NO AL RADDOPPIO DELLA DISCARICA ITALCAVE. IL COMUNE DI TARANTO SI FACCIA SENTIRE!

Gli attivisti del Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto” dicono no al raddoppio della discarica Italcave tra Taranto e Statte. Ancora una volta è necessario intervenire in difesa del nostro territorio e della nostra salute, soprattutto perché manca una presa di posizione sulla questione da parte dell’amministrazione comunale. discarica
La società Italcave sta infatti chiedendo alla Provincia di Taranto l’autorizzazione a costruire un terzo lotto della discarica, che consentirebbe una disponibilità di circa 4.600.000 metri cubi di rifiuti speciali. Attualmente la discarica Italcave è composta da due lotti e ha una volumetria di 6.228.444 metri cubi.
L’AIA rilasciata a Italcave nel 2009 e riconfermata nel 2014, incredibilmente con i pareri favorevoli di ASL Taranto, Comune di Taranto e Ufficio regionale rifiuti, permette alla discarica di ricevere un quantitativo massimo di rifiuti pari a 2 mila tonnellate al giorno, ma dal 2014 per ordinanze prima di Vendola e poi di Emiliano, si deroga continuamente l’AIA e si arriva a 2.400. Inoltre la discarica Italcave si trova sopra una falda inquinata: solo questo dovrebbe far riflettere sull’inopportunità di rilasciare nuove autorizzazioni.
Il Comune di Taranto dovrebbe opporsi a questo raddoppio invece che rimanere silente, visto che nella stessa area – zona Pasquinelli – ha già vietato l’utilizzo dei pozzi a causa dell’inquinamento della falda!discarica-2
La gestione dei rifiuti in Puglia, nella provincia di Taranto in particolare, è semplicemente disastrosa, lontanissima dagli obiettivi e criteri prefissati dall’Unione Europea, in dispregio di ogni forma di tutela dell’ambiente, del paesaggio e della salute pubblica

RIFIUTI, IL REGALO DI STEFÀNO A TARANTO: ALIQUOTA ECOTASSA A 25,82 EURO, IL MASSIMO!

 

Con la determina della Regione Puglia n.393 del 7 dicembre 2016 si è proceduto alla validazione delle percentuali di raccolta differenziata dei Comuni per la determinazione del tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti, e alla contestuale assegnazione a ciascun Comune della provincia di Taranto dell’aliquota per il 2017.ecotassa
Per il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto” è questo il regalo di Natale del sindaco Stefàno ai cittadini di Taranto: il massimo dell’aliquota sull‘ecotassa per i rifiuti, ovvero 25,82 euro per tonnellata smaltita in discarica. L’aliquota 2017 sul tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi urbani (RSU) sale così dai 7,50 euro del periodo 2013-2016 ai 25,82 euro per il 2017, un aggravio enorme per i già tartassati abitanti di Taranto. Negli anni passati, a causa di alcune furbate del Comune di Taranto e la complicità di un consiglio regionale assoggettato alla volontà delle lobby dei rifiuti, il disastro sui rifiuti di Taranto era sì accertato ma non sanzionato adeguatamente.
La Giunta Stefàno ha fallito. Neanche un obiettivo previsto per legge è stato raggiunto nonostante 10 anni di amministrazione di centrosinistra. Per il Comune di Taranto non c’è stato alcun adeguamento dei contratti di gestione del servizio di raccolta rifiuti alle più recenti disposizioni; non c’è alcuna elevata qualità della frazione organica raccolta in maniera separata;ecotassa2 manca una elevata qualità di raccolta degli imballaggi, attraverso sistemi di raccolta monomateriale; è completamente assente la possibilità di una elevata qualità del sistema di monitoraggio e controllo della raccolta anche mediante sistemi informativi territoriali. Per non parlare del mancato raggiungimento del 65% di raccolta differenziata che per legge doveva avvenire a dicembre del 2012, mentre oggi Taranto è al 16 per cento. Una vergogna.
A trarre i benefici di questo disastro è la CISA del duo Marcegaglia-Albanese che ogni anno riceve a Massafra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e diversi milioni di euro da Taranto per il trattamento e lo smaltimento. Taranto vive quindi in una costante emergenza ambientale e sociale, siamo in una situazione di illegalità diffusa dovuta al comportamento degli amministratori locali e i tarantini devono sobbarcarsi adesso l’onere di questa inefficienza e inettitudine.
In città non è prevista la raccolta porta a porta, attiva solo in alcuni quartieri come Lama, San Vito e Talsano. Troppo poco. Quando vedremo la nostra amata città risorgere? Solo con un nuovo governo cittadino che punti decisamente a “Rifiuti Zero” e che metta in moto l’economia circolare potrà far risorgere la città, proprio come propone da anni il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto”. Per gli attivisti dello storico Meet Up tarantino è ora di dire “basta” alla vecchia gestione comunale, alle discariche, agli inceneritori e a tutte le fonti inquinanti.

C.S.: Gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” – La farsa di Tamburrano sui rifiuti delle altre province.

E’ anche colpa sua, si dimetta!
Regione e Provincia hanno deciso che la provincia di Taranto sia la sede di smaltimento.

discaricaCon l’ultima ordinanza del Presidente della Regione Michele Emiliano, si dà nuovamente possibilità ai rifiuti della provincia di Brindisi, così come è già avvenuto per i rifiuti della provincia di Bari e di Lecce, di essere smaltiti nella provincia di Taranto. Il presidente Tamburrano tuona sui giornali, ma la risposta del meet up  Amici di Beppe Grillo Taranto, carte alla mano, dimostrano la responsabilità della Provincia e della Regione nell’individuare Taranto come la sede di smaltimento dei rifiuti pugliesi e nazionali..
“Il presidente della Provincia Martino Tamburrano la smetta di fare l’ipocrita,” – tuonano gli Amici di Beppe Grillo Taranto – “ l’arrivo dei rifiuti nella nostra provincia, è colpa anche dello stesso ente  provinciale, che, nel corso degli anni, ha rilasciato tutte le autorizzazioni alle discariche e agli inceneritori in Provincia di Taranto. Se queste discariche non fossero state autorizzate, questi rifiuti non sarebbero mai giunti nella provincia Jonica. Rimaniamo basiti nel vedere che Tamburrano stia facendo lo scarica barile, ma in realtà è l’ente Provincia la prima vera responsabile. Da anni  denunciamo che queste autorizzazioni a discariche e inceneritori, avrebbero reso la provincia di Taranto sede di smaltimento, i fatti ci stanno dando ragione!
“E sia chiaro, non è una rivendicazione campanilistica, ma i numeri non mentono.“ – incalzano gli attivisti degli Amici di Beppe Grillo Taranto – “Sappiamo bene che, fino a quando non si adotterà completamente la strategia “Rifiuti Zero”, ci sarà sempre bisogno di impianti di smaltimento, ma la capacità, autorizzata, dall’Ente guidato da Tamburrano, delle discariche nella provincia di Taranto va ben oltre le esigenze del territorio e questo avviene già da anni. Non a caso, come si apprende nei rapporti dell’ISPRA sui rifiuti Urbani, le discariche che sono state utilizzate per lo smaltimento degli stessi Rifiuti Urbani sono a Massafra, Grottaglie, Statte e Taranto, le ultime tre anche per lo smaltimento di Rifiuti Speciali che vengono da tutta Italia. Si pensi che nel 2013, al netto delle raccolte differenziate, sono state circa 250 mila le tonnellate di rifiuti prodotti dalla popolazione della provincia di Taranto, ma, nelle suddette discariche, sono state smaltite ben 426 mila tonnellate di rifiuti! Non solo, nel 2014 è andata anche peggio. Al  netto delle raccolte differenziate, la popolazione della provincia di Taranto ha prodotto circa 240 mila tonnellate di rifiuti urbani, ma sono state smaltite, nelle 4 discariche, ben 527 mila tonnellate, più del doppio e solo dei rifiuti urbani, ai quali vanno aggiunte ben 502 mila tonnellate circa di rifiuti speciali. Rifiuti urbani che, quindi, se la matematica non è un’opinione, vengono da fuori della provincia tarantina.
E chi avrà mai autorizzato tutte queste discariche? Ma è la Provincia di Taranto ovviamente, alla quale non riusciamo a capire perchè Emiliano non ritiri le deleghe per le autorizzazioni agli impianti di smaltimento, così come vorrebbe il Codice dell’Ambiente! Non sono solo state autorizzate le aperture di queste discariche, ma a queste si aggiungono anche le autorizzazioni per continuare a smaltire e, addirittura, per i il raddoppio della capacità delle stesse! Non a caso, attualmente, la discarica Italcave di Statte sta chiedendo l’autorizzazione al raddoppio, per cui gli amici di Beppe Grillo Taranto hanno già presentato diverse osservazioni contrarie al progetto, ma spetterà a Tamburrano l’ultima parola, così come spetterà allo stesso la possibilità di far continuare l’attività di discarica a Vergine in agro di Lizzano, ma ricadente all’interno dell’isola amministrativa del Comune di Taranto, sulla quale il Presidente e Sindaco di Massafra, Martino Tamburrano si è già verbalmente pronunciato favorevolmente!
Ma con gli enti Provincia di Taranto e Regione Puglia, al peggio non c’è mai fine. Se aggiungiamo i quantitativi autorizzati dagli enti per gli inceneritori Amiu – attualmente fuori servizio –  che hanno ricevuto circa 5 milioni di euro dalla Regione Puglia con il benestare del Sindaco Stefano per continuare a bruciare rifiuti e all’inceneritore Marcegaglia-Albanese, il quadro è completo. Le disgrazie, poi, non vengono mai da sole, la Provincia di Taranto ha anche autorizzato il raddoppio dell’inceneritore di Massafra che attualmente attende la sentenza del Consiglio di Stato.
Se il Presidente della Provincia e i Sindaci dei comuni dove sono state collocate le discariche sono responsabili di queste scelte, la Regione Puglia dal canto suo, ci ha messo una bella ciliegina sopra, anzi ne ha messe parecchie! Infatti ricordiamo che nel 2011, quando c’era Vendola, sono stati autorizzati a essere smaltiti nelle discariche del tarantino i famosi “rifiuti campani”, rifiuti che per legge non sarebbero mai dovuti giungere nel tarantino, sia perchè privi di pretrattamento, sia perchè i mezzi di trasporto perdevano percolato, in barba all’ordinamento europeo, nazionale, nonché al protocollo d’intesa. Inoltre come non ricordare che, con la legge regionale n. 14 dell’aprile del 2015, si è data la facoltà  agli organi di governo d’ambito (OGA), in caso di impossibilità di realizzare l’autosufficienza, nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, di stipulare accordi con altri OGA per lo smaltimento degli stessi e questo si è tradotto con un via libera dei rifiuti di tutta la regione verso la provincia di Taranto, quella, appunto, con capacità autorizzata di smaltimento di rifiuti di gran lunga superiore a tutto il resto della regione. Ora Emiliano, con l’ennesima ordinanza, punisce nuovamente le popolazioni della provincia jonica che, nonostante negli anni abbiamo ripetutamente mostrato in maniera pacifica contrarietà a diventare cloaca, sono stati ignorati, sbeffeggiati e presi in giro dagli amministratori con tante belle parole, ma sempre poi con autorizzazioni al seguito!
Inoltre, in questa disgrazia perpetua, causata da amministratori di dubbia qualità, vogliamo mostrare la massima solidarietà, da popolo inquinato quale siamo, ai cittadini del brindisino, del tranese e di Conversano, perchè non riescono a smaltire più rifiuti,  dato che le discariche autorizzate nei loro rispettivi territori sono state gestite in maniera criminale, tanto da essere, non a caso, tutte oggetto di provvedimenti della magistratura per inquinamento. Ciò non toglie che siamo pronti a sederci al tavolo con loro per pianificare, finalmente, una Puglia a “Rifiuti Zero”,. Ricordiamo, a tal uopo, a Tamburrano, Stefano ed Emiliano che, giorno 20 febbraio, sono stati invitati dal meet up a Taranto proprio per confrontarsi pubblicamente, con i cittadini tarantini e lizzanesi, sulla disastrosa situazione in cui versa la discarica Vergine. Noi, da cittadini consapevoli e coscienziosi, per il bene del nostro territorio, siamo pronti a confrontarci con loro,ma loro saranno disposti a confrontarsi con i cittadini? Lo vedremo il 20 febbraio, altrimenti, non gli è rimasta altra possibilità se non le dimissioni immediate!

C.S.: Italcave, raddoppio discarica: osservazioni depositate dagli attivisti degli Amici di Beppe Grillo Taranto.

Italcave, raddoppio discarica: Manca la Valutazione d’Incidenza Ambientale
Osservazioni depositate dagli attivisti degli Amici di Beppe Grillo Taranto.

discaricaGli attivisti del Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo – Taranto” rispondono all’avviso pubblico di segnalazione di deposito di richiesta di autorizzazione per la realizzazione del III Lotto della discarica Italcave, a cavallo tra i comuni di Taranto e Statte.
“Un progetto privo di fondamento tecnico ed incompleto, senza alcuna utilità economica e sociale” – dichiarano i cittadini dello storico Meet Up tarantino – “la gestione dei rifiuti in Puglia, nella Provincia di Taranto in particolare, è semplicemente disastrosa, lontanissima dagli obiettivi e criteri prefissati dall’Unione Europea ed in dispregio di ogni forma di tutela dell’ambiente, del paesaggio e della salute pubblica. A causa delle autorizzazioni rilasciate dal centro-destra e dal centro-sinistra la provincia di Taranto ora è sede di smaltimento dei rifiuti regionali e nazionali. Tamburrano bocci il progetto del raddoppio della discarica di Italcave!”
“Il progetto” – continuano gli attivisti del Meet Up – “si configura come una ulteriore offesa ad un territorio devastato e martoriato dal punto di vista sociale, civile e lavorativo ma soprattutto ambientale, dagli elaborati si evince che non è stata eseguita una Valutazione d’Incidenza Ambientale, peraltro obbligatoria, in prossimità del parco delle Gravine che è a due passi dalla discarica. Le valutazioni del proponente il progetto sono del tutto pretestuose: l’unico che ne trae beneficio è Italcave “.
“È doveroso ricordare” – incalzano gli attivisti del Meet Up 192 – “che gli enti preposti regionali e provinciali avevano rilasciato sul finire del 2014 il rinnovo dell’AIA a Italcave per i primi due lotti concedendo persino deroghe sulle emissioni di alcuni inquinanti; ora Italcave vuole aprire anche un enorme terzo lotto. La Provincia, ente competente a rilasciare l’autorizzazione, non può e non deve concedere l’ennesimo via libera allo smaltimento dei rifiuti speciali.”
Per queste ed altre ragioni gli attivisti degli Amici di Beppe Grillo Taranto hanno presentato osservazioni scritte alla procedura in corso ai sensi del d.lgs 152/2006. L’unica soluzione per il disastro ambientale dei rifiuti è la strategia Rifiuti Zero, che il MoVimento 5 Stelle promuove in ogni sede istituzionale possibile e, contestualmente, non rilasciare più autorizzazioni a nuovi impianti di smaltimento in quanto nella nostra provincia viene conferita una immensa quantità di rifiuti speciali da smaltire (che giungono da ogni parte), e infine ridiscutere tutte le AIA concesse finora.

Taranto, 08 Settembre 2015

Gli attivisti del Meet Up 192 – Amici di Beppe Grillo di Taranto

La deriva inceneritorista di LEGAMBIENTE di Agostino Di Ciaula

In merito ad uno degli ultimi comunicati stampa di Legambiente che ci riguarda da vicino per via dell’insistenza sul territorio della Cementir che usufruirà dell’ennesimo decreto assassino, ci fa piacere condividere il commento di Agostino Di Ciaula che punto punto commenta il comunicato stampa. Condividiamo i contenuti da lui espressi e ci sentiamo indignati per l’ennesimo scempio.

Il decreto sulla combustione dei rifiuti nei cementifici è stato bocciato ieri dalla commissione ambiente alla Camera, grazie alla sensibilità di alcuni parlamentari adeguatamente informati sull’argomento.

Che l’abbia presa male Clini (ha minacciato oggi di fare immediatamente un decreto, come dichiarato quihttp://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2013/02/12/Clini-combustibili-cementifici-contro-emergenza-rifiuti_8235791.html) è comprensibile. Che l’abbia presa male Legambiente è cosa difficile da digerire.

 

Eppure la storia si ripete. Alcuni anni fa Legambiente si schierò a spada tratta a favore delle centrali termoelettriche alimentate a metano, favorendo il folle tsunami energetico originato nel nostro Paese dal famigerato “decreto sblocca-centrali” del governo Berlusconi e ignorando le conseguenze economiche, energetiche e sanitarie di tale orientamento. A Legambiente quella tendenza piaceva tanto da acquisire pacchetti azionari di società partecipate, che la rendono ancora oggi uno dei più fedeli partner di Sorgenia, azienda leader nel settore.

 

Oggi Legambiente si schiera con convinzione a sostegno del decreto legge di Clini (finalizzato a consentire una estrema facilitazione dell’iter necessario per bruciare rifiuti nei cementifici), critica la posizione di contrarietà espressa da ISDE Italia e da numerosi gruppi ambientalisti a livello nazionale e divulga un comunicato a firma del suo Direttore Generale e del suo Vicepresidente (http://www.legambienterivierabrenta.org/rifiuti-nei-cementifici-2/), che è interessante esaminare punto per punto:

 

comunicato Legambiente:

“Bruciare CSS nei cementifici:

– di per sé non peggiora le emissioni inquinanti. Al contrario impone a questi impianti limiti di legge piu’ restrittivi e quindi l’utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento. I combustibili “tradizionali” dei cementifici (come il petcoke o il polverino di carbone) sono porcherie ben peggiori del CSS. E purtroppo in base alla normativa vigente un cementificio che brucia questi combustibili tradizionali può emettere inquinanti in atmosfera entro limiti di legge molto più permissivi (quali sono quelli previsti per gli impianti industriali in generale), mentre quando bruciano anche il CSS quei limiti di emissione diventano più restrittivi, in quanto per essere autorizzati ad operare col combustibile da rifiuti gli impianti vengono assimilati ad inceneritori (tanto per fare un esempio secondo la legge vigente un impianto industriale in generale puo’ emettere diossine fino a 10mila nanogrammi per metro cubo, mentre per un inceneritore il limite e’ di 0,1 nanogrammi per m3. Se un cementificio e’ autorizzato a bruciare anche CSS, deve rispettare il limite di 0,1 per le diossine e questo impone un radicale miglioramento dell’impianto e di conseguenza delle sue emissioni) (lo stesso vale anche per metalli pesanti e altri microinquinanti);”

 

considerazioni:

È vero che i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti. Il problema è che lo sono con o senza l’uso dei rifiuti come combustibile e “assomigliare” agli inceneritori non è un vantaggio.  Il d.lgs. proposto non avrebbe variato, in merito ai limiti di emissione, la NORMATIVA GIA’ ESISTENTE, che prevede nel caso dei cementifici-inceneritori, per gli inquinanti gassosi limiti da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori, e per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) gli stessi limiti degli inceneritori “classici”. La differenza SOSTANZIALE è che il D.Lgs avrebbe semplificato enormemente gli iter autorizzativi per la combustione di rifiuti in questi impianti, con normativa sulle emissioni invariata. Le emissioni di inquinanti gassosi da parte dei cementifici-inceneritori sarebbero rimaste molto più alte di quelle degli inceneritori. Nel caso dei microinquinanti (metalli pesanti e diossine), a parità di concentrazioni nei fumi, i cementifici-inceneritori emettono volumi di fumi enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. Poiché la quantità assoluta di diossine e metalli pesanti è proporzionale sia alla quantità di rifiuti bruciati che al volume di fumi emessi, i cementifici-inceneritori, pur rispettando la parità di concentrazione espressa dai limiti di legge, emettono quantità assolute di microinquinanti (non biodegradabili e persistenti nell’ambiente) enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. L’incenerimento di rifiuti varia inoltre la tipologia emissiva dei cementifici, creando in particolare criticità aggiuntive soprattutto per i metalli pesanti (principalmente piombo, arsenico, mercurio).

Se l’obiettivo reale fosse stato quello di ridurre le emissioni inquinanti dei cementifici, sarebbe stato opportuno che Legambiente avesse proposto, in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di miglioramenti tecnologici e limiti produttivi ed emissivi in grado di garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ai residenti in prossimità di cementifici, con o senza co-combustione di rifiuti.

 

comunicato Legambiente:

– rende i cementifici piu’ controllati. I cementifici quando bruciano CSS sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibli tradizionali);

 

considerazioni:

La normativa per gli impianti di combustione di rifiuti (che siano inceneritori, cementifici o altro) prevede al massimo controlli quadrimestrali delle emissioni di diossine. Questi, a differenza del monitoraggio in continuo (che né la vecchia normativa né il d.lgs. in oggetto impongono) sottostimano fortemente le emissioni di diossine da parte di questi impianti. Anche quantità estremamente piccole di diossine sono pericolose per la salute umana, in quanto queste sostanze sono non biodegradabili e accumulabili nei tessuti umani e nei vegetali, con un tempo di dimezzamento che può superare il secolo.

Anche in questo caso sarebbe stata auspicabile una variazione della normativa vigente per i cementifici (a prescindere dalla possibilità di bruciarci rifiuti), con la previsione di monitoraggi in continuo e di periodici campionamenti su materiali biologici nei territori limitrofi a questi impianti.

 

comunicato Legambiente:

– a parità di risultati, bruciare CSS in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso infatti il css sostituisce un (pessimo) combustibile fossile che comunque verrebbe impiegato per la fabbricazione di cemento, nel secondo caso invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo

per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore inutilizzabile: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero

energetico, specie nei paesi caldi;

 

considerazioni:

Bruciare i rifiuti non è MAI “meglio”, sotto nessun profilo. Se si vogliono salvaguardare sostenibilità, salute, ambiente e “buone pratiche”, i rifiuti non vanno bruciati.

Detto questo, considerata la maggiore “libertà” emissiva di inquinanti gassosi dei cementifici-inceneritori, un cementificio che brucia rifiuti produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i dati  del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a oltre 21 milioni di tonnellate/anno. Basta un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono per gli imprenditori del cemento economicamente molto più vantaggiosi dei combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo all’aumento della produzione. Tale affermazione è dimostrabile con il confronto di emissioni tra gli impianti con o senza co-combustione di rifiuti che sono già operativi nel nostro paese.

 

comunicato Legambiente:

– e in ultimo, ma non per importanza (anzi è il contrario!), può evitare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Questa opzione di recupero energetico può essere utilizzata in modo temporaneo e in alternativa alla realizzazione di impianti dedicati di incenerimento da costruire ex novo (che invece, una volta realizzati, soprattutto se sovradimensionati, funzioneranno a pieno regime per almeno 15-20 anni vanficando ogni scenario di aumento del riciclaggio da raccolta differenziata, anche oltre il 65% previsto dalla legge, e di sviluppo delle politiche di prevenzione, ancora oggi ampiamente disattese).

E infatti, non a caso, questa opzione e’ da sempre osteggiata dalle aziende che costruiscono e gestiscono inceneritori.

Se c’è un aspetto negativo nell’impiego di CSS nei cementifici, è legato alle quantità in gioco: purtroppo (o meglio per fortuna) di cementifici non ce n’è abbastanza per bruciare tutto ciò che

oggi finisce in inceneritore o, peggio, in discariche per rifiuti. Quindi, i cementifici non sono la soluzione definitiva del problema rifiuti: per quello occorrono efficienti politiche di riduzione prima e di raccolta differenziata e riciclaggio poi. In ogni caso se servissero a chiudere qualche inceneritore o a non aprire qualche discarica in giro per l’Italia, non è un risultato disprezzabile. Anzi.

 

considerazioni:

Di cementifici “ce n’è abbastanza” eccome, perché l’Italia ha il maggior numero di cementifici in Europa. Inoltre, come ampiamente dimostrato, la combustione di rifiuti “per se” rappresenta un enorme disincentivo alle “buone pratiche” (riduzione, riuso, riciclo, riduzione della produzione dei rifiuti). L’Italia è, ad oggi, il terzo paese europeo per numero di inceneritori operativi. Il D. Lgs. in oggetto avrebbe di fatto raddoppiato la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive europee, che chiedono agli Stati membri l’abbandono dell’incenerimento nel prossimo decennio.

 

Mi auguro che la storia, la tradizione e la cultura ambientalista che Legambiente rappresenta nel nostro Paese la inducano a rivedere, magari sotto la spinta dei tanti associati, il suo concetto di sostenibilità e a correggere pericolose derive verso il potenziale vantaggio del bene privato rispetto all’interesse pubblico. Agevolare le lobby dei rifiuti e del cemento non aiuta né le buone pratiche né le condizioni ambientali e sanitarie dei territori limitrofi agli impianti di incenerimento.

La guerra contro l’incenerimento dei rifiuti non è finita. Legambiente decida da che parte stare.

 

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione

COMUNICATO STAMPA

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione
4 gennaio 2011
La mobilitazione di lunedi 3 gennaio 2011 davanti ai cancelli della discarica Italcave di Statte ha rappresentato un importante momento di partecipazione attiva da parte di numerosi cittadini.
Il blocco per cinque ore consecutive dei Tir provenienti dalla Campania è stato un atto concreto per dire NO alla gestione dei rifiuti mediante discariche, per denunciare controlli approssimativi sulla qualità dei rifiuti che giungono nelle discariche esistenti sul nostro territorio, per contrastare il loro ampliamento e per l’effettuazione di idonei carotaggi all’interno delle discariche.
Il presidio, oltre ad aver consegnato una prima importante vittoria ai manifestanti, è stato anche l’occasione per avanzare una immediata richiesta: il trasferimento del ‘tavolo tecnico’ sull’operazione ‘solidarietà Campania’ dalla sede di Bari alla sede di Taranto con discussione della stessa in presenza di una delegazione di cittadini. La richiesta è stata avanzata in Regione per intermediazione di un parlamentare presente al presidio che, dopo accordi verbali intercorsi con assessori, alla presenza di cittadini e giornalisti, ha confermato l’accoglimento della richiesta.
Oggi, 4 gennaio 2011, questa richiesta è stata disattesa. Nostro malgrado siamo costretti a confermare la nostra diffidenza nei confronti delle Istituzioni poiché la presenza di una delegazione di cittadini in sede di discussione non è stata ammessa.
Di fronte ad una pretestuosa giustificazione che chiama in causa le ‘ragioni di Stato’ non possiamo che mostrare sconcerto poiché, mentre democraticamente i cittadini sono stati disponibili al dialogo e largamente propositivi, come dimostrato nel corso della conferenza pubblica che ha preceduto il ‘tavolo tecnico’, in maniera non altrettanto democratica sono stati invece esclusi da un tavolo di confronto ufficiale. Pertanto, rigettiamo l’invito di una nostra partecipazione solo a conclusione della discussione svoltasi a ‘porte chiuse’ ritenendolo non pertinente, irrispettoso e strumentale al fine di avallare posizioni già concordate in nostra assenza.
Ancora una volta i rappresentanti istituzionali hanno perso un’occasione: acquisire credibilità e fiducia di fronte alla cittadinanza. Avremmo voluto sbagliarci ma grazie alla nostra determinazione è emerso un grave dato di fatto: non esiste alcuna volontà di includere ufficialmente i cittadini nei processi decisionali che riguardano la sicurezza pubblica.
Ne prendiamo atto ed aggiungiamo che non ci fermeremo.
Consapevoli che si tratta di una lunga battaglia, invitiamo, ogni cittadino a contribuire alla tutela dei nostri diritti, della nostra salute e del nostro territorio partecipando alla prossima Assemblea che si terrà in via Arco Paisiello G18, domenica 9 gennaio alle ore 17.00, in città vecchia a Taranto.

Cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione
Taranto è una provincia martoriata da decenni di inquinamento. Siamo stanchi di continui sopprusi e di chi non pensa alla nostra salute, al nostro futuro e ai nostri figli: BASTA!!! La nostra vita non ha prezzo e la vostra incompetenza non ha limiti!

50000 TONNELLATE DI RIFIUTI CAMPANI NELLA NOSTRA PROVINCIA IN CAMBIO DI 500 MILIONI PER LA SANITA’ PUGLIESE (UNA VERGOGNA!)

COMUNICATO STAMPA 29/11/10

La Puglia accetta 50.000 tonnellate di rifiuti speciali dalla Campania in Puglia per

avere lo sblocco di 500milioni trattenuti dal governo per la sanità pugliese: AttivaLizzano

non ci sta a questo patto IMMORALE e torna a mobilitarsi insieme agli altri 13 comitati

della provincia di Taranto che durante la conferenza stampa del 29 ottobre scorsolanciarono

l’allarme che rifiuti radioattivi provenienti dalla Campania potessero essere conferiti nella

discariche Vergine, Ecolevante e Italcave. Ancora più convinti a dire no sull’arrivo, ormai

confermato dal Presidente Vendola, di questi rifiuti nel nostro territorio già così

pesantemente compromesso,chiedono agli enti istituzionali di fare chiarezza e di prendere

finalmente coscienza che queste tre discariche creano già non pochi problemi ai paesi

limitrofi. Nel verbale del Comitatotecnico della Regione Puglia del 4/10/10 viene evidenziato

che “la discarica (Vergine) non può continuare a funzionare senza un impianto di estrazione e

distruzione delbiogas…

Questo implica la necessità della realizzazione di un impianto di estrazione del biogas…”,

a ciò si aggiungono le tante lamentele dei cittadini di Lizzano sui maleodori che attanagliano

il paese. Dopo la conferenza stampa del 29 ottobre molti rappresentanti politici ignorarono

completamente l’allarme mentre alcuni (assessore regionale Nicastro, sindaci di Lizzano,

Faggiano e Monteparano) si affannarono per sminuire il timore e l’agitazione dei 14 comitati

commentando la preoccupazione come infondata. AttivaLizzano vuole spiegazioni sulla

evidente noncuranza di molti e incoerenza degli altri chiedendosi che fine abbiamo fatto

questi politici oggi, quando l’arrivo di circa 200 camion è quasi imminente. Salviamo la

sanità regionale e continuiamo a ignorare i disagi e i malesseri dei cittadini della provincia di

Taranto? AttivaLizzano sta già preparano una manifestazione il 18 dicembre per

esprimere l’insopportabile situazione che da anni Lizzano è costretta a subire. Basta

con il silenzio!

Prima di decidere sulle emergenze degli altri risolviamo le nostre!

La Presidente

Veronica Leggieri

Ufficio Stampa

Annamaria Calasso

Fonte: http://cittadinanzaattivalizzano.blogspot.com/

Noi ci aggiungiamo che saremmo ben lieti di accogliere i rifiuti campani e non solo, così come vorrebbe il nostro governatore (a proposito, se qualcuno lo vede ci faccia sapere. In Puglia latita da mesi…), se qui ci fosse un centro di riciclo come a Vedelago. Poichè invece abbiamo una marea di inceneritori attivi che vorremmo venissero dismessi quanto prima e un bel po’ in fase di realizzazione su autorizzazione dello stesso Vendola, ci RIFIUTIAMO categoricamente di sottostare a questo becero scambio!!!!

VENDOLA, NOI NON CI STIAMO!!!!

Ci fà piacere constatare che il governatore della Puglia, per un gesto di solidarietà, prende i rifiuti della Campania, mentre si dimostra assolutamente disinteressato alla salute dei bambini che a causa dello smaltimento insensato degli stessi si ammalano e muoiono….Molto umano, davvero!