Gli “Amici di Beppe Grillo Taranto”: nuovo rigassificatore? Non ne abbiamo bisogno!

rigassificatori_pugliaNotizie dell’ultima ora pongono questa splendida e martoriata città al centro di un complicato quanto devastante interesse economico senza alcun beneficio per il territorio. Apprendiamo dagli organi di stampa che la scoperta del giacimento metanifero egiziano avrà come terminal di Rigassificazione proprio Taranto.
Proprio così, dopo le battaglie che dal 2006 al 2008 hanno portato la cittadinanza attiva e il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto” ad opporsi e ad aver ragione al rigassificatore della Gas Natural che sarebbe dovuto essere costruito a 700 metri circa dalle imponenti torce della raffineria ENI, oggi sembra che la minaccia sventata ritorni prepotentemente sulla scena tarantina.
A dir la verità la notizia non ci meraviglia più di tanto in quanto anche nella documentazione del Nuovo Piano Regolatore si parla espressamente che l’idea del rigassificatore a Taranto non è mai stata abbandonata, individuando tra l’altro anche una collocazione ben precisa a seguito della realizzazione della colmata ad Ovest di Punta Rondinella con una banchina d’ormeggio che secondo l’autorità portuale di Taranto – “costituirebbe un valido ampliamento delle aree portuali, utilizzabile per insediamenti industriali di produzione e/o di trasformazione, anche nel settore energetico”.
Facciamo un po’ di chiarezza su cosa è un rigassificatore e a cosa serve.
Un rigassificatore è un impianto industriale che permette di riportare il prodotto dallo stato liquido, utilizzato nel trasporto marittimo, a quello gassoso utile per il trasporto terrestre ed il consumo finale. Gli impianti di rigassificazione possono essere realizzati a terra, oppure in alto mare (su strutture offshore), o su particolari navi dette “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione”. La tecnologia offshore prevede la realizzazione di una struttura galleggiante in cui alloggiano i serbatoi per contenere il gas. La struttura galleggiante, che può anche essere una nave metaniera opportunamente adattata, viene ancorata permanentemente al fondo marino, lontano dalla costa e funziona da serbatoio galleggiante a cui attraccano le metaniere per scaricare il gas liquefatto che viene riportato allo stato gassoso a bordo dell’unità galleggiante. Un gasdotto collega la nave alla terraferma consentendo di immettere il gas nella rete gas.
Inoltre il processo di raffreddamento del gas, al momento della sua riconversione da gassoso a liquido, prevede l’utilizzo di sostanze clorate e acqua di mare con conseguente raffreddamento della stessa e ciò comporta la perdita dei servizi ecosistemici espletati dall’habitat marino, della distruzione di plancton e larve, della selezione operata a favore di specie batteriche resistenti al trattamento con cloro, del rilascio di sostanze tossiche ivi compreso il cloro libero residuo. Tra le forme di contaminazione il cloro immesso nell’acqua di mare dà principalmente origine ad alogenoderivati organici (essenzialmente bromurati), come i trialometani (principalmente bromoformio), gli acidi aloacetici, gli aloacetonitrili, gli alofenoli. In relazione allo stato di ossigenazione dell’acqua e alle fioriture fitoplanctoniche, durante le fasi ipossiche o anossiche vengono prodotte notevoli quantità di ammonio, che interferisce con il cloro per la formazione di clorammine. Sono tutte sostanze prioritarie così definite nel D.Lgs. 152/2006, Allegato III, parte III (Norme in materia ambientale – analisi dell’impatto antropico): rientrano nella lista delle sostanze più a rischio per il comparto acque. Sono tossiche, in parte persistenti e mutagene. Si accumulano nei grassi e vengono trasmesse lungo la catena alimentare.
Quindi con il rigassificatore si avrebbero problemi ambientali, problemi legati ai rischi di incidenti rilevanti che potrebbero innescare un terrificante effetto domino ad esempio sul parco serbatoi dell’ENI e soprattutto condannare la nostra città alla vetustità e quindi ad HUB delle fonti fossili, tutto questo mentre il mondo sta andando verso le fondi energetiche rinnovabili.
Gli Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192 avvertono le autorità che un simile disastro può e deve essere evitato e chiedono a gran voce di puntare su di un’economia energetica locale derivata da fonti rinnovabili diffuse sostenibili.
La salute dei cittadini non può essere barattata e svenduta così: bisogna avere rispetto della volontà popolare e dei cittadini.

Taranto, 18 Settembre 2015

Gli attivisti del Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto”

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