RIFIUTI, IL REGALO DI STEFÀNO A TARANTO: ALIQUOTA ECOTASSA A 25,82 EURO, IL MASSIMO!

 

Con la determina della Regione Puglia n.393 del 7 dicembre 2016 si è proceduto alla validazione delle percentuali di raccolta differenziata dei Comuni per la determinazione del tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti, e alla contestuale assegnazione a ciascun Comune della provincia di Taranto dell’aliquota per il 2017.ecotassa
Per il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto” è questo il regalo di Natale del sindaco Stefàno ai cittadini di Taranto: il massimo dell’aliquota sull‘ecotassa per i rifiuti, ovvero 25,82 euro per tonnellata smaltita in discarica. L’aliquota 2017 sul tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi urbani (RSU) sale così dai 7,50 euro del periodo 2013-2016 ai 25,82 euro per il 2017, un aggravio enorme per i già tartassati abitanti di Taranto. Negli anni passati, a causa di alcune furbate del Comune di Taranto e la complicità di un consiglio regionale assoggettato alla volontà delle lobby dei rifiuti, il disastro sui rifiuti di Taranto era sì accertato ma non sanzionato adeguatamente.
La Giunta Stefàno ha fallito. Neanche un obiettivo previsto per legge è stato raggiunto nonostante 10 anni di amministrazione di centrosinistra. Per il Comune di Taranto non c’è stato alcun adeguamento dei contratti di gestione del servizio di raccolta rifiuti alle più recenti disposizioni; non c’è alcuna elevata qualità della frazione organica raccolta in maniera separata;ecotassa2 manca una elevata qualità di raccolta degli imballaggi, attraverso sistemi di raccolta monomateriale; è completamente assente la possibilità di una elevata qualità del sistema di monitoraggio e controllo della raccolta anche mediante sistemi informativi territoriali. Per non parlare del mancato raggiungimento del 65% di raccolta differenziata che per legge doveva avvenire a dicembre del 2012, mentre oggi Taranto è al 16 per cento. Una vergogna.
A trarre i benefici di questo disastro è la CISA del duo Marcegaglia-Albanese che ogni anno riceve a Massafra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e diversi milioni di euro da Taranto per il trattamento e lo smaltimento. Taranto vive quindi in una costante emergenza ambientale e sociale, siamo in una situazione di illegalità diffusa dovuta al comportamento degli amministratori locali e i tarantini devono sobbarcarsi adesso l’onere di questa inefficienza e inettitudine.
In città non è prevista la raccolta porta a porta, attiva solo in alcuni quartieri come Lama, San Vito e Talsano. Troppo poco. Quando vedremo la nostra amata città risorgere? Solo con un nuovo governo cittadino che punti decisamente a “Rifiuti Zero” e che metta in moto l’economia circolare potrà far risorgere la città, proprio come propone da anni il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto”. Per gli attivisti dello storico Meet Up tarantino è ora di dire “basta” alla vecchia gestione comunale, alle discariche, agli inceneritori e a tutte le fonti inquinanti.

Annunci

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento: una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento:

una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte preoccupazioni

 

Comunicato stampa, 30 Gennaio 2013

 

Quanta fretta, ma dove corrono?

Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l’iter di approvazione dello “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”.

Il decreto – come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it – ha avuto, il 16 Gennaio scorso,  parere favorevole della 13° commissione “Territorio, ambiente, beni ambientali” del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata appena due giorni lavorativi.

Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati, impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e co-inceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la strategia “Rifiuti zero”.

Per questo, in vista del prossimo 11 Febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all’attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera, Associazione “Comuni virtuosi”, Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, “Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali”, Associazione “Verso rifiuti zero”, Zero Waste Italy, Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato “Lasciateci respirare” di Monselice (Pd), “E noi?” di Monselice (Pd), Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co), Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all’Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e l’ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la “relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole.

Non è vero che produciamo sempre più rifiuti!

Perché quella che consideriamo l’istituzionalizzazione del processo di co-incenerimento viene giustificata con la “continua crescita della quantità di rifiuti [che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento”. I dati in merito alla produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da questa impostazione. L’Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore.

Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?

A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all’applicazione del decreto: “Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi”. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della “chiusura del ciclo” a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d’iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”, diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare  d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!

Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all’industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate.

Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati).

E infine: come mai ci serve più cemento?

Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un’analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l’iter d’approvazione del ddl promosso dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo.

 

Contatti e ufficio stampa:

Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130 
Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)

Campagna Legge Rifiuti Zero banner

Rifiuti nei cementifici, un attacco alla salute

Un nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 Ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. E’ un provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 Luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola.
La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.
La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori è una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario. Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo.
Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori.
I cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più.

Diversi cementifici inoltre sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione.

La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”, con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse, chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito.
Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute.
25 Gennaio 2013

Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”
Piazza Vittorio Emanuele II, 2 – Roma
leggerifiutizero@gmail.com
Tel. 340 371 9350

http://www.zerowastelazio.it/1/campagna_nazionale_a_legge_rifiuti_zeroa_a_elenco_aderenti_1133975.html

Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

Comunicato Stampa Amici di Beppe Grillo Taranto – Meet Up 192
Inceneritore Massafra: Risposta all’Assessore Nicastro e la Regione Puglia rimane a guardare!

“Ringraziamo” l’Assessore Nicastro per la risposta data a mezzo stampa dove sottolinea con un “come è noto” che “le conferenze di servizi sono contesti tecnici e non politici”. Eppure questa conferenza dei servizi si trova in un procedimento VIA (valutazione d’impatto ambientale)!
Troviamo difficile che l’Assessore ignori che “La valutazione d’impatto ambientale, anche con riferimento alla tutela dei siti di interesse naturalistico SIC e ZPS, non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera,…”.
Questo non lo dicono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” ma lo affermano le 4 sentenze del Consiglio di Stato e le  2 sentenze del Tar Puglia (Cons. Stato, sez. V, 22 Giugno 2009 n. 4206; Id., sez. V, 21 Novembre 2007 n. 5910; Id., sez. VI, 17 Maggio 2006 n. 2851; Id., sez. IV, 22 Luglio 2005 n. 3917; TAR Puglia, Bari, sez. I, 14 Maggio 2010 n. 1897 ; T.A.R. Puglia Bari, Sezione I, 23 Giugno 2011 n. 954).
E anche se la VIA deve esser rilasciata, per procedura stabilita, dalla Provincia di Taranto
, la Regione pensa di “lavarsi le mani” con tali affermazioni?
Eppure il dott. Nicastro è a capo dell’Assessorato alla Qualità dell’ambiente (Ecologia, Ciclo Rifiuti e Bonifica, Politiche energetiche, Politiche di differenziazione, recupero e riuso dei rifiuti, Bonifiche, Foreste), possibile che non possa esprimersi pubblicamente su un raddoppio di inceneritore di rifiuti, che insieme agli altri già autorizzati, predispone il territorio jonico a “bruciare” più rifiuti di quelli prodotti dell’intera provincia? Tutto ciò avviene in un’area protetta, elemento “escludente” per il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali, ma non per l’ente Regione che quel piano lo ha redatto.  Inoltre, possibile che continui la miopia della dott.sa Barbanente a capo dell’assessorato “Qualità del territorio”  (Assetto del Territorio, Paesaggio, Aree Protette e Beni Culturali, Urbanistica, Politiche abitative, Biblioteche, Musei e Archivi). Eppure il raddoppio dell’inceneritore avverrebbe in un “Sito d’Interesse Comunitario”, in una “Zona a Protezione Speciale” e anche in un IBA (un’area considerata un habitat importante per la conservazione di popolazioni di uccelli), confinante tra l’altro con il Parco delle Gravine? Dovrebbe essere vietato in tale luogo un nuovo inceneritore secondo il REGOLAMENTO REGIONALE 22 Dicembre 2008, n. 28 con le modifiche e integrazioni dei “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)”: ma forse questo regolamento non vale per la provincia di Taranto?
E l’avvocato Amati (assessorato alle Opere pubbliche e Protezione Civile – Lavori Pubblici, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Risorse Naturali, Tutela delle acque) non ha da dire nulla sull’aumento di prelievo di acqua dalla falda (in totale 150.000 mc/annui) in una zona soggetta a “contaminazione salina” aumentando il sovrasfruttamento della falda stessa e con il rischio di rendere l’acqua inutilizzabile per l’agricoltura (Piano di Tutela Acque)? Detto per inciso, la Regione potrà dire, nel pieno stile dello “scarica barile” che la procedura per questo nuovo inceneritore di rifiuti urbani spetta alla Provincia, ma ci duole ricordare, che quando le autorizzazioni spettano all’ente Regionale, le sorti dei tarantini non sono migliori. Infatti, ricordiamo che la Regione ha già rilasciato parere favorevole alla VIA  per un altro inceneritore di “rifiuti pericolosi e non”, “Ecodi” a pochi chilometri di distanza da quello di Massafra e dentro il “Sito di Interesse Nazionale” tristemente noto, precisamente il 12 gennaio con determina dirigenziale n. 5, dimostrando tutta la considerazione che ha del territorio jonico. Nei prossimi giorni la Provincia di Taranto si dovrà esprimere sull’AIA per l’inceneritore Ecodì.
Continueremo a Resistere a tali scempi e ad informare la popolazione.

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

 Taranto 23 Maggio 2012

La pazienza è terminata da parecchio

Dear Ippazio,
il tempo passa e le cose si rimandano, o si fà finta di non sapere e di non avere il “Potere” di intervenire.
Ma quel “Potere” è anche e soprattutto un DOVERE!
Intanto tutti quanti possiamo, giorno dopo giorno, vedere nella sua inerzia un non so che di astratto, a volte vile, a volte vergognoso.
Si ricordi quello che disse prima della sua elezione, si ricordi le promesse sulla TUTELA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE.
Abbia, sia pure solo per qualche giorno, un moto di orgoglio.
Ne abbiamo tanto bisogno.

Sindaco, non perda tempo

Risarcimento 2005: perché la richiesta non è ancora stata presentata?
Risarcimento 2010: Provincia e Comune, dobbiamo aspettare l’ultimo minuto?

Lo scorso 18 maggio il Consiglio Comunale approvò un ordine del giorno con il quale obbligava il Sindaco a presentare la richiesta di risarcimento all’Ilva, a nome della città, in virtù della condanna del 2005. Il tutto, ovviamente, entro i termini di prescrizione che scadranno il prossimo 23 ottobre. Da diverse settimane, stando a fonti ben informate, l’intero carteggio è stato predisposto dall’ufficio legale del Comune e servito sulla scrivania del primo cittadino. Cosa impedisca a Stefàno di apporre quell’ultima firma, però, non è dato saperlo. Il timore di qualche consigliere comunale è che, ancora una volta, da Palazzo di Città si voglia prendere tempo. La legge prevede, infatti, che basta una semplice lettera del Sindaco per interrompere i termini prescrittivi della sentenza. Una iniziativa di questo genere, ad esempio il 22 ottobre, permetterebbe un ulteriore rinvio della presentazione ufficiale della richiesta di risarcimento. Un provvedimento, però, che mal si concilierebbe con i vincoli imposti dall’ordine del giorno del Consiglio. Qualsiasi consigliere, per intenderci, il giorno dopo potrebbe recarsi in Procura e presentare un esposto per omissione di atti d’ufficio. Quello che probabilmente, a Palazzo di Città, non hanno ancora compreso, è che non si tratta di un atto dell’amministrazione e, dunque, soggetto a possibili rivisitazioni. Il ruolo discriminante del primo cittadino, in questo caso, è pressoché nullo. Si tratta, semplicemente, di dare seguito a quanto il Consiglio, in nome dei cittadini, impone. L’auspicio è che entro ottobre, non solo il Comune abbia presentato ogni atto relativo alla sentenza del 2005, ma abbia in mano anche quello relativo alla recente sentenza sulla cokeria. Pur essendo stato dichiarato prescritto il reato in sede penale, sul piano civile c’è tanto ancora da dire. Entro cinque anni, infatti, sia Comune che Provincia possono inserirsi nel processo chiedendo il relativo risarcimento economico. O forse anche in questo caso intendono aspettare quattro anni e sei mesi prima di istruire la pratica? Il tempo è denaro e non va sprecato.

Gianluca Coviello
g.coviello@tarantoggi.it

LA VERITA’ DEI FATTI SULLA TENDA PER IL LAVORO

COMUNICATO STAMPA

La lotta dei disoccupati non si ferma e Stefano farebbe bene a non seminare
menzogne.
Volantinaggio oggi dei disoccupati organizzati in tutta la città Giovedì dalle 9 di nuovo in piazza sotto il Comune a noi non ci sgomberate!

1)Non è affatto vero che vi era l’impegno dei Disoccupati Organizzati slai
cobas ad abbandonare entro 1l 30 aprile il presidio sotto il Comune, a
togliere la “Tenda per il Lavoro” e che quindi noi saremmo venuti meno a
tale impegno – E’ esattamente il contrario. Nell’ultimo incontro proprio del
30 aprile con il Sindaco Stefano, a fronte di una riunione inconcludente che
con le dichiarazioni del Sindaco faceva fare un passo indietro sul percorso
per l’avvio della raccolta differenziata e nuovi piani di lavori per
risanamento ambientale nei quartieri, i Disoccupati Organizzati hanno detto
che la Tenda rimaneva fino a che non si fossero prodotti atti concreti e non
solo generici impegni smentiti una settimana dopo;

2) Non è affatto vero che con la tenda in piazza i Disoccupati Organizzati
hanno provocato disordini e disservizi e “forme di protesta che degenerano
in violenza e insulti gratuiti” (come scritto nel comunicato Ufficiale dell’Amministrazione
comunale) – La Tenda per il Lavoro, tutti l’hanno potuto vedere, è stata un’iniziativa
assolutamente tranquilla; durante il giorno si faceva informazione, si sono
raccolte centinaia e centinaia di firme di cittadini solidali, decine di
nuovi disoccupati si sono organizzati; una Tenda in cui le donne anche di
notte potevano tenere da sole la tenda. Quale disservizio al Comune poteva
provocare questa Tenda? che non impediva il traffico e il transito delle
persone, che non ostacolava l’entrata del Comune (piuttosto ostacolata dal
Comune stesso che ormai tiene sempre chiuso il portone, rendendo difficile
anche al suo personale di entrare e uscire), che non ha mai ostacolato la
normale attività lavorativa dell’Amministrazione (anzi, noi vorremmo che
lavorassero molto di più per risolvere le emergenze di questa città…).
Quando mai “i dipendenti comunali sarebbero stati in pericolo” per una Tenda
in cui di giorno c’erano anche i bambini! Chi ha mai impedito loro di
lavorare? Il Sindaco e i funzionari per caso si nascondono e usano
strumentalmente i “dipendenti” per avere una ragione che non hanno? O,
piuttosto, si scrive “dipendenti/impiegati”, ma si deve leggere cgil, cisl,
uil, ugl? Sono a questi infatti che, come ha ammesso lo stesso Stefano, non
va giù la lotta dei Disoccupati Organizzati, perchè non delegano, perché
smascherano il silenzio e le complicità dei sindacati confederali.

3)Dove ci sarebbero poi le “violenze e insulti gratuiti”? Chi, dove, quando?
Anche l’iniziativa dimostrativa sulla raccolta differenziata di ieri è stata
pacifica e civile; si è svuotato parzialmente un cassonetto per
differenziare la spazzatura e rimetterla nei 3 bidoni di raccolta
differenziata; per mostrare come non si fa e come invece si dovrebbe fare
per la salute della cittadinanza.
E’ lo stato di Taranto, agli ultimi posti nella raccolta differenziata a
livello nazionale, con un inquinamento che provoca in ogni famiglia un morto
per tumore che è una violenza; è l’emergenza lavoro di Taranto che è un
insulto e una vergogna.
Quale violenza? Noi abbiamo visto che l’unica violenza viene fatta contro
chi lotta; con vigili, polizia, carabinieri pronti a sgomberare con la forza
(dal blocco dei giorni scorsi degli interinali Ilva all’occupazione pacifica
dell’Inail degli operai per l’amianto, alla distruzione della Tenda per il
Lavoro); con forze dell’ordine che invece di andare a contrastare la vera
grande criminalità a Taranto se la prende con i disoccupati, con le donne
che lottano, con i lavoratori – L’ex prefetto Alecci aveva dichiarato
durante la rivolta dell’estate del 2007 che mai avrebbe mandato la polizia
contro dei lavoratori che lottano per diritti sacrosanti; ma oggi Stefano,
sindaco di “sinistra” manda vigili e poliziotti contro disoccupati e
disoccupate, “criminali” per una Tenda per il Lavoro!

La verità è che questa Tenda per il Lavoro dava fastidio, era una “spina nel
fianco” a Sindaco e a tutti coloro, Istituzioni, politici, che non vogliono
e/o sono incapaci di dare risposte straordinarie e di emergenza a quella che
è l’emergenza lavoro e ambiente a Taranto.
La Tenda era un indice puntato continuo. Questo era inaccettabile e questo
hanno voluto schiacciare.
Ma si illudono. Se una tenda è stata abbattuta i presidi continueranno,
perché il bisogno, il legittimo diritto al lavoro non si può reprimere!

DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS – t/f 0994792086 – 3283769008 – TA.
4.5.010

Ecco a voi la casa dei cittadini chiusa perchè asserragliata da pericolosissimi terroristi-disoccupati:


Ecco a voi un pericolosissimo Disoccupato Organizzato:

Ecco a voi messaggi minacciosi e irrispettosi:

Ecco a voi il sindaco al quale, il giorno del consiglio comunale, viene impedito di accedere al comune, in maniera violenta, dai Disoccupati Organizzati:

Ovviamente siamo ironici…I disoccupati, a Taranto, sono fin troppo civili…Sono stati 15 giorni(e notti) in tenda, per chiedere di fare un lavoro onesto e rispettoso dell’ambiente. Sono intervenuti civilmente in consiglio comunale ricordando ai consiglieri(il sindaco non c’era) che l’Unione Europea obbliga gli stati membri a raggiungere in tempi brevi livelli elevati di raccolta differenziata spinta(porta a porta). Io ero presente e posso dire che è proprio vero: la tenda non dava fastidio nè ai lavoratori del comune nè al traffico, tutto era pulito, c’erano anche donne e bambini e se non fosse stato per gli striscioni neppure se ne sarebbero accorti di loro….Il sindaco e il consiglio comunale in genere dovrebbero prendere esempio da loro che sono persino andati sotto la prefettura per solidarizzare con i somministrati Ilva partendo dal presupposto che l’unione fà la forza!

Quando la raccolta differenziata funziona si cerca di non farla funzionare più…Vi siete mai chiesti il perchè?

Il prefetto di Caserta Ezio Monaco ha diffidato il sindaco di Camigliano Vincenzo Cenname a trasmettere nel giro di pochi giorni, alla società provinciale che gestisce la raccolta dei rifiuti, gli archivi della Tarsu e della Tia.

Se questo non avverrà, sarà nominato un commissario e al contempo avviata la procedura di scioglimento del consiglio comunale.

Un’eventualità che tuttavia non fa cambiare idea al sindaco che, puntando sulla concreta attuazione di politiche sostenibili, ha ottenuto l’inserimento dell’ente che amministra nell’elenco nazionale dei comuni virtuosi grazie soprattutto alla realizzazione di progetti innovativi e mirati al risparmio dell’energia e delle risorse finanziarie.

Il Comune di Camigliano ha sempre gestito la raccolta differenziata in maniera diretta, con mezzi e personale propri.

“Una scelta – sottolinea il sindaco – che ha garantito il raggiungimento di notevoli percentuali di rifiuti differenziati nel nostro paese. Un risultato eccellente, nonostante le mille difficoltà legate all’esigenza di dover trasportare fuori regione, e quindi con investimenti notevoli, la frazione umida dei rifiuti”.

E i costi di gestione? “E’ da ormai quattro anni – informa Cenname – che la tarsu non subisce aumenti e per di più tutte le spettanze sono state liquidate senza che siano stati accumulati debiti”.

Nel maggio 2009 il Comune di Camigliano ha approvato la rescissione dal consorzio unico di bacino delle province di Napoli e Caserta che ha anche impugnato la delibera in questione. Il Tar della Campania tuttavia non ha accolto il ricorso del consorzio, avallando pertanto la giusta decisione del Comune.

“Alla luce di tutto ciò – sostiene Cenname – non ritengo giusto, nell’interesse economico e gestionale dell’ente, che dall’alto si imponga di modificare la gestione della raccolta dei rifiuti in uno dei pochi comuni del Casertano dove il servizio è stato attuato con efficienza e costi contenuti”.

Pronto a rinunciare al proprio ruolo di sindaco pur di difendere i diritti dei cittadini. “Qualora la parte politica – scrive Cenname al prefetto – dovesse essere esautorata di quel poco potere decisionale che ha circa l’implementazione di servizi come la raccolta differenziata, allora non avrà più senso l’esistenza di alcun organo politico comunale e per questo, considerato che la politica non costituisce affatto un mestiere, sono pronto a consegnare il mio mandato amministrativo”.

L’Associazione dei Comuni Virtuosi condanna l’atteggiamento incomprensibile della Prefettura in questione e chiede di fare un passo indietro: il Comune di Camigliano rappresenta un modello da seguire e premiare, non certo un ente pubblico da mettere sotto commissariamento.

Per questo motivo stiamo valutando azioni di solidarietà (anche in loco) per sostenere la giunta (e le scelte) del sindaco Enzo Cenname, membro del comitato direttivo della nostra rete. Giù le mani da Camigliano!

http://www.facebook.com/pages/Giu-le-mani-da-Camigliano/115126951838872