Immigrazione e hotspot, incontro con il portavoce M5S Giuseppe Brescia

Immigrazione, accoglienza e integrazione sono i temi affrontati nell’incontro con il portavoce del M5S alla Camera Giuseppe Brescia, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul “Sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche”. Nella sede del Meet Up Amici di Beppe Grillo Taranto Brescia ha spiegato la posizione e le proposte del M5S in materia di immigrazione, come la mozione di Manlio Di Stefano, approvata alla Camera nel 2014, per il superamento dell’accordo Dublino III. L’esigenza è quella di affrontare il fenomeno immigrazione considerando più fattori imprescindibili: la fame, l’instabilità politica, i cambiamenti climatici, la guerra. Scegliere quindi la via della diplomazia in campo internazionale, evitando una politica interventista che è stata concausa dei flussi migratori, e investire invece in cooperazione internazionale.

Le criticità emerse nel corso dell’incontro sono diverse: centri di accoglienza traboccanti, non a norma e in odore di malaffare e criminalità; aumento della presenza di minori non accompagnati; difficoltà a ottenere il permesso di soggiorno; ricongiungimento familiare previsto dagli accordi ma quasi mai attuato; mancati impegni degli Stati membri sui 160 mila ricollocamenti e i 20 mila reinsediamenti. Un continuo stato di emergenza che impedisce di affrontare la gestione dei flussi in maniera strutturale.

Per quanto riguarda gli hotspot, che sono privi di cornice legale riconosciuta, la questione si allarga ai diritti violati. Episodi d’intimidazione durante la fase di riconoscimento documentati, mancanza di atti normativi che disciplinino quanto avviene all’interno dei centri, casi di trattenimento in loco senza giustificazione denunciati, impossibilità per associazioni, volontari e giornalisti di accedere alle strutture. Gli hotspot, così come sono stati concepiti, devono essere chiusi poiché non rispettano alcuna norma specifica e non garantiscono una permanenza dignitosa ai migranti.

Dopo l’identificazione, prima che le commissioni territoriali si esprimano circa la richiesta di asilo, i migranti sono ospitati nei CAS (più del 70%) mentre il resto è destinato ai CARA o SPRAR. I tempi di attesa per le richieste di asilo sono molto lunghi e le alte percentuali di diniego generano numerosi ricorsi, per questo motivo la permanenza nelle strutture supera spesso anche un anno.

Quindi il “soggiorno obbligato” comporta allo Stato un notevole esborso: la previsione di spesa per il 2016 relativo ai migranti, dal soccorso in mare al permesso di soggiorno (o espulsione), è tra i 3,6 e i 4,2 miliardi di euro.

Brescia ha poi affrontato la questione legata alla gestione dei CARA (come quello di Mineo) che si è rivelata costosissima e di fatto clientelare. È necessario che i CARA (così come i CAS) siano sostituiti quanto prima dalla diffusione nei comuni dei centri SPRAR che accolgono e portano avanti progetti, approvati dal ministero, destinati a piccoli gruppi di migranti. Occorre proporre un metodo d’integrazione sostenibile.

La differenza poi tra richiedente asilo e migrante economico è anacronistica e ipocrita e va eliminata, magari con l’adozione di permessi di soggiorno temporanei. La clandestinità indotta espone il migrante al pericolo di finire tra le maglie della criminalità o del caporalato.

Serve migliorare in qualità e in quantità le commissioni territoriali e definire i rapporti con gli enti locali, promuovere bandi e progetti, creare registri di associazioni certificate e impiegare personale specializzato, favorire una integrazione corretta che parta dalla scolarizzazione.

Diversi spunti interessanti sono arrivati in chiusura anche dagli attivisti presenti.

 

Meet Up Amici di Beppe grillo Taranto

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