#RENZI A #TARANTO IN GRAN SEGRETO INCONTRA I SINDACATI #ILVA, A CHE TITOLO?

 In gran segreto, nell’ombra, così si muove oggi l’ex premier e segretario dimissionario del Partito Democratico Matteo Renzi. Questa mattina Renzi ha infatti annunciato con un tweet di trovarsi a Taranto, dove ha incontrato le segreterie territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil e le Rsu aziendali dell’Ilva. Con loro c’era anche il viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova.

 A che titolo, si domanda e chiede il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto”, Matteo Renzi ha partecipato a questo incontro? Si tratta forse di altre promesse, altra propaganda elettorale sulle spalle di cittadini e operai? E perché questo silenzio nei confronti dei tarantini dopo la passerella di fine Luglio 2016 e le promesse sui soldi dei Riva che dalla Svizzera dovevano arrivare a Taranto? Ma soprattutto: ha sentito i lavoratori, li ha incontrati? Renzi non ha mai minimamente pensato di incontrare la società civile, come se Taranto e i tarantini non esistessero e non fossero degni di attenzione. Non ha mai incontro i medici e i malati. Non un incontro con rappresentanti di altri settori dell’economia tarantina. Il futuro di Taranto non si decide all’interno dell’Ilva ma in città.

 La guerra con Emiliano per la segreteria del Pd non può coinvolgere Taranto, per questa ragione il Meet Up Amici di Beppe Grillo Taranto non accetta queste scorciatoie al buio per aprire tavoli sul futuro di un territorio che sta pagando un prezzo altissimo a causa dell’inquinamento ambientale, politico e sindacale che lo ha condannato.

 Il Meet Up Amici di Beppe Grillo Taranto è dalla parte dei lavoratori e dei cittadini tutti, stanchi di subire senza poter essere protagonisti del proprio destino.

#amiciBeppeGrilloTA

[immagine presa dal web]

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ILVA: il decreto 61 “salva Ilva bis” ovvero “Ammazza Taranto” è legge. Il M5S abbandona l’aula.


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I portavoce al Senato del MoVimento 5 Stelle abbandonano l’aula al momento del voto per protestare contro un provvedimento blindato, voluto e votato dalla maggioranza con l’astensione del SEL (come segnale estremo di buona volontà, bontà loro) ed il voto contrario della Lega.  Apprezzando lo sforzo e fieri del lavoro svolto in un ambiente “assente” e maldisposto, riportiamo le motivazioni della protesta e del totale dissenso dei nostri portavoce.

La verità sul decreto Salva Ilva

Decreto Ilva è “Ammazza Taranto” e non solo: Ecco perché:

Il Decreto “ammazza Taranto”, e non solo, è legge. Si apre la corsa ai commissariamenti delle società che inquinano, con grande gioia dei commissari europei che potranno aprire diverse procedure di infrazione come se non bastassero le oltre cento già avviate.
Analizziamo in dettaglio le principali motivazioni per cui il M5S ha deciso di non partecipare al voto di conversione di questo ignobile decreto.
1. Commissario, sub-commissario e loro delegati immuni dalle azioni giudiziarie che potrebbero conseguire all’applicazione dell’AIA
2. Esclusione del patrimonio aziendale accumulato durante l’attività svolta in violazione delle norme ambientali.
3. AIA non comprensiva delle bonifiche necessarie sia nell’impianto che nelle zone circostanti.
4. Nessun impedimento alla costituzione di una bad company alla quale conferire le attività inquinanti ed a maggior rischio chiusura.
5. Nessuna regolamentazione di conflitti di interessi nella nomina del commissario e del sub-commissario.
6. Nessuna esenzione del ticket sanitario per le malattie correlate all’emissioni dell’impianto.
7. Nessun obbligo, presso le regioni sedi degli impianti, ad attivarsi per ottenere fondi europei destinati alle bonifiche.
8. Nessun controllo sulla gestione dei rifiuti stoccati negli stabilimenti, vengono, anzi, agevolati nelle discariche già esistenti pur in assenza di analisi dei rifiuti.
9. Paradosso per il quale il commissario deve garantire la continuità produttiva, anche a scapito dell’ambiente, per generare gli utili necessari per coprire i costi del conseguimento dell’AIA.
10. Nessun indennizzo previsto per i cittadini dei quartieri limitrofi all’impianto.

Carlo Martelli,
a nome del gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle, Senato della Repubblica

Il vostro decreto “salva Ilva” verrà ricordato come il decreto “Ammazza Taranto”

Decreto “Salva Ilva”: i senatori M5S escono dal Senato. Ecco perché.

Prosegue l’azione “fiato sul collo” sulle Istituzioni per il pagamento delle sanzioni da parte della grande industria pesante

Gli Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192 proseguono l’azione “fiato sul collo” sulle Istituzioni affinché la città inizi ad avere dei risarcimenti dalla grande industria, nel rispetto delle attuali leggi.

 

Prima azione : Sanzione in applicazione delle direttive, come stabilisce il comma 3, art.1 della Legge 231/2012

E’stato compiuto un passo avanti verso l’ irrogazione della sanzione ad ILVA s.p.a, come previsto dalla L.231/2012. Infatti l’ISPRA, il 17/6/2013, ha finalmente inviato al Prefetto i.l rapporto richiesto e l’ILVA ha già presentato le proprie obiezioni.

Ora l’ISPRA redigerà le controdeduzioni ed assieme al Prefetto sarà quantificata la sanzione.

Abbiamo fatto presente alla Dott.ssa Di Stani che, a nostro parere, i tempi procedurali sono troppo lunghi, tant’è che nel frattempo si è svolta, il 28-30 Maggio, la seconda ispezione da cui l’ISPRA ha redatto la seconda relazione dalla quale si evince che l’ILVA, ancora una volta,  ha disatteso le prescrizioni dell’AIA.

Ci aspettiamo quindi che per questa seconda irrogazione la procedura sia più spedita vista l’esperienza maturata a seguito della commissione della prima sanzione.

Ci è stato assicurato che la Prefettura è attenta a seguire pedissequamente la L689/81 che regola l’emissione delle sanzioni, per non compiere errori di alcun tipo e scongiurare ricorsi in Tribunale.

 

Seconda azione: Ristoro da parte dell’ILVA s.p.a degli oneri di pulizia delle aree pubbliche del quartiere Tamburi, come da art.1, comma 22 del DVA-DEC-2011-0000450 del 04/08/2011 (G.U. n. 195 del 23/08/2011).

 

Il Meet Up 192 ha sollecitato con diffida scritta sia il Comune di Taranto che il Comune di Statte a provvedere in tempi stretti a fornire all’ILVA la rendicontazione delle spese sostenute. Per tutta risposta l’Assessore Baio ci ha risposto che : a Febbraio c’è stato un tavolo tecnico previa telefonata alla dirigenza ILVA ( di cui, a questo punto, chiediamo di conoscerne il contenuto) ;  che ad Aprile l’ILVA ha chiesto una rendicontazione dettagliata ed infine che l’Amministrazione comunale è in procinto di trasmetterla.  E siamo arrivati a Giugno … Dulcis in fundo l’Assessore comunale respingendo le nostre contestazioni ci ha accusato di insinuare sospetti e fare accuse. Facciamo notare all’Assessore Baio, nostro dipendente, che contestiamo sia il fatto che sino ad oggi, a 8 mesi dalla  validazione della prescrizione, ancora non sia stata redatta, e quindi inviata, una rendicontazione dettagliata delle spese, ma anche che abbiamo esercitato il nostro diritto di cittadini a vedere rispettata la legge. Abbiamo insinuato sospetti o forse si tratta di coda di paglia?

Alleghiamo le comunicazioni della Prefettura e dell’Assessore Baio.

 

Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192

Intervento Cittadino Diego De Lorenzis sull’Ilva di Taranto

Uno dei nostri portavoce a Roma…Fino alle 4 hanno lavorato all’intervento e a quello che seguirà questo intervento. “L’acciaio di tutto il mondo non vale la vita di un solo bambino!”.

Appare chiaro cosa il M5S vuole per Taranto. C’è comunione d’intenti con noi attivisti sul territorio, ovviamente. E faremo il possibile perchè la voce dei nostri figli non resti inascoltata, così come non devono pagare i lavoratori per una politica economica folle.

 

LA RINASCITA DI TARANTO SECONDO GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

“Taranto versa in uno stato di disastro ambientale permanente, tra i più difficili da affrontare in Italia perché frutto di oltre 50 anni di scelte sbagliate che hanno immolato il territorio, avvelenato nelle acque, nella terra e nell’aria e depredato delle sue risorse, in nome di una vocazione industriale che non ha tenuto conto del più grande valore proprio dell’uomo: la vita”.
Lo affermiamo come cittadini e attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia in seguito al Decreto Legge del governo Monti, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre 2012, che sembra incurante degli esiti delle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate nell’incidente probatorio disposto dalla Procura.
Non c’è più spazio per le interpretazioni: a Taranto si muore e ci si ammala più che dalle altre parti a causa dei processi industriali, un dato di fatto che non si può ignorare.
Non si possono, perciò, “legalizzare” processi produttivi obsoleti solo per salvaguardare la produzione. Non si può consentire alla finanza di guardare solo agli indicatori economici e ai guadagni immediati trascurando la qualità delle attività industriali che, come in questo caso, determinano terribili effetti nelle condizioni di vita e di salute dei Tarantini.
Il Decreto, tra l’altro, amplia la possibilità di essere applicato a qualsiasi impianto in Italia che venga considerato “strategico” a patto che abbia un numero di dipendenti superiori alle 200 unità. Si tratta di un vero e proprio “ricatto occupazionale”, amplificato a livello nazionale, che dispiega tutti i suoi effetti nefasti nella vicenda dell’Ilva di Taranto.
Colpevole la politica, che si è dimostrata assente e che, quando interveniva, lo faceva in maniera inefficace e inefficiente, come nel caso della legge “antidiossina” del 2008/2009 del governo Vendola, o tardiva come la legge sulla “Valutazione di Danno Sanitario” sempre della Regione Puglia. Per non parlare delle leggi “ad aziendam” come quella dei limiti sul benzo(a)pirene del Governo Berlusconi. Tutte circostanze che hanno consentito e favorito il “ricatto occupazionale” della famiglia Riva, proprietaria dell’impianto siderurgico.
La società civile da anni denuncia queste circostanze in maniera civile e pacifica, mentre piange i propri morti, soccorre i propri ammalati e chiude le proprie attività commerciali.
Appare quindi evidente che la magistratura abbia svolto un ruolo di supplenza della politica, così come oggi assistiamo anche ad una azione incostituzionale del Governo che di fatto ostacola il lavoro degli inquirenti e accentua i contrasti tra i poteri dello Stato. La politica a più livelli è corresponsabile della attuale situazione di Taranto. Ingiustificabile la mancanza di garanzia dei diritti dei cittadini, come evidenzia l’indagine “Ambiente venduto”.
Nel 1971 relazioni scientifiche decretavano la pericolosità degli impianti industriali per la salute e l’ambiente tarantino. Ma, da allora è solo aumentata la produzione e si sono aggiunti altri impianti impattanti per l’ambiente: inceneritori, discariche, ampliamenti di raffinerie, cementifici e tutto in versione maxi e il tutto per il “bene” del Paese e del sistema Italia.
Si tratta di modello di sviluppo sbagliato, basato su un materiale, l’acciaio, che non solo sta lasciando il posto a nuovi materiali che soppianteranno le produzioni tarantine, minacciate, tra l’altro, anche, da nuove economie, basate su processi virtuosi di conversione industriale e sul benessere delle persone.
Taranto è stata importante per l’Italia e l’Europa ma è giunto il momento di tornare alle proprie vocazioni storiche, naturali ed economiche a “chilometro zero”, cui ha dovuto rinunciare.
Il Diritto alla vita non può soccombere a favore degli interessi economici e poiché il privato non dimostra volontà di ottemperare alle prescrizioni impartite dalla magistratura, deve intervenire la politica, che invece di ostacolare il lavoro dei magistrati deve pianificare le alternative per Taranto. Ma occorre fare presto.

Per questo esigiamo le dimissioni immediate dei politici coinvolti nella vicenda e chiediamo:
–  Il blocco dei beni patrimoniali ed economici del privato ovunque essi siano e delle aree di proprietà dei Riva a Taranto, al fine di effettuare una nuova caratterizzazione e successiva bonifica delle aree ricadenti all’interno dello stabilimento siderurgico.
Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono effettuare con i soldi dei Riva.

–  Di confiscare le proprietà del privato (eventualmente con l’indennizzo simbolico di 1 centesimo).

–  Di garantire il reddito (durante la formazione) per gli operai Ilva che, appena formati, dovranno essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica.

–  La caratterizzazione, Messa in Sicurezza e Bonifica dei terreni inquinati in provincia di Taranto che pagano lo scotto di esser luoghi di produzione o di smaltimento per l’Italia intera.

–  La messa in sicurezza delle Falde idriche Tarantine che risultano contaminate da inquinanti oltre che essere soggette a un forte stress idrico e a contaminazione salina a causa di un sovrasfruttamento.

–  Riqualificazione e Riconversione dell’ILVA

Le aree di proprietà militare che la Difesa sta cedendo, devono necessariamente essere restituite gratuitamente alla città e alle comunità locali.

–  Garanzia di prestazioni sanitarie efficienti per la totalità della popolazione garantendo screening e visite gratuite e in tempi brevi a cominciare dai cittadini del quartiere tamburi e dai lavoratori del polo industriale, visite da effettuate a Taranto.

– Di bloccare ogni nuova autorizzazione di richiesta di AIA nella provincia di Taranto.

–  Di riesaminare le AIA di competenza provinciale, regionale e statale già concesse degli impianti in provincia di Taranto e valutare con commissioni formate da esperti diversi rispetto quelle già rilasciate, l’opportunità del rilascio definitivo.

–  Di creare a Taranto un polo Universitario, pubblico che dipenda unicamente da Taranto e non da Bari o Lecce, con individuazione delle aree adibite a tale scopo situate nel Centro Storico.

  Il risarcimento completo dei danni subiti dagli allevatori e dai mitilicoltori poiché attività non salvaguardate dalle amministrazioni.

Parte dei denari siano attinti da un fondo appositamente creato per Taranto, costantemente controllato dalla popolazione, e ricavati dai fondi non ancora impiegati e destinati ad inutili opere, già pianificate dai governi di centro destra e centro sinistra, come:

  • l’acquisto di Caccia F 35 e ritiro dei militari in missione in Afghanistan, anche perché le forze armate occupano una parte sostanziale dei territori della provincia di Taranto
  • la realizzazione della Tav in Val Susa, per un costo di oltre 10 miliardi di euro. Questo per l’isolamento al quale è stata condannata la città di Taranto nel corso dei decenni;

Fondi ricavabili anche da :

  • la riduzione a 5.000 euro al mese delle “pensioni d’oro”, attualmente erogate a 100.000 persone, per un risparmio totale di oltre 7 miliardi di euro;
  • la cancellazione di tutte le province;
  • l’abolizione del rimborso elettorale a tutte le formazioni politiche;
  • il ritiro definitivo del progetto del Ponte sullo Stretto, recentemente riesumato dal governo Monti per evitare penali previste a salvaguardia di imprese private a spese dei contribuenti.

Crediamo che una parte dei denari impiegati in tutte queste azioni e opere che reputiamo inutili, possano essere destinate per la bonifica dei territori a cominciare da Taranto.
Una parte del Fondo dovrà esser impiegata per progetti, seguendo la consultazione della popolazione dei singoli quartieri e dei comitati impegnati nelle vertenze territoriali per comprendere quale vocazione economica debba assumere Taranto sviluppando economie locali.
Le risorse per Taranto dovranno sottostare a principi di trasparenza e soggetti a meccanismi di verifica della cittadinanza, tramite internet e siti web appositi e non potranno esser utilizzati per fini differenti che non siano stati decisi dalla cittadinanza.
Crediamo che Taranto possa essere il simbolo di una nuova svolta che dovrà ripercuotersi nel resto del territorio Italiano.

Ormai non abbiamo più scelta.

211892_100000018636515_8310713_n Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com
blog: https://beppegrillotaranto.wordpress.com/
MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/
Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn
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Taranto città a vocazione industriale? Non per “l’Acqua”.

In questi giorni, in cui l’attenzione del Governo, delle amministrazioni, dei media e della cittadinanza si concentra finalmente sui grandi e gravi problemi legati al reparto industriale di Taranto e nella fattispecie all’Ilva spa, probabilmente non sta assumendo il giusto risalto, l’utilizzo delle risorse idriche e i rischi legati al loro sfruttamento nei vari comparti industriali.
Va ricordato che la Puglia è una regione tristemente nota per il problema delle crisi idriche che creano notevoli disagi alla popolazione e alle attività legate all’allevamento e all’agricoltura. Le risorse idriche rappresentano un elemento vitale qualunque sia lo scenario presente o futuro del territorio.
Lo sfruttamento sconsiderato della risorsa “acqua” e l’inquinamento che le attività legate alla zona industriale hanno generato sulle falde sottostanti, evidenziano tutti i limiti e l’inopportunità di definire Taranto una città a vocazione industriale.
Gli impianti industriali, in primis l’Ilva, concorrono al forte “stress idrico” (rapporto tra emungimento di acqua dai pozzi e la ricarica naturale delle falde) degli acquiferi del tarantino. Secondo le stime pubblicate dall’Autorità di Bacino della Puglia e quelli presenti nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, il comparto industriale emunge oltre 27 milioni di metri cubi dalla falda (Murgia Tarantina). Solo l’ILVA è autorizzata a prelevare, tramite i suoi 29 pozzi, più di 20 milioni di metri cubi annui. Ma se la falda non riesce a “ricaricarsi naturalmente” vi è anche un l’aggravamento di un altro effetto, quello della “contaminazione salina”. In pratica l’eccessivo emungimento, non solo industriale, concorre ad aumentare “l’infiltrazione dell’acqua di mare nella falda” tanto che in agro di Taranto già ad una profondità di 50 metri vi é una salinità superiore ai 3 grammi per ogni litro, “salinità” che aumenta con l’aumentare della profondità. Con questo scenario viene da chiedersi quale futuro possano avere le altre attività come l’agricoltura e l’allevamento che necessitano di acqua dolce.
Per quanto riguarda l’Ilva spa, c’è da rilevare che attualmente è autorizzata anche ad attingere acqua dolce proveniente dal Sinni, dalla sorgente Tara e dal Fiumetto, per quantitativi enormi. Le autorizzazioni rilasciate nel corso degli anni riferiscono la possibilità di attingere da queste fonti per oltre 70 milioni di metri cubi annui. Oltre alle autorizzazioni limite, vi sono i consumi stimati di acqua dolce dichiarati dall’Ilva spa che per l’anno 2007 ammontano a poco più di 52 milioni di metri cubi. Per avere un paragone rispetto al quantitativo di acqua consumato dagli abitanti di Taranto, questi ultimi nel 2010 hanno complessivamente consumato per uso civile poco meno di 11 milioni di metri cubi di acqua potabile.
L’AIA rilasciata all’Ilva nel 2011 interviene parzialmente sul problema prescrivendo che entro 24 mesi dalla data di pubblicazione dell’avviso, l’Ilva utilizzi nei propri impianti produttivi prioritariamente le acque reflue provenienti degli impianti di depurazione Gennarini e Bellavista (compatibilmente con la fornitura quali-quantitativa conforme alle esigenze di utilizzo) secondo accordi da stipulare con la Regione Puglia. Tali impianti hanno un volume annuo totale recuperabile di circa 38 milioni di metri cubi ed appare quindi evidente che a fronte delle autorizzazioni rilasciate vi saranno ancora dei notevoli utilizzi di acqua dolce da parte dell’ILVA spa dalle varie fonti oltre a quelle provenienti dagli impianti di depurazione. Al momento non ci risulta che l’Ilva abbia comunque provveduto alla prescrizione.
Il gestore avrebbe dovuto predisporre entro 6 mesi dal rilascio dell’AIA, uno studio di fattibilità finalizzato a ridurre il prelievo primario del 20% entro 3 anni e del 50% entro la scadenza dell’AIA, ma attualmente non ci risulta che sia stato completato.
Oltre all’acqua dolce, il documento di sintesi del 2008 dell’Arpa per i “Dati conoscitivi dell’area industriale di Taranto e Statte” riporta che il polo industriale di Taranto preleva anche un enorme quantitativo di acqua di mare, valore stimato di circa 1,5 miliardi di m3/anno.
Le attività legate al reparto industriale nel corso del tempo hanno provocato anche un grave inquinamento dell’acqua di falda superficiale e profonda con Arsenico, Selenio, Alluminio, Ferro, Manganese, Nichel, Piombo, Cianuri, Cobalto, Cromo totale, Cromo esavalente, Solfati, Nitriti, BTEX, composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni, IPA singoli e totali, Idrocarburi tot, MTBE. Interventi di messa in sicurezza della falda sono stati più volte annunciati ma mai attuati.
Per quanto riguarda lo stato di qualità dei sedimenti marini delle zone dove sono presenti gli scarichi dei reparti industriali, che coincidono con l’area del porto, si registrano valori di concentrazione degli inquinanti superiori alla normativa vigente nel caso di zinco, PCCD/PCDF e PCB/DL.
A fronte di tutto ciò, considerando i consumi idrici, riteniamo che sia inesatto definire Taranto come una città a vocazione industriale, “vocazione” che in realtà è stata una “imposizione” ed ha prodotto solo scompensi e gravi problemi al territorio, compromettendo le attività tradizionali, vera fonte di ricchezza per Taranto. Attualmente sentiamo l’esigenza di affermare che Taranto rappresenti l’inspiegabile sacrificio di un territorio all’attuale e obsoleto modello di sviluppo ormai divenuto insostenibile e che presto, volente o nolente, finirà. Tocca quindi ai tarantini chiedersi “oggi”, cosa fare “domani”, pianificando nel rispetto delle risorse che il territorio ci offre.

 

Relazione sul prelevamento e l’uso dell’acqua dolce, a scopo domestico e produttivo (industriale e agricolo) di Giovanni Vianello

Lavoro Sì! Morte No! Uniti per un futuro diverso

Oggi Manifestazione spontanea di Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Questo il comunicato:

Oggi, Venerdì 17 agosto, dopo 50 anni di devastazione sociale, ambientale e territoriale, per la prima volta tre ministri della Repubblica italiana sono a Taranto non per tutelare i diritti dei cittadini e dei lavoratori ma per salvaguardare gli interessi dell’Ilva, continuando a fare pressioni antidemocratiche nei confronti della Magistratura per preservare il PIL italiano.
Se Riva è in grado di ottemperare alle oltre 400 legittime prescrizioni, imposte dal Gip per la messa a norma dello stabilimento, lo faccia subito e senza indugi.
Ciò non avverrà poiché significherebbe, considerato l’andamento del mercato mondiale, non poter mantenere gli stessi profitti , in quanto dovrebbe investire tutti gli utili accumulati in questi anni nel rimmodernamento della fabbrica.
Il pool di esperti scelti dal Gip ha evidenziato che l’incidenza tumorale ed epidemiologica a Taranto è la più alta d’Italia, a farne maggiormente le spese sono i lavoratori della fabbrica e gli abitanti che vivono più vicini alla stessa.
Non consentiremo più a nessuno di poter giocare con la vita di una città intera, tantomeno ai politicanti ed ai sindacati che in questi anni hanno fatto solo i propri interessi. Chi ha usurpato e derubato deve far fronte alla spesa necessaria a risarcire il territorio, i suoi abitanti ed i lavoratori coinvolti.
Un futuro diverso è possibile solo attraverso l’unità tra cittadini e lavoratori che devono essere protagonisti di questo cambiamento, pretendendo un’alternativa sostenibile per la città di Taranto svincolata dal ricatto occupazionale e dalla devastazione in nome del profitto. Le decisioni che riguardano il nostro avvenire dovranno esser prese esclusivamente nella nostra città con la partecipazione attiva dei cittadini. Questo non si discute.

Basta con i giochetti, basta con i ricatti! Il diritto al lavoro non và barattato con il diritto alla vita e chi ha sbagliato deve pagare e deve aiutare questa città a rialzarsi, costi quel che costi!