dire la verità: un Governo tecnico non avrebbe potuto permettersi di sbagliare le previsioni per 3,6 miliardi di euro.
Il nuovo Governo sul capitolo IMU è confuso, anzi possiamo dire che abbiamo un Governo all’opposizione di se stesso, in cui si contrappongono le richieste di abolizione e restituzione di quanto versato del PdL, quella di riforma del PD e l’imbarazzo di Scelta Civica, che in un paio di giorni si sta vedendo smontare l’operato del Governo Monti e il DEF oggetto della nostra discussione.
In sostanza, Berlusconi e il PD ci stanno dicendo che Monti fino a questo momento ha scherzato con gli italiani: infatti, si parla di una riscrittura del DEF.
È avvilente ascoltare le dichiarazioni di chi supporta questo Governo. Brunetta dichiara: «La restituzione dell’IMU è elemento dirimente per il PdL», per Monti è «morboso interesse politico».
Sia il PD che il PdL puntano sul rinvio della decisione, giocando con i numeri e sperando che Dio gliela mandi buona, scherzando con la matematica e sulla pelle delle persone, perché nulla si dice in caso di abolizione o rimodulazione, da dove saranno prese le risorse per far quadrare i conti. La cosa che non dicono, in caso di abolizione dell’IMU, è che l’Europa dei banchieri valuterebbe l’introduzione dell’IMU come una misura una tantum e dunque da considerare al di fuori del piano di uscita dalla procedura di deficit eccessivo.
Il nuovo Governo dovrà chiarire il futuro dell’IMU, cessando di giocare al “Berluscon game” e, indicando la copertura finanziaria delle scelte operate, deve dirci se intende tagliare spese inutili o utili o, come al solito, trasferire il carico fiscale su lavoratori, pensionati o piccole imprese.
Per quanto riguarda la TARES, nel 2013 le famiglie italiane inoltre saranno gravate da un incremento medio, rispetto all’attuale imposta, di ben il 35 per cento. I maggiori aumenti, a causa della previsione normativa che impone la copertura integrale del costo di raccolta… (Richiami del Presidente).

Per quanto riguarda la Tares, nel 2013, le famiglie italiane, inoltre, saranno gravate da un incremento medio, rispetto all’attuale imposta, di ben il 35%. I maggiori aumenti, a causa della previsione normativa che impone la copertura integrale del costo di raccolta e smaltimento, colpiranno la gran parte dei comuni italiani, l’80% del totale, che ad oggi hanno applicato la tarsu e che, oltre a dover pagare la quota parte pari a 0,30 a mq, che, solo in apparenza, serviva a finanziare i servizi indivisibili, dovranno garantire la piena copertura del costo che finora non sono riusciti a raggiungere.
Per i circa 1300 comuni che adottano la tia gli aumenti, non essendo legati alla componente rifiuti ma esclusivamente all’introduzione del corrispettivo per i famigerati servizi indivisibili, saranno un disastro.
Il Movimento Cinque Stelle chiede nuovamente di orientarsi verso una totale revisione della disciplina del tributo in questione che preveda una riduzione della tassazione a carico dei cittadini virtuosi con il contemporaneo e graduale obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti in vantaggio del loro riutilizzo, unica fonte di risparmio qualificato e sostenibile che ci avvia ad un percorso per la realizzazione della società del riciclo.

Sul versante della lotta all’evasione fiscale emblematico, nel DEF, è il richiamo allo strumento principe con il quale la si vuole perseguire: il Redditometro. Si ricorda soltanto che è stato creato come strumento per controllare tutti i cittadini al fine di stanare gli evasori. In campagna elettorale siamo stati rassicurati sulla bontà unica di questo strumento che ci avrebbe fatto dormire tranquilli. Ora ci dicono che i controlli saranno limitati, che ne faranno solo 35.000 – 40.000 su un totale di circa 38.500.000 contribuenti. Nelle simulazioni che si trovano in rete e che vengono pubblicate dalle riviste specializzate ad essere congrui con tale strumento infernale sono solo i ricchi. Le persone che vivono di solo pane sono tutte potenzialmente accertabili. Non ha senso, peraltro, sostenere che si faranno pochi controlli, è ingiusto. La lotta che ha generato il redditometro non è contro tutti gli illeciti? Lo strumento ha in sé un vero e proprio difetto di fabbrica e la verità è una sola, lo si userà come strumento per fare cassa, per le statistiche sulle operazioni per il recupero dell’evasione, per mandare in televisione o sulle pagine dei giornali qualche sottosegretario o ministro per vantarsi sull’efficacia del proprio operato e sui risultati ottenuti.
Quando colpiranno con tale strumento sarà dura, inviteranno a “trattare” sul quantum, la gran parte delle persone colpite sarà formata da lavoratori dipendenti, piccoli artigiani, piccoli commercianti, piccoli professionisti, gente che non ha mezzi adeguati e risorse per difendersi.
Il redditometro è’ uno strumento inadeguato e inesatto, e tanto più severo quanto più il presunto evasore è economicamente meno robusto, al soggetto meno abbiente si presume ed impone una spesa anche maggiore di quella reale rilevando, quindi, un’evasione fiscale in caso di acquisto di taluni beni di valore eccedenti l’intervallo di tolleranza; il contribuente più economicamente benestante, invece, ne trae beneficio, in quanto sarà sufficiente evitare di acquistare la merce con sistemi tracciabili e potrà, quindi, spendere nella realtà molto di più di quanto gli sarà presuntivamente imputato.
Lo strumento di accertamento viola i principi di eguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità. In proposito il giudice di Napoli osserva come lo strumento induttivo è tanto più severo quanto più il presunto evasore è economicamente meno forte.
Sempre in tema di disuguaglianza il nuovo redditometro presenta grosse lacune anche circa la differenziazione geografica, in quanto i contribuenti delle zone più disagiate perderanno anche, per così dire, il vantaggio di poter usufruire di un costo della vita inferiore in quanto gli sarà imputato in ogni caso il valore medio Istat delle spese.

Con riferimento al pagamento dei debiti della PA, nel DEF, il Governo, quando descrive gli effetti che tale provvedimento ha sui conti pubblici, riconosce che aiuterà a ridurre il fenomeno della chiusura delle imprese, che servirà da stimolo alla domanda interna e all’incremento dell’occupazione rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza di tale intervento.
Non ci si spiega, quindi, come nel documento nulla si dica del debito nascosto, in particolare dei restanti 100 miliardi di euro dovuti alle imprese, al netto dei 40 miliardi che il governo si è deciso faticosamente a rimborsare (se nella stima fatta dalla Banca d’Italia si considerano anche le imprese creditrici con meno di 20 dipendenti) che, secondo la definizione Esa95, non è compreso nel nostro debito pubblico ufficiale.
Per il DEF gli ulteriori 100 miliardi di debito è come se non esistessero. Si programma ignorando la reale entità del debito.
Sarebbe opportuno che in un documento di programmazione qual è il DEF si inserisse questa parte di debito e si descrivessero gli effetti che un’attenta programmazione per la restituzione dello stesso produrebbero sul rapporto deficit/PIL e debito/PIL nei periodi considerati nel documento.
Questa valutazione ci consentirebbe di comprendere se lo sblocco dell’intero ammontare dei debiti, oltre a significare un atto doveroso nei confronti dei creditori ormai ad un passo dal baratro economico, possa essere decisivo a rimuovere lo stallo in cui versa il Paese generando effetti positivi sul PIL tali da indurre il Governo a rivedere il quantum e i tempi previsti nel piano rimborso.

Con riferimento all’azione di riequilibrio dei conti pubblici, in vista del raggiungimento del pareggio di bilancio, il DEF riporta che l’Italia ha conseguito un sostanziale miglioramento strutturale dei conti ed un ulteriore consolidamento è previsto per il 2013. Sempre nel DEF si legge che nel 2013 gli indicatori congiunturali segnano un andamento in flessione per la domanda interna, è un nuovo calo del PIL per il primo semestre.
Quindi da una parte si risana strozzando famiglie e imprese e dall’altra si distrugge ricchezza contraendo il PIL.
Se a questo scenario si aggiunge che l’export italiano sta mostrando preoccupanti segnali di rallentamento, colpisce la gestione di una crisi gestita malissimo che da finanziaria si è trasformata in un dramma economico e sociale di proporzioni gigantesche che si concretizza in un’autentica distruzione di massa di capacità produttiva faticosamente costruita in anni di lavoro.
Nel DEF non si fa cenno al fatto che l’Italia si è impoverita e non solo dal punto di vista politico e sociale, come hanno dimostrato gli ultimi eventi, quanto anche e soprattutto dal versante meramente economico. Viviamo in un Paese così tanto povero che spesso le famiglie non hanno risorse neanche per sostenere le spese mediche. Gli italiani hanno altresì ridotto la qualità e la quantità dei propri consumi, tant’è che più di sei famiglie su dieci, il 62,3% nel 2012, fanno abitualmente la spesa nei market discount.
La povertà è trasversale, ma vi sono dei territori più poveri di altri, malgrado le difficoltà comuni. Com’era da immaginarsi, il massimo livello di indigenza è stato riscontrato nelle regioni del sud di cui la programmazione non tiene in minima considerazione, dove la soglia oscilla dal 65% al 73%.; Nonostante il perpetrarsi di politiche economiche aggressive che generano progetti di distruzione ambientale e paesaggistica oltre che violentemente inquinanti, giustificati dalla necessità di creare lavoro e soddisfare bisogni di cosiddetto sviluppo, dalle agenzie rating arriva un nuovo affondo per l’Italia ed il suo PIL che si contrarrà dell’1.8% anziché dell’1%. Quindi, e non sono necessarie eccellenti competenze per comprendere che a PIL contratto corrisponde ulteriore perdita di occupazione.

Il Movimento Cinque Stelle invita ad una rivisitazione dei trattati Europei e dei patti interni anche in virtù del fatto che l’Italia pur avendo nominalmente il secondo debito pubblico più alto d’Europa, che sicuramente va ridotto tagliando le spese improduttive, gli sprechi e i costi della politica, di fatto se si guarda alla sua composizione si scopre che in valori assoluti e più basso di 150 miliardi di euro rispetto a quello tedesco e che Francia e Gran Bretagna, che agli inizi degli anni novanta avevano un debito pari alla metà del nostro, ora si stanno avvicinando ai nostri livelli di debito.
Inoltre, il debito Italiano è più sostenibile rispetto a quello di molti altri Paesi, Germania compresa, perché lo stock di ricchezza privata e sensibilmente superiore. Questo fa si che se il debito pubblico tenesse conto della ricchezza finanziaria netta delle famiglie e fosse rapportota ad essa il debito pubblico italiano scenderebbe dal 127% del PIL al 75.6% molto vicino ai livelli di Francia e Germania.

Dichiarando voto contrario, il Movimento chiede una nuova definizione del concetto di debito pubblico, anche al fine di una giusta rappresentazione in sede europea della situazione finanziaria italiana, dove dovremo pretendere giusti spazi di manovra per poter far ripartire la speranza per famiglie ed imprese ed accrescere gli investimenti in ricerca, cultura, istruzione pubblica, interventi per il ripristino dell’assetto idrogeologico, bonifiche e le altre tematiche contenute nel nostro programma, sintetizzato nei 20 punti che offriamo a questo nuovo Governo bipartisan, invitandolo a considerare nell’eventuale ed auspicata riscrittura del Documento, un confronto con il Movimento 5 Stelle, riconoscendo in tal modo dignità a più di 8 milioni di cittadini che chiedono con forza che la loro voce sia ascoltata”

 

 
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Informazioni su letaizia

Sono una persona concreta e decisa. Mi piace la scienze. Ho iniziato per piacere personale a creare oggetti fatti a mano e ora è una delle mie passioni e chissà che non posso diventare qualcosa di più. Sono creativa e desiderosa di fare, molto sensibile e generosa(a volte troppo) Faccio tutto con entusiasmo. Adoro viaggiare e il mare. Mi piace la musica, un po' tutta.

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