C.S. M5S: Decreto ILVA, la battaglia M5S in Senato

600_153862752Il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo – Taranto” condivide e pubblica il C.S. del M5S Senato News relativa al passaggio in Senato del Decreto Legge Ilva, il settimo decreto Salva- Ilva.
Il loro NO è il nostro, la loro indignazione è la nostra, la loro rabbia è la nostra rabbia.
Il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo – Taranto” è incazzato nero e tutto questo non lo sopporterà più!

Il Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo – Taranto”

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/ambiente/2015/02/decreto-ilva-la-battaglia-m5s-in-senato.html

>>>ANSA/ ILVA: RIESAME CONFERMA SEQUESTRO PER RISANARE IMPIANTIIl nostro giudizio su questo decreto Ilva è assolutamente negativo e lo abbiamo ribadito in tutte le sedi: non risolve il problema ambientale, non tutela la salute dei cittadini, non aiuta i lavoratori, non aiuta le aziende dell’indotto perchè l’ILVA è destinata a chiudere.
“Come lo chiamiamo questo decreto? Salva-Ilva? Salva-Riva? Salva-banche?Quando si farà un decreto Salva-Taranto o Salva-cittadini? Quello a cui abbiamo assistito in queste settimane è solo l’ennesima puntata di un teatrino in cui il regista, il Governo, ha messo ancora una volta da parte quelli che dovevano essere i protagonisti principali: i cittadini tarantini. Discutiamo dell’ennesimo decreto Ilva: ma se un decreto è una misura emergenziale per sanare un problema, e se siamo al tentativo numero 7, significa che quelli precedenti sono stati dei fallimenti” sostiene in aula la senatrice in Commissione Ambiente Vilma Moronese. “Il siderurgico di Taranto produce oltre il 45% dell’intera produzione di acciaio italiana ed è lo stabilimento più grande d’Europa. Ma ogni paragone è errato: in nessun altro luogo esistono impianti a 200 metri del centro urbano, e nel mezzo di un’area agricola, con un impatto significativo sulla salute dei cittadini e dei lavoratori” prosegue la senatrice. ” La situazione è complessa perché andiamo a toccare 3 diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: il diritto alla salute, alla tutela dell’ambiente e il diritto al lavoro. Dobbiamo pretendere che ogni decisione politica sia frutto di un bilanciamento di interessi e non una emanazione diretta a tutelare un interesse economico esclusivo” precisa Moronese.
“Sull’Ilva ci troviamo, dopo tre anni e sette decreti, senza un progetto globale e senza un quadro economico industriale di riferimento. Non c’è questo piano, eppure si decide di salvaguardare il processo industriale in gravissima crisi, con un disavanzo finanziario che è quasi 3 miliardi, con richieste risarcitorie di diverse decine di miliardi e con problemi ambientali decennali” lo sostiene la capogruppo del M5s in commissione Ambiente, Paola Nugnes, nel corso della discussione in Aula sul decreto Ilva. “Problemi che, a detta della magistratura, ammontano ad un valore di 7,8 miliardi di risorse non spese dei Riva dal 1990 ad oggi, ovvero di mancate opere di manutenzione e ammodernamento – prosegue Nugnes -. Si tratta di tutti soldi che sono ricaduti sulle spalle del territorio e sulla salute dei cittadini, ma anche su un altro tipo di sviluppo che sarebbe stato possibile e su altre economie che sono state negate. Al netto di tutte queste osservazioni emerge che i primi ad essere salvaguardati da questo decreto non sono altro che gli istituti bancari con i loro crediti.” conclude Nugnes.
I grandi siderurgici appartengono al passato. Voi buttate via soldi per l’Ilva che è un dinosauro destinato alla morte, e morirà solo quando avrete finito di spolparlo”. Lo dice in dichiarazione di voto Carlo Martelli, vice presidente della commissione Ambiente al Senato. “La famiglia Riva secondo la magistratura ha spostato nei paradisi fiscali più di 7 mld di euro. Avreste potuto cercare di recuperare questi soldi invece varate nuovi aiuti di Stato per un decreto che dite sarà l’ultimo, ma è il settimo – prosegue il pentastellato -. Mirabelli ha detto che con questo decreto ci saranno tempi certi, beh gli rispondo: almeno fino a che non arriverà l’ottavo decreto”. “Le 50mila intercettazioni dell’inchiesta Ambiente svenduto dicono che a Taranto, e non solo, tutti venivano pagati per stare zitti: politici, tecnici, giornalisti. Vi arrabbiate? Faccio un appello ai cittadini di Taranto: come diceva il protagonista di Quinto Potere vorrei che andaste alla finestra, la apriste e urlaste io sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporterò più. Fate vedere che siete vivi e che non siete lì a farvi sotterrare da gentaglia come questa” conclude Martelli.
Qui è come se si stesse processando un assassino e nel frattempo lo si lascia libero di uccidere ancora, con una novità però, perché adesso con questo decreto a commettere il reato sarà lo Stato – ribadisce Moronese. Ed è proprio per questa ragione che avete pensato bene di inserire in questo decreto una vera e propria immunità per il commissario straordinario e per i soggetti da questo funzionalmente delegati, una totale esclusione di responsabilità penale ed amministrativa per le condotte poste in essere nell’attuazione del Piano di cui al decreto del 14 marzo 2014. Quindi state dichiarando per legge che lo stato può continuare a inquinare per salvare un’azienda privata”.
“Nell’attuazione delle prescrizioni ambientali previste dall’Aia per la messa in sicurezza dell’Ilva, il commissario straordinario, e i soggetti da lui individuati discrezionalmente, avranno totale impunità penale e amministrativa per le loro condotte sia dolose che colpose” lo dichiara in Aula il senatore Maurizio Buccarella della commissione giustizia che ha illustrato la pregiudiziale presentata dal M5s. “E’ quanto previsto dal decreto Ilva, inserito una specifica clausola di non punibilità, che identifica soggetti “legibus soluti” non solo per il passato ma per il futuro, ed è il primo caso che potrebbe fare pericolosamente scuola. Neanche il Papa o il capo dello Stato godono di un tale lasciapassare per le loro condotte” conclude il senatore pugliese.
Nascondere la polvere (dell’Ilva) sotto il tappeto significa continuare a condannare i cittadini di Taranto al rischio di malattie mortali anche nei prossimi anni, oltre che dare l’ennesima mazzata alla tutela dell’ambiente. «Il diritto alla salute evidentemente non è una prerogativa del governo Renzi», commentano Gianni Girotto e Gianluca Castaldi della commissione industria «La politica non può far pagare ai cittadini la propria incapacità di gestire una situazione delicata come il disastro ambientale di Taranto». E’ per questo che abbiamo presentato la questione pregiudiziale al Senato. Una delle principali criticità è per noi rappresentata nel controverso limite dell’80 per cento delle prescrizioni ambientali (A.I.A) che l’Ilva deve attuare entro luglio di quest’anno. Un limite che è diventato un dato meramente numerico andando in direzione diametralmente opposta a quanto richiesto in audizione dall’Autorità giudiziaria competente. Questo si tradurrà per l’anno in corso in una attività di prescrizioni puramente formali a scapito di quelle importante e decisive per la salute dei cittadini. «In questo modo la tutela della salute pubblica e dell’ambiente diventa un fatto facoltativo e non vincolante», insistono Girotto e Castaldi. Si potrà dare avvio alle prescrizioni meno costose, o economicamente meno impegnative ma anche meno efficaci per salvaguardare i cittadini di Taranto.
La senatrice Serenella Fucksia nel suo intervento in Aula ribadisce la indeterminatezza di alcune prescrizioni contenute nel testo e si concentra sul danno sanitario e su come si faccia confusione nel calcolare i dati della sua incidenza sulla popolazione e sui lavoratori Ilva.
“In occasione della sua visita di Natale, Renzi ha nominato i bambini di Taranto come una categoria da proteggere. Bene, il Presidente del Consiglio ha avuto così tanta fretta di fuggire dalla città jonica che non ha avuto il tempo di andare a trovare i bambini senza capelli che sono nell’oncologico di Taranto” lo sostiene in Aula la senatrice salentina Barbara Lezzi -. “Eppure il premier aveva dichiarato che l’Europa non avrebbe potuto impedirgli di salvare questi bambini. Forse l’impedimento è stato l’ennesima comparsata televisiva o uno slogan postato su Twitter, nell’ambito della sua spregiudicata campagna comunicativa” conclude.
La più grande acciaieria d’Europa perde 30 mln di euro al mese e ha un debito di quasi 3 mld: praticamente è fallita, insiste in Aula la senatrice che si occupa di diritti umani Manuela Serra. In 20 anni l’Ilva ha avuto 50 incidenti mortali e tuttora premia con un buono acquisto da 100 euro da Auchan gli operai dei reparti con un basso numero di infortunii. Difficile che un operaio abbia necessità di un incentivo per non subire un incidente mortale. Forse èun incoraggiamento ad evitare le denunce. Eppure gli abili industriali tuonavano: “non si può uccidere un’azienda così decisiva per il Paese”. Forse è meglio uccidere tutta la popolazione e l’ambiente che lo circonda e lasciare in piedi i tubi degli altiforni? L’acciaieria produce morte ma non importa è la prima industria del nostro Paese. Si va avanti così per mesi giorni e ore in una totale e perdurante indifferenza. Dove le ragioni economiche vengono poste davanti alle ragioni di tutela e salvaguardia senza alcun tipo di riflessione. La morte vince sulla vita. Gli sguardi delle mamme che accompagnano i loro figli nelle bare al cimitero e non al parco giochi. Mi colpisce la vostra indifferenza. Inerzia e nullità. Per cui vi dico: vergognatevi. Ve lo dico come madre e come donna. Conclude Serra

 

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