Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento:

una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

 

Comunicato stampa, 30 Gennaio 2013

 

Quanta fretta, ma dove corrono?

Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l’iter di approvazione dello “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”.

Il decreto – come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it – ha avuto, il 16 Gennaio scorso,  parere favorevole della 13° commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata appena due giorni lavorativi.

Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”.

Per questo, in vista del prossimo 11 Febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all’attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione “Comuni virtuosi”, Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, “Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali”, Associazione “Verso rifiuti zero”, Zero Waste Italy, Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato “Lasciateci respirare” di Monselice (Pd), “E noi?” di Monselice (Pd), Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all’Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole.

Non è vero che produciamo sempre più rifiuti!

Perché quella che consideriamo l’istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con la “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. I dati in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa impostazione. L’Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore.

Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?

A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all’applicazione del decreto: “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi”. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d’iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare  d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!

Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate.

Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati).

E infine: come mai ci serve più cemento?

Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un’analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l’iter d’approvazione del ddl promosso dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo.

 

Contatti e ufficio stampa:

Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130 
Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)
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Rifiuti nei cementifici, un attacco alla salute

Un nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 Ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. E’ un provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 Luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola.
La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.
La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori è una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario. Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo.
Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori.
I cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più.

Diversi cementifici inoltre sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione.

La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”, con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse, chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito.
Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute.
25 Gennaio 2013

Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”
Piazza Vittorio Emanuele II, 2 – Roma
leggerifiutizero@gmail.com
Tel. 340 371 9350

http://www.zerowastelazio.it/1/campagna_nazionale_a_legge_rifiuti_zeroa_a_elenco_aderenti_1133975.html

LA RINASCITA DI TARANTO SECONDO GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

“Taranto versa in uno stato di disastro ambientale permanente, tra i più difficili da affrontare in Italia perché frutto di oltre 50 anni di scelte sbagliate che hanno immolato il territorio, avvelenato nelle acque, nella terra e nell’aria e depredato delle sue risorse, in nome di una vocazione industriale che non ha tenuto conto del più grande valore proprio dell’uomo: la vita”.
Lo affermiamo come cittadini e attivisti del MoVimento 5 Stelle Puglia in seguito al Decreto Legge del governo Monti, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre 2012, che sembra incurante degli esiti delle perizie degli epidemiologi e dei chimici utilizzate nell’incidente probatorio disposto dalla Procura.
Non c’è più spazio per le interpretazioni: a Taranto si muore e ci si ammala più che dalle altre parti a causa dei processi industriali, un dato di fatto che non si può ignorare.
Non si possono, perciò, “legalizzare” processi produttivi obsoleti solo per salvaguardare la produzione. Non si può consentire alla finanza di guardare solo agli indicatori economici e ai guadagni immediati trascurando la qualità delle attività industriali che, come in questo caso, determinano terribili effetti nelle condizioni di vita e di salute dei Tarantini.
Il Decreto, tra l’altro, amplia la possibilità di essere applicato a qualsiasi impianto in Italia che venga considerato “strategico” a patto che abbia un numero di dipendenti superiori alle 200 unità. Si tratta di un vero e proprio “ricatto occupazionale”, amplificato a livello nazionale, che dispiega tutti i suoi effetti nefasti nella vicenda dell’Ilva di Taranto.
Colpevole la politica, che si è dimostrata assente e che, quando interveniva, lo faceva in maniera inefficace e inefficiente, come nel caso della legge “antidiossina” del 2008/2009 del governo Vendola, o tardiva come la legge sulla “Valutazione di Danno Sanitario” sempre della Regione Puglia. Per non parlare delle leggi “ad aziendam” come quella dei limiti sul benzo(a)pirene del Governo Berlusconi. Tutte circostanze che hanno consentito e favorito il “ricatto occupazionale” della famiglia Riva, proprietaria dell’impianto siderurgico.
La società civile da anni denuncia queste circostanze in maniera civile e pacifica, mentre piange i propri morti, soccorre i propri ammalati e chiude le proprie attività commerciali.
Appare quindi evidente che la magistratura abbia svolto un ruolo di supplenza della politica, così come oggi assistiamo anche ad una azione incostituzionale del Governo che di fatto ostacola il lavoro degli inquirenti e accentua i contrasti tra i poteri dello Stato. La politica a più livelli è corresponsabile della attuale situazione di Taranto. Ingiustificabile la mancanza di garanzia dei diritti dei cittadini, come evidenzia l’indagine “Ambiente venduto”.
Nel 1971 relazioni scientifiche decretavano la pericolosità degli impianti industriali per la salute e l’ambiente tarantino. Ma, da allora è solo aumentata la produzione e si sono aggiunti altri impianti impattanti per l’ambiente: inceneritori, discariche, ampliamenti di raffinerie, cementifici e tutto in versione maxi e il tutto per il “bene” del Paese e del sistema Italia.
Si tratta di modello di sviluppo sbagliato, basato su un materiale, l’acciaio, che non solo sta lasciando il posto a nuovi materiali che soppianteranno le produzioni tarantine, minacciate, tra l’altro, anche, da nuove economie, basate su processi virtuosi di conversione industriale e sul benessere delle persone.
Taranto è stata importante per l’Italia e l’Europa ma è giunto il momento di tornare alle proprie vocazioni storiche, naturali ed economiche a “chilometro zero”, cui ha dovuto rinunciare.
Il Diritto alla vita non può soccombere a favore degli interessi economici e poiché il privato non dimostra volontà di ottemperare alle prescrizioni impartite dalla magistratura, deve intervenire la politica, che invece di ostacolare il lavoro dei magistrati deve pianificare le alternative per Taranto. Ma occorre fare presto.

Per questo esigiamo le dimissioni immediate dei politici coinvolti nella vicenda e chiediamo:
–  Il blocco dei beni patrimoniali ed economici del privato ovunque essi siano e delle aree di proprietà dei Riva a Taranto, al fine di effettuare una nuova caratterizzazione e successiva bonifica delle aree ricadenti all’interno dello stabilimento siderurgico.
Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono effettuare con i soldi dei Riva.

–  Di confiscare le proprietà del privato (eventualmente con l’indennizzo simbolico di 1 centesimo).

–  Di garantire il reddito (durante la formazione) per gli operai Ilva che, appena formati, dovranno essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica.

–  La caratterizzazione, Messa in Sicurezza e Bonifica dei terreni inquinati in provincia di Taranto che pagano lo scotto di esser luoghi di produzione o di smaltimento per l’Italia intera.

–  La messa in sicurezza delle Falde idriche Tarantine che risultano contaminate da inquinanti oltre che essere soggette a un forte stress idrico e a contaminazione salina a causa di un sovrasfruttamento.

–  Riqualificazione e Riconversione dell’ILVA

Le aree di proprietà militare che la Difesa sta cedendo, devono necessariamente essere restituite gratuitamente alla città e alle comunità locali.

–  Garanzia di prestazioni sanitarie efficienti per la totalità della popolazione garantendo screening e visite gratuite e in tempi brevi a cominciare dai cittadini del quartiere tamburi e dai lavoratori del polo industriale, visite da effettuate a Taranto.

– Di bloccare ogni nuova autorizzazione di richiesta di AIA nella provincia di Taranto.

–  Di riesaminare le AIA di competenza provinciale, regionale e statale già concesse degli impianti in provincia di Taranto e valutare con commissioni formate da esperti diversi rispetto quelle già rilasciate, l’opportunità del rilascio definitivo.

–  Di creare a Taranto un polo Universitario, pubblico che dipenda unicamente da Taranto e non da Bari o Lecce, con individuazione delle aree adibite a tale scopo situate nel Centro Storico.

  Il risarcimento completo dei danni subiti dagli allevatori e dai mitilicoltori poiché attività non salvaguardate dalle amministrazioni.

Parte dei denari siano attinti da un fondo appositamente creato per Taranto, costantemente controllato dalla popolazione, e ricavati dai fondi non ancora impiegati e destinati ad inutili opere, già pianificate dai governi di centro destra e centro sinistra, come:

  • l’acquisto di Caccia F 35 e ritiro dei militari in missione in Afghanistan, anche perché le forze armate occupano una parte sostanziale dei territori della provincia di Taranto
  • la realizzazione della Tav in Val Susa, per un costo di oltre 10 miliardi di euro. Questo per l’isolamento al quale è stata condannata la città di Taranto nel corso dei decenni;

Fondi ricavabili anche da :

  • la riduzione a 5.000 euro al mese delle “pensioni d’oro”, attualmente erogate a 100.000 persone, per un risparmio totale di oltre 7 miliardi di euro;
  • la cancellazione di tutte le province;
  • l’abolizione del rimborso elettorale a tutte le formazioni politiche;
  • il ritiro definitivo del progetto del Ponte sullo Stretto, recentemente riesumato dal governo Monti per evitare penali previste a salvaguardia di imprese private a spese dei contribuenti.

Crediamo che una parte dei denari impiegati in tutte queste azioni e opere che reputiamo inutili, possano essere destinate per la bonifica dei territori a cominciare da Taranto.
Una parte del Fondo dovrà esser impiegata per progetti, seguendo la consultazione della popolazione dei singoli quartieri e dei comitati impegnati nelle vertenze territoriali per comprendere quale vocazione economica debba assumere Taranto sviluppando economie locali.
Le risorse per Taranto dovranno sottostare a principi di trasparenza e soggetti a meccanismi di verifica della cittadinanza, tramite internet e siti web appositi e non potranno esser utilizzati per fini differenti che non siano stati decisi dalla cittadinanza.
Crediamo che Taranto possa essere il simbolo di una nuova svolta che dovrà ripercuotersi nel resto del territorio Italiano.

Ormai non abbiamo più scelta.

211892_100000018636515_8310713_n Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
e-mail: amicidibeppegrillotaranto@gmail.com
blog: https://beppegrillotaranto.wordpress.com/
MeetUp: http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/
Facebook: http://www.facebook.com/amicidibeppegrillotaranto?ref=tn_tnmn
Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/groups/38176539354/?fref=ts

Emissioni di idrogeno solforato (H2S) dalla Raffineria ENI di Taranto: potenziali effetti sulla popolazione tarantina.

Emissioni di idrogeno solforato (H2S) dalla Raffineria ENI di Taranto:
potenziali effetti sulla popolazione tarantina.
In questa relazione sono descritti i potenziali effetti prodotti sulla salute umana dall’idrogeno solforato (H2S), gas altamente velenoso emesso in modo costante e incontrollato dalla Raffineria ENI di Taranto. Le emissioni di idrogeno solforato provengono dalle unità di desolforazione della Raffineria e dagli sfiatatoi non monitorati dei serbatoi di stoccaggio dello zolfo liquido.
Le informazioni medico‐scientifiche relative ai possibili danni prodotti sulla salute umana dall’idrogeno solforato, sono state estrapolate dallo studio del 2007 “Danni alla salute umana causati dall’idrogeno solforato” scritto dalla Dr.ssa Maria Rita D’Orsogna e dal Dr. Thomas Chou.
Dr.ssa Rossella Baldacconi
Dottore di Ricerca (PhD) in Scienze Ambientali

 

http://files.meetup.com/227352/relazione%20idrogeno%20solforato.pdf

Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

“Ringraziamo” l’Assessore Nicastro per la risposta data a mezzo stampa dove sottolinea con un “come è noto” che “le conferenze di servizi sono contesti tecnici e non politici”. Eppure questa conferenza dei servizi si trova in un procedimento VIA (valutazione d’impatto ambientale)!
Troviamo difficile che l’Assessore ignori che “La valutazione d’impatto ambientale, anche con riferimento alla tutela dei siti di interesse naturalistico SIC e ZPS, non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera,…”.
Questo non lo dicono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” ma lo affermano le 4 sentenze del Consiglio di Stato e le  2 sentenze del Tar Puglia (Cons. Stato, sez. V, 22 Giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 Novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 Maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 Luglio 2005 n. 3917; TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 Maggio 2010 n. 1897 ; T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 23 Giugno 2011 n. 954).
E anche se la VIA deve esser rilasciata, per procedura stabilita, dalla Provincia di Taranto
, la Regione pensa di “lavarsi le mani” con tali affermazioni?
Eppure il dott. Nicastro è a capo dell’Assessorato alla Qualità dell’ambiente (Ecologia, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Politiche energetiche, Politiche di differenziazione, recupero e riuso dei rifiuti, Bonifiche, Foreste), possibile che non possa esprimersi pubblicamente su un raddoppio di inceneritore di rifiuti, che insieme agli altri già autorizzati, predispone il territorio jonico a “bruciare” più rifiuti di quelli prodotti dell’intera provincia? Tutto ciò avviene in un’area protetta, elemento “escludente” per il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali, ma non per l’ente Regione che quel piano lo ha redatto.  Inoltre, possibile che continui la miopia della dott.sa Barbanente a capo dell’assessorato “Qualità del territorio”  (Assetto del Territorio, Paesaggio, Aree Protette e Beni Culturali, Urbanistica, Politiche abitative, Biblioteche, Musei e Archivi). Eppure il raddoppio dell’inceneritore avverrebbe in un “Sito d’Interesse Comunitario”, in una “Zona a Protezione Speciale” e anche in un IBA (un’area considerata un habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli), confinante tra l’altro con il Parco delle Gravine? Dovrebbe essere vietato in tale luogo un nuovo inceneritore secondo il REGOLAMENTO REGIONALE 22 Dicembre 2008, n. 28 con le modifiche e integrazioni dei “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)”: ma forse questo regolamento non vale per la provincia di Taranto?
E l’avvocato Amati (assessorato alle Opere pubbliche e Protezione Civile – Lavori Pubblici, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Risorse Naturali, Tutela delle acque) non ha da dire nulla sull’aumento di prelievo di acqua dalla falda (in totale 150.000 mc/annui) in una zona soggetta a “contaminazione salina” aumentando il sovrasfruttamento della falda stessa e con il rischio di rendere l’acqua inutilizzabile per l’agricoltura (Piano di Tutela Acque)? Detto per inciso, la Regione potrà dire, nel pieno stile dello “scarica barile” che la procedura per questo nuovo inceneritore di rifiuti urbani spetta alla Provincia, ma ci duole ricordare, che quando le autorizzazioni spettano all’ente Regionale, le sorti dei tarantini non sono migliori. Infatti, ricordiamo che la Regione ha già rilasciato parere favorevole alla VIA  per un altro inceneritore di “rifiuti pericolosi e non”, “Ecodi” a pochi chilometri di distanza da quello di Massafra e dentro il “Sito di Interesse Nazionale” tristemente noto, precisamente il 12 gennaio con determina dirigenziale n. 5, dimostrando tutta la considerazione che ha del territorio jonico. Nei prossimi giorni la Provincia di Taranto si dovrà esprimere sull’AIA per l’inceneritore Ecodì.
Continueremo a Resistere a tali scempi e ad informare la popolazione.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

 Taranto 23 Maggio 2012

L’ambiente malato

“Una delle obiezioni che viene mossa più di frequente ai medici “allarmisti” come noi, che puntiamo il dito contro i rischi ambientali, è che la speranza di vita nei paesi occidentali è in costante aumento. Sembrerebbe che metalli pesanti, cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni, non fossero poi così pericolosi né in grado di danneggiarci più di tanto. Se però visitiamo il sito della Commissione Europea della Salute, avremo la sgradita sorpresa di scoprire che mentre la vita si allunga, l’aspettativa di vita in salute dalla nascita (Health life years at birth), dal 2003 sta accorciandosi in entrambi i sessi, con un crollo specie per le donne. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumento di patologie cronico-degenerative tra cui, in primo luogo il cancro, ma anche di patologie metaboliche, autoimmuni, neurodegenerative. Questo carico di sofferenza è ben testimoniato dall’aumento, dal 2000 al 2009, del 60% di aumento del consumo di farmaci di classe A (cioé i farmaci salvavita).

Questo crollo della speranza di vita in salute è stato definito dal Professor Ugo Bardi, il “picco della salute” con analogie con il picco del petrolio : esso dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo tra i medici, ma anche ai più alti livelli istituzionali, se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. Come oncologo mi pongo alcuni interrogativi : abbiamo dimenticato che la miglior qualità di vita si gode quando non abbiamo bisogno di nostre cure? Pensiamo davvero che la strada da battere per sconfiggere il cancro sia quella di terapie sempre più sofisticate e costose o non sarà che così puntiamo solo a cronicizzarlo, ma non a debellarlo?
Quando il presidente Nixon firmò nel 1971 il Nation Cancer Act, con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, Gaylor Nelson fu l’unico membro del Senato a votargli contro : “Semplicemente – disse Nelson – pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione? Se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumori, come quelli polmonari nei maschi (perché si fuma meno), dall’altro ci si ammala sempre più per tumori a prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi, melanoma, pancreas, fegato e soprattutto si ammalano i giovani, giovanissimi e bambini. Guardiamoci intorno e chiediamoci che ruolo hanno in tutto ciò i vari agenti tossici presenti ormai non solo nell’aria, nell’acqua nel cibo, ma nel nostro stesso corpo e perfino nel latte materno.”

Patrizia Gentilini, oncologo, Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE)

Tamburi by night

Si tratta solo di effetti ottici?

No, ma è aria pura…COL CAVOLO!!!

Ecco lo spettacolo che si presentava agli occhi dei pochi temerari che pensavano bene di fare due passi sul lungomare di Taranto…

Ma secondo voi è uno spettacolo degno di una città bellissima come Taranto?!? Sotto quei camini, sotto quelle polveri, ci sono bambini, anziani, famiglie intere: E’ UNA VERGOGNA!!!!