Il bluff dei 50 milioni per la sanità a Taranto fa il gioco di Emiliano

Il governo Renzi dimentica i bambini e gli ammalati di Taranto, riduce a questione “localistica” un’emergenza sanitaria che è conseguenza dell’inquinamento provocato dall’Ilva dei Riva e dalla complicità dello Stato, promette un emendamento che destinava 50 milioni di euro alla sanità pugliese nella legge di Bilancio -una promessa fatta ai deputati PD- salvo poi non mantenerla e far sparire i 50 milioni. Sicuramente un bluff che può fare solo il gioco del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, nella sua lotta di potere contro il premier.
Quei soldi -si aspetta comunque il passaggio al Senato- sono necessari ad attuare interventi su strutture e personale per rispondere ai numeri spaventosi, tra ammalati e morti, provocati dai veleni e dal minerale che si deposita nelle case e nei polmoni dei cittadini della nostra città.
Il Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto” sottolinea l’inadeguatezza politica e morale di questo Pd, un partito che ha condannato Taranto e la sua gente senza scrupoli, votando dieci decreti per salvare una fabbrica che produce acciaio e sangue, dimenticandosi di centinaia di famiglie che soffrono e sono costrette a chiedere diritti, come quello di curarsi, che dovrebbero essere invece garantiti.
La follia di questo governo, di un Renzi manovrato dalle lobby, troverà il suo apice nel referendum costituzionale del 4 dicembre. Voteremo “No” anche per questo, perché non possiamo più tollerare i ciarlatani che a Taranto calpestano impunemente la Costituzione ogni giorno.

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C.S.: Ospedale “San Cataldo”: è realmente utile, o serve a pochi?

Hospital1Secondo gli attivisti del Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto”, palazzinari, cementificatori e speculatori edilizi vari puntano di nuovo l’attenzione sul progetto del “San Cataldo”.

“L’ospedale si trova al centro dell’attenzione dei suddetti gruppi di potere che hanno ormai ridotto la nostra città ad un cumulo di macerie.

Questa opera pubblica inutile e costosa, 140 milioni di fondi Cipe e 67 milioni di ulteriori risorse regionali, dovrebbe sorgere, fuori da ogni logica urbanistica, nella periferia orientale di Taranto, precisamente sulla strada ad alta intensità di traffico per San Giorgio Jonico (Strada Vicinale Galera Montefusco).”

“A nostro avviso” – continuano gli Attivisti – “non c’è la necessità di realizzare un nuovo ospedale perché Taranto è già dotata di 2 strutture pienamente funzionanti ed integrate col tessuto sociale e civile (Moscati e SS. Annunziata), su cui investire in termini di nuove infrastutture tecnologiche e qualifica del personale.”

“Piuttosto che costruire un nuovo ospedale s’implementi quindi il ‘San Giuseppe Moscati’ (ospedale Nord), situato poco distante dal centro urbano e ben collegato a tutta la provincia con la superstrada a 4 corsie.” – affermano gli attivisti dello storico Meet Up cittadino.

“Il punto strategico, la ristrutturazione delle due torri già esistenti, la costruzione di padiglioni o monoblocchi destinati a nuovi reparti un serio ed oculato investimento in macchinari e l’ottimizzazione dei reparti/personale, porterebbero l’ospedale Nord a ricoprire certamente un ruolo di centro d’eccellenza, facendo così risparmiare alla comunità quelle cifre da capogiro, che graverebbero solo sulle spalle dei cittadini, ed evitando vergognose speculazioni urbanistiche, ambientali e territoriali che lasceremmo in eredità ai nostri figli.”

“Questo progetto inoltre strizza l’occhio all’altra offesa al nostro territorio, ovvero il progetto che la multinazionale Auchan vorrebbe imporre costruendo un altro centro direzionale-piattaforma commerciale a breve distanza dall’ipotizzato ospedale.”

“Siamo convinti sostenitori” – sostengono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto – “che la vittoria sulle neoplasie sarà conseguenza dell’eliminazione delle fonti inquinanti; riconosciamo comunque la necessità di curare con le migliori tecniche e rapidamente i cittadini affetti da patologie, ma ribadiamo che la salute dei tarantini non ha bisogno di un’altra cattedrale nel deserto, ma di prevenzione e di riqualificazione della rete assistenziale domiciliare unita ad una nuova politica delle attività produttive che abbandoni l’approccio terzomondista che i vari governi nazionali di destra e di sinistra hanno imposto al nostro territorio dal dopoguerra.”

“Ci sembra quantomeno dannosa, inoltre, l’idea che i nostri amministratori hanno della città, vedendola come fucina di palazzi e costruzioni atte solo ad ingrassare le tasche di pochi, ignorando la situazione demografica territoriale,  non supportata da una espansione demografica, creando così ghettizzazione e quartieri dormitorio e comportando il conseguente abbandono di molte zone cittadine a vantaggio dei paesi limitrofi, ed un aggravio dei costi di gestione dei tanti quartieri che si sono venuti a formare.

“Ancora una volta evidentemente le scelte partono da priorità “altre” rispetto ad una seria e oculata  programmazione: in una Regione che a 20 anni dal varo della Riforma Sanitaria non è stata in grado ancora di approvare un solo Atto Aziendale che prevede un’analisi corretta e dettagliata del fabbisogno di salute basato sul rilevamento dell’epidemiologia e sul monitoraggio delle liste di attesa per accedere alle diverse prestazioni, si preferisce sperperare denaro per cambiare la “bottiglia” lasciando invariato il contenuto. I fondi destinati al nuovo Ospedale andrebbero piuttosto investiti nel potenziamento del territorio e nel decentramento dell’assistenza al fine di creare quel filtro all’ospedalizzazione indiscriminata che rappresenterebbe l’unico vero indicatore dei reali dimensionamenti necessari alla nuova struttura.

Strutture di analisi statistica ed epidemiologica che non producono analisi, centri di controllo gestionale delle Aziende Sanitarie che non controllano né gestiscono alcunché, sono serviti solo a giustificare la gestione di un sistema sanitario che, paradossalmente, non ritiene prioritaria la salute dei cittadini.”

“Per le motivazioni sopra esposte,” –  concludono gli attivisti degli “Amici di Beppe Grillo Taranto” –  “ invitiamo il Consiglio Comunale di Taranto a rigettare la variante urbanistica al progetto “San Cataldo” che autorizzerebbe questo inutile e costoso scempio!”

Taranto, 04.11.2015

Gli Attivisti del Meet Up “Amici di Beppe Grillo Taranto”

C.S.: Gli attivisti degli “Amici di Beppe Grillo Taranto”: il malato è il sistema sanitario!

Ottimizzazione del personale sanitario che si trasforma in disservizio per i cittadini!

a887d28552_3136141_medÈ stato adottato dall’ASL di Taranto il cosiddetto “Piano di emergenza estivo” che sospende dal 15 Luglio al 30 Settembre i ricoveri ospedalieri in 10 strutture di Taranto e della provincia affinché possano essere concesse le meritate ferie a medici ed infermieri.
Le strutture interessate sono Cardiologia del “San Giuseppe Moscati” di Taranto, Otorino ed Oculistica del “SS. Annunziata” di Taranto, Chirurgia e Medicina del “San Marco” di Grottaglie, Nefrologia di Martina Franca, Pediatria e Nefrologia di Manduria, Medicina e Ostetricia di Castellaneta.
“Una presunta ottimizzazione delle risorse umane che intende abbattere il cospicuo monte ore e di ferie non usufruite del personale medico e paramedico ma che mette a rischio la qualità del servizio” – dichiarano gli attivisti del Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto” – “destinando l’utenza, cioè noi cittadini, a disservizi prevedibili.”
“Ed è proprio quello che ci è stato riportato da alcuni cittadini” – continuano gli attivisti del Meet Up storico cittadino – “che hanno riferito delle precarie condizioni a cui sono costretti gli ammalati.
Condizionatori non funzionanti, ricoverati allettati con pannoloni e lenzuola zuppe di sudore, ambienti maleodoranti, sono solo alcune delle criticità che ci sono pervenute.”
È legittimo chiedersi perché non si è riuscita a fare in questi anni una politica attenta al fattore umano della sanità. downloadEppure sono anni che Taranto vive l’emergenza sanitaria, ciò nonostante non si sono mai volute risolvere le problematiche, in primis quella legata alla gravissima e annosa carenza di organico. Una politica sanitaria irrazionale che ha preteso solo costi maggiori a carico dei cittadini e ha effettuato tagli netti sulla previdenza e che nonostante gli auto-compiacimenti istituzionali ha relegato la Puglia al penultimo posto nella classifica nazionale dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).”
“È diritto di tutti i lavoratori fruire delle ferie e dei giorni di riposo previsti, ma è dovere di coloro che gestiscono impegnarsi affinché la cittadinanza non sia privata della qualità e dell’efficienza di un servizio fondamentale quale quello sanitario che rappresenta l’80% della spesa regionale. La sanità non va trattata come una mera operazione aritmetica poiché interessa le vicende umane, le più sofferenti, ed è necessario privilegiare quelle politiche di gestione che puntino unicamente al bene comune e alla collettività. È sempre più evidente” – concludono gli “Amici di Beppe Grillo Taranto” – “che il vero malato non è lo sfortunato degente ma il sistema che quindi va totalmente ribaltato e rivisto.”

Taranto, 27.07.2015

Gli attivisti del Meet Up 192 “Amici di Beppe Grillo Taranto”

La regione Puglia non ha ancora un candidato di Centro-Sinistra…

La visione molto interessante del giornalista Carlo Vulpio dei giochi di potere  in ballo per la candidatura alla regione per la coalizione di centro-sinistra….Molto interessante la parte in grassetto che parla del San Raffaele del Mediterraneo e che condivido al 100%.

Il “laboratorio politico” del centrosinistra che la Puglia, a torto, si vanta di essere, ha già consegnato il governo della Regione al centrodestra. Le elezioni di marzo serviranno soltanto a stabilire le cifre della sconfitta: 35 per cento a 65,oppure 40 a 60, o tutt’al più un 45 a 55.

Non che il centrodestra non sia favorito a prescindere, visto il disastroso risultato complessivo della giunta regionale uscente e, soprattutto, lo scandalo della Sanità (soffocato il più possibile, finora anche in sede giudiziaria, nonostante nei modi e nelle proporzioni si presenti come il più pesante d’Italia), ma insomma, con un po’ di buona volontà e facendo pulizia al suo interno forse il centrosinistra avrebbe potuto emendare se stesso e ripartire con il piede giusto.

Invece no. E tutto questo soprattutto per “merito” di un uomo solo al comando, quel Vendola Nicola da Terlizzi che sta dimostrando di essere ciò che è sempre stato: un lupo travestito da agnello, un membro di apparato sotto le mentite spoglie di politico naif, un commerciante levantino di parole finte e un politicante dalla doppia morale, un pifferaio che porta i topi a morire ma li accarezza prima di farli annegare.

Vendola non è il solo a essersi dimostrato attaccato al potere, è vero. Ma Vendola è peggiore degli altri perché giura e spergiura di non essersi fatto “stravolgere, né mangiare il cuore dal potere”. Lui, il più pagato presidente di giunta regionale d’Italia, con i suoi 25 mila euro al mese. Lui, “l’ambientalista” che vende come una conquista la legge-truffa sui limiti di emissione della diossina a Taranto (come ho dimostrato nel mio libro “La città delle nuvole”), dove si produce il 93 per cento della diossina italiana e dove ogni due settimane un bambino si ammala di leucemia. Lui, che ha firmato sei contratti ventennali per altrettante discariche con la Cogeam, in cui spiccano il gruppo Marcegaglia e la Tradeco, società, quest’ultima, leader nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti al Sud, ma anche grande elettrice di Vendola e dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco (Pd, indagato per gravi reati), e soprattutto società i cui vertici sono inquisiti in blocco per quella connection rifiuti-sanità che è il cuore nero delle inchieste sulla Sanità in Puglia.

Nonostante tutto questo e molto altro, compresa la elargizione di denari a pioggia nel periodo pre-elettorale (Con 150 milioni Vendola ha già vinto), il Vendola ligio osservante della democrazia parlamentare all’improvviso si scopre populista e per conservare la cadrega ora si appella direttamente al popolo. Anzi, come dice lui, “il mio popolo”. Ma sì, “mira il tuo popolo, o bella Signora…”, nemmeno fosse la Madonna.
Se c’era una speranza, anche piccola piccola, di poter contendere il governo regionale al centrodestra con una coalizione (Pd, Udc, Idv, Prc, Verdi, ecc.) che sembra la quadratura del cerchio, ma che aveva trovato un accordo sul nome del sindaco di Bari, Michele Emiliano (Pd), questa speranza è evaporata grazie all’accanimento terapeutico di Vendola su se stesso. Il quale magari spera di risuscitare grazie alla possibilità che l’Udc vada da sola e poi, se vince lui, dietro congrua ricompensa (che so, la vicepresidenza), l’Udc si butti a sinistra. Un ragionamento contorto e doppiogiochista? Certo, ma come credete che si ragioni dietro le quinte?

“Mi candido lo stesso, anche se Udc e Idv non sono d’accordo sul mio nome”, ha detto Vendola. Candidarsi a tutti i costi è un suo diritto, per carità, ma significherà pure qualcosa il fatto che, appresa la notizia, nel centrodestra abbiano stappato in anticipo lo spumante? E che anche don Luigi Verzè, il prete fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, grande amico ed estimatore di Vendola, abbia fatto salti di gioia nonostante i suoi novant’anni?
Don Verzè, un paio di mesi fa, a Milano, dichiarò che i pugliesi avrebbero dovuto votare Vendola, perché, “come Silvio Berlusconi , è una di quelle poche persone che hanno un fondo di santità”.

Se non sarà così, aggiunse il vegliardo, chiamerò Vendola a fare il presidente del nuovo ospedale San Raffaele. Il prete – del quale papa Paolo VI disse che doveva stare un po’ più vicino a Dio e un po’ più lontano dagli affari (che infatti lo hanno portato spesso ad avere a che fare con la giustizia) – non parla tanto per parlare.
Il San Raffaele a cui si riferisce don Verzé è un nuovo ospedale, un affare da 300 milioni di euro, da costruire, guarda un po’, a Taranto, per farne “il San Raffaele del Mediterraneo”.
Come mai, se a Taranto di ospedali ce ne sono già due (grandi e nuovi, ma lasciati andare in malora)? Per farne un centro oncologico – azzarda qualcuno –, così l’acciaieria Ilva e il polo industriale preparerebbero i morti e l’oncologico, alla fine della triste filiera, li accoglierebbe, prima di passarli al camposanto.
Ma no, scemini, no. Il “nuovo San Raffaele”, con i rimborsi per i malati terminali, ci farebbe gli spiccioli per la birra. Il nuovo ospedale invece punterebbe alle protesi (sì, proprio le protesi degli scandali recenti), che sono la vera, nuova frontiera del business sanitario.

Ma torniamo alla cosiddetta “guerra fratricida” che Vendola ha ingaggiato con il suo ex sodale Michele Emiliano, per la candidatura alla presidenza della Regione Puglia.

Vendola ha cominciato con il mandare in giro per la Puglia una pattuglia di 40-50 persone, sempre le stesse, che “in suo nome” interrompono e disturbano le assemblee di altri gruppi politici – non solo del Pd, com’è accaduto a Bari, ma anche di altri gruppi del centrosinistra, quali Verdi, Prc, Idv, associazioni della società civile, com’è accaduto in diverse altre città pugliesi. Poi, con il sostegno di gran parte della stampa e della tv, ha intonato una lamentazione pubblica per dare di sé l’immagine di persona “al di fuori dei partiti” (!) e di politico partorito direttamente dal ventre del popolo. Infine, ha giocato a fare il candidato “anche” del Pd pur senza far parte del Pd. E questo grazie a una “sponda interna” del Pd, in cui si distinguono per l’alacrità dell’impegno a favore di Vendola il segretario regionale Pd, Sergio Blasi , e l’assessore regionale alla Trasparenza, Guglielmo Minervini .

Blasi è sindaco di un piccolo comune del Salento, Melpignano , noto per la “Notte della Taranta”, e non si capisce perché non abbia continuato a occuparsi di “pizzica”, visto che lo aveva fatto così bene. Mentre Minervini, come assessore regionale alla Trasparenza, si è distinto, nonostante i circa 20 mila euro al mese di stipendio per garantire, appunto, trasparenza, per aver sempre fatto orecchio da mercante (come Vendola) con le ventiquattro associazioni di Taranto che gli chiedevano di pubblicare online i risultati delle analisi (autofinanziate) sul latte e sul formaggio contaminati dalla diossina.

In tutta questa faccenda Michele Emiliano, che pure non è un ingenuotto, fa tutt’al più la figura dell’orso del luna park, tre palle un soldo e chi vuol colpire il bersaglio faccia pure, purché colpisca bene. Non che Emiliano sia una “vittima”, dal momento che si è infilato in una lotta di potere diventata ogni giorno più squallida. Ma, contrariamente alle apparenze, è lui l’anello debole adesso, anche perché non ha le malizie di Vendola.
Quest’ultimo, pensate, è riuscito a imporre in agenda il tema “primarie” , quella specie di elezioni che dovrebbero certificare la democraticità della scelta di un candidato. Scrivo “primarie” tra virgolette perché in Italia queste “elezioni” sono una pagliacciata: non c’entrano nulla con il nostro sistema costituzionale ed elettorale e nemmeno con il nostro bipolarismo forzato, che è soltanto una caricatura del bipartitismo americano.
Ma le “primarie” che vuole Vendola sono ancora peggiori. Poiché sono soltanto quelle che piacciono a lui. Come le “primarie” del 2005, per intenderci, quando – lo scrissi, in perfetta solitudine, sul Corriere della Sera – Vendola vinse con il fortissimo sospetto di brogli contro Francesco Boccia (attuale deputato Pd, che solo oggi denuncia pubblicamente quei brogli). Vendola in alcune sezioni raccolse anche percentuali del 90 per cento , con seggi e schede controllati e scrutinati dai suoi sostenitori.

Per la cronaca, anche le elezioni regionali che seguirono, Vendola le vinse sotto la nerissima ombra del sospetto di trucchi e di brogli. Raffaele Fitto , piaccia o no, le perse anche perché migliaia di schede e di verbali erano stati “ritoccati” a suo sfavore. Ci furono ricorsi e controricorsi, ma la decisione finale, contro una giurisprudenza che fino a quel momento si era regolata in senso opposto, bocciò Fitto e promosse Vendola e, soprattutto, stabilì che le schede sospette non dovessero essere ricontrollate.
Le uniche elezioni che le truppe cammellate di Vendola non sono riuscite a condizionare (com’è accaduto in Calabria , per esempio, dove per questi episodi ci sono state denunce degli stessi militanti) sono state quelle per la segreteria del Prc.
Vinse Paolo Ferrero , l’attuale segretario, una persona seria e per bene, ma Vendola non gradì e abbandonò il Prc. Come quelli che giocano a pallone ma se non vincono abbandonano la partita e si portano via pure il pallone.
E tuttavia Vendola invoca “primarie”. Ma di chi, e con chi, nessuno glielo chiede. “Primarie” di coalizione? E di quale coalizione, se nel centrosinistra non ce n’è lo straccio di una che sia una? “Primarie” interne al Pd? Ma allora perché non si iscrive al Pd e la fa finita?
L’idea che Vendola, da portavoce nazionale del suo nuovo partito, Sinistra e Libertà, possa imporre “primarie” a un altro partito, il Pd, e contemporaneamente alzi il ditino per giudicare l’Udc e l’Idv “cattivi” se non lo appoggiano, “buoni” se lo sostengono, o è un’idea da neurodeliri o, più probabilmente, è un modo per stare al centro della scena, per stare a galla comunque vada,. “O io, o nessun altro” insomma, oppure, se preferite, “Dopo di me, il diluvio”.

E Michele Emiliano? A questo punto, o lascia perdere e continua a fare il sindaco di Bari, dove è stato rieletto sei mesi fa, oppure, se ci crede davvero, spariglia le carte e si candida alla guida della Regione. Ma deve farlo senza chiedere di modificare la legge che impone al sindaco di dimettersi preventivamente. Legge che, per quanto fortemente dubbia dal punto di vista della sua costituzionalità, se venisse modificata in corsa apparirebbe come una misura “ad personam”.
Se Emiliano si candidasse senza questo “paracadute” si giocherebbe tutto. Ma andrebbe alla battaglia con argomenti non molto diversi – acqua pubblica, rifiuti, energia – da quelli ripescati da Vendola solo a tre mesi dalle elezioni. Emiliano potrebbe cioè giocarsi un programma elettorale che gli darebbe una statura politica di alto livello, sia per i contenuti, sia perché non sospettabile di essere stato dettato dall’alto o da altri (le ipotesi di “ mani sull’Acquedotto pugliese”, per intenderci, addebitate al quartetto D’Alema-Letta-Casini-Caltagirone).
La candidatura di Emiliano e il suo programma, inoltre, costringerebbero Vendola a uscire allo scoperto. Poiché se Vendola si candidasse lo stesso – come ripete ossessivamente – invece di appoggiare Emiliano, che avrebbe dalla sua la più ampia coalizione possibile, fornirebbe la prova che l’unica “Puglia migliore”, per Vendola, è quella che va meglio a lui. A quel punto, anche gli elettori più ingenui capirebbero e si comporterebbero di conseguenza.

Ma c’è un ma: affinché questo accada, Emiliano dovrebbe avere il coraggio di fare una mossa ardita e inusuale per la palude politica italiana. Che gli darebbe grande solidità e autonomia politica, se gli riuscisse, ma che potrebbe anche scontentare i suoi referenti romani.
Quindi, non se ne farà nulla. Il centrodestra vincerà (o vincerà Vendola, se funziona l’accordo sottobanco con l’Udc), ci saranno un po’ di polemiche post elettorali, e poi Vendola andrà in vacanza in un’isoletta dell’ Egeo. Magari insieme con Emiliano. Ma anche no. Chissà.

Fonte: Blog di Carlo Vulpio/