C.S.: Il “meno peggio” del piano ambientale

È notizia di questFumi-ilvai giorni che il “Piano Ambientale” per l’Ilva, previsto per il 28 Febbraio, sia stato approvato dal Consiglio dei Ministri.
Quindi l’A.I.A. del 2012 lascia il posto al suddetto piano che la integra e la modifica cominciando con il prorogare, come rivelano dal Ministero in attesa della pubblicazione del testo ufficiale, l’attuazione delle prescrizioni all’Agosto del 2016.
Ed ecco che il sub-commissario Ronchi, anticipando il piano industriale, inizia a battere cassa.
In effetti già nella sua relazione del Gennaio 2014 “Risanamento Ambientale dell’Ilva di Taranto” l’ex deputato di Democrazia Proletaria, fondatore con Rutelli dei Verdi-Arcobaleno diventati poi Federazione dei Verdi, ex ministro dell’Ambiente dei governi Prodi e D’Alema, ex senatore prima coi Verdi poi con il PD, membro dell’Assemblea Costituente del partito Democratico, lamentava nella parte conclusiva la mancanza delle risorse finanziarie per effettuare gli interventi previsti di adeguamento (stimati in 3 miliardi circa) dichiarando insufficienti le risorse prodotte dalla sola attività industriale e dal credito. Il 2013 si era rivelato per l’Ilva un anno negativo per il calo della produzione, dovuto alle ben note cause ambientali e giudiziarie, e delle vendite, dovute invece, così come scritto nella relazione , “alle difficoltà di mercato a causa della recessione”.
Dunque un piano industriale, che dovrebbe essere presentato quanto prima, che parte già con grosse difficoltà dovute alla mancanza reale di liquidità e che il nostro sub-commissario, presidente tra l’altro della “Fondazione per lo sviluppo sostenibile”, evidenzia auspicando nuove iniziative per aumentare le risorse finanziarie.
Pertanto , invece di prendere atto della vera vocazione di questa città martoriata dagli interessi industriali e speculativi, ci troviamo a dover ascoltare richieste di denaro, che probabilmente sarà pubblico, per portare avanti una presunta “ambientalizzazione” del siderurgico in cui si programma addirittura un aumento di produzione per arrivare agli otto milioni di tonnellate, limite per l’area a caldo imposto dall’A.I.A., e perfino da superare, importando bramme per la successiva lavorazione nell’aria a freddo.
Gli stessi valori dell’aria, che la relazione dell’A.R.P.A. sui “Dati della qualità dell’aria – Taranto 2013” ci segnala sensibilmente in decremento rispetto al 2012, devono comunque essere rapportati con gli adeguamenti imposti che hanno portato ad un funzionamento ridotto dello stabilimento con una diminuzione significativa della produzione che da 8 milioni di tonnellate è scesa a 5,8 milioni. Pertanto meno produzione che equivale a meno inquinamento, ma di questo non è dato discutere perché a Taranto i tarantini non possono decidere.
Nello stesso documento infatti si fa menzione di parte della cittadinanza che secondo il sub-commissario Ronchi sarebbe contraria ad ogni attività dell’Ilva, ed ecco allora citati Duisburg e la ThyssenKrupp, Green Economy, ambientalisti (?) che attendono fiduciosi l’ambientalizzazione, e poi i buoni rapporti con l’A.R.PA. e il consiglio comunale di Taranto (questo sconosciuto), l’acciaio pulito, il pericolo della dipendenza dalle importazioni e, immancabile, il dramma sociale della disoccupazione.
Dunque colpevolizzare chi non è d’accordo con il pensiero comune che vuole imporsi, promettendo sogni da pubblicità da contrapporre a miserie e tragedie.
Una strategia perciò che non parla di cancro o di mesotelioma, di morti e di invalidi, di un territorio disfatto e di un’economia reale che non trova sbocchi, di una città sempre più grigia e di un mare sempre meno azzurro, della disoccupazione sempre più incalzante e di giovani che scappano dalle proprie origini.
Una Gotham City apocalittica che proprio la grande industria ha reso possibile, distruggendo ciò che era Taranto e la Magna Grecia, sostituendola con ciminiere, diossina , grigiore e morte.
E allora è con forza e veemenza che il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo – Taranto” si oppone a questa politica industriale che non vuole proporre altre alternative economiche perché non in grado più di considerarle. Al “meno peggio” rispondiamo con la nostra visione di Taranto, con la nostra partecipazione attiva alla vita politica e sociale di questa città, con il nostro documento che, non a caso, abbiamo denominato ”Rinascita Terra Jonica”, poiché sarà solo con una rinascita di valori e di idee che potremo cambiare questa città affinché ciò che oggi può sembrare un miraggio domani si possa realizzare.

Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo – Taranto”

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