TAVOLO ACCORDATO… RICORSO RITIRATO? PD… ENNESIMA FARSA SULLA PELLE DEI TARANTINI!

Il ministro Calenda arriva a Taranto in gran segreto, forse trasportato dal vento forte che sta soffiando sulla città e che tiene a casa i bambini dei Tamburi. Niente scuola per loro, oggi è wind day, troppi veleni nell’ aria per poter uscire di casa. In realtà il ministro è atterrato a Grottaglie di ritorno da Cipro, ha detto più tardi in una nota Emiliano. Il governatore non sapeva nulla del suo arrivo, è stato avvisato dal sindaco Melucci dopo aver ricevuto la telefonata che annunciava il blitz a sorpresa. Tanto a sorpresa che nessuno a palazzo di Città sapeva, nemmeno gli uomini del Pd. Quindi non lo sapeva il sindaco, non lo sapeva il presidente della Regione, non lo sapevano i consiglieri e gli assessori e ovviamente non poteva saperlo la città. Che continua a subire un gioco politico di basso profilo, sulla propria pelle naturalmente. Prima lo scambio di tweet ai tempi degli spartani e poi un incontro che ha tutta l’aria, inquinata anche questa, di essere uno scambio di favori: io ti concedo il tavolo per Taranto, tu ritira il ricorso al Tar del Dpcm. È così che va per Taranto. Peccato per i nuovi e vecchi fan di Melucci che in quel ricorso e in questo sindaco avevano riposto fiducia. I ringraziamenti si sono sprecati. L’unico tavolo possibile per noi è quello per un ACCORDO DI PROGRAMMA per Taranto, finalizzato alla chiusura delle fonti inquinanti e alla RICONVERSIONE. Un tavolo dove avrebbe potuto sedersi anche Confindustria, invece ora la vediamo affannata a cercare una sponda buona per risolvere i problemi dell’indotto. Andava scritto a quel tavolo il futuro di Taranto, degli operai e dei bambini che anche oggi si sono visti negare il diritto allo studio e alla vita. Ecco perché il M5S Taranto proseguirà con tutte le sue forze in quella direzione. Basta prese in giro.

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AEROPORTO ARLOTTA: SVILUPPARE L’ INTERMODALITA’ PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO!

Il programma nazionale del MoVimento 5 Stelle in materia di trasporti con particolare riguardo al sistema aeroportuale italiano parla chiaro. In Italia ci sono 99 aeroporti aperti al traffico civile, di cui 43 al traffico commerciale e 56 al traffico di aviazione generale. In ogni caso il nostro paese, nonostante sia sostanzialmente in linea per numero di scali e volumi di traffico altri paesi europei a noi comparabili, ha subito una pianificazione infrastrutturale dettata da logiche politico-clientelari e localistiche più che da reali interessi nazionali e dall’esigenza di soddisfare i singoli bacini di utenza. Un vero e proprio sistema clientelare che ha portato in alcune aree del paese ad una densità aeroportuale ingiustificata rispetto alle esigenze del territorio e, quindi, alla duplicazione di aeroporti, molti dei quali vicini tra loro, in un assurdo gioco competitivo tra territori e microbacini territoriali.
Il risultato di tutto questo è stato l’indebitamento milionario che parecchie società di gestione hanno creato, rendendo spesso necessari rifinanziamenti pubblici degli scali e, dunque, operazioni di ripianamento attraverso la partecipazione economica dei cittadini italiani. Un sistema che ha fatto convergere ingenti quantità di denaro verso vere e proprie cattedrali del deserto, sottraendo risorse importanti ad alternative di trasporto quali quella viaria e quella ferroviaria. In generale la realtà italiana, da cui quella pugliese non si differenzia, ci mostra che nel raggio di circa 70/80 Km ci sono più aeroporti spesso in concorrenza tra loro. Il paradosso più evidente è che i più grandi aeroporti italiani ovvero quelli che producono maggiore redditività sono gestiti da concessionari privati e al contrario quelli più piccoli sono sotto il controllo statale e risultano in forte perdita. Ecco perché il MoVimento guarda, ad esempio, al modello spagnolo, dove un unico ente di gestione controlla, ad eccezione di quelli privati, tutti gli scali aeroportuali calibrando gli utili e le perdite tra tutti gli scali, consentendo così a tutto il sistema trasporti del paese di operare in una situazione di equilibrio più o meno sostenibile. Un grosso problema degli aeroporti italiani è quello dell’assenza dei collegamenti. Solo i più grossi, infatti, sono integrati da scali ferroviari che consentono rapidi collegamenti tra luoghi e città anche lontane.Per questo negli ultimi anni ci si è resi sempre più conto che fondamentale per lo sviluppo dei territori è la diffusione dell’intermodalità e quindi di collegamenti tra gli scali aereoportuali e strade, autostrade, ferrovie e scali portuali, che rendono certamente più sostenibili gli investimenti economici oltre che le esigenze di carattere ambientale.
Il regolamento europeo del 2013, inoltre, prevede che requisiti fondamentali che i piani aeroportuali devono rispettare sono quelli dell’equilibrio finanziario e della solidità patrimoniale. In questo senso non è alla lunga sostenibile un aeroporto che vive esclusivamente di indotto di compagnie low cost finanziate quasi sempre direttamente o indirettamente dagli stessi gestori aeroportuali o dagli enti pubblici i cui bilanci vanno spesso in sofferenza e creano distorsione del mercato oltre a gestire in maniera discutibile il personale. Questo sistema è alla lunga perdente. Gli aeroporti invece devono essere redditivi e autosufficienti.
Il sistema aeroportuale pugliese si caratterizza per tutte le problematiche sopra evidenziate. C’è un monopolio affidato di fatto a due scali, Bari e Brindisi, ad utilizzo prevalentemente civile, che da sempre respingono ogni ingerenza esterna come le legittime istanze territoriali di sviluppo di Foggia e soprattutto di Taranto.
In particolare riteniamo in questo senso che l’aeroporto di Taranto abbia tutte le peculiarità e le potenzialità per rappresentare un esempio di reale utilizzo integrato (commerciale e civile). E’ d’uopo ricordare che l’ENAC classifica Grottaglie come aeroporto di interesse nazionale sia a scopo cargo e sia quale scalo a traffico correlato pronto, quindi, ad essere utilizzato qualora le esigenze e le necessità lo richiedessero, anche a scopi civili.
Il Marcello Arlotta si caratterizza, come noto, per avere una delle piste più lunghe in Italia (circa 3,2 km) e potrebbe, con investimenti strutturali in ogni caso necessari per l’ammodernamento della stazione aeroportuale, rappresentare la porta del mezzogiorno per i voli intercontinentali.
In chiave intermodale, peraltro, l’aeroporto di Grottaglie rappresenta il naturale ed importante terminale tra il porto di Taranto, l’autostrada A14 e la statale 106, nonché per i relativi collegamenti ferroviari verso il Mediterraneo versante ionico e adriatico. In relazione a quanto sopra, è bene ricordare il protocollo d’intesa interregionale del 2013 che sancisce una unità di intenti e di indirizzi commerciali, culturali e turistici tra Puglia, Calabria e Basilicata al quale si è aggiunta l’istituzione del “Distretto della Magna Grecia”, cui hanno aderito ad oggi decine di città e realtà istituzionali e turistiche delle regioni sopra indicate che di fatto vedono, in una logica intermodale, l’aeroporto di Taranto Grottaglie quale scalo principale sui cui far convergere traffici di persone e di merci. Un vero e proprio distretto appulo-lucano-calabrese che interessa milioni di persone e potenzialmente grossi traffici turistici e commerciali. Sono tangibili in questa direzione i segnali che provengono ad esempio dal porto di Taranto dove le recenti richieste di concessione per il molo polisettoriale da parte di realtà lucane che operano, tra l’altro, nel settore dell’agro alimentare, fanno ritenere che lo sviluppo dello scalo jonico debba orientarsi verso il merceologico ed il turistico rispettando così l’indirizzo governativo sull’aeroporto. Quindi, merci e persone.
Va aggiunto in questo senso un richiamo alle nascenti Zone ad Economia Speciale (zes interregionale) – di cui si attendono i decreti attuativi (in forte ritardo) e a cui guardiamo con la massima attenzione pur con tutte le cautele del caso – che potrebbero aiutare in misura ancor maggiore la sostenibilità economica del Marcello Arlotta di Grottaglie, renderlo ancor di più appetibile e consentirne l’uso integrato a scopi civili e commerciali con una sostenibilità finanziaria perlopiù autonoma. Ciò verrebbe incontro alle naturali esigenze del territorio.
Per tutto quanto sopra descritto la posizione del MoVimento5 stelle Taranto è chiara: in una chiave di sviluppo e di riconversione economica della provincia jonica l’aeroporto Marcello Arlotta di Grottaglie rappresenta non già una potenziale risorsa, ma piuttosto una irrinunciabile infrastruttura che può e deve avere un utilizzo integrato commerciale e civile cui una riconversione economica deve imprescindibilmente guardare.

IL CONSIGLIO COMUNALE BOCCIA LA MOZIONE E CONDANNA LA CITTA’ !!

GIU’ LA MASCHERA! 
Il sindaco Melucci ha preferito nascondersi dietro l’intenzione di impugnare l’ultimo decreto emanato dal Governo piuttosto che dare dignità e importanza alla gente del quartiere Tamburi.
E così questa mattina, al Question Time, ha respinto la mozione del M5S Taranto che chiedeva di intervenire sulla fonte inquinante e non sulla libertà dei cittadini di Taranto. In particolare, attraverso la mozione bocciata con 19 voti contrari e 7 favorevoli, si chiedeva che il Consiglio Comunale si esprimesse a favore dell’adozione di provvedimenti sindacali volti a fronteggiare l’emergenza sanitaria, agendo sulle fonti inquinanti, e che il signor Sindaco si impegnasse ad adottare, in occasione degli eventi classificati come Wind Day, ordinanza ex art. 50, comma 5, D.Lgs. n. 267/2000 per il fermo totale – nell’area industriale immediatamente a ridosso del Quartiere Tamburi – degli impianti di produzione, dei nastri trasportatori e dei mezzi che determinano l’innalzamento di quelle polveri minerali che successivamente si disperdono nell’ambiente circostante.
Questa mattina, di fronte ad una massiccia presenza di cittadini intervenuti per assistere al Consiglio Comunale, sono apparse inconsistenti le prese di posizione dei consiglieri della maggioranza, che, nonostante il tentativo di ritardare la discussione, si sono espressi contrariamente, richiamando fantomatici impedimenti tecnici ad un eventuale blocco della produzione nelle devastanti giornate di vento.
I portavoce del M5S Taranto, Francesco Nevoli e Massimo Battista, hanno più volte fornito motivi giuridici e tecnici per i quali l’ordinanza del sindaco di Taranto sarebbe possibile e in linea con i doveri del primo cittadino di intervenire per impedire le situazioni di emergenza ambientale, anche se non possiamo parlare più di emergenza ma di danno sistematico e duraturo.
“Il sindaco ha preferito la strada della burocrazia lunga e farraginosa impugnando il DPCM, perché prevede tempi lunghi per “l’ambientalizzazione” dell’Ilva, quando sarebbe stato più efficace approvare la nostra mozione” – spiega il consigliere Battista – “e siamo anche certi e consapevoli che non otterrà nessun risultato tangibile, se non quello della passerella mediatica che i giornali già gli stanno fornendo”.
“Come possiamo credere e avere fiducia in un Sindaco che con la mano destra impugna il DPCM e con la sinistra boccia la prima azione concreta in favore dei propri cittadini?”, afferma il consigliere Nevoli, che aggiunge: “I cittadini del quartiere in primis , ma tutti in generale, vogliono delle risposte che evidentemente questa amministrazione non può o non vuole dare, e la bocciatura della nostra mozione ne è la prova lampante”.

TARANTO, ARRIVANO SOLDI GRAZIE AL MOVIMENTO 5 STELLE !

Grazie alla mozione del M5S Taranto, approvata dal Consiglio comunale sulla partecipazione al bando regionale per la ripartizione dei fondi dell’ecotassa, il Comune di Taranto ha presentato il progetto per Attrezzature, automezzi e servizi del valore di € 1.294.771,33.
Con il Decreto n. 91 del 24 novembre 2017, il Commissario ad acta della Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti ha disposto che a Taranto arrivino 950 mila euro per il progetto mirante alla riduzione della produzione di rifiuti ed all’incremento della raccolta differenziata.

Lo studio e l’impegno costante dei cittadini del M5S ha portato a far presentare una mozione che ora, a Taranto, porterà risorse economiche per rimediare, anche se in parte, alla disastrosa situazione in cui versa la città.
I Portavoce del M5S, Francesco Nevoli e Massimo Battista, insieme agli attivisti che danno loro supporto, si dichiarano soddisfatti del risultato, ma affermano che continueranno a vigilare affinchè tali fondi siano correttamente utilizzati per il miglioramento delle percentuali di raccolta differenziata.
Il Comune di Taranto è infatti in ritardo nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata fissati dalla normativa nazionale e regionale, che prevedeva che i comuni italiani arrivassero al 65% entro il 31 dicembre 2012.

Il M5S mira a far migliorare la raccolta differenziata, superarando il 70%: oramai è ampiamente dimostrato quanto il conseguimento di quest’obiettivo possa produrre importanti ricadute positive sia sull’ambiente che sullo sgravio dei costi che attualmente gravano sui cittadini.
La virtuosa gestione dei rifiuti è uno dei punti cardine del programma del M5S, sia a livello locale che nazionale, e questa proposta, partita dal basso, come tante altre del M5S, ha trovato un meritato e dovuto accoglimento e genererà risultati importanti per il nostro Comune.
Ed è perchè si dà atto ai cittadini della loro partecipazione attiva e costruttiva alla vita politico-amministrativa della città, che si chiede loro di continuare ad aderire alle iniziative del M5S, perchè è con la collaborazione e la condivisione di un percorso virtuoso che si può sperare in una Taranto migliore.

Francesco NevoliMassimoCira Battista

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Taranto, il sindaco agisca sull’Ilva non sui cittadini

Quando arrivano quei giorni ventosi, quei particolari giorni ventosi, che trasportano su Taranto le polveri tossiche dell’Ilva, carbon fossile e minerali di ferro, il sindaco ordina di stare in casa, tenere le finestre serrate e chiude le scuole. Come sempre, sono i cittadini a “dover fare” qualcosa, a limitare la propria libertà, a sacrificarsi, a rintanarsi nei propri appartamenti con il motto di “io speriamo che me la cavo”.
Ma adesso basta. “Non intendiamo aspettare la prossima serie di wind days inermi. Per questo siamo passati all’azione”, dicono i portavoce del MoVimento 5 Stelle di Taranto Francesco Nevoli e Massimo Battista, che hanno presentato in Comune una mozione che obbliga il consiglio comunale a votare l’adozione di provvedimenti che fronteggino l’emergenza sanitaria ma che siano misure che agiscano sulle fonti di inquinamento e non sui cittadini. E chiedono al sindaco di adottare l’ordinanza che fermi l’Ilva. Perché se c’è il vento, l’emergenza non può ricadere sui cittadini, ma sulla fonte inquinante.

Quindi chiediamo il totale fermo, nell’area industriale immediatamente a ridosso del Quartiere Tamburi degli impianti, dei nastri trasportatori e dei mezzi che determinano l’innalzamento di quelle polveri minerali che successivamente si disperdono nell’ambiente circostante“.

«La situazione Ilva si fa sempre più complicata e la questione ambientale e sanitaria finisce sempre più in fondo alle priorità – sottolinea il deputato Davide Crippa in Commissione Attività produttive – Noi chiediamo che il ministro Calenda venga a riferire in Parlamento ora che anche l’Antitrust sembra stia bocciando l’operazione Marcegaglia, lasciando in sospeso la situazione. Ma questa ennesima sospensione non fa altro che gettare ombre su una situazione già drammatica vissuta in prima persona, e da anni, dai cittadini di Taranto».

http://www.movimento5stelle.it/parlamento/ambiente/2017/11/taranto-il-sindaco-agisca-sullilva-non-sui-cittadini.html

 

LA GRANDE GIOSTRA

Melucci da una parte, la maggioranza dall’altra. Il distacco assoluto tra il Sindaco e chi dovrebbe sostenerlo in Consiglio Comunale emerge in tutta la sua chiarezza dopo la giornata di oggi. Mentre in sede di Conferenza dei Capigruppo si discuteva sull’opportunità di invitare il Commissario Straordinario per la BONIFICA dell’area di Taranto, Vera Corbelli, al QUESTION TIME per conoscere lo stato di avanzamento dei lavori, Melucci la incontrava in tutta solitudine a Palazzo di Città. Il Sindaco continua quindi a non coinvolgere la maggioranza, segno di un distacco sempre più marcato. Il Gruppo Bitetti, Lupo, Cataldino e Mele e tre Consiglieri Pd Blè, Stellato e De Martino, infatti, aveva preparato una interrogazione sulle bonifiche che si stanno effettuando in Mar Piccolo e per questo avevano chiesto la presenza della Corbelli nell’aula del Consiglio Comunale. Della questione se ne era già discusso in Commissione Ecologia e Ambiente mercoledì 8 novembre. Evidentemente però Melucci ha preferito scavalcare la sua maggioranza per incontrare di sua iniziativa la Corbelli. Adesso, a questo punto, venga lui in Commissione ad aggiornarci sulle bonifiche di Taranto.

 

LA DISASTROSA SITUAZIONE DELLE SCUOLE DI TARANTO

 

Qualche giorno fa i Portavoce del Movimento 5 Stelle di Taranto, Massimo Battista e Francesco Nevoli, hanno ottenuto riscontro ad una richiesta di accesso agli atti presentata a settembre scorso alla Direzione Lavori Pubblici del Comune di Taranto e finalizzata ad ottenere copia delle certificazioni attestanti le condizioni di sicurezza delle strutture di tutti gli edifici scolastici di competenza comunale. Dalla documentazione ottenuta si evince la situazione decisamente critica in cui versano le scuole tarantine.
Solo 5 scuole (circa il 7,5%) delle 67 cittadine, infatti, sono in possesso del certificato di agibilità, in altre 14 è ancora in corso di redazione, mentre il rimanente 72% degli edifici scolastici cittadini non ne è affatto dotato. Inoltre, il 78% delle scuole non è in possesso della certificazione di idoneità statica e addirittura l’86,5% si trova in difetto della certificazione sanitaria. Il 27% degli stabili non ha gli impianti elettrici a norma (adeguamento 46/90) e solo il 18% è in possesso della C.P.I. (Certificazione Prevenzione Incendio), ossia 12 scuole (4 CPI + 8 SCIA con autorizzazione dei VV.F.), su 67 istituti scolastici. E, per concludere, il 25% delle scuole della città di competenza comunale non è in possesso di alcuna certificazione e adeguamento.
Questi numeri purtroppo ci fanno riflettere su come la sicurezza e la salute dei nostri ragazzi che ogni giorno si recano a scuola con i loro zaini carichi di sogni e tante speranze non sono mai state di primaria importanza per la classe politica che finora ha amministrato la nostra Città.
Questa classe politica è riuscita a rendere una chimera anche la “Carta dei Servizi Scolastici”, il cui schema è  riportato nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 1995, e che prevede che “l’ambiente scolastico deve essere pulito, accogliente, sicuro. Le condizioni di igiene e sicurezza dei locali e dei servizi devono garantirne una permanenza a scuola confortevole per gli alunni e per il personale” (parte III al punto 9.1).
Il 22 Novembre ricorrerà la Giornata Nazionale per la Sicurezza delle Scuole, che mira alla diffusione della cultura della sicurezza, e noi non vogliamo che tale giornata diventi un momento per ricordare soltanto tragici eventi, espletando una funzione catartica che liberi coscienze responsabili (o irresponsabili) da gravi sensi di colpa, commemorando le vite distrutte per mancanza di sicurezza!
Taranto fortunatamente non annovera tali tristi eventi nelle sue casistiche, ma ciò non toglie che la necessità di rendere sicure le nostre scuole costituisca una priorità assoluta, in quanto l’anticamera di una crescita sana e responsabile è in un ambiente accogliente, protetto e privo di pericoli.