I veleni di Taranto sul Blog di Grillo

Sulla prima pagina del Blog di Beppe Grillo, uno dei primi 10 per numeri di accesso al mondo, c’è un video su Taranto realizzato in collaborazione con lo staff. Grazie allo staff per averci aiutati a uscire dall’oscurità! Loro non molleranno mai? Noi neppure!!! Lo dobbiamo ai nostri cari malati, a quelli che non ci sono più, ai bambini di oggi e a quelli che potrebbero non esserci domani!
Qui il post: http://www.beppegrillo.it/2011/02/i_veleni_di_taranto/index.html

 

 

Qui il link diretto al video:

Grazie a chi si è alzato all’alba e poi è andato comunque a lavorare, a chi è andato a dormire tardissimo, a chi ha cercato il materiale documentativo, a chi è sempre con la videocamera… 🙂

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Taranto, la rivolta delle famiglie: basta veleni dell’Ilva

di PAMELA GIUFRÈ

«Viviamo ai Tamburi dagli anni ’50 e siamo davvero stanchi di respirare tutti i giorni le polveri dell’Ilva mettendo a rischio la salute nostra e dei nostri figli e nipoti». E’ questa la motivazione che ha spinto Alfonso Tranquillino e sua moglie Francesca Viesti, residenti in via Merodio ai Tamburi, a denunciare l’Ilva di Taranto per getto pericoloso di polveri e minerali. E il sostituto procuratore Daniela Putignano (si veda la «Gazzetta» di ieri ha raccolto questa denuncia e quella di altre due famiglie e ha indagato Emilio Riva . Lo stabile in cui vive la famiglia Tranquillino appare sporco e danneggiato anche se è già stato sottoposto ad un radicale intervento di ristrutturazione negli anni ’90 come raccontano gli stessi inquilini. «Il materiale proveniente dal siderurgico – spiega Tranquillino – si deposita sulle ringhiere e sui pavimenti dei nostri balconi e finisce in tutte le stanze, dalla camera da letto alla cucina. Non ne possiamo davvero più, ecco perchè abbiamo deciso di prendere provvedimenti legali».

La famiglia Tranquillino non è stata la sola ad imbarcarsi in quest’avventura. Anche altre due famiglie di via Manzoni e di via Mar Piccolo hanno deciso di rivolgersi alla Magistratura per far valere i loro diritti. Si tratta di tre famiglie che si sono stabilite nel rione Tamburi quando era una zona residenziale della città. E invece si sono ritrovate a dover convivere con l’inquinamento, indipendentemente dall’esposizione dei loro appartamenti. Via Merodio e via Mar Piccolo, ad esempio, si trovano in due traverse opposte di via Galeso. Via Manzoni, invece, è nei pressi del cimitero. Ma tutti devono quotidianamente affrontare gli stessi problemi. «Parlando con altri residenti del rione – dice Tranquillino -, anche distanti da casa nostra, abbiamo appreso della loro intenzione di presentare ricorso. Così, condividendo l’iniziativa, ci siamo informati da un avvocato, il quale ci ha consigliato di sottoscrivere la denuncia personalmente in quanto questi reati possono essere contestati all’Ilva solo se viene presentata querela da parte della persona offesa. E noi non abbiamo avuto dubbi a firmare quella denuncia».

Eppure, le perplessità cominciano ad affiorare proprio ora che il sostituto procuratore, Daniela Putignano, ha dato loro ragione contestando a Emilio Riva, che dell’Ilva è stato presidente sino a maggio scorso (ora gli è succeduto il figlio Nicola), che «mediante l’immissione dell’ambiente di fumi, minerali e polveri prodotti dallo stabilimento, gettava cose idonee ad offendere, imbrattare e molestare persone perché deturpava ed imbrattava le unità abitative dei denuncianti, tutte ubicate nel quartiere Tamburi, nelle immediate vicinanze del parco minerali e fossili».

«L’avvocato – dice Francesca Viesti – ci ha informato dell’esito del ricorso, ma chissà se davvero cambierà qualcosa. Sono anche anni che ci viene promessa la riduzione dell’inquinamento ma finora senza esito. Perché mai questa volta dovrebbe essere diversa dalle altre?» Il marito è più ottimista: «Noi ci abbiamo messo tutta la buona volontà esponendoci in prima persona in questa battaglia giudiziaria e abbiamo già superato un primo ostacolo. Del resto, nessun giudice avrebbe potuto darci torto. I cattivi odori provenienti dall’Ilva si sentono fino a Castellaneta».

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=350180

Ilva di Taranto. Ti ammali o denunci infortuni? Sei fuori!

di Francesca Mannocchi – Radio Città Aperta.

All’Ilva di Taranto, la più grande e pericolosa azienda siderurgica del paese, dopo i numerosi incidenti delle settimane scorse sono in corso delle ispezioni e dei sopralluoghi da parte del Servizio Prevenzione e Protezione aziendale e degli ispettori dell’Asl-Spesal. L’incidente più grave si è verificato il 29 Marzo scorso, quando un capoturno e due operai sono rimasti feriti, uno in modo grave, lavorando nel reparto Finitura Nastri.

La settimana scorsa un guasto alla rete elettrica ha invece determinato il distacco di tre unità di produzione su quattro di energia elettrica e vapore nelle centrali Edison che alimentano lo stabilimento tarantino e solo pochi giorni dopo si è sviluppato un incendio nel porto della città pugliese su una delle locomotive utilizzate per il trasporto di materiale all’interno e all’esterno dello stabilimento.

Raccontano gli operai che quando si è verificato il black out, la prima cosa che tutti hanno pensato nel buio e nel silenzio dei capannoni è stata: “Speriamo non si sia fatto male nessuno”. Solo chi lavora dentro l’Ilva – dicono- può conoscere il sentimento di paura che genera qualsiasi situazione imprevedibile e improvvisa; solo chi è abituato a lavorare per otto ore con il rumore persistente dei macchinari con cuffie insonorizzanti o tappi per le orecchie, può intuire la paura di morirci, sul posto di lavoro.

Poi è tornata la luce e tutti hanno cominciato a verificare se ci fossero carichi a mezz’aria, appesi ai carroponti. A verificare se ci fossero feriti. Torna dunque agli onori della cronaca l’azienda che ha visto morire 40 operai in 15 anni e in cui l’incidenza da morti causate da esposizione all’amianto può solo aumentare, considerato che le malattie asbesto-correlate hanno un periodo di latenza molto lungo e i medici del lavoro si aspettano il picco di tumori nei prossimi anni.

E torna agli onori della cronaca non perché siano stato messo in dicussione e implementato il rispetto delle più elementari norme di sicurezza, ma perché l’azienda ha vissuto una crisi profonda negli ultimi due anni, costringendo migliaia di lavorari alla cassa integrazione. Si conferma così la tesi proposta dall’Inail il 7 Aprile scorso secondo cui la crisi e la conseguente contrazione dell’attività economica avrebbero avuto almeno il ‘merito’ di abbassare il totale dei morti e degli incidenti sul lavoro. Ha detto Marco Sartori, Presidente Inail: “Nel 2009 ci sono stati meno di mille morti sul lavoro, calo dovuto anche alla crisi economica, così siamo arrivati, sia pure negativamente, a livello dei migliori paese europei”.

Insomma i dati e le statistiche valgono in base all’angolazione da cui vengono osservati. Oggi, per esempio, l’Ilva sta tornando a regime e gli operai in cig straordinaria sono 300, dato fisiologico, ma a questi vanno aggiunti i 1500 lavoratori che sono usciti dall’azienda solo nell’ultimo anno per prossimità al pensionamento o per ‘benefici’ relativi all’esposizione all’amianto, e i 3000 per i quali è stata chiesta la cassa integrazione nell’ultimo incontro tra azienda e parti sociali in Comune, a Taranto, alla fine di Marzo. All’Ilva, poi, la sicurezza fa capo anche a una lunga serie di incidenti non denunciati. L’indotto dello stabilimento nel 2006 contava 750 unità, scese oggi a 200 a causa della crisi. Tutti giovani precari, assunti con contratti ex interinali, oggi detti di somministrazione, previsti dalla legge Biagi.

Per i contratti di somministrazione sono state modificate la causali per ricorrere al lavoro interinale, non più quelle fissate dalla contrattazione collettiva per fronteggiare situazioni eccezionali e temporanee, ma anche ragioni tecniche, produttive, organizzative, legate all’ordinaria attività dell’impresa. “Oggi a Taranto succede che tanti, troppo giovani vengano a bussare alle nostre porte – racconta a Radio Città Aperta Rosario Rappa, della FiomCgil di Taranto- per raccontare abusi sconvolgenti, ragazzi che non denunciano infortuni, che sono costretti a lavorare con arti gonfi e non curati, con i piedi zoppicanti e che, soprattutto, hanno paura di esporsi.”

Rappa spiega così il meccanismo dei contratti dell’indotto dell’acciaieria: le agenzie interinali somministrano il lavoro a padron Riva, molte volte anche modificando le mansioni degli operai in corso d’opera. Gli operai vittime di infortuni, sempre più numerosi, si rivolgono alle agenzie interinali, loro unico interlocutore, e vengono invitati non solo a non denunciare l’infortunio ma addirittura a non mettersi neppure in malattia.

Pare che uno dei requisiti per ottenere nuovi contratti sia non far scattare il bonus-malus. Ma, cosa più grave, una volta tornati sul luogo di lavoro, se non si dimostrano produttivi come prima dell’incidente (mai dichiarato) vedono decadere rapidamente il contratto.

I dipendenti rivendicano, ora, la stabilizzazione del rapporto di lavoro, vincolando l’azienda ad attingere da quel bacino di precari in caso di assunzione. Hanno manifestato minacciando di strappare le tessere elettorali, i 750 lavoratori riuniti nel Comitato precari Ilva, e ora a elezioni archiviate si ritrovano in continue assemblee, con uno striscione issato come una bandiera che recita: “Somminitrati Ilva, 750 famiglie senza futuro”.

“Non sono lavoratori – denuncia Rappa a Rca- sono carne da macello.” Per questi operai la strada dei diritti è tutta in salita e per di più Fim Cisl e Uilm Uil hanno firmato un accordo separato con l’Ilva che prevede per l’azienda ampi margini di manovra in termini di flessibilità sulle assunzioni degli interinali. E quindi flessibilità dei diritti.

Fonte: http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3955&Itemid=9.


Solidarietà al giornalista Gianni Lannes a seguito dell’ennesimo attentato

Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni di un’autovettura non assicurata del giornalista Gianni Lannes.
Ignoti alle ore 23,40 circa hanno fatto saltare in aria l’automobile del cronista impegnato nell’inchiesta delle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia! Stamani il dottor Lannessi era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) pervisionare la documentazione inerente il mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16dicembre 1988 in circostanze nebulose.
Nel pomeriggio era prevista la pubblicazione del libro d’inchiesta NATO:COLPITO E AFFONDATO.
Il primo attentato risale al 2 luglio scorso. L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Si teme per la vita e l’incolumità di Gianni Lannes e della sua famiglia che non godono ancora di una qualsivoglia protezione dello Stato.

Gli amici di Beppe Grillo di Taranto esprimono la loro solidarietà verso una delle poche voci indipendenti del giornalismo italiano.

Emiliano Morrone denuncia le irregolarità della campagna elettorale

Domani 5 Giugno da San Giovanni in Fiore alle ore 18:00,Emiliano Morrone (giornalista scrittore, autore del libro
“La Società sparente”) denuncerà pubblicamente, agli INCONSAPEVOLI abitanti della cittadina, fornendo prove
inconfutabili, di, come imputati (rinviati a giudizio per l’inchiesta Why Not di De Magistris) possano ottenere consensi e voti elettorali, convocando, ufficialmente per motivi di lavoro, circa 700 guardie forestali, stabilizzate
con il passaggio da precari a dipendenti a tempo indeterminato e consegnando loro una busta contenente un
fac-simile della scheda elettorale per il Parlamento europeo. Candidati appartenenti allo schieramento politico
del Partito Democratico, che chiedono il voto di scambio, dopo un discorso preelettorale in perfetta campagna, rivolto a lavoratori accorsi su convocazione lavorativa in orario di lavoro. E tutto questo sotto gli occhi di tutti, anche di accompagnatori ufficiali ed istituzionali. Questo è il bel sistema per l’elezione al Parlamento europeo…per poter sfuggire alle condanne giudiziarie alle quali si dovrebbe rispondere secondo legge. La denuncia sarà trasmessa in diretta su [url=]http: //www.grillidelpigneto.it[/url]
(cliccare su streaming)

SI CHIEDE A TUTTI LA MASSIMA DIFFUSIONE DEL SUDDETTO COMUNICATO ED IL MASSIMO APPOGGIO DALLA STAMPA E DAI BLOGGER.
EMILIANO MORRONE E’ IN SERIO PERICOLO!

Beatrice Andolina
Presidente Associazione Culturale Grilli del Pigneto

presidenza@grillidelpigneto.it

Grazie a chi mi ha fatto la segnalazione [;)] Di questi brogli tutti sanno ma nessuno parla o porta le prove per paura. Grande Emiliano!