IL REFERENDUM IN DIRETTA EUROPEA E NON SOLO!!!!

Questa sera in occasione della partita di basket femminile fra Cras Basket Taranto e Galatasaray Istanbul valevole per l’accesso agli ottavi di finale dell’Euroleague è stato esposto uno striscione pro referendum che era alla manifestazione del 28 Novembre! Grazie a Paolo, Roberto e Stefania che su mia richiesta e non solo lo hanno portato. Per fortuna ci hanno consentito di tenerlo esposto durante la partita e c’era la diretta su Rai Sport +: L’EUROPA HA VISTO LO STRISCIONE!

Il capitano Valentina Siccardi a fine partita vicino allo striscione

Ecco lo striscione alla manifestazione

GRAZIE ANCORA RAGAZZI!!!! FACCIAMOCI SENTIRE! RISTABILIAMO LA DEMOCRAZIA IN QUESTA CITTA’!!!!!

C’è da uscire gli attributi!

TELECAMERA ANTI-INQUINAMENTO (proposta Fabio Matacchiera)

Spett.le Direzione STUDIO 100 TV

                Ill.mo Sig. Gaspare Cardamone

        

p.c. tutte le redazioni giornalistiche della prov. di Taranto

 

oggetto:  TELECAMERA  ANTI-INQUINAMENTO(proposta Fabio Matacchiera)

 

Considerando  la difficile situazione ambientale che  grava sul capoluogo jonico,  sul quale insiste un agglomerato di numerose industrie che diffondono  grandi quantità di fumi  e sostanze nocive di vario genere, CHIEDO ESPRESSAMENTE ALLA EMITTENTE TELEVISIVA STUDIO 100 TV, DATA  LA SUA POSIZIONE “PRIVILEGIATA” CHE LA VEDE UBICATA ESATTAMENTE A RIDOSSO DEGLI STABILIMENTI ILVA ED ENI, DI POSIZIONARE UNA TELECAMERA ACCESA DURANTE LA NOTTE E RIVOLTA VERSO QUEGLI IMPIANTI .

Ciò permetterebbe ai cittadini di Taranto di osservare dalle loro abitazioni, attraverso il televisore o il computer, quello che avviene, a loro insaputa, nei cieli dell’aria industriale.

Pur non costituendo fatto sufficientemente probante di violazione della legge in tema di tutela ambientale, la diffusione delle immagini notturne ed in diretta, metterebbe a disagio le aziende che, troppo spesso, liberano nell’aria fumi scuri e colorati.

 

Certo della Vs. sensibilità, rivolta all’ambiente e alla salute dei cittadini, sono sicuro che terrete nella dovuta considerazione questa mia richiesta.

 

Taranto, 1 dicembre 2009

 

                                       Prof. Fabio Matacchiera

                                                              

LA LEGGE ANTIDIOSSINA NON E’ STATA APPLICATA E NON E’ APPLICABILE: GLI ESPERTI DELL’ARPA SVELANO TUTTO!

LA RABBIA NASCE DALLA CONSAPEVOLEZZA CHE IL BENE DELLA COLLETTIVITA’ E DELL’AMBIENTE DEBBA SOTTOSTARE AGLI INTERESSI DEI POLITICI

 

A gran voce i referendari mi hanno indotto a salire sul palco lo scorso sabato, nel corso della manifestazione contro l’inquinamento, organizzata da AltaMarea. Nessuno spirito di capopopolo, né manie di protagonismo. I referendari si sono resi conto che AltaMarea non ha abbracciato la tesi della chiusura anche parziale (area a caldo, quella più inquinante)  dell’Ilva, sebbene tra le tante anime che la compongono ci sono coloro che appoggiano questa soluzione. Essendo una manifestazione popolare contro il nemico unico, l’INQUINAMENTO, tantissime persone mi hanno indotto ad affermare pubblicamente l’urgenza, il diritto e la necessità di fare esprimere la propria opinione ai cittadini di Taranto, tramite il referendum, da una posizione privilegiata e nel momento più congruo, come quello della protesta ambientale, sebbene il mio intervento non era stato inserito nella scaletta di AltaMarea, sempre palesemente contraria ad un’espressione popolare altamente democratica come il referendum. AltaMarea, infatti, ritiene possibile l’eco-compatibilità dell’industria con la città. Una posizione che rispetto, ma che non condivido, poiché la ritengo una cosa irrealizzabile.

 

I toni forti che hanno scandito il mio intervento erano dettati anche dalle  ‘novità’ (che per me non erano altro che conferme) che avevo appreso solo il giorno prima. Infatti, venerdì scorso ho voluto incontrare,  nella sede dell’ARPA, due dirigenti addetti al controllo della diossina e degli altri inquinanti provenienti dall’area industriale. Sono emersi risultati agghiaccianti che minano la fiducia che i tarantini stanno ponendo nella Legge Antidiossina.

 

LA LEGGE ANTIDIOSSINA DEL 16 DICEMBRE 2008 NON HA AVUTO LA BENCHE’ MINIMA APPLICAZIONE E PROBABILMENTE MAI L’AVRA’!

 

Ecco cosa mi è stato riferito dai tecnici addetti al controllo:

 

  1. il monitoraggio viene fatto ancora ogni quindici giorni (SOLO DI MATTINA) con sonda isocinetica portata dai tecnici dell’ARPA in cima al camino E312, PREVIO AVVISO del loro ingresso nello stabilimento, ANTICIPATO, QUINDI, DA UNA TELEFONATA, così come previsto dal protocollo;

 

  1. nel protocollo non è ancora previsto che il monitoraggio sia continuo, c’è infatti una discrepanza tra la legge regionale e quella del Ministero che non prevede una verifica ventiquattr’ore al giorno. “AL MOMENTO NON E’ STATO MAI FATTO IL MONITORAGGIO IN CONTINUO E NON ESISTONO SEGNALI CHE INDUCANO A PENSARE CHE POSSA ESSERE PRESTO EFFETTUATO”.

 

  1. Circa l’impianto Urea, bisogna precisare che avrebbe il compito di ridurre il livello di diossina che fuoriesce dal camino E312, ma al momento non è dato di sapere se è in grado di adempiere alla sua funzione costantemente, proprio perché manca un monitoraggio adeguato, effettuato senza preavviso ed in continuo, così come previsto dalla legge regionale antidiossina del dicembre 2008 (art.3). Inoltre, il sistema ad urea non sarebbe in grado di far scendere i valori della diossina a livelli accettabili che rimangono, invece,  molto lontani (c.a 6-7 volte di più) dallo 0,4 ng/m3 (limite stabilito dalla UE).

 

  1. Qualora per “grazie divina” si riuscisse nell’intento di far adottare un sistema per il monitoraggio in continuo sulle diossine, mi è stato riferito che non potrebbe mai fornire dati in tempo reale,  ma solo una media dei valori registrati nell’arco di 20-30 gg. Ciò dovrebbe avvenire tramite l’utilizzo di una cartuccia che i tecnici ARPA inserirebbero nel camino E312, lasciandovela anche per un mese. Questa verrebbe poi ritirata ed analizzata. Verrebbe, pertanto, verificata la quantità totale delle diossina assorbita dalla cartuccia e non quella relativa alle singole giornate. Ciò impedirebbe di evidenziare eventuali picchi di emissioni, particolarmente nocivi.

 

FAR CREDERE, QUINDI, CHE IL MONITORAGGIO DELLA DIOSSINA VIENE FATTO IN MANIERA ADEGUATA ED ATTENDIBILE E’ PURA ILLUSIONE  E LA LEGGE ANTIDIOSSINA NON TROVA  ANCORA APPLICAZIONE a distanza di un anno dalla sua costituzione.

 

Insomma, rimarremo sempre all’oscuro di quanto succede all’interno dell’ILVA e continueremo a pagare il prezzo della salute per via di questa scellerata pratica del profitto e degli interessi privati che vanno oltre quelli di Riva, ma nei quali sono implicati i Sindacati ed i Politici che non vogliono perdere i loro privilegi insiti proprio nella logica dell’industria.

La rabbia non mi sembra scaturita da un atteggiamento meramente provocatorio o egocentrico, ma da una conoscenza che non può lasciare indifferenti e che va diffusa.

Con preghiera di pubblicazione

 

Prof. Fabio Matacchiera

La Grande Marcia per l’ambiente, il lavoro, la dignità (e la salute?)

Il mio racconto sulla Marcia di Altamarea del 2009 per l’ambiente, inquinato, di Taranto
di Francesca Rana

Fabio Matacchiera: “Il campionamento continuo è un sogno. L’Arpa avvisa l’Ilva prima di fare i controlli, il popolo sta morendo e deve poter esprimersi con il referendum sulla chiusura almeno dell’area a caldo dell’Ilva”.

Luigi Boccuni: “Non vogliamo chiudere l’industria, vogliamo il rispetto della legge sulla diossina”.

Luigi Oliva: “I politici hanno molta fantasia, hanno votato una legge sulla diossina inutile”.


Sono una giornalista ma prima di tutto sono una persona. E l’esperimento che voglio fare oggi è quello di trasferire su carta quello che ho sentito, ascoltato, visto durante la seconda Marcia per l’Ambiente del raggruppamento di associazioni “Altamarea” di Taranto (http://groups.google.it/group/altamareanews?pli=1) snodatasi nel borgo della città della Magna Grecia e dell’Industria Pesante in questo umido sabato di novembre.

Nessun appunto, solo la presenza in mezzo alla folla quando addosso ti restano le sensazioni ed i messaggi in grado di far riflettere e decidere se cambiare idea o potenziare la propria convinzione.

Un racconto rivolto a chi vorrà leggere.

Sotto la lente di ingrandimento, c’è la tensione sociale vissuta a Taranto, all’ombra di una imponente zona industriale che ormai non va più d’accordo con parte dei suoi abitanti, che sul balcone trovano polvere nera e rossa, che a seconda del vento respirano polveri sottili e minerarie, che mangiano cibi esposti a queste polveri. E che, però, nel risvolto della medaglia in quelle industrie ci lavorano e se devono scegliere tra povertà e rischio di malattia, scelgono di rischiare di ammalarsi sperando di poter mandare i propri figli via, un giorno.



foto scattata nel 2005 all’alba quando iniziava la traversata Metaponto-San Vito di Fabio Matacchiera a nuoto.

Le due facce del problema sono queste e sono il motivo delle resistenze culturali, delle fazioni, del dubbio su come venirne fuori: con un compromesso o con una svolta dal sapore di rivoluzione?

La partecipazione dei tarantini è stata massiccia, forse superiore a quella del 2008, tuttavia in questi casi le cifre sono indicative, si sparano sempre con molta approssimazione. Se l’anno scorso si disse che erano 20.000 a marciare forse stavolta erano almeno 5 o 10.000 in più. Se invece erano più probabilmente 10.000, magari ora sono 20.000. E chi lo sa!!!!

Senz’altro erano in tanti, senz’altro hanno riversato cori e slogan nel corteo che ha attraversato via Di Palma e Via D’Aquino fino a Piazza Garibaldi. Senz’altro era una marcia variopinta, multiforme, controversa che racchiudeva dentro di se tanti chiaro scuri, radicalismi e compromessi, la voglia di bonifica o la richiesta di eco-compatibilità industriale. Insomma, chi la vuole cotta e la vuole cruda questa pietanza che è l’ambiente.

In entrambi i casi, si ritiene di aver ragione, di aver interpretato al meglio il cuore del problema compresso tra le esigenze del lavoro nell’industria pesante e quelle della conversione e del sostegno all’agricoltura ed agli allevamenti annientati come capro espiatorio della battaglia contro la diossina.

Era una marcia piena di partecipanti ma non partecipativa, perché conteneva note intonate e stonate che rivendicavano la possibilità di alzare la voce. Sarà questo il nocciolo della questione? I tarantini sono stanchi di essere storditi dal sistema e cercano di uscire dalle sabbie mobili. Hanno approfittato della possibilità tanti giovani, sicuramente altrettanti precari che da questo Presente spalmato nell’ultimo decennio stanno ricevendo l’ingratitudine peggiore, le porte chiuse in faccia perché non possano contare nella società, essere indipendenti e pronti a decidere del loro futuro, costantemente rifiutati dalla casta degli stabilizzati che non è disposta ad inserirli alla pari nel mondo del lavoro.

C’erano tanti cori ma non c’era un urlo corale e tra i tanti appelli non previsti dal direttivo, quello di Fabio Matacchiera ha rotto indubbiamente lo schema progettato, costringendo Altamarea a fare i conti con le diverse forme di ambientalismo, compresa quella più temeraria e coraggiosa, che non ama ragionare in politichese, di chi da un ventennio lotta da solo e lo fa per la salute dell’ambiente, prima di tutto. Questa irruzione ha fatto vacillare la serenità del cerimoniale ed ha fatto conoscere a parte della piazza un altro aspetto della questione, se pure in maniera molto impetuosa, perfino fin troppo, tanto da compromettere la resa e l’efficacia di quell’attimo fuggente di impulso, su un palco che, pare, era stato negato dagli organizzatori.

Altamarea  non è un’associazione, è un insieme di sensibilità spesso contradditorie e contrapposte e sta diventando sempre di più un Vortice ricco di correnti che tenta di essere unito e non riesce fino in fondo in questa sfida: c’è chi vuole dialogare con le dinamiche della politica, e chi di quelle dinamiche non si fida più. Tutto questo può sembrare un valore aggiunto, qualcuno ha detto “un vaccino” contro la strumentalizzazione, oppure un monumento all’incoerenza della piattaforma di Altamarea. Ogni opinione è lecita. In un caso, si riesce a dialogare con la politica partitica, in altri non si dialoga in assenza di fiducia. In altre parole, i primi si sentono cittadini attivi se possono sedersi al tavolo con politica e sindacati, i secondi non vogliono mischiarsi nelle logiche dell’inciucio trasversale.

Nel 2008, si arrivò a quella marcia dopo una prima prova del 9 della marcia dei bambini contro l’inquinamento guidati dal pediatra Giuseppe Merico, diventato tempo dopo il primario del reparto di pediatria dell’ospedale Santissima Annunziata.

Alcuni programmi televisivi, le Iene, Malpelo, avevano scosso l’opinione pubblica che verificava giorno dopo giorno di avere almeno un parente con una grave malattia, con il cancro, un problema cardiovascolare o respiratorio, una dermatite atopica.

La coscienza ambientale stava nascendo in chi non l’aveva mai avuta mentre contemporaneamente la Grande Industria non sembrava più garantire nemmeno i livelli occupazionali.

D’altro canto si cominciava ad avvertire l’esigenza di un risarcimento, quello impedito con il ritiro degli enti pubblici, Comune e Provincia, della costituzione di parte civile nel processo contro i parchi minerari dell’Ilva ancora scoperti. La condanna arrivò, contro l’Ilva, il più grosso stabilmento, ragione alla base del dito indice puntato contro il Gruppo Riva, ma senza quella parte civile il risarcimento non c’è stato.

La società ha iniziato a metabolizzare tutto questo mentre anche la dialettica politica, sindacale, industriale proseguiva nel suo percorso già tracciato senza cambiare la direzione avuta fino a quel momento.

Sia nel 2008, sia nel 2009, il 28 novembre scorso, Altamarea ha provato ad accettare le adesioni di tutti: sia i neo ambientalisti che sognano la conversione sia i sindacati che firmano patti di stabilità sul modello di sviluppo con la Confindustria e che ad un incontro del Centro Studi di Confindustria all’Histò hanno concordato sull’efficacia del modello di sviluppo deciso 50 anni fa e sull’impossibilità di credere ad un’alternativa, roba da capipopolo.

La coscienza ambientale sta nascendo in tutti ed ognuno ritiene di poter raggiungere il miglioramento della qualità della vita con un metodo diverso, marciando nello stesso corteo, percorrendo però metaforicamente un altro itinerario.

Questo si percepiva prima e si è percepito durante, assistendo alla manifestazione finale di Altamarea, in piazza Garibaldi, nonostante parte del corteo non fosse ancora arrivata, perdendosi di fatto l’opportunità di interagire e sentire con le proprie orecchie.

Si sono alternate alcune voci di coordinatori del direttivo e tra di loro stessi non c’era sintonia. Ad esempio qualcuno riteneva importante, come il portavoce Luigi Boccuni, aver spronato la promulgazione della legge regionale sull’abbattimento dei livelli di diossina, qualcun altro invece diceva l’esatto opposto, come Luigi Oliva, del Comitato per Taranto e cioè che quella legge era una prova di fantasia della stessa politica che aveva votato una normativa inutile, inattuata, che i politici in passerella chiudevano gli inceneritori per riaprili subito dopo. In mezzo, ci sono state l’esibizione di Franco Cosa ed altri musicisti, le parole di chi ha perso parenti sul posto di lavoro, operai che chiedono l’ambientalizzazione dell’Industria.

Il corteo era lo specchio di questa difformità di ragionamento. C’era chi manifestava per la convivenza tra la città ed un’industria pesante eco-compatibile se si rispetteranno alcune leggi, chi manifestava per l’avvio di un dialogo complesso e lungimirante sulla conversione del comparto industriale e sulle bonifiche, e non ha parlato sul palco, chi marciava con candore semplicemente per poter respirare l’aria pulita senza fumo salvo poi sorbirsi le sigarette di tanti, ambientalisti e non, lungo il corteo. Purtroppo, la coscienza ambientale non ammette eccezioni, il fumo di sigaretta uccide quanto l’inquinamento e dispiace che molti non accettino questo parallelismo scientificamente provato e che non si impongano l’astinenza in mezzo alla folla. C’era, poi, chi manifestava per il referendum sulla chiusura dell’area a caldo dell’Ilva. Gente comune, cittadini, che sposavano una direzione e che senza mettersi d’accordo con i promotori del referendum proponevano quella soluzione. Dunque, essi stessi erano un coro tra tanti, imprevisto, imprevedibile.

Allora, succedeva che, mentre l’operaio parlava, qualcuno dalla piazza urlava di non volere più l’industria. O, mentre qualcuno dal palco invitava al compromesso e non chiedeva la chiusura dello stabilimento, dalla piazza si invocava con i megafoni il referendum.

Ogni sentimento era rappresentato in quella piazza ed il tentativo di oscurare ognuna di quelle voci senz’altro non è condivisibile.

Il direttivo di Altamarea ha scelto di marciare consapevole al 50% delle difformità di pensiero, scopo e strategia di tanti, accettando di accostarsi ad alcuni e non accettando di accostarsi ad altri almeno riguardo alla scelta dei punti in piattaforma. Un discorso tutto sommato verticistico non speculare alle passioni civili incontrollabili della piazza.

Sarebbe uno sbaglio se ci fossero delle prepotenze dietro queste scelte. Perché sono le facce della stessa coscienza ambientale ritrovata che non potrà ritornare indietro ed assumerà sembianze e pareri non ancora tutti espressi e chiariti.

I momenti più intensi della manifestazione finale sono stati il monologo teatrale di Maria Elena Leone tratto da un testo di Giorgio Gaber Mi fa male il mondo che metteva in luce la crisi etica della politica, e l’intervento di Luigi Oliva del Comitato per Taranto (http://comitatopertaranto.blogspot.com/) che dava voce a chi ha parecchi dubbi sulla trasparenza della classe dirigente e che diceva comunque “non vogliamo né eroi né complici”.

Fuori dagli interventi di rito, però, qualcosa, vi raccontavo qualche riga fa, ha scosso la liturgia messa a punto: un uomo con un megafono, ha iniziato ad urlare, vicino a chi aveva confezionato striscioni ed una bara molto simbolica con sopra scritto un appello alla convocazione del referendum sulla chiusura dell’area a caldo, almeno, dell’Ilva, il più grosso tra gli insediamenti di industria pesante, sul quale pesa una sentenza di condanna per la mancata copertura dei parchi minerari.

La piazza, in quell’istante, non ha capito. Avrà pensato: “Sarà forse un esaltato”? Un pazzo? E perché il direttivo di Altamarea, gli esponenti di Legambiente lo attaccano dal palco, non vogliono farlo parlare mentre contemporaneamente altri gli dicono “Parla, parla”!?

In questo frangente critico, il presentatore Mauro Pulpito ha compreso. Lo ha riconosciuto ed ha afferrato che non era stato inserito nella scaletta degli interventi: Era Fabio Matacchiera, storico ambientalista di Caretta Caretta, pioniere delle crociate ambientali a Taranto degli anni ’80, colui che si batteva da solo contro l’inquinamento quando il livello di consapevolezza della città della correlazione tra inquinamento e malattie era ancora troppo basso. Lui si batteva solitario (come Aiutiamo Ippocrate e molti anni dopo Peacelink) insieme ai suoi attivisti, documentando l’attività della Grande Industria e sollecitando dubbi sugli inquinanti, presenti già all’epoca, nell’aria, nella terra, e nel mare laddove vorrebbero fare i dragaggi, che porterebbero qui altre grosse navi, nonostante il lavoro per i tarantini del posto sia scarso. Lui ha rischiato la sua incolumità, si è immerso in acque torbide per filmare i fanghi tossici, ovvero il modo in cui il mare lanciava lamenti di sofferenza prima che gli esseri umani si risvegliassero e cominciassero a chiedersi se tra quei fanghi e le emissioni ci fossero degli inquietanti nessi. All’epoca, Fabio Matacchiera era solo insieme ai suoi amici. E, chi oggi marcia, non conosce la sua storia perché a quei tempi non aveva quella coscienza, né c’erano molte occasioni di sapere delle sue indagini e dei suoi blitz degni di Greenpeace, secretati. E, quindi, non sa che il palazzo della coscienza civica è stato costruito anche con le fondamenta del suo impegno e su quello, inconsapevole, è cresciuto fino ad arrivare al passato recente.

Oggi, non sapendo, la gente non riesce a confrontarsi con la sua esperienza, non sa come reagire all’impeto di chi per 20 anni ha parlato al muro ed ha cercato per tanto tempo quasi invano chi accettasse di esaminare i fanghi che aveva raccolto, terminando il suo sfogo con una reazione emotiva e sentita. Eppure, parecchi hanno applaudito.

Spesso, succede che quando la moltitudine si sveglia grazie all’eco del campanello d’allarme di qualcuno, lanciato molto tempo prima, non sia in grado di sapere quale sia la fonte di quel campanello, riuscendo solo ad avvertire l’impatto dell’ultima onda sonora, il tonfo dell’ultimo tassello del domino, e non il primo calcio all’indifferenza.

Si chiedeva, dal palco, il “Rispetto per i Tarantini”. Beh, Fabio Matacchiera è il testimone di anni ed anni vissuti senza avere quel rispetto ed è singolare che oggi non si sia capito quanto poteva essere importante condividere le sue conoscenze e raccontare la sua storia personale – magari nella scaletta di quella manifestazione – che lo ha spinto perfino quest’anno a divulgare il dossier sulle verità nascoste dove metteva insieme ancora una volta i dati degli anni precedenti.

Non riuscendo nell’impeto della situazione a lanciare i giusti messaggi, successivamente alla stampa Fabio Matacchiera dichiarava in diretta su Studio 100: “Il campionamento continuo non è iniziato, l’Arpa, secondo il protocollo, avvisa l’Ilva prima di fare i controlli”.

Forse, se la sua storia fosse stata raccontata tra le testimonianze dell’ambientalismo e delle battaglie per la sicurezza sui posti di lavoro, la piazza avrebbe capito un po’ meglio chi era chi urlava “l’Ambiente è di tutti, non è di Altamarea”.

Tutto questo cosa significa? Che la piazza stava iniziando a manifestare contro se stessa, contro il suo obiettivo, forse perché un obiettivo unitario non c’era nemmeno prima. Forse perché si arriva ad oltre 20.000 unendo chi vuole l’industria, il lavoro e l’ambientalizzazione, e chi vuole il risarcimento ed una conversione. Mi chiedo se si possa marciare insieme. Se uno vuole, si può fare, il risultato però è l’equivoco. Ed, allora, alcuni esponenti politici magari rasserenati dal tenore di alcuni interventi e spinti a rilasciare dichiarazioni anche alle tv, disapprovavano invece ad esempio le parole di Matacchiera, Oliva o il monologo dell’attrice. Accadeva perché dallo stesso palco non si andava verso la stessa direzione? In alcuni casi condivisa dalla partitocrazia, in altri no?

Al di la di chi ha rilasciato raffiche dichiarazioni alle tv, tra i più contrariati dalle parole pronunciate contro l’etica della politica, c’era Michele Pelillo, assessore regionale, rimasto sotto il palco, che esprimeva il suo dissenso, nel dietro le quinte, mentre l’attrice circondata dal suo gruppo teatrale di sostegno, difendendo la sua scelta di teatro civile lo accusava di anti-democraticità.

I focolai di discussione crescevano agli angoli della piazza tra direttivo e amici del direttivo e tra le tante parole, Paola D’Andria, presidente dell’Ail di Taranto, tuonava “La politica di oggi ancora non si merita di essere considerata una buona politica”.

I toni si erano inaspriti. E la piazza continuava a manifestare contro se stessa, ormai a riflettori spenti, mentre numerosi blogger amatoriali riprendevano ogni cosa, senza escludere nemmeno i commenti sulla trasmissione in diretta su BS la sera prima, Polifemo, quando nella contesa politica venuta fuori, Michele Pelillo avrebbe accusato Pietro Franzoso di non poter parlare di ambiente perché aveva interessi nelle ditte appaltatrici dell’indotto.

La perplessità sul cammino intrapreso si insinua nel pensiero.

I tempi potrebbero essere maturi per costringersi a fare scelte chiare e spiegare davvero a chi aderisce ad Altamarea, qual è la meta, qualunque essa sia.

Affinché sia una sola, nel bene o nel male. E che alla quantità dell’affluenza si preferisca la qualità ed omogeneità dell’adesione. In modo da consentire a questa coscienza ambientale di esprimersi con coerenza e non con confusione come è capitato il 28 novembre 2009.  

Questo è solo un racconto, il mio. Però è anche la mia opinione. Io penso che Taranto sia una città inquinata ed ammalata, dentro, nell’inconscio, e che sia d’altro canto povera e bisognosa di lavorare. Sogno dunque una società in grado di tracciare un percorso di progettazione dello sviluppo futuro in chiave alternativa nel quale impiegare chiunque stia temendo per il suo lavoro. Una città che non usi la prepotenza palese o occulta e markettara per impedire la libertà di espressione e che possa confrontarsi con l’aiuto della ricerca, serenamente, su uno dei futuri possibili. Volti a ritrovare le vocazioni seppellite nell’oblio dei ricordi di una terra dell’archeologia e dell’enogastronomia, del teatro e della musica, del turismo e della cultura, delle tradizioni e dei riti quando quelle ciminiere di tutti i siti dell’Industria Pesante non esistevano.

Un’indagine del Cnr di Pisa, sulla quale scrissi nel 2006, li considerava già fattori di rischio collegati all’aumento di mortalità per determinate patologie: “I fattori di rischio ambientali presenti sono riconducibili alla presenza di un’acciaieria a ciclo integrale tra le più grandi d’Europa, una raffineria petrolchimica di grandi dimensioni, un cementificio di importanza nazionale, due centrali termoelettriche ed ai rispettivi consistenti flussi di merci e materie prime. Accanto a questi grandi impianti sono presenti stabilimenti di manufatti di gomma e di materie plastiche, stabilimenti chimici che producono smalti sintetici, vernici e colle, stabilimenti che trattano e producono derivati del petrolio e del carbone, altri di metallurgia di seconda lavorazione, di costruzione e lavorazione di parti meccaniche, di elettrotecnica ed elettronica”. Ed ancora dissero i ricercatori in quel 14 dicembre del 2006: “Il responso è negativo: di tumore e patologie associabili alle esperienze lavorative si muore sempre di più. Particolarmente preoccupante è l’incidenza dei tumori al polmone, alla pleura, alla vescica. Altre patologie, ad esempio le malattie dell’apparato respiratorio e la polmonite, associabili sia all’abitudine al fumo sia ai livelli elevati di inquinamento atmosferico, nel passato erano meno nocive. La prevenzione diventa, quindi, urgente”.

due video presi da youtube

http://www.youtube.com/user/icaretaranto
http://www.youtube.com/user/rosbale65

Fonte: http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=331352867&blogId=520273044

La folle corsa all’incenerimento…..


La notizia è del 25 novembre, divulgata dall’associazione dei medici per l’ambiente: è stato dimostrato che sono stati modificati dei testi scientifici, cioè tradotti volontariamente sbagliati, per avallare la tesi secondo cui gli inceneritori sarebbero innocui rispetto ai rischi sanitari.
Dal sito terranauta.it:

L’articolo è comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale – Parte II “L’Impatto Sanitario” N. 45 pag. 54-55, 2007, e successivamente è stato ripreso in un documento ufficiale della “Regione Sicilia – Agenzia Regionale per i Rifiuti e per le Acque” sul “Recupero di energia dai rifiuti – Parte II”. L’autore cita il lavoro di Elliot P. et al (Elliot P., Shaddick G, Kleinschmidt I. Cancer incidence near municipal solid waste incinerators in Great Britain, British Journal of Cancer 1996, 73,702-710), nel seguente modo: “La conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori…”.

Nel lavoro originale Elliot ha scritto: “Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km… Over the two stages of the study was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer”, quindi esattamente il contrario di quanto riportato dall’autore.

Il livello di attenzione sulla questione degli inceneritori va tenuta non alta: altissima! Oltre alla questione sanitaria, va affrontata quella economica: è importante, ma non sufficiente, diffondere la cultura della raccolta differenziata porta a porta e le informazioni relativi ai pericoli.
Il rifiuto è uno sbaglio nella progettazione di un oggetto. E’ folle distribuire prodotti con tre o quattro imballi. E’ folle riempire le discariche di pannolini per bimbi quando gli enti locali possono finanziare quelli riutilizzabili.

Comunicato Stampa del Comitato Referendario in merito alla manifestazione del 28 Novembre

Fermo restando la buona fede dei cittadini ,che hanno veramente partecipato in tutta onestà alla manifestazione sull’ambiente (circa 10.000 persone), con grande merito e senso di responsabilità , e fermo restando che il comitato Taranto Futura è assolutamente apolitico, abbiamo assistito oggi alla grande farsa attuata dai nostri attuali governanti della Regione , Provincia e Comune, in ordine alla partecipazione di alcuni esponenti che, invece di controllare sull’ambiente, e di adottare provvedimenti amministrativi a tutela della salute e dell’ambiente, tanto da subire la reprimenda del Tar Lecce per l’inerzia manifestata, hanno pensato bene di protestare(ma contro chi, se non contro di loro) per le ben note questioni ambientali .
Taranto Futura rende noto, per il bene della verità, mettendo al bando le bugie dei politici, che esiste una legge della Regione Puglia ovvero la legge n. 7/1999 che, all’art. 5, statuisce l’obbligo delle industrie inquinanti di ridurre le relative emissioni del 20 %.
Oggi assistiamo in città all’aumento del Benzo(a)pirene , così come si evince dall’ultima relazione dell’Arpa , mentre i nostri governanti locali vanno invece in strada a fare passerella, senza risolvere responsabilmente le reali vicende dell’inquinamento, mancando di adottare seri provvedimenti amministrativi a tutela della salute e
dell’ambiente
- NICOLA RUSSO- TARANTO FUTURA

Ecco la risposta dell’ILVA alla mobilitazione cittadina del 28.11.2009

Riceviamo e con piacere pubblichiamo:

Ecco la risposta dell’ILVA alla mobilitazione cittadina del 28.11.2009 sintetizzata in 3 fotogrammi scattati questa mattina, Domenica 29.11.2009, da alcune zone del Rione Tamburi. Diossina, IPA e PCB filtrati dall’urea? Chi ce lo può confermare? Io sono scettico. In un mio messaggio precedente sulla violazione dei diritti umani inviata a quanti sono in prima linea per creare una nuova coscienza sociale a Taranto, vergognosamente ostacolati da padroni e politicanti faccendieri, ignoranti e spregiudicati, ho parlato di “delitto colposo con colpa cosciente. L’ILVA deve chiudere e subito, quanto meno la zona a caldo. E poichè “Il Sindaco è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale ed è legittimato, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 50 D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267, ad emanare ordinanze contingibili ed urgenti in presenza o meglio per far fronte ad un pericolo imminente ed attuale” Non solo, ma “in alcuni casi, il comma 8 dell’articolo 54 del d.lgs 267/2000 individua anche il Prefetto come organo statale competente ad emanare ordinanze contingibili ed urgenti. Ciò può avvenire quando il Sindaco omette di adottare tali ordinanze e così la legge accorda all’autorità Prefettizia il potere sostitutivo attraverso la nomina di un commissario che agisce, in forma diretta ed a spese dell’ente, per l’adempimento delle funzioni stesse.  Il capo dell’amministrazione comunale è legittimato ad emanare ordinanze contingibili ed urgenti in materia di inquinamento ambientale. Infatti, egli, anche in presenza di norme specifiche in materia di inquinamento, conserva i poteri di cui all’articolo 13, comma 2°, della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Questo sta a significare che il Sindaco, legittimamente, può ordinare, dove esistano specifici pericoli per la salute pubblica che impongono interventi immediati, la cessazione di attività lavorative nocive e dannose per la salute pubblica; il tutto, finché non siano stati adottati gli strumenti ed i meccanismi idonei ad eliminare la predetta situazione e ripristinare, così, lo status quo ante.”

Ciò premesso, i tarantini non dovrebbero neppure aspettare il referendum, per salvare ciò che è possibile salvare della propria vita ormai compromessa, ma basterebbe l’azione congiunta del Sindaco, del Prefetto, della Provincia (sic!) e soprattutto della Magistratura, supportati, se necessario, da appropriati contingenti di forze dell’ordine. A Genova e a Bagnoli non fu necessario ricorrere a mezzi persuasivi particolari per l’applicazione delle leggi e dei provvedimenti successivi alla chiusura di quegli strumenti di massacro. Tanto più che l’area a caldo di Cornigliano fu regalata ai tarantini e all’intera Puglia, affinchè il Dominatore continuasse comodamente a lucrare e arricchirsi sulla pelle degli inermi cittadini di Taranto, strumentalizzando il lavoro con l’appoggio di politicanti e faccendieri eletti dal popolo stesso puntualmente tradito.
E’ bene rinforzare l’azione comune di comitati e associazioni ambientaliste possibilmente con un incontro da coordinare al più presto, affinchè la marcia del 28.11.2009 non resti lettera morta.
 
Prof. Luigi GIANCIPOLI

I TARANTINI SONO INFORMATI…..

Saremo uno tsunami per politici e industria pesante: Fabio Matacchiera sul palco di Altamarea

Invasione di referendari ieri alla manifestazione di Altamarea. Contro ogni previsione eravamo in tanti, sparsi lungo tutto il corteo. Hanno cercato di tapparci la bocca ma non ci sono riusciti e Fabio Matacchiera è riuscito persino a salire sul palco.
Saremo lo tsunami per l’industria pesante e i politici: Scè vinnitè l’ lupine!



I GIOVANI DALLA NOSTRA PARTE PER RIPRENDERSI IL PROPRIO FUTURO!


IL COMITATO DEI LAVORATORI IN LOTTA VICINO AI REFERENDARI: COME VEDETE NESSUN PROBLEMA!

I POLITICI CHE SI FANNO BELLI NON POTEVANO MANCARE…NON AVEVAMO DUBBI ED E’ ANCHE PER QUESTO CHE NON ABBIAMO ADERITO ALLA MARCIA….
Florido, Presidente della Provincia(ha ritirato la costituzione di parte civile nel processo contro Riva…)
Pelillo(insieme a Vendola vuole che la salute diventi, testuali parole del governatore, “Un ciclo produttivo” creando il San Raffaele per sostituire un ospedale pubblico in uno privato)
Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno

Lasciate che Taranto si esprima: SI AL REFERENDUM

NB: Presto altre foto a riprova dell’invasione pacifica dei referendari

(30-11-2009 Ore 23:11)COME PROMESSO ECCO ALTRE FOTO:

Gli allevatori…Hanno ragione: punite le vittime e non i carnefici!

I referendari!


Molto chiaro…

Ordinanza come a Genova? Il sindaco aspetta il documento degli ambientalisti….

Il benzoapirene è una sostanza cancerogena. A differenza delle diossine non ci danneggia solo attraverso la catena alimentare ma anche respirandola. E’ una sostanza che lascia “un’impronta” attraveso la quale è possibile tracciarne la provenienza. Il sindaco dovrebbe chiedere all’Arpa di eseguire l’analisi di questa impronta. Una volta accertata la provenienza da Ilva del benzoapirene e verificato il superamento del valore di legge, il sindaco è obbligato a emanare un’ordinanza di fermo dell’impianto da cui fuoriesce il cancerogeno. Questo è ciò che è avvenuto a Genova dove di fatto l’area a caldo è di fatto stata chiusa. Chiudere l’area più inquinante sarebbe già un notevole passo avanti per Taranto!
Questo video è stato girato a Palazzo di Città. Il sindaco dichiara di non poter agire sulla base di un pettegolezzo. Ma quale pettegolezzo? E’ un’esperienza reale di un’altra città italiana. Una notizia ricavabile in maniera semplice! Chiede agli ambientalisti di produrre un documento e inviarglielo e solo dopo lui si muoverà. Ma scherziamo? Invece di far studiare la cosa dai tecnici del comune chiede agli ambientalisti?!? Siamo proprio messi male….
Il giorno prima il nostro sindaco aveva anche ringraziato Riva per il prestigio donato a questa città…Dimenticando i malati e i morti tarantini e tutti quelli che a causa dell’Ilva non hanno più nulla…Senza parole…..